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martedì 14 febbraio 2017

Trump è un no-global: ma quanto durerà ancora?

Trump è un no-global: ma quanto durerà ancora?

La versione no-global di Donald Trump che tanto piace ai suoi elettori secondo gli analisti rappresenta solo una fase di passaggio che col tempo è destinata a scemare.

In questo primo mese di presidenza Donald Trump sembra aver vestito i panni del no-global. Lo stop all’accordo Trans-Pacifico, comunemente noto come TPP, insieme agli annunci protezionistici hanno spinto molti analisti a indicare Donald Trump come l’artefice di una progressiva tendenza de-globalizzatrice.
Durante il discorso di insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump aveva colto l’occasione per rinforzare lo slogan che aveva contraddistinto la sua campagna elettorale, quell’ “American First” che era riuscito a parlare alle pance della working class bianca americana per lanciare un chiaro messaggio nei confronti di tutte quell’aziende che negli ultimi anni avevano portato la produzione fuori dai confini americani, e per dichiarare «guerra» ai concorrenti commerciali, uno su tutti la Cina.
Da allora Trump è stato etichettato come un presidente protezionista, ma secondo alcuni addetti ai lavori questa sua tendenza no-global sarebbe destinata a scemare nel tempo. Di seguito vediamo perché.

Donald Trump no-global: una fase di passaggio

Secondo Sultan Ahmed bin Sulayem, presidente di DP World, i sentimenti anti-globalizzazione del presidente Donald Trump rappresenterebbero infatti solo una “fase” destinata a scemare con il tempo.
“Quello che Donald Trump desidera è un tipo di commercio equo e vantaggioso, una sorta di equo commercio contro libero commercio”
ha sostenuto il presidente di DP World in un’intervista alla CNBC.
“Gli Stati Uniti vogliono un commercio vantaggioso e penso che nessuno possa opporsi a questi motivi legittimi, ma sono convinto che questi sentimenti anti-globalizzazioni con il tempo passeranno, si tratta soltanto di una fase di passaggio”.

Sultan Ahmed bin Sulayem si è detto comunque convinto che dal momento in cui gli Stati Uniti hanno hanno esportato i loro prodotti all’esterno dei propri confini
“se un prodotto americano non riuscirà a trovare facilmente accesso nel mercato cinese, allora l’America reagirà”.
Guardando al clima di euforia che Trump ha portato nei mercati all’indomani della sua elezione Sultan Ahmed bin Sulayem ha poi dichiarato
“è una fase in cui tutti sono eccitati, quel sentimento per cui Donald Trump è stato eletto, ovvero la convinzione che sto perdendo ingiustamente il mio lavoro a causa della competizione”.
Trump durante la sua campagna elettorale, e nei primi giorni da presidente, ha più volte fatto riferimento a misure protezionistiche intenzionato ad attuare e che avrebbero come obiettivo la Cina. In molti hanno criticato l’atteggiamento protezionista di Trump, ritenuto sprovveduto in quanto sarebbe in grado di innescare una guerra commerciale con la seconda economia più grande al mondo.

Il Trump no-global piace agli americani?

Lunedì Klaus Schwab, economista tedesco tra i fondatori del World Economic Forum, ha inoltre commentato come secondo lui le elezioni degli Stati Uniti sono state in grado di mostrare
“tutta la rabbia della gente nei confronti della globalizzazione e delle élite che ne hanno tratto benefici”.
Quello che in molti degli analisti si auspicano è che Donald Trump si mostri in grado di saper gestire i delicati rapporti con i principali competitors, scongiurando il rischio di guerre commerciali che potrebbero aprire una spirale di crisi dagli effetti potenzialmente catastrofici.
Fonte: qui

martedì 24 gennaio 2017

TRUMP AFFONDA IL TPP

IL NEOPRESIDENTE FIRMA UN ORDINE ESECUTIVO CHE RITIRA GLI STATI UNITI DALL’ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO CON IL PACIFICO, FORTISSIMAMENTE VOLUTO DA OBAMA 

VIDEO: L’INCONTRO CON GLI INDUSTRIALI ALLA CASA BIANCA: ‘AVETE 30 GIORNI PER PORTARMI UN PIANO DI RIFORMA DEL SETTORE MANIFATTURIERO. IO VI PROMETTO DEREGULATION’


TPP L ACCORDO TRANS PACIFICOTPP L ACCORDO TRANS PACIFICO
E’ ufficiale: Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sancisce il ritiro degli Stati Uniti dalla Trans-Pacific Partnership, l'accordo di libero scambio voluto dal suo predecessore Barack Obama e undici Paesi affacciati sul Pacifico ma non ancora ratificato dagli Stati Uniti per l’opposizione del Congresso. Su questo fronte, il 45esimo presidente americano ha mantenuto la sua promessa fatta durante la campagna elettorale: «Ne abbiamo parlato per molto tempo«, ha detto Trump nelle immagini trasmesse dallo Studio Ovale: «Così facendo, facciamo grandi cose per i lavoratori americani», ha aggiunto. L'obiettivo della Casa Bianca è siglare accordi bilaterali con le nazioni asiatiche.

