9 dicembre forconi

martedì 22 marzo 2016

Fuoco amico su Renzi : la sua economista svela le balle del premier

fuoco_amico_su_renzi__la_sua_economista_svela_le_balle_del_premierMatteo Renzi sostiene di avere utilizzato al massimo possibile le forbici della spending review, e di non avere più spazi a disposizione, perché nel solo 2016 avrebbe già tagliato la spesa pubblica di ben 25 miliardi.

Come sempre il premier legge a modo suo cifre che spesso la realtà gli ributta in faccia, e lo fa sia per ragioni propagandistiche (Renzi è perennemente in campagna elettorale) che per la necessità di utilizzare la presunta buona pratica di fronte a quei cagnacci della commissione europea che non vogliono concedergli la flessibilità di finanza pubblica che ha chiesto.
Di solito pochi fanno il controcanto alle sparate del premier italiano.
La sorpresa è arrivata ieri da il Foglio.
Perché a fare un puntuto contraddittorio a Renzi è stata una economista che è anche un'amica di famiglia, come Veronica De Romanis.
Una economista di primissimo piano che è anche la consorte di Lorenzo Bini Smaghi, il banchiere che spesso viene annoverato in cima alla lista dei potenti renziani.

La De Romanis ha smentito il premier, ricordando come il taglio di spesa non sia affatto di 25 miliardi di euro, ma addirittura inferiore ai 400 milioni.

Per farlo ha utilizzato un documento dello stesso governo Renzi sulla legge di stabilità 2016, scritto dalla Ragioneria generale dello Stato.
Ecco quanto scrive la De Romanis:

«I risparmi per 25 miliardi di euro realizzati nel 2016 - grazie a iniziative intraprese tra il 2014 e il 2015 e alla legge di Stabilità 2016 - hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell' occupazione».

I dettagli di queste misure non sono illustrati nella Nota, tuttavia una cosa è chiara: i tagli effettivi non possono essere 25 miliardi di euro dal momento che sono stati utilizzati per coprire incrementi di "altra" spesa pubblica.
Per sapere a quanto ammontano i tagli "netti" per il 2016, anche in questo caso, bisogna andare sul sito del Mef.
Nella tabella a pagina 4 del documento redatto dalla Ragioneria generale dello stato («La Manovra di Finanza Pubblica per il 2016-2018»), si evince che, per l'anno 2016, la cifra totale della «variazione netta delle spese» è pari a 360 milioni di euro, di cui 41 di spesa corrente e 319 di spesa in conto capitale».
Da cosa deriva quella incredibile differenza?

Da un particolare che Renzi omette nei suoi comizi: la spesa non è stata tagliata, ma semplicemente spostata da un capitolo all' altro. La De Romanis è perfino tenera nel sottolinearlo, parlando di «qualificazione della spesa», ossia di un migliore utilizzo delle risorse pubbliche.

Che però escono dalle casse dello Stato, finanziate dalle entrate, esattamente come avveniva prima. «Quello che emerge dai dati è che il governo», scrive la De Romanis, «più che tagliare la spesa pubblica, l'ha spostata da un capitolo a un altro: una linea destinata a proseguire con l'implementazione della riforma della pubblica amministrazione. Del resto, che questo sarebbe stato l'approccio seguito lo aveva precisato lo stesso ministro della Funzione pubblica al momento della presentazione del ddl delega: «Non so quanti risparmi porterà la riforma della Pubblica Amministrazione e sono contenta di non saperlo perché l' impostazione non è di spending review: non siamo partiti dai risparmi».
Insomma, tagliare non sembra essere una priorità.
Ma tagliare la spesa(QUELLA IMPRODUTTIVA) è l'unica via per crescere, spiega l'economista: l'opposto da quanto sostenuto dal premier italiano. Lei cita «i paesi che nell'ultimo quinquennio hanno tagliato la spesa pubblica come l'Inghilterra (dal 48,8 al 43 per cento), la Spagna (dal 46 al 43,3 per cento) o l'Irlanda (dal 47,2 al 35,9 per cento) crescono, rispettivamente, del 2,3 per cento, del 3,2 per cento e del 6,9 per cento. L'Italia, che nello stesso periodo ha incrementato la spesa pubblica dal 49,9 al 50,7 per cento, è ferma allo 0,8 per cento». Un de profundis per le politiche economiche dell'esecutivo. Che fa ancora più male perché nasce in casa. Ma che non è diverso dall'analisi di altri osservatori tecnici.
Fonte: qui

venerdì 18 marzo 2016

DRAGHI: NON E’ UN PROBLEMA DI LIQUIDITA’ , MA DI SOLVIBILITA’!

Cda0dFzWAAAYqzOOk. per un attimo lasciamo da parte le polemiche e facciamo finta che Draghi e la BCE non siano in fondo medici responsabili di mancata prevenzione e errate diagnosi e abbiano inventato la cura miracolosa.
Facciamo un rapido passo indietro nelle pieghe di questa crisi e torniamo ad ascoltare cosa disse una delle icone della storia dell’economia mondiale, rivolgendosi ad un’altra banca centrale, quella americana, la Federal Reserve…

BCE E DRAGHI: L’INUTILE LIQUIDITA’

Vi ricordate Anna, si Anna Schwartz insieme a Milton Friedman la regina del monetarismo in due distinte interviste una al Telegraph e una al WSJournal, arzilla nonnina con i suoi teneri 92 anni, venerata all’interno della Federal Reserve e tuttora consulente della National Bureau of Economic Research di New York, una donna senza peli sulla lingua, che accusa la Banca Centrale Americana di essere, essa stessa la principale responsabile della bolla del credito.
” Non vi sarebbe stato alcun fenomeno subprime se la Fed avesse vigilato, è il momento di dire le cose come stanno, ammettere i propri errori e voltare pagina(…) ma soprattutto…
“Liquidity doesn’t do anything in this situation. It cannot deal with the underlying fear that lots of firms are going bankrupt…”
Beata saggezza cara nonnina, si la liquidità non serve a nulla in questa situazione, a nulla! Per comprendere quello che sta accadendo come sottolineo da tempo, bisogna prima fare lo sforzo di comprendere la natura dell’attuale “disturbo” del mercato.

