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martedì 18 giugno 2019
TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUI TROJAN MA NON AVETE MAI OSATO CHIEDERE: I “CAPTATORI INFORMATICI” CHE HANNO INGUAIATO LUCA PALAMARA POTREBBERO AVER COLPITO ANCHE VOI: PER AFFARI, PER POLITICA, PER UNA RELAZIONE FINITA MALE

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martedì 29 gennaio 2019
I CELLULARI IN CLASSE SARANNO VIETATI PER LEGGE: GLI EMENDAMENTI DI LEGA E FI PER INIBIRE L’UTILIZZO “SALVO CASI PARTICOLARI SPECIFICI”, COME AVEVA GIÀ FATTO MACRON IN FRANCIA
LA PROPOSTA PER REINTRODURRE L’EDUCAZIONE CIVICA NELLA SCUOLA PRIMARIA E SECONDARIA...
Emilio Pucci per “il Messaggero”
Si dispone il divieto «salvo casi particolari specifici, di utilizzo del cellulare e di altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell' attività didattica». Ieri in Commissione cultura della Camera è partito l' iter della proposta che riporta l' educazione civica nella scuola primaria e secondaria. Proposta, portata avanti dal leghista Capitanio, che verrà integrata da altri testi depositati.
E quelli della Lega (onorevole Latini) e di FI (l' ex ministro dell' Istruzione Gelmini) dispongono l' inibizione dei cellulari nelle classi. Anche per i professori. La discussione su questo punto è avviata, con la maggioranza che intende recepire questa modifica. L' ipotesi è quella di lasciare i cellulari in presidenza e per le chiamate di emergenza far riferimento alle segreteria. Idea che farà discutere genitori e personale docente e che è stata già illustrata dai proponenti.
LA NOMINA
Intanto in Commissione cultura è stato nominato il relatore della legge che reintroduce l' educazione civica (sarà la leghista Colmellere). Diversi i punti ancora da chiarire: per il primo anno è escluso che venga introdotta un' ora in più nell' orario scolastico ma il confronto è aperto. Così come su chi dovrà portare avanti l' insegnamento dell' educazione civica. Al momento si prevede che siano gli insegnanti già previsti, ma c' è chi sostiene che debbano essere introdotte ulteriori figure professionali.
La proposta di Capitanio muove dalla convinzione che «l' insegnamento dell' educazione civica debba servire non solo ad avvicinare i giovani alla conoscenza delle istituzioni, ma anche a sensibilizzarli alla solidarietà, accompagnandoli in percorsi di coesione sociale. L' educazione civica si legge nel testo - deve pertanto facilitare l' inserimento dei giovani nel mondo del volontariato e la loro integrazione con le persone con disabilità».
La proposta è composta da 4 articoli: si stabilisce un monte ore annuale di 33 ore, «da affidare ai docenti dell' area storico-geografica nelle scuole secondarie di primo grado e ai docenti dell' area economico-giuridica nelle scuole secondarie di secondo grado». È previsto che nella scuola secondaria di primo grado l' educazione civica sia «oggetto di esame di fine ciclo». Si istituisce inoltre un premio annuale per l' educazione civica «destinato a premiare le esperienze migliori in materia di educazione civica in ogni ordine e grado di istruzione».
Per l' ex ministro Gelmini occorre trasferire ai giovani «un insieme di regole di convivenza e di rispetto dell' altro, in funzione di prevenzione e di contrasto di condotte suscettibili di degenerare in bullismo e cyberbullismo». La capogruppo di FI chiede che l' insegnamento dell' educazione alla cittadinanza attiva avvenga «anche attraverso attività extrascolastiche da svolgere presso uffici pubblici, istituzioni, fondazioni e istituzioni culturali».
