9 dicembre forconi

domenica 27 ottobre 2019

TASSARE IL DIESEL PER FAR VOLARE ALITALIA UN ALTRO ANNO

IL PRESTITO PONTE PER LA COMPAGNIA ARRIVA A 1,3 MILIARDI, MENTRE IN MANOVRA SI TOLGONO LE AGEVOLAZIONI SULLE ACCISE DEL GASOLIO

CHI GUIDA CAMION E TIR PAGHERÀ DI PIÙ, COSÌ LO STATO POTRÀ VERSARE ALTRI 400 MILIONI AL ''FONDO SOPRAVVIVENZA ALITALIA'' (SENZA FONDO), E PRIMA O POI VENDERLA COMUNQUE A LUFTHANSA, CHE VUOLE LICENZIARE META' DEI DIPENDENTI

TASSANO IL DIESEL PER FAR VOLARE ALITALIA
Claudio Antonelli per ''la Verità''

Il sottosegretario piddino Antonio Misiani è uscito allo scoperto. «Dal 2021», ha detto ieri durante un' intervista a Sky Tg 24, «non da subito quindi c' è questa intenzione di permettere le detrazioni solo su pagamenti digitali o tracciabili». Dopo giorni di mezze dichiarazioni la mossa dei giallorossi non stupisce per nulla. Fornirà al governo molto più gettito. La mossa ha infatti due scopi. Il primo è quello di ampliare il numero di soggetti all' imposta Iva dopo averli tracciati su entrambi i fronti. Così quando verrà innalzata l' Iva non si potrà più sfuggire.
kim winter e simon attwell, dieselKIM WINTER E SIMON ATTWELL, DIESEL

Un po' la funzione che svolge la fatturazione elettronica oggi nei confronti delle aziende o delle partite Iva. Imporre le detrazioni solo a fronte di transazioni digitali spingerà le persone a strisciare di più la carta di credito e a quel punto una volta tracciato un numero maggiore di contribuenti sarà più difficile evadere l' Iva. L' altro scopo della mossa è quello palese di risparmiare in modo sensibile dalla voce detrazioni o deduzioni.

Chi deciderà di pagare cash legalmente rinuncerà alle agevolazioni fiscali (che valgono solo per le persone fisiche una settantina di miliardi). Per lo Stato sarà comunque una fonte di gettito. In entrambe i casi è bene ricordare che non si combatterà l' evasione fiscale. Giusto per ribadire ancora una volta che lo storytelling delle valuta elettronica sta diventando un po' bolso.

Infatti, man mano che il testo della manovra viene aggiornato, l' intento tassatorio del governo diventa palese. Solo le resistenze di una fetta dell' opinione pubblica relative all' aumento dell' Iva stanno imponendo a Giuseppe Conte e al ministro dell' Economia, Roberto Gualtieri, di spostare gli interventi alla legge finanziaria 2021. Nel frattempo aumentano le toppe infilate tra una pagina e l' altra dell' attuale manovra. Nell' ultimo testo edito dalla compagine giallorossa spunta un nuovo prelievo sui carburanti. Il capitolo intitolato «Contrasto alle elusione delle accise» si allarga di una voce tutta dedicata al gasolio commerciale.
CAMION TRASPORTO AUTOCAMION TRASPORTO AUTO

A oggi circa 6 miliardi di litri di carburante vengono consumati ogni anno dagli autotrasportatori. La cifra si riferisce a quelli che guidano camion e pullman, non i piccoli furgoni. Su questo oceano di carburante viene applicata un' accisa agevolata. Alla fine di ogni scadenza trimestrale ciascun esercente deve comunicare le fatture di acquisto del gasolio e i chilometri percorsi.

A quel punto può chiedere il rimborso dell' imposta pagata in eccesso al momento del rifornimento. Il governo ha pensato bene di introdurre una sorta di studio di settore. Fino allo scorso anno il parametro dei chilometri percorsi per litro di carburante veniva semplicemente dedotto.
Dal prossimo anno dovrà invece rientrare in una media ponderata. Chi sta sotto vuol dire in automatico che fa il furbetto e su quella fetta di gasolio consumato non potrà chiedere il rimborso.

Presto fatto, il governo ha poi applicato il calcolo sui flussi del 2018 e ha così stimato che l' anno prossimo incasserà 40,5 milioni di euro in più e dal 2021 in avanti porterà in cassa più di 81 milioni ogni anno. Certo ogni paragrafo della bozza del dl manovra va sotto la voce contrasto all' evasione o all' elusione.
giuseppe conte roberto gualtieri 9GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI 

Ma anche in questo caso, come in relazione al tema della valuta virtuale, l' obiettivo permanente è quello di fare cassa. Così sommando 81 milioni di qua e altri 120 che saranno recuperati dalla sanatoria del conto energia e da tutti gli altri balzelli (come la plastic tax) si arriva agevolmente a 3 miliardi di euro. E non abbiamo ancora scoperto il vero contenuto del decreto ambiente, il testo promosso dal ministro Segio Costa che promette un' altra lunga serie di balzelli. Molti dei quali colpiranno il comparto dell' agricoltura.