Tutto ciò che accade, non è dovuto alla mancanza di liquidità, ma alla mancanza di fiducia del mercato sulla capacità dei debitori di onorare i propri debiti, i bilanci delle imprese finanziarie non sono credibili. Come dice Anna, tenendo in piedi aziende fallite, non si fa altro che prolungare la crisi, l’agonia dell’economia.

In parole povere l’attuale problema non è un problema di LIQUIDITA’ ma è un problema di SOLVIBILITA’

Qualche grafico per schiarire le idee sui livelli di concessione prestiti a livello mondiale…
Nessuno che si chiede quale sia stato il reale beneficio per l’occupazione della ripresa dei prestiti bancari dal 2012, visto che secondo Bankitalia questa ripresa è ben presente nei numeri…
Vi riporto un passaggio dell’ultimo bollettino ABI riferito all’intero anno 2015 e lasciamo da parte le polemiche sul numero reale delle surroghe e facciamo finta che questi sono i dati reali…
A gennaio 2016 è risultata positiva la variazione annua del totale prestiti all’economia (che include anche la pubblicaamministrazione) (…) Segnali positivi emergono anche per le nuove erogazioni di prestiti bancari: sulla base di un campione rappresentativo di banche, che rappresentano oltre l’80% del mercato, i nuovi finanziamenti alle imprese hanno segnato nell’intero 2015 un incremento di circa il +11,6% sul corrispondente periodo dell’anno precedente (gennaio-dicembre 2014), anche incoerenza con la dinamica piùrecente del PIL. Per le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili da parte delle famiglie, nell’intero 2015, si è registrato un incremento annuo del +97,1% rispetto all’intero 2014. L’incidenza delle surroghe sul totale dei nuovi finanziamenti è pari a circa il 31,6%. La forte ripresa delle nuove erogazioni si sta riflettendo anche sul totale dei mutui in essere delle famiglie.
Quindi che bisogno c’è di immettere nuova liquidità visto che il livello di prestiti sta tranquillamente salendo in mezzo ad una depressione economica?
Dopo aver completamente sbagliato previsioni ed analisi sul recupero dell livello di inflazione, sullo stato patrimoniale futuro delle banche dimenticando le possibili sofferenze in arrivo dall’economia reale, aver nascosto le reali condizioni finanziarie delle banche in innumerevoli stress test già qualcuno si mette a calcolare l’impatto delle prossime manovre di Draghi con tanto di cifre di fantasia…
Ah, si certo il problema non sono più le famiglie e le imprese che non chiedono i prestiti, ma le imprese che non li fanno e quindi stimoliamo il sistema finanziario premiando chi eroga impieghi, pagando un interesse per erogare finanziamenti che non costa nulla…
Secondo l’analisi di Prometeia, ci sono potenzialmente oltre 300 miliardi di denari che le banche potranno prendere a prestito a lungo termine, con un tasso almeno a zero ma – se aumenteranno i loro attivi – anche in negativo.
Il meccanismo è alla base delle nuove Tltro: quattro operazioni trimestrali che partiranno da giugno, alle quali le banche potranno accedere per una misura determinata da totale di prestiti (ma non mutui) che hanno erogato a imprese e famiglie alla fine dello scorso gennaio. Se nelle prime aste ci si limitava al 7% di quell’ammontare, olra Draghi l’ha fatto salire a quasi un terzo: si tratta di 1.700 miliardi in tutta Europa. Ma, come ha scritto Lea Zicchino, partner Prometeia a capo di Analisi mercati e intermediari finanziari, nel giorno dell’annuncio, ora la Bce è disposta a pagare le banche se si fanno prestare denaro da girare al sistema economico. “Il tasso delle nuove Tltro, infatti, potrà scendere sottozero (fino a -0,4%, tenendo in considerazione il nuovo parametro) se gli istituti chiederanno fondi oltre una certa soglia. Per le banche italiane questo significa fino a 317 miliardi di euro in più di finanziamenti a lungo termine (il 30% dello stock di prestiti eleggibili al 31 gennaio 2016), che ridurranno ulteriormente l’esigenza di emettere bond per rimpiazzare quelli in scadenza nei prossimi mesi, proteggendosi così dalla volatilità del mercato. Questo effetto dovrebbe essere in grado di contrastare l’impatto negativo di tassi più bassi sul conto economico”.
Nel dettaglio, il tasso di base delle Tltro sarà pari a quello principale (quindi a zero e lo “resterà a lungo”, per ripercorrere le parole del governatore). Ma si potrà arrivare fino al -0,4% del tasso sui depositi, qualora le banche si dimostrino virtuose: devono far crescere del 2,5% annuo i loro impieghi. Per quelle che lo faranno di una frazione di questo ammontare, ci sarà un beneficio frazionale rispetto al -0,4% massimo. Se si applica il tasso più vantaggioso (-0,4% appunto) sul totale dei prestiti che le banche possono richiedere (317 miliardi), si ha un potenziale beneficio da 1,25 miliardi di euro l’anno. Il tutto per farsi prestare del denaro.
Non solo, ma a livello europeo
Deutsche Bank stima tre potenziali impatti sul settore bancario europeo dalle misure annunciate dalla Bce: “Un impatto negativo legato al taglio dei tassi di circa 0,7 miliardi di euro, un beneficio del costo della raccolta” legato alle Tltro “di circa 2,4 miliardi di euro, un miglioramento delle dinamiche del Roe (return on equity) dai nuovi prestiti di circa 0,7 mld e un minor costo della raccolta senior di circa 0,9 mld euro. Su base netta, c’è un beneficio di 3,2 mld euro, ovvero circa il 2-2,5% degli utili delle banche europee”. (Affari Italiani )
E chi più ne ha più ne metta senza fare i conti con un eccesso di debito generalizzato, con la deflazione di debiti, e la naturale dinamica di deleveraging in piena stagnazione o depressione economica.

