9 dicembre forconi: responsabili
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sabato 27 ottobre 2018

KHASHOGGI – I SAUDITI COSTRETTI AD AMMETTERE CHE L'ASSASSINIO DEL GIORNALISTA È STATO PREMEDITATO


ORMAI MANCA SOLO L’ULTIMO: L’AMMISSIONE DELLE RESPONSABILITÀ PERSONALI DEL PRINCIPE MOHAMMED BIN SALAM, L’UOMO SU CUI LA MONARCHIA AVEVA PUNTATO TUTTO PER IL FUTURO

Roberto Fabbri per “il Giornale”

JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI
La lunghissima sequenza di smentite e ammissioni di Riad sul tragico caso dell' assassinio di Jamal Khashoggi si è arricchita ieri dell' ennesima imbarazzante puntata: messi con le spalle al muro dalle prove nelle mani degli inquirenti turchi, i sauditi hanno dovuto ammettere che si è trattato di «un omicidio premeditato».

Era in effetti diventato impossibile negarlo, essendo stato ormai provato l' arrivo al consolato saudita di Istanbul di un commando forte di ben 15 persone, una delle quali specializzata in medicina legale e munita di segaossa, giunte appositamente dall' Arabia nelle ore precedenti l' annunciata imprudentissima visita del giornalista dissidente nella sede diplomatica.

mohammed bin salman foto luca locatelli per il timeMOHAMMED BIN SALMAN FOTO LUCA LOCATELLI PER IL TIME
Per non parlare del goffo tentativo di inscenare l' uscita di Khashoggi dal consolato sulle proprie gambe spedendo fuori dal cancello d' ingresso un uomo vestito con gli abiti di Khashoggi e con una barba finta.

Nell' arco di 23 giorni Riad ha sostenuto nell' ordine: che Khashoggi fosse uscito dal consolato poco dopo esservi entrato; che le accuse a Riad di aver dato ordine di uccidere lo scomodo opinionista fossero «bugie infondate»; che Khashoggi fosse effettivamente morto nel consolato «per strangolamento durante un alterco»; che fosse rimasto vittima di «un omicidio in una operazione non autorizzata che è stata un errore colossale»; che si sia trattato (parole dello stesso principe ereditario Mohammed bin Salman, fortemente indiziato di essere il mandante dell' assassinio) di «un fatto dolorosissimo, di un incidente orribile e del tutto ingiustificabile»; infine che l' omicidio sia stato «premeditato».
JAMAL KHASHOGGIJAMAL KHASHOGGI

Manca, insomma, soltanto l' ultimo tassello: l' ammissione delle responsabilità personali del principe. Ovvio che Riad cerchi di evitarlo in ogni modo: «MbS», come l' erede di re Salman concede di farsi chiamare confidenzialmente anche dal genero di Trump Jared Kushner, è l' uomo su cui la monarchia ha puntato tutte le sue carte per il futuro. Alla «Davos del deserto» che MbS aveva organizzato con i grandi della finanza e dell' economia mondiali e che in seguito al caso Khashoggi ha subito defezioni eccellenti in quantità, la linea ufficiale saudita è «siamo grandi amici e alleati degli americani, troveremo i colpevoli e andrà tutto a posto».

mohammed bin salman trump visit da cbcMOHAMMED BIN SALMAN TRUMP VISIT DA CBC
Sembra, questa, una pia illusione. Anche se MbS era l' alleato ideale per Donald Trump, lo stesso presidente Usa sembra ormai rassegnato a doverlo abbandonare al suo destino, che pare più che mai nelle mani dei turchi. Il «sultano» Erdogan insiste: Riad deve dire tutta la verità, e sottintende che se non lo farà potrebbe pensarci lui, che la conosce e ne ha le prove.

bin salmanBIN SALMAN
L' ultima trincea di MbS è affidata alla piena disponibilità della procura di Riad a collaborare con quella dei «fratelli turchi», come si sono ridotti a chiamarli per ingraziarseli. Intanto a Istanbul le indagini continuano: ieri gli investigatori hanno prelevato campioni dell' acqua del pozzo nel cortile del consolato, alla ricerca di macabre conferme.

Fonte: qui

venerdì 17 agosto 2018

LUCIA ANNUNZIATA CONTRO IL GARANTISTA MENTANA: ''LA REVOCA DELLA CONCESSIONE VA PROBABILMENTE CONTRO LO STATO DI DIRITTO. MA È DIFFICILE DIFENDERE I DIRITTI DI QUALCUNO CHE NON RISPETTA I DIRITTI DI TUTTI. DOVE E' LA CELEBERRIMA E IPERCOMUNICATIVA FAMIGLIA BENETTON? IN TRE GIORNI DI DOLORE E DISCUSSIONI, NON CI HANNO MAI MESSO LA FACCIA, NON SI SONO ASSUNTI NEMMENO LA RESPONSABILITÀ MORALE"

