9 dicembre forconi

venerdì 16 settembre 2016

La Russia tornerà ad essere super potenza: il piano di Putin


La Russia potrebbe tornare ad essere una potenza internazionale riconosciuta anche in occidente. Ecco come sarà possibile.

L’opinione comune vede la Russiadestinata a tornare una super potenzamondiale grazie alla lotta al terrorismo. Il pensiero è condiviso da esperti e studiosi di politica. Scopriamo se questo sarà possibile con il piano di Putin.
Fino a due anni fa, Putin non raccoglieva alcun consenso nel mondo occidentale, ma oggi le cose sono cambiate. Il piano di Putin per rilanciare la Russia in tutto il mondo è partito da lontano, con attenzione costante a rafforzare il consenso interno e poi estendendolo all’estero.
Nell’ultimo anno, Mosca si è rafforzata a livello internazionale, grazie alla lotta al terrorismo e a una autorevole quanto integerrima attività diplomatica
Durante il vertice del G20 ad Hangzhou, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto colloqui con i leader di 10 Paesi, e si è riconquistato con i fatti la fiducia della comunità internazionale.
Con l’accordo bilaterale appena siglato tra Mosca e Washington sulle azioni congiunte sul fronte siriano, la Russia ha l’occasione di ritornare ad occupare il posto di super potenza internazionale che ha avuto sino al 1991.
Come la Russia tornerà ad essere una super potenza internazionale con il piano di Putin? La risalita internazionale della Russia è iniziata l’anno scorso dopo l’avvio della campagna militare contro i terroristi in Siria e dopo una stima da occidente ai minimi storici per tutto l’anno 2014.
Il presidente Putin ha rimescolato le carte a Washington, ma era consapevole che gli Stati Uniti non avrebbero potuto e non avrebbero concretamente ostacolato l’operazione, poiché c’era un’altissima possibilità che l’iniziativa del Cremlino potesse porre fine alla guerra.
Il suo piano di crescita è andato avanti e, un anno dopo, il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov hanno raggiunto un’intesa che prevede il coordinamento tra Mosca e Washington per la lotta al terrorismo.
Se dopo un anno di impegno internazionale gli sforzi della Russia si dimostreranno determinanti a risolvere il conflitto in Siria, Washington dovrà ridimensionare i propri meriti e constatare la crescita a livello internazionale della Russia.

Come la Russia tornerà ad essere una super potenza internazionale

La Russia sembra destinata a ricoprire posizioni di prestigio nel prossimo scenario globale, e questo sembra impossibile se si pensa che due anni fa il presidente Putin era stato rilegato a una posizione quasi da reietto all’interno della comunità internazionale.
Al G20 di Brisbane nel novembre 2014, Putin era stato respinto dai leader mondiali a causa dell’annessione della Crimea portata avanti dalla Russia proprio in quell’anno.
Oggi, a due anni di distanza, il popolo americano (46%) ritiene Putin come un leader forte e decisivo - specialmente in relazione alla politica in medio oriente - più di Obama (32%). Lo stesso candidato repubblicano Trump ha speso per il presidente russo parole di elogio. Oggi Putin siede al tavolo con gli Stati Uniti per coordinare la lotta al terrorismo. Cosa è cambiato?
L’anno scorso, con l’avvio della campagna militare contro i terroristi in Siria, la Russia aveva intrapreso una lenta risalita in ambito internazionale e continuando su questa rotta, semplicemente, la Russia ha fatto bene lì dove gli Stati Uniti hanno fallito o comunque riesce a stabilire relazioni in aree strategiche lì dove Washington non riesce ad arrivare.
Non si tratta di due schieramenti da Guerra Fredda, ma semplicemente un modo di fare politica estera molto diverso. La Russia, infatti, è riuscita a ricucire rapidamente i rapporti con il presidente turco Erdogan in seguito al raffreddamento dei contatti tra Ankara e Washington.
Non è un mistero che in oriente più che in occidente il peso della Russia sia rimasto costantemente incisivo nelle dinamiche geopolitiche e nella lotta al terrorismo. 
Proprio per la lotta al terrorismo, oggi, la Russia potrebbe essere pronta ad essere una super potenza.
È arrivato ieri un accordo con gli Stati Uniti per lanciare ciò che equivale a una campagna aerea congiunta contro i due principali gruppi islamici estremi in Siria. 
Si tratta di un vero e proprio accordo siglato a due tra Stati Uniti e Russia, come Paesi chiave nella lotta al terrorismo e rispettivi punti di riferimento per le coalizioni attive nelle operazioni in medio oriente.
Il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghey Lavrov hanno firmato a Ginevra l’intesa che prevede operazioni congiunte per la lotta al terrorismo.
Il cessate il fuoco è previsto per oggi al tramonto e durerà una settimana. 
In questi giorni senza bombardamenti da parte di Stati Uniti e Russia l’ONU cercherà di fornire aiuti alle popolazioni assediate ad Aleppo, e gli Stati Uniti e la Russia potranno stabilire una strategia congiunta nella lotta al terrorismo.
Gli Stati Uniti e la Russia protagonisti internazionali per la lotta al terrorismo: due culture diverse e rimaste lontane per anni che ora, dopo l’ennesima dimostrazione di carattere della Russia, stanno per coordinare una campagna aerea di lunga durata in Siria.
Se il piano dovesse andare avanti con successo, la Russia potrebbe ritrovare lo status di superpotenza che aveva perso con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991.
Rimane solamente il dubbio sulla presenza di forze di terra mentre Stati Uniti e Russia procederanno agli attacchi aerei, ma l’Isis si è indebolito nell’ultimo anno, tanto quanto si è rafforzata la Russia.
Fonte: qui
12 settembre 2013

