9 dicembre forconi: Bernie Sanders
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martedì 8 novembre 2016

Elezioni USA pericolosamente sporche

Mancano pochissime ore alle presidenziali USA e l’impensabile sembra concretizzarsi. Se i sondaggi che danno Donald Trump vincente in alcuni Stati chiave si rivelassero corretti, per il candidato anti-establishment si aprirebbero le porte della Casa Bianca: la vittoria di Trump assesterebbe il colpo di grazia al traballante “ordine liberale” post-1945. Dall’Unione Europea alla NATO, dall’euro alla Medio Oriente, niente sarebbe più come prima. Dalle ultime consultazioni è emersa la tendenza ad interventi sempre più sfacciati sul voto: la torbida narrazione costruita in campagna elettorale prepara il terreno ad un annullamento del voto, accampando come pretesto l’ingerenza russa?



Disperati e perciò pericolosi

I barbari sono alle porte. L’ultimo imperatore rischia di essere deposto dagli invasori accampati in Occidente: se le estreme difese cedono, se i barbari conquistano anche la capitale dell’impero, è la fine di un’epoca. È questo il clima crepuscolare che si respira a pochi giorni dalle presidenziali statunitensi che potrebbero eleggere Donald Trump alla Casa Bianca: le forze “populiste”, i partiti anti-establishment, hanno l’opportunità di installarsi nel cuore dell’impero già traballante, accelerandone così la dissoluzione. L’oligarchia, arroccata nei palazzi, trema: tutto può e deve essere tentato, pur di scongiurare la capitolazione.
Le province asiatiche (come testimonia la clamorosa “separazione” delle Filippine dagli USA) defezionano, il controllo su quelle europee si allenta man mano che l’Unione Europea si spegne, in quelle mediorientali dilagano russi ed iraniani, l’alleato più fedele, il Regno Unito, smaltisce a fatica i postumi della Brexit: se anche Washington dovesse cadere, l’impero angloamericano volgerebbe al termine. È questa la posta in gioco l’8 novembre: ciò spiega perché tutto il sistema euro-atlantico, dal Financial Times a Repubblica, dal massone Jorge Mario Bergoglio al pittoresco Dalai Lama, dai residuati come Silvio Berlusconi1 ai parvenu come Matteo Renzi, da François Hollande a Nicolas Sarkozy, da Lloyd Blankfein a George Soros, sono schierati per Hillary Clinton. Per la prima volta è in discussione l’intera impalcatura economica e geopolitica su cui si regge l’Occidente dal 1945.
Una vittoria di Donald Trump stravolgerebbe la politica estera americana, eccellerebbe il disimpegno militare in Medio Oriente, condannerebbe a morte certa la moneta unica, velocizzerebbe la dissoluzione dell’Unione Europea, archivierebbe definitivamente il mondo unipolare, sconquasserebbe persino la gerarchia della Chiesa Cattolica, ai cui vertici siede oggi un papa, Jorge Mario Bergoglio, espressione di quell’oligarchia massonica-finanziaria che si è stretta attorno ad Hillary Clinton. I barbari, perciò, devono essere fermati ad ogni costo.

Certo, nessuno avrebbe mai immaginato che, a distanza di pochi giorni dal voto, la vittoria di Donald Trump fosse uno scenario concreto: i sondaggi più recenti assegnano al populista (termine più appropriato di “repubblicano”) la Florida, il Nord Carolina e l’Ohio2, tre Stati decisivi per la conquista della Casa Bianca. Soltanto un mese fa era stato sferrato l’ultimo, disperato, attacco, con la pubblicazione da parte del Washington Post di un video “sessista” datato 2005. Per un certo momento, sembrava addirittura che il ritiro dalla corsa per la Casa Bianca fosse imminente, tanto da obbligare Trump ad una smentita ufficiale:

L’assalto è respinto e Trump conquista il terzo dibattito televisivo, obbligando i media ad ammettere che il vantaggio della sfidante democratica, stimato precedentemente attorno ai dieci punti, si è quasi dissolto: gli imprevisti sviluppi dello scandalo email, così clamorosi da obbligare l’FBI ad intervenire al culmine della campagna elettorale, indeboliscono ulteriormente l’ex-first lady. James Comey, grida il New York Times, è come J. Edgar Hoover3, se non peggio: ha trasformato l’FBI in un reazionario strumento di lotta politica contro Hillary Rodham Clinton!
Già, Hillary Clinton: tutto sembrava fosse stato accuratamente predisposto perché potesse conquistare a tavolino la Casa Bianca: concorrenti scialbi nel partito democratico e nessuna figura di peso tra i repubblicani, cosicché il “meccanismo democratico” la installasse quasi automaticamente nello Studio Ovale. Con quale obiettivo? Portare alle estreme conseguenze la strategia già inaugurata da Barack Obama e benedetta dai neocon che, non a caso, convergono verso di lei durante la campagna elettorale: destabilizzazione del Medio Oriente (con un occhio particolare all’Egitto di Al-Sisi e probabilmente anche alla “retrograda” monarchia saudita), intervento militare contro la Siria di Bashar Assad e, se necessario, escalation con la Russia e la Cina. Anche perché il sistema finanziario anglosassone è in un vicolo cieco, e l’unico modo di salvare lo status del dollaro come valuta di riserva, è quello di eliminare gli sfidanti all’egemonia globale.
Hillary Clinton, però, non sfonda: candidata dell’establishment per antonomasia, appesantita da vent’anni di politica cinica e talvolta spietata, fatica persino ad imporsi sul 75enne, ex-socialista, Bernie Sanders. È cosi malconcia che persino uno sfidante “surreale” come Donald Trump, considerato addirittura da alcuni analisti come il “candidato della Manciuria” manovrato segretamente dai Clinton4, conquista terreno contro ogni pronostico, giorno dopo giorno.

A nulla servono le accuse di sessismo, l’anatema di papa Bergoglio contro la politica anti-immigrazione, il battage della stampa sui redditi non dichiarati, la mobilitazione delle corazzate mediatiche e delle stelle di Hollywood, il disimpegno persino dello stesso partito repubblicano: nonostante tutto, il “populista” Trump macina consensi, intercettando il malessere della classe media, prostrata da vent’anni di globalizzazione e nove anni di “Grande Recessione”.
L’impossibile, settimana dopo settimana, diventa così possibile, seminando il panico tra le file dell’oligarchia euro-atlantica che assiste impotente all’avanzata dei “barbari”, al crescere di quelle forze populiste che minacciano gli interessi dell’élite dominante.

La democrazia sta sfuggendo di mano, e non solo negli USA, rendendo necessari interventi sempre più pesanti. Si comincia con la frode elettorale alle elezioni austriache della scorsa primavera; si prosegue con l’omicidio Jo Cox pochi giorni prima del referendum inglese sulla permanenza nella UE; si termina, è cronaca di questi giorni, con il piano di procrastinare sine die o, addirittura, di cancellare tout court il referendum italiano sulla riforma costituzionale. Un’Austria in mano agli anti-europeisti, una Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea ed un’Italia in aperta ribellione, sono però poca cosa rispetto a vedere i barbari accampati nella Casa Bianca: i danni potenziali sono enormemente più alti. Come frenare, ad esempio, la dissoluzione dell’Unione Europea, il contenitore geopolitico dentro cui l’oligarchia massonico-finanziaria ha racchiuso l’Europa post-45, se il presidente statunitense è apertamente ostile a Bruxelles e si avvale della consulenza di Nigel Farage per la gestione degli affari europei?

Ecco quindi spiegata la ragione di una campagna elettorale così sporca.

Mai era successo che un candidato, Donald Trump, fosse accusato di essere un “fantoccio” di una potenza straniera5, la Russia, con cui gli Stati Uniti combattono una spietata guerra per procura. Mai era successo che un candidato, Hillary Clinton, accusasse i servizi segreti di uno Stato estero, ancora la Russia, di essere intervenuti a gamba tesa nella campagna elettorale, violando i server del Partito Democratico. Mai era successo che il vice-Presidente degli USA, Joe Biden, minacciasse un attacco cibernetico contro quello stesso Paese. Mai era successo che il governo in carica diffondesse la notizia che la Russia ha intenzione di alterare l’esito del voto, sferrando un assalto informatico il giorno delle elezioni.
Scrive la NBC6 il 3 novembre:
“The U.S. government believes hackers from Russia or elsewhere may try to undermine next week’s presidential election and is mounting an unprecedented effort to counter their cyber meddling, American officials told NBC News. (…) Russia has been warned that any effort to manipulate the actual voting or vote counting would be viewed as a serious breach, intelligence officials say. ”
Stiamo assistendo alla costruzione di una pericolosa narrazione: Trump è il fantoccio di Mosca, Mosca ha già interferito con la campagna elettorale, il governo crede che voglia farlo ancora. Come? Manipolando il voto del prossimo 8 novembre, in favore, è sottinteso, del suo burattino Donald Trump.