"GENOVA È LA PERFETTA RAPPRESENTAZIONE DI TUTTE LE RAGIONI DELLA RIVOLTA ELETTORALE CHE HA DATO LA STRAGRANDE VITTORIA AL POPULISMO''
Lucia Annunziata da huffingtonpost.it
lucia annunziata in mezz oraLUCIA ANNUNZIATA IN MEZZ ORA
Non sappiamo se Atlantia, azienda di proprietà del gruppo Benetton abbia un cuore, come suggeriva ieri sul Corriere della Sera Massimo Gramellini, ma se ce l'ha è certamente quello del coniglio. Dopo il primo smemorato intervento delle 13,39 in cui, a un'Italia con le mani nei capelli per l'orrore, Atlantia forniva un comunicatino senza un parola sulle vittime, la società dei Benetton non ha mai smesso di fuggire da ogni umana emozione, ma anche da ogni assunzione di responsabilità morale.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Capiamo che nessuna azienda si prenderebbe mai la responsabilità diretta di un grave disastro, capiamo il terrore, l'autodifesa, gli avvocati. Ma qui si tratta di una reazione che fin dal primo momento, e ancora fino ad oggi, è segnata dalla fuga dalla realtà. Dove sono il Presidente Fabio Cerchiai, l'AD Giovanni Castellucci, i responsabili della comunicazione, o i proprietari, la celeberrima e ipercomunicativa Famiglia Benetton? In tre giorni di dolore e discussioni, Atlantia non ci ha mai messo la faccia – tranne che con il funzionario di zona, il responsabile del tronco di Genova.
TOSCANI BENETTONTOSCANI BENETTONautostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Le prime ore dopo la tragedia sono forse le più dolorose da digerire per chi stava in quelle ore incollato alle immagini, in attesa di sapere che proporzioni avesse quell'apocalisse. Nel comunicato delle 13.39 che abbiamo appena citato, il crollo è derubricata a una vicenda locale: " I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova". Alle 14.10 l'Ad della società Autostrade Giovanni Castellucci così risponde al giornalista del Gr1 che gli fa notare che da anni si diceva che il ponte fosse pericoloso: "Non mi risulta ma se lei ha della documentazione me la mandi. In ogni caso non è così, non mi risulta". Immaginiamo che la maleducazione fosse intesa a dimostrare che l'Azienda era tranquilla, ma forse l'Amministratore Delegato, ha confuso maleducazione con il senso di responsabilità. Alle 16.57 il povero Responsabile del tronco Genova entra in scena e dice che "il crollo è inaspettato"(!) e solo a fine giornata arriva un "cordoglio per le vittime e la profonda vicinanza ai loro familiari".
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTONTOSCANI BENETTONTOSCANI BENETTON
Purtroppo questo cordoglio non segna un cambio di toni, o di sensibilità. I comunicati del 15 e del 16 sono una girandola, evidentemente mirati a preparare la battaglia legale, con occhi soprattutto puntati sul rassicurare i mercati - "siamo stati corretti", "abbiamo fatto verifiche", "pronti a ricostruire il ponte in 5 mesi". Il primo cedimento nervoso di Atlantia avviene solo quando il governo minaccia di rescindere la concessione: " Da annuncio governo impatti su azioni e bond" , "impegnati per verità".
Toscani autostrade benettonTOSCANI AUTOSTRADE BENETTON
E sarà che è una girandola , ma alla fine il meccanismo si inceppa e la società, preoccupata del proprio futuro, sbraca nei modi e nei toni, ricorda che in caso di revoca le "spetta il valore residuo" del contratto. Nemmeno i gesti umanitari, che pure a questo punto offre come pegno di buona volontà, le riescono bene: il pedaggio di cui tutti chiedono la sospensione, viene sospeso infine sospeso, sì , ma "solo per le ambulanze". Nessuno nelle stanze degli avvocati o degli azionisti ha capito quanto macabra sia questa decisione?
GIOVANNI CASTELLUCCIGIOVANNI CASTELLUCCI
Sì, certo, lo Stato di diritto sarà sicuramente ferito dalla forzatura legale di avviare la procedura di rescissione della concessione. Che vi si arrivi o meno, certo la decisione ha tutte le stigmate di un governo che non vuole fare i conti con i diritti acquisiti, con le regole istituzionali. Ma, francamente, in questo caso è difficile difendere i diritti di una azienda che non ha a cuore i diritti di tutti.
Fabio Cerchiai ADSFABIO CERCHIAI ADS
Il caso Genova deve essere inserito profondamente nel dibattuto politico su cosa sta succedendo in Italia. La torre d'avorio in cui i Benetton, pur maestri di comunicazione, sono chiusi in queste ore; la cautela legale che travasa in pura indifferenza umana; la prevalenza della logica astratta del denaro sul servizio, sono la perfetta rappresentazione di tutte le ragioni della rivolta elettorale che ha dato la stragrande vittoria al populismo.