L’incontro con gli industriali
Trump ha dato 30 giorni fi tempo ai leader del settore manifatturiero perché presentino un piano per il rilancio dell’industria. Lo ha fatto nell'incontro che c'e' stato oggi alla Casa Bianca con un gruppo di leader tra cui quelli di Dow Chemical, Ford e Tesla. È stato il numero uno del colosso chimico ha dirlo alle tv; a loro ha spiegato che Trump «ha ascoltato attentamente» e ha chiesto «come mettersi in azione per risolvere alcuni problemi» del comparto. Il Ceo di Ford - gruppo preso di mira dal miliardario di New York durante la campagna elettorale per volere trasferire in Messico la produzione della Focus - è uscito dall'incontro «con molta fiducia» nella nuova amministrazione Usa.
il giorno dell insediamento di donald trump 5IL GIORNO DELL'INSEDIAMENTO DI DONALD TRUMP 

Secondo Mark Fields - che a inizio mese aveva espresso un “voto di fiducia” nel governo Trump investendo 700 milioni di dollari in Usa e facendo saltare un piano da 1,6 miliardi di dollari per la costruzione di una nuova fabbrica in Messico - il successore di Barack Obama è «serio» nel volere rendere forte l'economia americana. Stando a quanto comunicato dalla Casa Bianca, al meeting odierno c'erano anche Michael S. Dell (Dell Technologies), Jeff M. Fettig (Whirlpool), Alex Gorsky (Johnson & Johnson), Marillyn A. Hewson (Lockheed Martin), Klaus Kleinfeld (Arconic), Mario Longhi (U.S. Steel), Elon Musk (SpaceX), Kevin Plank (Under Armour), Mark S. Sutton (International Paper) e Wendell P. Weeks, (Corning).
il giorno dell insediamento di donald trump 23IL GIORNO DELL INSEDIAMENTO DI DONALD TRUMP 

No a fondi federali per l’aborto

Il presidente ha inoltre firmato un ordine esecutivo con cui ristabilisce il divieto di finanziare con fondi federali le Organizzazioni non governative internazionali che praticano aborti o forniscono informazioni a riguardo. Si tratta di un provvedimento che, da quando fu introdotto dall'amministrazione repubblicana nel 1984, è stato revocato dalle amministrazioni democratiche e reintrodotto da quelle repubblicane che si sono succedute. L'ultima volta era stato il presidente Barack Obama a cancellare il divieto.
Il terzo ordine esecutivo firmato da Trump certifica invece il congelamento delle assunzioni da parte del governo federale, fatta eccezione per le forze armate.

Fonte: qui

domenica 26 giugno 2016

Joseph Stiglitz:"TPP e TTIP sono un tentativo da parte delle multinazionali di cambiare le regole del gioco contro il resto della società"

Joseph Stiglitz (Indiana, 1943) non è radicale. Il suo carattere, rivestito di un cauto ottimismo, e il suo impressionante curriculum, fanno di lui tanto un uomo d'ordine, quanto un riformatore. Eppure, il premio Nobel, che fu capo economista della Banca Mondiale alla fine degli anni novanta, dopo aver presieduto il Consiglio dei Consulenti Economici di Bill Clinton, è diventato un forte critico dell'establishment. Per qualcuno del suo pedigree, prendere posizione in favore del "no" al referendum greco sul piano di salvataggio, o gridare contro gli accordi di libero scambio, lo sfruttamento dei lavoratori, l'estorsione dei fondi avvoltoio alle nazioni indebitate e ciò che egli chiama la "depravazione morale" del settore finanziario, suggerisce un rinnovato slancio progressista, o forse una rivelazione. Eppure le posizioni di Stiglitz non sono cambiate molto - è il mondo che le mantiene che è cambiato. La marcia verso destra inarrestabile dell'ortodossia economica, insieme alla crescita della disuguaglianza, posizionano questo professore della Columbia University in contraddizione con i suoi presunti alleati, e anche con i suoi colleghi. Non sembra curarsene troppo. Stiglitz riceve CTXT nel suo ufficio alla Columbia per discutere del suo nuovo libro, The Great Divide: Unequal Societies and What We Can Do about Them (2015), che affronta le cause, le conseguenze e i pericoli del crescente divario tra ricchi e poveri. E perché niente di tutto questo è inevitabile.
La disuguaglianza è il fulcro del suo lavoro. I suoi ultimi tre libri e parlare di sua tesi di dottorato. Perché la gente dovrebbe preoccuparsene?
 
Beh, ci sono, fondamentalmente, un sacco di ragioni morali. Negli ultimi dieci anni la ricerca ha iniziato ad evidenziare quanto la disuguaglianza sia negativa per la società. È un male anche per le persone al vertice, che diventano persone diverse - più divinizzate - grazie ad essa. Come economista, mi concentro sullo studio del perché la disuguaglianza è un male per il rendimento economico.

A cosa si riferisce quando dice che l'economia nel suo complesso paga un prezzo alto per la disuguaglianza?