Non è peregrina l’ipotesi che l’establishment abbia voluto creare le premesse per annullare il voto, accampanando come preteso un’interferenza russa: simulato un attacco cibernetico (e c’è da chiedersi se quello dello scorso 21 ottobre, perpetrato dai fantomatici New World Hackers, non sia stata una prova generale7), cosa impedirebbe alla Casa Bianca di annullare le votazioni? 

E se si accusasse la Russia dell’attacco, quali sarebbero che le conseguenze internazionali?

Donald Trump ha più volte parlato di brogli elettorali ed è pressoché certo (anche alla luce dell’esperienza in Florida del 2000, quando George W. Bush conquistò la Casa Bianca dopo un contestassimo riconteggio) che si tenterà di manipolare il voto: sono espedienti, però, con cui non è possibile “aggiustare” l’esito, non ribaltarlo, specialmente se, a differenza di Al Gore, la vittima dei soprusi elettorali è determinata a difendersi fino in fondo. Più elementi, quindi, lasciano supporre che sia stato preparato un piano “B” nel caso in cui si profilasse la vittoria di Trump: invalidare le elezioni a causa di attacco cibernetico da attribuire alla Russia.

Lo scenario, fino a pochi anni fa, non sarebbe stato altro che fantascienza: il contesto, però, si è rapidamente deteriorato da allora. 

Chi avrebbe mai dato che nella civilissima Austria si sarebbero truccate le presidenziali pur di frenare i populisti? 

O che una deputata britannica sarebbe assassinata per sospendere la campagna referendaria sul Brexit? 

O che la Francia si sarebbe avvicinata alla presidenziali del 2017 in pieno di stato d’emergenza? 

O che in Italia si sarebbe tramato per cancellare un referendum costituzionale divenuto improvvisamente scomodo?

La Casa Bianca riveste ancora un ruolo decisivo negli equilibri occidentali, maggiore di qualsiasi cancelleria europea: per impedire che i “barbari” l’espugnino, l’oligarchia euro-atlantica è pronta a tutto. Aspettiamoci quindi una votazione ad altissima tensione: la disperazione può spingere l’establishment a gesti inconsulti.

Fonte: qui

P.S. LE PREMESSE CI SONO TUTTE PER UN SCOPPIO DI UNA GUERRA CIVILE GENERALIZZATA IN GRAN PARTE DEI PAESI OCCIDENTALI

1https://web.archive.org/web/20151123144141/www.repubblica.it/politica/2015/10/31/news/l_ex_premier_il_leader_parla_dei_candidati_e_annuncia_che_sara_a_bologna_con_la_lega_salvini_fa_fughe_in_avanti_meglio_st-126286081/
2https://www.washingtonpost.com/news/the-fix/wp/2016/11/01/donald-trump-now-leads-in-two-of-his-three-must-win-states-but-the-path-forward-is-grim/
3http://www.nytimes.com/2016/11/01/us/politics/james-comey-fbi-emails.html?mtrref=www.google.it&gwh=9CF56DD9C7F861080D82EA59EB024055&gwt=pay
4https://sputniknews.com/analysis/201608141044262121-trump-hillary-rigged-presidential-election/
5http://edition.cnn.com/2016/10/19/politics/clinton-puppet-vladimir-putin-trump/
6http://www.nbcnews.com/news/us-news/white-house-readies-fight-election-day-cyber-mayhem-n677636
7http://www.cbsnews.com/news/new-world-hackers-claims-responsibility-internet-disruption-cyberattack/

