9 dicembre forconi

domenica 11 marzo 2018

PAMELA – SVOLTA NEL GIALLO DI MACERATA, TROVATO IL DNA DEL NIGERIANO OSEGHALE SUL CADAVERE DELLA RAGAZZA UCCISA

CONFERMATI I SOSPETTI DEGLI INVESTIGATORI: LA RAGAZZA INFATTI SAREBBE STATA FATTA A PEZZI PER NASCONDERE DEL TUTTO, CON L'USO DELLA CANDEGGINA, LE TRACCE ORGANICHE...

Franco Grilli per il Giornale

Svolta nel caso Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa e fatta a pezzi a Macerata.
Secondo quanto riporta il Giorno, sul cadavere della ragazza sarebbero rimaste alcune tracce di due dna. Il primo sarebbe quello di un tassista che la stessa Pamela avrebbe incontrato il 29 gennaio scorso. L'altra traccia rinvenuta invece riguarda proprio Innocent Osenghale, il nigeriano arrestato insieme ad altri due connazionali per la morte della ragazza.

Di fatto questa traccia ribalta il racconto di Oseghale davanti agli inquirenti. Il nigeriano aveva sostenuto di essere fuggito subito dopo il malore di Pamela a causa di una overdose. Questa svolta nelle indagini potrebbe confermare i sospetti degli investigatori.
innocent oseghaleINNOCENT OSEGHALE

L'ipotesi sul campo parla di un tentativo di occultamento di cadavere dopo l'omicidio. La ragazza infatti sarebbe stata fatta a pezzi per nascondere del tutto, con l'uso della candeggina, le tracce organiche. Una mossa che però è riuscita a metà dopo la scoperta delle valigie con i resti del corpo della ragazza. Adesso gli inquirenti anche grazie a queste tracce di dna proveranno a ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto all'interno della casa degli orrori.

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IL COMUNE DI NAPOLI SULL'ORLO DEL CRAC, DE MAGISTRIS GIOVEDI’ INCONTRA GENTILONI

“NON ANDREMO IN DISSESTO” 

A CHI GLI CHIEDEVA SE DAL MOVIMENTO 5 STELLE AVESSE AVUTO SEGNALI, IL SINDACO HA DETTO…


«Io da ieri sto cercando il presidente Gentiloni al telefono, mi auguro di trovarlo oggi». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tar Campania, commentando la sentenza della Corte dei Conti sui debiti del Comune di Napoli.

«Trovo incredibile - ha aggiunto de Magistris - che nonostante tutte le azioni che abbiamo messo in campo, nonostante abbiamo completamente ragione, nonostante non andiamo in dissesto, dobbiamo vedere come mettere in bilancio 100 milioni di euro da sottrarre a altro e come liberarci la cassa». Ai cronisti che gli chiedevano se dal Movimento 5 Stelle ha avuto segnali per la risoluzione del caso, de Magistris ha detto: «Non ancora, ma diamo loro il tempo di insediarsi».


Un paio d'ore dopo l'annuncio, affidato a una nota diffusa da Palazzo Chigi: «Stamattina la segreteria di Palazzo Chigi ha contattato il mio capo di gabinetto, Attilio Auricchio, per fissare un incontro sul debito CR8 a Palazzo Chigi giovedì. Oggi pomeriggio mi ha chiamato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni  con il quale mi sono intrattenuto in un cordiale colloquio telefonico.  

Non avevo dubbi che mi avrebbe richiamato vista la sua tradizionale correttezza istituzionale. Mi ha assicurato che sta seguendo personalmente la questione ed entrambi abbiamo auspicato che giovedì, a Palazzo Chigi, si possa chiudere definitivamente la questione con il via libera per l’eliminazione dell’intero pignoramento delle casse del Comune di Napoli».

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“LA SANITA’ IN CAMPANIA FUNZIONA MALE”


E L'ONCOLOGO DI NAPOLI VA A CURARSI IL CANCRO ALLA PROSTATA A MILANO 

IL MEDICO DEL "PASCALE" ORA RISCHIA UNA SANZIONE DISCIPLINARE DAI SUOI DIRIGENTI, MA C' È CHI LO DIFENDE:
“HA MESSO IL DITO NELLA PIAGA, QUI CI SONO MOLTI PROBLEMI”

Roberto Russo per il Corriere della Sera

Ha scoperto di essere stato colpito da un cancro alla prostata e, dopo averci pensato su, Antonio Marfella, 60 anni, oncologo all' Istituto tumori Pascale di Napoli, ha deciso di prenotare l' intervento con il robot all' Istituto europeo di oncologia di Milano, preferendo emigrare piuttosto che farsi curare nell' ospedale in cui lavora da quarant' anni.

