9 dicembre forconi

venerdì 24 agosto 2018

IL PONTE E’ A RISCHIO ANCHE NEL LATO OVEST: LO STATO DI DEGRADO DELLA PARTE CHE NON ERA APPESA AI PILONI È RILEVANTE ED ESTESO


L'INCHIESTA VEDRÀ NEI PROSSIMI GIORNI I PRIMI INDAGATI E NEL REGISTRO POTREBBERO FINIRE UNA VENTINA DI PERSONE 
ORA IL FASCICOLO RESTA A CARICO DI IGNOTI PER I REATI DI ATTENTATO COLPOSO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI, OMICIDIO COLPOSO PLURIMO E DISASTRO COLPOSO
Il ponte era malato. Tutto. Non solo la parte est. Anche le condizioni del moncone ovest «sono gravi, se non gravissime». A dirlo sono i periti incaricati dai pm che nelle ultime ore hanno effettuato un sopralluogo. Lo snodo è centrale e a farlo emergere è lo stesso procuratore di Genova, Francesco Cozzi, che nel frattempo non ha ancora autorizzato il dissequestro di quel che resta del viadotto. Nella relazione dei consulenti Pier Giorgio Malerba e Renato Buratti, infatti, si legge che lo stato di degrado della parte che non era appesa ai piloni è in ogni caso rilevante ed esteso.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
«Andrà accertato - ha detto - se ci siano state sottovalutazioni», ha aggiunto Cozzi. Anche perché quello stato di deterioramento «è precedente al crollo del viadotto» del 14 agosto. L' inchiesta vedrà nei prossimi giorni i primi indagati e nel registro potrebbero finire una ventina di persone. Per il momento, il fascicolo resta quindi a carico di ignoti per i reati di attentato colposo alla sicurezza dei trasporti, omicidio colposo plurimo e disastro colposo anche se proseguono le identificazioni delle possibili parti civili: alla fine potrebbero diventare circa 120.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
IL VERTICE
Le dichiarazioni del procuratore fanno accelerare ulteriormente la discussione sul futuro del viadotto e del trasporto genovese. Ieri, in Regione c' è stata una nuova riunione con la presenza di procura e prefettura, oltre al governatore Toti e al sindaco Bucci per decidere sul da farsi. La decisione non è presa e la procura non ha ancora dato il nulla osta all' abbattimento della parte in piedi, che dovrà essere fatta in modo da preservare gli elementi di prova (di qui l' accelerazione per arrivare rapidamente ad un incidente probatorio).
«Entro 5 giorni Autostrade per l' Italia presenterà uno o più piani per mettere in sicurezza l' area e procedere con il progressivo abbattimento dei monconi di Ponte Morandi», ha detto a fine riunione il governatore ligure Giovanni Toti, commissario delegato per l' emergenza, dopo la riunione in Regione: «Siamo convinti tutti che si possa fare in un anno di tempo, un anno complessivo tra abbattimento e ricostruzione. Riteniamo che la demolizione totale del manufatto comporterà un pò più di tempo e se ci volessero 2 mesi di più ce li metteremo».
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
L'INCONTRO
In mattinata, Toti ha anche incontrato i dirigenti di Cassa depositi e prestiti, pronti ad un piano alternativo, con interventi finanziari per imprese e infrastrutture oltre che con la tecnologia e la forza lavoro delle aziende controllate, come Fincantieri e Ansaldo Energia.
L'amministratore delegato Fabrizio Palermo è stato nel capoluogo accompagnato da un gruppo di esperti e ha incontrato Toti e il sottosegretario alle Infrastrutture Edoardo Rixi per capire quali mosse fare.
Al termine di una lunga riunione è stato deciso che le misure concordate saranno inserite in un protocollo d' intesa pronto in 15 giorni. Palermo è stato nella sede di Ansaldo Energia, sfiorata dal crollo e alle prese con le limitazioni della zona rossa che bloccano la palazzina uffici e una mensa. Non ha commentato i rumors su un possibile ingresso nel capitale di Autostrade ma ha rimandato a quanto espresso dal ministero, che ha smentito ogni voce.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
LE DICHIARAZIONI
«Siamo qui per confrontarci con Regione e Comune e capire come il Gruppo può dare sostegno finanziario per imprese e infrastrutture» ha spiegato. Con Palermo, hanno fatto un sopralluogo sotto alla parte di ponte rimasto in piedi, accanto all' ingresso, gli Ad di Fincantieri e della fabbrica genovese, Giuseppe Bono e Giuseppe Zampini, pronti a fare la loro parte. Fincantieri anche a ricostruire il ponte: «Siamo in grado di farlo ma nessuno per il momento ce lo ha chiesto. Abbiamo le capacità e le conoscenze per costruire un' opera come questa» ha detto Bono.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
Nel frattempo i residenti delle case sfollate, quelle che stanno proprio sotto al viadotto ieri si sono riuniti per la prima volta in un' assemblea con 500 partecipanti. Erano sul campo da calcio nel chiostro di San Bartolomeo della Certosa, a poche centinaia di metri dal varco nord della zona rossa e quindi anche dal pilone 10 di ponte Morandi, quello ancora in piedi: «Abbiamo due priorità: la prima è recuperare le nostre case, i nostri ricordi, la seconda è ottenere risarcimenti che non siano una stima ragionieristica al ribasso, ma tengano conto che la nostra condizione è quella di sopravvissuti a una guerra», ha spiegato Franco Ravera, presidente del comitato residenti di via Porro.
Fonte: qui

