9 dicembre forconi: liberismo
Visualizzazione post con etichetta liberismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta liberismo. Mostra tutti i post

venerdì 4 ottobre 2019

L'EX MINISTRO DELLO SVILUPPO, CALENDA, SI PENTE: “QUANDO GIAVAZZI E ALESINA SCRIVEVANO SUL 'CORRIERE' CHE NON BISOGNAVA SALVAGUARDARE IL POSTO DI LAVORO MA IL LAVORO, IO DICEVO ‘OH CHE GRAN FIGATA’. POI QUANDO HO AVUTO DAVANTI L’OPERAIO DELL’EMBRACO HO CAPITO CHE ERA UNA GRAN CACCHIATA...”



calendaCALENDA
Carlo Calenda fa mea culpa. Oggi il parlamentare europeo ha manifestato sotto al Mise insieme agli operai della ex-Embraco per chiedere chiarezza sul piano industriale della nuova proprietà, gli italo-cino-israeliani della Ventures. Sotto al ministero Calenda è stato più volte interrotto e contestato da un lavoratore presente, che lo ha accusato di avere “409 lavoratori sulla coscienza”. Calenda lo ha invitato a tacere: “Senza di me - gli ha detto- eravate tutti licenziati”.

A sera, l’eurodeputato partecipa alla presentazione dell’ultimo libro di Antonio Polito, con Massimo D’Alema. Calenda torna sulla manifestazione per i lavoratori della ex Embraco. “Oggi vengo da cinque ore al ministero dello Sviluppo, per una volta non sopra ma sotto. La Embraco è un’azienda di straordinaria capacità. Gli operai sono i migliori. A un certo punto l’azienda gli dice di andare a fare training agli operai slovacchi. Loro ci vanno, ma intanto chiedono: “Mica chiuderete e vi trasferite?”. E quelli assicurano che no, non lo faranno. Ma poi gli chiudono la fabbrica”.
ALESINA GIAVAZZIALESINA GIAVAZZI

Il caso dello stabilimento di Riva di Chieri sollecita Calenda a una riflessione amara. “Una delle più grandi cazzate che abbiamo raccontato è che non si salvano i posti di lavoro, ma si salva il lavoro. Per cui pensiamo che un operaio di cinquant’anni che ha passato la vita a fare impianti può andare a lavorare nell’economia delle app. Queste cazzate le abbiamo sostenute, io le ho sostenute, per 30 anni. E poi dice che vincono i sovranisti...”.

carlo calenda direzione del pd 3CARLO CALENDA DIREZIONE DEL PD 
Per l’europarlamentare “bisogna ricentrarsi su un liberalismo di metodo. La democrazia liberale deve recuperare il pragmatismo. E se la società va meno veloce del progresso, la società salta per aria”. Il paradigma di riferimento deve essere il liberalismo sociale. “Io per 30 anni ho ripetuto tutte le banalità che si sono dette nel liberismo economico. Quando Giavazzi e Alesina scrivevano sul Corriere che non bisognava salvaguardare il posto di lavoro ma il lavoro, io dicevo ‘oh che gran figata’. Poi quando ho avuto davanti l’operaio dell’Embraco ho capito che era una gran cacchiata”. Fonte: qui