Una scelta dolorosa, «dettata non dalla sfiducia verso i miei colleghi che sono bravissimi - ha chiarito - ma perché in Campania i troppi problemi organizzativi ostacolano l' assistenza». Lo ha spiegato ieri in un' intervista al Corriere del Mezzogiorno .

Marfella, studioso noto anche per le sue battaglie sulla Terra dei fuochi, l' anno scorso è stato insignito dal presidente Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica. Ora però potrebbe rischiare sanzioni disciplinari dai suoi capi. «La sanità regionale funziona male» si è sfogato. Le linee guida internazionali prevedono che l' intervento alla prostata con il robot vada eseguito da strutture che ne effettuino almeno 250 l' anno. «Invece nell' intero Mezzogiorno - ha svelato - non esiste alcun ospedale, Pascale compreso, che superi cento interventi l' anno di prostectomia con il robot. Così per il paziente aumentano le probabilità di diventare impotente». Da qui i dubbi e poi la decisione di prenotare l' intervento a Milano.

antonio marfellaANTONIO MARFELLA
L' intervista ha creato parecchia irritazione tra i camici bianchi del Pascale. Non commenta la direttrice sanitaria Rosa Martino. Ma alcuni colleghi dell' oncologo, in una chat interna, avrebbero adoperato parole forti contro la sua decisione di parlare con il Corriere del Mezzogiorno .

Lui ieri non è andato al lavoro perché aveva impegni fuori Napoli. Chi lo ha sentito al telefono lo descrive molto abbattuto. «Forse ho sbagliato a parlare della mia vicenda» si sarebbe confidato, non escludendo addirittura di dimettersi. Dal Pascale intanto sottolineano che il robot Da Vinci per curare i tumori alla prostata è attivo dal 2013 con una media di 120 interventi l' anno e che le liste d' attesa a urologia sono state ridotte da 150 giorni a 28. Non tutti però giudicano fuori luogo la decisione di Marfella. Un sindacalista che vuole restare anonimo spiega: «Ha messo il dito nella piaga. I problemi organizzativi restano pesanti».

Antonio MarfellaANTONIO MARFELLA
E mentre in Campania scoppia la polemica politica con un' interrogazione dei 5 Stelle al governatore Vincenzo De Luca e al commissario ad acta per il rientro dal disavanzo sanitario, a difendere la buona reputazione del Pascale interviene Maria Triassi, docente universitaria di Igiene e presidente dell' Organismo indipendente di valutazione del Pascale. «È vero che in regione ci sono spesso problemi organizzativi che riguardano soprattutto il percorso iniziale delle cure. La qualità assistenziale del Pascale è comunque fuori discussione, è un centro di alta specializzazione e non merita di essere dipinto negativamente, a volte qui ci mandano anche pazienti dal Nord».

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ECCO PERCHE’ E MORTO DAVIDE ASTORI

MELANIA RIZZOLI: "IL DIFENSORE DELLA FIORENTINA NON È DECEDUTO PER INFARTO, MA A CAUSA DI UN GRAVE PROBLEMA DEL CIRCUITO ELETTRICO DEL CUORE CHE NON GLI AVEVANO DIAGNOSTICATO 

ASTORI È STATO MOLTO SFORTUNATO, OPPURE NON È STATO SEGUITO ADEGUATAMENTE…"

MELANIA RIZZOLI per Libero Quotidiano

astoriASTORI
Il referto firmato dagli anatomopatologi di Udine recita: «In base alle evidenze dell' esame autoptico effettuato in data 6 marzo 2018 sul cadavere di Astori Davide Giacomo, in riferimento alla causa di morte, la si può indicare come causa di morte cardiaca, senza evidenze macroscopiche, verosimilmente su base bradiaritmica, con spiccata congestione poliviscerale ed edema polmonare. Per la diagnosi definitiva, sono necessari approfonditi esami istologici».

Il che, tradotto in termini comprensibili a chi legge, rivela quello che io stessa avevo già ipotizzato e scritto su questo giornale il giorno del decesso del calciatore, senza nemmeno attendere l' autopsia, e cioè che questo sfortunato giovane uomo non è morto di "morte naturale", che è una condizione che non esiste, né è morto di infarto del miocardio, il quale avrebbe dato sintomi in vita e segni evidenti nelle coronarie, ma è invece deceduto per un grave disturbo elettrico del cuore che, ahi lui, non gli era stato mai diagnosticato, e che nelle ultime ore di vita ha rallentato il suo cuore, provocando nel suo corpo l' accumulo di liquidi nelle viscere e nei polmoni, liquidi non più in grado di essere smaltiti dalla pompa cardiaca, la quale, non essendo stata curata, si è esaurita fino a fermare definitivamente il muscolo cardiaco di Davide durante quella tragica notte.

melania rizzoliMELANIA RIZZOLI
Gli esami istologici e strumentali del circuito elettrico del cuore non potranno non confermare questa causa di morte, non essendone stata individuata una diversa, perché già il rilievo dell' imbibizione dei tessuti addominali, di quelli periferici e di quelli polmonari, rafforzano, se non addirittura confermano, questa diagnosi non ancora certificata ufficialmente.

