9 dicembre forconi

lunedì 17 dicembre 2018

5MILA PERSONE IN PIAZZA A BRUXELLES CONTRO IL “GLOBAL COMPACT” CREANO IL PANDEMONIO


I MANIFESTANTI A VOLTO COPERTO, APPARTENENTI A GRUPPI E ASSOCIAZIONI DI ESTREMA DESTRA, HANNO TENTATO DI ENTRARE NEL PALAZZO DELLA COMMISSIONE EUROPEA E HANNO LANCIATO OGGETTI CONTRO LE FORZE DELL'ORDINE 

LE PROTESTE ERANO STATE VIETATE DALLE AUTORITÀ CITTADINE, MA…. 


Giorgia Baroncini per www.ilgiornale.it

bruxelles i cortei dell'estrema destra contro il global compact 6BRUXELLES I CORTEI DELL'ESTREMA DESTRA CONTRO IL GLOBAL COMPACT
Sono ore di tensione a Bruxelles, dove due manifestazioni stanno paralizzando il centro della città. Circa 5mila persone si sono date appuntamento per protestare contro il Global compact, approvato a Marrakech lo scorso 10 dicembre. In parallelo, un altro migliaio di manifestanti è in marcia contro il razzismo.

Secondo quanto riferito dai media locali, i partecipanti alla prima manifestazione hanno lanciato oggetti contro le forze dell'ordine, che hanno risposto cercando di disperderli con cannoni ad acqua. Tra gli slogan scanditi, "Prima il nostro popolo", "Basta, chiudiamo le frontiere" e diverse richieste di dimissioni al premier Charles Michel. In Belgio, il Global compact aveva già aperto una crisi di governo.
bruxelles i cortei dell'estrema destra contro il global compact 10BRUXELLES I CORTEI DELL'ESTREMA DESTRA CONTRO IL GLOBAL COMPACT 




A organizzare il loro corteo "contro Marrakesh", gruppi di estrema destra e associazioni di destra. I manifestanti, alcuni dei quali a volto coperto, hanno inoltre tentato di entrare nel palazzo che ospita la Commissione dell'Unione europea a Bruxelles. Il sindaco Philippe Close ha dato notizia di 70 persone arrestate.
Le proteste erano state vietate dalle autorità cittadine per il timore di scontri, ma il Consiglio di Stato aveva annullato la decisione ritenendo le motivazioni "non sufficienti" a limitare la libertà di manifestare. Oltre al corteo contro il Global compact, si sta svolgendo una pacifica contromanifestazione antirazzista che vede la partecipazione di un collettivo di Gilet gialli.

Fonte: qui
bruxelles i cortei dell'estrema destra contro il global compact 13BRUXELLES I CORTEI DELL'ESTREMA DESTRA CONTRO IL GLOBAL COMPACT bruxelles i cortei dell'estrema destra contro il global compact 12BRUXELLES I CORTEI DELL'ESTREMA DESTRA CONTRO IL GLOBAL COMPACT 

INSULTATA E PICCHIATA IN UN SUPERMERCATO A NUORO LA PARLAMENTARE GRILLINI, MARA LAPIA

 
MENTRE ERA IN CODA ALLA CASSA, UN UOMO, ANCHE LUI IN FILA PER PAGARE, L'HA PRIMA OFFESA, POI NEL PIAZZALE DEL PARCHEGGIO L'HA RAGGIUNTA E COLPITA VIOLENTEMENTE, ROMPENDOLE UNA COSTOLA

MA UNA TESTIMONE OCULARE SMENTISCE TUTTO: "SI È BUTTATA A TERRA. URLAVA 'LEI NON SA CHI SONO IO'"

IL RACCONTO DELL AGGRESSIONE A MARIA LAPIA


AGGRESSIONE A DEPUTATA M5S, TESTIMONE SMENTISCE LAPIA

MARA LAPIAMARA LAPIA
Ci sarebbe una testimone oculare della presunta aggressione alla deputata M5S Mara Lapia. La donna, una crocerossina che lavora all’ospedale di Nuoro sentita dalla Squadra Mobile, in un audio che circola in Rete dà una versione dei fatti diversa rispetto a quella fornita dalla parlamentare. Il battibecco tra la deputata e un uomo, accompagnato dall’anziana madre, sarebbe iniziato alla barriera delle casse di un supermercato Lidl di Nuoro.

Secondo quanto apprende l’Adnkronos sarebbero cadute due lattine mentre il cassiere faceva il conto e tra i due sarebbe nata una discussione. La deputata quindi avrebbe detto "lasci i documenti, lei non sa chi sono io" e avrebbe iniziato a filmare la scena con il cellulare mentre l’uomo con l’anziana madre si avviava verso l’auto per deporre la spesa.