NON E’ UN PROBLEMA DI LIQUIDITA’ MA DI SOLVIBILITA’!

Oggi il medico suggerisce…
Quanto alla redditività delle banche, che sono impattate da tassi molto bassi nella componente del margine di interesse dei ricavi, Vitor Constancio, il vicepresidente portoghese della Bce ha sottolineato che comunque per le banche bassi tassi d’interesse comportano anche un minore costo del funding, inoltre bassi tassi comportano nel fixed income rivalutazioni dei prezzi. La ripresa economica che dovrebbe essere incoraggiata dalla nuova liquidità dovrebbe inoltre ridurre le svalutazioni nei bilanci bancari

…inoltre bassi tassi comportano nel fixed income rivalutazioni dei prezzi.

Questo vale per tutti gli investitori e non solo per le banche, chi ha orecchie per intendere intenda, diversamente ascolti tutti coloro che da ormai sei anni chiamano costantemente la bolla obbligazionaria sovrana.
Per chi ha tempo consiglio di leggere questa interessante analisi di Fabio Bolognini su Linker…
Non prendete a scatola chiusa i commenti frettolosi che state leggendo sulla stampa dopo la decisione non unanime della BCE di abbassare i tassi di rifinanziamento e di offrire alle banche una nuova potente iniezione di liquidità con quattro operazioni speciali (TLTRO II). Se quasi tutti i commentatori vedono in questa combinazione uno stimolo immediato alla concessione di credito all’economia reale e soprattutto alle imprese, molto del risultato dipenderà dal coraggio delle banche nel modificare un atteggiamento sin qui totalmente prudenziale. Basti come esempio pensare alle prime operazioni TLTRO offerte alle banche dalla BCE che dovevano rilanciare i prestiti alle imprese. La propensione a concedere credito sarà anche aumentata a parole (indagini BLS) in Italia ma nei numeri non si è visto ancora nulla: il credito alle imprese è inchiodato al livello di circa 800 miliardi e non cresce.
In sintesi la manovra BCE immetterà nel circuito bancario europeo altri mezzi per un totale stimato fino a 2.200 miliardi, alle banche vengono offerte quattro finestre temporali per richiedere fondi a 4 anni a tasso vicini o addirittura sotto lo zero. Le richieste possono arrivare per ciascuna banca anche al 30% degli attivi impiegati in prestiti alla clientela. Tanta roba.  Ma se la prima ondata di liquidità non ha funzionato per le imprese, soprattutto piccole, perché dovrebbe farlo questa seconda?
Per rispondere prima è necessario comprendere cosa è successo a seguito della crisi finanziaria e del credit-crunch bancario. Una sequenza illustrata nella figura successiva.
grafici credito 2011-16
In ciascun grafico le curve mostrano la distribuzione dei volumi di credito per differenti classi di rischio misurate dal rating, a sinistra le classi migliori a destra le peggiori.
Sino al 2011 il credito, come noto, è stato erogato generosamente dalle banche italiane alla gran parte delle imprese (area verde).
(…) L’effetto del secondo diluvio di liquidità potrà arrivare alle imprese solo se le banche adotteranno una politica di concessione meno timorosa, come cerca di spiegare il prossimo grafico
Buona consapevolezza!
Andrea Mazzalai
Fonte: Icebergfinanza

giovedì 17 marzo 2016

Controllo Assoluto dei Cieli e Turchia Isolata. La Russia Può Far Vincere Assad Spendendo Poco

Al di la degli obbiettivi raggiunti sia sul campo che politicamente. Ne esiste un altro piuttosto prosaico e semplice che giustifica la mossa del Cremlino di ritirare gran parte del contingente in Siria.

I costi di una guerra su vasta scala.

