9 dicembre forconi

lunedì 30 settembre 2019

IL 45ENNE BOSNIACO DI ETNIA ROM CHE, A PISA, AVEVA COSTRETTO LE FIGLIE A SPOSARE DUE CUGINI, VENDENDOLE PER 12 MILA EURO, HA CHIAMATO LA POLIZIA QUANDO LE RAGAZZE SONO FUGGITE SOSTENENDO CHE DUE RUMENI LE AVESSERO RAPITE


PER CONVINCERE LE DUE RAGAZZE A RIENTRARE E SPOSARE I CUGINI HA ANCHE MINACCIATO DI VENDICARSI SUI FRATELLINI PIÙ PICCOLI RIMASTI NEL CAMPO ROM…

Grazia Longo per “la Stampa”
Matrimonio combinato a suon di botte, umiliazioni e vendita al miglior offerente.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE - IL FURGONE IN CUI ERA TENUTA PRIGIONIERAPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE - IL FURGONE IN CUI ERA TENUTA PRIGIONIERA
A Pisa, un bosniaco di etnia rom di 45 anni non solo ha costretto le due figlie maggiori a sposare due cugini a cui le aveva proposte a 12 mila euro l' una, ma poiché le ragazze sono fuggite per evitare le nozze, ha sequestrato in roulotte la figlia minore di appena 8 anni e ha denunciato alla polizia il rapimento di tutte e tre.
Un passo falso che ha fatto scattare le indagini culminate con l' arresto del padre-padrone per «induzione e costrizione al matrimonio», per effetto del nuovo Codice rosso.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
E' il primo caso eclatante in Italia e ha scritto la parola fine a una storia dal sapore medievale. Due sorelle di 19 e 21 anni, sono state picchiate e vessate dal padre per anni - ad una sono stati anche rasati i lunghi capelli neri perché aveva osato ribellarsi - e lo scorso agosto, quanto il padre ha imposto il matrimonio con due cugini sono fuggite nel Nord Italia. Il padre allora, non riuscendo a rintracciarle, ha segregato la piccola di casa nella roulotte e si è presentato dalla polizia sostenendo che tutte e tre erano state rapite da due rumeni.
Ma i poliziotti della squadra mobile di Pisa non gli hanno creduto, i cellulari dell' uomo e delle figlie sono stati intercettati ed è emersa la verità. Dalla perquisizione nella roulotte è stato inoltre scoperto il nascondiglio della bambina. L' orecchio investigativo ha inoltre fatto emergere uno spaccato di violenza psicologica inaudito: il padre per convincere le due ventenni a rientrare a Pisa e sposare i cugini ha anche minacciato di vendicarsi sui fratellini più piccoli rimasti nel campo rom. Tanto che la ventunenne, più fragile rispetto alla sorella, ha ceduto al ricatto ed è tornata per sposare il cugino.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
Le immagini della vendita della sposa e delle nozze combinate sono state postate su Facebook e monitorate dalla polizia: al centro del tavolo nuziale una bottiglia di whisky con attorno al collo un massiccio bracciale d' oro in segno di opulenza, poi lo scambio dei 12 mila euro. Il banchetto era stato organizzato nel parcheggio del campo rom dove stazionano le roulotte delle due famiglie. L' altra figlia diciannovenne, invece, si trova nel Nord Italia e convive con il fidanzato e ha definitivamente cambiato vita interrompendo qualunque rapporto con la famiglia e l' ambiente di origine.
Ma questo di Pisa non è un caso isolato di applicazione del Codice rosso. A Loiano, sull' Appennino bolognese, un giardiniere moldavo di 44 anni è stato arrestato dai carabinieri per aver preso a calci, ubriaco, la porta e la portafinestra del balcone dell' ex fidanzata, costringendo la donna a barricarsi all' interno, terrorizzata.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
L' uomo non si rassegnava alla fine della relazione.
A Lecce un cinquantasettenne è stato arrestato dai militari dell' Arma perché è arrivato sotto casa dell' ex moglie nonostante il divieto di avvicinamento a meno di 200 metri dai luoghi frequentati dalla donna, essendo ritenuto responsabile dei reati di atti persecutori e lesioni personali nei suoi confronti. Il Codice rosso, infatti, tutela le vittime di violenza domestica, madri, mogli, figlie che quotidianamente sono minacciate, perseguitate, stalkerizzate, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche da ex compagni, padri o da conoscenti.
A PISA UN BOSNIACO DI ETNIA ROM VENDE LE FIGLIE PER DARLE IN SPOSE AI CUGINI 
L’UOMO LE PICCHIAVA E LE SOTTOPONEVA A PRATICHE UMILIANTI, COME QUELLA DEL TAGLIO DEI CAPELLI 
INOLTRE LE COSTRINGEVA A LUNGHI PERIODI DI PRIGIONIA NELLE ROULOTTE, DOVE VENIVANO TENUTE A PANE E ACQUA 
L’OBIETTIVO ERA TENERLE LONTANE DAI FIDANZATI, DIVERSI DA QUELLI CHE LUI AVEVA SCELTO PER LORO…
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
Vende le figlie per il matrimonio con i cugini e le picchia e segrega per farle lasciare i fidanzatini: primo arresto per codice rosso. L'uomo, un bosniaco di etnia rom, è stato arrestato dalla polizia di Pisa in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché avrebbe picchiato, maltrattato e segregato le due figlie fidanzate con uomini diversi dai cugini da lui prescelti e a cui le aveva già vendute in cambio di denaro. Per il reato di induzione al matrimonio, introdotto dal cosiddetto codice rosso, si tratta - è stato spiegato dagli inquirenti - della prima ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita in Italia.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE

L'uomo, da quanto spiegato, è accusato di reiterate violenze, lesioni, segregazioni nei confronti delle due figlie, una delle quali da poco maggiorenne. Le violenze, che risalirebbero sin dalla minore età per una delle due, non si sarebbero limitate a calci, pugni e pratiche umilianti, come quella del taglio dei capelli, ma spesso consistevano in veri propri periodi di segregazione nelle roulotte, dove le ragazze venivano cibate a pane e acqua. Fonte:  qui

domenica 29 settembre 2019

ECCO PERCHE’ LA “TRUFFA DI GRETA” E’ UN CRIMINE CONTRO L’UMANITA’

SOLE al MINIMO! Ormai ci Siamo, dal 2020 CONSEGUENZE Anche in Italia. Ecco Cosa Dicono gli ESPERTI


di Marco Castelli Meteorologo

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso dello sconvolgimento climatico in atto a causa dell’aumento di CO2 in atmosfera derivante dalle attività antropiche con la conseguenza di avere temperature sempre più elevate e fenomeni meteorologici ESTREMI. A destare preoccupazione secondo un team di ricercatori russi è il comportamento della nostra stella: il SOLE infatti sarà sempre più SPENTO, dal 2020 è in arrivo un NUOVO ALLARMANTE MINIMO. Scopriamo di cosa si tratta e le possibili CONCLUSIONI a cui sono giunti gli ESPERTI.In un articolo recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista NATURE, la ricercatrice russa Valentina Zharkova, ha ribadito le sue tesi sul possibile arrivo di un Grande Minimo Solare nei prossimi decenni. Il fulcro della sua ricerca si basa sul meccanismo di formazione delle macchie solari e la loro ciclicità basata sull’andamento della “dinamo solare”, il campo magnetico presente sulla nostra stella. L’energia in ingresso sul nostro Pianeta in arrivo dal Sole non è sempre la stessa, ma anzi varia notevolmente anche nel corso di pochi decenni, andando ad influenzare il clima terrestre.

