9 dicembre forconi

domenica 16 ottobre 2016

Il trionfante vertice indo-russo di Goa

India e Russia, infine, firmano un accordo per il sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. I Paesi firmano anche altri 15 accordi dall’energia alle città intelligenti.


modiputin-621x414
India e Russia, il 15 ottobre, hanno firmato 16 contratti al 17.mo vertice bilaterale annuale, nello Stato occidentale indiano di Goa. Gli accordi vanno dalla difesa all’energia, tra cui l’attesissimo accordo per l’acquisto del sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. Anche se i dettagli immediati dell’accordo per acquisire il sistema di difesa missilistica non sono disponibili, è opinione diffusa che l’India vi spenderà 5 miliardi. Nuova Delhi ha inoltre accettato di acquistare 3 fregate Proekt 11356. L’India ha 6 fregate classe Talwar, precursori del Proekt 11356, costruite presso il cantiere Jantar di Kaliningrad. Su un programma televisivo della rete indiana Doordarshan, l’ex- ambasciatore indiano in Russia, Ajai Malhotra, elogiava l’efficienza delle fregate furtive russe.
Make in India
Nella spinta del Primo Ministro indiano Narendra Modi sull’iniziativa ‘Make in India’, i Paesi hanno deciso di produrre congiuntamente 200 elicotteri utility Kamov Ka-226T in India. “Gli accordi sulla produzione degli elicotteri Kamov Ka-226T, la costruzione delle fregate e acquisizione e costruzione di altre piattaforme della difesa sono in sinergia con le priorità su tecnologia e sicurezza dell’India“, ha detto Narendra Modi nella conferenza stampa congiunta con il Presidente russo Vladimir Putin. Anche se non ci sono stati riferimenti diretti al Pakistan nella conferenza stampa, Modi ha detto che l’India ha profondamente apprezzato “comprensione e sostegno della Russia alle nostre azioni nella lotta al terrorismo che minaccia alle frontiere la nostra intera regione“. Il Primo Ministro indiano iniziava la conferenza stampa con un detto russo: “Un vecchio amico è meglio di due nuovi“.
Energia e infrastrutture
Russia e India hanno anche firmato importanti accordi energetici e infrastrutturali. La compagnia petrolifera russa Rosneft, insieme ai suoi partner, acquistava l’Essar Oil dell’India del valore di quasi 13 miliardi di dollari. È la maggiore acquisizione estera in India e il maggiore accordo mai realizzato da una società russa, secondo Reuters. Rosneft ottiene una quota del 49 per cento di Essar Oil e i due partner, l’olandese Trafigura e il fondo russo United Capital Partners, si divideranno un altro 49 per cento in parti uguali. Gli azionisti di minoranza avranno il restante 2 per cento una volta che la società sarà ricapitalizzata. La Russia inoltre decideva d’intensificare gli investimenti nelle infrastrutture dell’India. Il Fondo diretto infrastrutturale russo e il National Infrastructure Investment Fund indiano investiranno ognuno 500 milioni di dollari per creare un fondo comune per le infrastrutture da 1 miliardo. La Russia ha istituito fondi di investimento simili con la Cina, tra cui un fondo agricolo per l’estremo oriente russo. Le società russe investiranno anche nelle città intelligenti negli Stati indiani di Andhra Pradesh e Haryana. Le ferrovie indiane e russe firmavano un memorandum d’intesa per aumentare la velocità dei treni fra Nagpur e Secunderabad.
Avvio di Kudankulam 3 e 4
Via videoconferenza, Putin e Modi presenziavano all’avvio della seconda unità e lanciavano i lavori per la terza e quarta unità del Kudankulam Nuclear Power Project. Putin iniziava l’intervento alla conferenza stampa congiunta congratulandosi con i responsabili del successo dell’impianto di Kudankulam. “L’energia nucleare darà un contributo molto significativo alla sicurezza energetica dell’India“, aveva detto, “Darà ulteriore impulso alla crescita dell’economia indiana“. Il presidente russo aggiungeva che il suo Paese continuerà a promuovere l’ulteriore sviluppo dell’energia nucleare in India. “Nei prossimi 20 anni, almeno altri 12 reattori nucleari potrebbero essere costruiti in India con l’aiuto della Russia“, aveva detto. Putin elogiava anche la cooperazione economica tra i due Paesi. “Le industrie dei due Paesi migliorano la cooperazione; e anche la cooperazione militar-tecnica migliora“, aveva detto.
I principali vantaggi del vertice
Questi accordi dimostrano che nelle relazioni indo-russe, i settori delle tecnologie militari ed energetico sono i principali campi in cui si ha una cooperazione a lungo termine“, affermava Pjotr Topychkanov, esperto dell’ Asia del Sud e Associato al Programma di non proliferazione del Carnegie Moscow Center, aggiungendo che l’India potrebbe beneficiare immensamente dall’acquisizione dell’S-400. “Nel contesto regionale, il sistema di difesa aerea S-400 è strategico, consentendo all’India di controllare lo spazio aereo del Pakistan“. Sugli accordi energetici, comprendenti anche la proposta di Gazprom di aumentare l’impegno in India, Topychkanov affermava che la Russia apre lentamente l’industria energetica all’India. “In altre circostanze economiche e politiche la Russia difficilmente sarebbe stata d’accordo, dato che il suo obiettivo principale era l’occidente, prima delle crisi georgiana e ucraina. Ma ora Mosca è più flessibile. L’India è uno dei partner naturali nell’energia“. Aggiungeva che Russia e India devono andare oltre i settori tradizionali della cooperazione. “Credo ora, che il modo più efficace sia utilizzare la cooperazione militar-tecnologica ed energetica coinvolgendo attivamente le aziende private, ampliando i contatti esistenti tra le imprese russe e indiane nel campo delle tecnologie e dei prodotti dal duplice uso“. Modi e Putin avranno incontri bilaterali con altri leader dei BRICS il 15 ottobre, prima di partecipare al vertice dei BRICS.
kudankulam6_826585f
Il sistema missilistico S-400 aumenterà le capacità militari dell’India
The BRICS Post  14 ottobre 2016
1030738398-e1450414587182Solo poche ore prima dell’ottavo vertice annuale dei BRICS, che si apre a Goa, le forze della difesa dell’India anticipavano la firma di un accordo da 5,85 miliardi di dollari per cinque sistemi missilistici di difesa aerea di nuova generazione russi S-400 ‘Trjumf‘. L’S-400 potrà inquadrare ogni tipo di bersaglio aereo, tra cui aerei e velivoli VLO (ad osservabilità molto bassa). L’ex-Capo di Stato Maggiore indiano Generale Shankar Roy Chowdhury (a riposo) dichiarava a BRICS Post che si attendeva la firma del contratto con la Russia. Si suppone sia uno dei migliori sistemi missilistici del mondo“, ha detto Chowdhury, ex-parlamentare indiano. “Viene importato dalla Siria per contrastare gli attacchi missilistici d’Israele. La firma guarda al futuro del vertice BRICS“, aggiungeva. Gli analisti militari dicono che l’acquisizione dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf” aumenterà “drasticamente” il potenziale militare dell’India. “E quando la capacità militare viene migliorata, si migliora anche la resistenza in guerra della nazione e delle forze armate“, affermava il Generale DB Shekatkar, esperto della difesa.
Sistema di difesa multiruolo
La popolarità dell’S-400 sta nel fatto che può neutralizzare droni, missili balistici e da crociera entro un raggio di 400 km e una quota di 32 km. I sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf‘ sono dotato di tre diversi tipi di missili e di un radar di acquisizione in grado di tracciare fino a 300 obiettivi entro 600 km di raggio. Il Trjumf è un sistema costituito da otto lanciatori e una stazione di controllo. Spiegando il motivo per aver optato per il sistema d’arma russo, il Generale Shekatkar affermava che le forze armate indiane cercano tre criteri nell’acquisizione di armamenti: affidabilità, robustezza e ridondanza. “Perciò stipuliamo questo accordo con la Russia sull’S-400“, aggiungeva. “Acquisiamo armi e tecnologia dalla Russia da tempo, e la Russia è il nostro partner strategico. Le guerre del 1965, 1971 e Kargil dimostrano che l’equipaggiamento russo è affidabile“, affermava riferendosi alle guerre che l’India combatté con il vicino Pakistan. Altri analisti sostengono che l’India abbia la necessità degli S-400 e quindi l’acquisto imminente sia una buona acquisizione per le forze armate. L’India firma alcuni accordi importanti con la Russia acquisendo S-400 ed elicotteri“, afferma Nitin Gokhale, analista della difesa, “Ci sarà anche un programma sull’FGFA (caccia di quinta generazione) e questo guarda al futuro“.
modi-and-putin_1_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


