9 dicembre forconi

sabato 5 ottobre 2019

ATTALI: “SOVRANISMO EGUALE ANTISEMITISMO”


Insomma  l’ha detto. Ha posto l’equazione  che s’indovina  tanti suoi correligionari padroni del discorso pubblico, super-europeisti, trattengono a fatica nel gargarozzo.
Il sovranismo in Europa  – ha istruito i suoi lettori Attali –  non  è un rifiuto della disciplina comunitaria. No, “in realtà per lo più quelli che ne fanno l’apologia intendono nei fatti a  mezza bocca un rifiuto dei migranti, e  più vastamente, rifiuto dei musulmani.
La Francia “non deve dimenticare che quel che si cela oggi dietro il ‘sovranismo’ è di fatto  la stessa xenofobia, la stessa chiusura, la stessa mancanza di fiducia in sé  delle ideologia anti-italiane,  anti-polacche, anti-armene e  antisemite dei secoli passati”.
“Questi discorsi ostili ai musulmani in Francia sono mortiferi”, prosegue Attali  –  il che è un esempio di chutzpah sinistra, nel giorno in cui la sede centrale della polizia a Parigi assiste all’omicidio di quattro poliziotti accoltellati da un collega di recente conversione salafita.  Ma ancor più  paradossale apprendere chi Attali ha di mira:
“in particolare quando questi discorsi vengono da ebrei, che non devono dimenticare che l’antisemitismo colpisce gli uni e gli  altri. Bisogna denunciare ad ogni costo i discorsi deliranti di Eric Zemmour, di William Goldnadel, o anche in troppe delle sue dichiarazioni, di Alain Finkelkraut””.
Si capisce che ciò che gli ha fatto perdere le staffe è la partecipazione di Eric Zemmour (j), il 28 settembre,  alla Convenzione della Destra   voluta e organizzata la Marion Maréchal Le Pen, che ne è stata anche la stella.
Zemmour è un intellettuale di grido  in tv, che cavalca un anti-islamismo da israeliano, come tanti ebrei di destra. E’ anche un provocatore  – un po’ alla Gad Lerner per intenderci  –   che ama enunciare tesi oltraggiosamente tirate per  i capelli:  per esempio sostiene che la società oggi  è schiacciata “tra l’universalismo mercantile e l’universalismo islamico, due totalitarismi” che, dice, rappresentano “un nuovo patto Ribbentrop-Molotov”. Bum.

Ma la sua semplice  comparsa sul podio accanto alla bionda stella sovranista Le Pen, conta molto più delle quattro grossolanità che ha detto.  E’ la rottura di un divieto  implicito, anzi che fu esplicito tanti anni fa, quando Chirac  (gollista) e Mitterrand (Socialista)  furono convocati dal Grand Orient e giurare: mai un governo con   Jean-Marie Le Pen.  La conventio ad escludendum   stata ancor più rigorosamente osservata dalla potente comunità ebraica.   I Le Pen sono non-persone,  negazionisti, criminali. Ora, Zemmour ha rotto un tabù, ha  aperto ad una legittimazione, allo sdoganamento di Marion  e della sua destra nuova.
Il matrimonio vietato
Dunque è stato immediatamente punito: la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta contro Zemmour per il suo discorso alla Convenzione, per “ingiurie pubbliche” e “provocazione pubblica alla discriminazione, all’odio e alla violenza”. Già in settembre,  la procura l’aveva condannato  a 3 mila di ammenda per aver tenuto, tre anni prima in tv, propositi ritenuti di odio razziale.
Adesso rischia pure di perdere il lavoro a Le Figaro, e la tv pubblica RTL ha posto fine alla sua collaborazione. Insomma un ebreo viene colpito dal  divieto di parola con le leggi concepite dalla lobby per chiudere la bocca ai “negazionisti”, e  subisce le persecuzioni contro la libertà di pensiero per cui è stato condannato  a 18 mesi di galera, poche giorni fa, Alain Soral,  quello della “destra dei Valori, Sinistra del Lavoro”.
Queste manifestazioni di repressione, come l’equazione delirante di Attali,  vengono  però  dalla sensazione, da parte dei signori,   che il “ordine costituito” europeista da disfacendo.   Anche se il  “sovranismo” è sconfitto  in Italia, dove hanno ora un governo che eseguirà  le politiche di austerità e “riforme  strutturali” che gli italiani hanno dovuto sopportare  per un decennio, essi sanno che le conseguenze saranno disastrose comunque. Perché non possono dare nulla al nuovo governo, e quindi condannano l’Italia  a “bassa crescita, disoccupazione persistentemente alta, crescita dei salari lenta, aumento dei tassi di povertà”  con conseguente  “crescente instabilità sociale”.
In Francia,   l’instabilità sociale è già conclamata, come dimostrano le violenze poliziesche contro i Gilet Gialli – ossia contro cittadini che non hanno commesso alcun delitto.  Due giorni prima dell’eccidio al coltello dei quattro poliziotti per mano del quinto collega,  c’è stata  a Parigi  una manifestazione di migliaia di agenti, “marcia della collera”, per chiedere migliori condizioni di lavoro e un vero programma contro la piaga dei suicidi, c he colpisce la categoria.   Sul marciapiede, senza far nulla, c’era un esponente dei Gilet Gialli, insieme a due o tre persone.  I poliziotti   hanno circondato il gruppetto con gli scudi, come fossero dei jihadisti.
https://twitter.com/LPLdirect/status/1179422184739090434
Ma quelli sono,  appunto, cittadini, non delinquenti.   Bisogna pur chiedersi se  i suicidi non derivino da un profondo  senso di  tradimento della funzione dell’agente di sicurezza, da  agente al servizio della cittadinanza, ad  agente persecutore non dei criminali ma della “gente”, dei propri simili sociali.
Gli insegnanti sperimentano sulla loro pelle, letteralmente, la frattura con  la società cui   appartengono i loro studenti. Anche fra il corpo docente si moltiplicano i suicidi.