La testimone oculare racconta che a quel punto la parlamentare avrebbe continuato a filmare e a litigare con l’uomo nel parcheggio. L’anziana donna, riferisce, si sarebbe avvicinata alla deputata grillina. "Le ha toccato la spalla", come per calmarla e chiederle di smetterla. "Lei si è buttata a terra, così, d’improvviso".
MARA LAPIAMARA LAPIA

Tutto è a verbale della Squadra Mobile. "A quel punto (omissis…) mi sono avvicinata e ho chiesto alla signora (che non sapevo chi fosse) se avesse bisogno d’aiuto perché pensavo fosse svenuta". Prosegue il racconto: "Non ha visto che sono stata aggredita, che mi hanno spinto?", le ha replicato Lapia.

"Io – dice la testimone – sono rimasta scioccata da quell’affermazione… e le ho detto ‘Signora ma di cosa sta parlando? Aggredita? Guardi che ho visto tutto e non l’ha aggredita nessuno". "In quel momento è arrivata la Polizia che ovviamente sapeva chi avrebbe trovato, ma io – prosegue la testimone oculare – non sapevo minimamente chi fosse. Quindi la Lapia (che ho scoperto dopo fosse lei) ha raccontato la sua versione ai poliziotti".

Sentendo cosa riferiva Lapia, la testimone si è avvicinata alla Polizia per riferire la sua versione agli agenti della Volante: "Non è vero nulla di quello che sta dicendo, non so perché sta facendo questa scenata. Non è vero, non è stata aggredita", ha messo a verbale. "Era solo un diverbio fra queste persone".

La testimone conclude: "Io ho passato la mattinata coi poliziotti che mi chiamavano di continuo per il verbale". La deputata di M5S Lapia comunque ha riportato la frattura di una costola, refertata dall’ospedale di Nuoro con 30 giorni di prognosi. E’ in corso l’indagine della Mobile che sta visionando le immagini dell’impianto di videosorveglianza della Lidl nuorese.
MARA LAPIAMARA LAPIA

AGGREDITA MARA LAPIA

Aggredita e picchiata nel parcheggio di un supermercato a Nuoro. Vittima Mara Lapia, parlamentare Cinquestelle. Mentre sabato sera - ma i fatti sono emersi solo ieri - era alla cassa del supermarket, un uomo, anche lui in fila per pagare, l' ha prima pesantemente offesa, poi nel piazzale del parcheggio l' ha raggiunta e colpita violentemente.

La donna, che ha riportato una costola rotta, problemi al polmone e numerosi contusioni, è stata trasportata dal 118 all' ospedale. Nelle ore successive è stata dimessa ed è rientrata a casa. L'aggressore è stato identificato e a breve scatterà una denuncia nei suoi confronti.

All' interno del negozio, Lapia aveva protestato con la commessa perché inavvertitamente le aveva rovesciato addosso una lattina di Coca Cola, sporcandola. A questo punto sono partite le gravissime offese lanciate dell' uomo nei suoi confronti: «Si sente la puzza in tutto il supermercato, quando entrate voi si diffonde la puzza ovunque», ha detto l' uomo alla parlamentare M5s. Quando sono usciti, lei prima di allontanarsi ha fotografato la targa della macchina dell' uomo e sarebbe stato questo gesto a far scattare l' ira. Già prima dell' aggressione Lapia aveva chiamato il 113, ma l' uomo si è dileguato prima dell' arrivo degli uomini della questura.

MARA LAPIAMARA LAPIA
«NON avrei mai immaginato di poter essere in pericolo per il mio ruolo di parlamentare. È inqualificabile un uomo che si accanisce così nei confronti di una donna sola. Mi sento colpita più come donna che come parlamentare», ha detto la deputata. Tanti gli attestati di solidarietà. A cominciare dal presidente della Camera, Roberto Fico: «Ti aspettiamo presto di nuovo a Montecitorio». Solidarietà anche dall' opposizione: «Senza esitazioni nel condannare la violenza», twitta il vice presidente della Camera, Ettore Rosato, Pd.
«Basta con questo clima d' odio», ha affermato Mariastella Gelmini di Forza Italia.