Ajay Kamalakaran, RIR, 15 ottobre 2016

sabato 15 ottobre 2016

Tensioni Usa-Russia, Nbc: "Washington prepara un cyber attacco"

All'attacco informatico starebbe lavorando un team di centinaia di persone che ha a disposizione un budget da centinaia di milioni di dollari. Mosca: risponderemo


Washington, 15 ottobre 2016 - In questo clima di tensione tra Usa e Russia, la Nbc lancia la notizia-bomba in esclusiva: la Cia ha ricevuto ordine da Barack Obama di preparare una cyber attacco "senza precedenti" contro la Russia, in risposta alle interferenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane. 

Secondo fonti dell'intelligence Usa, alla Cia è stato chiesto di consegnare alla Casa Bianca le opzioni per questo attacco informatico su larga scala, che dovrebbe mirare a "imbarazzare" la leadership del Cremlino. Al cyber attacco starebbe lavorando,un team di centinaia di persone che ha a disposizione un budget da centinaia di milioni di dollari.
Le fonti non hanno precisato le misure esatte che la Cia sta prendendo in considerazione, ma ha detto che l'agenzia ha già cominciato a selezionare obiettivi e compiere altri preparativi. Ex funzionari dell'intelligence spiegano a Nbc News che la Cia ha raccolto risme di documenti che potrebbero esporre sgradevoli tattiche del presidente russo Vladimir Putin. L'ultima parola sul se procedere autorizzando l'operazione della Cia, però, spetterà al presidente Usa Barack Obama e non c'è ancora stata.
Le fonti riferiscono all'emittente che al momento ai vertici dell'amministrazione ci sono ancora divisioni sull'opportunità di procedere o meno. E due ex funzionari della Cia che hanno lavorato sulla Russia hanno spiegato a Nbc News che in passato è successo diverse volte che la Cia valutasse azioni sotto copertura contro la Russia, compresi attacchi hacker, ma alla fine l'idea è sempre stata abbandonata.
 Ieri, in un'intervista al programma 'Meet the Press' su Nbc, il vice presidente Usa Joe Biden aveva detto che "stiamo mandando un messaggio" a Putin. E quando gli era stato chiesto se i cittadini americani avrebbero saputo che era stato mandato un messaggio, il vice presidente aveva risposto: "Spero di no".
LA RISPOSTA DI MOSCA -  A strettissimo giro di posta il consigliere del Cremlino, Iuri Ushakov, citato dalla Tass, assicura che Mosca risponderà ai piani della Cia di preparare attacchi hacker contro la Russia: "Certamente, lo faremo. Questo è già al limite della villania", ha dichiarato Ushakov.