Quando un cuore è sofferente a causa del malfunzionamento del suo circuito elettrico, esso inizia a non battere più regolarmente, a perdere colpi, ad avere varie aritmie, all' inizio innocue come le extrasistoli, ma che in seguito diventano delle vere e proprie fibrillazioni, le quali fanno appunto fibrillare il cuore, il quale, non riuscendosi più a contrarre regolarmente, rallenta la sua funzione di pompa, provocando un rigurgito all' indietro del sangue che dovrebbe invece essere pompato nell' aorta, e che invece refluisce indietro nei polmoni e negli altri tessuti, scatenando quella crisi spesso mortale denominata edema polmonare acuto.
astoriASTORI

Le malattie del ritmo si accertano strumentalmente con l' elettrocardiogramma, ma se nel momento di questo esame esse non si manifestano, non vengono naturalmente registrate e il tracciato appare nei limiti della norma, per cui è necessario sospettarle dal racconto del paziente e dalla sua visita clinica, e procedere quindi ad effettuare un esame holter, ovvero una registrazione del battito cardiaco che deve essere tenuta addosso per 24ore, e che è l' unico test certo che conferma od esclude qualunque disturbo del ritmo cardiaco o della pressione sanguigna.

Ma la domanda è: come è stato possibile che un atleta come il capitano della Fiorentina non fosse controllato in maniera completa dal punto di vista cardiologico?
E come è possibile che egli non sia mai stato sottoposto ad un semplice esame holter della funzionalità cardiaca anche in assenza di sintomi? Perché è impossibile che la sua storia clinica non abbia dato sintomi o segnali che magari un giocatore di calcio non sapeva individuare o riferire, imputandoli ad altre cause, ma che un occhio clinico attento ed allenato avrebbe evidenziato al primo sguardo. È forse mancato l' intuito medico? Quello che è certo è che Davide Astori è stato molto sfortunato, oppure non è stato seguito adeguatamente riguardo alla sua patologia nascosta e silente, che non è stata sospettata da nessuno.

astori e la compagnaASTORI E LA COMPAGNA
Quando sono presenti aritmie ribelli o gravi disturbi del ritmo e del circuito elettrico del cuore, e quando esse sono state accertate e certificate come non reversibili con la semplice terapia farmacologica, la procedura corretta ed urgente è quella di applicare al paziente un pace-maker, un piccolo dispositivo alloggiato sottocute sul torace che ha il compito di regolare per sempre i disturbi del ritmo ogni qual volta essi si presentino, riportando il cuore al normale ritmo sinusale, impedendogli di tornare ad essere fibrillante, ed assicurando così a quel paziente una vita regolare e lunga, e soprattutto evitargli la morte improvvisa.
Quella che a Davide Astori non è stata evitata in nessun modo.

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UN 39ENNE ITALIANO DI ORIGINE CONGOLESE MOLESTA E TENTA DI BACIARE UNA DONNA SUL BUS A ROMA. MA È UNA POLIZIOTTA: ARRESTATO

Da ansa.it

busBUS
Molesta una donna sull'autobus a Roma. Ma è una poliziotta, assistente capo in servizio alla squadra mobile nella sezione reati contro le violenze sessuali, che non esita ad arrestarlo. E' accaduto ieri pomeriggio sulla linea 64. In manette è finito un 39enne italiano di origine congolese. 

La poliziotta, che stava rincasando al termine del turno di lavoro, con decisione si è prima qualificata e poi ha intimato più volte all'uomo di fermarsi. Nonostante ciò, questo ha continuato le molestie tentando anche di baciarla. A quel punto, la donna ha reagito e, dopo averlo immobilizzato, lo ha arrestato ed è scesa con lui alla fermata della stazione Termini. Nonostante l'uomo cercasse di divincolarsi, l'agente ha chiamato il Numero unico delle emergenze 112 per avere l' ausilio di una pattuglia delle volanti che è subito intervenuta.

poliziaPOLIZIA
In quel momento una donna polacca, si è avvicinata timidamente alla poliziotta e, probabilmente incoraggiata dalla scena a cui aveva appena assistito sul 64, ha trovato il coraggio di denunciare di aver subito, qualche minuto prima, gli stessi abusi da parte dell'uomo. Al termine degli accertamenti, il 39enne è stato arrestato per violenza sessuale. Dimostrazioni di coraggio sempre più frequenti, fa notare in un comunicato la Questura di Roma, si registrano grazie anche al Progetto "...Questo non è amore" e la presenza del "Camper Rosa" in varie province d'Italia dove, sempre più donne denunciano episodi di violenza sia fisica che psicologica. Efficaci i momenti d' incontro per rompere l'isolamento e il dolore delle vittime di violenza di genere e per offrire il supporto di un'equipe di operatori specializzati: oltre a personale di Polizia anche medici, psicologi e rappresentanti dei centri antiviolenza. E anche oggi, il "Camper Rosa" sarà presente in via Ambrosini 19 presso il Centro Italiano di Solidarietà Don Picchi, dove è previsto un seminario gratuito di difesa personale legale contro le violenze fisiche e psicologiche.