Cresce più lentamente e in modo meno sostenibile. Anche l'1% più ricco dovrebbe preoccuparsi della disuguaglianza nel proprio interesse. Il periodo dopo la seconda guerra mondiale è stato quello con la più rapida crescita economica e di crescita più equa. Vi è un ampio consenso sul fatto che i due eventi erano correlati. Cioè, è stato il periodo di crescita economica più veloce proprio perché i profitti erano condivisi.
Che sembra andare contro il principio stesso di  Trickle-down (1)...
Esattamente. La "trickle-down", o economia della ricaduta, chiaramente non funziona. Nessuno sano di mente difende questi principi. La domanda è: quanto grave è la disuguaglianza per l'economia? Ovviamente dipende dalla sua dimensione e da come viene generata. Questo include la disuguaglianza creata dal potere di monopolio o la disuguaglianza generata quando quelli in fondo non hanno accesso all'istruzione, e quindi la società non utilizza appieno il potenziale delle sue risorse umane. Questo tipo di disuguaglianze caratteristiche degli Stati Uniti e, in misura crescente, dell'Europa, sono un peso per l'economia.
Nell'introduzione a The Great Divide scrive che poteva sentire, anche da bambino, che l'America non era la terra delle opportunità che aveva promesso di essere. Spiega anche che il sogno americano è diventato un mito, e che i motivi di disuguaglianza sono politici. Che tipo di politiche hanno portato all'aumento e all'espansione delle disuguaglianze nel corso della sua vita?
In primo luogo, il paese non è mai stato quello che ci hanno venduto. Mi sono reso conto di questo sempre di più man mano che crescevo: non è mai stata una terra di uguaglianza e opportunità per gli afro-americani. La schiavitù si è conclusa nella guerra civile, ma oggi continuiamo a distogliere lo sguardo dall'oppressione e dalla mancanza di opportunità ancora presenti, come evidenzia con forza, il movimento Black Lives Matter. E' accaduto qualcosa di più: siamo diventati un paese segregato economicamente. In altre parole, i ricchi bianchi vivono con i ricchi bianchi, i poveri vivono con altri poveri. Abbiamo un sistema di istruzione 'localista', finanziato da imposte locali alla proprietà, quindi se si vive in una comunità povera si avranno scuole povere, dando luogo a quello che io chiamo la trasmissione intergenerazionale di vantaggi e svantaggi.
Il contrario del sogno americano...
Sì. Dopo la seconda guerra mondiale, alcuni paesi europei hanno cercato, con molta fatica, di rompere le barriere di classe. Credo che il problema negli Stati Uniti è che abbiamo ipotizzato che non esistessero queste barriere, e le abbiamo lasciate crescere.
Tornando all'istruzione, Lei descrive come la disuguaglianza si perpetua dalla scuola materna all'università. Può spiegarlo?
E' facile capire il pensiero in un posto come la Columbia, una delle università d'elite di questo paese. Come la maggior parte delle università d'elite nel processo di ammissione, non guardiamo la situazione finanziaria del candidato. Si ammettono gli studenti indipendentemente dalla loro situazione economica, e noi abbiamo un fondo in dotazione abbastanza grande da compensare la differenza tra il costo, che è di 70.000 dollari, e ciò che la famiglia può permettersi. Molto generoso, in teoria. Ma quando si guarda un'università d'elite, dove il denaro non dovrebbe essere un ostacolo, si scopre che la percentuale della metà più povera della popolazione è dell'8 o 9%. Come è possibile? Queste università sono un affare. Se appartieni alla metà più povera, possono darti 70.000 dollari all'anno. Perché la gente non va in massa? La risposta è che non sono andati in istituti che li preparassero ad entrare in queste università, e non sono andati perché prima non erano in scuole adeguate. E non erano in queste scuole, perché prima non erano andati alle scuole materne perché non avevano un pre-scuola. Tutto questo è legato alla segregazione geografica, e l'ironia della cosiddetta meritocrazia è che si basa sul fatto che le persone acquisiscano le competenze necessarie per avere successo in questa meritocrazia, e i genitori ricchi possono dare grandi vantaggi ai loro figli.
Lei parla anche di rent seeking (2) e "finanziarizzazione", come i motori di disuguaglianza. Perché enfatizza questi due punti?
Il ramo della teoria economica ispirato ai mercati  competitivi - che spiega tutto attraverso fattori di domanda e offerta - non è un buon quadro di riferimento. Nella nostra società, c'è molto sfruttamento, di vario tipo, razziale di genere, del potere monopolistico, in forma di sfruttamento dei lavoratori, problemi di governance corporativa... Questo mette in evidenza tutte le carenze del mercato. Una statistica che illustra questo fatto è che la produttività del lavoro ha continuato a crescere in modo abbastanza continuo, ma fino al 1973, i salari e la produttività si muovevano in parallelo. Questo è quello che ci si aspetterebbe. Tuttavia, dalla metà degli anni settanta la produttività continua a crescere allo stesso ritmo, ma i salari sono rimasti fermi. Perché?
Qual è la sua risposta?
Il potere dei monopoli aumenta i prezzi e di conseguenza abbassa i salari reali, e l'eliminazione della contrattazione collettiva li riduce ancora di più, soffocando i lavoratori. Ecco come si indeboliscono i sindacati. La globalizzazione mette in competizione i lavoratori con quelli in Cina. Ci sono infiniti modi in cui le regole sono cambiate a scapito dei lavoratori, e la speculazione è uno di quei componenti.