Merkel ammette la crisi nella UE: “situazione critica”


L'Unione Europea è in una situazione critica e i suoi problemi non possono essere risolti in un unico incontro dei leader, ha affermato il cancelliere tedesco Angela Merkel al vertice UE di Bratislava.


"Il concetto è quello di non aspettarsi semplicemente la soluzione dei problemi europei in un vertice, ci troviamo in una situazione critica; sta nel dimostrare che attraverso le azioni possiamo essere migliori", — la Reuters cita le parole della Merkel. Oggi i leader dei 27 Paesi europei senza il Regno Unito si incontrano a Bratislava. Il tema principale del vertice è il futuro dell'Europa sullo sfondo della prevista uscita della Gran Bretagna dalla UE. Inoltre i leader europei parleranno di immigrazione, sicurezza e sviluppo economico.

Fonte: sputniknews

EU Strives for post-Brexit With Leaders Focused on Security


(Bloomberg) Leaders of the European Union’s 27 nations minus the U.K. talked up the need to secure their borders to control immigration and curb terrorism as they began to chart a way forward in the wake of Britain’s vote to leave the bloc.

As a summit in the Slovak capital Bratislava got under way, government chiefs attempted to put aside disagreements on the EU’s most pressing issues -- from how to cope with a record influx of refugees to boosting economic growth -- as they cast around for solutions to fight a surging wave of populism from Paris to Vienna that’s gnawing at the bloc’s liberal principles.
“We need to be united,” German Chancellor Angela Merkel told reporters Friday on her way into the meeting in Bratislava Castle on the banks of the Danube River. “This is about showing that we can do better through action in the areas of security -- internally and externally -- fighting terrorism, cooperation on defense, that we can do better in the area of growth and employment.”
The U.K.’s unprecedented decision to turn its back on the EU was the trigger for an intense period of European introspection, but it wasn’t the only cause. An influx of more than a million migrants from the world’s troublespots, fatal terrorist attacks and an unemployment rate that’s barely budged since the ravages of the debt crisis half a decade ago are combining to increase anti-EU feeling across the bloc and a sense of existential crisis.

Eastern Concerns

Even as leaders talk up unity of purpose on migration, there’s little evidence the EU’s eastern countries are ready to participate in the bloc’s plans to share the burden of asylum seekers. Hungary, Poland, Slovakia and the Czech Republic will instead use the Bratislava summit to call for a strengthening of EU security, better control of its southern borders and protection of free movement, Czech Prime Minister Bohuslav Sobotka said on his way into the meeting.