Quando ciascuno di noi pagherà la verdura trasportata dai camion qualche centesimo in più e la pasta o la frutta saranno più care, potremo consolarci con il fatto che quanto lo Stato risparmierà dal gasolio agevolato lo avrà buttato in Alitalia. In pratica, carburante più caro per far volare per qualche mese in più gli aerei dell' ex compagnia di bandiera che in circa due anni è già costata 1,3 miliardi di euro. Ammantare tali giochetti con l' aura dell' ambientalismo è qualcosa di ridicolo. Non potremo cambiare la realtà delle cose, ma almeno chiamiamola con il suo vero nome: una fregatura.

alitaliaALITALIA


SALE IL CONTO PER SALVARE ALITALIA DALLO STATO ARRIVANO ALTRI 400 MILIONI
Francesco Bonazzi per ''la Verità''

Un miliardo e 300 milioni per salvare un' impresa privata dal fallimento. A tanto sale il conto dell' intervento dello Stato a favore di Alitalia, con l' ultima sorpresina da 400 milioni di euro infilata nel decretone fiscale. In tutti i convegni lo Stato imprenditore è sempre il cattivo di turno, ma quando i privati si dimostrano non meno inetti, come nel caso della ex compagnia di bandiera, i soldi dei contribuenti fanno molto comodo. Ovviamente con la scusa di salvare migliaia di posti di lavoro.

SALVINI ALITALIASALVINI ALITALIA
E allora il termine per presentare offerte per rilevare la società slitta al 21 novembre, l' Europa si spera che chiuda ancora un occhio sugli aiuti di Stato e nella cordata Fs-Atlantia-Lufthansa che dovrebbe farsi avanti fervono le trattative per presentare un' offerta convincente. Soprattutto, secondo quanto risulta alla Verità da fonti vicine a Palazzo Chigi, Lufthansa starebbe garantendo alla società dei Benetton la possibilità di rivenderle, tra un paio d' anni, gran parte del pacchetto di azioni Alitalia. Giusto il tempo di mettere in sicurezza le concessioni autostradali, insomma.

ANTONIO MISIANIANTONIO MISIANI
Dal primo giorno del primo governo Conte, il dossier Alitalia sembrava dovesse essere affrontato e risolto con urgenza, grazie all' impegno dell' allora ministro dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio. Il Tesoro ha prestato alla compagnia 900 milioni di euro, sui quali è aperta un' istruttoria della Commissione Ue per sospetta violazione delle norme sulla concorrenza attraverso il più classico degli aiuti di Stato.

Roma sa bene che è così, anche se il prestito è oneroso ed è chiamato «ponte» perché doveva essere restituito già da mesi e doveva servire solo a traghettare Alitalia verso nuovi padroni, formalmente privati.

BRUXELLES
Solo grazie ai continui annunci di una cordata pronta a salvare la baracca, con i suoi 11.000 dipendenti e altri 10.000 lavoratori dell' indotto, la commissaria Margrethe Vestager ha finora chiuso un occhio, evitando di affondare la lama su un paziente moribondo. Ma nelle ultime bozze del decretone, ecco il nuovo termine per le offerte vincolanti che slitta al 21 novembre (quello precedente, «tassativo» era al 15 ottobre) e un nuovo prestito ponte da 400 milioni. Soldi senza i quali, evidentemente, Alitalia non può essere appioppata neppure alle Ferrovie. Ciliegina sulla torta, il governo aveva fatto trapelare che il nuovo prestito sarebbe stato di 350 milioni, ma alla fine eccone addirittura 50 in più. Al 30 settembre, nelle casse di Alitalia erano rimasti solo 310 milioni.
vestagerVESTAGER

Ottobre dev' essere iniziato maluccio e comunque la velocità con cui Alitalia brucia cassa allarma anche il nuovo governo. E il nuovo titolare del Mise, il grillino Stefano Patuanelli, è a caccia di una soluzione.

Del resto, sulla partita Alitalia deve vedersela anche con il ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, che i 5 stelle al governo definiscono con una certa simpatia «un vetero comunista», e con un Pd che non sembra in grado di sciogliere i propri storici legami con Atlantia e la famiglia Benetton.

ESUBERI
DELTA AIRLINESDELTA AIRLINES
Il M5s tifava per gli americani di Delta, che dovrebbero prendere il 10-12%, in scia al 35% delle Ferrovie e a un altro 35% di Atlantia, mentre il Mef dovrebbe convertire parte del prestito e tenersi il 15% della «nuova» Alitalia. Lufthansa si era allontanata un anno fa, perché il suo piano prevedeva troppi esuberi e non voleva lo Stato come socio. Appoggiata dalla Lega di Matteo Salvini, sembrava fuori gioco. E invece, poco prima dell' ultimo «penultimatum» del 15 ottobre si è rifatta avanti, sponsorizzata da Atlantia e da Mediobanca, che assiste la holding dei Benetton.

stefano patuanelliSTEFANO PATUANELLI
Il M5s, sapendo che è alternativa a Delta, ha tentato di stopparla sostenendo che se non si mette capitale, inutile farsi avanti solo con proposte di alleanze commerciali. In realtà, la settimana scorsa, negli incontri con emissari del governo, i vertici di Lufthansa avrebbero fatto capire con grande sincerità che avrebbero un' opzione per comprare parte del pacchetto di Atlantia tra un paio d' anni. Gli esuberi, pur divisi in due tranche, alla fine sarebbero quasi 5.000, ovvero la prima stima dei tedeschi.