Ebbene se queste teorie dovessero verificarsi tra il 2020 ed il 2030 potrebbe iniziare un nuovo Minimo di Maunder, quel minimo di attività solare già intervenuto tra il 1645 ed il 1715, durante il quale apparvero solamente 50 macchie solari nel corso di 70 anni, ed il clima si fece rigidissimo in Europa, con gelo del Tamigi a Londra ogni 5 anni in media e l’espansione dei ghiacciai su tutto l’arco alpino (massimo raggiunto negli ultimi 12000 anni).
1684: il Tamigi ghiaccia al punto che ci passavano le carrozze. Il minimun di Maunders.
Questo potrebbe essere un enorme motivo di preoccupazione. Infatti stiamo già assistendo a un aumento di figure meteorologiche instabili, a grandi inondazioni prolungate e oscillazioni improvvise della temperatura (sia verso l’alto che verso il basso), suggerendo tutto ciò che arriverà il momento che dovremo per forza adattarci. Questa teoria contrasta con quanto previsto dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica che si occupa dei cambiamenti del clima. Quello che succederà nel futuro prossimo lo scopriremo già nei prossimi anni. Sicuramente occorrerà trovare delle soluzioni ad un clima che cambia ed al fatto che la popolazione umana aumenterà sempre di più.

Un delitto pro-ciclico

(MB)  –  Questo articolo per mostrare che la promozione-imposizione internazionale di “Greta” l’autistica, è opera di poteri criminali totalitari. Sono poteri che hanno bisogno di creare un “mercato” per cervellotici diritti dì inquinamento, titoli fasulli emessi dalle nazioni meno inquinanti e di cui “creano il bisogno” (con leggi “ecologiche”)  alle più inquinanti, da negoziare nelle Borse.  Una  gigantesca frode a scopo di estrarre gli  ultimi lucri dalla umanità assoggettata alle loro “narrative” totalitarie.  
Ma per raggiungere questo scopo creano il terrorismo sul Co2 (anidride carbonica) sostenendo che, prodotta in eccesso dalle attività  umane, sarebbe la  causa dell’effetto serra e quindi del riscaldamento globale.
Ora, il  fatto che il pianeta stia per subire un minimun solare e quindi vada raffreddandosi, imporre totalitariamente una riduzione delle “emissioni di C02”, se avesse successo, aggraverebbe la rigidità climatica che si sta avvicinando.
Sarebbe insomma “pro-ciclica” invece che “anticiclica”  – esattamente come le austerità imposte dalla Germania agli Stati  del Sud Europa, e questa è più che una metafora. La campagna di Greta l’autistica ricevuta all’ONU e da El Papa è un atto criminale contro il genere umano,  esattamente come il capitalismo globale con le sue borse aperte 24 ore su 24 senza alcuna necessità che i lucri degli speculatori (basterebbe che aprissero un giorno a settimana…) ottenuti ingoiando “titoli” a  cui i “mercati” danno un valore di bolla. La quantità dei titoli deve essere continuamente aumentata.  È questo l’ultimo atto della “finanza creativa” ossia truffaldina. Fonte: qui

Il minimun dipinto fedelmente da Bruegel il Vecchio (1556:  osservate il cielo com’era)
Trent’anni dopo:
Bruegel il Giovane (osservate il cielo!)
Facce da Minimum

sabato 28 settembre 2019

USCIRE DALL’EURO PER SALVARE L’EUROPA. Cominciano a dirlo gli europeisti.

“E’ gran tempo che Macron dica ai francesi, ai tedeschi, e a  tutti gli  europei che il futuro del progetto europeo esige l’uscita dall’euro”.
Questo il punto centrale di un articolo dal titolo: “Zona euro: Macron ha bisogno del coraggio di De Gaulle”.
L’autore è Stefan  Kawalec, un economista  e  politico polacco che è stato vice-ministro delle Finanze a   Varsavia dal ’91  al ’94: il co-autore del “Piano Balcerowic”, la “terapia-d’urto” che ha fatto passare la Polonia dal sistema socialista a quello privatista  di  mercato  con tutte le conseguenze sociali immaginabili. E’ dunque un “super-europeista”, ideologicamente ferreo. Eppure adesso  sta implorando Macron, in quanto capo del secondo Stato più forte  e influente nella UE, di convincere la Germania di uscire per prima dall’euro, nel quadro di un ritorno ordinato alle monete nazionali.  Dopo aver rapidamente dimostrato che l’euro ormai rallenta  tutte le economie e penalizza senza speranza di ripresa le regioni più sfavorite(Germania Est e Italia del Sud),  Kawalec continua:
“Ci sono molti giustificati timori giustificati legati ad un’esplosione dell’euro, ma esiste una strategia”.  Elaborata da diversi economisti della UE, che  “hanno firmato  un Manifesto  per la Solidarietà Europea”,  che appunto  consiglia  “come prima  tappa l’uscita dei paesi più competitivi, anzitutto la Germania”; il che “scongiurerebbe il panico bancario nei paesi meno competitivi, se fossero  loro i primi a uscire.  La strategia di uscita ordinata e  non traumatica è  descritta, dice, nel saggio “The Economic Consequences of the Euro and the Safest Escape Plan”, scritto da lui stesso, S. Kawalec, E. Pytlarczyk, K. Kamiński.