La "finanziarizzazione" è un altro?
Il settore finanziario è cresciuto dal 2,5% all'8% del PIL, e non vi è alcuna prova che questo abbia migliorato il rendimento dell'economia. Questi ragazzi sono, si potrebbe dire, esperti dirent seeking, e così hanno perfezionato la capacità di prendere soldi da altre persone senza contribuire alla performance della società. Essi creano ricchezza in alto, ma creano anche miseria in basso.
In che modo lo fanno?
Con prestiti predatori, discriminano le minoranze, con le pratiche abusive di carte di credito, l'usura ... Cambiano le leggi a proprio vantaggio. Negli Stati Uniti, se si prende un prestito per studenti, non è possibile annullare il debito nemmeno se si è in bancarotta in ogni caso. Chi sarebbe in grado di progettare una struttura giuridica del genere? Le banche. Si tratta di opprimere coloro al di sotto, mentre il denaro va dal basso verso l'alto. Inoltre, hanno commesso frodi. Non riesco a smettere la litania delle cose che hanno fatto. Hanno giocato un ruolo fondamentale nel cambiare l'intero quadro economico e incoraggiare la visione a breve termine, invece di investire nelle persone.
Lei ha analizzato il modo in cui il sistema fiscale lavora contro riduzione delle disuguaglianze. Che cosa propone di fare per l'evasione fiscale?
I paradisi fiscali non sono un atto della natura. Infatti, li crea il Congresso. Abbiamo creato un quadro giuridico, nel rispetto della legge, in cui i ricchi e le imprese non pagano le tasse. Ma questo può essere cambiato. Si può decidere che a chi ha i soldi in un territorio maleodorante, saranno imposte tasse deterrenti. Ad esempio, si può dire ad ogni americano di dichiarare tutta la sua ricchezza a livello globale, anche nelle Isole Cayman. Dal momento che questi non sono soggetti ai principi di trasparenza, si va a pagare una soprattassa dell' 80%. Così finirebbero i paradisi fiscali in una sola notte.
Alcuni sostengono che se in un paese come la Spagna si aumentassero le tasse questo creerebbe la fuga di capitali, perché ci sarà sempre un posto in cui i ricchi possono portare il loro denaro per non dichiararlo. Lei dice che questo accade solo perché noi lo permettiamo.
Esattamente. Se l'Europa fosse unita e agisse insieme su questo, si potrebbe facilmente risolvere. La maggior parte dei paesi europei hanno un sistema fiscale basato sulla residenza, e se sei residente nelle Isole Cayman non devi pagare le tasse in Spagna. Questo potrebbe cambiare, dicendo "se hai un business in Spagna, paghi le tasse lì. E se non vuoi fare affari in Spagna, puoi lasciare il paese".

Ha argomenti simili circa l'evasione fiscale delle grandi imprese. Quando Apple o Google pagano le tasse in Irlanda, lei sostiene che essi devono essere tassati per la loro attività e non per la loro residenza fisica.
Credo che dovremmo trattarli come un'unica organizzazione. Tu paghi negli Stati Uniti imposte sul reddito globale, e se puoi dimostrare che hai generato tali profitti in Irlanda, legittimamente... Se disponi di un migliaio di persone che lavorano lì, che corrisponde al 5% della forza lavoro, va bene, genera il 5% dei tuoi profitti e paghi il 5% lì. Ma se non è questo il caso per il restante dobbiamo farci pagare. E' perfettamente comprensibile che se si hanno un sacco di soldi e potere si cerchi di far pressione al Congresso affinché approvi leggi per creare un quadro che permetta di evadere le tasse. Ma è facile smontare questo. Chi vuole fare affari negli Stati Uniti o in Europa, deve pagare le tasse.
Come capo economista della Banca Mondiale, si trovava in una posizione unica per giudicare gli effetti della globalizzazione. Siamo ad un gioco di somma positiva, in cui la maggioranza è vincente?
Tutto dipende da come la gestiamo. Alcuni accordi commerciali in essere, come il TTIP o il TPP, si traducono in una somma negativa. Essi sono un tentativo delle multinazionali di cambiare le regole per beneficiare a spese del resto della società, anche se il beneficio netto per l'economia globale è negativo. Un esempio di questo sono sezioni dei medicinali. Essi hanno tentato di usare gli accordi commerciali per promuovere l'industria farmaceutica a scapito dei farmaci generici. Tutti noi perdiamo, tranne le aziende farmaceutiche. Stiamo pagando un prezzo più alto, non fanno più ricerca, e le perdite di tutti sono superiori ai benefici di Big Pharma.
ttip (1)
Lei sostiene che la disuguaglianza di reddito è legata alla disparità di opportunità. Quali sono le evidenze? Lo chiedo perché alcuni sostengono che la disuguaglianza è non è un problema, a condizione che vi siano pari opportunità.
Quando si confrontano i dati provenienti da diversi paesi, quelli che hanno un elevato livello di disuguaglianza hanno un basso livello di pari opportunità, misurato da qualsiasi standard. Questo è un dato empirico.

Con pari opportunità, vuole dire ...?
Mobilità sociale. La misura standard è la correlazione tra i redditi e l'istruzione di genitori e figli. Ci sono altri modi per fare questo, per esempio, qual è la percentuale di quelli nel quartile sotto che raggiungono il quartile superiore? Qui abbiamo un percorso sistematico.