martedì 2 aprile 2019

LA UE “TEDESCA” , ARRETRAMENTO STORICO

Qualche settimana fa, il governo tedesco s’è accorto che la Germania  è rimasta indietro  nella Intelligenza Artificiale (AI)  rispetto all’Asia e agli Usa. “Stanzieremo enormi somme per recuperare vigorosamente  e portare la Germania alla testa” della ricerca e del business connesso.  Quanto, esattamente? “Un sacco di  soldi. Macron ha messo sul tavolo 2 miliardi per la AI. Lo supereremo”.
Ora, un articolo di Handelsblatt rivela che di quei 3 miliardi,  solo 500 sono denaro fresco; gli altri  sono  dirottamenti  da altri settori di  ricerca e sviluppo.
“Auguri, Germania!”, commenta Evgeny Morozov, il massimo giornalista esperto di innovazione e telematica: “Google per il solo 2018 ha dedicato alla spesa capitale [ricerca e sviluppo]  26 miliardi di dollari”.
Che dire? Eppure la potenza tedesca ha centinaia di miliardi:  basta pensare ai 200 e passa che ha lucrato con l’export. Sono immense somme di denaro che, non trovano impiego in una Europa perché vi imperano  austerità e recessione,  assetati di rendimenti, vanno a investirti in Turchia, in Usa, dovunque  nella finanza improduttiva. Rischiosamente e senza frutto  (vedi derivati Deutschebank)

Avarizia come metodo di governo

Da qui vediamo con plastica  evidenza fino a che punta la Germania sia collettivamente dominata dall’avarizia – una vera patologia spirituale e comune, che non riconosce come tale – fino a danneggiare il proprio stesso futuro.
Questa  patologica, meschina spilorceria, che ha imposto alla UE sotto forma di “ordoliberismo” e “bilanci in attivo”  ha  determinato un vero arretramento del continente europeo – il continente che per tre millenni è  stato fonte primaria della cultura e della scienza.  Per mera grettezza, la Germania ha  “perso”, e ci ha fatto perdere, una intera nuova fase dell’avanzamento tecnico-industriale e (quel che più interessa agli taccagni egemoni)   un “nuovo modello di business”  lucrosissimo.
Per capire di cosa si tratti, cito ancora Morozov:
Nel 2018, Google, Amazon, Microsoft e Facebook   hanno complessivamente investito in conto capitale (cose come centri di dati, AI eccetera) un totale di 77,7 miliardi.   Che sono 6,2 miliardi in più di quello che investono i quattro giganti del petrolio, Shell, Exxon,BP e Chevron insieme”.
Spese per investimenti (un tempo le facevano gli Stati). Confronto tra colossi petroliferi e colossi telematici
Le Sorelle petrolifere sono il   “vecchio modello di business” ; adesso, senza liberarci  dalla soggezione a loro,   passiamo  come europei alla subordinazione alle  Quattro Sorelle  telematiche, “GAFA”  – Google, Apple, Facebook, Amazon (e naturalmente Microsoft)  –  che in Europa esercitano un monopolio totale, profitti immensi in miliardi di euro, e la perfetta evasione fiscale: tutto grazie alle “normative europee” che consentono  a questi giganti di  vendere in Italia e fatturare in Irlanda – in nome del sacri principio della concorrenza – e in nome dello stesso sacro principio, bloccare le fusioni, necessarie in questo settore innovativo, per raggiungere le dimensioni indispensabili a competere sul piano globale.
L’Europa ci protegge” – e ci rende nani economici. Nel nuovo  business,  basta Samsung (Corea del Sud, 49 milioni di abitanti) a superarci. 