giovedì 23 agosto 2018

Eni e MIT insieme per la fusione

Le stelle tracciano la via dell’energia pulita, sostenibile e illimitata.
Farsi il sole in casa. È certamente una delle sfide più grandi dell’Umanità. La fusione avviene nel Sole quando due atomi di idrogeno, o di suoi isotopi, si avvicinano talmente tanto che i loro nuclei riescono a fondersi. Si forma così un atomo di elio e parte della massa dei due atomi di idrogeno è convertita in energia. Questo processo ha affascinato gli studiosi per anni, perché, se sfruttato, può portare a un’energia virtualmente illimitata ed estremamente pulita. Per replicare la fusione sulla Terra occorre usare gli isotopi dell’idrogeno perché i loro nuclei sono i più piccoli portatori di carica positiva: il protone, cioè il normale nucleo dell’idrogeno, il deuterio o idrogeno pesante, che ha un neutrone associato al protone e il trizio, che ha due neutroni associati al protone. Ma nonostante siano i più piccoli elementi nell’Universo, questi riescono a fondersi fra loro e liberare energia solo in presenza di temperature e densità altissime che consentono agli atomi di fondersi superando la repulsione elettrostatica dovuta alla carica positiva di entrambi. La fusione è l’energia primaria che alimenta tutto l’Universo, quella che viene prodotta nel Sole e nelle altre stelle. È l’energia del futuro: virtualmente illimitata, ambientalmente ed economicamente sostenibile, sicura, perché non produce emissioni inquinanti. Inoltre, il deuterio è una materia prima presente in abbondanza nell’acqua di mare. Si pensi che un reattore a fusione alimentato a deuterio è capace di estrarre da un metro cubo di acqua di mare un’energia equivalente a quella prodotta bruciando duemila barili di petrolio grezzo.

Nell’avventura della fusione possiamo dare un grosso contributo a MIT e pensiamo che il sistema di ricerca e di collaborazioni si allargherà anche ad altre realtà. Abbiamo stretto un accordo con CNR, stiamo pensando ad accordi con altre realtà di ricerca nazionali ed internazionali per lavorare insieme su questo grandissimo progetto che risolverà verosimilmente i problemi energetici del futuro.
GIUSEPPE TANNOIA, DIRETTORE RICERCA E INNOVAZIONE TECNOLOGICA DI ENI

Eni e MIT insieme per la decarbonizzazione

Il tema della decarbonizzazione è sempre stato al centro della collaborazione tra Eni e il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e la tecnologia della fusione si inserisce in questo percorso. Eni e Commonwealth Fusion Systems (CFS), società nata come spin-off del MIT, hanno sottoscritto un accordo che ha permesso a Eni di acquisire una quota del capitale di CFS per sviluppare il primo reattore a fusione commerciale in grado di funzionare continuativamente e di immettere energia sulla rete. È una sfida che Eni intende realizzare con un partner d’eccellenza come il MIT, che sulla fusione ha un’esperienza di lunghissima data. Fonte: qui