Perché?
I genitori che hanno soldi possono dare ai loro figli maggiori opportunità di istruzione. Le società che riducono la disuguaglianza di opportunità hanno fatto più sforzi per rendere l'istruzione pubblica in uno strumento egualitario, a cominciare con dall'istruzione prescolare.
Ha menzionato movimento Black Lives Matter. C'è molto dibattito circa le ingiustizie del sistema giudiziario degli Stati Uniti. Lei pensa che sono collegati anche alla disuguaglianza ...
Sì, in molti modi. Se sei ricchi in questo paese, disponi di un sistema di giustizia. Se sei povero, hai un altro sistema di giustizia molto diverso. Se hai un'oncia di marijuana ti toccano cinque anni di carcere. Se rubi denaro disonestamente nel sistema bancario, che è un furto, una frode massiccia, nessuno viene condannato. Abbiamo un sistema giuridico che protegge i ricchi e invia in galera i poveri. La domanda è: come possiamo tollerare questo e che cosa possiamo fare per cambiare?
Nei primi anni di Obama al potere, ha scritto che la ripresa economica è stata progettata dall' 1% e per l'1%. Come avrebbe potuto essere un recupero diverso se lo avesse elaborato Lei?
A quel tempo ho proposto che invece di dare 700.000 milioni di dollari alle banche, fossero dati ai proprietari di case. Passi una legge di fallimento che consente ai proprietari poveri che sono stati vittime di abusi delle banche, di ristrutturare i loro debiti e mantenere la loro casa. Abbiamo buttato soldi presso le banche, e queste non lo prestano, perché non si genera domanda nell'economia. Se si danno i soldi ai poveri, lo spendono. Questo crea la domanda.
Lei ritiene che la stessa crisi del 2008 ha avuto origine dalla disuguaglianza. Perché?
Perché la crescita della disuguaglianza ha fatto sì che il denaro andasse verso l'alto. E quelli in alto non spendono tanto quanto quelli in basso. La domanda è diminuita. Invece di attaccare la radice del problema e fare qualcosa per la disuguaglianza, Bernanke e Greenspan hanno detto che "abbiamo una economia debole, risolviamo il problema con la creazione di una bolla immobiliare insostenibile".

Quando dice che la bolla è stata la risposta alla disuguaglianza, vede qualche segnale che qualcosa di simile possa accadere ora?
Sì. Avremmo dovuto attaccare direttamente la disuguaglianza,  e nel peggiore dei casi, usare la politica fiscale per stimolare l'economia. Costruire strade, scuole ... Invece, ci affidiamo alla politica monetaria per stimolare l'economia. Ora non stiamo facendo molto in termini di uguaglianza. Non stiamo facendo politica fiscale, ma politica monetaria. Cosa fa la politica monetaria? Bassi tassi di interesse, che creano bolle. Ora, una buona politica monetaria direbbe: "vado a creare liquidità, ma ho intenzione di fare in modo che il denaro vada a creare nuovi, investimenti produttivi". Questo potrebbe essere utilizzato per creare posti di lavoro, per creare impiego, per creare un investimento reale, per modernizzare l'economia globale ...
Attraverso lo Stato. Lo Stato dovrebbe essere coinvolto ...
Oppure, per esempio, la Federal Reserve potrebbe dire "prestiamo denaro alle banche solo se concedono prestiti alle piccole e medie imprese che creano posti di lavoro. Non prestiamo denaro alle banche che concedono prestiti a paesi stranieri per creare bolle o fondi speculativi(hedge found, N.d.T.)".

E adesso nessuno mette queste condizioni?
Nessuna condizione, in modo che il denaro va a quelli che sono disposti a pagare di più, ed è lì che sono le bolle. Ma questa è una bolla "migliore". La bolla immobiliare è stata la peggiore possibile - tutti erano dentro, così quando si è rotta, ha danneggiato tutti. Questa è una nuova bolla tecnologica, così un sacco di persone ricche stanno andando a farsi male.
Ma non tanto la società nel suo insieme?
La società danneggiata, ma non tanto quanto con la bolla immobiliare.
Lei sostiene che la disuguaglianza ha portato alla crisi e che c'è più disuguaglianza dopo di questa. Non abbiamo forse imparato da Piketty che è una tendenza naturale del capitalismo, salvo in casi eccezionali, come ad esempio dopo una guerra?
Sì, ed è lì che sono fondamentalmente d'accordo con lui.  E' tutta una questione di creazione delle leggi.  Non abbiamo alcun motivo per discriminare gli afro-americani. Non abbiamo bisogno di leggi che dicono che i banchieri che commettono frodi possono girare a piede libero, o tollerare il potere dei monopoli e abusi del tipo che un amministratore delegato può rubare tutti i soldi alla sua azienda. Direi che è un surrogato del capitalismo, un falso capitalismo. Credo che il punto dove io e Piketty saremmo d'accordo è che c'è una tendenza nel capitalismo politico in un mondo in cui c'è tanta disuguaglianza, di creare leggi dove...

Le disuguaglianze economiche portano a...
... Disuguaglianze politiche, che a loro volta portano ad altre leggi che aumentano questo tipo di abuso. Ma questa è una violazione di un'economia di mercato ben funzionante. È la perversione del capitalismo, causata da questa disuguaglianza politica.

Quando vede un candidato come Bernie Sanders che enfatizza molte delle cose che Lei aveva sostenuto, dalla finanza alla campagna di educazione pubblica, cosa le fa pensare?
Sì, e la sua politica nei confronti di banche e tutto il resto... mi sento un po' speranzoso. L'entità del sostegno che ha suscitato tra i giovani è spettacolare. Essi credono che ci sia una valida alternativa, e sanno che questioni di denaro contano, ma forse ... il potere delle persone conta di più. Sarà una dura battaglia, e può darsi che non abbiamo ancora raggiunto il punto di indignazione di cui abbiamo bisogno per farla. La situazione attuale è insostenibile, ma il pericolo è la reazione che offre Trump dall'altro lato. Ma è evidente che per una vasta parte di americani il sistema attuale non funziona.