TEMPI LUNGHI PER IL NUOVO GOVERNO, MATTARELLA NON PREME E SPERA ANCORA CHE I PARTITI TROVINO LA QUADRA NEL PROSSIMO MESE E MEZZO. MA HA DUE NOMI PER USCIRE DALL’IMPASSE: ZAIA O COTTARELLI

L’ EX COMMISSARIO ALLA SPENDING REVIEW SI È DETTO PREOCCUPATO: RISCHIAMO UNA NUOVA RECESSIONE




Massimiliano Scafi per il Giornale

Mi chiamo Sergio, risolvo problemi. Non c'è fretta, Mattarella è ancora nella modalità zen e aspetta «il chiarimento», ma l'attesa non può certo durare in eterno.


I partiti hanno quindi un mese, un mese e mezzo al massimo, poi la musica cambierà. In queste cinque, sei settimane gli aspiranti al Soglio dovranno smussare angoli, cercare intese, coagulare consensi e infine presentarsi davanti a lui con «proposte, programmi e numeri sicuri». Altrimenti il capo dello Stato, forzando la sua indole, sarà costretto a «prendere l'iniziativa».

Tempi lunghi, d'accordo. Al Quirinale ricordano che cinque anni fa l'accordo per il governo Letta arrivò solo dopo quasi tre mesi di tribolazioni. «E il quadro di oggi è molto, molto più complesso». Tempi lunghi, ma non sconfinati. I mercati per un po' staranno a guardare, l'Europa non ci pressa però Mario Draghi ha spiegato che una «protratta instabilità politica» potrebbe avere ripercussioni «su Pil e inflazione». Non c'è proprio da dormirci sopra.
ZAIA BERLUSCONIZAIA BERLUSCONI

E infatti, con il suo stile discreto, il presidente si è messo in moto e, mentre attende «da spettatore» la riunione della direzione Pd di lunedì, attraverso Gianni Letta ha riaperto il canale di comunicazione con il Cavaliere. Intanto i taccuini sul suo tavolo non hanno più soltanto pagine bianche, c'è già qualche appunto interessante. Qualcosa si sta forse muovendo. Piccoli passi, microscopici, però insomma, data la situazione di partenza, ci si può lavorare, anche se la soluzione è definita «lontanissima e difficilissima».

Di Maio MattarellaDI MAIO MATTARELLA
Tra le cose positive Mattarella ha segnato le reazioni al suo appello alla responsabilità «per l'interesse del Paese e dei cittadini», apprezzato almeno a parole da tutti, in particolare da Silvio Berlusconi. Ma siccome a contare sono i fatti, ecco la seconda notizia buona annotata sul quaderno: sia Di Maio che Salvini hanno cominciato a parlare di proposte e programmi sui quali cercare di coinvolgere altre forze. Il candidato dei Cinque Stelle ha ipotizzato che il prossimo Def, «che deve essere approvato a maggioranza», possa essere l'occasione giusta per agganciare il Pd. «Cerchiamo intese sull'economia». Magari è soltanto propaganda, tuttavia è meglio di niente. Qualcuno ha buttato lì, se Di Maio accetterà il consiglio del Colle e si farà da parte, il nome di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review. Giggino però tiene duro e non vuole uscire di scena. E così l'incarico ai grillini è sempre più lontano.

Sull'altro fronte Matteo Salvini invece ha aperto sulla questione lavoro: «Spero che il Pd sia a disposizione per trovare una via d'uscita al Paese». Ancora più interessante, dall'ottica del Quirinale, è forse il dibattito che si sta sviluppando all'interno della Lega. Viste le difficoltà a formare un governo politico di centrodestra - mancano una cinquantina e passa di voti - Salvini starebbe valutando di fare quel passo indietro chiesto dal Quirinale: Mattarella ritiene più facile raggiungere un'intesa se sul campo c'è un candidato premier meno divisivo. Il nome che si fa è Luca Zaia, spinto dall'ala veneta leghista, ma il governatore nicchia.
MATTARELLA GENTILONIMATTARELLA GENTILONI

Poi sui taccuini presidenziali c'è anche un'altra data cerchiata, il 23 marzo, quando inizierà la procedura per elezione dei presidenti delle Camere, da molti considerati una prova generale. Però può essere anche un'arma a doppio taglio. A Montecitorio serve una maggioranza qualificata, quindi un'intesa trasversale. Al Senato invece basta una maggioranza relativa e, se qualcuno tenterà il blitz in solitaria, salterà tutto. Per questo Mattarella si sta attrezzando alla fase due, quando dopo le consultazioni, in caso di probabile esito negativo, dovrà prendere in mano il timone e cercare di pilotare la navicella verso un governo di scopo o simile.