Fonte: qui

IL GOVERNO INVIERA’ 140 SOLDATI IN LETTONIA (IN QUOTA NATO) PER FRENARE LE AMBIZIONI DI MOSCA.

E GENTILONI PRECISA PURE: “NON E’ UN’AGGRESSIONE” 

IL CREMLINO FA FINTA D’INCAZZARSI E GRILLO SOTTOLINEA: “CON NOI AL GOVERNO, MAI” 

CHIESTA AUDIZIONE PARLAMENTARE DELLA PINOTTI

Dal "Corriere.it"

L’Italia invierà nei prossimi mesi un contingente di militari in Lettonia, ai confini con la Russia, nell’ambito di una missione Nato. La decisione è stata presa durante il Vertice di Varsavia dello scorso luglio, come aveva anticipato il Corriere. Niente che non fosse già noto, dunque. Ma sono bastate le parole di Jens Stoltenberg, segretario generale dell’Alleanza atlantica, che è ritornato sullo schieramento di quattro «battle groups» in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, per scatenare la reazione di Mosca e per far esplodere, in Italia, le polemiche delle forze politiche di opposizione .

I ministri Gentiloni e Pinotti: «Decisione presa nel Vertice di Varsavia»

L'Italia invierà «nel 2017 una compagnia di 140 uomini in Lettonia per partecipare alla forza Nato a guida canadese lì dispiegata. L’Italia ha sempre dato il suo contributo all’impostazione di rafforzamento dei nostri assetti difensivi nei Paesi settentrionali e orientali dell’alleanza atlantica» ha spiegato il ministro degli Esteri Gentiloni. Un impegno assunto «al vertice di Varsavia , nel corso del quale l’Italia - ha sottolineato Roberta Pinotti, ministra alla Difesa -, come altre nazioni, ha dato la disponibilità di fornire una compagnia con numeri non molto consistenti all’interno di una organizzazione che prevede il coinvolgimento di moltissime nazioni della Nato». «Non è una politica di aggressione nei confronti della Russia, ma di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza», ha poi commentato il ministro Gentiloni, «questa decisione non influisce minimamente nella linea di dialogo che l’Italia ha sempre proposto e condiviso con la Nato e che può e deve andare in parallelo con le rassicurazioni ai nostri alleati che si sentono a rischio». 


Da “la Repubblica

renzi stoltenbergRENZI STOLTENBERG
Un contingente di militari italiani sarà schierato a partire dal 2018 in Lettonia a difesa della frontiera esterna della Nato con la Russia. La notizia, trapelata da un'intervista al segretario generale dell'Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, trova conferma nelle dichiarazioni successive della ministra della Difesa Roberta Pinotti e del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Con una precisazione: l'impegno militare non contraddice la politica italiana improntata al dialogo con la Russia. Ma Mosca accusa la Nato di creare nuove divisioni. Mentre in Italia le opposizioni insorgono e chiedono all'esecutivo di riferire al più presto a un Parlamento del tutto ignaro del prossimo impegno militare. Mentre Grillo twitta: "Con noi al governo mai".

pinottiPINOTTI
Dai media, il tema Nato-Russia è finito anche sul tavolo del consueto incontro di aggiornamento tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi. Proprio ieri, intervenendo al Nato Defense College a Roma, il capo dello Stato aveva sollecitato l'Alleanza a non procedere per comparti separati, est da un lato e ovest dall'altro, adeguandosi invece a un mondo sempre più interconnesso, mentre aveva invitato la Russia a evitare sterili provocazioni.

"Quando abbiamo fatto il vertice di Varsavia dove si sono composte le responsabilità che hanno assunto altre nazioni, è stata data anche dall'Italia una disponibilità a fornire una compagnia, con numeri non molto consistenti, all'interno di una organizzazione che prevede il coinvolgimento di moltissime nazioni della Nato. È stato deciso al vertice di Varsavia e noi saremo in Lettonia".

Così la ministra della Difesa Roberta Pinotti, a margine del suo intervento all'assemblea nazionale dell'Anci, conferma la dislocazione di truppe italiane ai confini con la Russia emersa da un'intervista alla Stampa del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Rispondere all'impegno deciso a Varsavia, sottolinea Pinotti, non contraddice la politica dell'Italia nei riguardi di Mosca, che "è sempre stata quella di dire che ci vuole il dialogo. Pensiamo che con la Russia si debba dialogare(infatti gli mandano i soldati al confine proprio per dialogare ... ma ci fanno o ci sono?)".

KERRY GENTILONIKERRY GENTILONI
Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni entra più in dettaglio sui "numeri non molto consistenti" riguardanti l'impegno italiano a difesa delle frontiere esterne dell'Alleanza in Europa Orientale. L'Italia invierà "nei prossimi mesi una compagnia di 140 uomini in Lettonia per partecipare alla forza Nato a guida canadese lì dispiegata - precisa Gentiloni, a margine della conferenza alla Nato Defense College, alla presenza del segretario generale Stoltenberg -. L'Italia - aggiunge il campo della diplomazia italiana - ha sempre dato il suo contributo all'impostazione di rafforzamento dei nostri assetti difensivi(difensivi al confini con la Russia??? Ma ci stanno con la testa???) nei Paesi settentrionali e orientali dell'Alleanza Atlantica".

Non si tratta, tiene a sottolineare il titolare della Farnesina, "di una politica di aggressione verso Mosca, ma di una politica di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza Atlantica". Come Pinotti, anche Gentiloni afferma che "queste decisioni non influiscono minimamente nella linea di dialogo che l'Italia ha sempre proposto e condiviso con la Nato, dialogo deve andare in parallelo con le rassicurazioni agli alleati che si sentono a rischio".