INTERNET E DIGITALI
Se da un lato FI e Lega vogliono escludere l' utilizzo dei cellulari nelle classi, dall' altro rimarcano la necessità di promuovere «anche attività di sensibilizzazione degli alunni su diritti e doveri connessi all' uso di Internet e degli altri strumenti digitali, nonché progetti per prevenire e contrastare il bullismo informatico». Il Movimento 5 stelle illustra così le linee guida del ritorno dell' educazione civica: «L' insegnamento osserva la pentastellata Dadone - deve comprendere lo studio della Costituzione; un' introduzione al diritto dell' Unione europea; l' educazione alla legalità», e altro ancora. La proposta dei pentastellati dispone, poi, che «le istituzioni scolastiche debbano programmare anche attività di studio e viaggi di istruzione».
Le proposte verranno integrate in un unico testo che approderà a febbraio nell' Aula parlamentare. «Non sarà una imposizione di leggi dall' alto afferma Capitanio -, ma una condivisione alla pari, con insegnanti e genitori. Sarà un percorso condiviso con tutti, senza bandiere». Per la reintroduzione dell' educazione civica si chiede anche uno stanziamento dei fondi: «Per tali attività è autorizzata una spesa di 2 milioni per il 2019 e di 5 milioni annui per il 2020 mentre lo stanziamento del Fondo per il 2021 ammonta a 26 milioni».
Fonte: qui
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sabato 16 giugno 2018
Allarme pediatri: vietare l'uso di tablet e smartphone ai bambini minori di due anni
Meglio qualche capriccio in più, piuttosto che l'uso di smartphone e tablet in tenera età. A dirlo non è il consiglio della nonna, ma le linee guida diffuse dalla Società Italiana di Pediatria e raccolte in un documento pubblicato sulla rivista Italian Journal of Pediatrics. Secondo i medici, l'abitudine di calmare i bambini o dar loro da mangiare concedendo l'uso dei device digitale è altamente nociva.
© Internet (altro)
Da interdire completamente se si tratta di bimbi al di sotto dei due anni. La restrizione, che si estende con modalità diversa fino agli otto anni d'età, è il frutto di un'analisi scientifica che la comunità dei pediatri ha condotto studiando gli effetti positivi e negativi sulla salute fisica e mentale dei bambini. Nel dossier, presentato durante il congresso italiano di pediatria, gli specialisti consigliano di limitare ad un'ora al giorno, l'uso dei device, nella fascia d'età compresa tra i 2 e i 5 anni, fino ad un massimo di due ore giornaliere tra i 5 e gli 8 anni. I rischi da iperconnessione infatti crescono con l'età.
Ed anche se in Italia, la situazione è distante o migliore da quella degli Stati Uniti, dove il 92% dei bambini usa tablet o smartphone già ad un anno, va tenuto sotto controllo: secondo i dati diffusi dai pediatri, 8 bambini su 10 tra i 3 e i 5 anni sanno usare il cellulare dei genitori. Veniamo ai rischi potenziali. Scarso profitto scolastico, bassi livelli di attenzione e minori relazioni sociali con i coetanei. Inoltre l'utilizzo del touchscreen potrebbe interferire con lo sviluppo cognitivo, sostituendosi all'esperienza concreta con gli oggetti che affinano la capacità di risolvere i problemi. E ancora, esistono evidenze scientifiche sull'alterazione di sonno, vista, udito, funzioni metaboliche, relazioni genitori-figli. La colpa di questa diseducazione comportamentale ricade sui genitori, fin troppo propensi, per mancanza di tempo e stress a concedere il cellulare, per calmare i piccoli nativi digitali. Oltre che a mostrarsi, loro stessi, dipendenti dalla tecnologia. Ed i bambini, è noto, sono grandi imitatori. Ovviamente esistono anche gli effetti positivi. Sono particolarmente indicate le applicazioni con finalità educative che aiutano nell'apprendimento nei bambini in età prescolare e nei primi anni di scuola. Fonte: qui
lunedì 7 maggio 2018
L’USO DI TELEGRAM È STATO VIETATO DAL GOVERNO, MA I RUSSI CONTINUANO A UTILIZZARE L’APP DI MESSAGGISTICA GRAZIE AI SERVER VPN
DOPO IL RIFIUTO DEL FONDATORE PAVEL DUROV DI CONSEGNARE I DATI DEGLI UTENTI A PUTIN, CI SONO STATE MANIFESTAZIONI E PROTESTE …
Da il Giornale
La Russia blocca Telegram, i russi no. Malgrado il divieto imposto dal Roskomnadzor, l'ente che controlla le comunicazioni nella sterminata Federazione, all'uso dell'app di messaggistica crittografata, popolarissima in Russia molto più che in Occidente, Telegram continua a essere usato e il caos regno sovrano.