martedì 15 marzo 2016

Hillary-Soros, la coppia demoniaca



Donald TrumpGrande è l’errore di credere che Soros non faccia parte dell'”arcipelago della cospirazione”, di cui Patrick Buchanan dà buona descrizione. (Ma accetta, se non conferma, la nostra ipotesi che avrebbe dovuto esserci Soros…): “…Così Breitbart.com è contento, il 9 marzo, di trasmettere la felice notizia. Ricorda l’essenza della lista di invitati, cercando invano il nome di Soros, che sembrava non essere stato invitato. Ed ecco invece un grande errore strategico“.
In realtà era presente, come un’ombra ispiratrice, tale strano personaggio la cui caratteristica essenziale è ovviamente satanica e sembra ispirare tutti gli altri suoi ben noti personaggi di speculatore e manipolatore ideologico.
È vero, Hillary-Soros è ovviamente presente in questa avventura della candidata Hillary Clinton, che si può immaginarla meglio come “coppia” satanica decisa a vincere le elezioni, e soprattutto a distruggere chiunque si metta di traverso alla candidata Clinton, accusandolo di corruzione senza prove, segnandolo con scandali e minacciose accuse, carattere archetipico dipendente dal sistema spinta all’estremo da un’arroganza disastrosa, venale e allucinata da hybris affettiva.
Certo, perché no un Soros candidato vicepresidente che traffica col suo certificato di nascita, scoprendo miracolosamente una nazionalità americanista poco dopo la nascita in Ungheria?

Infine, se lo prevedevamo da subito, è perché vi è la tesi molto ben documentata sui disordini fomentati (prima a Chicago il 11 marzo, poi anche a Dayton e Cleveland il giorno successivo, in attesa di altri) cercando di distruggere l’azione pubblica e populista del candidato Trump, che appaino ben orchestrati da Hillary-Soros, mentre prima la responsabilità sembrava attribuibile a Bernie Sanders, dato che i manifestanti anti-Trump lo salutavano.

Ecco il nodo dell’operazione…

ZeroHedge riassume il 12 marzo i commenti trasmessi da Infowars.com lo stesso giorno, su alcune osservazioni minacciose su futuri eventi fatte da Ilya Sheyman, direttore esecutivo di MoveOn.org Political Action, organizzazione finanziata da George Soros e la cui azione politica (come dice la parola?) è in gran parte orientata dallo stesso Soros.

(Sheyman) ha promesso che violenze e scontri si verificheranno nelle futuri manifestazioni elettorali di Trump”.

Trump e i capi repubblicani che lo sostengono, che hanno una retorica carica di odio, sono stati avvertiti dopo gli eventi di questa sera”, dice la pagina web MoveOn, finanziata da George Soros.

“A tutti coloro scesi in strada a Chicago, diciamo grazie per esservi alzati per dire basta. A Donald Trump e al GOP diciamo, benvenuti nelle elezioni generali”.

La manifestazione violenta di Chicago rappresenterebbe un avvertimento sul tipo di attività che l’organizzazione svolgerebbe cercando di “spegnere” i nemici politici ed eleggere Hillary Clinton o Bernie Sanders. Venerdì sera molti manifestanti gridavano “Bernie!” portando cartelli che annunciano il loro sostegno al socialista democratico. Il gruppo agisce come facciata dei ricchi democratici, fondato con l’aiuto del finanziere George Soros che donò 1,46 milioni di dollari per creare l’organizzazione. Linda Pritzker della famiglia Hyatt diede al gruppo una donazione di 4 milioni”.

L’interesse dell’intervento di Stone è che dà un’assai sostanziata interpretazione documentata sugli aggressori anti-Trump a Chicago, che non sarebbero stati ispirati e diretti da Sanders, ma indirettamente da Hillary-Soros.


Campaign For America's Future Holds Take Back America ConferenceInfowars.com poi evolve in particolare sull’interpretazione nella trasmissione televisiva del direttore Alex Jones, che riceveva Roger Stone, un tirapiedi ed noto investigatore del partito repubblicano.