L’integrazione delle competenze per l’energia pulita

La fusione è una tecnologia sofisticata, che ha bisogno di differenti know-how che nella nostra azienda sono presenti, come ad esempio la fisica dei materiali esviluppo di grandi impianti. Sicuramente uno dei primi obiettivi di Eni è creare un forte nucleo di competenze per poter seguire queste tecnologie così sfidanti in una tempistica molto serrata. Stiamo stringendo contatti con vari centri di competenza in Italia, un esempio è quello recentemente sviluppato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Ce ne parlano Francesca Ferrazza, Knowledge Management System Vice President di Eni e Massimiliano Pieri, responsabile della collaborazione tra Eni e MIT.

ECCO COME I BENETTON ACQUISIRONO A COSTO ZERO AUTOSTRADE

ERA IL 1999 E LA FAMIGLIA AVEVA L’AVALLO DI PRODI, DRAGHI E D’ALEMA, CHE ALL’EPOCA ERA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO 
L’ACQUISIZIONE AVVENNE IN DUE PASSAGGI, TRAMITE UNA SCATOLA FINANZIARIA APPOSITAMENTE COSTRUITA: UN GIOCHINO CHE PERMISE AI BENETTON DI RICAVARE 2,6 MILIARDI SENZA TIRARE FUORI UN QUATTRINO
Giuseppe Oddo per www.giuseppeoddo.net 
d'alemaD'ALEMA
Un affare d’oro realizzato dalla famiglia Benetton durante il governo D’Alema. L’acquisizione della società Autostrade dal gruppo Iri, tornata tristemente d’attualità dopo il crollo del ponte “Morandi” a Genova il 14 agosto 2018, è stata l’operazione più lucrosa mai realizzato da Edizione, la cassaforte finanziaria della famiglia imprenditoriale di Ponzano Veneto.
i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
I particolari dell’acquisizione sono descritti in modo sintetico nell’Analisi trimestrale dei bilanci di R&S-Il Sole 24 Ore del 24 dicembre 2009, la pagina dedicata ai conti dei grandi gruppi quotati in Borsa che curai in modo continuativo dal 2001, anno di prima pubblicazione, al 2015, quando in seguito alla mia uscita dal giornale di Confindustria fu lasciata stupidamente morire. La fonte dei dati è dunque la società di studi e ricerche di Mediobanca, che deve la sua autorevolezza al talento, alla competenza e alla professionalità di Fulvio Coltorti.
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
L’acquisizione avvenne nell’ottobre 1999 tramite una scatola finanziaria appositamente costituita, Schemaventotto. Per aggiudicarsi il 30% di Autostrade, Edizione investì attraverso Schemaventotto 2,5 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi di mezzi propri e 1,2 miliardi presi a prestito
Il secondo passaggio avvenne nel gennaio 2003, quando un altro veicolo finanziario controllato da Schemaventotto, denominato NewCo28, rilevò con un’Opa il 54% di Autostrade per 6,5 miliardi. In tal modo NewCo28 incorporò Autostrade scaricandole il debito che aveva contratto per finanziare l’Offerta. 
Per i Benetton l’operazione si chiuse a costo zero. 
Schemaventotto tra il 2000 e il 2009 prelevò infatti da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi, tutti generati da utili, e ne collocò in Borsa il 12% con un incasso di altri 1,2 miliardi. Il ricavato totale fu di 2,6 miliardi di euro.
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
I Benetton sono pertanto rientrati dal debito, hanno recuperato i mezzi propri investiti, e la loro partecipazione nella società vale oggi svariati miliardi. 
Dal canto suo Autostrade, nonostante l’elevata esposizione finanziaria, continua ad avere una forte redditività e a generare profitti in misura superiore ai dividendi.
La privatizzazione di Autostrade, ossia il trasferimento di un monopolio naturale in mani private realizzato dalla maggioranza di centro-sinistra, porta su di sé il marchio di Romano Prodi,  Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi e Massimo D’Alema.
genova ponte morandiGENOVA PONTE MORANDI
Il processo di privatizzazione maturò durante il primo governo Prodi e proseguì e si concluse senza soluzione di continuità con il governo D’Alema, con Ciampi ministro del Tesoro di entrambi gli esecutivi, Draghi direttore generale e Gian Maria Gros-Pietro presidente dell’Iri.
P.S. per i Benetton l'importante è risparmiare ... su tutto!