In fondo quello che Kawalec scrive è meno stupefacente del “dove”  ha potuto dirlo: su L’Opinion,   periodico macroniano per eccellenza.  E non è  il solo segnale che di un ripensamento negli ambienti  europeisti per ideologia o perché  ne sono favoriti.
“L’euro sta distruggendo  l’Europa, la nostra prosperità …  e le nostre banche”  –  E stavolta l’acuto è lanciato da due economisti tedeschi  che sono anche operatori sui mercati finanziari, Marc Friedrich e Mathias Weik.  “E’ giunto il momento di chiudere l’euro”, proclama il titolo del loro articolo su Focus.
Se la prendono ovviamente con le ultime decisioni di Draghi, i tassi d’interesse negativi e  l’ultimo quantitative easing inutile.  “La BCE manterrà bassi i tassi di interesse per molti anni”, scrivono: ” È il tentativo disperato di mantenere in vita l’euro  con denaro a basso prezzo. È ovvio che la valuta comune non funziona. È tempo di pensare alla fine prima che tutto peggiori”.
“Le conseguenze della politica della BCE sono serie”, strillano i due: “ Chi risparmia viene punito. Chiunque farà debiti sarà premiato. Se le persone in Germania iniziano effettivamente a consumare non solo i loro risparmi, ma anche per fare debiti e quindi non coprire più per la vecchiaia, allora ci verrà un’ondata di povertà, che supera ogni immaginazione. Chiunque accetti questo per mantenere in vita l’euro condannato non è solo inimmaginabilmente irresponsabile, ma anche altamente antisociale”.
Dopo questa prospettiva catastrofica per i risparmiatori tedeschi, i due  ammettono:
“L’euro separa l’Europa, piuttosto che unificarla. L’euro è troppo debole per la Germania e troppo forte per i paesi dell’Europa meridionale. Affinché i paesi dell’Europa meridionale possano riguadagnare  competitività, dovrebbero svalutare le proprie monete; impossibile nell’interesse dell’Eurozona. Di conseguenza, i paesi dell’Europa meridionale non saranno mai in grado di compiere progressi economici sotto l’euro,  qualunque massa di denaro  venga trasferita dal Nord al Sud Europa”.
Non è vero quello che dice la propaganda europeista, che l’euro  è una valuta stabile. “ Dalla sua introduzione, ha già perso il 30 percento del suo potere d’acquisto  a causa dei bassi tassi”.
“Le nostre previsioni:
Non appena la recessione nella zona euro avrà pieno effetto, i tassi di interesse continueranno a essere notevolmente ridotti
  • I programmi di acquisto sono aumentati drasticamente
  • le passività Target2 della Germania strapperanno il segno di un trilione di Euro
  • Sempre più banche in Europascompariranno dalla scena e le grandi banche europee perderanno completamente il collegamento con la cima del mondo
  • Le bolle del mercato finanziario continuano gonfiare: azioni, obbligazioni, ETF e proprietà immobiliari…
Conclusione (rullo di tamburi):

“Il Dexit è  meno costoso a lungo termine”