🇫🇷 [FLASH] - Dio, 19 ans, sans-papiers, a frappé son professeur de sport dans un lycée à après que celui-ci lui a demandé d'enlever sa casquette.

Il a été jugé en comparution immédiate : 8 mois de prison.
Le professeur est en arrêt de travail pour au moins 5 mois.
(LP)



C’è del  panico nell’isteria  di Attali. E non è il solo: si può fare un lungo elenco di farsi deliranti pronunciate dai potenti  del  progetto europeo, che indicano la spavento e la sensazione di essersi cacciati da soli in una trappola, finanziaria e sociale.   Uno di questi:
Il banchiere Mustier sa che cosa è una corsa agli sportelli? (Ecco perché vogliono abolire il contante  – Panico europeista).
P.S. "La sovranità appartiene al popolo ..." Attali non fa altro che disprezzare e calpestare la nostra Costituzione.

venerdì 4 ottobre 2019

E' IN ARRIVO UNA STANGATA DA 75 MILIARDI DI EURO

I DETTAGLI DELL'ENNESIMA MAZZATA A DANNO DEI CONTRIBUENTI SONO MESSI NERO SU BIANCO NELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO APPENA APPROVATA DAL GOVERNO GIALLO-ROSSO 
SALGONO SIA LE IMPOSTE SUI REDDITI SIA L'IVA 
D'ANGELO (UNIMPRESA): "SMASCHERATA L'ENNESIMA PRESA IN GIRO"

tasseTASSE
(AGI) - Stangata fiscale da oltre 75 miliardi di euro tra il 2020 e il 2022. Nei prossimi tre anni le tasse e i contributi previdenziali saliranno di 75,3 miliardi: dagli 813 miliardi del 2018, quest'anno si arriverà a 827 miliardi per poi salire progressivamente fino agli 890 miliardi del 2022, con una impennata complessiva del 9,25%. Questi i dati principali dell'operazione fact checking realizzata dal Centro studi di Unimpresa sulla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza appena approvato dal Consiglio dei ministri, secondo la quale sono destinati a salire anche i versamenti allo Stato per contributi sociali e previdenziali: l'incremento, che produce effetti sul costo del lavoro per le imprese, sara' di oltre 20 miliardi.

tasseTASSE
Grazie al calo dello spread, secondo i calcoli di Unimpresa, e' in arrivo un tesoretto di 8,4 miliardi dovuto ai minori esborsi sul fronte della spesa per interessi, ma niente spending review complessiva: le uscite dal bilancio pubblico cresceranno sistematicamente, tant'è che dagli 853 miliardi dello scorso anno si arriverà ai 909 miliardi del 2022 per un aumento complessivo di quasi 55 miliardi pari a una crescita del 6,42%.

"I numeri dicono sempre la verità e smascherano le prese in giro del governo, delle quali siamo ormai stufi. Le promesse politiche da una parte e i numeri dall'altra. Le imprese avrebbero bisogno di pagare meno tasse e invece ne pagheranno sempre di più", commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D'Angelo. Secondo l'analisi dell'associazione, realizzata sulla base della Nadef, il totale delle entrate tributarie si attesterà a quota 506,3 miliardi alla fine del 2019: di questi, 250,1 miliardi sono le imposte dirette (come Irpef, Ires, Irap, Imu), 255,1 miliardi le indirette (come Iva, accise, registro) e 1,1 miliardi le altre in "conto capitale".

tasseTASSE
Si tratta di una voce del bilancio pubblico che salirà a 531,7 miliardi nel 2020 (rispettivamente 250,3 miliardi, 280,3 miliardi e 1,1 miliardi), a 546,3 miliardi nel 2021 (rispettivamente 254,8 miliardi, 290,4 miliardi e 1,1 miliardi), a 554,8 miliardi nel 2022 (rispettivamente 258,1 miliardi, 295,5 miliardi e 1,1 miliardi). Complessivamente, considerano la variazione di ciascun anno del quadriennio in esame rispetto al 2018, l'aumento delle entrate tributarie nelle casse dello Stato sara' pari a 51,1 miliardi (+10,16%): le imposte dirette cresceranno di 9,3 miliardi (+3,74%), le indirette di 42,3 miliardi (16,71%) e le altre si ridurranno di 458 milioni (-29,17%).