Jones chiede maggiori dettagli… Stone continua: “Hillary Clinton ha dato mandato a certi membri del Congresso per avvicinarsi al miliardario John Lewis per fargli pagare parte di tale programma globale. Non solo a Chicago. Adesso vedremo tali dimostranti falsi, tali agenti, presentarsi in altre manifestazioni di Trump…. Questo è quanto sono pronto a dire…
hillary-georgesoros-020302Da qui si deduce che gli avversari di Trump, in questo caso e in questo senso, non si nascondo più, ma è più importante individuare con chiarezza e capirne le posizioni, e speculare sui loro obiettivi.
Questa versione è stata completamente ripresa dallo storico Eric Zuesse sul Washington blog, sempre il 12 marzo.
Anche in questo caso, come nel caso di Jones, inizialmente si sosteneva la tesi della responsabilità di Sanders, ma l’accettazione delle valutazioni di Stone è significativa per l’assenza di pregiudizi da filiazione ideologica:
Zuesse inizia dicendo che non condivide l’ideologia di Stone, che non gli piace e non gli piacciono i metodi, ma ne riconosce l’abilità investigativa. (“In altri termini: anche se non mi piace l’uomo e non sono d’accordo con la sua idea politica, rispetto le sue informazioni“). Zuesse riprende dal DVD la trasmissione di Jones, dandone una trascrizione rapida, permettendoci di capire meglio i dettagli della tesi.

Secondo Stone, si tratterebbe di un’operazione montata da Hillary-Soros, la coppia pensa di far passare l’operazione anti-Trump come opera di Sanders dividendo completamente gli elettori di Sanders da quelli di Trump, per scoraggiarli dal votarlo nelle elezioni generali.

Le posizioni di Trump sul libero scambio (trattati TPP e TPIP) sono molto vicine a quelle di Sanders, soprattutto nella campagna del Michigan, facendo temere, nel campo della Clinton più precisamente, la diserzione in massa per Trump degli elettori democratici di Sanders, se si opporranno alle elezioni generali, come è probabile ora, Clinton e Trump.
Ecco le note che Zuesse trascrive dall’intervista a Stone:
Stone: “Penso che tutti nel Paese ormai sappiano di queste proteste violente (al raduno di Trump) incolpandone i sostenitori di Bernie Sanders…. è una falsa bandiera.

Questi manifestanti sventolano una falsa bandiera. Non sono per nulla sostenitori di Sanders.

È un’operazione diretta dai sostenitori di Hillary Clinton, pagati da George Soros e Move-On, da David Brock di Media Matters for America, finanziato sempre da Soros, e anche dal miliardario solitario Jonathan Lewis.

Ora Lewis è stato indicato dal Miami New Times come l”uomo del mistero’.
Ha ereditato circa un miliardo di dollari dal padre Peter Lewis… (fondatore della Progressive Insurance Company). Di Jonathan Lewis è interessante notare che ha ritirato il sostegno al Comitato Nazionale Democratico per il disegno di legge sull’immigrazione che pensa sia ingiusta per i gay. In ogni caso, è un’operazione di Hillary Clinton.

L’idea qui, molto chiaramente, è dividere gli elettori economici di Sanders da quelli di Trump.

In altre parole, gli elettori che hanno perso il lavoro a causa del NAFTA e degli altri accordi commerciali internazionali avviati dai globalisti di questo Paese, che ora si rendono conto che questi elettori sono potenzialmente, quando Sanders sarà fuori gioco, voti per Trump, e questo è il motivo per cui si denigra Trump, definendolo razzista e bigotto; essenzialmente tutta una bufala. Si tratta di una mossa diretta, tra l’altro, da Brock.

Brock era una volta mio amico e compagno di lotta per la libertà; ma si avvicinò al lato oscuro, ai Clinton, pagandolo con molti, molti, molti soldi; e questo è, purtroppo, il suo piccolo sporco trucco, purtroppo per loro vi sono fughe sulla loro operazione, le mie fonti sono tra le migliori.

L’intera manovra di Chicago è un’operazione di Hillary Clinton. E, francamente, non vedo Bernie Sanders averne a che fare. Non sono d’accordo con Bernie, ma lo rispetto, e questo non è opera sua o della sua campagna.

Jones qui continua a spiegare il motivo per cui rispetta i rapporti investigativi di Stone, quindi dice:

“Quando ho visto tutte queste magliette con Bernie e i sostenitori di Bernie dire ‘Attacchiamo!’ e che, si sa, sparano in aria con le pistole dicendo ‘Sosteniamo Bernie!’, chiaramente è un modo per attaccarlo, facendolo apparire un rivoluzionario radicale, e per mettere sotto buona luce Hillary, e anche far sembrare Trump un razzista, cosa su cui media giocano.