Comunque,  “L’euro non sopravviverà a una seconda recessione e la BCE non sarà in grado di assorbirla. Quando finalmente nei politici prevarrà la consapevolezza che un  Dexit dall’Eurozona sarà sicuramente la soluzione a lungo termine meno costosa? Ora è il momento di gestire l’euro in modo controllato, perché se l’euro collassa senza controllo, i costi, sia sociali che monetari, saranno molte volte più alti”.
Sembra quasi che i due  si siano consultai col polacco. Fatto sta che da vari segni, si ha l’impressione che gli economisti tedeschi preparino i media e l’opinione  pubblica alla fine dell’euro.
“E  basta: chi vuole uscire  dalla UE deve poterlo fare”,  sbotta Hans Werner Sinn, l’ex presidente dell’IFO, spezzando la sua   influente lancia a favore della Brexit – e contro Bruxelles, che sta rendendo  l’uscita del  Regno Unito  un processo punitivo,  per dare una lezione ad altri tentati di uscire.
Thomas  Mayer,  fondatore del Flossbach von Storch Research Institute, spiega con perfetta onestà intellettuale  perché ll’Italia, non potendo né svalutare né fare debito, è condannata nell’euro all’estinzione  – o alla rivolta populista,
Un altro economista importante,  Achim Trueger, membro del Consiglio tedesco di esperti economici,  e sul Welt (mainstream), spara a zero sulla politica di “zero nero”  – il bilancio in pareggio –  del governo Merkel:   ” Il freno al debito  è una politica sbagliata e falsa, che poteva andare solo col bel tempo. Adesso arriva la recessione.  L’unione monetaria non è ben preparata per la prossima crisi, ed è proprio in questa situazione che abbiamo un paese con l’Italia in cui la situazione politica non è stabile.  Solo la politica di bilancio  – attraverso ulteriori spese statali o tagli alle tasse  – può sostenere l’economia. Se questo fallisce a causa del disaccordo politico, una crisi potrebbe  intensificarsi  –   e quindi la zona euro e quindi la stessa valuta comune sono in pericolo”.

“Il capitalismo rentier sta distruggendo la democrazia”  (e lo  scrive il Financial Times)

C’è di più. Anche in Usa e Regno Unito, ripensamenti  critici  del capitalismo terminale imperante stanno avendo luogo nei templi stessi dell’ideologia del mercato globale:  la scuola di Chicago, il Financial Times…

Martin Wolf: why rigged capitalism is damaging liberal democracy

“Questo capitalismo truccato sta distruggendo la democrazia  liberale”, ha scritto proprio   sul Financial Times nientemeno che Martin Wolf,, il suo massimo guru del liberismo Globale.   Che cosa è il capitalismo col trucco? “E’ il capitalismo rentier”.  Quello dei Benetton in Italia, padroni delle autostrade  ex pubbliche. Quello delle mega-imprese che sono diventate monopoli privati, e perciò hanno eliminato ogni concorrenza, e “fanno il prezzo” dei servizi  che offrono, estraendo una “rendita” indebita, sempre più grande.
Negli ultimi quarant’anni, esordisce Wolf, proprio negli Stati Uniti  (avanguardia del liberismo) abbiamo visto verificarsi l’empia trinità:  grandi shock finanziari, aumento delle disuguaglianze e rallentamento della produttività”.
La gente  – gli elettori si alienano da questo capitalismo,  perché dà sempre   meno  alla gente comune.  “Fra il 1948  e il  1973, il reddito familiare reale mediano negli Stati Uniti è aumentato del 3% ogni anno.  A quel ritmo, c’era una probabilità del 96% che un  figlio avesse  un reddito più alto rispetto ai suoi genitori. Dal 1973, la famiglia mediana ha visto crescere il proprio reddito reale solo dello 0,4 per cento all’anno. . . Di conseguenza, il 28% dei bambini ha un reddito inferiore rispetto ai loro genitori “.
Quanto al  calo della produttività, i media  “europeisti” ci fanno  credere che è  un problema dell’Italia e degli italiani. Martin Wolf mostra invece che tutti i  paesi sviluppati, dalla Germania al Giappone, dal Regno Unito agli Usa, la  produttività  è calata: e in modo imponente dal  2010.  Le delocalizzazioni, e lì immigrazione che diminuisce i salari reali (a fa scadere la qualità del lavoro) c’entrano, ma fino a un certo punto.  E’  quasi stupefacente leggere  sul Financial Times   chi viene additato come   colpevole.  “La finanza ha un ruolo chiave. Il livello di sviluppo finanziario è buono solo fino a un certo punto, dopo di che diventa un freno alla crescita e che un settore finanziario in rapida crescita è dannoso per crescita aggregata della produttività ”.
Produttività cala in tutti i paesi sviluppati. Effetto imprevisto della finanza selvaggia.
Si legge questa inaudita espressione:
“La  finanza tende  a metastatizzare come un cancro….la capacità del settore finanziario di  creare credito e denaro finisce  per finanziare le proprie attività, redditi e (spesso illusori) profitti”. La dittatura della finanza sull’economia reale produce  “una diversione di risorse umane di talento in  direzioni improduttive e inutili”.
Questo capitalismo globale,  finanziario, è truccato anche in un altro senso: elude ed evade le  tasse  nei paesi sviluppati,  ponendo la loro sede fittizia nei paradisi fiscali.  “Le società statunitensi dichiarano  un profitto sette volte maggiore nei piccoli paradisi fiscali (Bermuda, Caraibi britannici, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Singapore e Svizzera) rispetto a sei grandi economie (Cina, Francia, Germania , India, Italia e Giappone). Questo è ridicolo”.