2. COTTARELLI

Antonio Signorini per il Giornale

Carlo CottarelliCARLO COTTARELLI
Un governo di scopo, anche se non si sa bene quale. E forse è meglio così. Perché se Partito democratico e Movimento cinque stelle si metteranno veramente d'impegno a immaginare scenari economi futuri saranno guai seri per i contribuenti.

L'unico minimo comun denominatore tra i pentastellati e un Pd definitivamente derenzizzato (cioè con il segretario fuori o messo ai margini) non può che essere un sistema fiscale che conserva il male che c'è e ne aggiunge altro; una politica economica tassa e spendi venduta al pubblico come giustizia sociale. Uno scenario venezuelano.


(…)Il tassa e spendi è una spirale difficile da tenere sotto controllo e nel lungo termine la nuova alleanza potrebbe scatenare gli istinti tassatori. Fantascienza? 


Da giorni il solitamente compassato Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review si è detto preoccupato. L'idea di fare sviluppo con il deficit è sbagliata. E ci porterà ad una nuova recessione.

Fonte: qui

MATTARELLA, DI FRONTE AL POSSIBILE STALLO, E’ PRONTO A LANCIARE L’IDEA GOVERNISSIMO 

BERLUSCONI E RENZI CI ANDREBBERO A NOZZE, IL NODO DA SCIOGLIERE SI CHIAMA SALVINI 

IL PROGRAMMA DI GOVERNO PREVEDEREBBE UNA MAXI RIFORMA ISTITUZIONALE, FEDERALISMO (PER CONVINCERE LA LEGA), TAGLIO DEI PARLAMENTARI (PER I GRILLINI) E DOPPIO TURNO


BELPIETRO: "RESTA SOLO UN DUBBIO: PERCHÉ I CINQUE STELLE E LA LEGA DOVREBBERO FARSI INFINOCCHIARE COSÌ DOPO AVERCI MESSO TANTO A SPAZZARE VIA I GIOCHI DEL PALAZZO?"

Maurizio Belpietro per la Verità

Visto che non si riesce a mettere insieme un governo con due partiti, a Sergio Mattarella è venuta la brillante idea di farne uno in cui ci siano tutti i partiti. Sì, avete letto bene, questa è l' ultima invenzione scaturita dalle parti del Quirinale.

Il presidente della Repubblica, pur non avendo ancora inaugurato la liturgia delle consultazioni, ovvero quel giro di incontri tra cariche istituzionali e segreterie dei partiti che avviene a ogni inizio legislatura, ha trascorso l' intera settimana a telefonare per informarsi su quali siano le soluzioni del rebus che gli è stato consegnato il 4 marzo. Cinque stelle più Pd? Oppure centrodestra più Pd? O magari Cinque stelle più centrodestra? O, ancora, un governo di minoranza, cioè senza i numeri, con appoggio esterno del Partito democratico o di chi ci sta? Al momento nessuna di queste ipotesi pare essere percorribile.

berlusconi salvini meloniBERLUSCONI SALVINI MELONI
Anche perché Matteo Renzi è in cerca di rivincite e tiene sequestrati i voti del Pd, dicendo a tutti quelli che lo chiamano che il partito deve stare all' opposizione e mandare a schiantarsi sia il centrodestra sia i Cinque stelle. Risultato, a 15 giorni dalla data di insediamento delle Camere non si avvista alcuna soluzione. È vero, come dicono alcuni, che questa è una partita a poker che va condotta con i nervi saldi, e dunque bisogna mettere nel conto che fino all' ultimo ogni giocatore cercherà di tenere coperte le proprie carte, bluffando e tentando di far venire allo scoperto gli altri. Tuttavia, in genere un qualche spiraglio si intravede e, anche se ci vuole pazienza per arrivare alla conclusione dei giochi, si capisce da subito o quasi la strada da imboccare.

In questo caso, invece, di spiragli non se ne vedono. Anzi, il dialogo post elezioni sembra condotto fra sordi, o tra persone che non parlano la stessa lingua. Luigi Di Maio continua a proclamare di essere il vincitore della tornata elettorale, anche se è di tutta evidenza che mancano oltre un centinaio di parlamentari per comporre una maggioranza pentastellata. Matteo Salvini anche: mentre prepara la manovra di aprile, come se fosse già a Palazzo Chigi, sembra non curarsi del fatto che per avere la fiducia bisogna trovare un' altra cinquantina di deputati e almeno 25 senatori.
Di Maio MattarellaDI MAIO MATTARELLA

Per non parlare poi del Pd, che dice di voler rimanere all' opposizione, ma ha una fifa blu di quel che potrebbe accadere se non si facesse un governo. Per i compagni nuove elezioni sarebbero un disastro, non soltanto perché si sono indebitati fino all' ultimo euro per l' ultima campagna elettorale, ma perché, dopo aver toccato il minimo storico, il Pd potrebbe scoprire che la discesa agl' inferi non è conclusa con il 18 per cento.