Tutto è nato dal rifiuto della società fondata da Pavel Durov e che in Russia a febbraio scorso contava circa 15 milioni di clienti di fornire all' Fsb - il servizio segreto di Mosca - le chiavi per decriptare i contenuti di Telegram. Un diniego motivato dalla nobile intenzione di difendere la privacy degli utenti, anche se da più parti si ipotizza che in realtà Durov stia progettando un suo sistema di criptovalute e per questo avrebbe bisogno della massima riservatezza. Da qui lo stop disposto il 16 aprile scorso da Mosca.
Il blocco a Telegram ha provocato proteste anche ad alto livello, culminate in una grande manifestazione svoltasi qualche giorno fa a Mosca a cui avrebbero partecipato circa 10mila persone (molte di meno secondo la polizia, molte di più secondo gli organizzatori, ma questa non è una novità). Ma ha provocato anche una sorta di resistenza digitale da parte dei russi, soprattutto i più giovani, che sono stati incoraggiati a ciò anche da Human Rights Watch, che ha definito il blocco di Telegram un atto «ingiustificato» che ha «aggravato il diffuso assalto del governo alla privacy e alla libertà di espressione online».
«La Russia - sottolinea l' organizzazione internazionale - dovrebbe smettere di bloccare Telegram e le compagnie internet dovrebbero resistere a qualsiasi ordine delle autorità russe di facilitare l' azione».
La resistenza però si è manifestata anche con la ostinazione con cui i russi hanno continuato a usare telegram grazie agli accessi tramite i server Vpn. Ogni giorno ne vengono chiusi decine, migliaia al mese, inclusi indirizzi ospitati sui server di Google, Amazon e Microsoft.
Il caos è tale che perfino le autorità non sembrano avere le idee chiare su che cosa sia consentito e che cosa sia permesso oggi in Russia in termini di utilizzo di sistemi di messaggistica. Secondo il ministro delle comunicazioni Nikolai Nikiforov sarebbe stato imminente un intervento analogo anche nei confronti di Viber ma il vicedirettore di Roskomnadzor, Vadim Subbotin, lo ha smentito precisando che una tale mossa non è in programma, visto che non ci sono le precondizioni.
Ma tra gli obiettori di Telegram ci sono anche dei papaveri del regime. Perfino il viceministro delle comunicazioni Alexei Volin ha ammesso di aver aggirato il bando attraverso servizi Vpn e ha anche spiegato come ha fatto, così come i dipendenti della banca Sberbank, che sono stati istruiti direttamente dalla direzione sui metodi per superare il bando. Tutorial su come dribblare il bando governativo compaiono ovunque e sono stati diffusi perfino sul sito della televisione di stato Rossiya.
Fonte: qui
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mercoledì 14 marzo 2018
LA CORTE COSTITUZIONALE FA QUADRATO E RESPINGE ALL’UNANIMITA’ LE DIMISSIONI DEL GIUDICE NICOLO’ ZANON, INDAGATO PER PECULATO D’USO
L'INDAGINE AVVIATA PERCHÉ ZANON AVEVA CEDUTO L'USO DELL'AUTO CON AUTISTA ALLA MOGLIE MARILISA D'AMICO
CHE NE USUFRUIVA PER ANDARE A FARE SHOPPING E FARSI ACCOMPAGNARE IN VACANZA
NON VIENE RITENUTA SUFFICIENTE PER ACCETTARE IL “PASSO INDIETRO”
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
La Corte costituzionale si «blinda» e respinge all' unanimità le dimissioni del giudice Nicolò Zanon, indagato per peculato d' uso. Dopo aver ascoltato la sua memoria il plenum «prende atto dell' intendimento del giudice Zanon di sospendere, in questa fase, la sua partecipazione ai lavori del collegio».