Sei multinazionali  statunitensi dichiarano profitti sette volte maggiore nei piccoli paradisi fiscali (Bermuda, Caraibi britannici, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Singapore e Svizzera) rispetto a sei grandi economie (Cina, Francia, Germania , India, Italia e Giappone)
Dopo aver predicato per cinquant’anni la “deregulation” e il capitalismo senza confini, ora il Tempio comincia ad ammettere che il capitalismo va regolato,  che  – forse – occorre ritornare alla legislazione anti-trust che  negli anni ’30 obbligò le mega-corporations diventate monopoli privati, a spezzarsi in imprese  più  piccole.

E la Chicago School cambia dottrina

“Abbiamo bisogno di un’economia capitalista dinamica che dia a tutti la convinzione giustificata di poter condividere i benefici. Ciò che sembriamo sempre più avere invece è un capitalismo instabile, un indebolimento della concorrenza, una debole crescita della produttività, un’elevata disuguaglianza e, non a caso, una democrazia sempre più degradata”, conclude Wolf.
Ma ancor  più stupefacente  è  quel che è avvenuto alla Università di Chicago: il supremo tempio  del dogma liberista assoluto, monetario e globale,  e  quindi “la  culla intellettuale del consenso anti-trust degli ultimi 4 decenni” –  come ha scritto il New York Times: la scuola  che  ha sempre difeso la libertà del capitale e la sua  “efficienza” , anche gettando l’anatema (della sua facoltà di legge) contro ogni pulsione a  criticare i monopoli privati, tipo  Google, Amazon, Facebook .
Ebbene: quale sensazione, durante la convocazione degli studenti nel giugno scorso, sentire  “uno  dei principali economisti della scuola”, incaricato  del  saluto,  lanciare “un grido di battaglia contro i monopoli tecnologici”,  i giganti digitali, che sono più potenti degli Stati, dei legislatori, e che dispongono di troppi dati su ciascuno di noi e se  li vendono…”Bisogna regolamentare”, bisogna  varare nuove leggi antitrust, ha detto sostanzialmente il professore.