Menziona l'indignazione. Non pensa che l'unico modo per rompere il ciclo della diseguaglianza politica che alimenta la disuguaglianza economica e viceversa è la mobilitazione dal basso?
Sì, l'indignazione. Nelle elezioni del 2012 ci fu grande disaffezione. Molte persone erano così arrabbiate per il modo in cui Bush e Obama avevano gestito la crisi che si dissociarono dalla politica. Nel 2016 penso che la rabbia è cresciuta ancora di più, e che è apparsa la figura appropriata.

La figura giusta?
Voglio dire che Bernie Sanders può catturare quella rabbia. Ma potrebbe non essere sufficiente.
Ricordo di averLe sentito dire, nel 2013 o 2014, che dovrebbe essere la Germania ad essere espulsa dall'euro e non i paesi del sud. Cosa le ha fatto pensare ciò? Ha cambiato idea?
Si tratta di un semplice argomento economico. L'euro, così come è stato costituito, con la Germania che rifiuta di sostenere le riforme necessarie, tra cui un'unione bancaria, è irrealizzabile. Qual è il modo migliore per romperlo? Se la Germania se ne va, il valore dell'euro cadrebbe e ciò ripristinerebbe la competitività nel resto d'Europa. Oggi c'è uno squilibrio perché la Germania è molto competitiva. E i debiti che devono... Se la Grecia o l'Italia se ne vanno, il valore dell'euro aumenterà, e i debiti che sono in euro, sarebbero molto difficili da pagare. Pertanto, se fosse la Germania ad uscire sarebbe meno traumatico.
Ma se questo non accade, cosa che sembra probabile, l'euro si romperà?
Non credo che sia la risposta migliore, ma è la risposta migliore rispetto alla confusione che stiamo vivendo.
Ha detto che avrebbe votato "no" al referendum greco e che la Grecia era il "capro espiatorio" dell' Eurozona. Cosa ha pensato degli eventi che seguirono, con il governo Tsipras che fa marcia indietro e accetta l'austerità?
Il FMI e la Germania stanno ancora litigando. Il FMI ha detto, giustamente, che ci deve essere una ristrutturazione del debito. La Germania dice no, quindi siamo di nuovo al punto di partenza ... Niente è stato risolto in Grecia, in Spagna o in Europa nel suo complesso, e il programma è destinato a creare, mantenere ed estendere la depressione in Grecia. Non posso credere che gli europei siano così crudeli con altri europei.
N.d.T.:
(1) La teoria del trickle-down indica, negli Stati Uniti, un'idea di sviluppo economico che si basa sull'assunto secondo il quale i benefici economici elargiti a vantaggio dei ceti abbienti (in termini di alleggerimento dell'imposizione fiscale) favoriscono necessariamente, e ipso facto, l'intera società, comprese la middle class e le fasce di popolazione marginali e disagiate.
(2) In economia, il termine inglese rent seeking (traducibile in italiano come "ricerca di rendita") è utilizzato per indicare il fenomeno che si verifica quando un individuo, un'organizzazione o un'impresa cerca di ottenere un guadagno mediante l'acquisizione di una rendita economica attraverso la manipolazione o lo sfruttamento dell'ambiente economico, piuttosto che mediante la conclusione di transazioni economiche e la produzione di valore aggiunto.
 

martedì 15 marzo 2016

Hillary-Soros, la coppia demoniaca



Donald TrumpGrande è l’errore di credere che Soros non faccia parte dell'”arcipelago della cospirazione”, di cui Patrick Buchanan dà buona descrizione. (Ma accetta, se non conferma, la nostra ipotesi che avrebbe dovuto esserci Soros…): “…Così Breitbart.com è contento, il 9 marzo, di trasmettere la felice notizia. Ricorda l’essenza della lista di invitati, cercando invano il nome di Soros, che sembrava non essere stato invitato. Ed ecco invece un grande errore strategico“.
In realtà era presente, come un’ombra ispiratrice, tale strano personaggio la cui caratteristica essenziale è ovviamente satanica e sembra ispirare tutti gli altri suoi ben noti personaggi di speculatore e manipolatore ideologico.
È vero, Hillary-Soros è ovviamente presente in questa avventura della candidata Hillary Clinton, che si può immaginarla meglio come “coppia” satanica decisa a vincere le elezioni, e soprattutto a distruggere chiunque si metta di traverso alla candidata Clinton, accusandolo di corruzione senza prove, segnandolo con scandali e minacciose accuse, carattere archetipico dipendente dal sistema spinta all’estremo da un’arroganza disastrosa, venale e allucinata da hybris affettiva.
Certo, perché no un Soros candidato vicepresidente che traffica col suo certificato di nascita, scoprendo miracolosamente una nazionalità americanista poco dopo la nascita in Ungheria?

Infine, se lo prevedevamo da subito, è perché vi è la tesi molto ben documentata sui disordini fomentati (prima a Chicago il 11 marzo, poi anche a Dayton e Cleveland il giorno successivo, in attesa di altri) cercando di distruggere l’azione pubblica e populista del candidato Trump, che appaino ben orchestrati da Hillary-Soros, mentre prima la responsabilità sembrava attribuibile a Bernie Sanders, dato che i manifestanti anti-Trump lo salutavano.