Fonte: qui

DECRESCITA FELICE O CADUTA LIBERA? – DOPO I PONTI CROLLANO ANCHE I CARTELLI: ECCO COSA È SUCCESSO SULLA FIRENZE-PISA-LIVORNO

TRA CASCINA E PONTEDERA IL SEGNALE DELL’USCITA SI È STACCATO, È FRANATO SULLA STRADA E...


Attimi di paura sulla Firenze-Pisa-Livorno: oggi, mercoledì 22 agosto, si è staccato un cartello ed è finito sulla carreggiata. Alla diramazione tra Firenze e Livorno, a metà tra i territori di Cascina e Pontedera, è venuto giù il cartello che indica il bivio.

Chi procedeva da Pisa verso la diramazione ha visto cadere dall'alto il cartello e ha fatto in tempo a fermarsi, tanto che fortunatamente non si contano feriti. Sul posto la polizia stradale che sta regolando il traffico, che in questo momento è parecchio rallentato prima del bivio.

Non si conoscono le cause del crollo, probabilmente il maltempo ha influito. Il pensiero è andato subito alle fatalità accadute in Italia in questi giorni, ma per stavolta si può tirare un sospiro di sollievo perché al momento della caduta non transitavano veicoli da Pisa verso la diramazione.

Fonte: qui

L’ANNUNCIO DI TRUMP: “METTEREMO UNA TASSA DEL 25% SU OGNI AUTO CHE ARRIVERÀ NEGLI STATI UNITI DALL’UE”

MENO DI UN MESE FA TRUMP AVEVA TROVATO UN ACCORDO CON JUNCKER PER CONGELARE I NUOVI DAZI


TRUMP DAZI1TRUMP DAZI
«Metteremo una tassa del 25% su ogni auto che arriverà negli Stati Uniti dall'Unione europea». Lo ha detto la notte scorsa il presidente americano Donald Trump nel corso di un comizio in West Virginia, secondo quanto riporta la Cnbc online. 

Wilbur RossWILBUR ROSS
Le parole di Trump arrivano solo poche ore dopo un'intervista del Segretario al Commercio Usa, Wilbur Ross al Wall Street Journal nella quale annunciava il rinvio della scadenza di agosto per la pubblicazione di un rapporto sulle tariffe automobilistiche, visti i negoziati in corso con la Commissione europea, il Canada e il Messico.
donald trump jean claude juncker 6DONALD TRUMP JEAN CLAUDE JUNCKER 
Meno di un mese fa, Trump e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in un incontro alla Casa Bianca, avevano trovato un'intesa per congelare i nuovi dazi sulle auto europee durante le trattative per un accordo definitivo tra Usa e Ue.
Fonte: qui

IN RUSSIA IL MOTORE DI UN AEREO DELLA WINGS AIRLINES CON 202 PERSONE A BORDO PRENDE FUOCO DURANTE IL VIAGGIO VERSO SOCHI

SOLO IL SANGUE FREDDO DEI PILOTI RIESCE A RIPORTARE IL VELIVOLO A TERRA 

UN PASSEGGERO FILMA GLI ATTIMI SPAVENTOSI E...
motore in fiamme 4MOTORE IN FIAMME 
Motore dell’aereo in fiamme, un passeggero ha il sangue freddo di filmare tutta la scena fuori dall’oblò. Il volo della Red Wings Airlines da Ufa a Sochi, in Russia, con 202 persone a bordo, è stato costretto ad un atterraggio d’emergenza subito dopo il decollo perché il personale di bordo ha ravvisato problemi al motore.
Solo dopo che il passeggero ha pubblicato il video si è scoperto che il motivo era l’incendio sviluppatosi nel vano motore. Per fortuna tutto è andato per il meglio e non si registrano danni a cose o persone.
motore in fiamme 3MOTORE IN FIAMME 
Solo paura per i passeggeri a bordo. Siamo certi che non tutti avrebbero avuto la stessa calma olimpica nel registrare col cellulare quanto stava accadendo in diretta.