Cresceranno, spiega Unimpresa, anche le entrate relative a contributi sociali (previdenza e assistenza): dai 234,9 miliardi del 2018 si passera' ai 241,4 miliardi del 2019, ai 245,4 miliardi del 2020, ai 249,3 miliardi del 2021, ai 254,9 miliardi del 2022. L'incremento complessivo di questa voce, che ha effetti sul costo del lavoro per le imprese, sara' pari a 20,1 miliardi (+8,53%).
tasseTASSE

In salita, poi, anche le altre entrate correnti per 4,1 miliardi (+5,43%). Ne consegue che il totale delle entrate dello Stato aumenterà di 75,3 miliardi (+9,25%) rispetto al 2018 nei prossimi quattro anni: dagli 827,1 miliardi del 2019 si passera' agli 857,1 miliardi del 2020, agli 875,2 miliardi del 2021 e agli 889,1 miliardi del 2022.

Nessuna variazione particolarmente significativa per la pressione fiscale, destinata a restare stabile. Il totale delle entrate dello Stato rispetto al prodotto interno lordo, arrivate a quota 41,8% nel 2018, si attesterà al 41,9% nel 2019, al 42,6% nel 2020, al 42,6% nel 2021 e al 42,3% 2022. Tutto questo con una crescita assai modesta: il Pil dovrebbe crescere, secondo la NaDef, dell'1,01% quest'anno, dell'1,02% nel 2020, dell'1,02% nel 2021 e dell'1,03% nel 2022.

TASSETASSE
Accanto alla crescita delle tasse, c'e' quella della spesa pubblica. La spending review pare inefficace: il totale delle uscite - arrivate a 854,6 miliardi nel 2018 - si attesterà a 868,2 miliardi nel 2019, a 884,2 miliardi nel 2020, a 899,4 miliardi nel 2021 e a 909,4 miliardi nel 2021. Complessivamente, rispetto al 2018 ci sara' un incremento della spesa di 54,8 miliardi (+6,42%).

Saliranno le uscite correnti per complessivi 59,4 miliardi (+8,13%). In leggero aumento la spesa in conto capitale ovvero la voce che riguarda gli investimenti pubblici, specie quelli in infrastrutture e grandi opere: lo Stato aumenterà lievemente questa voce e ci sara' una crescita complessiva di 3,8 miliardi (+6,62%). Risparmi in arrivo sul fronte della spesa per il servizio del debito pubblico (interessi passivi) che calerà, secondo le previsioni del governo, per a 8,4 miliardi (-13,13%).

Fonte: qui

L'EX MINISTRO DELLO SVILUPPO, CALENDA, SI PENTE: “QUANDO GIAVAZZI E ALESINA SCRIVEVANO SUL 'CORRIERE' CHE NON BISOGNAVA SALVAGUARDARE IL POSTO DI LAVORO MA IL LAVORO, IO DICEVO ‘OH CHE GRAN FIGATA’. POI QUANDO HO AVUTO DAVANTI L’OPERAIO DELL’EMBRACO HO CAPITO CHE ERA UNA GRAN CACCHIATA...”



calendaCALENDA
Carlo Calenda fa mea culpa. Oggi il parlamentare europeo ha manifestato sotto al Mise insieme agli operai della ex-Embraco per chiedere chiarezza sul piano industriale della nuova proprietà, gli italo-cino-israeliani della Ventures. Sotto al ministero Calenda è stato più volte interrotto e contestato da un lavoratore presente, che lo ha accusato di avere “409 lavoratori sulla coscienza”. Calenda lo ha invitato a tacere: “Senza di me - gli ha detto- eravate tutti licenziati”.

A sera, l’eurodeputato partecipa alla presentazione dell’ultimo libro di Antonio Polito, con Massimo D’Alema. Calenda torna sulla manifestazione per i lavoratori della ex Embraco. “Oggi vengo da cinque ore al ministero dello Sviluppo, per una volta non sopra ma sotto. La Embraco è un’azienda di straordinaria capacità. Gli operai sono i migliori. A un certo punto l’azienda gli dice di andare a fare training agli operai slovacchi. Loro ci vanno, ma intanto chiedono: “Mica chiuderete e vi trasferite?”. E quelli assicurano che no, non lo faranno. Ma poi gli chiudono la fabbrica”.
ALESINA GIAVAZZIALESINA GIAVAZZI

Il caso dello stabilimento di Riva di Chieri sollecita Calenda a una riflessione amara. “Una delle più grandi cazzate che abbiamo raccontato è che non si salvano i posti di lavoro, ma si salva il lavoro. Per cui pensiamo che un operaio di cinquant’anni che ha passato la vita a fare impianti può andare a lavorare nell’economia delle app. Queste cazzate le abbiamo sostenute, io le ho sostenute, per 30 anni. E poi dice che vincono i sovranisti...”.