La situazione sul campo per ora è abbastanza chiara:
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Senza copertura aerea turca e tagliati i rifornimenti di armi (specialmente dalla Turchia) i cosidetti “terroristi moderati” sono spacciati ed anzi pronti ad arrendersi e consegnare le armi (se non possono scappare in Turchia appunto).
Nei prossimi mesi il lavoro veramente sporco, sul campo sarà fatto dall’esercito di Damasco ammodernato e rifornito di armi Russe e con l’aiuto di milizie Iraniane (magari in “pensione” o “licenza” …..dove l’abbiamo già visto questo film?)
Si noti che i cieli Siriani specie nella parte nord Ovest sono sigillati da sistemi anti aereo SS400.
Nella parte Sud-Est della Siria invece è molto probabile che finalmente nasca un primo embrione di Stato Curdo, vedremo se come regione Siriana o come entità del tutto autonoma.
Il punto è che ora la palla e “i costi” eventuali per riguadagnare terreno ora dovranno sostenerli le nazioni che appoggiano l’Isis e i Terroristi Moderati cioè i Turchi e noi.
Temo che i 6 miliardi promessi alla Turchia per “l’emergenza migranti” infatti non siano che il pagamento per la continuazione di una Proxy War.
Ovviamente nulla impedisce alla Russia di rimandare indietro le truppe a combattere nel caso ce ne fosse bisogno.
Fonte: qui

mercoledì 16 marzo 2016

"Siamo alla fase finale, l’unica chance per l’ Unione Europea è disintegrarsi"


Torna a parlare Emmanuel Todd, il "profeta certificato" prospetta un epilogo tragico per l'UE: "L’unica chance è disintegrarci"

Il futuro dell' Unione Europea non è mai stato così incerto come negli ultimi tempi: l'idea originaria che voleva una comunità di Paesi liberi e uguali ha fatto un buco nell'acqua.

E se lo schieramento degli euroscettici ora si fa numeroso, c'è chi in tempi non sospetti faceva già notare come quel progetto era destinato al fallimento. Uno di questi è Emmanuel Todd, cassandra inascoltata che oggi può affermare: "Ve lo avevo detto".
Lo storico e demografo francese, intervistato da la Stampa, ricorda le sue posizioni da antieuropeista ante-litteram: "Scrissi subito contro l’Europa, era chiaro che non avrebbe mai funzionato".

"L’Europa è qualcosa di molto diverso dall’idea originaria di comunità di Paesi liberi e uguali. Oggi ci sono paesi più uguali di altri e la soluzione è debole per tutti. Siamo di fronte a un sistema gerarchico con la Germania alla guida, la Francia a fare il servitore e gli altri d’accordo o zitti: non si discute".

È questo il ritratto disincantato e realistico che Todd fa dell'Ue.
E rincara la dose quando parla a proposito della Francia, nei cui confronti mette in guardia l'Italia:

"Non conosco bene l’Italia, ma dovrebbe smettere di considerare la Francia una sorella: è una nemica invece, si finge amica ma gioca con la Germania al ruolo complementare di poliziotto buono e cattivo".

E dopo aver analizzato le criticità dell'attuale sistema, l'intellettuale francese propone una (drastica) via d'uscita:

"La soluzione è uscire dall’euro, almeno proviamo a muoverci. Di solito su questo tema si usano parole soft ma oltre a quello economico c’è un fallimento politico: a parte i partiti estremi, destra e sinistra si aggrappano all’euro perché sono incapaci di trovare soluzioni alla crescita ormai vicina allo zero, alla disoccupazione oltre il 10%, alla società che invecchia e avrebbe bisogno di invitare i migranti anziché di respingerli(??? NON E' QUESTA LA SOLUZIONE, MA L'AFFRONTARE IL PROBLEMA DEL "PERCHE' I NOSTRI GIOVANI NON SIANO IL FUTURO DELLA NOSTRA SOCIETA'"!!!)".

Ad affliggere l'Europa non sono soltanto una serie di fattori interni, ad essi si aggiunge anche un elemento contingente: il terrorismo di matrice islamica. Per Emmanuel Todd questo rappresenta un finto problema ma assicura di non essere "cieco":

"Le nostre élite ci tengono occupati con il terrorismo. Non nego che il terrorismo sia un tema importantissimo ma non è l’unico, mi sembra piuttosto un capro espiatorio cavalcato per evitare di affrontare le problematiche dinamiche interne, dall’invecchiamento all’aumento delle diseguaglianze: e trovo immorale pensare che sarà la nostra priorità per i prossimi 5 anni";

"L’islam è un problema, specialmente nelle periferie dove s’impone un certo sistema famigliare, non sono cieco su questo. Ma siamo una società complessa con dinamiche interne complesse. Io cerco di ragionare per capire e credo che il nodo non sia chiedersi perché l’islam radicale è così appetibile", ha poi aggiunto. In ogni caso, sostiene Todd, dobbiamo aspettarci un finale catastrofico:

"L’epilogo è tragico: se per salvare il sistema restiamo insieme affoghiamo tutti, l’unica chance è disintegrarci e poi ciascuno si prenda le sue responsabilità".

Fonte: qui

martedì 15 marzo 2016

Hillary-Soros, la coppia demoniaca



Donald TrumpGrande è l’errore di credere che Soros non faccia parte dell'”arcipelago della cospirazione”, di cui Patrick Buchanan dà buona descrizione. (Ma accetta, se non conferma, la nostra ipotesi che avrebbe dovuto esserci Soros…): “…Così Breitbart.com è contento, il 9 marzo, di trasmettere la felice notizia. Ricorda l’essenza della lista di invitati, cercando invano il nome di Soros, che sembrava non essere stato invitato. Ed ecco invece un grande errore strategico“.
In realtà era presente, come un’ombra ispiratrice, tale strano personaggio la cui caratteristica essenziale è ovviamente satanica e sembra ispirare tutti gli altri suoi ben noti personaggi di speculatore e manipolatore ideologico.
È vero, Hillary-Soros è ovviamente presente in questa avventura della candidata Hillary Clinton, che si può immaginarla meglio come “coppia” satanica decisa a vincere le elezioni, e soprattutto a distruggere chiunque si metta di traverso alla candidata Clinton, accusandolo di corruzione senza prove, segnandolo con scandali e minacciose accuse, carattere archetipico dipendente dal sistema spinta all’estremo da un’arroganza disastrosa, venale e allucinata da hybris affettiva.
Certo, perché no un Soros candidato vicepresidente che traffica col suo certificato di nascita, scoprendo miracolosamente una nazionalità americanista poco dopo la nascita in Ungheria?