Fonte: qui

“I GILET GIALLI? È LA RISPOSTA DELLA GENTE COMUNE CHE NON VUOLE MORIRE SOFFOCATA”


IL FILOSOFO MICHEL ONFRAY: “IL CRIMINE È STATO PERPETRATO DA UNO STATO SOTTOMESSO AI DOGMI DI MAASTRICHT CHE MASSACRA I PIÙ DEBOLI A FAVORE DI UN SOTTOPROLETARIATO INTERNAZIONALE SENZA DIFESE E SENZA DOCUMENTI, UN GRANDE AFFARE ECONOMICO PER IL CAPITALE”

Mauro Zanon per “Libero quotidiano”

MICHEL ONFRAYMICHEL ONFRAY
Quando prende la parola per analizzare i cambiamenti tumultuosi della politica e della società francese, lascia sempre il segno Michel Onfray, filosofo libertario, pensatore controcorrente e autore di numerosi bestseller, tra cui Il crepuscolo di un idolo, pamphlet corrosivo contro Freud e i suoi devoti. Ma la sua scorrettezza, da un po' di tempo, dà fastidio a molte persone a Parigi. France Culture, tempio del goscismo culturale via radio, ha deciso, da settembre di quest' anno, di non trasmettere più i suoi corsi di filosofia all' Università popolare di Caen, da lui creata nel 2002.

Motivo? I suoi j' accuse contro l'attuale governo e il presidente Macron non erano più tollerati, fatto che ha spinto alcune persone a denunciare un clima di "totalitarismo soft" all'interno della radio pubblica esagonale. A colloquio con Libero, Onfray si esprime senza peli sulla lingua sulla crisi profonda di Macron e del macronismo, ma soprattutto sul movimento dei "gilet gialli", e la "grandeur", così la definisce, di questa ribellione popolare.
EMMANUEL MACRON IN PREGHIERAEMMANUEL MACRON IN PREGHIERA

Con i "gilet gialli" siamo di fronte a qualcosa di inedito da quando esiste la Quinta Repubblica? È un movimento sociale paragonabile ad altre jacquerie della storia di Francia?
«La Storia non si ripete e sarebbe sbagliato voler analizzare ciò che sta accadendo accontentandosi di guardare il 1789, il 1830, il 1848, la Comune del 1871, il Maggio '36 o il Maggio '68. È il miglior modo per non vedere ciò che abbiamo di fronte a noi. Questo movimento ha una sua specificità: è la risposta della gente comune che non vuole morire soffocata».

Al di là dell'aumento, poi annullato, delle accise sui carburanti, quali sono le ragioni profonde di questa collera, emersa all' improvviso e in maniera impetuosa?
«Il crimine è stato perpetrato da uno Stato sottomesso ai dogmi di Maastricht che massacra i più deboli - quel famoso popolo che ho definito old school, quello della sinistra francese quando era ancora di sinistra - a favore di un sottoproletariato internazionale modellato e piegato a proprio piacimento perché senza difese e senza documenti, un grande affare economico per il capitale che dispone di una manodopera di schiavi a buon mercato. L'ultraproletarizzazione del vecchio proletariato è arrivata a uno stato di non ritorno: quel popolo ha detto basta».
gilet gialliGILET GIALLI

Il successo dei gilet gialli rappresenta la sconfitta dei "corpi intermedi"?
«Senza alcun dubbio. De Gaulle, con la creazione della Quinta Repubblica, aveva pensato le istituzioni in modo che il presidente fosse a servizio del popolo e il popolo a servizio del presidente, secondo uno schema che implicava le elezioni legislative (che erano delle consultazioni intermedie e permettevano al presidente di sapere quale era la natura della sua relazione con il popolo) e il referendum (che era l' occasione di plebiscitare o meno il capo dello Stato).

gilet gialliGILET GIALLI
Perdere una o l' altra consultazione costringeva il presidente a dimettersi e a rimettere in discussione il suo mandato. Ma numerose modifiche apportate alla Costituzione hanno ottenuto l'effetto di snaturarla: il quinquennio, per esempio; la coabitazione, un'eresia repubblicana nell'ottica di de Gaulle; la possibilità di perdere un referendum e restare presidente, o addirittura negare questa consultazione gettandola nella spazzatura e sollecitando il Congresso affinché voti contro il popolo! È ciò che è successo nel 2005 con il trattato europeo rifiutato attraverso un referendum, ma imposto dal Congresso due anni dopo».

gilet gialliGILET GIALLI
Lei pensa che i gilet gialli debbano presentarsi alle elezioni concretizzando politicamente la loro rabbia? Christophe Chalençon, uno dei leader del movimento, è deciso a presentare una lista "gilet gialli" per le elezioni europee
«Sarebbe una buona idea. Ma bisognerebbe lavorare a un programma che sia anche francese e non solo europeo. Da difensore del socialismo libertario di Proudhon, sarei contento se fosse finalmente arrivato il momento del mutualismo, della cooperazione, dell'autogestione e del girondinismo. Ma è un pio desiderio La cristallizzazione della diversità ribelle in un programma è l'operazione politica più improbabile quando si crede nelle idee libertarie. Sono sempre i giacobini autoritari ad averla vinta in questo genere di configurazione».