carlo calenda direzione del pd 3CARLO CALENDA DIREZIONE DEL PD 
Per l’europarlamentare “bisogna ricentrarsi su un liberalismo di metodo. La democrazia liberale deve recuperare il pragmatismo. E se la società va meno veloce del progresso, la società salta per aria”. Il paradigma di riferimento deve essere il liberalismo sociale. “Io per 30 anni ho ripetuto tutte le banalità che si sono dette nel liberismo economico. Quando Giavazzi e Alesina scrivevano sul Corriere che non bisognava salvaguardare il posto di lavoro ma il lavoro, io dicevo ‘oh che gran figata’. Poi quando ho avuto davanti l’operaio dell’Embraco ho capito che era una gran cacchiata”. Fonte: qui

VINO ITALIANO SALVO, QUELLO FRANCESE NO: TRUMP USA LE TARIFFE PER DIVIDERE LA UE

SULL'OLIO ROMA VIENE 'ESENTATA', MADRID RANDELLATA 
PARLARE DI SOLLIEVO ITALIANO È FUORI LUOGO, VISTO CHE, COMUNQUE, I DAZI COLPIRANNO 460 MILIONI DI DOLLARI DI EXPORT AGROALIMENTARE DEL NOSTRO PAESE VERSO L'AMERICA 
LA STRATEGIA USA
Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

trumpTRUMP
Divide et impera. Sempre alla ricerca di occasioni per punire la Ue perché per lui, sul terreno commerciale, anche i Paesi alleati sono nemici, Donald Trump ha approfittato del caso Airbus per penalizzare ulteriormente l' export europeo verso gli Usa e anche per dividere gli Stati dell' Unione. Con un occhio di riguardo per l' Italia (che non fa parte del consorzio aeronautico).

Dai complicati elenchi dei prodotti soggetti a dazio - divisi per settori merceologici e per Paesi - esce un quadro a macchia di leopardo nel quale, ad esempio, l' olio italiano si salva mentre quello spagnolo viene tassato. Salvi anche la pasta, il prosecco, che sembrava una vittima predestinata, e i vini italiani mentre quelli francesi pagheranno un dazio del 25 per cento. Come i biscotti inglesi e tedeschi (ma non il made in Italy di Ferrero e Barilla-Mulino Bianco). Salvo anche il prosciutto: i dazi colpiranno solo le carni suine cotte.
vino italianoVINO ITALIANO

Parlare di sollievo italiano è fuori luogo, visto che, comunque, i dazi colpiranno 460 milioni di dollari di export agroalimentare del nostro Paese verso l' America. Molto in valore assoluto, poco rispetto ai 7,5 miliardi di dollari di export Ue che Washington è stata autorizzata a colpire dal Wto: e l' Italia è un partner commerciale di prima grandezza degli Usa.

Insieme ai salumi, a soffrire saranno soprattutto parmigiano, grana e pecorino, ma lì era difficile spuntarla perché i produttori americani di formaggi sono una lobby potente che protesta da anni per il divieto di esportare in Europa le versioni del parmesan Usa e di altri formaggi tipici delle nostre terre. E, comunque, rispetto allo spaventoso scenario iniziale - via libera del Wto a dazi fino al 100%, un raddoppio del prezzo che avrebbe ucciso questi prodotti - la tassa del 25% decisa ieri rappresenta una penalizzazione che inciderà sui consumi ma non distruggerà il mercato. Se l' è cavata, invece, la mozzarella di bufala: un po' perché l' America non produce molto latte di bufala, un po' per accordi commerciali tra associazioni di produttori che la nostra ambasciata aveva favorito per tempo, vedendo nuvole all' orizzonte.
TrumpTRUMP

Curiose le scelte americane sugli alcolici: tassano il vino francese ma non lo champagne. C' è poi un dazio su whiskey scozzesi e irlandesi che, più che una punizione per i sussidi all' Airbus, sembra una rappresaglia per la tassa sul bourbon Usa messa dall' Ue quando Trump ha imposto dazi su acciaio e alluminio europeo. Il dazio sui liquori in Italia penalizza soprattutto Campari. Che, però, salva il Grand Marnier (uno dei suoi marchi) mentre ancora non è chiaro se gli americani pagheranno una tassa sullo spritz: la gradazione alcolica dell' Aperol è border line, potrebbe essere esentato.