Infine, se lo prevedevamo da subito, è perché vi è la tesi molto ben documentata sui disordini fomentati (prima a Chicago il 11 marzo, poi anche a Dayton e Cleveland il giorno successivo, in attesa di altri) cercando di distruggere l’azione pubblica e populista del candidato Trump, che appaino ben orchestrati da Hillary-Soros, mentre prima la responsabilità sembrava attribuibile a Bernie Sanders, dato che i manifestanti anti-Trump lo salutavano.

Ecco il nodo dell’operazione…

ZeroHedge riassume il 12 marzo i commenti trasmessi da Infowars.com lo stesso giorno, su alcune osservazioni minacciose su futuri eventi fatte da Ilya Sheyman, direttore esecutivo di MoveOn.org Political Action, organizzazione finanziata da George Soros e la cui azione politica (come dice la parola?) è in gran parte orientata dallo stesso Soros.

(Sheyman) ha promesso che violenze e scontri si verificheranno nelle futuri manifestazioni elettorali di Trump”.

Trump e i capi repubblicani che lo sostengono, che hanno una retorica carica di odio, sono stati avvertiti dopo gli eventi di questa sera”, dice la pagina web MoveOn, finanziata da George Soros.

“A tutti coloro scesi in strada a Chicago, diciamo grazie per esservi alzati per dire basta. A Donald Trump e al GOP diciamo, benvenuti nelle elezioni generali”.

La manifestazione violenta di Chicago rappresenterebbe un avvertimento sul tipo di attività che l’organizzazione svolgerebbe cercando di “spegnere” i nemici politici ed eleggere Hillary Clinton o Bernie Sanders. Venerdì sera molti manifestanti gridavano “Bernie!” portando cartelli che annunciano il loro sostegno al socialista democratico. Il gruppo agisce come facciata dei ricchi democratici, fondato con l’aiuto del finanziere George Soros che donò 1,46 milioni di dollari per creare l’organizzazione. Linda Pritzker della famiglia Hyatt diede al gruppo una donazione di 4 milioni”.

L’interesse dell’intervento di Stone è che dà un’assai sostanziata interpretazione documentata sugli aggressori anti-Trump a Chicago, che non sarebbero stati ispirati e diretti da Sanders, ma indirettamente da Hillary-Soros.


Campaign For America's Future Holds Take Back America ConferenceInfowars.com poi evolve in particolare sull’interpretazione nella trasmissione televisiva del direttore Alex Jones, che riceveva Roger Stone, un tirapiedi ed noto investigatore del partito repubblicano.


Jones chiede maggiori dettagli… Stone continua: “Hillary Clinton ha dato mandato a certi membri del Congresso per avvicinarsi al miliardario John Lewis per fargli pagare parte di tale programma globale. Non solo a Chicago. Adesso vedremo tali dimostranti falsi, tali agenti, presentarsi in altre manifestazioni di Trump…. Questo è quanto sono pronto a dire…
hillary-georgesoros-020302Da qui si deduce che gli avversari di Trump, in questo caso e in questo senso, non si nascondo più, ma è più importante individuare con chiarezza e capirne le posizioni, e speculare sui loro obiettivi.
Questa versione è stata completamente ripresa dallo storico Eric Zuesse sul Washington blog, sempre il 12 marzo.
Anche in questo caso, come nel caso di Jones, inizialmente si sosteneva la tesi della responsabilità di Sanders, ma l’accettazione delle valutazioni di Stone è significativa per l’assenza di pregiudizi da filiazione ideologica:
Zuesse inizia dicendo che non condivide l’ideologia di Stone, che non gli piace e non gli piacciono i metodi, ma ne riconosce l’abilità investigativa. (“In altri termini: anche se non mi piace l’uomo e non sono d’accordo con la sua idea politica, rispetto le sue informazioni“). Zuesse riprende dal DVD la trasmissione di Jones, dandone una trascrizione rapida, permettendoci di capire meglio i dettagli della tesi.

Secondo Stone, si tratterebbe di un’operazione montata da Hillary-Soros, la coppia pensa di far passare l’operazione anti-Trump come opera di Sanders dividendo completamente gli elettori di Sanders da quelli di Trump, per scoraggiarli dal votarlo nelle elezioni generali.

Le posizioni di Trump sul libero scambio (trattati TPP e TPIP) sono molto vicine a quelle di Sanders, soprattutto nella campagna del Michigan, facendo temere, nel campo della Clinton più precisamente, la diserzione in massa per Trump degli elettori democratici di Sanders, se si opporranno alle elezioni generali, come è probabile ora, Clinton e Trump.
Ecco le note che Zuesse trascrive dall’intervista a Stone:
Stone: “Penso che tutti nel Paese ormai sappiano di queste proteste violente (al raduno di Trump) incolpandone i sostenitori di Bernie Sanders…. è una falsa bandiera.

Questi manifestanti sventolano una falsa bandiera. Non sono per nulla sostenitori di Sanders.