Come giudica il mandato di Macron fino ad oggi?
«Disastroso».

L'ultimo sondaggio lo accredita al 18% di popolarità. Paga il prezzo della sua arroganza tecnocratica verso la gente della Francia profonda, quello delle riforme che hanno favorito le classi più abbienti o entrambi allo stesso tempo?
gilet gialli parigiGILET GIALLI PARIGI
«Ha mentito affermando che avrebbe fatto politica diversamente, dato che l'ha fatta allo stesso modo dei suoi predecessori ma in peggio! Ha annunciato l'arrivo di Jupiter (soprannome di Macron, ndr) folgorante, quando invece è un bambino-re seduttore e sicuro del suo fascino, ma suscettibile quando la sua operazione di seduzione non funziona. È il prodotto più puro di quella generazione di bambini-re intolleranti alla frustrazione, che si arrabbiano quando gli viene detto no.

Certo, la sfiducia del popolo è causata da una politica sottomessa ai dogmi di Maastricht che lo fa essere forte con i deboli e debole con i forti, ma anche dalla degradazione della sua immagine, da alcune situazioni discutibili in cui si è messo, se si pensa alla dignità della funzione - penso al dito medio su cui non ha avuto niente da ridire, un selfie alle Antille che ha fatto il giro del mondo»
gilet gialli parigiGILET GIALLI PARIGI

In che modo potrebbe riparare il legame con la gente comune?
«Uscendo dal dispositivo liberale di Maastricht che genera la pauperizzazione. Detto in altri termini: dei ricchi sempre più ricchi e sempre meno numerosi, e allo stesso tempo dei poveri sempre più poveri e sempre più numerosi. Maastricht è una macchina che causa la miseria delle classi più povere dei popoli».

Il terrorismo islamico ha colpito ancora una volta la Francia martedì sera. Ma si sentono sempre le stesse reazioni, gli stessi ritornelli, le stesse precauzioni, "l'islam non ha nulla a che vedere con il terrorismo", etc. Perché non è ancora cambiato nulla dall' attentato contro Charlie Hebdo del gennaio 2015?
gilet gialli bruxellesGILET GIALLI BRUXELLES
«Perché è nel programma liberale di Maastricht la produzione di miseria, e alcuni pensano di liberarsene con il jihad che, secondo quanto credono, gli offrirà la felicità eterna attraverso l'uccisione dei miscredenti. La religione resta l'oppio del popolo oppresso. L'islam radicale che uccide nelle strade è una droga dura per i cervelli più deboli».

Nel 2016, il suo libro Pensare l'islam è stato pubblicato prima in Italia per i tipi di Ponte alle Grazie, e soltanto un mese dopo in Francia. Ancora oggi, come lei stesso denunciava due anni fa, «nessun dibattito sereno sull' islam» è possibile in Francia?

«Oggi più che mai. La Francia è in uno stato psicologico di guerra civile. Ogni tema è soggetto a un'isterizzazione. Il dibattito non è più possibile. Siamo in una fase in cui la polvere da sparo è abbondantemente diffusa. Anche un piccolo fiammifero basterebbe a incendiare il Paese. E non sono sicuro che Macron l' abbia ancora capito»

Fonte: qui

MASSIMO FINI RILANCIA UN SUO ARTICOLO DEL 1979 CONTRO I “SALOTTI ROMANI” PER DIMOSTRARE CHE NULLA E’ CAMBIATO


“BASTA ENTRARE IN UNO DI QUESTI SALOTTI PER RENDERSI CONTO CHE IN ITALIA NON SI FARÀ MAI LA RIVOLUZIONE 

È L'ETERNO "GENERONE" ROMANO, QUELLO CHE SI ABBOFFAVA INTORNO A CIANO, CHE ETERNAMENTE SI RIPRODUCE E CHE ADESSO SI ABBOFFA INTORNO ALLA DEMOCRAZIA…”

Massimo Fini per il “Fatto quotidiano”

Basta entrare in un "salotto" romano per rendersi conto che in Italia non si farà mai la Rivoluzione. Né le riforme. Né nulla di serio. Basta entrare in una di quelle stupende case -belle come solo a Roma possono essere - e vedervi prestigiosi uomini politici variamente intrecciati con palazzinari, mafiosi d'alto bordo, giornalisti dall' aria di manutengoli, cocottes, scrittorucoli del Corriere della Sera, fotografi alla moda, pubblicitari e parassiti di tutte le risme, per capire com'è conciata l'Italia.