“There’s a very strong will among everyone -- the 27 members -- to continue with the European project,” Sobotka said. “The alternative is protectionism, building fences between members, conflicts between individual countries.”
What’s not on the official agenda is the EU’s future relationship with the U.K. post-Brexit since leaders have made clear that they won’t enter into negotiations with Theresa May’s government until formal notification of Britain’s is posted.
The summit, held in Bratislava because Slovakia holds the EU’s rotating presidency, may be long on rhetoric and short on action, with leaders likely to come to few decisions. They will instead try to set broad parameters for negotiations in the months ahead.
“What is fundamental here today is that all together we work so that Europe has an identity, a heart,” said Italy Prime Minister Matteo Renzi. “If Europe deals a bit less with rules and bureaucracy and a bit more with fundamental questions I think this is good for our country and for everyone.”
Merkel used a speech late Thursday in Potsdam, outside Berlin, to vow to do everything she can to hold the EU together in the face of a populist backlash, saying the bloc’s survival is becoming a question of war and peace.
The strong language from Europe’s pre-eminent leader underscores the stakes for Merkel and the other national EU leaders as they plot the union’s course post-Brexit. While Friday’s meeting is only an opening move, economists say that a weak response risks holding back growth and plunging the EU into an prolonged malaise.

2017 Elections

Elections in the Netherlands, France and Germany in 2017 could make it difficult to achieve a significant breakthrough that revives confidence in the future of the EU, according to Philippe Gudin, chief European economist at Barclays Bank in Paris.
P.S. se volete la traduzione automatica utilizzate la funzione translate del blog con una qualsiasi lingua e poi selezionate l'italiano.



giovedì 15 settembre 2016

Ricchezza e povertà: consumi pro-capite

Cresce la popolazione mondiale e crescono anche i consumi di combustibili fossili.


Ci domandiamo: 


a livello pro-capite, si sta diventando sempre più ricchi (aumento dei consumi pro-capite), oppure no?


Se poniamo gli indici a 100 (nel 2002) di: PIL, consumi energetici e popolazione; possiamo vedere se c’è una relazione tra queste grandezze.

Dal grafico possiamo trarre alcune considerazioni:

1. La popolazione mondiale cresce sempre (anche se nel mondo ci sono delle guerre);
2. I consumi crescono più della popolazione, questo dovrebbe farci pensare che consumiamo di più pro-capite;
3. Il PIL sembra avere lo stesso andamento crescente dei consumi, ma con variazioni molto più accentuate sia in positivo che in negativo.


Analizzando solo le variazioni annuali di PIL e consumi energetici, vediamo che, come già intuito, il PIL amplifica le variazioni dei consumi, sia in positivo che in negativo. 


Questo vuol dire che: per esserci un aumento del PIL, ci deve essere un aumento dei consumi energetici.


Adesso andiamo a guardare come sono andati i consumi pro-capite:

Dal grafico si vede che:

• I consumi di petrolio hanno raggiunto il picco nel 1978 a 5,19 bep/y e poi sono scesi mentendosi intorno i 4,3 bep/y;

• i consumi di tutti i combustibili fossili, non hanno raggiunto ancora un picco (la piccola discesa del 2015 è dovuta al fatto che il mondo nel 2015 è stato in recessione (vedi PIL)).

• I consumi energetici totali, anche loro non hanno raggiunto il picco.

Il fatto che il petrolio abbia raggiunto il picco pro-capite, lo possiamo spiegare tramite il seguente grafico:


Nel 1978 il petrolio copriva il 51,5% dei consumi di combustibili fossili; da allora, vista l’eccessiva dipendenza da tale fonte e i problemi dovuti all’eccessivo prezzo, ha fatto si, che si utilizzassero sempre più le altre due fonti fossili (gas e carbone), facendo si che, nel 2015 la quota coperta dal petrolio scendesse al 38,5%.

Il totale pro-capite è aumentato, mentre la quota fornita dal petrolio è diminuita facendo si, che scendesse sotto il picco del 1978.



Il minore uso di petrolio (a livello pro-capite), ha fatto si che: le riserve di petrolio pro-capite salissero a 32 bep, mentre le riserve totali di combustibili fossili, si sono ridotti da 127 a 110 bep.


Questo vuol dire che le riserve pro-capite stanno diminuendo, cioè la popolazione cresce e consuma più velocemente delle scoperte di nuovi giacimenti di combustibili fossili.