Maria Zakharova portavoce esteri RussiaMARIA ZAKHAROVA PORTAVOCE ESTERI RUSSIA
Stoltenberg, dopo essersi allineato a Gentiloni e Pinotti sulla linea del dialogo ("Continueremo a perseguire politiche di difesa e dialogo politico. Dobbiamo evitare azioni e calcoli errati che possono far sfuggire di mano la situazione"), rileva per contro come la Russia sia "sempre più assertiva e imprevedibile e ha schierato sistemi missilistici vicino ai Paesi alleati, parte di uno schema di attività militare su larga scala. Gli alleati sono profondamente preoccupati da questo comportamento".

Il clima di allarme evocato da Stoltenberg fa passare in secondo piano le rassicurazioni di Pinotti e Gentiloni sulla priorità al dialogo. Per questo, la prima reazione di Mosca, attraverso le parole della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, interpellata dall'Ansa sull'impegno italiano in Lettonia, non è indirizzata a Roma ma direttamente alla Nato. "La politica della Nato è distruttiva. L'Alleanza è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato".

GRILLOGRILLO
Ma l'ammissione di Pinotti e Gentiloni di un prossimo impegno militare ai confini con la Russia non poteva non generare anche reazioni interne. Assieme al tweet, Grillo pubblica un post con allegato hashtag "#iovogliolapace".

"Renzi e Napolitano chinano la testa, ma l'invio di 150 uomini in lettonia è inaccettabile.Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L'Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent'anni e alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente".

In una nota, i deputati M5S delle commissioni Esteri e Difesa ritengono "gravissimo che una notizia del genere sia taciuta dal governo Renzi e giunga invece da un rappresentante dell'Alleanza Atlantica (l'intervista a Stoltenberg, ndr). Vediamo che il ministro Pinotti ha pensato bene, solo ora, di specificare che i nostri militari saranno inviati in Lettonia. Ovviamente non basta e ne chiederemo conto in Parlamento".

arturo scottoARTURO SCOTTO
Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini: "Incredibile: nel 2018 un contingente di soldati italiani verrà inviato ai confini con la Russia, con una missione della Nato. Una follia anti-russa. Chi fa prove di guerra con la Russia è matto o è in malafede. Armi e soldati usiamoli contro l'Isis, non contro chi lo combatte".

Dal Carroccio si leva anche la protesta del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli: "La Russia è l'unico Paese dichiaratamente contro l'Isis. E mentre la Cina sta mettendo in campo uno schieramento militare mai visto prima, noi andiamo con la Nato a mettere in discussione i buoni rapporti con la terza potenza mondiale? Mi pare davvero politica internazionale folle".

MILITARI ITALIANI1MILITARI ITALIANI
Il capogruppo dei deputati di Sinistra Italiana, Arturo Scotto, chiede alla ministra della Difesa di riferire in Parlamento: "Non si può riportare indietro la storia ai tempi della guerra fredda, neanche la Nato. Sinistra Italiana è contraria all'invio di militari italiani in Lettonia. Lo avrà anche deciso il vertice Nato di Varsavia, ma il Parlamento italiano è sovrano ed è quello il luogo dove si compiono queste scelte".

Elvira Savino, capogruppo di Forza Italia in Commissione Politiche della Ue alla Camera: "Il presidente Berlusconi nel 2002, con gli storici accordi di Pratica di Mare, riconciliò la Nato e la Russia. Adesso invece sembra essere tornata la guerra fredda".

Fonte: qui

venerdì 14 ottobre 2016

Sergio Romano: «Nuova guerra fredda con la Russia? È colpa nostra. Di Putin non abbiamo capito nulla»

L’ex ambasciatore a Mosca, Sergio Romano: «Tutto è iniziato con l’allargamento della Nato a est. In Siria dobbiamo augurarci una vittoria di Assad.»


«Non è la Russia che ha paura di una guerra con l’Occidente. Semmai è il contrario: siamo noi ad avere una paura irrazionale della Russia». Sergio Romano non usa mezzi termini nel leggere le crescenti tensioni tra l’Occidente e Mosca, che hanno spinto molti commentatori a parlare di nuova guerra fredda. Secondo l’ex ambasciatore italiano in Unione Sovietica e alla Nato, le vicende degli ultimi mesi partono da molto lontano: dall’allargamento della Nato ai Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia, alla strategia di difesa missilistica attuata da George W. Bush, alle cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina, sino alla guerra in Siria. Una storia, questa, in cui si legge in filigrana la «russofobia che è insita nella nostra cultura». Una russofobia attraverso cui «vediamo solo la pagliuzza negli occhi di Putin, mentre continuiamo a non vedere la trave in quella dell’Occidente».
Lei dice che bisogna partire da lontano, ambasciatore…
La storia comincia parecchi anni fa. E per comprenderla fino in fondo bisogna provare a mettersi nei panni altrui e rendersi conto dello stato d’animo e della psicologia dell’avversario.

A cosa si riferisce?
A tante cose. Ad esempio non dovremmo dimenticare come la Russia abbia vissuto l’allargamento della Nato ai paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e addirittura alle repubbliche baltiche che facevano parte dell’ex Unione Sovietica.

Come l’ha vissuto?
Come un atto ostile, una potenziale minaccia. Del resto, aprendo la Nato a a questi Paesi, che hanno vissuto con l’Armata Rossa in casa e che di Mosca hanno paura, ci siamo portati in casa la maggiore lobby antirussa. Peraltro, chi entra nella Nato, non entra in una qualsiasi alleanza. Entra in un alleanza fatta per combattere, con basi permanenti, un quartier generale, un comandante in capo, un presunto potenziale nemico, Un’organizzazione che ha minuziosamente predisposto un sistema di assistenza reciproca che gli Stati devono darsi. Difficile leggere questo allargamento in un’ottica che non sia ostile alla Russia.