mercoledì 22 agosto 2018

REVOCA CONCESSIONE AUTOSTRADE/ Ecco perché non è una follia da statalisti

Revocare la concessione ad Autostrade per l'Italia come paventato dal Governo è stata indicata come un'ipotesi dannosa e statalista. 
Lapresse

La stampa che conta ha già emesso la sentenza secondo cui togliere la concessione ad Autostrade per l'Italia sarebbe un crimine contro l'umanità e sicuramente indegna di uno Stato serio. Noi crediamo che l'unica cosa indegna di uno Stato serio (e che confermerebbe giustamente l'idea che l'Italia sia una repubblica delle banane) sarebbe soprassedere sul crollo del ponte Morandi. Non riusciamo a familiarizzare con l'idea che un concessionario che ha moltiplicato per N volte l'investimento fatto sostanzialmente beneficiando di un monopolio pubblico, in costante ritardo sugli investimenti e mai sui dividendi, e che ha aveva un tale problema di generazione di cassa e sotto indebitamento da potersi/doversi lanciare in una mega opa per cassa sul principale operatore europeo, non abbia una responsabilità oggettiva del crollo dei ponti della rete che gestisce. Negli stessi giorni in cui leggiamo degli spagnoli che ci bagnano il naso e con i francesi che hanno il bond a due anni in territorio negativo dovremmo accettare l'idea che per una serie di ragioni incomprensibili il concessionario pubblico italiano abbia talmente tanti soldi da comprare pronta cassa la maggiore rete autostradale spagnola e una delle principali francesi (come noto la maggior parte del valore di Abertis sta nelle autostrade francesi) a un tale prezzo che nessun fondo infrastrutturale o sovrano si fa vivo per rilanciare. Possiamo dire che qualcosa è andato storto nelle privatizzazioni italiane? Oppure dobbiamo tacere se no il mercato si arrabbia?
Si è riusciti nell'impresa di usare come scudo umano i "risparmiatori italiani" contro qualsiasi danno ai concessionari. Nel caso di Atlantia si confrontano 5 miliardi scarsi di capitalizzazione in mano italiana contro gli oltre 3 miliardi di euro di pedaggi all'anno (3,3 miliardi per essere precisi nel 2017) al 70% di margine operativo. Nell'arco della concessione i ricavi pagati ad Autostrade supereranno tranquillamente i 100 miliardi di euro con un free cash cumulato che sull'arco della concessione (passato e presente) supera i 50 miliardi di euro. Se vogliamo fare i confronti confrontiamo elementi equiparabili, altrimenti o è malafede o è ignoranza colossale. L'interesse di tutti gli italiani che in quasi tre generazioni pagheranno questi importi varrà di più dei 5 miliardi dei cassettisti italiani… o no?
Ci domandiamo a fronte di quale rischio di impresa si garantiscano a un privato i rendimenti che sono stati garantiti negli ultimi anni e in futuro il 7% reale post tasse sui nuovi investimenti come nel caso della Gronda; il 7% reale post tasse su un'attività che a questo punto è a zero rischio è palesemente una follia e non serve essere statalisti per dirlo; per dirlo bisogna essere contro il mercato. Questi rendimenti sono chiaramente fuori scala per un business che a questo punto non ha rischi. Ha bassissimi rischi di traffico, essendo un monopolio, e nessun rischio operativo se si ammette il principio che non esista una responsabilità oggettiva nemmeno di fronte a crolli di ponte.
Teniamo presente che per molti anni Atlantia ha emesso bond sotto il costo del debito sovrano italiano. Ragioni? Qualsiasi cosa succeda all'economia italiana Atlantia continua a fare soldi e in più c'è una garanzia diretta e reale che sui bond statali italiani non c'è. Ci chiediamo: qual è il rischio di Atlantia se il rischio traffico è bassissimo, un monopolio naturale, e se non c'è responsabilità? Se il rischio è nullo, come si spiega un rendimento del 10% pre-tasse reale garantito per due decenni? Chi non si fa queste domande è contro il mercato.