Mentre, naturalmente, smartphone, tv, laptop e schermi piatti   di cui siamo pieni, non hanno marca Irradio o Telefunken, perché Berlino ha puntato  tutto sulla produzione di auto.  E a cui l’integrazione dell’Est ex-sovietico ha fornito le legioni di manodopera a salari dimezzati, consentendo alla leadership germanica di   mantenere la sacra “competitività”  e i bei lucri,  grazie anche all’euro svalutato per la Germania e sopravvalutato per il Sud dell’area monetaria.
Tutto ciò ha  reso ancora più acuta  la taccagneria autoritaria della  Potenza Egemone,  e quel  carattere che va sempre insieme all’avarizia: l’ottusità intellettuale.  La perdita di intelligenza e di sguardo sul mondo, l’urgenza di coltivare  eccellenze per innovare.  Cose da far rivoltare nella rispettabile tomba il grande Albert Speer, che (per quanto  inquadrato nel Male Assoluto) almeno non era avaro: nelle Memorie del Terzo Reich si dispiace  di non aver capito l’importanza dei laboratori che studiavano l’atomica tedesca, perché “ci chiedevano pochissimi fondi”.
Il che ci dovrebbe far aprire un capitolo su come il capitalismo ha peggiorato la Germania. Quella che a Wall Street è grandiosa cupidigia   (“Greed is good!”)   che non esita ad  fare epici investimenti, a Berlino si è adottata in forma di spilorceria.  Patologica e moralistica, e  sboccante in arretratezza. Non è certo un caso se  sotto il ventennio   Merkel  la Germania ha chiuso le centrali nucleari per  aprire cave di lignite, con cui alimenta a buon prezzo le potenti industrie – obsolescenti, in quanto legate al “precedente business model”.
Sicché adesso è un po’ strano lo sconvolgimento che ha colto Bruxelles e Berlino per la visita di Xi e l’adesione dell’Italia alla Via della Seta.
“ Gli investimenti  cinesi  – si domanda  il saggista Cyrill Delvin – “ di solito,  fluiscono verso paesi sottosviluppati o comunistici in Asia, Africa o Sud America. Quando è diventata l’Italia un tale obiettivo? Possa avere a che fare con la leadership populismo di destra?”.
Bersaglio facile  e politicamente corretto.  Che consente di non guardare più a Nord: alla lunghissima cancelleria della torpida Mutti, al provinciale ubriacone  di un paradiso fiscale  sorpassato cui ha affidato la UE, a Selmayr e a Tusk o a Moscovici  che hanno trascurato i settori avanzati  e sono essi stessi sono  culturalmente arretrati.  Sì, l’Europa  è scesa secondo mondo sudamericano,  ma prima.
L’Europa era definita un gigante economico e un nano politico; ormai è  anche un nano  economico. Ho sentito raccontare nella radio di Confindustria che, la Sicilia ha mandato alla Cina, per  la via della Seta Ferroviaria, due vagoni di arance tarocco: “Prima era impossibile  per via dei dazi di Pechino. Oggi l’Italia esporta arance e importa tutta l’elettronica Huawei. Presto, temo, turisti cinesi  arriveranno qui per godere i tatuaggi di cui si è coperta la nostra gioventù – una meraviglia che i Maori hanno abbandonato  – e le nostre danze tribali al ritmo di Sfera Ebbasta.
La decrescita è già qui,  e da un ventennio. Avvertite quei  grillini che s’immaginano che la decrescita sia “felice”,   con noi Nuovi Maori – che abbiamo felicemente ripudiato industrie e treni –  danzanti attorno al fuoco al ritmo del Trap e Rap. Non è proprio così.
Lo dimostra anche il particolare sondaggio IFOP (l’istituto francese delle analisi dopinione).
Domanda:  Alcuni dicono che per cambiare veramente la situazione nel paese servirebbe una rivoluzione. Altri affermano  che è meglio un programma di riforme. Voi a quale affermazione vi sentite più vicino?
Come vedete, quasi 4 francesi su 10 rispondono: rivoluzione.I tentativi del regime macroniano di ridurre  i Gilet Gialli ad un fenomeno criminaloide da trattare con metodi polizieschi, appaiono anch’essi dettati da arretratezza di visione politica:  da oligarchia reazionaria.  L’81 % dei francesi denuncia che la fratture fra elites e popolo non farà che allargarsi;  “Si vede una Francia all’0orlo dell’implosione: 38% dei francesi esprimono “collera”, 28, “disgusto”…”,  dice David Nguyen, direttore dell’FOP. Guardate i tedeschi: come sono contenti e ragionevoli. Guardate gli italiani  e traete voi le conclusioni.
Maurizio Blondet
Fonte: qui

domenica 26 giugno 2016

Brexit: l’Europa cade nel baratro


– Si tratta della rinascita dello sciovinismo inglese o solo dei vari problemi apparsi negli ultimi tempi?