E allora, visto che ogni schieramento sembra andare per conto proprio, che si fa, deve aver chiesto il capo dello Stato ai suoi consiglieri? Non sappiamo a chi sia venuta l' idea, se cioè sia farina del sacco di Mattarella, democristiano di lungo corso e dunque esperto in ogni genere di pastrocchio, dalle convergenze parallele in su, oppure se il prodotto sia frutto dei suoi collaboratori. E però sappiamo che il piano prevede un «dentro tutti».
berlusconi salvini meloni fittoBERLUSCONI SALVINI MELONI FITTO
Pd, Cinque stelle, Lega, Forza Italia, Leu e radicali: una vera e propria ammucchiata, senza esclusione di intreccio. La formula non ha ancora un nome.

Potrebbe essere chiamato governissimo, oppure, rispolverando un' insegna dei vecchi tempi della Balena bianca e del Pci, unità nazionale. Sta di fatto che, rispetto alla Grosse Koalition, questo progetto avrebbe il vantaggio di non consentire a nessuno di chiamarsi fuori e dunque di godere dei vantaggi dell' opposizione. Se ci sono tutti, è il ragionamento, nessuno può sparare sul governo e dunque viene meno l' obiezione di chi alla proposta di entrare in maggioranza replica con un «chi me lo fa fare?».

BERLUSCONI ED IL SUDORE DI SALVINIBERLUSCONI ED IL SUDORE DI SALVINI
Il mucchio selvaggio offrirebbe un alibi a ogni partito, perché nessuno sarebbe costretto a intestarsi i risultati dell' esecutivo. Forze antisistema e forze del sistema a questo punto sarebbero alla pari, e nel frattempo si potrebbero fare la manovra, la legge elettorale e quanto altro serve. Riveduta e corretta, con un allargamento anche alla Lega, ai Cinque stelle e a Liberi e uguali, sarebbe un po' quel che accadde con Mario Monti, quando i partiti furono costretti a fare un passo indietro lasciando che a farne uno avanti fosse l' ex rettore della Bocconi. Ovvio, adesso non si parla di governo tecnico, perché la sola idea di lasciare in mano la baracca ai professori fa inorridire gli italiani, i quali corrono a toccarsi, ma il risultato non è molto diverso. Il governo è politico, anche se nessun politico ne avrà davvero il controllo.
FRANCESCHINI RENZI GENTILONIFRANCESCHINI RENZI GENTILONI
Mica male come invenzione, no? A noi resta solo un dubbio: perché i Cinque stelle e la Lega dovrebbero farsi infinocchiare così dopo averci messo tanto a spazzare via i giochi del Palazzo?


AMMUCCHIATA NAZIONALE
Carlo Tarallo per la Verità

Sergio Mattarella avrebbe le idee chiare su come tentare di uscire dallo stallo provocato dai risultati delle elezioni di domenica scorsa. L' inquilino del Colle osserva i dibattiti interni ai diversi partiti e quello tra le forze politiche, ma avrebbe già in mente un percorso e un obiettivo. Secondo fonti molto ben informate, Mattarella sarebbe persuaso che tornare al voto non risolverebbe nessuno dei problemi emersi dalle urne lo scorso 4 marzo: da nuove elezioni uscirebbe un quadro molto simile a quello attuale, senza una maggioranza, e un bis di quanto appena accaduto avrebbe ripercussioni molto negative sulla nostra economia e sul nostro peso, già scarso, a livello internazionale.

mattarellaMATTARELLA
Secondo Mattarella, quindi, sarebbe necessario formare un governo che abbia la più solida maggioranza parlamentare possibile. Quale?

Il suo auspicio è che possa nascere, al termine di una prima fase di consultazioni «a salve», con ciascun leader politico fermo sulla propria posizione, un governo del presidente con il sostegno del centrodestra e del centrosinistra. I numeri ci sarebbero, e anche comodi: una maggioranza di «tutti tranne il M5s» alla Camera conterebbe su circa 400 deputati (la maggioranza è fissata a quota 316), e al Senato su 200 voti (la maggioranza è a 161). Numeri più che sufficienti per sostenere un governo di legislatura. Il problema è convincere i leader dei partiti ad accettare questa soluzione.