CONFRONTO TRA: CONSUMI, POPOLAZIONE E PIL (PPA)


Calcolando la media mondiale dei consumi di energia primaria totale, otteniamo 1,80 tep/y pro-capite (cioé 1,8 tonnellate di petrolio equivalente ogni anno per ogni persona).


Se prendiamo questo valore e lo raddoppiamo o lo dimezziamo 4 volte, otteniamo 4 fasce di consumi superiori alla media (dalla media in su), e 4 fasce di consumi inferiori.



ANALISI DELLE FASCE


Analizzando le fasce, si può vedere:


• La fascia 4, è composta dal resto dei Paesi sviluppati europei (compresa l'Italia) e da un grandissimo Paese come la Cina; incide per il 31,2% della popolazione e per il 42% dei consumi mondiali; quindi popolazione e consumi sono quasi allineati;


• La fascia 3, dove c’è un grande Paese sviluppato come gli USA, e i più ricchi Paesi d’occidente, incidono per circa il 10% della popolazione e del 31,5% dei consumi;


• Le prime due fasce sono occupate dai ricchi Paesi Arabi o da piccole isole. La loro incidenza complessiva è del 7,85% dei consumi e meno dell’1,5% della popolazionemondiale.


Come si vede nella tabella riassuntiva, la popolazione mondiale che vive sotto la media pro-capite è di 4,2 Miliardi di persone, il 57,37% della popolazione.


Se volessimo sconfiggere la povertà nel mondo, alzando i consumi della popolazione che sta sotto la media mondiale, dovremmo aumentare i consumi del:


• +122 %: per portarli al livello Italiano (2,5 tep);
• +69 %: per portarli al livello Cinese (2,2 tep);
• +29 %: per portarli al livello Iracheno (1,1 tep);
• +6 %: per portarli a livello Indiano (0,5 tep).



Se anche i Paesi ricchi cedessero la parte eccedente della media dei consumi mondiali, ai Paesi più poveri, potrebbero cedere solo il 33% delle risorse energetiche. Portando i Paesi poveri a un livello intermedio tra Iraq e Cina, non sufficiente a far raggiungere la media mondiale. 


Una più equa distribuzione della ricchezza NON è sufficiente a portare i Paesi poveri del mondo, a livelli medi mondiali.


EQUA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE?


Sfatiamo uno dei miti che sostiene che:


"il 20% della popolazione mondiale, la più ricca, sta consumando l'80% delle risorse del mondo"; cioé che 1/5 della popolazione mondiale consuma per 4 volte di più, non è vero.


La Cina unendosi ai Paesi sviluppati (ha il PPA: PIL corretto in base al potere d'acquisto, più alto del mondo), cambia i rapporti nei consumi mondiali, portando al 42% la popolazione mondiale che consuma l'81% delle risorse mondiali; quindi il rapporto scende dal quadruplo ipotizzato a meno del doppio.


Se vogliamo vedere anche cosa è successo nel passato abbiamo:


Si vede una tendenza a una più equa distribuzione delle risorse.


Addirittura, nel prossimo grafico vediamo che i Paesi sviluppati dell'OECD hanno pure perso il primato nei consumi.

Questo vuol dire che i Paesi che prima non erano sviluppati (Non OECD), stanno già consumando più risorse dei Paesi sviluppati (OECD) di una volta.



PIL e Consumi


Considerazioni sul PIL e Consumi sono difficili da fare, in quanto, buona parte del PIL dei ricchi va in beni importati, i quali aumentano i consumi nei Paesi di produzione e non in quelli di fruizione dei beni. La globalizzazione rende tutti interdipendenti.



CRESCITA DEMOGRAFICA E CONSUMI


Quale sarebbe l’andamento dei consumi pro-capite negli anni a venire, in base all’aumento di popolazione prevista e in base alle scoperte e ai consumi di combustibili fossili?


L’andamento, della curva demografica, dovrebbe essere il seguente (in base ai parametri più comuni usati):


(Gli studiosi hanno capito che: la crescita demografica ci sarà finché ci saranno risorse a disposizione; e difatti la curva demografica inizia a scendere quando le risorse iniziano a diminuire).