Il ricatto assurdo di questi giorni è che chiunque si azzardi a sollevare evidenti problemi di remunerazione a fronte di rischi inesistenti è un pericoloso statalista che vuole ritornare all'età della pietra del rapporto Stato/privato. Si crea una bolla intorno ai concessionari privati che marca come "populista" chiunque provi a evidenziare la palese contraddizione tra rischio e rendimento nel caso delle concessioni autostradali italiane; neanche i cattolici riservano al Papa una tale devozione. Se il rendimento negli anni passati è stato quello che è stato, se un monopolio pubblico di un Paese in declino ha permesso ad Atlantia di diventare il maggior concessionario europeo, allora ci deve essere un rischio commisurato.
Quale società chimica, o quale acciaieria o quale fabbrica può difendersi da un rischio ambientale dicendo di aver svolto tutti i controlli? Ci sono quotidiani italiani, la Repubblica del 15 agosto per esempio, che sono riusciti a scrivere 14 pagine sul crollo del ponte senza mai nominare né Atlantia, né Benetton. Questa sarebbe informazione? Sarebbero questi i commenti "terzi" sulla vicenda? Questo sarebbe il servizio che si rende ai "piccoli risparmiatori"? Su quale base demonizziamo lo Stato imprenditore se il privato imprenditore è sollevato di qualsiasi responsabilità o rischio quando gestisce un monopolio naturale a rendimento garantito?
Citiamo le dichiarazioni rilasciate al Secolo XIX da Enrico Sterpi, attuale segretario dell'Ordine degli ingegneri liguri a riguardo del bando per i tiranti del ponte Morandi pubblicato da Autostrade per l'Italia il 3 maggio: "Questo bando significa due cose: Autostrade aveva focalizzato la criticità ed era disposta a prendersi una bella responsabilità, con una gara ristretta per un importo tanto elevato. È chiaro insomma che a un certo punto ci fosse necessità di accelerare la procedura". Citiamo sempre dal Secolo XIX: "Poiché il viadotto è stato realizzato nel 1967, il gestore non deve fornire un piano di manutenzione (il diktat vige per chi ha in carico le strutture nate dal '99 in poi). Non solo. Autostrade esegue per legge due tipi d'ispezione, certificate una volta compiute: trimestrale con personale proprio (controlli sostanzialmente visivi) e biennale con strumenti più approfonditi. In quest'ultimo frangente, al massimo, la ricognizione viene affidata a ingegneri esterni, ma alla fine sempre pagati da Autostrade. Né gli enti locali, né il ministero delle Infrastrutture intervengono con loro specialisti. E di fatto non esistono certificazioni di sicurezza recenti che non siano state redatte da tecnici retribuiti da Autostrade per l'Italia". Questo parrebbe dire che non c'era un piano specifico su cui eventualmente fare una diffida ad Autostrade per un suo eventuale non rispetto. In questo scenario, se confermato, la revoca della concessione diventerebbe una opzione dello Stato prevista dallo stesso schema unico.
Quale sarebbe lo scandalo di revocare la concessione se si provasse che per negligenza del concessionario o per una manutenzione insufficiente la rete autostradale è spezzata in due e 40 persone sono morte in una figura di palta mondiale senza precedenti? Sarebbe una repubblica delle banane lo Stato che eventualmente chiude due occhi o quello che riaffida la concessione a qualcuno, privato, più bravo? Se gli azionisti o i bond crollano pazienza. Investire in borsa è un rischio e il cigno nero fa parte del mestiere. Gli stessi che si lamentano di questa eventualità sono gli stessi che da anni rimproverano alla Fed di aver falsato per sempre il gioco dei mercati impedendo la "price discovery", ma i cigni neri ci sono e si pagano, altrimenti i soldi si mettono sotto il materasso ma almeno si dorme sereni.
Ma nel nuovo scenario in cui si corre al capezzale del concessionario si invoca il mercato contro lo Stato. Ma un concessionario che non risponde mai sarebbe mercato? Il mercato è rimettere, eventualmente, la concessione a un altro privato, non allungarla sine die e senza concorrenza a rendimenti da capogiro. Allungare la concessione al 2042 con un rendimento del 7% reale post tasse per 20 anni senza gara, ripetiamo senza gara, non è mercato e non è concorrenza. È lo Stato che abdica a qualsiasi ruolo di arbitro e di controllo e lascia le praterie sul controllo di monopoli naturali. 

Mala tempora currunt.
Fonte: qui