EDDA MUSSOLINI GALEAZZO CIANOEDDA MUSSOLINI GALEAZZO CIANO
Quando vedi il parlamentare che, appena lanciate durissime accuse contro la mafia, ammicca complice al palazzinaro notoriamente legato ad ambienti mafiosi, ti rendi conto che le polemiche, gli attacchi, i furibondi scontri, gli scazzi ideologici di cui i giornali quotidianamente ci informano, non sono che lo spettacolo della democrazia, la commedia della democrazia, ma che la realtà è qui: nel salotto.

Ci sono qui, nel salotto, una complicità, uno sbraco, una mancanza di tensione morale e ideale, così veri, così evidenti, così sinceri che non è proprio possibile farsi illusioni. Qui, nel salotto, parole come classe operaia, lotte, giustizia, uguaglianza, libertà perdono ogni senso e quando vengono dette -perché, pur spudoratamente, vengono dette- acquistano un significato grottesco e di scherno.
MASSIMO FINIMASSIMO FINI

È l'eterno "generone" romano, quello che si abboffava intorno a Ciano, che eternamente si riproduce e che adesso si abboffa intorno alla democrazia. Ai simulacri della democrazia. Nulla è cambiato. Se non il segno con cui questa gente giustifica i propri privilegi e la propria pochezza. Forse la storia d' Italia sarebbe stata diversa se la capitale fosse rimasta a Firenze. Forse, a Firenze, avremmo avuto una leadership più seria.
Ma, purtroppo, la capitale è Roma. E Roma corrompe.
padoanPADOAN




Corrompe anche chi non lo vuole. È irresistibile Roma, in questo. E, quel che è peggio, da qualche anno Roma sta fagocitando tutto: la vita intellettuale, la finanza, le banche, il management industriale, perfino i giornali e le case editrici. Questo cancro enorme sta terzomondizzando l'Italia. E le sue metastasi, che si chiamano clientelismo, burocratismo, parassitismo, mentalità mafiosa, corruzione, si diramano ormai ovunque e raggiungono Milano e Torino e Genova.

gentiloni all assemblea nazionale pdGENTILONI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE PD
Tutti hanno un'aria beata: l'importante è partecipare. Il lettore penserà che questo articolo io l'abbia scritto oggi. Invece fu pubblicato l' 11 ottobre 1979 su Il Lavoro di Genova col titolo "Un salotto sinistro". In quarant' anni nulla è cambiato. Se non in peggio. Come ci dicono anche le cronache recentissime che, come è stato riportato dal Fatto del 12/12/2018, coinvolgono l' ex ministro dell' Economia Pier Carlo Padoan, il Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza Alessandro Pansa e l' ex premier Paolo Gentiloni.

Fonte: qui

Nuovo vertice per completare la calata di braghe: si cercano ancora 3 miliardi

Manovra, trovato l'accordo: "Ecotassa per le auto di lusso"

Lungo vertice per trovare abbassare il deficit al 2,04. 
Ci sono il taglio delle pensioni d'oro e il bonus per i veicoli elettrici
"Le coperture per arrivare al deficit al 2,04% del pil ci sono", assicura il governo. Come? Con l'ecotassa sulle auto - "ma solo quelle extra lusso" - i tagli alle "pensioni d'oro" e la riduzione delle tariffe Inail.
Sarebbe questo l'accordo raggiunto questa sera dal governo per evitare le sanzioni dell'Europa
Il premier Giuseppe Conte ha passato ore oggi riunito a Palazzo Chigi con i tecnici del Ministero dell'Economia e Finanza per capire dove tagliare per non sforare ancora. Sotto i riflettori sarebbero finiti soprattutto quota 100 - la riforma delle pensioni voluta dalla Lega - e il reddito di cittadinanza promesso dal Movimento 5 Stelle. La platea per il sussidio "resta formata da 5 milioni di persone", ribadiscono fonti grilline sottolineando però che la misura dovrebbe partire da aprile. Il che - nonostante fonti smentiscano tagli - porterà il budget stimato dai 9 miliardi previsti dal testo votato alla Camera a 6,1 miliardi più un miliardo per la riforma dei centri per l'impiego. Anche per "l'aggiustamento tecnico-statistico" che prevede che solo il 90% degli aventi diritto richiederà il reddito di cittadinanza.
Comunque dopo quattro ore di vertice Matteo Salvini Luigi Di Maio hanno trovato un compromesso. Anche sulla cosiddetta ecotassa sulle auto con motore termico: dovrebbe scattare infatti soltanto per quelle considerate "extra lusso". Resta anche l'ecobonus per l'acquisto di veicoli elettrici.
Così come sembra confermato il taglio alle pensioni "d'oro", vero obiettivo del vicepremier grillino, che finanzierà l'opzione donna. Raggiunto un accordo anche sulla riduzione delle tariffe Inail per 600 milioni di euro, sul bonus cultura (che sarà limitato a eBook e libri, escludento concerti e cinema) e sul pagamento dei debiti da parte della Pubblica amministrazione verso le aziende creditrici.
"Abbiamo trovato un accordo su tutto, uno si diverte un mondo a leggere i giornali", ha detto il Salvini al termine dell'incontro, "Abbiamo trovato l'accordo su una ulteriore riduzione fiscale, restando nei limiti probabilmente graditi dalla Ue. Non abbiamo parlato di numeri, di questo ragiona Conte con Juncker. Noi abbiamo parlato di fatti". Poco prima il vicepremier aveva pubblicato sulle sue pagine social la foto di una pizza: "Ancora in ufficio...", ha scritto, "Con buon senso e coerenza accordo raggiunto su manovra economica, taglio delle tasse, lavoro, pensioni, sicurezza e investimenti per il bene degli italiani, alla faccia di piddini e rosiconi. Notte serena amici".