È una decisione che appare clamorosa e non mancherà di suscitare polemiche anche perché il giudice continuerà a percepire lo stipendio, manterrà i benefit e potrà scrivere le sentenze di cui si stava già occupando. L'indagine avviata perché Zanon aveva ceduto l'uso dell'auto con autista alla moglie Marilisa D' Amico - che ne usufruiva per andare a fare shopping e farsi accompagnare in vacanza - non viene evidentemente ritenuta sufficiente per accettare il «passo indietro» che lo stesso Zanon aveva comunicato due giorni fa, quando la notizia dell' inchiesta a suo carico era diventata pubblica.
E adesso si attende l' esito degli accertamenti dei magistrati romani guidati dall' aggiunto Paolo Ielo. L' avviso di conclusione dell' indagine che precede la richiesta di giudizio potrebbe essere notificato entro un paio di settimane.
La segnalazione alla Procura era partita dalla stessa Consulta. Dopo aver scoperto alcune irregolarità commesse dal carabiniere che svolgeva mansioni di autista per Zanon, il vertice aveva deciso di trasmettere ai pubblici ministeri la sua relazione di servizio.
Proprio in quell' appunto erano ricostruiti gli spostamenti effettuati con l' autovettura di servizio e soprattutto il fatto che la dottoressa D' Amico - docente di diritto costituzionale, ex consigliere comunale del Pd a Milano e presidente nel capoluogo lombardo dei comitati per il Sì al referendum promosso da Matteo Renzi - comunicava direttamente con l'autista, spesso convocandolo via sms.
«L'auto era in uso esclusivo a me e quindi ne potevo disporre senza limitazioni», si è difeso il giudice di fronte ai magistrati quando una settimana fa è stato convocato per l'interrogatorio. Nulla è stato chiesto alla dottoressa D'Amico che però si sarebbe sfogata con gli amici parlando di «una montatura, perché non c' è stato alcun abuso». In realtà nelle contestazioni al marito si è parlato esplicitamente di spostamenti effettuati quando lui era fuori Roma e dunque per motivi personali della signora che nulla avevano a che fare con i compiti del giudice alla Corte costituzionale.
Una situazione ben nota al collegio che però ha preferito prendere tempo. Nella nota diramata al termine della seduta di ieri si spiega di voler attendere «che la magistratura concluda l' indagine, il giudice Zanon ha voluto informare la Corte sui fatti addebitatigli e spiegare le motivazioni che lo hanno indotto a presentare le sue dimissioni dall' incarico, pur nella convinzione dell' insussistenza del reato».
Ma soprattutto si sottolinea che «fermo restando il pieno rispetto e la massima fiducia per il lavoro della magistratura, la Corte costituzionale conferma pieno rispetto e massima fiducia anche nei confronti del giudice Zanon. Perciò, pur comprendendo e apprezzando la sensibilità istituzionale dimostrata dal giudice Zanon con le sue dimissioni - motivate con un forte richiamo al rispetto dell' etica pubblica e della funzione ricoperta - ritiene di non accoglierle».
In realtà Zanon non sarebbe l'unico giudice a utilizzare in questo modo la vettura di servizio. Altri suoi colleghi consentirebbero ai familiari di essere accompagnati dall' autista e dunque di poter utilizzare la macchina come fosse di proprietà. E forse proprio questo ha giocato sulla volontà di difendere il collega.
Fonte: qui
MA IL CONSIGLIERE DELLA CORTE COSTITUZIONALE POTREBBE USCIRE INDENNE DALL’INDAGINE: DI FRONTE A UNA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO, SARA’ IL PLENUM DELLA CONSULTA A DOVER CONCEDERE L’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE…
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
Il consigliere della Consulta Nicolò Zanon potrebbe uscire indenne dall' indagine per peculato sull' auto di servizio con autista che utilizzava sua moglie Marilisa D' Amico.