IL PONTE MORANDI
Ma si tirerebbe in lungo altri due anni, nei quali Atlantia perderebbe probabilmente qualche decina di milioni con il suo intervento in Alitalia, ma in cambio otterrebbe un trattamento «non persecutorio» sul rinnovo delle concessioni autostradali, concessioni che i grillini volevano negarle su tutto il territorio nazionale per via della tragedia del ponte Morandi. Insomma, dopo aver messo il chip in Alitalia, Atlantia sarebbe libera di rivendere gran parte della sua quota agli amici di Lufthansa. Il che spiegherebbe perché insista per avere a tutti i costi tedeschi a bordo della compagnia aerea.

Fonte: qui
angela merkel con aereo lufthansa in manoANGELA MERKEL CON AEREO LUFTHANSA IN MANO

NEI 30 MESI DI GESTIONE COMMISSARIALE ALITALIA HA BRUCIATO CIRCA 837 MILIONI DI EURO: 900 MILA AL GIORNO 
LA CESSIONE NON C’È ANCORA STATA NÉ È SICURO CHE CI SARÀ, MA È CERTO CHE I SOLDI NON SONO FINITI: LA COMPAGNIA NON È IN GRADI DI RESTITUIRLI E NON HA VERSATO AL MEF NEPPURE GLI INTERESSI MATURATI FINO A MAGGIO. 
IN 45 ANNI DI VITA, ALITALIA È COSTATA AI CONTRIBUENTI LA CIFRA MONSTRE DI…
Gianni Dragoni per “il Sole 24 Ore”

alitaliaALITALIA
L' Alitalia ha già bruciato circa 837 milioni di euro di liquidità da quando è nella gestione commissariale. È come una fornace volante che, in media, ogni giorno brucia banconote per un valore di circa 900mila euro. Questo va avanti da 913 giorni. Al giro di boa dei due anni e mezzo di gestione commissariale - cominciata il 2 maggio 2017 - questi sono i calcoli elaborati dal Sole 24 Ore sulla base dei dati disponibili.

Dati piuttosto scarni, perché i commissari di Alitalia (Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo, che lo scorso dicembre ha sostituito Luigi Gubitosi) pubblicano poche informazioni sull' andamento economico-finanziario e patrimoniale della compagnia. Non sono tenuti per legge a pubblicare un bilancio consuntivo annuale, e infatti non lo pubblicano.

DANIELE DISCEPOLODANIELE DISCEPOLO
Tuttavia poiché la compagnia è tenuta in vita con soldi pubblici, altrimenti avrebbe smesso di volare da un pezzo perché, come ha osservato il vicepresidente della Bei Dario Scannapieco, «Alitalia oggi non ha ancora le caratteristiche per essere bancabile», sarebbe desiderabile un po' più di trasparenza sui conti.

La gestione commissariale, nominata durante il governo di Paolo Gentiloni dall' allora ministro Carlo Calenda, ha scelto di fare un programma di cessione dell' attività e ha ottenuto un prestito statale di 900 milioni, a un tasso di circa il 10% annuo. Con una simile dote i commissari avrebbero anche potuto tentare di fare un programma di ristrutturazione dell' azienda. La legge lo consente in alternativa alla vendita dei beni.

gentiloni calendaGENTILONI CALENDA
Sta di fatto che la cessione non c' è ancora stata né è sicuro che ci sarà, ma i soldi sono finiti. Alitalia non è in grado di restituire i 900 milioni, non ha versato al Mef neppure gli interessi per 145 milioni maturati fino al 31 maggio scorso, poi cancellati per il periodo successivo dal «decreto Crescita» del precedente governo, che ha anche abolito il termine per il rimborso dei 900 milioni (era il 30 giugno).

Ecco come è calcolata la cassa bruciata. Il 28 aprile 2017 Alitalia - lo hanno reso noto i commissari - aveva in cassa 74 milioni. Con il commissariamento ha dovuto subito depositare 103 milioni in garanzia alla Iata. Inoltre fino al 31 dicembre 2018 (ultimi dati pubblicati) ha dovuto dare ulteriori depositi cauzionali per hedging e flotta per 34 milioni, che si aggiungono ai 56 milioni di depositi già presenti al 2 maggio 2017.
bagagli alitaliaBAGAGLI ALITALIA

Se si sommano i 74 milioni di liquidità ai 900 milioni del prestito e si sottraggono i 137 milioni di depositi aggiuntivi fatti dai commissari, residua una somma di 837 milioni: questa è la liquidità bruciata nei due anni e mezzo del commissariamento fino ad oggi.

L' ultimo dato ufficiale comunicato dai commissari è che a fine settembre rimanevano 310 milioni in cassa. Ma questa somma è gonfiata, come in un «doping amministrativo», dagli anticipi per i biglietti prepagati per i voli futuri. Questi soldi sono un debito della compagnia verso i clienti.
A quanto ammontino questi anticipi non si sa, ma si tratta di 4-5 milioni di biglietti. Secondo stime la cassa, depurata dagli anticipi già incassati, a fine settembre sarebbe ridotta a 160 milioni. La previsione è che questa cassa si esaurirà in dicembre, stando a fonti che hanno accesso ai dati. Non è indicato in quale giorno del mese, ma Alitalia rischia di rimanere senza carburante e senza soldi per pagare gli stipendi.
alitalia etihadALITALIA ETIHAD

Del resto, se non ci fosse un' emergenza di liquidità per Alitalia il governo non avrebbe inserito nel decreto legge fiscale un nuovo finanziamento statale ad Alitalia. Nella bozza originaria il «prestito» era di 350 milioni. Nel testo finale è salito a 400 milioni.