Che il Cremlino lo pensi ci sta. Ma era davvero così?
In parte. Alla base ci sono anche ragioni economiche. Consideri che chi entra nella Nato diventa automaticamente un cliente dell’industria bellica americana. Tuttavia concorrono a rafforzare questo timore anche altri eventi che non è facile interpretare altrimenti.

Ad esempio?
Quando Bush denunciò l’accordo del 1972 sulle basi anti-missilistiche.

Si spieghi…
Durante la Guerra Fredda, Usa e Urss si accordarono per non avere più di una base anti-missilistica sui loro rispettivi territori. Questo voleva dire che dopo il primo attacco, entrambi i Paesi sarebbero stati vulnerabili e la vulnerabilità era una garanzia di pace. Bush lo denunciò nell’anno della sua scadenza e diciharò di non poterlo rinnovare perche gli Stati Uniti dovevano difendersi dagli stati canaglia mediorientali. Il problema è che le nuove basi anti-missilistiche americane, dalla Polonia alla Repubblica Ceca e alla Romania, avrebbero circondato la Russia, non l’Iran o l’Iraq. Se lei fosse stato russo come avrebbe interpretato questa strategia “difensiva”?

In chiave anti-russa?
Mi pare evidente. Così com’è evidente che le rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina siano siate viste con simpatia e favore dall’Occidente. Quando nel 2008 il governo georgiano decise di invadere l’Ossezia del sud, c’era sul territorio georgiano un contingente americano di 800 addestratori. Non credo che i soldati americani ignorassero quello che stava per accadere.

Sta dicendo che anche Obama, quindi, ha mantenuto la strategia anti-russa del suo predecessore…
Obama dette prova di una certa sensibilità. Nel 2009, a Ginevra, Hillary Clinton, allora segretario di Stato americano donò al ministro degli esteri russo Sergei Lavrov un pulsante rosso con la scritta reset. Il messaggio era chiaro: c’era la volontà americana di rendere la situazione meno tesa, di ricercare un dialogo. Obama, ad esempio, modificò la strategia di Bush accontentandosi di basi di missili intermedi.

Nel 2014 però c’è stata la crisi ucraina e l’invasione russa della Crimea…
Anche in quel caso, però, bisogna tenere conto di altri fattori. Ad esempio, non bisognerebbe dimenticare l’intesa raggiunta col presidente filorusso Yanukovich, che aveva accettato di indire nuove elezioni. L’accordo era stato certificato dai quattro ministri degli esteri di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito. Solo che la notte seguente a quell’accordo c’è stato il colpo di Stato in Ucraina che ha destituito Yanukovich. È stato quell’evento a far precipitare la situazione. Un atto che, a torto o ragione, Mosca ha interpretato come ostile ed eterodiretto dagli Stati Uniti. Così come del resto, il sostegno offerto ai ribelli siriani contro Assad.

Perché?
Perché la Siria è lo storico alleato dell’Urss prima e poi della Russia nel Mediterraneo. Ci sono basi siriane in cui la Russia ha mantenuto la sua flotta dopo la fine della guerra fredda. Non è sorprendente che la Russia abbia visto nella destituzione di Assad l’ennesima minaccia alla sua presenza nella regione. Per questo sta con Assad, mentre gli Usa e la Turchia - primo e secondo esercito della Nato - stanno coi ribelli. Una scelta miope, a mio avviso.

In che senso?
Assad ha sempre avuto il sostegno degli alawiti, del partito Baath - con i suoi funzionari, militanti, clienti. Anche il 10% di popolazione cristiana stava con Assad, perché con lui viveva relativamente bene. Meglio che in una teocrazia islamica, perlomeno.

Sembrava essere stato trovato un accordo, però. Sono stati i bombardamenti russi su Aleppo a far saltare tutto. Non potevano essere evitati?
Assad, da quando è sostenuto dai russi, è riuscito a volgere il conflitto a suo favore. Noi siamo molto colpiti dai bombardamenti - in buona parte russi - sulla parte di Aleppo in mano ai ribelli. Credo che Assad, però, sia disposto a rinunciare al controllo dell’intero territorio se riesce a controllare la parte della Siria che va da Damasco ad Aleppo, quella più ricca ed evoluta. I bombardamenti su Aleppo sono terribili. Ma se Assad riesce a liberare Aleppo dai ribelli ce l’ha fatta. E non è facile fermarlo ora, a un passo dalla vittoria.

Quindi dovremmo chiudere un occhio sulle macerie di Aleppo?
No, certo. Ma se dovessimo fare i conti su chi si è comportato peggio in Siria sarebbe una sfida dall’esito incerto: anche gli Usa hanno colpito un ospedale. Certo, si sono scusati. Ma basta scusarsi per emendare l’errore?

L’America paga anche il suo rapporto ambiguo con l’Arabia Saudita, nella vicenda siriana? 
L’Arabia Saudita ha sempre fatto due politiche contemporaneamente. La politica del petrolio, che esigeva rapporti di buon vicinato con i propri clienti, il primo dei quali erano gli Usa. E la politica del leader spirituale del mondo sunnita, custode dei due principali luoghi santi dell’Islam: Mecca e di Medina. Per questo ha aiutato l’Isis, che è una manifestazione dell’islam sunnita e opera in terre in cui sono presenti gli sciiti. L’Arabia è preoccupata dal disgelo tra Usa e Iran e agisce di conseguenza. Aggiungo una cosa: noi oggi parliamo di Siria perché non abbiamo abbastanza giornalisti in Yemen. Se li avessimo probabilmente leggeremmo cose che metterebbero l’Arabia Saudita in una luce non diversa da quella in cui oggi è la Russia quando bombarda Aleppo in Siria.