Di fronte a un' eventuale richiesta di rinvio a giudizio dei magistrati romani, dovrà infatti essere il plenum della Corte costituzionale a valutare se concedere l' autorizzazione a procedere. E dopo la decisione di due giorni fa di respingere all' unanimità le sue dimissioni, non è affatto scontato che arrivi il via libera.
Anche se nuovi dettagli emergono dall' indagine, compreso il fatto che la vettura sia stata utilizzata anche da altri parenti della coppia. Testimone chiave è uno dei due autisti assegnati a Zanon, un carabiniere che è stato interrogato dai magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e ha ricostruito tutti gli spostamenti avvenuti nel corso dei due anni di servizio: dal 9 novembre 2014 al 9 marzo 2016.
È stato proprio l' autista - al quale erano state contestate alcune irregolarità dai vertici della Consulta - a scrivere una relazione di servizio per giustificare «eccedenze» che riguardavano le spese relative al carburante. E le ha giustificate proprio con i continui spostamenti fatti per conto della moglie del giudice, ma non solo.
Nel corso dell' interrogatorio ha raccontato che la dottoressa D' Amico spesso comunicava con lui via sms dando disposizioni sui luoghi e orari dei propri appuntamenti. E almeno in un caso gli avrebbe chiesto di recarsi alla stazione per attendere l'arrivo della sorella.
La Procura ritiene che ciò rappresenti un peculato d'uso, mentre Zanon ha contestato questa tesi ritenendo che «l'uso esclusivo» della vettura con autista concesso ai giudici costituzionali equivalga a poterla utilizzare senza limitazioni riguardanti anche la famiglia. L'avviso di chiusura delle indagini dovrebbe essere notificato a Zanon entro una decina di giorni.
Il giudice ha già depositato una memoria e dunque - se non chiederà di essere nuovamente interrogato - entro un paio di mesi l'inchiesta sarà chiusa. Se dovesse esserci la richiesta di rinvio a giudizio, gli atti dovranno essere trasmessi alla Consulta.
Ad alcuni colleghi Zanon - che è sospeso soltanto per quanto riguarda la partecipazione alle camere di consiglio - avrebbe detto che solleciterà il via libera all'eventuale processo. In ogni caso la discussione si concentrerà proprio sui benefit elencati nell'allegato al bilancio che la Consulta pubblica ogni anno sul proprio sito Internet.
Scorrendo il documento si scopre che a ogni giudice costituzionale oltre alla retribuzione che dal 1 gennaio 2014 è di 360 mila euro lordi annui «è assegnato un cellulare, un pc portatile e un'autovettura. La Corte sostiene i costi di viaggio dei giudici residenti fuori Roma nonché, per tutti i giudici, le spese di viaggio fuori sede relative agli impegni in rappresentanza della Corte. A ciascun giudice costituzionale è assegnata una piccola foresteria (monolocale o bilocale) nell' ambito della Corte, prevalentemente utilizzata dai giudici che risiedono fuori Roma».
Fonte: qui
sabato 20 gennaio 2018
LA NUOVA SCUOLA: ECCO COME SMARTPHONE E TABLET PORTATI DA CASA SARANNO PERMESSI IN CLASSE.
IL MINISTERO STA PREPARANDO IL DECALOGO PER UN USO "ACCETTABILE" DEI TELEFONINI DENTRO AGLI ISTITUTI.
FEDELI: "CON LA TECNOLOGIA CAMBIANO I MODELLI EDUCATIVI. SAREMO ALL'AVANGUARDIA DELL'EDUCAZIONE DIGITALE. RIFIUTARE CHE ENTRINO A SCUOLA NON È LA SOLUZIONE"
Ilaria Venturi per "la Repubblica"
Si potranno usare per documentare, con video e foto, una gita, per tracciare percorsi col Gps durante una visita, per conoscere, grazie alle mappe, una città. Saranno utili per riassunti via twitter, per risolvere problemi matematici a colpi di touch: invece di alzare la mano, si preme il tasto sullo schermo dal banco. Potrà anche capitare nel bel mezzo di una lezione di sentirsi dire dal prof: "Prendete il cellulare, accendetelo, andate su Minecraft (il videogioco per costruire mondi, ndr): ora realizziamo insieme un museo e una biblioteca».