DI MAIO VOLA IN ECONOMYDI MAIO VOLA IN ECONOMY
Il decreto dice che questo «finanziamento a titolo oneroso» (al tasso di quasi il 10%) è concesso per sei mesi ad Alitalia e alle altre società del gruppo «per le loro indilazionabili esigenze gestionali». L' obiettivo è «consentire di pervenire al trasferimento dei complessi aziendali».
Se verrà presentata l' offerta di acquisto vincolante - il che è ancora dubbio, le Fs stanno trattando con Atlantia e Delta, ma c' è anche l' ipotesi alternativa di Lufthansa, che piace di più ai Benetton - entro il termine del 21 novembre, ci vorrebbero comunque da 4 a 6 mesi ulteriori per completare le procedure necessarie prima del trasferimento: l' accordo con i sindacati sugli esuberi, l' autorizzazione Antitrust e altri passaggi.

DELTA AIRLINESDELTA AIRLINES
Sono stati i commissari, nella lettera inviata al Mise il 18 ottobre, a chiedere «risorse a titolo oneroso per un importo non inferiore a 400 milioni di euro». Con questo ulteriore prestito e calcolando gli interessi sul precedente finanziamento fino ad oggi, salgono a 9 miliardi e 200 milioni i costi di Alitalia per lo Stato e gli italiani in 45 anni di vita. In sostanza, con la gestione commissariale la gestione di Alitalia ha continuato a perdere come prima, il conto economico (che i commissari non pubblicano) secondo stime è in rosso per circa 500 milioni all' anno.

ALITALIAALITALIA
I risparmi sono stati modesti. Il risparmio maggiore è la cassa integrazione (pagata dallo Stato), in media mille lavoratori o poco più, circa il 9% dell' organico (11.600). Qualche risparmio c' è stato con la revisione dei contratti di copertura sul carburante con le banche e qualcosa nei leasing di aerei. I commissari hanno recuperato 126 milioni nel 2017 e 2018 con transazioni su crediti.

Benetton fiumicinoBENETTON FIUMICINO
Un altro risparmio è stato fatto, si legge in una relazione dei commissari, con la sostituzione il 18 settembre 2018 di Lsg Skychefs (gruppo Lufthansa), fornitore del servizio catering presso l' aeroporto di Fiumicino, con Gate Gourmet Italia, che già forniva servizi di catering ad Alitalia presso numerosi scali italiani.

«Con la sostituzione del fornitore si è riusciti a conseguire una contrazione dei costi del servizio di circa il 20% mantenendo gli standard qualitativi garantiti dalla compagnia».
Chissà cosa succederà se Lufthansa si compra Alitalia. Infine va dato conto, anche se il dato non è ufficiale, che per i commissari sarebbe stato fissato un compenso totale lordo di 10 milioni di euro, da dividere. 
Fonte: qui

ACCUSATO DI STUPRO, STA IN CELLA UN ANNO. POI LA VITTIMA CI RIPENSA E SVELA DI ESSERSI INVENTATA TUTTO. LA PM, CHE AVEVA CHIESTO 7 ANNI DI PENA, NON HA MAI SENTITO LA TESTIMONE CHIAVE.

CHE HA PARLATO SOLO DAVANTI AL GIUDICE DEL DIBATTIMENTO, CONFERMANDO LA VERSIONE DEL PRESUNTO STUPRATORE. 

A QUEL PUNTO…

Filippo Facci per ''Libero Quotidiano''

La sintesi è questa: lui è stato in galera per oltre un anno con l' accusa di stupro, per rinchiuderlo era bastata l' accusa di una connazionale peruviana che si era inventata tutto, il pubblico ministero aveva chiesto sette anni di carcere e aveva indagato così bene che l' interrogatorio alla testimone chiave (mai sentita dall' accusa) ha dovuto farlo in extremis il giudice del dibattimento, che poi ha anche interrogato la connazionale peruviana (la vittima) che infine ha confessato, e ha detto: mi sono inventata tutto; notare che il pubblico ministero che aveva chiesto la condanna, nel giorno in cui la falsa vittima è crollata e ha confessato, non era neppure presente in aula e si era fatta sostituire, dopodiché la sostituta, forse imbarazzata, ha chiesto ugualmente una condanna a sette anni nonostante la confessione.

stuproSTUPRO
Risultato: lui assolto e scarcerato, questo grazie al giudice e nonostante il pubblico ministero. Morale: noi gli pagheremo l' ingiusta detenzione, il giudice ha fatto le verifiche che doveva fare il pm, il pm non si capisce che cosa abbia fatto se non incarcerare un innocente in base alla sola parola di una mitomane, e chiedere poi, indirettamente, che fosse condannato anche dopo che era stata dimostrata la sua innocenza. Dopodiché facciamo i nomi dei giudici, anche se in genere tendiamo a evitarli per non sovraesporre una professione sin troppo delicata che corrisponde al giudicare, disporre della libertà personale altrui, rubare un anno di vita che non tornerà, marchiare per sempre la vita di una persona.