Osho su Gentiloni e TrumpOSHO SU GENTILONI E TRUMP
La «battaglia dell' Airbus», combattuta per anni, è costellata di paradossi e si conclude con un esito negativo per tutti, anche se Trump parlerà di vittoria e di lezioni impartite a Bruxelles. Il paradosso è che l' industria aeronautica, all' origine del caso, viene tassata meno di quella alimentare (10% invece del 25). Questo perché nel frattempo Airbus ha costruito uno stabilimento in Alabama e la gestione dei jet europei in servizio negli Usa dà lavoro a più di 200 mila americani. C' è anche un paradosso italiano: non solo non siamo nell' Airbus, ma già negli anni '80, quando l' allora Aeritalia del gruppo Iri convinse i politici della Prima Repubblica a scegliere gli americani di Boeing e McDonnell-Douglas come partner al posto di Airbus, lo fece spiegando che il consorzio, già allora sovvenzionato dai governi, prima o poi sarebbe stato messo sotto accusa da Washington.
LA CRINIERA AL VENTO DI GIUSEPPE CONTELA CRINIERA AL VENTO DI GIUSEPPE CONTE




Il governo Usa oggi canta vittoria dopo una battaglia legale di 15 anni. In realtà nessuno esce davvero vincitore da questa vicenda: sommandosi agli effetti negativi della guerra commerciale Usa-Cina, i dazi per l' Europa mettono altra sabbia negli ingranaggi del commercio internazionale, frenando tutte le economie. Penalizzano le imprese europee, ma vengono di fatto pagati dai consumatori americani mentre anche il sistema Usa sta rallentando in modo preoccupante.

Tra 9 mesi, poi, quando il Wto autorizzerà le sanzioni contro l' America per i sussidi alla Boeing, sarà la volta della rappresaglia europea. Sempre a base di sovrattasse deprimenti. A meno che nel frattempo Trump, sbandierata una vittoria d' immagine, non si metta a negoziare con l' Europa. Magari sospendendo (come ha già fatto con la Cina) l' attuazione delle sanzioni previste operative dal 18 ottobre.

Fonte: qui

giovedì 3 ottobre 2019

ROMA, CI SONO DIECI GIORNI PER EVITARE IL CAOS

I PRESIDI AVVERTONO: “RISCHIAMO DI CHIUDERE LE SCUOLE A CAUSA DEI RIFIUTI” 
PER I MEDICI SIAMO ALLA VIGILIA DI UN’EMERGENZA SANITARIA 
VIRGINIA RAGGI E ZINGARETTI DEVONO TROVARE UN'INTESA PER EVITARE CHE LA SITUAZIONE PRECIPITI: IN QUEL CASO L'ARRIVO DI UN COMMISSARIO SAREBBE SCONTATO 
PD E M5S VOGLIONO EVITARE DI REGALARE IL CAMPIDOGLIO A SALVINI…
EMERGENZA RIFIUTI A ROMA: RISCHIO COLLASSO IN 10 GIORNI ALLARME DI MEDICI E PRESIDI
Mauro Evangelisti per “il Messaggero”

tmb rifiuti rocca cenciaTMB RIFIUTI ROCCA CENCIA
I presidi avvertono: a Roma rischiamo di chiudere le scuole a causa dei rifiuti. L'ordine dei medici aggiunge: siamo alla vigilia di un'emergenza sanitaria, con la spazzatura che resta sui marciapiedi. Ci sono dieci giorni per evitare il caos, visto che il 14 ottobre scade l'ordinanza regionale che obbliga tutti gli impianti del Lazio a farsi carico dei rifiuti romani. Già oggi l'unico tmb di Ama, a Rocca Cencia, è allo stremo, mentre la municipalizzata è allo sbando, affidata dalla sindaca Raggi a un attivista M5S che non conosce l'azienda e che non si è mai occupato di rifiuti.
ROCCA CENCIAROCCA CENCIA

IL NEO AD
Ieri il nuovo amministratore unico dell'Ama, Stefano Zaghis, fedelissimo del Movimento 5Stelle voluto dalla Raggi per guidare un'azienda con quasi ottomila dipendenti, ha spiegato che «la priorità ora è pulire la città». Non proprio una idea rivoluzionaria, anche perché è da tre anni che i romani si aspettano questo risultato dall'amministrazione Raggi di cui Zaghis è espressione.

Ma la situazione è destinata a peggiorare fin dalle prossime settimane, il piano che il vecchio Cda, costretto a dimettersi, aveva messo in campo per uscire dalla fase di criticità è stato fermato. «Ci hanno lasciati soli, così è impossibile lavorare» hanno spiegato Paolo Longoni e Luisa Melara, ex ad ed ex presidente dell'Ama. Ieri parlando a RadioRadio, la dirigente della Direzione rifiuti di Roma Capitale, Laura D'Aprile, ha replicato: «Non c'è stato alcun tipo di abbandono».
VIRGINIA RAGGI A ROCCA CENCIAVIRGINIA RAGGI A ROCCA CENCIA

LA PAURA
Abbandonati per strada sono i rifiuti a Roma e con l'Ama allo sbando c'è il timore che si ripeta la grande crisi vissuta a giugno e luglio. «A Roma si rischia l'emergenza sanitaria per i rifiuti» dicono Antonio Magi e Pierluigi Bartoletti, presidente e vice presidente dell'Ordine provinciale dei medici-chirurghi e degli odontoiatri (Omceo) di Roma.