Hai assolutamente ragione….

Per chiarirsi: si hanno fonti interne che dicono che ciò sia opera di Media Matters di Soros/Brock, che ammettono sia gestito dalla Casa Bianca dove hanno incontri settimanali con l’ex-capo della transizione di Obama…. Abbiamo visto la corsa alla guerra questa estate, quest’autunno, per cercare di offuscare l’intera elezione; è a questo che si vuole arrivare; è questa la salva di apertura…”

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Stone: “Penso che Hillary sappia che Trump perderebbe i voti di certi dirigenti repubblicani se fosse candidato. D’altra parte, non importa, a causa della sua sovrapposizione. In questo momento in Ohio, democratici e indipendenti della valle di Mahoning, dove queste persone hanno perso il lavoro a causa dei grandi accordi commerciali globalisti, sono in coda per votare Donald Trump nelle primarie repubblicane, cosa legale in Ohio con alcuni documenti. E abbiamo visto questa stessa sovrapposizione nel Michigan. Così si c’erano sostenitori della Clinton essere elettori economici di Bernie, non tra gli elettori di estrema sinistra, dove lei non passa; ma non tifano per Hillary, sono operai che hanno solo capito di esser stati espulsi dall’economia del nuovo ordine mondiale, un bersaglio ovvio per Trump; già si vede che ne è pietrificata; così, questa piccola manovra, questo sporco trucco di David Brock risolve due problemi in una volta: aiuta ad abbattere Bernie, coinvolgendo tutte queste persone nelle violenze; e squalifica anche Trump nel voto futuro, dipingendolo come razzista o bigotto.
 

Il tutto è una danza kabuki. E penso che sia molto importante che Trump capisca che non è la campagna di Sanders che interrompe le sue manifestazioni; è un’operazione di Hillary Clinton”.

Che sia MovOn.org o MediaMatters.org si tratta di organizzazioni del “Fronte” di Soros, dove Soros ha il segreto dell’organizzazione.

Il fatto è che tali organizzazioni a malapena nascondono i loro piani per una campagna d’intimidazione che può essere definito “terrorismo”, a malapena soft. Tale sfacciataggine e tali azioni, data la popolarità di Trump, rendono difficile credere che tali istigatori possano sperare di fermarne all’improvviso la corsa alle primarie; possiamo anche considerare l’ipotesi opposta, che gli attacchi posano rafforzare la popolarità di Trump (dopo la riunione annullata di Chicago), dopo tale attacco Trump ha attirato grandi folle in Ohio (20000 persone a Dayton, 25000 a Cleveland) dandogli una copertura mediatica nazionale straordinaria.
Inoltre, (gli stessi avversari) sembrano dare per scontato che Trump andrà all’elezione finale e quasi non ne nascondono la soddisfazione; quando Sheyman afferma su MovOn.org: “a Donald Trump e al GOP diamo il benvenuto alle elezioni generali (cioè, nella fase finale delle elezioni presidenziali), sembra fare una dichiarazione di guerra più che sfidare al confronto elettorale.

Così si pone la questione se il vero obiettivo, almeno di Soros, non sia un’altra guerra civile, ma certamente va oltre la competizione elettorale.

(È sicuro che il campo di Trump non rimarrà a lungo senza prendere provvedimenti, che Trump lo voglia o meno; già proposte per costituire milizie per proteggere i raduni pro-Trump circolano su Internet.)

Soros, dietro ogni sovversione del sistema, ha già dimostrato di saper indurire la formula iniziale (passando dalle “rivoluzioni colorate” abbastanza soft all’“istigazione” di quelle molto più hard, come Majdan); perché non dovrebbe inasprirla seguendo la formula di Kiev?

A quale scopo tutto ciò?

Dato che Soros è coinvolto, molte cose sono possibili, anche la mera volontà satanico-nichilistica di distruzione… finalmente si cominciano a misurare le implicazioni del grande collasso della crisi generale del sistema.Clinton-Soros-Sanders

Philippe Grasset, Dedefensa, 13 marzo 2016