Il nome 
Il pubblico ministero si chiama Monia Di Marco, che in passato - unica notizia trovata in rete - aveva firmato un appello in difesa di Laura Boldrini in cui esprimeva «profonda indignazione e grande preoccupazione per le offese volgari e sessiste ricevute da donne che rivestono cariche istituzionali anche di massima importanza». Siamo certi che questo pm saprà fornire delle spiegazioni - che ovviamente non è tenuta a fornire - senza le quali il suo comportamento parrebbe inspiegabile. Il giudice invece ha una certa esperienza e si chiama Ambrogio Moccia: se non fosse stato per lui la vita di un uomo sarebbe stata sequestrata per sette anni con un marchio infamante.

Ma raccontiamola da capo: magari l' abbiamo capita male. Nell' ottobre 2018 una peruviana di 40 anni sporge denuncia e racconta che una decina di giorni prima era stata violentata in un parco della zona Lorenteggio dove spesso si riuniscono gruppi di peruviani; il pubblico ministero manda ad arrestare l' uomo il 17 ottobre del 2018 con l' accusa di stupro di gruppo: ma la posizione di un altro peruviano sarà stralciata perché non sarà mai trovato. Non sappiamo quali indagini (e di che qualità) siano state fatte nel frattempo, sta di fatto che l' uomo viene lasciato in carcere per tutto il tempo e anche per tutta la durata del processo.

La difesa nega tutto, spiega che la presunta vittima e il presunto stupratore si conoscevano bene e produce anche alcune chat tra i due, ma poi lui aveva denunciato lei per un' aggressione e da questa denuncia era scaturita una rissa tra lui, lei e alcuni amici di lei. Dopodiché era spuntata la denuncia della peruviana per violenza sessuale e, di passaggio, furto della sua borsa.
tribunale milanoTRIBUNALE MILANO

IL PROCESSO
Ripetiamo: non conosciamo molti dettagli, sta di fatto che il processo giunge alla requisitoria dell' accusa e all' arringa della difesa (con lui dentro) ma il quadro generale non sembra chiaro per niente: ed è qui che i giudici (Moccia-Messina-Papagno) su richiesta della difesa decidono di convocare una testimone che era presente quella sera al parco e che tuttavia l' accusa non aveva neppure mai convocato. Morale: la testimone racconta tutta un' altra storia che combacia con la versione che l' accusato aveva dato subito dopo l' arresto: ma quale stupro, c' era stata solo una mezza rissa tra lui, lei e un' altra donna per via di alcune storie vecchie.

Colpo di scena, destinato ad accrescersi più tardi, quando viene chiamata sul banco dei testimoni anche la presunta vittima dello stupro: la quale, in aula - non sottoposta, cioè, a particolare pressione - crolla e confessa dopo una serie di domande del presidente del collegio, Ambrogio Moccia.

La vittima non è una vittima e ammette di non esser mai stata violentata. A questo punto le parti richiedono la parola per le repliche, ma la Procura (non la pm Monia Di Marco, che non c' era) chiede lo stesso la condanna a sette anni. No comment. I giudici assolvono l' imputato disponendo che sia scarcerato subito. Amici come prima, fine della storia. Anzi no.
Qualcuno ci spieghi, per favore. La pm Monia Di Marco ci spieghi.

Fonte: qui

sabato 26 ottobre 2019

LE BANCHE CHE “FRENANO” SUL TAGLIO DELLE COMMISSIONI SUI PAGAMENTI ELETTRONICI SONO LE STESSE CON CUI HA PARLATO CONTE E CHE GLI HANNO DATO “ASSICURAZIONI SULL’ABBASSAMENTO DEI COSTI”?

“IL FATTO”: “LA REALTÀ È UN UCCELLO, CANTAVA GABER. UNO PARTE CON L’OTTIMA INTENZIONE DI COMBATTERE L’EVASIONE E FINISCE A…”

Marco Palombi per “il Fatto Quotidiano”

pagare con il pos 3PAGARE CON IL POS 3
La realtà, com' è noto, si nasconde dove può. A volte, è il caso del Corriere della Sera di ieri, in un colonnino: "Pos, le banche frenano sul taglio dei costi". Chissà come l' ha presa Giuseppe Conte: "Prima di sanzionare gli esercenti che non accettano pagamenti digitali - aveva detto - occorre abbassare le commissioni e quindi stipulare prima accordi con le banche. Io personalmente ho parlato con gli esponenti dei principali gruppi bancari e ho avuto assicurazioni da parte loro". E invece adesso "frenano".
GIUSEPPE CONTEGIUSEPPE CONTE

La realtà, dicevamo, è una faccenda complicata, "è un uccello che non ha memoria", cantava Gaber. Le banche, per dire, una volta erano quegli istituti che facevano soldi essenzialmente prestando denaro, oggi mica tanto: nei bilanci del 2017 quelle italiane - tra economia asfittica e nuove regole di gestione dei prestiti che trattano il credito come una sorta di maledizione (vedere alla voce "sofferenze") - facevano più soldi con le commissioni e il trading che con mutui e simili.
pagare con il pos 2PAGARE CON IL POS

Secondo Intermonte Sim, per dire, i soli ricavi da commissioni sui servizi di pagamenti sono oltre il 10% degli introiti del nostro sistema finanziario("DEDICATO A TUTTI QUEGLI ALLOCCHI CHE CREDONO ALLA STORIELLA CHE SERVE A CONTRASTARE L'EVASIONE FISCALE!"). Come scrive il CorSera: "Azzerare le commissioni è impossibile, tagliarle complesso". Visto che la realtà è complessa? In ipotesi uno potrebbe partire con l' ottima intenzione di combattere l' evasione finendo invece per trasferire qualche miliardo da clienti e commercianti al sistema bancario. La realtà è un uccello, cantava Gaber. Padulo, in qualche caso.