giovedì 28 settembre 2017

“IL DONATORE DI CUORE AVEVA AVUTO DUE ARRESTI CARDIACI"

SULL’UOMO MORTO DOPO UN TRAPIANTO DI CUORE, I CONSULENTI DELLA PROCURA ACCUSANO: "IL FALLIMENTO ERA PREVEDIBILE. SERVIVA PIU’ PONDERAZIONE. L’UOMO ERA IN SOVRAPPESO E AVEVA SUBITO…”

Giuseppe Scarpa per la Repubblica

«Si ritiene fosse prevedibile il fallimento funzionale di un organo che aveva già subito un insulto ischemico protratto
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trapianto cuoreTRAPIANTO CUORE
Era raccomandabile un atteggiamento caratterizzato da maggiore ponderazione e che tenesse conto della verificazione di un evento evitabile». 

L' evento evitabile è la morte dell' uomo, 61 anni con gravi problemi cardiaci. Un paziente con un quadro clinico critico: se il paziente non avesse ricevuto un nuovo cuore sarebbe deceduto, molto probabilmente, entro un anno. 

L' organo che però gli hanno impiantato era in pessime condizioni. 

E questo avrebbe determinato il suo decesso 31 ore dopo l' intervento, alle 8.15 del 4 aprile del 2016. È la conclusione a cui arrivano i due medici legali, Massimo Senati e Francesco Alessandrini, dell' Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma incaricati dalla procura capitolina di eseguire l' autopsia e di redigere la relativa relazione.

In tutto sono 70 pagine in cui i camici bianchi ripercorrono, prima di tutto, le ultime ore di vita del donatore. È da qui, infatti, che si parte. Perché è dalla sua morte, o meglio dalla condizione del suo cuore, che si sarebbero poi generati tutta una serie di errori che hanno portato al decesso.

TRAPIANTO CUORE 5TRAPIANTO CUORE 
«È il 25 agosto del 2016, alle ore 11.20, un 48enne, in sovrappeso corporeo, aveva presentato arresto cardiaco, perdita di coscienza e sommersione in una piscina» a Milano. Qualche pagina più avanti i medici entrano nel dettaglio e scrivono: Il 48enne «aveva subito un arresto cardiaco prolungato di almeno sette minuti. Dopo la ripresa dell' attività cardiorespiratoria seguiva un ulteriore arresto cardiaco ed anche durante la degenza all' ospedale San Raffaele si assisteva ad un episodio ipotensivo con successiva ripresa spontanea del circolo».

Il 48enne non ce la fa. «Tali eventi (gli arresti cardiaci, ndr) sarebbero stati all' origine del danno celebrale irreversibile che veniva legalmente accertato e che dava origine all' espianto multiplo a cui il paziente (donatore, ndr) veniva sottoposto ».

Passano poche ore dal decesso e al 48enne vengono espiantati gli organi. 

Il giorno successivo all' ospedale San Raffaele arriva l' equipe dal San Camillo di Roma. I due medici legali muovono una dura critica. Scrivono così: «Le indagini sullo stato del cuore davano quindi il nulla osta all' espianto, pur non avendo evidenziato spiegazioni attendibili dell' arresto cardiaco avuto dal donatore ed all' origine del danno cerebrale».

musumeciMUSUMECI
Di più. «Riteniamo non trascurabile il dato, proprio in quanto, dopo l' accertamento della morte cerebrale, il cuore veniva prelevato allo scopo di essere utilizzato come organo idoneo ad essere trapiantato. Infatti la morte del 61enne è da attribuirsi, in seguito al trapianto, ad un fallimento dell' innesto primario, ovvero dell' organo trapiantato, la cui principale manifestazione clinica era l' instabilità emodinamica grave postoperatoria e lo shock cardiogeno. In questi casi il cuore non riesce a soddisfare le esigenze circolatorie nell' immediato periodo post trapianto ».

E ancora, ribadiscono i due medici legali, «la storia clinica del caso di specie (la morte del 61enne, la cui famiglia è rappresentata dall' avvocato Loredana Vivolo, ndr) si caratterizza dall' insufficienza funzionale dell' organo trapiantato».

Un cuore, in sostanza, che non godeva di ottima salute. 

E non solo per gli arresti cardiaci avuti dal 48enne poco dopo il tuffo in piscina. 

«Presenza di almeno tre tipi di lesioni chiaramente riferibili ad epoche diverse. Da una parte si osservano aree cicatriziali la cui origine risale certamente da non meno di qualche mese fino a qualche anno. Sono state osservate poi lesioni caratterizzate da necrosi dei cardiomiociti e infiltrati granulocitari che risalgono ad un periodo che va dai dieci ai sei giorni prima del decesso. E infine - concludono i due medici legali - delle lesioni recentissime che risalgono all' epoca post trapianto ».

Fonte: qui