È un’operazione diretta dai sostenitori di Hillary Clinton, pagati da George Soros e Move-On, da David Brock di Media Matters for America, finanziato sempre da Soros, e anche dal miliardario solitario Jonathan Lewis.

Ora Lewis è stato indicato dal Miami New Times come l”uomo del mistero’.
Ha ereditato circa un miliardo di dollari dal padre Peter Lewis… (fondatore della Progressive Insurance Company). Di Jonathan Lewis è interessante notare che ha ritirato il sostegno al Comitato Nazionale Democratico per il disegno di legge sull’immigrazione che pensa sia ingiusta per i gay. In ogni caso, è un’operazione di Hillary Clinton.

L’idea qui, molto chiaramente, è dividere gli elettori economici di Sanders da quelli di Trump.

In altre parole, gli elettori che hanno perso il lavoro a causa del NAFTA e degli altri accordi commerciali internazionali avviati dai globalisti di questo Paese, che ora si rendono conto che questi elettori sono potenzialmente, quando Sanders sarà fuori gioco, voti per Trump, e questo è il motivo per cui si denigra Trump, definendolo razzista e bigotto; essenzialmente tutta una bufala. Si tratta di una mossa diretta, tra l’altro, da Brock.

Brock era una volta mio amico e compagno di lotta per la libertà; ma si avvicinò al lato oscuro, ai Clinton, pagandolo con molti, molti, molti soldi; e questo è, purtroppo, il suo piccolo sporco trucco, purtroppo per loro vi sono fughe sulla loro operazione, le mie fonti sono tra le migliori.

L’intera manovra di Chicago è un’operazione di Hillary Clinton. E, francamente, non vedo Bernie Sanders averne a che fare. Non sono d’accordo con Bernie, ma lo rispetto, e questo non è opera sua o della sua campagna.

Jones qui continua a spiegare il motivo per cui rispetta i rapporti investigativi di Stone, quindi dice:

“Quando ho visto tutte queste magliette con Bernie e i sostenitori di Bernie dire ‘Attacchiamo!’ e che, si sa, sparano in aria con le pistole dicendo ‘Sosteniamo Bernie!’, chiaramente è un modo per attaccarlo, facendolo apparire un rivoluzionario radicale, e per mettere sotto buona luce Hillary, e anche far sembrare Trump un razzista, cosa su cui media giocano.

Hai assolutamente ragione….

Per chiarirsi: si hanno fonti interne che dicono che ciò sia opera di Media Matters di Soros/Brock, che ammettono sia gestito dalla Casa Bianca dove hanno incontri settimanali con l’ex-capo della transizione di Obama…. Abbiamo visto la corsa alla guerra questa estate, quest’autunno, per cercare di offuscare l’intera elezione; è a questo che si vuole arrivare; è questa la salva di apertura…”

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Stone: “Penso che Hillary sappia che Trump perderebbe i voti di certi dirigenti repubblicani se fosse candidato. D’altra parte, non importa, a causa della sua sovrapposizione. In questo momento in Ohio, democratici e indipendenti della valle di Mahoning, dove queste persone hanno perso il lavoro a causa dei grandi accordi commerciali globalisti, sono in coda per votare Donald Trump nelle primarie repubblicane, cosa legale in Ohio con alcuni documenti. E abbiamo visto questa stessa sovrapposizione nel Michigan. Così si c’erano sostenitori della Clinton essere elettori economici di Bernie, non tra gli elettori di estrema sinistra, dove lei non passa; ma non tifano per Hillary, sono operai che hanno solo capito di esser stati espulsi dall’economia del nuovo ordine mondiale, un bersaglio ovvio per Trump; già si vede che ne è pietrificata; così, questa piccola manovra, questo sporco trucco di David Brock risolve due problemi in una volta: aiuta ad abbattere Bernie, coinvolgendo tutte queste persone nelle violenze; e squalifica anche Trump nel voto futuro, dipingendolo come razzista o bigotto.
 

Il tutto è una danza kabuki. E penso che sia molto importante che Trump capisca che non è la campagna di Sanders che interrompe le sue manifestazioni; è un’operazione di Hillary Clinton”.

Che sia MovOn.org o MediaMatters.org si tratta di organizzazioni del “Fronte” di Soros, dove Soros ha il segreto dell’organizzazione.

Il fatto è che tali organizzazioni a malapena nascondono i loro piani per una campagna d’intimidazione che può essere definito “terrorismo”, a malapena soft. Tale sfacciataggine e tali azioni, data la popolarità di Trump, rendono difficile credere che tali istigatori possano sperare di fermarne all’improvviso la corsa alle primarie; possiamo anche considerare l’ipotesi opposta, che gli attacchi posano rafforzare la popolarità di Trump (dopo la riunione annullata di Chicago), dopo tale attacco Trump ha attirato grandi folle in Ohio (20000 persone a Dayton, 25000 a Cleveland) dandogli una copertura mediatica nazionale straordinaria.
Inoltre, (gli stessi avversari) sembrano dare per scontato che Trump andrà all’elezione finale e quasi non ne nascondono la soddisfazione; quando Sheyman afferma su MovOn.org: “a Donald Trump e al GOP diamo il benvenuto alle elezioni generali (cioè, nella fase finale delle elezioni presidenziali), sembra fare una dichiarazione di guerra più che sfidare al confronto elettorale.

Così si pone la questione se il vero obiettivo, almeno di Soros, non sia un’altra guerra civile, ma certamente va oltre la competizione elettorale.