Fonte: qui

NELL’ULTIMA BOZZA DEL DECRETO FISCALE SPUNTANO TAGLI AI MINISTERI PER 3 MILIARDI E 89 MILIONI: LE “RIDUZIONI ALLE DOTAZIONI FINANZIARIE” SONO PREVISTE GIÀ PER IL 2019 E SERVIRANNO PER COPRIRE ALCUNE MISURE, COME LO SPOSTAMENTO AL 2020 DEGLI ACCONTI FISCALI 
PER I COMMERCIANTI CREDITO D’IMPOSTA DEL 30% SUI PAGAMENTI ELETTRONICI: ANCHE PERCHÉ LE BANCHE NON VOGLIONO ABBASSARE LE COMMISSIONI(E DA QUI SI CAPISCE BENE PER CHI LAVORA IL GOVERNO CONTE "TACCHIA", PD-M5S-RENZI, NON CERTO PER I CITTADINI!)…


giuseppe conte roberto gualtieri 9GIUSEPPE CONTE ROBERTO GUALTIERI 
Arriva per i commercianti un credito d'imposta del 30% delle commissioni sulle transazioni con carte e bancomat, che sarà riconosciuto alle piccole attività con ricavi e compensi entro i 400mila euro. E' una delle novità contenute nell'ultima bozza del decreto fiscale.

Il credito d'imposta partirà dalle spese sostenute dal 1 luglio 2020 (quando entreranno in vigore anche le multe per chi non accetta il Pos) e potrà essere utilizzato esclusivamente in compensazione. I costi sono calcolati per il primo anno in 26,95 milioni, che diventano 53,9 milioni.

pagare con il pos 2PAGARE CON IL POS
Tra le novità contenute nell'ultima bozza del decreto fiscale ci sono anche i tagli alle spese dei ministeri per complessivi 3 miliardi e 89 milioni. Le "riduzioni alla dotazioni finanziarie" sono previste già per il 2019 dall'articolo 59 del decreto, contenente le disposizioni finanziarie.

roberto speranza nicola zingaretti vincenzo bianconi luigi di maio giuseppe conteROBERTO SPERANZA NICOLA ZINGARETTI VINCENZO BIANCONI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE
E servono a sostenere alcune misure, tra cui lo spostamento degli acconti fiscali al prossimo anno. Lo stesso articolo stabilisce che entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto il Mef può autorizzare rimodulazioni all'interno dei singoli ministeri, ma garantendo comunque i risparmi. Fonte: qui


LA CONTRO-INCHIESTA SUL RUSSIAGATE DIVENTA UN'INDAGINE PENALE: ORA IL PROCURATORE DURHAM, AGLI ORDINI DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA WILLIAM BARR, POTRÀ INTERROGARE TESTIMONI E ISTITUIRE UN GRAN GIURÌ PER INCRIMINARE QUALCUNO

I DEM OVVIAMENTE S'INCAZZANO: ''IL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA È DIVENTATO UN VEICOLO PER LA VENDETTA POLITICA DI TRUMP?''
RUSSIAGATE: INDAGINE BARR DIVENTA INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - L'indagine ordinata dall'attorney general Usa William Barr sulle origini del Russiagate e' diventata ora un'inchiesta penale. Lo riferisce Politico citando una propria fonte. Questo significa che i dirigenti e gli ex dirigenti dell'Fbi e del dipartimento di giustizia eventualmente coinvolti rischiano un'incriminazione e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove dell'attorney John Durham - titolare dell'inchiesta - anche con mandati emessi da un grand giuri' per acquisire documenti e testimonianze.
donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR

RUSSIAGATE: I DEM CONTRO L'INCHIESTA PENALE
 (ANSA) - Dura reazione dei dem alla decisione del dipartimento di giustizia di trasformare l'indagine amministrativa sulle origini del Russiagate in inchiesta penale. In una nota, i presidenti delle commissioni intelligence e giustizia della Camera, che conducono l'indagine di impeachment, sostengono che essa "solleva nuove profonde preoccupazioni che il dipartimento di giustizia sotto l'attorney general Barr abbia perso la sua indipendenza e sia diventato un veicolo per la vendetta politica del presidente Trump". Fonte: qui