Ripropongo il grafico con le previsioni più ottimistiche, quelle riguardanti tutti i combustibili fossili con:
investimenti massimi (investimenti = 5) e Scoperte = 20%.



Legenda:
Passato lordo: Energia lorda estratta
Futuro lordo: Energia lorda da estrarre
Futuro netto: Energia netta utilizzabile (Lorda - costi)
Futuro costi: Costi energetici di estrazione



Come si può vedere, i costi energetici di estrazione tendono a salire quanto più ci avviciniamo all'esaurimento del combustibili fossili (ritorni decrescenti).


La situazione pro-capite sarà la seguente:


Da questo grafico si evince che, nella migliore delle ipotesi ci sarà ancora qualche piccola frazione percentuale di crescita dagli 11,3 bep/y attuali ai 11,7 bep/y nel 2050, mentre la curva netta dell’energia, vediamo che sta già iniziando a scendere.


Se invece gli investimenti si riducono:
- perché si vuole che gli Stati non finanzino la loro estrazione;
- perché i privati non investono in settori in cui ci sono scarse prospettive di guadagno (leggi che disincentivino l'uso dei combustibili fossili); 



allora, pur considerando lo stesso degli investimenti medio/bassi (investimenti=2) che quindi minori scoperte di giacimenti (scoperte=5%), la situazione che avremo è la seguente:



Dal quale si evince che: immediatamente le risorse disponibili pro-capite diminuiscono; con conseguente crisi energetica e l'impossibilità di finanziare eventuali fonti alternative.



CONCLUSIONI


Con le dovute approssimazioni che una simulazione può fare, quello che si evince è che: 


1) crescita, dell’energia netta disponibile, non ce ne sarà più! Tutta la crescita netta dell’energia disponibile, verrà assorbita dalla crescita della popolazione;


2) il PIL Mondiale potrà anche crescere, ma il PIL pro-capite non crescerà più o non lo farà a livello apprezzabile. 


Il sintomo della decadenza si potrà incominciare a percepire, quando non ci saranno abbastanza risorse per la manutenzione (edifici, strade, ponti, ...).


Le nuove generazioni avranno un tenore di vita medio, uguale o inferiore a quello dei loro genitori; nel lungo periodo sicuramente più basso.


3) ci saranno molti disordini sociali (con ulteriore distruzione di beni immobili), che non faranno altro che aggravare la situazione di crisi, specialmente nelle città.



4) possibili guerre tra i Paesi che hanno ancora abbastanza risorse per loro e quelli che, o li stanno esaurendo, o ne sono totalmente dipendenti.


5) Quello che accadrà in futuro, dipende principalmente dalle scelte politiche che si prendono; e quest'ultime sono meno intuitive di quello che sembra. Scelte basate su buone intenzioni, non è detto che migliorino la situazione.

Fonte: qui

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Note: 
l'elenco completo delle fonti di dati non lo ricordo, perché integro i dati trovati dalle varie fonti, nella mia banca dati.
Eseguendo le analisi con la mia banca dati, poi non ricordo da dove essi siano stati presi.



Fonti che ricordo: 
- Fonte dati energetici: bp 
(http://www.bp.com/en/global/corporate/energy-economics/statistical-review-of-world-energy.html)



- Fonte PIL (PPP o PPA): World Bank - in Wikipedia 
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_GDP_(PPP)



MONNEZZA CAPITALE - I RIFIUTI DI ROMA COSTANO DUECENTO EURO A TONNELLATA: UN RECORD EUROPEO!

ROMA RIFIUTI

ROMA RIFIUTI

UNA SPESA DI DUE MILIARDI IN DIECI ANNI E 6 IMPIANTI CHE NESSUNO VUOLE 

CHE FINE HA FATTO IL PROGETTO DI MARINO DI UN IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO A ROCCA CENCIA?