Arriviamo alle ultime ore, al rafforzamento russo delle difese missilistiche sul Baltico, alla richiesta di nuove sanzioni contro Mosca da parte di Angela Merkel, ai giornali che dicono che siamo a un passo da un conflitto vero e proprio tra Occidente e Russia. 
A me risulta che le esercitazioni di quattro battaglioni in Lettonia, Lituania e Polonia le abbia fatte la Nato, la scorsa estate. Se lei fosse dall’altra parte del confine, probabilmente dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di un conflitto. Noi continuiamo a vedere la pagliuzza negli occhi di Putin e non ci accorgiamo della trave nei nostri. Questo perché abbiamo sempre avuto apprensione nei confronti della Russia. La russofobia è nella nostra storia, nella cultura, nei luoghi comuni.

Nel frattempo Putin distribuisce carezze al candidato repubblicano Donald Trump. Quanto incide nei rapporti tra i due Paesi questa ingerenza russa sulle elezioni presidenziali americane?
Sinceramente, faccio fatica ad attribuire a Trump delle strategie serie. Quando la Clinton parla capisco che cosa pensa, giusto o sbagliato che sia. Quando parla Trump, no. Non so nemmeno a che cosa attribuire queste professioni di amicizia per Putin. Però le frasi di Putin sono un dato di fatto. E questo getta più di un’ombra sul presidente russo. Piaccia o meno, lui è un uomo di Stato, Associando la sua figura a quella di Trump commette un grave errore.

Fonte: qui

Il collasso dell'euro e del Nuovo Ordine Mondiale

Abbiamo ormai una certa familiarità col termine "Nuovo Ordine Mondiale".

I progressisti negli Stati Uniti e l'Old Boy Network in Gran Bretagna -- il Round Table Network -- hanno iniziato a promuovere la globalizzazione sin dalla prima guerra mondiale. Anche i teologi liberal del Social Gospel Protestant, la quale l'hanno considerata come un prolungamento del regno di Dio. La conferenza di pace di Versailles era la loro occasione d'oro. 

La Società delle Nazioni era l'incarnazione della loro visione. Sarebbe diventata un Nuovo Ordine Mondiale.


Questa settimana mi sono imbattuto in un libro di Samuel Batten, The New World Order. Venne pubblicato nel 1919. Era una difesa del globalismo post-guerra. Venne scritto seguendo il punto di vista del Social Gospel Protestant. Iniziava così:


Il mondo non potrà mai tornare ad essere quello che è stato. La casa è crollata, e la sua struttura è inutile. In questo periodo di ricostruzione è imperativo che gli uomini comprendano quali siano i principi difettosi del vecchio ordine da tenere fuori, e quali siano i veri principi che dovrebbero essere considerati le fondamenta della casa che verrà costruita.
Che tipo di ordine mondiale vogliamo?
Quali sono i principi e gli ideali che dovrebbero guidarci nella nostra pianificazione?
Quali sono le cose immediate e quali sono i fini ultimi? 
Quali sono le forze ed i fattori su cui possiamo contare per ottenere aiuto ed ispirazione? Queste sono questioni di primaria importanza.

Mentre questo passaggio potrebbe non significare nulla per voi, significa qualcosa per me. Il PDF è stato creato da una copia nella biblioteca della University of California, Riverside. Era stato donato da Gordon Watkins. Watkins è stato il primo presidente della UCR, 1954-1956. Aveva fatto parte dell'élite educativa della nazione. Wikipedia riporta questo: "È stato nominato dai presidenti Franklin D. Roosevelt e Harry S. Truman come membro della commissione fact-finding and labor arbitration, era un membro di una commissione di mediazione federale, è stato consulente del Danish Committee on Public Monopolies e consigliere e direttore del Building and Loan Institute of Los Angeles." Le sottolineature del libro probabilmente sono le sue. Potete scaricarlo a questo indirizzo.

Qui era una grande figura educativa, che curò la creazione di un campus separato nella più grande e prestigiosa università finanziata dalle tasse negli Stati Uniti. Eppure era guidato da una visione teologica -- globalismo.


Il nostro percorso è chiaro.
"L'indipendenza illimitata degli stati sovrani è tanto impossibile e indesiderabile quanto l'anarchica dei singoli cittadini."
La giustizia e la pace tra le nazioni esisteranno esattamente allo stesso modo in cui sono state approssimate all'interno dello stato, con l'unione e la collaborazione di tutti nella legge e nel diritto, con tutti che proteggeranno gli altri e saranno al servizio di tutti.
Così come la società ha affermato i principi di gestione sociale per la persona, allo stesso modo le nazioni devono affermare il principio di gestione nazionale per il mondo. Dobbiamo affermare il vecchio principio secondo cui la terra con le sue risorse è stata data da Dio agli uomini.
Dobbiamo dire che è contro l'interesse della società consentire a qualsiasi individuo di controllare in modo esclusivo le risorse naturali, rendendole proprietà privata e sfruttandole a proprio vantaggio contro il benessere della società. Allo stesso modo dobbiamo dire che si tratta di un torto contro l'umanità sprecare le risorse a livello individuale, o sequestrare tali risorse e sfruttarle a proprio vantaggio a livello nazionale.

Qual è stato il risultato? 

"Le 1,100 persone più ricche nel mondo oggi hanno un patrimonio netto che è quasi il doppio dei 2.5 miliardi di persone che guadagnano di meno." 

Questa è la superclasse. Questa è la Old Boy Network in azione.