Ecco il nodo dell’operazione…

ZeroHedge riassume il 12 marzo i commenti trasmessi da Infowars.com lo stesso giorno, su alcune osservazioni minacciose su futuri eventi fatte da Ilya Sheyman, direttore esecutivo di MoveOn.org Political Action, organizzazione finanziata da George Soros e la cui azione politica (come dice la parola?) è in gran parte orientata dallo stesso Soros.

(Sheyman) ha promesso che violenze e scontri si verificheranno nelle futuri manifestazioni elettorali di Trump”.

Trump e i capi repubblicani che lo sostengono, che hanno una retorica carica di odio, sono stati avvertiti dopo gli eventi di questa sera”, dice la pagina web MoveOn, finanziata da George Soros.

“A tutti coloro scesi in strada a Chicago, diciamo grazie per esservi alzati per dire basta. A Donald Trump e al GOP diciamo, benvenuti nelle elezioni generali”.

La manifestazione violenta di Chicago rappresenterebbe un avvertimento sul tipo di attività che l’organizzazione svolgerebbe cercando di “spegnere” i nemici politici ed eleggere Hillary Clinton o Bernie Sanders. Venerdì sera molti manifestanti gridavano “Bernie!” portando cartelli che annunciano il loro sostegno al socialista democratico. Il gruppo agisce come facciata dei ricchi democratici, fondato con l’aiuto del finanziere George Soros che donò 1,46 milioni di dollari per creare l’organizzazione. Linda Pritzker della famiglia Hyatt diede al gruppo una donazione di 4 milioni”.

L’interesse dell’intervento di Stone è che dà un’assai sostanziata interpretazione documentata sugli aggressori anti-Trump a Chicago, che non sarebbero stati ispirati e diretti da Sanders, ma indirettamente da Hillary-Soros.


Campaign For America's Future Holds Take Back America ConferenceInfowars.com poi evolve in particolare sull’interpretazione nella trasmissione televisiva del direttore Alex Jones, che riceveva Roger Stone, un tirapiedi ed noto investigatore del partito repubblicano.


Jones chiede maggiori dettagli… Stone continua: “Hillary Clinton ha dato mandato a certi membri del Congresso per avvicinarsi al miliardario John Lewis per fargli pagare parte di tale programma globale. Non solo a Chicago. Adesso vedremo tali dimostranti falsi, tali agenti, presentarsi in altre manifestazioni di Trump…. Questo è quanto sono pronto a dire…
hillary-georgesoros-020302Da qui si deduce che gli avversari di Trump, in questo caso e in questo senso, non si nascondo più, ma è più importante individuare con chiarezza e capirne le posizioni, e speculare sui loro obiettivi.
Questa versione è stata completamente ripresa dallo storico Eric Zuesse sul Washington blog, sempre il 12 marzo.
Anche in questo caso, come nel caso di Jones, inizialmente si sosteneva la tesi della responsabilità di Sanders, ma l’accettazione delle valutazioni di Stone è significativa per l’assenza di pregiudizi da filiazione ideologica:
Zuesse inizia dicendo che non condivide l’ideologia di Stone, che non gli piace e non gli piacciono i metodi, ma ne riconosce l’abilità investigativa. (“In altri termini: anche se non mi piace l’uomo e non sono d’accordo con la sua idea politica, rispetto le sue informazioni“). Zuesse riprende dal DVD la trasmissione di Jones, dandone una trascrizione rapida, permettendoci di capire meglio i dettagli della tesi.

Secondo Stone, si tratterebbe di un’operazione montata da Hillary-Soros, la coppia pensa di far passare l’operazione anti-Trump come opera di Sanders dividendo completamente gli elettori di Sanders da quelli di Trump, per scoraggiarli dal votarlo nelle elezioni generali.

Le posizioni di Trump sul libero scambio (trattati TPP e TPIP) sono molto vicine a quelle di Sanders, soprattutto nella campagna del Michigan, facendo temere, nel campo della Clinton più precisamente, la diserzione in massa per Trump degli elettori democratici di Sanders, se si opporranno alle elezioni generali, come è probabile ora, Clinton e Trump.
Ecco le note che Zuesse trascrive dall’intervista a Stone:
Stone: “Penso che tutti nel Paese ormai sappiano di queste proteste violente (al raduno di Trump) incolpandone i sostenitori di Bernie Sanders…. è una falsa bandiera.

Questi manifestanti sventolano una falsa bandiera. Non sono per nulla sostenitori di Sanders.

È un’operazione diretta dai sostenitori di Hillary Clinton, pagati da George Soros e Move-On, da David Brock di Media Matters for America, finanziato sempre da Soros, e anche dal miliardario solitario Jonathan Lewis.

Ora Lewis è stato indicato dal Miami New Times come l”uomo del mistero’.
Ha ereditato circa un miliardo di dollari dal padre Peter Lewis… (fondatore della Progressive Insurance Company). Di Jonathan Lewis è interessante notare che ha ritirato il sostegno al Comitato Nazionale Democratico per il disegno di legge sull’immigrazione che pensa sia ingiusta per i gay. In ogni caso, è un’operazione di Hillary Clinton.

L’idea qui, molto chiaramente, è dividere gli elettori economici di Sanders da quelli di Trump.