di maio neoparlamentariDI MAIO NEOPARLAMENTARI
Silvio Berlusconi da un lato, e chiunque sarà il prossimo leader del Pd dall' altro, non avrebbero nessun problema a dare il proprio benestare: Forza Italia resterebbe centrale nel panorama politico italiano nonostante la batosta di domenica scorsa, mentre ciò che resta del Partito democratico è talmente terrorizzato da un ritorno alle urne in tempi brevi che, al di là della guerra interna e del destino di Matteo Renzi, accetterebbe con gioia qualunque ipotesi di larghe intese. Il nodo da sciogliere si chiama Matteo Salvini, il quale da una soluzione di questo genere, invece, avrebbe, ora come ora, tutto da perdere: si ritroverebbe a recitare un ruolo da comprimario mentre le urne gli hanno consegnato la fascia di capitano del centrodestra.

di maio festa pomiglianoDI MAIO FESTA POMIGLIANO
Mattarella lo sa bene, e ha pronto l' asso nella manica: il governo che il capo dello Stato immagina, infatti, avrebbe come pilastro la riforma costituzionale. Il progetto di una nuova architettura delle istituzioni, intorno al quale coagulare una maggioranza parlamentare, avrebbe una caratteristica peculiare: quella di prendere «il meglio» delle due riforme bocciate dai referendum costituzionali del 2006 e del 2016.

In sostanza: cercare di mettere insieme i punti in comune e quelli più qualificanti della riforma targata Silvio Berlusconi e di quella di Matteo Renzi. Entrambe le riforme sono state bocciate dagli elettori al momento del referendum, con risultati molto simili: nel giugno 2006 i No furono il 61%, nel dicembre 2016 il 59%.

Come convincere la Lega a sostenere un governissimo, una volta tramontata l' ipotesi di Salvini a Palazzo Chigi?

Con la prospettiva dell' approvazione di una riforma costituzionale che contenga una forte impronta federalista. Non solo: la riforma avrebbe altri pilastri qualificanti, a partire dalla fine del bicameralismo perfetto, con il taglio del numero dei parlamentari, un Senato delle Regioni con competenze ridotte rispetto a quelle della Camera dei deputati, e una legge elettorale semipresidenzialista, con il doppio turno, che tenga conto delle recenti decisioni della Corte Costituzionale.

luigi di maio sergio mattarellaLUIGI DI MAIO SERGIO MATTARELLA
Di fronte a una ipotesi di questo genere, soprattutto dopo che sarà accertata l' impossibilità di trovare una maggioranza che sostenga un governo guidato da Matteo Salvini, la Lega potrebbe accettare di partecipare a un esecutivo del presidente basato sull' impegno di realizzare una riforma ampiamente condivisa, con una marcata impronta federalista e semipresidenzialista, che possa garantire la modernizzazione delle istituzioni, la stabilità (grazie al doppio turno) e il taglio dei costi della politica, con la diminuzione del numero dei parlamentari e un Senato espressione dei consigli regionali. A quel punto, la maggioranza di governo sarebbe esattamente la stessa che approvò, lo scorso ottobre, il Rosatellum bis: Lega, Forza Italia, Pd e centristi vari (Fratelli d' Italia e Mdp, oggi Leu, si opposero, ma potrebbero ritrovarsi comunque a sostenere questo governo del presidente).

Sul taglio dei parlamentari, in particolare, si giocherebbe un' altra partita delicatissima: quella della partecipazione anche del M5s alla maggioranza che dovrebbe sostenere il governissimo.

Luigi Di Maio e Beppe Grillo, infatti, si troverebbero davanti a un bivio: schierarsi all' opposizione, contando sul naufragio del progetto, oppure «sporcarsi le mani» e sostenere l' esecutivo? Considerato che il taglio dei costi della politica è un cavallo di battaglia del M5s, sarebbe difficile per i pentastellati spiegare ai propri elettori il no a una riforma che prevede di ridurre non gli stipendi dei parlamentari, ma il numero dei parlamentari stessi.

Chi guiderebbe questo governo delle riforme? I nomi, a quanto trapela, non sono la prima preoccupazione di Mattarella, che è convinto della necessità di trovare prima di tutto una base comune tra le diverse forze politiche sulla quale iniziare a costruire la maggioranza. L' esecutivo sarebbe un mix tra tecnici e politici di area. Entro due anni, le riforme dovrebbero essere realizzate e approvate. Il piano ha una sua logica, ma perché vada in porto ci sarà bisogno dell' ok prima di tutto di Matteo Salvini (senza la Lega questo governo non vedrebbe mai la luce) e se possibile anche del M5s.

MATTARELLA GENTILONIMATTARELLA GENTILONI
Lega e M5s che, invece, potrebbero dare vita a un governo tutto loro: sarebbe l' unica possibilità per evitare le larghissime intese

Fonte: qui
mattarella grasso berlusconi renziMATTARELLA GRASSO BERLUSCONI RENZI

I PENDOLARI VIAGGIANO COME BESTIE, MA SALVANO IL BILANCIO DELLE FS

L’AUMENTO DEI BIGLIETTI DEI PENDOLARI MIGLIORA I CONTI DEL RENZIANO MAZZONCINI. 