(È sicuro che il campo di Trump non rimarrà a lungo senza prendere provvedimenti, che Trump lo voglia o meno; già proposte per costituire milizie per proteggere i raduni pro-Trump circolano su Internet.)

Soros, dietro ogni sovversione del sistema, ha già dimostrato di saper indurire la formula iniziale (passando dalle “rivoluzioni colorate” abbastanza soft all’“istigazione” di quelle molto più hard, come Majdan); perché non dovrebbe inasprirla seguendo la formula di Kiev?

A quale scopo tutto ciò?

Dato che Soros è coinvolto, molte cose sono possibili, anche la mera volontà satanico-nichilistica di distruzione… finalmente si cominciano a misurare le implicazioni del grande collasso della crisi generale del sistema.Clinton-Soros-Sanders

Philippe Grasset, Dedefensa, 13 marzo 2016

lunedì 14 marzo 2016

LA GERMANIA SI RIBELLA A DRAGHI: BANCHE, COMMERCIO, INDUSTRIA PRONTE A BOICOTTARE LA BCE. ''E' UNA CATASTROFE'' DICONO.

ar_image_4738_lvenerdì 11 marzo 2016
BERLINO - Che non sarebbero piaciute ai tedeschi, era già chiaro prima che Draghi le annunciasse ieri. Basti dire che il quotidiano Welt aveva sparato in prima pagina questo titolo: "Draghi intende danneggiare la Germania?".
Quando poi si sono risapute, l'intero blocco finanziario-industriale della Germania ha imbracciato il fucile e ha iniziato a sparare addosso al Governatore della Bce. Le misure rese note da Draghi hanno fatto ribellare l'intero Paese: i provvedimenti sono "catastrofici" per il popolo tedesco, è il commento comune.
E gli attacchi contro il presidente italiano dell'Eurotower impugnano sempre piu' apertamente l'idea dello scontro nord-sud Europa. D'altra parte, anche Draghi ha affrontato il difficile rapporto coi tedeschi personalmente, passando a sua volta all'attacco in conferenza stampa ieri a Francoforte: "Immaginate se non avessimo fatto niente, avessimo incrociato le braccia dicendo 'nein zu allen', no a qualsiasi cosa. Oggi ci ritroveremmo con una disastrosa deflazione".
Ma il tema della deflazione lascia indifferenti la maggior parte degli economisti tedeschi, che in tutta risposta, insieme al potentissimo circuito delle Sparkassen - le Casse di Risparmio delal Germania - vogliono addirittura boicottare i depositi alla Bce, per evitare i tassi negativi, ulteriormente abbassati da Draghi a -0,4%.
"Per il popolo tedesco e' una catastrofe", ha detto senza mezzi termini il presidente della BGA, la Confederazione del Commercio estero e all'Ingrosso, Anton Boerner. "I risparmiatori tedeschi vengono espropriati", ha aggiunto sottolineando che l'effetto del pacchetto-Draghi in concreto è una "gigantesca redistribuzione dal nord verso il Sud".
Dal punto di vista politico, aggiunge il numero uno del commercio tedesco, sono misure che hanno "un potenziale esplosivo, e non aiutano a risolvere i problemi degli Stati indebitati".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente dell'Ifo - il centro studi economici più autorevole della Germania - Hans-Werner Sinn, secondo il quale Draghi salva le banche zombie del sudeuropa. "Il fatto che la Bce decida ora di dare crediti di lunga scadenza alle banche a rischio fallimento del Sud Europa a un tasso negativo dello 0,4% dimostra ancora una volta che questa porti avanti una politica fiscale della redistribuzione per il salvataggio di banche zombie e stati vicini al fallimento".
Per Sinn "questa non e' politica monetaria, ed e' sempre piu' difficile per la Bce venderla come tale". La Bce, ha concluso "coperta dalla Corte di Giustizia europea, si spinge a osare sempre di nuovo oltre i limiti il suo mandato".
E aggiunge il presidente delle Sparkassen Georg Fahrenschon: "le decisioni della Bce rappresenteranno un peso per un numero sempre maggiore di persone nell'eurozona". Mentre la spinta sul Quantitative Easing "aumenta la dose di veleno", facendo delle banche centrali le maggiori creditrici dei loro Stati".
Anche la politica si e' espressa, con una presa di posizione del vicecapogruppo dell'Unione in Bundestag Ralph Brinkhaus, che ha insistito come sempre sulle responsabilita' dei governi: "il pacchetto della Bce non risolve i problemi economici dell'Europa". Senza riforme fatte in modo coerente, le misure di Draghi "cadranno nel vuoto". Il governo di Angela Merkel come sempre tace, per non violare l'indipendenza della Bce. Ma Wolfgang Schaeuble ha fatto trapelare il proprio malumore al G20, riferito oggi dalla Faz. La Germania non puo' certo essere "felice" delle misure di Draghi.
Ora, solo chi pensa che in fondo si tratta comunque di parole, può sottovalutare la totale ribellione tedesca alla Bce. La Germania invece per abitudine e per stile quando prende una posizione netta, la mantiene. Draghi ora ha un potente nemico. Così potente, che per lui è iniziato davvero il conto alla rovescia. Berlino vuole la sua testa, e ha molti strumenti a disposizione per ottenerla, a partire dalla minaccia per niente retorica di abbandonare l'euro.
Tra poco si vota, in Germania. E c'è un partito, Alternativa per la Germania, che al primo punto del proprio programma ha esattamente questo.
Fonte: qui

domenica 13 marzo 2016

LI CHIAMANO NPL O CREDITI DETERIORATI. Ue: chi sta messo peggio?