Fonte: qui
Manovra, la conferenza stampa dopo il vertice a Palazzo Chigi (RaiPlay)

domenica 16 dicembre 2018

"SIAMO PRONTI, CON FINCANTIERI, A RIFARE IL PONTE IN UN ANNO”



PIETRO SALINI: “IN ITALIA DA MOLTI ANNI NON FACCIAMO PIANI ORGANICI PER LE INFRASTRUTTURE 

PER IL BENESSERE FUTURO SERVE UNA CLASSE POLITICA CHE SAPPIA STACCARSI DAL CONSENSO IMMEDIATO. IN DEMOCRAZIA BISOGNA RICERCARLO MA NON SI PUÒ FARE TUTTI CONTENTI, AD UN CERTO PUNTO BISOGNA ASSUMERE LE DECISIONI…”

Luca Iezzi per “la Repubblica”

«Siamo a Genova per spirito di servizio, in un progetto come la ricostruzione del ponte Morandi non si entra per fare utili. Tanti nostri operai che lavorano al Terzo valico sono liguri e noi vogliamo essere loro vicini. Con Fincantieri e gli altri partner ci sentiamo attrezzati per aiutare una città che senza quel ponte sta morendo, non può aspettare oltre. L' ho detto più volte e lo confermo: si può fare in un anno».
PIETRO SALINIPIETRO SALINI

L'ad di Salini-Impregilo, Pietro Salini è pronto a cominciare. La cordata di cui fa parte è data in pole per ottenere i lavori di ricostruzione. Sa che la capacità e la velocità con cui Genova potrà tornare alla normalità sarà un banco di prova per l'intero sistema-Paese. Ma il manager va oltre e spera che la voglia di ricostruzione sia contagiosa: «In Italia da molti anni non facciamo piani organici per le infrastrutture, la politica non riesce a dare una chiara prospettiva di sviluppo, a dire cosa vogliamo come Paese e che futuro vogliamo per noi e per i nostri figli. Il vero cambiamento di oggi sarebbe avere finalmente un piano chiaro per i trasporti, per l' energia, per l' acqua, per i rifiuti».

Il mondo dell' impresa non si sente capito da questo governo e teme che diventi un freno ad una crescita già traballante. È d' accordo?
«Siamo in un momento delicato, il ciclo economico è nuovamente in frenata, in Europa e nel mondo. In un contesto di questo tipo ogni ulteriore rallentamento o difficoltà può essere fatale. Faccio una considerazione da primo anno di economia. Se la domanda si ferma, ci insegna Keynes, gli investimenti pubblici sono la chiave per farla ripartire. Le infrastrutture sono in cima alla lista.

pietro salini con la mogliePIETRO SALINI CON LA MOGLIE
Strade, ferrovie aeroporti creano posti di lavoro, danno certezza alle imprese e attirano nuovi investimenti. In America fanno così e non è un caso se sono sempre i più rapidi nell'uscire dalle recessioni. In Italia, paese che è rinato dopo la seconda guerra mondiale con il miracolo economico basato su infrastrutture ed edilizia, non lo sappiamo più fare, siamo come paralizzati.