Il Nuovo Ordine Mondiale del 1919 è diventato il Nuovo Ordine Mondiale dell'Europa post-seconda guerra mondiale. La forza motrice, dal 1919 fino alla sua morte nel 1979, fu Jean Monnet. Era dietro la creazione dell'Unione Europea, a cominciare con la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio nel 1951.


L'INCOMBENTE SFALDAMENTO DEL NWO

Questa settimana John Mauldin ha pubblicato un saggio di Charles Gave. Gave è un veterano: un analista economico. Il suo articolo è una rivelazione.

"In Europa il problema principale per un secolo o più è stata la rivalità tra la Germania e la Francia, la quale ha portato a tre guerre che sono diventate progressivamente sempre più distruttive." 

Le tre guerre erano la guerra franco-prussiana del 1870, la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale.


Mentre le élite esauste in Europa raggiungevano il 1945, era ovvio che la guerra non avrebbe risolto nulla e, quindi, venne provata una nuova soluzione sotto forma d'Europa "politica". Il piano funzionò a tal punto che emersero nuove sfide, come ad esempio la gestione della riunificazione della Germania, la gestione dell'invecchiamento della popolazione e l'integrazione di un sacco di immigrati provenienti da civiltà diverse.

Questo era il piano di Monnet.

Queste nuove sfide richiedevano nuove soluzioni, ma le élite hanno risposto con soluzioni utilizzate per gestire le sfide precedenti: l'integrazione forzata dell'Europa in un unico costrutto politico ed economico.

Non sorprende se le vecchie soluzioni non abbiano funzionato, e anzi la loro applicazione sta facendo peggiorare i vari problemi dell'Europa.

La cosa interessante è che i membri delle élite lo stanno iniziando ad ammettere apertamente:

Mervyn King, l'ex-governatore della Banca d'Inghilterra, ha scritto nel suo recente libro The End of Alchemy che i leader europei hanno spinto per l'adozione dell'euro come moneta unica sapendo che avrebbe causato un disastro economico nel Sud Europa.

L'idea era che l'impatto sulle economie deboli avrebbe costretto i politici ad accettare le "riforme" imposte da Bruxelles. 

In parole povere, King sostiene che queste élite abbiano organizzato consapevolmente un enorme calo del tenore di vita nella speranza d'indebolire la legittimità dei politici locali. 

Il problema è che la maggior parte delle persone normali crede (giustamente) che il loro stato rappresenti la migliore garanzia affinché si possa "vivere insieme", cosa che incarna il contratto di base vincolante una nazione.


Questa è una rivelazione sorprendente. Quelli di noi che alla fine degli anni '90 si sono opposti alla creazione dell'euro, sapevano che ci sarebbe stata una netta divisione tra l'Europa settentrionale parsimoniosa e l'Europa meridionale spendacciona. 

Credevamo fermamente che l'euro sarebbe fallito. I deficit delle nazioni meridionali avrebbero fatto a pezzi la zona Euro. 

Ma non ricordo nessuno che abbia detto che l'euro fosse parte di una cospirazione di banchieri del Nord contro il Sud -- una strategia per portarli sotto il controllo del Nord. 

Se le cose stessero così, allora tale piano è fallito clamorosamente. Il Sud ha accumulato enormi debiti nei confronti delle banche del Nord, le quali ora sono intrappolate. Questo è stato il motivo per cui i governi del Nord hanno salvato la Grecia. Il Sud ha il controllo ora.

Il FMI era a bordo fin dall'inizio.


La scorsa settimana il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato una valutazione graffiante sulla gestione della crisi della zona Euro, con l'accusa di aver ignorato volutamente i difetti fatali nel progetto Euro a causa di un attaccamento emotivo.

È diventato un totem del FMI pensare che in una zona di pagamento comune, non ci possa essere una crisi di solvibilità. Inoltre le "soluzioni" imposte alla Grecia danneggiano la parte più vulnerabile della società, causando un crollo del tenore di vita.

Mettendo sotto i riflettori la sua stessa competenza, le sue valutazioni (previsioni) circa l'impatto delle sue politiche sull'economia greca rasentano il ridicolo. 

I processi seguiti dal personale del FMI hanno dimostrato d'essere poco professionali, con decisioni prese senza un'adeguata discussione e documentazione.


Le grandi banche hanno attirato il Sud -- settore privato ​​e pubblico -- verso un massiccio indebitamento. 

Poi il FMI ha offerto salvataggi ai governi su questa base: "austerità", il che significa disavanzi pubblici un po' meno mostruosi. Ma questa non era una novità. Questa è stata la strategia del FMI sin dall'inizio. Il miglior libro su questo tema è Confessions of an Economic Hitman di John Perkins.

Anche questa strategia è ormai saltata in aria. Il Brexit è stato il primo segno.


I nostri "esperti" (gli uomini brillanti di Davos) hanno dimostrato di proteggere i propri interessi piuttosto che il bene comune. Ciò è particolarmente rivelatorio in Europa, dove c'è un crollo della legittimità dei tecnocrati presumibilmente onniscienti e delle istituzioni transnazionali, che sin dal 2011 hanno caratterizzato il progetto europeo con effetti deleteri. Non solo il FMI, ma anche la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea hanno visto decimata la loro credibilità.

La cosa veramente preoccupante riguardo queste istituzioni palesemente incompetenti, è la loro continua presa di potere senza alcuna autorità appropriata. Tale arroganza li ha visti infrangere ogni regola concordata di gestione economica nazionale che esisteva prima della crisi (ora sembra solamente un dettaglio ininfluente che la BCE non potesse acquistare titoli di stato), nel vano tentativo di sostenere un progetto che sta manifestamente spingendo le economie europee verso un disastro. Dove stiamo andando?

Storicamente, quando una "mafia" non eletta ha preso il controllo del dominio politico, le due opzioni disponibili per i cittadini sono state le elezioni e una rivoluzione.