Italy-Nonperforming-Loans-Yearly-121615SONO PIU' ESPLOSIVI I TITOLI TOSSICI (DERIVATI ECC.) O I "CREDITI DETERIORATI"?

NOTA: LA CRISI E' DOVUTA AL FATTO CHE LA MONETA VIENE EMESSA A DEBITO, CREATA DAL NULLA ATTRAVERSO IL MECCANISMO DELLA RISERVA FRAZIONARIA, E QUESTO HA  COMPORTATO DOPO DECENNI DI POLITICHE DI AFFIDAMENTO CORROTTE, 2 DIVERSE FOLLIE, IN SENO AI SISTEMI BANCARI "OCCIDENTALI":

  1. NEI PAESI DEL SUD EUROPA, PRINCIPALMENTE ITALIA E GRECIA, CREDITI A PIOGGIA VERSO PSEUDO-IMPRENDITORI("AMICI DEGLI AMICI") LEGATI A CORDATE POLITICO/MASSONICHE/SINDACALI;

  2. NEGLI ALTRI PAESI: ESAGERATE ESPOSIZIONI A LEVA SU CONTRATTI "CAPESTRO" DERIVATI E LA NECESSITA' DI MANIPOLARE(TRUFFARE) I MERCATI PER EVITARE I RELATIVI DEFAULT, UN ESEMPIO SU TUTTI, LA TRUFFA AL LIBOR DI LONDRA.

Sono considerati Non-performing loans (Npl) i "crediti deteriorati" in pancia alle banche, ovvero  i crediti per i quali la riscossione è incerta sia sotto il profilo del rispetto della scadenza che per l’ammontare dell’esposizione —quindi sofferenze e incagli di cittadini e aziende indebitatisi con le banche medesime.

Sotto questo profilo, a causa delle depressione economica nonché delle politiche austeritarie e pro-cicliche adottate dal governo Monti in poi, le banche italiane stanno messe male, anzi malissimo —saremmo a 300 miliardi di euro.
Non fosse stato per il Quantitative easing della Bce —grazie al quale le banche han potuto utilizzare la moneta offerta da Francoforte a tassi irrisori per poi acquistare titoli di Stato a più alto rendimento— molte banche italiane sarebbero già andate in default.
In questo contesto si può comprendere la dimensione dello scontro con Berlino ed il "Partito tedesco" i quali ammoniscono che le banche italiane avrebbero in pancia troppi titoli di stato e dovranno allinearsi senza fiatare alle norme sul bail-in entrate in vigore il 1 gennaio.
In estrema sintesi: l'esecuzione dei vincoli del bail-in e l'obbligo alle banche italiane di ricapitalizzarsi contestualmente sbarazzandosi di una parte consistente dei titoli di stato, mentre ha già messo in moto una fuga dei depositi verso l'estero, significherebbe farne precipitare il valore favorendo la loro acquisizione da parte di colossi bancari esteri (anzitutto tedeschi e francesi), altre banche semplicemente fallirebbero.
Nelle tabelle accanto gli attivi delle banche rispetto al Pil di alcuni paesi Ue —indice sicuro del livello di finanziarizzazione sistemica
Ma come stanno le cose con i sistemi bancari degli altri paesi della Unione europea? Ci giunge in soccorso un recentissimo studio de Il Sole 24 Ore.
Cosa si evince? Che se consideriamo quanto pesano titoli derivati o meglio tossici sui bilanci delle banche la situazione è a dir poco allarmante.

Le banche europee (per non considerare quelle a stelle e strisce) stanno messe peggio delle nostre.

Comprese quelle tedesche, che di derivati in bilancio ne hanno a bizzeffe.

 

Degno di nota che il governo tedesco —mentre impedisce a Roma ogni "aiuto di stato" alle banche locali e vorrebbe che queste si sbarazzassero dei titoli pubblici di debito—, per proteggere le proprie, ha adottato da poco una riforma delle legge fallimentare che le mette al riparo da eventuali bolle sui derivati ed i titoli tossici.[1]

NOTE
 
[1] In Germania la direttiva europea sulla risoluzione delle banche ha comportato la modifica alla legge fallimentare. Nella primavera del 2015 il Parlamento ha varato una riforma che introduce un elemento nuovo: le obbligazioni senior (quelle tradizionali) dal 2017 saranno “indebolite” e rese di fatto subordinate rispetto ad altre passività operative non garantite della banca. Per esempio i depositi (anche quelli sopra i 100mila euro) e le passività derivanti da operazioni di derivati.

 

Questo significa che se una banca dovesse fallire, verrebbero “bruciate” prima le azioni, poi le obbligazioni subordinate e poi quelle «senior».

Queste ultime, grazie alla riforma della legge fallimentare, verrebbero dunque aggredite prima dei depositi e delle esposizioni in derivati.

 
La logica di questa scelta è duplice.
 

Da un lato si proteggono i conti correnti e le operazioni in derivati, perché sotto di loro si crea un “cuscinetto” di titoli aggredibili prima.

 
Dall'altro si evita che le banche siano costrette ad emettere tanti nuovi bond subordinati per creare un adeguato “cuscinetto” di titoli (Tlac).
 

Questo protegge i conti correnti e i derivati (molto presenti nelle banche tedesche), ma ha creato contenziosi con gli obbligazionisti senior (che sono investitori istituzionali)

Fonte: qui

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