Dobbiamo uscire in qualche modo da questo stato di paura del fare, e recuperare lo stesso coraggio di chi 50 anni fa ha deciso di costruire infrastrutture visionarie come l'Autostrada del Sole o l'alta velocità ferroviaria. Due progetti che nascevano da un' idea forte: collegare il Nord e il Sud. Ci sono enormi capitali disponibili, il risparmio privato è ai più alti livelli di sempre eppure non si investe, prevale un sentimento di incertezza e di attesa».

Le forze ora in maggioranza hanno cavalcato questo sentimento.
«Non è un problema di questo momento o di alcune forze politiche, è una tendenza che c'è da tempo e non è un problema solo italiano. Programmare oggi una autostrada che si fa in 7 anni non ottiene consenso politico perché le persone vogliono soldi da spendere in cose che si vedono subito, questa è l'era della democrazia istantanea, ma per il benessere futuro serve una classe politica che sappia staccarsi dal consenso immediato.

NUOVO LOGO SALINI IMPREGILONUOVO LOGO SALINI IMPREGILO
In democrazia bisogna ricercarlo ma non si può fare tutti contenti, ad un certo punto bisogna assumere le decisioni, altrimenti sommiamo a un declino di fondo che viene da lontano, nuove crisi congiunturali e settoriali. Oggi godiamo di una redistribuzione della ricchezza che 50 anni fa non era nemmeno immaginabile, eppure mentre allora c' era la speranza di un futuro migliore che favoriva investimenti e crescita, oggi il futuro è senza certezze»

Negli ultimi giorni sembra che il governo voglia dare più ascolto a imprenditori e sindacati. Se dovesse suggerire una misura concreta?
«Lavoro. Creare posti di lavoro deve essere l'imperativo. Quando vado in giro la richiesta continua che ricevo è questa, è il problema di moltissimi ed il problema per la maggior parte dei nostri ragazzi».
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA

Ne deduco che non la convince il reddito di cittadinanza
«Nessun sussidio dà la dignità di un vero lavoro, non sono contrario a misure temporanee di sostegno, ma concentriamo attenzione sulla produzione di ricchezza e su come dare lavoro e prospettive al Sud, poi anche sul modo più equo per redistribuire la ricchezza creata e aiutare chi è in difficoltà, costruendo un welfare che il Paese possa permettersi in modo duraturo e sostenibile. Non possiamo rubare il futuro ai giovani».

A proposito di difficoltà, nel settore delle costruzioni è in atto una vera emergenza.
«Parlano i dati: in 3-4 anni 120 mila imprese perse e 600 mila lavoratori in meno. Ora anche i grandi gruppi portano i libri in tribunale con effetti a cascata sulla filiera e le banche. Ma se nuovi lavori non si pianificano, e quelli già approvati non si fanno o lo Stato non paga, non può andare diversamente. Che Natale passeranno le famiglie che sanno di avere il proprio lavoro in bilico mentre lo Stato non sa dare certezze?".
matteo salvini luigi di maioMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO

Salverete Astaldi?
«Abbiamo fatto una prima proposta, ne faremo una più articolata. Astaldi è un gruppo importante: se si fermasse avrebbe effetti a cascata su tutto il sistema economico di filiera e sul sistema finanziario. Per questo stiamo cercando anche partner tra le banche e le istituzioni che hanno come noi l' interesse a evitare un blocco del settore. Siamo un'azienda forte che continua a crescere all' estero dove realizza il 92% del fatturato, nonostante notizie a volte fuorvianti come quella dell' arbitrato sul Canale di Panama.

astaldi costruzioniASTALDI COSTRUZIONI
Per noi non è un nuovo costo o imprevisto, si tratta di anticipi regolarmente iscritti nel bilancio del consorzio e che dovevamo restituire. Abbiamo appena concluso la vendita del segmento plants and paving della Lane incassando oltre 575 milioni di dollari. Siamo una società molto solida, assolutamente in grado di garantire un piano industriale di crescita ad una azienda italiana in difficoltà, per preservare lei e il lavoro che genera anche nel nostro Paese».

Fonte: qui

Toscana, entro Natale legge contro il dl Salvini. Rossi: “Migranti(anche quelli illegali) sono persone e hanno diritto a salute, casa e istruzione”


La norma annunciata dal governatore potrebbe essere già varata lunedì in giunta regionale e poi passare al Consiglio, che la dovrebbe discutere con l'anno nuovo. Con il decreto 4.500 dei 10mila ospiti di Cas e Sprar "entreranno in clandestinità – spiega l’assessore all’Immigrazione Vittorio Bugli - e noi non possiamo avere migliaia di persone in strada". 