“Ciò che ha reso sorprendente il discorso entusiasmante non è stato quello che ha detto, ma dove lo ha detto”, ha commentato elettrizzato il giornalista del  New  York Times: una violazione del dogma nel Vaticano del liberismo.
Luigi Zingales. Ha scandalizzato la Chicago School .
Ad aumentare il nostro stupore come italiani è apprendere che quell’economista “dei più importanti” che ha violato il dogma, altri non è che Luigi Zingales, padovano, 52 anni.   Colui che si mise con Oscar Giannino nel partito “Fare per fermare il Declino”  per sostenere Mario Monti   – attraverso il più assoluto liberismo imposto sulle nostre povere teste – e che poi sparò su Oscar Giannino  rivelando che  la  pretesa del giornalista di essere un laureato della Chicago Business School era una delle sue menzogne. Oggi, sarà bene che Giannino venga avvertito:  la Scuola di Chicago sta propiziando il “cambio di paradigma”  sul  capitalismo e la sua re-regolamentazione. Fra poco questo pensiero verrà di moda anche  da noi .  Il liberismo alla Giannino non si porta più.
Ed il nostro governo rischia di essere l’ultimo a difendere l’euro….
Fonte: qui

L’ARABIA SAUDITA E LA LOTTA AL TERRORISMO ISLAMICO!

Nel 2019 –  che non è ancora finito  – il regno saudita alleato dell’Occidente e di Sion, ha giustiziato già 134  persone.  Non solo con la tradizionale decapitazione alla scimitarra; ha anche usato la crocifissione. Ovviamente la tortura ha preceduto  le esecuzioni.  Sei degli uccisi erano minori al momento dell’arresto.
Lo dice un rapporto di “The Death Penalty Project” al  Consiglio del diritti Umani dell’ONU a Ginevra, il quale aggiunge che attualmente altre 24 persone sono in pericolo imminente di esecuzione capitale.
Particolari interessanti:  58 degli ammazzati erano stranieri:  21  pakistani, 15 yemeniti, 5 siriani e 4 egiziani;  due giordani, due nigeriani, un   somalo e due di nazioni non identificate.
I  famosi diritti delle minoranze da noi gelosamente pretesi  per i clandestini delle suddette etnie.
Nel solo  giorno del 22 aprile scorso,  sono state  giustiziate pubblicamente  37 persone,  nella capitale Ryadh, alla Mecca e nella provincia di Qassim dove abita la minoranza sciita.  Infatti 34 erano sciiti, colpevoli di professare la loro fede –  un delitto capitale nel regno wahabita.   Undici di questi erano accusati di spionaggio per l’Iran  in un processo farsa, secondo Amnesty International; altri 14 per aver partecipato a manifestazioni anti-governative, a volte violente, nelle aree popolate da sciiti fra il 2011 e il 2012.
In compenso pare fosse sunnita  il colpevole a cui, dopo  la decapitazione davanti ad una folla esultante, la testa è stata appiccata  in cima  ad un palo pour encourager le autres, come  si diceva in Francia.  Non è chiaro se è  lo stesso delinquente  il cui corpo, dopo la decapitazione è stato crocifisso  –  pena aggiuntiva di spregio, che si applica a quanto pare per reati particolarmente gravi secondo il wahabismo petroliero, ma probabilmente si tratta di due casi distinti.
Di  quello dalla testa posta sul palo si conosce il nome, Khaled bin Abdel Karim al-Tuwaijri colpevole  di  “adottare l’ideologia estremista terrorista, formare cellule terroristiche” e danneggiare la “pace e sicurezza della società”
Uno di quelli decapitati fu Abdulkareem al-Hawaj, che fu arrestato mentre partecipava a una protesta antigovernativa quando aveva solo 16 anni.   Aveva 17 anni  Mujtaba al-Sweikat, ed era iscritto alla Western Michigan University  negli Stati Uniti,  dove stava per volare,  quando è stato arrestato: la sua colpa, aver diffuso informazioni su una protesta anti-governativa.  E’ stato torturato con la classica battitura sulla pianta dei piedi, dopo di che ha confessato i suoi crimini  ed è stato consegnato al boia.
Non è nemmeno  il caso di ricordare che  l’esecuzione di minorenni è  condannata dal diritto internazionale. L’Arabia Saudita  – del resto, non ha un codice penale scritto (c’è il Corano, che bisogno ne ha?) combatte al nostro fianco, con le  bombe e gli aerei e i missili  Usa e francesi ed inglesi, e il valido appoggio dell’ISIS,  contro  il vero  ed unico stato-terrorista  islamico, colpito da sempre  più gravi sanzioni dall’Occidente civilissimo: l’Iran
Dei due giovanissimi decapitati, del resto,  si sanno i nomi perché, certamente, appartenevano a famiglie di rilievo, con agganci all’estero.  Degli stranieri,  per lo più  poveri  servitori emigrati in Arabia  per lavoro,  giustiziati in gran numero, è raro sapere  qualcosa: si sa solo che nel 2018, erano stranieri il 77% dei decapitati  in giustizia. Nell’ottobre,  si è saputo il nome di una cameriera indonesiana , Tuti Tursilawati,   solo perché  la  sua famiglia s’è rivolta alle autorità dell’Indonesia; le  quali, per via consolare, hanno scoperto che la donna era già stata ammazzata senza avvertire  l’ambasciata.  Del resto, la colpa non era dubbia:  nel 2011 aveva ucciso il suo datore di lavoro saudita, ma aveva affermato di aver agito per autodifesa dopo aver tentato di violentarla.
Non mancano le note pene alternative. Nel 2015 una  cameriera dello Sri Lanka, di 45 anni, colpevole di adulterio (in patria era sposata) con un altro immigrato cingalese, è stata uccisa per lapidazione.  Il suo partner ha subito per la stesa offesa  100 frustate.
Millle frustate invece (mille) sono state inferte a un blogger colpevole di un blog critico della monarchia, di nome Raif Badhawi, insieme alla pena di 10 anni di carcere. Lo sappiamo solo perché la moglie , fuggita in Canada nel 2013 con i figli della coppia, ha pubblicato il video, realizzato nel 2015, su Twitter.