«Occorre evitare che in breve tempo si creino nella Capitale cumuli di immondizia in ogni strada, nei pressi di scuole, ospedali, luoghi pubblici e che un simile degrado diventi attrattivo per gli animali». Non c'è tempo da perdere, il caos in cui versa l'Ama con le ennesime dimissioni dell'ennesimo Consiglio d'Amministrazione e la nomina di un nuovo responsabile preoccupa l'Ordine dei medici di Roma e provincia che continua a monitorare costantemente la situazione. La raccolta dei rifiuti nella Capitale d'Italia si regge, e male, su un fragilissimo equilibrio basato principalmente sulla buona volontà delle Regioni vicine ad accogliere, seppur a caro prezzo, i nostri residui. Non c'è spazio dunque per improvvisi blackout del ciclo di raccolta e smaltimento».
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 31CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA 

C'è un altro punto di vista, quello dei presidi delle scuole romane che addirittura ventilano l'ipotesi della sospensione delle lezioni a causa delle montagne di spazzatura sui marciapiedi. «Come segnalato da molti presidi di istituti comprensivi e scuole superiori romane, sia in zone centrali della città sia in periferia la situazione dei rifiuti abbandonati presso gli edifici scolastici o all'interno dei cortili sta aggravandosi di giorno in giorno» si legge in una nota dell'Associazione nazionale presidi di Roma.

cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 19CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA 19
«Qualora non venga preso in attenta considerazione organizzativa l'appello dei medici e delle scuole chiediamo che ogni Asl di zona si attivi per verificare lo stato igienico-ambientale ed eventualmente proceda alla richiesta di chiusura degli istituti. Ci associamo all'appello dell'ordine dei Medici affinché venga risolta al più presto una situazione di degrado e di pericolosità che mette a repentaglio la salute».

COMMISSARIAMENTO PIU’ VICINO
Simone Canettieri per “il Messaggero”

Il caso della spazzatura della Capitale e della paralisi dell'Ama l'azienda dei rifiuti sta mettendo sulla graticola anche il governo rosso-giallo. Per la prossima settimana il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, ha convocato la sindaca Virginia Raggi e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
virginia raggi nicola zingarettiVIRGINIA RAGGI NICOLA ZINGARETTI

SUMMIT
Il vertice avverrà mentre Roma sta vedendo crescere di nuovo i cumuli di spazzatura ed il lavoro di messa in sicurezza del sistema, iniziato dal Cda formato da Melara, Longoni e Ranieri - tutti scelti dalla Raggi - si è bruscamente interrotto dopo tre mesi e mezzo, per la rottura con il Campidoglio. Costa sa che una Roma di nuovo ricoperta dai rifiuti sarà una bomba a orologeria che metterà a rischio anche gli equilibri di governo.

cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 1CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA
Costa e Zingaretti tenteranno di convincere la Raggi da una parte a fare uscire dalla paralisi Ama, il cui ultimo bilancio approvato è quello del 2016, dall'altra faranno pressione perché finalmente la sindaca accetti la realizzazione di impianti che a Roma mancano, come anche l'ex consigliere di amministrazione di Ama, Massimo Ranieri, ha denunciato, inascoltato. In una intervista il ministro dell'Ambiente ha insistito sulla necessità di realizzare un centro di stoccaggio per i rifiuti della durata di due o tre anni; il piano regionale dei rifiuti, sul quale entro domani Roma Capitale deve inviare le osservazioni, spiega che serve una discarica, visto che a fine anno chiuderà quella di Colleferro dove ogni giorno vanno mille tonnellate di scarti.
virginia raggi e nicola zingaretti 1VIRGINIA RAGGI E NICOLA ZINGARETTI 1

Raggi e Zingaretti devono trovare un'intesa per evitare che la situazione precipiti: in quel caso l'arrivo di un commissario sarebbe scontato. Un'eventualità ventilata nelle stanze del governo, ma sempre allontanata: il danno d'immagine per la Capitale sarebbe enorme, al di là delle ricadute per la grillina, a meno di un anno e mezzo dalla fine del mandato. Fonti M5S spiegano: «Virginia e Nicola devono trovare un'intesa per bloccare l'opa di Salvini sul Campidoglio».

Il patto è tutto da costruire, ma potrebbe materializzarsi già la prossima settimana durante la cabina di regia. Il Comune punta a una proroga dell'ordinanza fino al 30 gennaio. Il provvedimento firmato da Zingaretti obbliga tutti gli impianti del Lazio a ricevere i rifiuti romani (ma c'erano anche delle prescrizioni nei confronti che Ama non ha rispettato, a partire dall'approvazione del bilancio) e ha giù avuto una proroga, ma soltanto fino al 14 ottobre, secondo la sindaca Virginia Raggi una data troppo ravvicinata.
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 18CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA

SANZIONI
Non solo: la sindaca vorrebbe fare in modo di riscrivere le prescrizioni per far inserire penali nei confronti degli impianti che non accolgono tutta la quantità di rifiuti stabilita. In questo modo si eviterebbe l'ennesimo Natale tra i rifiuti: un selfie che Salvini è pronto a scattarsi per lanciare l'assalto al Campidoglio. Ecco perché gli sherpa del Pd e del M5S sono pronti a trovare una soluzione che blocchi sul nascere qualsiasi aggressione (politica della Lega).