Lega: "E' una mossa elettorale"

Una legge regionale per neutralizzare gli effetti del decreto Sicurezza. E’ questa l’idea del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che “entro Natale” presenterà in giunta una proposta di legge per tutelare i migranti (regolari e non) dopo l’entrata in vigore del decreto legge che prevede una stretta sull’immigrazione e sulla protezione internazionale dei nuovi sbarcati.
Nel testo ad hoc che sarà varato dalla giunta regionale prima delle vacanze natalizie, il principio chiave sarà quello di garantire ai migranti l’assistenza sanitaria, sociale, abitativa e il diritto all’istruzione. “Presenteremo questa legge perché non vogliamo buttare per strada nessuno – ha annunciato il governatore Rossi – chi sta in Toscana, anche se non ha la cittadinanza è comunque una persona e, per principio, ha diritto all’assistenza, alla salute e all’istruzione, chiunque sia”.
L’idea, ovviamente, non è piaciuta per niente alla Lega Toscana che in primavera proverà a conquistare Firenze, Prato e Livorno dopo la presa di Pisa, Siena e Massa e nel 2020 la Regione. “Quella di Rossi è una mossa elettorale – attacca parlando con IlFattoQuotidiano.it il deputato del Carroccio e sindaco-ombra di Pisa, Edoardo Ziello –, un governatore non dovrebbe opporsi a una norma approvata per il bene degli italiani dal governo centrale: il governatore dovrebbe farsene una ragione e applicare la legge”.
Cosa prevede la nuova legge – Chi sta lavorando alla bozza del testo assicura che non sarà solo una proposta di legge simbolica per contrapporsi alle misure leghiste in materia di immigrazione. Uno degli effetti maggiori del dl Sicurezza potrebbe essere quello di aumentare gli immigrati irregolari sul territorio toscano come effetto della cancellazione della protezione umanitaria: secondo le stime della Regione, dei 10mila migranti ospitati tra Cas e Sprar, potrebbero essere 4.500 i “nuovi” irregolari a cui saranno tolti alcuni diritti fondamentali.
Inoltre, il decreto fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini prevede l’abolizione dei corsi di italiano nei Cas e dell’assistenza legale. Così l’idea della giunta Rossi è proprio quella di garantire l’assistenza sanitaria, abitativa e di istruzione ai migranti rimpiazzando i tagli del governo con fondi regionali. Per questo è in corso un continuo dialogo tra Regione e mondo delle associazioni, parrocchie, volontariato, enti locali e scuole per stipulare accordi che possano permettere di tutelare i migranti.
“Non possiamo lasciare migliaia di persone in strada” – “Con il decreto Sicurezza ci ritroveremo con molte persone che usciranno dal sistema di accoglienza ed entreranno in clandestinità – spiega al Fatto.it l’assessore regionale all’Immigrazione Vittorio Bugli – e noi non possiamo avere migliaia di persone in strada senza un tetto, un pezzo di pane o un’assistenza sanitaria degna di questo nome. Così abbiamo pensato di attivare un dialogo con associazioni, parrocchie ed enti locali per continuare a fare politiche di integrazione. La Toscana non può prescindere da questo principio”. La norma potrebbe essere già varata lunedì in giunta regionale e poi passare al Consiglio che la dovrebbe discutere con l’anno nuovo.
Non è la prima volta che la Regione Toscana si oppone ad una legge del governo nazionale in materia di migranti: già nel 2010, la giunta regionale varò una norma che garantiva servizi sociali e sanitari a tutti i migranti (regolari e irregolari). Il governo Berlusconi fece ricorso alla Corte Costituzionale che però lo dichiarò inammissibile, facendo esultare il governatore della Toscana. Oggi, questa prospettiva potrebbe ripetersi per la seconda volta, anche se con un governo non di centrodestra.
Lega: “Rossi fa campagna elettorale” – La legge regionale che sarà proposta dalla giunta Rossi troverà il parere contrario soprattutto della Lega Toscana che da gennaio punterà tutta la campagna elettorale per le amministrative proprio sul tema dei migranti e della sicurezza nelle città. “Non è vero che il decreto Sicurezza crea più clandestini – ribatte alle stime della Regione il deputato Ziello –, non è retroattivo e non va a colpire persone che si trovano già all’interno di un percorso di integrazione. Quindi la mossa di Rossi è solo politica: il governatore si è sempre caratterizzato per le sue politiche di accoglienza spinta, dal sostegno a Don Biancalani al suo rapporto con i nomadi”. “E poi – conclude Ziello – mi dispiace che vengano buttate via queste risorse quando la Regione potrebbe impegnarle per le imprese toscane, per progetti sociali per gli italiani o per tagliare le liste di attesa negli ospedali”. La campagna elettorale in Toscana è già iniziata.
Fonte: qui