In altre parole, gli elettori che hanno perso il lavoro a causa del NAFTA e degli altri accordi commerciali internazionali avviati dai globalisti di questo Paese, che ora si rendono conto che questi elettori sono potenzialmente, quando Sanders sarà fuori gioco, voti per Trump, e questo è il motivo per cui si denigra Trump, definendolo razzista e bigotto; essenzialmente tutta una bufala. Si tratta di una mossa diretta, tra l’altro, da Brock.

Brock era una volta mio amico e compagno di lotta per la libertà; ma si avvicinò al lato oscuro, ai Clinton, pagandolo con molti, molti, molti soldi; e questo è, purtroppo, il suo piccolo sporco trucco, purtroppo per loro vi sono fughe sulla loro operazione, le mie fonti sono tra le migliori.

L’intera manovra di Chicago è un’operazione di Hillary Clinton. E, francamente, non vedo Bernie Sanders averne a che fare. Non sono d’accordo con Bernie, ma lo rispetto, e questo non è opera sua o della sua campagna.

Jones qui continua a spiegare il motivo per cui rispetta i rapporti investigativi di Stone, quindi dice:

“Quando ho visto tutte queste magliette con Bernie e i sostenitori di Bernie dire ‘Attacchiamo!’ e che, si sa, sparano in aria con le pistole dicendo ‘Sosteniamo Bernie!’, chiaramente è un modo per attaccarlo, facendolo apparire un rivoluzionario radicale, e per mettere sotto buona luce Hillary, e anche far sembrare Trump un razzista, cosa su cui media giocano.

Hai assolutamente ragione….

Per chiarirsi: si hanno fonti interne che dicono che ciò sia opera di Media Matters di Soros/Brock, che ammettono sia gestito dalla Casa Bianca dove hanno incontri settimanali con l’ex-capo della transizione di Obama…. Abbiamo visto la corsa alla guerra questa estate, quest’autunno, per cercare di offuscare l’intera elezione; è a questo che si vuole arrivare; è questa la salva di apertura…”

a-sith-lords-regrets
Stone: “Penso che Hillary sappia che Trump perderebbe i voti di certi dirigenti repubblicani se fosse candidato. D’altra parte, non importa, a causa della sua sovrapposizione. In questo momento in Ohio, democratici e indipendenti della valle di Mahoning, dove queste persone hanno perso il lavoro a causa dei grandi accordi commerciali globalisti, sono in coda per votare Donald Trump nelle primarie repubblicane, cosa legale in Ohio con alcuni documenti. E abbiamo visto questa stessa sovrapposizione nel Michigan. Così si c’erano sostenitori della Clinton essere elettori economici di Bernie, non tra gli elettori di estrema sinistra, dove lei non passa; ma non tifano per Hillary, sono operai che hanno solo capito di esser stati espulsi dall’economia del nuovo ordine mondiale, un bersaglio ovvio per Trump; già si vede che ne è pietrificata; così, questa piccola manovra, questo sporco trucco di David Brock risolve due problemi in una volta: aiuta ad abbattere Bernie, coinvolgendo tutte queste persone nelle violenze; e squalifica anche Trump nel voto futuro, dipingendolo come razzista o bigotto.
 

Il tutto è una danza kabuki. E penso che sia molto importante che Trump capisca che non è la campagna di Sanders che interrompe le sue manifestazioni; è un’operazione di Hillary Clinton”.

Che sia MovOn.org o MediaMatters.org si tratta di organizzazioni del “Fronte” di Soros, dove Soros ha il segreto dell’organizzazione.

Il fatto è che tali organizzazioni a malapena nascondono i loro piani per una campagna d’intimidazione che può essere definito “terrorismo”, a malapena soft. Tale sfacciataggine e tali azioni, data la popolarità di Trump, rendono difficile credere che tali istigatori possano sperare di fermarne all’improvviso la corsa alle primarie; possiamo anche considerare l’ipotesi opposta, che gli attacchi posano rafforzare la popolarità di Trump (dopo la riunione annullata di Chicago), dopo tale attacco Trump ha attirato grandi folle in Ohio (20000 persone a Dayton, 25000 a Cleveland) dandogli una copertura mediatica nazionale straordinaria.
Inoltre, (gli stessi avversari) sembrano dare per scontato che Trump andrà all’elezione finale e quasi non ne nascondono la soddisfazione; quando Sheyman afferma su MovOn.org: “a Donald Trump e al GOP diamo il benvenuto alle elezioni generali (cioè, nella fase finale delle elezioni presidenziali), sembra fare una dichiarazione di guerra più che sfidare al confronto elettorale.

Così si pone la questione se il vero obiettivo, almeno di Soros, non sia un’altra guerra civile, ma certamente va oltre la competizione elettorale.

(È sicuro che il campo di Trump non rimarrà a lungo senza prendere provvedimenti, che Trump lo voglia o meno; già proposte per costituire milizie per proteggere i raduni pro-Trump circolano su Internet.)

Soros, dietro ogni sovversione del sistema, ha già dimostrato di saper indurire la formula iniziale (passando dalle “rivoluzioni colorate” abbastanza soft all’“istigazione” di quelle molto più hard, come Majdan); perché non dovrebbe inasprirla seguendo la formula di Kiev?

A quale scopo tutto ciò?

Dato che Soros è coinvolto, molte cose sono possibili, anche la mera volontà satanico-nichilistica di distruzione… finalmente si cominciano a misurare le implicazioni del grande collasso della crisi generale del sistema.Clinton-Soros-Sanders

Philippe Grasset, Dedefensa, 13 marzo 2016