IL PRESIDENTE USA ESCE ALLO SCOPERTO E ACCUSA OBAMA DI TRADIMENTO: HA SPIATO LA MIA CAMPAGNA DEL 2016 
LA RIVELAZIONE NEL LIBRO DI DOUG WEAD “INSIDE TRUMP’S WHITE HOUSE” 
NEI PROSSIMI GIORNI WILLIAM BARR FARÀ USCIRE IL SUO RAPPORTO SUL RUSSIAGATE (E MARTEDÌ VECCHIONE SARÀ IN AUDIZIONE AL COPASIR). SECONDO FOX NEWS LUI E DURHAM SONO  TORNATI DALL'ITALIA CON INFORMAZIONI CHE LO HANNO SPINTO A SENTIRE L'EX DIRETTORE DELLA CIA BRENNAN

Donald Trump esce allo scoperto e accusa Barack Obama di tradimento: ha spiato la mia campagna del 2016. La rivelazione è contenuta nel libro di Doug Wead “inside trump’s white house”. “Quello che hanno fatto è tradimento, ok? La cosa interessante è che lo abbiamo beccato a spiare sull’elezione. Non l’ho mai detto, ma sono stati beccati a spiarci. Ci hanno spiato”, ha detto Trump.
trump e obama alla casa biancaTRUMP E OBAMA ALLA CASA BIANCA
DONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCADONALD TRUMP CON DOUG WEAD ALLA CASA BIANCA

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
Nei prossimi giorni il ministro della giustizia Usa William Barr farà uscire il suo rapporto sul Russiagate (e martedì Vecchione sarà in audizione al Copasir). Intano Fox News smentisce “Giuseppi” Conte, che al Comitato per la sicurezza ha detto che i servizi italiani non avevano informazioni. Secondo l'emittente americana il ministro della Giustizia e John Durham sono tornati da Roma con informazioni interessanti, che li hanno spinti a sentire anche l’ex direttore della Cia John Brennan e l'ex capo della National Intelligence James Clapper, che pure sarebbero stati coinvolti nella creazione di false prove per incastrare Donald.


MENTRE IL PREMIER RIFERIVA AL COPASIR CHE NESSUNA PROVA È STATA FORNITA AGLI AMERICANI, SU ''FOX NEWS'' SI DICEVA IL CONTRARIO: BARR E DURHAM A ROMA HANNO RACCOLTO NUOVI ELEMENTI E L'INCHIESTA SI ALLARGA 

LAL LETTERACON CUI BARR IL 17 GIUGNO CHIEDEVA A VARRICCHIO, AMBASCIATORE A WASHINGTON, DI AVERE INFORMAZIONI SULL'OPERATO DI SPIE USA A ROMA. LUI RIFERISCE A CONTE, SENZA PASSARE PER IL POVERO MOAVERO, E IL PREMIER NE PARLA SOLO CON VECCHIONE

I PROTAGONISTI RUSSIAGATE, ECCO LA LETTERA BARR CHIESE AL PREMIER VERIFICHE SUGLI AGENTI FBI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera

donald trump william barrDONALD TRUMP WILLIAM BARR
«Verificare il ruolo svolto da personale Usa in servizio in Italia senza voler mettere in discussione l' operato delle autorità italiane e l' eccellente collaborazione»: eccola la richiesta presentata nel giugno scorso dal ministro della Giustizia William Barr a palazzo Chigi sul Russiagate. La lettera, datata 17 giugno, è stata inoltrata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dall' ambasciatore a Washington Armando Varricchio.
Non c' è stato alcun passaggio attraverso la Farnesina, il canale è stato diretto e il premier ha autorizzato ai colloqui il capo del Dis Gennaro Vecchione.

WILLIAM BARR JOHN DURHAMWILLIAM BARR JOHN DURHAM
«Non abbiamo fornito alcuna informazione riservata», ha ribadito Conte di fronte al Copasir. Ma dagli Stati Uniti arriva una diversa versione. Ad accreditarla è Fox News, televisione ritenuta vicina al presidente Donald Trump: «Durante una delle due visite effettuate a Roma, il 15 agosto e il 27 settembre, per incontrare i vertici dell' intelligence italiana, Barr e il procuratore John Durham hanno raccolto nuove prove per la loro contro-inchiesta sul Russiagate. Poi hanno deciso di ampliare il raggio della loro inchiesta sulle origini dell' indagine Fbi del 2016 sulle collusioni con la Russia».

Quanto basta per comprendere come la vicenda non sia affatto conclusa e che il rapporto finale di Barr - che potrebbe essere pubblicato entro qualche settimana - potrebbe riservare nuove e clamorose sorprese.
giuseppe conte gennaro vecchioneGIUSEPPE CONTE GENNARO VECCHIONE
Al centro dell' attenzione degli Stati Uniti c' era in particolar modo un agente dell' Fbi che nel 2016 lavorava nella capitale. Durante i colloqui Barr avrebbe chiesto di conoscere i suoi contatti con l' intelligence italiana ma anche verifiche su eventuali rapporti con Joseph Mifsud, il professore che rivelò per primo allo staff di Trump l' esistenza di mail compromettenti di Hillary Clinton in possesso dei russi.

Fu proprio l' Fbi a indagare sui contatti tra Trump e i russi durante la campagna per le presidenziali del 2016. E dunque Mifsud - questo è il sospetto di Barr - potrebbe essere stato la loro «talpa» per screditare Trump.

«Abbiamo svolto verifiche ma non abbiamo trovato nulla», ha sostenuto Conte. Barr dice il contrario e ora si dovrà accertare che cosa sia accaduto tra il 17 giugno e il 27 settembre. Anche tenendo conto che il canale tra Varricchio e il premier è stato di «massima riservatezza» che coinvolge subito anche Vecchione. E sarà lui, adesso a dover riferire al Copasir che tipo di verifiche abbia svolto, a chi le abbia affidate e con quale risultato. Il suo primo incontro con Barr avviene a ferragosto.

Mifsud con Olga RohMIFSUD CON OLGA ROH
Un faccia a faccia che però non esaurisce i contatti. Subito dopo Vecchione chiede ulteriori verifiche alle due agenzie di intelligence: l' Aise diretta da Luciano Carta e l' Aisi guidata da Mario Parente. In almeno due occasioni i tre direttori affrontano l' argomento con Conte. Poi, tutti insieme, ricevono Barr e Dhuram nella sede del Dis. È il 27 settembre scorso. Adesso dovranno riferire al Copasir quali informazioni abbiano consegnato agli Stati Uniti. Consapevoli che la loro versione sarà poi confrontata con quella del «rapporto Barr».


RUSSIAGATE, GLI USA GELANO IL PREMIER "DALL'ITALIA NUOVE PROVE PER L'INCHIESTA"
Carlo Bonini e Giuliano Foschini per ''la Repubblica''


mifsud frattini ayadMIFSUD FRATTINI AYAD
I due viaggi a Roma dell' Attorney general William Barr e John Durham per raccogliere informazioni dalla nostra intelligence sul Russiagate non sono stati una scampagnata. O almeno non un inutile "scambio di cortesie", come la conferenza stampa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha voluto accreditare non più tardi di mercoledì pomeriggio. Con un timing che non ha nulla a che vedere con le coincidenze - e questo lo hanno capito anche a Roma dove ieri sera si sono passati dei brutti quarti d' ora - la Fox News, la cable tv cinghia di trasmissione della Casa Bianca di Donald Trump, ha infatti depositato a beneficio del cortese alleato italiano un pizzino che dimostra come la faccenda sia tutt' altro che chiusa.

In un servizio da Washington, apparentemente innocuo, nel sintetizzare la conferenza stampa di Conte nel solo punto utile alla contronarrazione Repubblicana ("Il presidente del consiglio italiano ha confermato i due incontri del 15 agosto e del 27 settembre con Barr e Durham"), Fox News lascia infatti scivolare una circostanza tutt' altro che neutra. «A Roma - si riferisce senza citare la fonte - l' attorney general e il procuratore hanno raccolto nuove prove che allargano l' indagine». E «avrebbero convinto il procuratore Durham dell' opportunità di interrogare James Clapper e John Brennan, direttori rispettivamente della National Intelligence e della Cia durante l' amministrazione Obama».

george papadopoulos simona mangianteGEORGE PAPADOPOULOS SIMONA MANGIANTE
Se dunque lo scopo della conferenza stampa di Conte era stato quello di smarcarsi dal segreto dell' audizione al Copasir per far sapere "in chiaro" a Washington (e insieme all' opinione pubblica italiana) quale era la linea del Piave su quale si era attestata la ricostruzione di Palazzo Chigi - «indagine preliminare »; «nessuna attivazione dell' intelligence italiana»; «mera ricerca di archivi»; «nessuna indagine sull' attività del governo italiano nel 2016» - il risultato ottenuto deve ora allarmare Palazzo Chigi. Con tutta evidenza, infatti, la Casa Bianca non ha nessuna intenzione di aderire alla ricostruzione italiana.

E, se Fox non ha preso un abbaglio o non è stata malamente imbeccata, non solo intende dare presto conto delle nuove prove raccolte a Roma. Ma, addirittura, trasformarle nelle fondamenta di un salto di qualità delle indagini di Barr. Come ogni avviso ai naviganti, anche quello che arriva dall' America è afflitto della genericità di cui è stata generosa anche Roma (quali nuove prove?). E, non a caso, in un immediato capovolgimento di ruoli, ieri a tarda sera sono state fonti della nostra intelligence a mobilitarsi per provare a spegnere questo nuovo principio di incendio.

Alle agenzie di stampa, hanno negato l' esistenza di qualsiasi "nuova prova" e, soprattutto, che la fonte di queste nuove evidenze sarebbe stata la "cortese collaborazione" offerta agli americani da Palazzo Chigi, dal Dis, da Aise e Aisi. In particolare, le stesse fonti hanno negato, come già peraltro fatto nei giorni scorsi, che sia stati la nostra intelligence a consegnare a Barr la memoria di due cellulari Blackberry utilizzati dal professore maltese Joseph Mifsud, conferenziere della Link university. E un nastro con incisa la sua voce.

giuseppe conte donald trump 17GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 17
Il gioco delle parti, dunque, non solo continua. Ma ragionevolmente è soltanto all' inizio. E il fantasma americano si è materializzato sull' uscio di Palazzo Chigi persino prima di quanto previsto. E tutto questo mentre il "pesce grosso" di tutta questa storia, il professore che professore non è, Joseph Mifsud, lo Zatat dell' università di Malta, continua a essere a largo. Nel buio del nostro spionaggio e controspionaggio (che evidentemente continua a ritenerlo soggetto non degno di interesse) e degli altri servizi che, ragionevolmente, lo hanno a cuore per ragioni diverse: americani, inglesi e russi. Fonte: qui