La svolta, annunciata a settembre dalla ministra Valeria Fedeli, ora fa un passo avanti. Il gruppo di esperti nominato dal ministero ha chiuso i lavori e definito una sorta di decalogo su come usare a scuola i dispositivi mobili degli alunni, lasciati sino ad oggi spenti negli zaini.
Il presidente Macron ha appena bandito, al rientro dalle vacanze natalizie, i telefonini dalle scuole francesi. Noi li sdoganiamo per fare lezione, dopo che una circolare a firma del ministro Fioroni nel 2007 li aveva vietati sull' onda dei primi casi di cyberbullismo. «Il primo segnale che la scuola italiana è al centro del futuro», dichiara la ministra che oggi a Bologna, alla tre giorni dedicata alla scuola digitale, annuncerà le linee guida che si tradurranno («spero prima del nuovo governo») in una nuova circolare.
Fuor di retorica, Valeria Fedeli precisa: «La proibizione all' uso personale dei cellulari a scuola rimane, stiamo regolando il loro uso didattico, sotto il controllo del docente».
La ministra parte da un presupposto: «La natura del digitale cambia i comportamenti di una società e i modelli educativi. Di qui la necessità di assumerci questa responsabilità: dare contenuti certificati alla didattica digitale e governare fenomeni che comunque coinvolgono i nostri ragazzi fuori dalla scuola.
Per fare questo sarà importante dare ai docenti una formazione adeguata, chiamare in causa anche università e case editrici. La scuola deve diventare anticorpo della società nei confronti di verità confuse, dibattiti superficiali, fake news, informazioni prive di fondamento scientifico». È l' assunto degli esperti: «Il telefonino è nelle mani di tutti, rifiutare che entri a scuola non è la soluzione. Meglio negoziare un uso responsabile».
Per questo l' indicazione agli istituti è di adottare una "politica di uso accettabile": un regolamento condiviso, e non calato dall' alto, che dica chiaramente cosa si può fare e cosa rimane proibito, quando accenderli, come evitare i furti, come non discriminare chi non ce l' ha o non scatenare la corsa all' ultimo modello. Il tutto coinvolgendo i consigli di classe e, soprattutto, spiegando bene agli studenti e alle famiglie regole e motivazioni.
Vale per tutti gli ordini di scuola, in particolare per le medie e superiori. Ma anche alla primaria si potrà chiedere di portare un tablet da casa - spiegano gli autori del documento - e di condividerlo coi compagni per imparare grazie a piattaforme digitali dedicate.
Anche i videogiochi, quelli educativi, sono ammessi. Aule che così si trasformano all' istante in laboratori informatici. Purché s' insegni, insistono le linee guida, a usare questi strumenti in modo critico.
E se arrivano messaggi e i ragazzi si distraggono? «Insegnate loro a disattivare le notifiche, a non rispondere perché non è il momento: sono loro i padroni del mezzo.
Dobbiamo regolamentare ed educare all' uso: vale anche per i docenti nel rapporto con le studentesse », avverte la ministra riferendosi al caso degli abusi sessuali al liceo Massimo di Roma.
Per fare tutto questo, viene detto agli istituti di dotarsi di connessioni in grado di reggere. Il piano nazionale per la scuola digitale ha messo sul piatto un miliardo e 200mila euro, ne sono stati spesi la metà.
«Avrei voluto fare più in fretta - ammette Fedeli - ma è un investimento che deve andare avanti». Per arrivare a una vera e propria educazione civica digitale. Anche su questo gli esperti hanno già scritto un sillabo per le scuole.
Fonte: qui
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