Il blogger Badawi riceve le prime delle mille frustate.

Sul web circolano le foto di 5 corpi di decapitati che poi sono stati poi appesi ad  un palo orizzontale, sollevato da due gru;  le teste tagliate di ciascuno sono contenute in sacchetti  di plastica.  Sembra si trattasse di yemeniti. L’esposizione ha avuto luogo di fronte all’Università di Jizan,” dove gli studenti che stavano sostenendo gli esami si svolgono in una piazza pubblica per fungere da deterrente”.


I corpi di cinque yemeniti decapitati sono lasciati appesi  vicino all’Università, ché gli studenti li vedessero.

Strano  che i nostri militanti per i diritti umani,  che vediamo ripetutamente  scendere in piazza contro le orrende discriminazioni che subiscono da noi i  compagni sodomiti, non dedichino mai un piccolissima  protesta ai diritti umani  violati in Arabia Saudita.  Mai una delle giornaliste che tante lacrime hanno sparso sui presunti ospedali  pediatrici di Aleppo,  gasati da  Assad  secondo le  veridiche testimonianze  degli Elmetti Bianchi,hanno mai alzato un gemito sui cinque appesi nelle foto.  Mai i media che seguono a Mosca ogni manifestazione di Navalny per riprendere in video come in Russia si  infrangono le libertà fondamentali politiche… mai mai niente sul regno wahabita.
Sarà perché in questi giorni, esponenti di Daesh sconfitti in Siria vengono  portati in volo da forze speciali USA verso le  regioni settentrionali delll’Afghanistan,  “per destabilizzare  le zone ai confini con la Federazione degli Stati Indipendenti”, come ha affermato  Sergei  Beseda, capo del dipartimento delle relazioni internazionali  della Comunità degli Stati Indipendenti, legati alla Russia? I talebani confermano  gli  arrivi.   Il wahabismo dimostra ancora una volta di essere necessario all’espansione della democrazia e dunque della civiltà. Come del maiale, non si butta via niente.


Si parte! Eliportati da USA, elementi di Daesh sono trasferiti in Afghanistan. Anche i talebani confermano.

Una decapitazione. ATTENZIONE immagini forti. Adatte ad un pubblico adulto. 
Fonte: qui