D: Il Regno Unito non ha né le risorse, né la voglia, né la possibilità di giocare un vero ruolo importante. Il centro della civiltà occidentale è passato negli Stati Uniti dalla seconda guerra mondiale.

Quello che si vide in Europa negli anni ’70-’80, quando iniziò il processo di unificazione europea, non era la volontà europea ma della civiltà atlantica incentrata negli Stati Uniti.

Gli statunitensi decisero di porre l’Unione europea sotto controllo ed oggi, infatti, la respingono.

E il Regno Unito è il polo più filo-statunitense nell’UE. Se il Regno Unito non sarà più nell’UE, non sarà necessaria l’Unione europea continentale franco-tedesca.

– E’ l’appello della Gran Bretagna a Unione europea e USA a voler seguire tali regole?


D: Le regole del mondo globale non possono essere violate da alcuno Stato sovrano, in particolare dal Regno Unito che non è più una grande potenza. In realtà, il controllo mondiale appartiene solo agli Stati Uniti. Il Regno Unito non sarà soddisfatto di certe cose, si tratta di atti propri, di un diritto sovrano.

Ma se l’élite globale ha reso possibile la Brexit, significa che domani potrebbe vedere Francia, Germania o Italia ritirarsi dall’UE…

Non credo che sia possibile tornare agli Stati nazionali, come l’Europa del sistema di Westfalia. Si parla di qualcos’altro.

Nessuno consentirà che l’Europa torni nelle stesse condizioni precedenti l’avvio del processo d’integrazione.

Penso che vedremo ulteriori processi molto inquietanti in Europa, una vera e propria guerra civile.

Se gli inglesi sono fuori dall’UE, non lo sono dalla crisi politica migratoria che continuerà ad aggredire, e neanche dai valori ultraliberali. A mio parere, gli inglesi non hanno subito molto l’Europa. Sì, non gli piacciono certe cose. In effetti, l’Unione europea senza Regno Unito è un’Unione europea diversa. Se dovesse restare senza di essa, se cominciasse a volgersi verso i veri interessi europei continentali, avrebbe una possibilità. Ma semplicemente ciò non accadrà.

– E’ d’accordo che l’Italia, per esempio, non sia pronta a tali eventi?

D: Se lo si chiedesse oggi agli italiani, naturalmente, se ne andrebbero. E sappiamo che Lega Nord e Movimento Cinque Stelle lo chiedono.

Va affrontata la verità: l’Unione europea va a pezzi; è la fine della Torre di Babele basata su geopolitica atlantica e sistema di valori liberali.

Va notato quando si dovesse tenere un referendum. Se si dà alla gente troppo potere, voterà ciò che vuole. Così gli inglesi hanno potuto tenere questo referendum e andarsene. Se ora i cittadini europei avessero tale opportunità e italiani, tedeschi, francesi votassero per il ritiro dall’Unione europea, credo che avverrebbe il giorno dopo.

– A proposito del referendum in Scozia di due anni fa, si votò contro l’uscita dal Regno Unito, e la sua leadership fa capire chiaramente che un nuovo referendum per l’indipendenza non è lontano. È possibile?

D: Gli scozzesi hanno una certa ansia verso gli inglesi. Hanno subito molto il razzismo inglese, così come gli altri celti, gli irlandesi, che attualmente parlano di unificazione. Non ci sarà il ritorno al nazionalismo inglese. Gli scozzesi sono a favore dell’Europa come difesa contro gli inglesi, che infastidirono il mondo con la loro politica imperiale. La Gran Bretagna non solo lascia l’Unione europea, ma scompare dalla storia. Ma il Regno Unito, il destino di Cameron, il destino della Scozia e dell’Irlanda unita non sono la cosa più importante. Vediamo la fine dell’Europa, qualcosa che Spengler e i nostri slavofili predissero.