E NEL 2021 CRESCERANNO DI UN ALTRO 20% 

STIMATO IN UN PUNTO DI PIL (1,7 MILIARDI) IL CAOS DEI RITARDI



Umberto Mancini per “il Messaggero

delrio mazzonciniDELRIO MAZZONCINI
Un punto di Pil, cioè 1,7 miliardi. Una cifra rilevante che fotografa il costo annuale per il sistema Paese del malfunzionamento dei treni regionali in Italia. Un danno economico che non ha paragoni in Europa. Causato dalle non poche inefficienze di una gestione, quella che fa capo all' amministratore delegato delle Fs Renato Mazzoncini, più attenta alle mosse della concorrenza sull' Alta Velocità, dove i disagi sono limitati, che al buon funzionamento dei convogli regionali, quelli che trasportano ogni giorno 3 milioni di pendolari.

Una cifra alla quale quest' anno andrà aggiunto il grave danno del caos-neve a Termini, costato secondo alcune valutazioni non meno di 400 milioni.

I DETTAGLI DEL VULNUS
TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE 2TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE 2
Il calcolo del vulnus per le aziende e i viaggiatori lo hanno fatto le associazioni dei pendolari raggruppate in Assoutenti che fanno notare come a fronte di un peggioramento del servizio, soprattutto nelle ore di punta, ci sia paradossalmente un fiume di risorse pubbliche incassate dalle Ferrovie. Si tratta dei contratti di servizio stipulati dalla controllata di Fs Trenitalia con le Regioni. Contratti che stabiliscono gli incrementi tariffari per i cittadini e, di converso, anche i costi per gli enti locali che sussidiano le Ferrovie dello Stato.

I sindacati fanno notare che molto spesso proprio le Regioni non sanno che pesci prendere quando si trovano di fronte alle proposte delle Fs, perché non conoscono nel dettaglio i costi standard affrontati da chi offre il servizio e quindi non sanno come e fin dove trattare sul prezzo. Di certo in questa contrattazione le Fs, che godono di una posizione dominante e che guardano con sospetto anche la concorrenza sul territorio, non ci perdono visto che gli ultimi dati relativi a questo tipo di servizio non sono affatto negativi.

TRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVETRENI BLOCCATI DAL FREDDO E NEVE
Analizzando il bilancio 2016 di Trenitalia, si nota come il servizio passeggeri regionale abbia chiuso con un margine operativo lordo in aumento del 9,2%, passando da 718 milioni nel 2015 a 784 milioni nel 2016. «Tutto ciò grazie essenzialmente all' aumento dei ricavi da prestazioni», cioè dei ricavi a valere sui contratti di servizio.

LA CORSA AI RINNOVI
E in prospettiva il trend non sembra cambiare. Un esempio è il contratto di servizio con Trenitalia rinnovato a gennaio con la Liguria: di durata allungata a 10 anni (più altri 5) dai 6 precedenti, gli aumenti tariffari del 20% sono previsti dal 2021-2022. Ebbene , il flusso di cassa per le Fs vale vale 1 miliardo. «Il servizio - dicono Enrico Pallavicini, coordinatore di Assoutenti e il presidente Furio Truzzi - non è purtroppo migliorato, i treni sono obsoleti e i ritardi si sono cronicizzati».
treni in stazioneTRENI IN STAZIONE

Anche qui si aspetta con ansia l' arrivo in servizio dei nuovi convogli previsto per la fine dell' anno ma che era stato promesso molto tempo fa. Un problema che riguarda tutte le Regioni, specialmente le meridionali, stressate per anni da una cura durissima a base di tagli dei servizi e aumenti contestuali dei biglietti. Complice, va detto, anche una politica dei trasporti nazionale che non ha favorito il ferro, ma alla quale la gestione Mazzoncini non ha saputo opporre efficaci alternative.

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Due numeri, al di là delle problematiche legate alla manutenzione, sintetizzano i disagi dei pendolari: solo 7 anni fa erano in circolazione il 6,5% dei treni regionali in più e il 20% di Intercity. Un taglio grave che mette in luce una politica aziendale più impegnata a diversificare fuori dal territorio che a concentrarsi sulle questioni aperte in casa propria.

Eppure, spiega Pendolaria nel suo rapporto, il gap tra tagli ai servizi e aumenti dei biglietti è evidente. Basti segnalare che in Emilia Romagna nel periodo 2010-2017 i primi si sono ridotti del 3,8% mentre le tariffe sono cresciute del 19,1%; in Ligura tagli dell' 8,1% e un aumento che sfiora, sempre in 7 anni, il 49%. Non va meglio in Sicilia, Sardegna. Lazio o Umbria.
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