SINTESI
Il primo passo concreto da fare passa da una nuova ordinanza. Che arrivi al primo mese del 2020 e che nel merito modificata. Ma per arrivare a questo traguardo occorre che ci sia una sintesi politica. Che potrebbe funzionare proprio in virtù del meccanismo già visto per la formazione del nuovo governo: meglio un'intesa giallorossa che la riscossa della Lega. Un fattore che chiaro a tutti. A partire dal premier Giuseppe Conte che per il momento non sta intervenendo. Così come Luigi Di Maio che da giorni continua a tirarsi fuori dalle cose romane che lo hanno scottato troppe volte.
raggi zingaretti-2RAGGI ZINGARETTI

Adesso starà a Sergio Costa, titolare dell'Ambiente e grillino doc, cercare di ricucire i rapporti con il Campidoglio. In questa fase il ruolo di Max Bugani torna più che comodo: il nuovo capo-staff lavora a tutto campo per ricostruire i ponti. E si prende l'onere, tutto politico di attaccare Salvini: «Matteo, fatti un favore, smetti di rompere le scatole a Virginia Raggi. A volte il silenzio è la cosa migliore. Ti ricordo solo che molti sindaci leghisti sono stati arrestati per reati gravi e che il vostro sindaco n.1, citato come esempio di buon governo, si chiama Bitonci ed è crollato miseramente». La questione come sempre è tutta politica. Ma servono subito soluzioni tecniche visto che Ama è sull'orlo del baratro e già ci sono i rifiuti sui marciapiedi. Fonte: qui


L’AMMINISTRATORE DELEGATO DIMISSIONARIO DELL’AZIENDA DEI RIFIUTI DI ROMA(AMA) ATTACCA LA RAGGI A “CIRCO MASSIMO”: “L’EMERGENZA ROMANA SI RISOLVE FACENDO IMPIANTI. 
MA DALLA SINDACA ABBIAMO AVUTO COME RISPOSTA SOLO NO. 
NON SONO IN GRADO DI DIRE SE È ALL’ALTEZZA DEL RUOLO. 
SO CHE NOI ABBIAMO SFIDUCIATO IL SOCIO (IL COMUNE) PERCHÉ NON SAPEVA FARE IL SOCIO”


PAOLO LONGONI 1PAOLO LONGONI 
L'emergenza rifiuti di Roma continua. E il consiglio di amministrazione della municipalizzata Ama si è dimesso pochi giorni fa. "Dei sei consigli di amministrazione che si sono succeduti l'uno dopo l'altro, noi siamo i primi che si sono dimessi revocando la fiducia al socio, mentre tutti gli altri sono stati revocati dal socio. C'è una differenza fondamentale", dice a Circo Massimo, su Radio Capital, l'ad dimissionario Paolo Longoni.

Come si risolve il problema dei rifiuti a Roma? "Facendo impianti. Ma dalla sindaca abbiamo avuto come risposta no agli inceneritori, no alle discariche, solo raccolta differenziata, e in più ci ha detto che devono diminuire i rifiuti. Tre di queste quattro cose", spiega il manager, "non sono nella possibilità di Ama, perché gli impianti non può farli Ama - potrebbe se fosse destinataria di risorse per gli investimenti - e perché far diminuire i rifiuti non è un'attività che può svolgere la società che fa la raccolta". Però si possono togliere i rifiuti dalle strade: "Sì, e metterli dove?"
RAGGI RIFIUTIRAGGI RIFIUTI

"Il problema si risolve nel breve termine continuando a operare sotto emergenza, cioè costringendo gli impianti ad accettare rifiuti anche in maniera coercitiva", continua Longoni, "Ci sono state ordinanze della regione Lazio che ci hanno consentito a luglio e ad agosto di ripulire per intero la città nel giro di 4 giorni. E nel medio termine bisogna incentivare il più possibile e portare la differenziata ai livelli massimi possibili delle grandi città - Milano e Venezia sono virtuose e sono al 56%, Roma è attorno al 40 - e poi dotare la città e la regione di impianti.

virginia raggi (2)VIRGINIA RAGGI (2)
Non c'è una strada terza. E Ama deve al suo interno diventare efficiente, perché non lo è, visto che ha una serie di problemi interni consolidati di inefficienza e malfunzionamenti che derivano da trascuratezze del passato, derivate anche dalle gestioni". Dopo questa esperienza, il giudizio sulla sindaca di Roma non è positivo: "Se Raggi è all'altezza del ruolo? Non sono in grado di rispondere. So che noi abbiamo tolto la fiducia al socio perché non sapeva fare il socio", chiude Longoni.

Fonte: qui

''REPORT'' INTERVISTA L'OLIGARCA RUSSO KONSTANTIN MALOFEEV, CHE CONFERMA L'ESISTENZA DI UNA TRATTATIVA SULLA COMPRAVENDITA DA 1,5 MILIARDI DI DOLLARI DI GASOLIO, CON UNO SCONTO SUL PREZZO DEL 10 PER CENTO: IL 4 PER LA LEGA, IL 6 PER I RUSSI

IN UN VIDEO SAVOINI E SALVINI ASSIEME A MOSCA IL GIORNO PRIMA DELL'INCONTRO AL METROPOL


VIDEO - L'ANTEPRIMA DI ''REPORT'' SUL CASO DI SAVOINI-MOSCA-SALVINI



Sandro De Riccardis per “la Repubblica”


Sandro De Riccardis per “la Repubblica

Il 17 ottobre 2018, poche ore prima dell' incontro all' hotel Metropol di Mosca - dove Gianluca Savoini incontra i tre funzionari russi per discutere della compravendita di petrolio che avrebbe dovuto portare nelle casse della Lega 65 milioni di dollari - lui e Matteo Salvini si trovano a pochi metri di distanza.
savoini ascolta salvini a moscaSAVOINI ASCOLTA SALVINI A MOSCA

Savoini, ex portavoce proprio di Salvini e presidente dell' associazione Lombardia- Russia, è seduto in prima fila nella sala dell' hotel Lotte, dove Confindustria Russia ha organizzato un incontro con gli imprenditori. E Salvini è proprio lì, di fronte, sul palco. A confermarlo, un video di Report , che sarà nella puntata di lunedì 21 ottobre, alle 21.15, su Rai3. Un estratto del filmato è in anteprima sul sito di Repubblica .

Salvini e Savoini. Il giorno prima della trattativa al Metropol. A pochi metri di distanza l' uno dall' altro. Immagini che rendono poco credibile la versione che da mesi viene data dall' ex viceministro italiano. E cioè che lui, dell' incontro della mattina dopo al Metropol, non ha mai saputo nulla. «Non è una cosa seria», ha detto di nuovo ieri Salvini, commentando la rivelazione di Repubblica sull' esistenza di un foglio - agli atti dell' indagine della procura di Milano - che proverebbe l' accordo del Metropol.

matteo salvini conferenza stampa sulla russiaMATTEO SALVINI CONFERENZA STAMPA SULLA RUSSIA
Nell' inchiesta di Giorgio Mottola, anche un' intervista esclusiva all' oligarca russo Konstantin Malofeev, titolare di un fondo di investimento da un miliardo di dollari, che conferma a R eport l' esistenza di una trattativa sulla compravendita da 1,5 miliardi di dollari di gasolio, con uno sconto sul prezzo del 10 per cento: il 4 per la Lega, il 6 per i russi.

Malofeev non ha mai nascosto la sua vicinanza con l' estrema destra.
L' aveva confessata anche a Repubblica in un' intervista uscita il 6 settembre . Report racconta come Malofeev abbia fatto ottenere, tramite una banca russa, un prestito da 2 milioni di euro ai neofascisti di Jean Marie Le Pen. E, secondo le accuse mosse contro di lui in Francia, avrebbe aiutato il Fronte Nazionale di Marine Le Pen a incassare 11 milioni da una banca cipriota. Nonostante sia stato inserito nel 2014 nella lista nera delle persone non desiderate dell' Unione Europea, Matteo Salvini lo ha incontrato più volte.
matteo salvini a mosca confindustria russiaMATTEO SALVINI A MOSCA CONFINDUSTRIA RUSSIA

«Mi piace Matteo Salvini - dice ridendo nell' intervista - La prima volta che l' ho incontrato sono rimasto molto impressionato, ha idee molto forti. L' ultima volta è stato poco prima che diventasse vice primo ministro».

Ma poi Malofeev parla della trattativa sul petrolio. «A Savoini ho chiesto: "ma cos' è questa storia del Metropol?". E lui mi ha risposto: "Niente, ho parlato con dei tizi, degli avvocati. Mi hanno detto che volevano parlare di alcune faccende che riguardavano il petrolio. Abbiamo discusso di petrolio e di come io potevo aiutarli con Eni».

kostantin malofeevKOSTANTIN MALOFEEV
«Quindi le ha confermato che la trattativa c' è stata?», chiede il giornalista. «Mi ha confermato che si è incontrato con i russi e ha iniziato a parlare con loro di petrolio».

L' ex titolare del Viminale minimizza ancora "Non è una cosa seria" ma i pm di Milano continuano a scavare j Il filantropo Konstantin Malofeev, 45 anni, titolare di un fondo da un miliardo di dollari Su Repubblica L' articolo di ieri su Repubblica sul pizzino ritrovato nei telefonini dei partecipanti italiani all' incontro del Metropol con l' ipotesi della spartizione. Fonte: qui