L’Europa cade nel baratro per via della propria ideologia ultra-liberista e penso che la via morbida per uscire da tale situazione, sciogliere l’Unione europea, non funzionerà.

– La gente vede crollare tutto ma ancora biasima la Russia: ancora una volta vediamo chi ne sia responsabile.

D: E’ una vera sorpresa, ma hanno ragione, mentre c’è la Brexit a Tashkent si crea il centro alternativo della civiltà multipolare, la SCO. Si tratta di più della metà del mondo, della stragrande maggioranza della popolazione e delle potenze nucleari. India e Pakistan aderiscono alla SCO e l’Iran ha parzialmente accettato di farne parte. Cosa accade oggi: Brexit e SCO, che diventa una forza importante, sono spostamenti del centro di civiltà; il centro dell’ordine mondiale è totalmente nell’altra metà del mondo. È il passaggio da occidente al mondo eurasiatico. Infatti è la nostra celebrazione.

I fondatori dell’Eurasiatismo dissero: “L’occidente e il resto”. La Brexit è il crollo dell’occidente e una vittoria per l’umanità che si oppone all’occidente e cerca la sua strada. E il fiore all’occhiello del genere umano è la SCO, la Russia, l’attuale libera sovrana multipolare Russia guidata da Putin e da chi è nel club eurasiatico. La gente comune comprende correttamente tutto.

Non possono spiegarlo ma credo che ci sia qualche profonda asimmetria tra le élite politiche e gli interessi dei popoli nel mondo.

Le élite impongono il loro ordine del giorno e i popoli vogliono qualcosa di completamente diverso.

Il popolo intuitivamente capisce che oggi il Regno Unito s’è liberato dal diktat dell’Unione Europea, di Bruxelles, e domani altri Paesi europei seguiranno la sua strada, e non è lontano il giorno in cui i popoli seguiranno il proprio destino.

– C’è un proverbio: non c’è ‘Unione europea senza Gran Bretagna, come non c’è NATO senza la Germania. Vero?


D: La Germania è un caso molto più complesso, ha meno libertà democratiche e vi è maggiore influenza politica statunitense. E se il Regno Unito è alleato volontario degli Stati Uniti, la Germania fu costretta a diventarlo, quindi è pericoloso parlare del suo ritiro dall’UE. Tuttavia, ora vi sono diversi politici molto popolari e che lo saranno ancor più. Si tratta di Alternativa per la Germania, e Frauke Petry. leader del partito, si è rallegrata elogiando gli inglesi che hanno dato l’esempio.

La NATO è la prossima. Alcuni lasceranno l’UE, altri la NATO, mentre l’occidente ha perso l’immagine di se stesso.

– E’ la fine?

D: Ora il ciclo dell’UE declina, iniziando a tramontare. Ciò non vuol dire che lo è già. Le persone che riconoscono la tendenza non sono per nulla calmate dalla rassicurazione che non accade niente di brutto, che si può ancora sistemare.

Ma chi comprende la tendenza sa ciò che accade e ci ragiona sopra.

Per gli analisti che leggono su scala globale, l’Unione europea è finita, in modo irreversibile.

Gli inglesi non rivoteranno e il punto di non ritorno della decadenza dell’Europa è superato.

– Cosa aspettarsi?

D: Gli europei devono prepararsi a rivoluzioni colorate e disintegrazione dell’Unione europea.

Dobbiamo essere pronti a difendere ripresa e rafforzamento del nostro polo alternativo globale. Non sarà facile. Deve essere chiaro che l’occidente è una bestia agonizzante, un drago ferito che può dare colpi di coda.

Così ora dobbiamo essere calmi, sicuri e decisi a raggiungere il nostro obiettivo.

Questa è una battaglia vinta, ma non è la guerra vinta. Dobbiamo seguire la strada per costruire un mondo multipolare e difendere i nostri interessi approfittando degli eventi.

GIUGNO 26, 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora