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venerdì 29 settembre 2017

TANGENTI A SESTO: TUTTI ASSOLTI, ANCHE L’EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E CAPO DELLA SEGRETERIA POLITICA DI BERSANI, FILIPPO PENATI

LA CORTE D'APPELLO DI MILANO CONFERMA LA SENTENZA DI PRIMO GRADO 
(ANSA) - Assolti anche in secondo grado gli imputati per la vicenda con al centro il cosiddetto 'sistema Sesto', tra i quali l'ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, Filippo Penati, accusato di corruzione e finanziamento illecito.

penatiPENATI
Lo ha deciso la Corte d'Appello di Milano che ha scagionato anche l'architetto Renato Sarno e Bruno Binasco e la società Codelfa. Tutti erano già stati assolti in primo grado. 

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CLAMOROSO: AL PROCESSO SAIPEM A MILANO, L’IMPUTATO E TESTIMONE CHIAVE RITRATTA TUTTO IN AULA 
E, NELLA SOSTANZA, SCAGIONA L’ENI ED IL SUO EX AD, PAOLO SCARONI 
PER LE COMMESSE IN ALGERIA NON C’ERA BISOGNO DI PAGARE TANGENTI AGLI EX MINISTRI DEL PETROLIO

Descalzi ScaroniDESCALZI SCARONI
Colpo di scena ieri al Tribunale di Milano durante l' udienza del processo Saipem, la controllata di Eni travolta dall' inchiesta giudiziaria per corruzione internazionale. Sul tavolo una maxi-tangente da 197 milioni di dollari finita, è l' ipotesi dell' accusa, nelle tasche dell' ex ministro del Petrolio algerino. In cambio Saipem avrebbe ottenuto sette commesse.

Farid Bedjaoui imagesFARID BEDJAOUI IMAGES
Nel processo sono imputati anche Eni e il suo ex Ad Paolo Scaroni. A trascinarlo nel processo, in parte, sono state le dichiarazioni, messe a verbale e congelate in un lungo incidente probatorio, di Pietro Varone ex dirigente Saipem, anche lui imputato e sentito ieri in aula. Lungo interrogatorio durante il quale Varone, in parte, ha ritrattato quei verbali, più volte contestati dal pm.
pietro varonePIETRO VARONE

Nello specifico ha rimodulato due aspetti: per l' acquisizione di First Calgary, ha detto, Eni aveva già tutte le autorizzazioni e dunque nessun bisogno di oliare gli ingranaggi governativi attraverso l' intermediario Farid Bedjaoui, molto vicino al ministro. Ha poi sfumato la conoscenza dell' ufficio legale di Eni dei rapporti tra Bedjaoui e la Pearl Parteners, società sulla quale sarebbe transitata la tangente.

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A ROMA GLI ATTIVISTI DI “FORZA NUOVA” BLOCCANO UNA FAMIGLIA ERITREA A CUI ERA STATA ASSEGNATA UNA CASA POPOLARE

SCONTRI CON LA POLIZIA 

TRE AGENTI FERITI COLPITI ALLA TESTA DA SANPIETRINI (CUBI DI PORFIDO), CINQUE ARRESTATI, ANCHE FONDATORE "ROMA AI ROMANI"

Luca Monaco per La Repubblica

MANIFESTAZIONE CONTRO FAMIGLIA ERITREA1MANIFESTAZIONE CONTRO FAMIGLIA ERITREA1
Scontri tra polizia e militanti Forza Nuova nella Capitale. I tafferugli sono iniziati durante la protesta dei militanti di estrema per la consegna di un'abitazione popolare a una famiglia di origine eritrea al Trullo, in uno degli stabili di via Giovanni Porzio, 55. Cinque persone sono state arrestate al termine degli scontri per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Tra loro c'è anche il leader del movimento di estrema destra Roma ai romani, Giuliano Castellino. Nel corso dei disordini tre appartenenti alle forze dell'ordine sono rimasti feriti perché colpite alla testa da sampietrini.

Giuliano Castellino1GIULIANO CASTELLINO1

Secondo una prima ricostruzione durante le operazioni di sgombero dei precedenti occupanti, un gruppo di circa 30 persone si è radunato per protestare davanti alla casa popolare dell'Ater, nel quartiere del Trullo, alla periferia di Roma. I manifestanti avrebbero impedito l'ingresso dei nuovi assegnatari lanciando oggetti contro le forze dell'ordine presenti. La famiglia assegnataria, composta da madre, padre e un bambino piccolo, dopo gli scontri è andata via dal quartiere. Sono al vaglio degli inquirenti le immagini della polizia scientifica per individuare altre responsabilità.

FAMIGLIA ERITREA LASCIAFAMIGLIA ERITREA LASCIA
Non è la prima volta a Roma che si verificano scontri ed episodi di intolleranza per l'assegnazione di case popolari agli stranieri. A giugno un uomo di origine bengalese, ancorché con cittadinanza italiana, è stato aggredito con calci e pugni a Tor Bella Monaca da alcuni ragazzi italiani ai quali stava chiedendo informazioni per raggiungere l'abitazione popolare assegnatagli dal Comune. "Qui non c'è posto per te. Lascia stare le case popolari", avrebbero detto i ragazzi strappandogli le carte che aveva in mano prima di aggredirlo brutalmente.

Giuliano CastellinoGIULIANO CASTELLINO


A gennaio alcune decine di militanti di estrema destra hanno organizzato un picchetto bloccando, di fatto, l’ingresso al condominio a una famiglia egiziana, legittima assegnataria di un alloggio Ater, e facendo intanto rientrare nella casa i due giovani italiani che la occupavano abusivamente.

MANIFESTAZIONE CONTRO FAMIGLIA ERITREAMANIFESTAZIONE CONTRO FAMIGLIA ERITREA


"Roma non farà alcun passo indietro davanti agli atti di violenza neofascista di cui si è reso protagonista un gruppo di persone che questa mattina ha impedito ad una famiglia italiana di origine eritrea di entrare nella sua nuova casa. Queste persone hanno aggredito anche i vigili urbani e gli agenti di polizia, lanciando sassi e sampietrini. Hanno ferito alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine. Quanto accaduto è inaccettabile", ha commentato la sindaca Virginia Raggi.

"Io, la mia Giunta e tutta l'Amministrazione capitolina siamo vicini alla famiglia e la abbracciamo forte. A loro dico: siamo con voi e non vi lasceremo soli. Siamo fermamente convinti che l'inclusione e la legalità siano la strada da percorrere per non cadere nel buio dell'intolleranza", aggiunge. "Ringrazio la Polizia locale di Roma Capitale e le forze dell'ordine. Faccio i miei auguri di pronta guarigione agli agenti che sono rimasti feriti durante questo barbaro attacco", conclude Raggi.

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LA BCE ACQUISTA 125 MILIONI DI AZIONI DELLA NOVOMATIC, UN COLOSSO DEL GIOCO D’AZZARDO

L’OPERAZIONE RIENTRA NEL QUANTITATIVE EASING ESTESO ANCHE ALLE AZIENDE EUROPEE, OLTRE AI TITOLI PUBBLICI

L’INDIGNAZIONE DEI CINQUE STELLE 
Giulio Isola per Avvenire

Johan GrafJOHAN GRAF
«La Banca Centrale Europea investe 125 milioni di euro in gioco d' azzardo invece che aiutare le piccole imprese italiane. Una follia. Antisociale e antieconomica ». Simone Valente ed Enrico Cappelletti, capigruppo del Movimento 5 Stelle di Camera e Senato, sono insorti leggendo la notizia - rilanciata dal portale del volontariato Vita. it e poi confermata da Novomatic, «colosso del gioco d' azzardo e concessionario di Stato che in Italia con il marchio Admiral controlla gran parte delle sale slot oltre a produrre macchinette »: nel dicembre scorso, tramite la Banca d' Italia e la Banca Centrale di Finlandia, la Bce ha deciso di comprare anche obbligazioni dell' azienda di azzardo online, proprietà del multimiliardario Johan Graf.
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Si tratta di 125 milioni di euro di obbligazioni con l' etichetta del Quantitative Easing, ovvero la «facilitazione quantitativa» (molto amata da Mario Draghi) con cui la Bce interviene sul sistema finanziario ed economico per aumentare la moneta in circolazione e dunque favorire investimenti e occupazione (ma accrescere l' inflazione).

Con questo afflusso Novomatic - che, come rivela Vita.it, già «è un player molto ingombrante nel gioco delle parti sulla 'riforma' dell' azzardo su cui il governo sta preparando un decreto atteso per il 30 ottobre» - aumenterebbe notevolmente «la sua potenza finanziaria e tecnologica e il suo asimmetrico vantaggio competitivo sulle tecnologie» rispetto ai concorrenti.

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Valente e Castelletti, insieme alla capodelegazione al Parlamento Europeo del Movimento 5 Stelle Laura Agea e al senatore Giovanni Endrizzi, presenteranno interrogazioni sia a Strasburgo sia a Roma. «Questo investimento è totalmente inopportuno; sono ormai noti i danni sociali ed economici derivanti dall' azzardopatia e secondo gli studi promossi da Alea (l' associazione per lo studio del gioco d' azzardo e dei comportamenti a rischio, diretta dal professor Maurizio Fiasco) in Italia almeno 20 miliardi di euro finiscono nel buco nero dell' azzardo invece che in attività produttive, generando in una perdita di posti di lavoro pari a 90 mila persone nel commercio e 25 mila nell' industria, oltre ai costi sociali di oltre 6 miliardi di euro l' anno».

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La stessa Novomatic sul suo sito web ha confermato con toni entusiastici l' operazione: «Draghi sceglie di inserire Novomatic tra le 200 società non bancarie degne di rientrare tra le più sicure. Oltre ai titoli di Stato, la Bce fa già incetta di bond di emittenti private tra cui figura il Gruppo Novomatic... 

Dal giugno 2016 la Bce ha fatto un ulteriore passo avanti e ha iniziato a comprare obbligazioni societarie facendo prestiti a basso costo alle imprese attraverso le banche centrali, tra cui la Banca d' Italia e il suo corrispettivo finlandese. È quest' ultima che ha deciso di inserire nella sua lista tre obbligazioni che fanno capo a Novomatic».

Il governo italiano si autoriduce i ricavi dal «gioco di Stato» per contrastare le ludopatie, e l' Europa lo finanzia: se c' è una strategia, qualcuno ce la spieghi.

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A FOGGIA E’ RIVOLTA CONTRO IL CARA DI BORGO MEZZANONE, DIVENTATO UNA BARACCOPOLI ABUSIVA

TRA ILLEGALITA’, DEGRADO E TENSIONI SOCIALI I CITTADINI SI LAMENTANO: “SIAMO ABBANDONATI DALLO STATO, QUI LAVORANO SOLO I NERI” 

Niccolò Zancan per www.lastampa.it

Nel punto esatto in cui un blindato dell’esercito italiano presidia l’ingresso posteriore del Cara di Borgo Mezzanone, uno dei tre più grandi centri per richiedenti asilo d’Italia, incomincia la bidonville dei migranti. La chiamano «la pista». Ogni giorno tirano su una baracca nuova, sono ormai più di settecento. Rumore di martelli su lamiere, chiodi che trapassano vecchie tavole di compensato. 

IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
Vedi montagne di rifiuti stratificati, roghi di plastiche, fumi neri, niente bagni, un travaso continuo di persone e le ragazze, nuove anch’esse, appena arrivate da Foggia, in attesa su vecchi divani sfondati davanti alla baracca bordello. C’è una grande discoteca sotto una tettoia verde. La chiesa degli afghani. Il ristorante dei pakistani. Ma la zona più grande è quella gestita dalla mafia nigeriana. Dove comanda un tale con due occhi allucinati, che seduto davanti a una bandiera americana, con tre cani tristi fra i piedi, domanda: «Tutto a posto?». 

DENTRO AL GHETTO DI BORGO MEZZANONE
Si potrebbe iniziare da una ragazza nigeriana di 23 anni di nome Victory Uwangue, spogliata e bruciata viva proprio qui, nel mese di dicembre, probabilmente perché voleva opporsi al suo destino. Oppure dalla richiesta ancora valida, formalizzata da quasi tutti i residenti del paese, per ottenere una linea di pullman dedicata a loro, un pullman per soli bianchi: «Perché la circolare è piena di stranieri. Noi siamo 700, loro più di 5000 e non ce la facciamo più».
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA

O magari dal ragazzo del Gambia arrestato per rapina e accusato ingiustamente anche di stupro, un errore molto cavalcato che ha portato la gente in piazza e qualcuno ad armarsi. Oppure si potrebbe ricordare il bracciante senegalese investito da un pirata della strada mentre tornava da una giornata di lavoro a 3 euro l’ora, tirato giù come una bestia randagia sulla provinciale per Cerignola.

Hanno appena cancellato le scritte sui muri contro la responsabile locale della Caritas, l’insegnante Dina Diurno: «Te la fai con i neri». Hanno appena condannato a 14 e 10 anni di reclusione i contadini Ferdinando e Raffaele Piacente, padre e figlio, che inseguirono nei campi e ammazzarono a fucilate, sparandogli alle spalle, Mamaodou Sare dal Burkina Faso, colpevole di aver cercato di rubare due meloni. 

IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
Eppure, no. La cosa più impressionante è un’altra. È questa cancellata divelta. Il confine saltato. I militari di là con le radio, di qua la sopraffazione, mentre va in scena un passaggio incontrollato e osmotico fra il centro per i richiedenti asilo e la bidonville della pista. Adesso, proprio lì nel varco, un buco nella rete, c’è un signore che urla perché non vuole fotografie, mentre smercia bottiglie di birra doppio malto marca «Pals Strong». 

Ammesso che siano ancora in funzione, ci sarebbero quattro telecamere lungo il perimetro del Cara. Ma non servono a niente. E se si osserva la scena dall’alto, si può notare come le baracche ormai circondino il centro su due lati, quasi inglobandolo. «È questo che cerchiamo di ripetere da mesi», dice l’insegnante Diurno. «Qui i problemi sono troppi. Si mischiano diverse forme di illegalità. Diversi tipi di migrazione». Assieme ad altre cinque volontarie, sta cercando di recuperare vecchi abiti che potrebbero tornare utili. «Siamo soli. Abbandonati. Inascoltati. Qui manca tutto, bisognerebbe ripristinare la legalità ad ogni livello».

IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA
Nel bar principale, il Caffè del Borgo, i migranti vengono chiamati «carbonella» e «Africa». Accanto al frigo delle bevande ci sono due foto di Mussolini. All’angolo con il locale, c’è la fermata del pullman che ogni quarantacinque minuti si riempie e si svuota. Non c’è altro modo per andarsene da qui, verso Foggia. La signora Annamaria Goffredo è una di quelle che ha chiesto e continua a chiedere una linea dedicata: «Ci insultano, fanno la pipì per strada.

Le nostre ragazze vorrebbero prendere il pullman, ma non possiamo lasciarle andare in questa situazione. Abbiamo chiesto alla squadra mobile e alla prefettura, hanno risposto che non possono farci niente. Dicono che non ci sono altri mezzi disponibili. E poi c’è un altro problema grave, che non favorisce un clima pacifico. Solo i neri hanno un lavoro. Per noi non ce n’è». 

I neri hanno un lavoro accettando condizioni da schiavi. 

Li vedi uscire ogni mattina dal Cara attesi dai caporali bulgari, che prenderanno la paga dagli agricoltori italiani. Pomodori, carciofi, olive. Chi lavora dieci ore nei campi arriva a guadagnare 34 euro per la giornata. Ma è ovvio che nella bidonville chiamata «la pista» gli affari sono anche altri.
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA

Il barista del Caffè del Borgo si chiama Alex D’Antini: «Cosa vi devo dire? Che molti di loro hanno la macchina ma nessuna assicurazione? Che se fanno un incidente scappano e abbandonano il mezzo? Che spesso vengono qui con 7 documenti diversi per fare il Postepay? Che alcuni hanno mazzette di soldi in mano alte così, troppi soldi?». 

È tutto estremo, qui. Saltato. Come quel confine fra il Cara e la pista. Un anno fa, il giornalista dell’«Espresso» Fabrizio Gatti aveva fatto un reportage dentro al centro per richiedenti asilo, «il ghetto di Stato». Il suo lavoro aveva suscitato grande indignazione e messo in moto una commissione parlamentare d’inchiesta.

Oggi la situazione è peggiorata. Il ghetto è rimasto identico. Intorno si è allargata a dismisura la bidonville gestita dalla criminalità organizzata. La gente del posto non ne può più. E per quanto possa sembrare un’affermazione retorica, è difficile dare torto al barista Alex D’Antini: «Se volete sapere come sia la vita qui, vi affitto una casa a spese mie. Accomodatevi. Venite ad abitare per un mese da queste parti. Poi ne parliamo». 
IL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIAIL CARA DI BORGO MEZZANONE IN PROVINCIA DI FOGGIA

Segnatevi questo punto sulla mappa: Borgo Mezzanone, Foggia, Puglia, Italia. 

È il prossimo posto dove trionferanno il populismo, la destra estrema e anche la voglia di vendetta

Qui ogni giorno perdono i poveri e i più poveri ancora, in un presente indistinto dove lo Stato appare fallito. 

Negli ultimi mesi, da queste parti, si è fatta vedere una sola forza politica: i fascisti di Forza Nuova.

Fonte: qui

giovedì 28 settembre 2017

L’AMMINISTRATORE UNICO DELLA FALLITA NUOVA FIERA DI ROMA PIETRO PICCINETTI AD AGOSTO SI FA NOMINARE PURE DIRETTORE GENERALE CON STIPENDIO DA 180MILA EURO PIÙ 12MILA DI SPESE E AUDI

PIÙ PARTE VARIABILE ‘FISSATA IN BASE AI RISULTATI’. MA FISSATA DA CHI?

PECCATO CHE LA FIERA DI ROMA È SOMMERSA DAI DEBITI E IN CONCORDATO PREVENTIVO ...


pietro piccinettiPIETRO PICCINETTI
Di nome fa Pietro, di cognome fa Piccinetti, ma i suoi obiettivi di piccino non hanno granché: uno, rianimare quella cattedrale nel deserto che è la nuova Fiera di Roma. Due, assicurarsi un posto al sole fino alla pensione: infatti un bel posto fisso, con un gran bello stipendio, Piccinetti se lo è aggiudicato quatto quatto il 2 agosto. E che stipendio! Una parte fissa “pari ad euro 180.000,00”, più “l’uso della macchina Audi” della società, più il cellulare e le relative bollette, più ancora un fondo spese di rappresentanza per altri euro 12.000,00 all'anno.

E non è ancora finita: in aggiunta allo stipendio fisso, il direttore generale Pietro Piccinetti incasserà una parte variabile “fissata in relazione ai risultati”. Fissata da chi non è chiaro. Forse dall’amministratore unico Piccinetti Pietro, cioè da lui medesimo, alla faccia di quel decreto Madia che vieta il cumulo delle cariche?
pietro piccinetti marcello de vitoPIETRO PICCINETTI MARCELLO DE VITO

Il verbale di nomina non lo dice. Il 2 agosto, con quel caldo che impazzava, il socio unico Investimenti Spa – 53,5 % Camera di Commercio, 21,8 Roma Capitale, 20 Regione Lazio – non è stato a guardare tanto ai dettagli. Ma il verbale firmato dal presidente Luca Voglino è chiarissimo: Piccinetti ha fatto bingo.

Quanto prendesse il buon Pietro da semplice amministratore non è ben chiaro. L’ultimo stipendio pervenuto al pubblico risale al 2016: 36.980 euro l’anno lordi come ad di Pordenonefiere, 3 mila euro – sempre lordi - al mese, per ottenere risultati che hanno spinto i grillini locali a invocare la sua cacciata: “Complessivamente nel triennio 2013-2015 si registra una perdita di euro 1.799.665” con “quasi due milioni di perdite a bilancio e due milioni e mezzo di debiti verso banche e fornitori. Cifre implacabili, che dovrebbero inchiodare il management”.

fiera di roma virginia raggi pietro piccinettiFIERA DI ROMA VIRGINIA RAGGI PIETRO PICCINETTI
Figurarsi. Alla poltroncina di Pordenone, l’imprenditore milanese “vicino ai vertici del Fli, il partito di Gianfranco Fini” (presentazione del Messaggero Veneto), è rimasto inchiodato fino all’approvazione del bilancio 2016, cioè all’estate scorsa; arrivato intanto a Fiera di Roma come amministratore nell’aprile 2016 - stipendio ignoto: il sito istituzionale non bada alla trasparenza –dal 2 agosto 2017 è diventato inamovibile grazie a un contratto a tempo indeterminato da dirigente.

Sicuramente è un genio della “meeting industria”, per carità, tanto da essere stato eletto presidente 2018-19 della Central European Fair Alliance, l’associazione fieristica europea. Sicuramente saprà risollevare la nuova fiera dall’abisso dei debiti in cui naviga – circa 200 milioni solo quelli con Unicredit che ha finanziato la costruzione–, dalla sfiducia del Campidoglio che vuole liberarsi delle proprie quote, e forse pure dalla malasorte cui l’ha destinata, fin dalla nascita, la scelta di un terreno così acquitrinoso da essere preso in seria considerazione per ospitare le gare di canottaggio alle Olimpiadi.
NUOVA FIERA DI ROMA 6NUOVA FIERA DI ROMA

Ma un po’ di senso dell’opportunità? Proprio prima delle vacanze il tribunale aveva omologato il concordato preventivo chiesto nel 2015: ai fornitori è andato solo una minima parte delle spettanze. Avranno brindato, anche loro, al simpatico bingo?


NUOVA FIERA DI ROMA - 7NUOVA FIERA DI ROMA 

IL SOCIAL NETWORK CHIEDERA' SOLDI PER VEDERE LE NOTIZIE DI ALCUNI EDITORI

‘DA DOMANI FACEBOOK A PAGAMENTO!’ 
(ANSA) - Notizie a pagamento sempre più vicine su Facebook insieme a 10 partner editoriali mondiali, anche in Italia. Lo ha annunciato oggi la compagnia californiana in un incontro nella sede di Milano. I test su formule e modalità di abbonamenti alle notizie partiranno "a breve", sicuramente entro quest'anno, insieme a 10 partner editoriali di Stati Uniti e alcuni Paesi europei, tra cui il nostro.

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Due i modelli di pagamento che saranno testati da Facebook in partnership con gli editori. Il primo consentirà di leggere gratis fino ad un certo numero di articoli. Il secondo è la modalità "freemium", in base alla quale saranno gli editori a decidere quali contenuti offrire gratis sul social network e quali a pagamento. La transazione economica non avverrà sul social e il 100% dei ricavi andrà agli editori.

Facebook, col suo pubblico potenziale di due miliardi di lettori, tende così la mano agli editori e lo fa anche sul versante 'fake news'. Su questo fronte, assicura la piattaforma, in Italia sarà presto più facile e immediato segnalare eventuali bufale condivise. Ma occorre ancora aspettare per avere novità in merito ad un partner italiano per la verifica delle notizie, il 'fact checking', sulla scia di esperimenti come quelli già attivati in Stati Uniti e Francia.

“IL DONATORE DI CUORE AVEVA AVUTO DUE ARRESTI CARDIACI"

SULL’UOMO MORTO DOPO UN TRAPIANTO DI CUORE, I CONSULENTI DELLA PROCURA ACCUSANO: "IL FALLIMENTO ERA PREVEDIBILE. SERVIVA PIU’ PONDERAZIONE. L’UOMO ERA IN SOVRAPPESO E AVEVA SUBITO…”

Giuseppe Scarpa per la Repubblica

«Si ritiene fosse prevedibile il fallimento funzionale di un organo che aveva già subito un insulto ischemico protratto
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trapianto cuoreTRAPIANTO CUORE
Era raccomandabile un atteggiamento caratterizzato da maggiore ponderazione e che tenesse conto della verificazione di un evento evitabile». 

L' evento evitabile è la morte dell' uomo, 61 anni con gravi problemi cardiaci. Un paziente con un quadro clinico critico: se il paziente non avesse ricevuto un nuovo cuore sarebbe deceduto, molto probabilmente, entro un anno. 

L' organo che però gli hanno impiantato era in pessime condizioni. 

E questo avrebbe determinato il suo decesso 31 ore dopo l' intervento, alle 8.15 del 4 aprile del 2016. È la conclusione a cui arrivano i due medici legali, Massimo Senati e Francesco Alessandrini, dell' Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma incaricati dalla procura capitolina di eseguire l' autopsia e di redigere la relativa relazione.

In tutto sono 70 pagine in cui i camici bianchi ripercorrono, prima di tutto, le ultime ore di vita del donatore. È da qui, infatti, che si parte. Perché è dalla sua morte, o meglio dalla condizione del suo cuore, che si sarebbero poi generati tutta una serie di errori che hanno portato al decesso.

TRAPIANTO CUORE 5TRAPIANTO CUORE 
«È il 25 agosto del 2016, alle ore 11.20, un 48enne, in sovrappeso corporeo, aveva presentato arresto cardiaco, perdita di coscienza e sommersione in una piscina» a Milano. Qualche pagina più avanti i medici entrano nel dettaglio e scrivono: Il 48enne «aveva subito un arresto cardiaco prolungato di almeno sette minuti. Dopo la ripresa dell' attività cardiorespiratoria seguiva un ulteriore arresto cardiaco ed anche durante la degenza all' ospedale San Raffaele si assisteva ad un episodio ipotensivo con successiva ripresa spontanea del circolo».

Il 48enne non ce la fa. «Tali eventi (gli arresti cardiaci, ndr) sarebbero stati all' origine del danno celebrale irreversibile che veniva legalmente accertato e che dava origine all' espianto multiplo a cui il paziente (donatore, ndr) veniva sottoposto ».

Passano poche ore dal decesso e al 48enne vengono espiantati gli organi. 

Il giorno successivo all' ospedale San Raffaele arriva l' equipe dal San Camillo di Roma. I due medici legali muovono una dura critica. Scrivono così: «Le indagini sullo stato del cuore davano quindi il nulla osta all' espianto, pur non avendo evidenziato spiegazioni attendibili dell' arresto cardiaco avuto dal donatore ed all' origine del danno cerebrale».

musumeciMUSUMECI
Di più. «Riteniamo non trascurabile il dato, proprio in quanto, dopo l' accertamento della morte cerebrale, il cuore veniva prelevato allo scopo di essere utilizzato come organo idoneo ad essere trapiantato. Infatti la morte del 61enne è da attribuirsi, in seguito al trapianto, ad un fallimento dell' innesto primario, ovvero dell' organo trapiantato, la cui principale manifestazione clinica era l' instabilità emodinamica grave postoperatoria e lo shock cardiogeno. In questi casi il cuore non riesce a soddisfare le esigenze circolatorie nell' immediato periodo post trapianto ».

E ancora, ribadiscono i due medici legali, «la storia clinica del caso di specie (la morte del 61enne, la cui famiglia è rappresentata dall' avvocato Loredana Vivolo, ndr) si caratterizza dall' insufficienza funzionale dell' organo trapiantato».

Un cuore, in sostanza, che non godeva di ottima salute. 

E non solo per gli arresti cardiaci avuti dal 48enne poco dopo il tuffo in piscina. 

«Presenza di almeno tre tipi di lesioni chiaramente riferibili ad epoche diverse. Da una parte si osservano aree cicatriziali la cui origine risale certamente da non meno di qualche mese fino a qualche anno. Sono state osservate poi lesioni caratterizzate da necrosi dei cardiomiociti e infiltrati granulocitari che risalgono ad un periodo che va dai dieci ai sei giorni prima del decesso. E infine - concludono i due medici legali - delle lesioni recentissime che risalgono all' epoca post trapianto ».

Fonte: qui