Alessandro Barbera e Giacomo Galeazzi per “www.lastampa.it”
Iniziamo questo viaggio da via Salaria 981, sede di uno dei «Tmb» della Capitale. «Tmb» significa «trattamento meccanico-biologico». A Roma ce ne sono quattro: due sono di proprietà dell’Ama, due appartengono a Manlio Cerroni.
Dovevano essere la soluzione tampone per ovviare alla giusta e necessaria chiusura della discarica di Malagrotta e invece, nella migliore delle tradizioni italiane, si sono trasformati nella più definitiva delle emergenze. 
A pochi metri dall’impianto di via Salaria ci sono la sede di Condotte e di Sky Italia, l’archivio della Rai e - giusto sull’altro lato della strada - un asilo, «I colori del mondo». Quando tira il vento, l’aria è irrespirabile nel raggio di centinaia di metri.
Quell’impianto - così come quello di Rocca Cencia - ha sempre fatto gola a interessi non propriamente legali: nell’audizione del 2 agosto di fronte alla commissione Ecomafie l’ex presidente dell’Ama Daniele Fortini ha raccontato che dal 2010 al 2015 la Pmr Service del gruppo Politi, sequestrata dalla Dda di Reggio Calabria in un’operazione contro le cosche della ’ndrangheta, ha gestito senza gara la movimentazione dei rifiuti nei due «Tmb». L’impianto di via Salaria avrebbe dovuto tornare a essere una rimessa di mezzi dell’Ama, e invece da cinque anni è una discarica a cielo aperto. Il nuovo assessore Paola Muraro promette di chiuderla al più presto, e in nome di questo ha ordinato la (contestata) riapertura del tritovagliatore di Rocca Cencia di Manlio Cerroni.

Sugli impianti di Cerroni torneremo dopo. 
AMA RIFIUTI
AMA RIFIUTI
Per ora restiamo in via Salaria. Finora a nulla sono valse petizioni e proteste degli abitanti del quadrante per la chiusura del «Tmb»: senza di esso, il fragile ingranaggio della raccolta si incepperebbe e un pezzo di città sarebbe ricoperto di rifiuti. Lo si è intuito ad agosto, quando un guasto all’impianto ha costretto l’Ama a far marcire l’immondizia nei cassonetti di Roma Nord per una settimana. Nei Tmb di Roma vengono pre-trattati più della metà dei rifiuti della Capitale: del milione e settecentomila tonnellate di immondizia prodotto ogni anno dai romani, solo settecentomila viene raccolto nei cassonetti differenziati e trasportato direttamente negli impianti di riciclo.

Quando i camion pieni di indifferenziata arrivano al Tmb di via Salaria la spazzatura viene divisa alla meno peggio in tre gruppi: il trenta per cento sono rifiuti combustibili, il quaranta - soprattutto laterizi - viene destinato alle discariche, il restante trenta è massa biologica. 

La parte combustibile finisce nei due inceneritori laziali, a Colleferro e San Vittore. 

L’umido, cioè la parte organica dei rifiuti da compostaggio, viene trasportata in vari impianti, ma soprattutto a settecento chilometri di distanza da ottanta autoarticolati, a Pordenone. 

Ogni anno ciò avviene per più della metà di 230mila tonnellate di rifiuti dei romani.  

Il caso Rocca Cencia  

Dice Angelo Bonelli, storico esponente dei Verdi: «Con la chiusura della maxi discarica da 240 ettari di Malagrotta, Ignazio Marino ha posto fine ad un serio problema ambientale, ma mancano gli impianti necessari a gestire le cinquemila tonnellate prodotte ogni giorno». 
Risultato: costi più alti e tariffe di smaltimento alle stelle. «Senza impianti alternativi si continuerà a nascondere i rifiuti a centinaia di chilometri. Gli impianti vanno fatti sul territorio, a partire da quelli per il compostaggio».
In effetti Marino aveva deciso così, con il sì della sua giunta ad un impianto di compostaggio a Rocca Cencia. Ora però il progetto è inabissato, fra i ritardi della Regione e le incertezze della nuova amministrazione Raggi, che a quel progetto ha detto no. Di fronte alla Commissione ecomafie questa settimana è stata Muraro a bocciare l’impianto, parte integrante del piano industriale elaborato dall’ex presidente dell’Ama Daniele Fortini.
MALAGROTTAMALAGROTTA
«Un progetto irrealizzabile: va ripreso in mano secondo un diverso iter» dice Muraro. Un dettaglio poi lascia perplessi: la società friulana che tratta ogni giorno i rifiuti biologici dei romani - la Bioman - è la stessa di cui l’assessore è stata consulente fra il 2010 e il 2012. Prima ancora delle ragioni che hanno spinto i vertici alle dimissioni - il presidente Fortini prima, l’amministratore unico Alessandro Solidoro poi - ciò che non torna all’Ama sono i numeri. Il ciclo dei rifiuti di Roma è costoso, inefficiente e inquinante.
Se altrove i rifiuti sono una risorsa da sfruttare, i sei impianti di Trattamento meccanico biologico della Capitale servono solo a risolvere l’emergenza causata dalla chiusura di Malagrotta. 

Il milione di tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotti ogni anno nella Capitale viene distribuito così: quattrocentomila si dividono fra via Salaria e Rocca Cencia, altri quattrocentomila finiscono nei due impianti privati di Manlio Cerroni a Malagrotta. Le restanti 200.000 tonnellate vengono trasferite in altri tre impianti: a Latina, Frosinone e Avezzano.
MALAGROTTAMALAGROTTA
Fatta questa complicata operazione di smistamento, solo trecentomila tonnellate vengono incenerite e trasformate in combustibile derivato, meglio noto come Cdr. La gran parte dell’immondizia che esce dai Tmb - ben 700.000 tonnellate di rifiuti pretrattati - viene a sua volta distribuita in altri impianti e discariche in giro per l’Italia e l’Europa. 
Costo medio del processo: 40 euro a tonnellata per il trattamento, 45 per il trasporto, 100 per l’incenerimento. Totale: 195 euro a tonnellata, un record europeo. 
Senza una modifica radicale del sistema di gestione dei rifiuti, Fortini stima che nei prossimi dieci anni «Roma spenderà due miliardi di euro per le attività post raccolta che consistono nel frullare, bruciare e seppellire i rifiuti». 

Al di là della retorica sul «chilometro zero», il «porta a porta» e le «isole biologiche» per risolvere davvero il problema dei rifiuti romani sono necessari investimenti. 

Durante la gestione Fortini l’Ama ha stimato che a Roma servirebbero un ammodernamento e ampliamento dell’impianto di Colleferro, cinque impianti aggiuntivi di selezione della differenziata, due impianti di trattamento dell’organico e due per l’indifferenziata. Per chiudere il ciclo dei rifiuti nei confini della Capitale come avviene in tutte le grandi città d’Europa, Roma avrebbe bisogno di una capacità di gestione dei rifiuti organici di 250mila tonnellate l’anno, di impianti per selezionare la raccolta differenziata da 510mila tonnellate e da 310mila tonnellate l’anno per l’indifferenziata.  

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI

L’ombra lunga di Cerroni  

Ora la giunta Raggi dice di voler riscrivere il piano dell’Ama, ma non ha ancora detto come. Né ha chiarito le sue intenzioni Stefano Bina il quale - in attesa di un concorso per la scelta del management - è stato nominato direttore generale dell’azienda: «Discarica o inceneritore?
Rifiuti zero significa nessun trattamento, quindi occorre un recupero complessivo dei materiali», ha abbozzato nella prima dichiarazione pubblica. In compenso Raggi e Muraro vogliono rimettere in funzione il tritovagliatore di Rocca Cencia, a disposizione del Comune con delibera della giunta regionale, oggetto di un’inchiesta penale e non più utilizzato dall’Ama sin dallo scorso febbraio perché considerato inutile e dannoso.
L’assessore Muraro - per più di dieci anni consulente della municipalizzata - sostiene che in assenza di altre soluzioni è giusto utilizzarlo. Eppure quel tipo di impianto non ha nulla a che vedere con un trattamento avanzato dell’immondizia. Se un Tmb divide i rifiuti indifferenziati in tre tipi di materiali, il tritovagliatore si limita a separare la parte combustibile da portare negli inceneritori e la componente biologica.
Questo significa che l’immondizia trattata nel tritovagliatore è persino più inquinante di quanto prodotto da un Tmb. L’impianto - ça va sans dire - è ancora una volta di Manlio Cerroni, il ribattezzato ottavo re di Roma, sotto processo per traffico illecito di rifiuti, truffa e disastro ambientale.

Fonte: qui