Come al solito, gli inglesi si sono mossi per primi -- attraverso un'elezione (l'ultima rivoluzione in Inghilterra c'è stata nel 1688).

La decisione degli inglesi d'andarsene non dovrebbe essere così sorprendente, dato che il sistema dell'UE è stato truccato affinché le "élite" non fossero licenziate democraticamente.


Egli pensa che la zona Euro crollerà. 

Ma questo significa anche che l'UE crollerà. 

La Gran Bretagna potrebbe uscirne più facilmente; non ha fatto parte dell'unione monetaria della zona Euro. Il resto dell'UE è intrappolato. Una disgregazione politica comporterà una disgregazione della valuta. Credo che abbia ragione.
Egli pensa che questo rafforzerà il dollaro e la sterlina. Concordo.

Le banche italiane sono sull'orlo del fallimento. Ma lo sono anche quelle della Spagna. Chi avrà fondi sufficienti per salvare entrambi i sistemi bancari? 

Subito dopo c'è la Francia.

CONCLUSIONE

Gave ha usato questa parola: "Disastro". David Stockman usa questa parola: "Rovina". 

Queste sono parole retoricamente potenti. Indicano una perdita di fiducia nell'economia. I due autori non credono che i salvataggi centrali funzioneranno la prossima volta. Gave dice: "Tenetevi forte."





Gary North

[*] traduzione di Francesco Simoncellihttps://francescosimoncelli.blogspot.it/2016/10/il-collasso-delleuro-e-del-nuovo-ordine.html

giovedì 13 ottobre 2016

Sarebbero gli Stati Uniti a finanziare il traffico di migranti africani dalla Libia verso l’Italia.

Lo afferma l’austriaco InfoDirekt, che dice di averlo appreso da un rapporto interno dello ’Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna): ed InfoDirekt è un periodico notoriamente vicino alle forze armate.

l titolo dice: “Un Insider: gli Stati Uniti pagano i trafficanti (di immigrati) in Europa”. Il testo non dice molto di più. Dice che i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media.

“I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa” Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzazioni di trafficanti; e i fuggiaschi sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo sa questi dati da tempo; ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.

Da parte dei servizi, “Si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a gran parte dei costi dei trafficanti”. 


Sarebbero “le stesse organizzazioni che, con il loro lavoro incendiario, hanno gettato nel caos l’Ucraina un anno fa”. Chiara allusione alle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, bracci del Dipartimento di Stato o di Georges Soros.

L’articolo termina con un appello “a giornalisti, funzionari di polizia e di intelligence”perché “partecipino attivamente nella ricerca di dati a sostegno delle accuse qui espresse. L’attuale situazione è estremamente pericolosa e il lavoro informativo può prevenire l’intensificarsi della crisi”.

In un successivo articolo, il giornale austriaco rivela che “anche in Austria c’è il “Business dei profughi”, una “azienda per i richiedenti asilo” ha ottenuto dallo stato 21 milioni  per assisterli nelle pratiche e nutrirli. 

E’ una vera e propria azienda a scopo di lucro,   con sede in Svizzera, la ORS Service AG, ed è posseduta da una finanziaria, la British Equistone Partners Europa ( PEE) , che fa’ capo a Barclays Bank:  ossia alla potentissima multinazionale finanziaria nota anche come “La corazzata Rothschild”, che ha come principali azionisti la banca privata NM Rothschild e la loro finanziaria satellite Lazard Brothers. 

“Presidente di Barclays è stato per anni il figlio Marcus Agius Rothschild . Questi ha sposato la figlia di Edmund de Rothschild : Katherine Juliette. Di conseguenza, ha il controllo anche della British Broadcasting Corporation (BBC), ed uno dei tre amministratori del comitato direttivo del gruppo Bilderberg”. 

I Rothschild non disdegnano nessun affare: e quello degli immigrati da “accogliere” e curare con denaro pubblico è certo l’industria di cui hanno previsto ( sanno) che crescerà in modo esponenziale.

http://www.info-direkt.at/rothschild-und-die-asyl-industrie/

Tradotto: qui

Thierry Meyssan (Reseau Voltaire) rilancia l’informazione perché vi trova confermato un suo lungo e complesso articolo da lui postato quattro mesi fa, in cui fra l’altro sosteneva che l’ondata di rifugiati in Europa non è l’effetto collaterale accidentale dei conflitti in Medio Oriente, ma un obiettivo strategico degli Stati Uniti

Meyssan chiamava la strategia Usa “la teoria del Caos”, e la faceva risalire a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa.

Il principio di questa dottrina strategica può essere così riassunto: il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un Paese sul lungo periodo non è occuparlo, ma distruggere lo Stato. Senza Stato, niente esercito. Senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta. Da quel momento, l’obiettivo strategico delle forze armate USA e dell’alleanza che esse guidano, la NATO, consiste esclusivamente nel distruggere Stati. Ciò che accade alle popolazioni coinvolte non è un problema di Washington”.

“Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono soltanto un problema umanitario (200.000 persone nel 2014), continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della UE (…) non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo)”.


http://www.voltairenet.org/article187426.html

E’ proprio così: la strategia americana sembra effettivamente quella di trascinare gli europei in avventure militari in Libia come in Siria e in Ucraina; una volta impantanati fino al collo in quelle paludi del caos, per cui non abbiamo alcuna preparazione militare, dovremo implorare l’aiuto della sola superpotenza rimasta, a cui ci legheremo più che mai perché “ci difende dal caos”.

Una sola ultima considerazione: la sinistra dell’accoglienza, come sempre la sinistra, “fa l’interesse del grande capitale, a volte perfino senza saperlo”.

14 agosto 2015

Maurizio Blondet