9 dicembre forconi: Telegram
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lunedì 7 maggio 2018

L’USO DI TELEGRAM È STATO VIETATO DAL GOVERNO, MA I RUSSI CONTINUANO A UTILIZZARE L’APP DI MESSAGGISTICA GRAZIE AI SERVER VPN

DOPO IL RIFIUTO DEL FONDATORE PAVEL DUROV DI CONSEGNARE I DATI DEGLI UTENTI A PUTIN, CI SONO STATE MANIFESTAZIONI E PROTESTE …


telegram.TELEGRAM.
La Russia blocca Telegram, i russi no. Malgrado il divieto imposto dal Roskomnadzor, l'ente che controlla le comunicazioni nella sterminata Federazione, all'uso dell'app di messaggistica crittografata, popolarissima in Russia molto più che in Occidente, Telegram continua a essere usato e il caos regno sovrano.

Tutto è nato dal rifiuto della società fondata da Pavel Durov e che in Russia a febbraio scorso contava circa 15 milioni di clienti di fornire all' Fsb - il servizio segreto di Mosca - le chiavi per decriptare i contenuti di Telegram. Un diniego motivato dalla nobile intenzione di difendere la privacy degli utenti, anche se da più parti si ipotizza che in realtà Durov stia progettando un suo sistema di criptovalute e per questo avrebbe bisogno della massima riservatezza. Da qui lo stop disposto il 16 aprile scorso da Mosca.

PROTESTE A MOSCA PER IL DIVIETO DI USARE TELEGRAMPROTESTE A MOSCA PER IL DIVIETO DI USARE TELEGRAM
Il blocco a Telegram ha provocato proteste anche ad alto livello, culminate in una grande manifestazione svoltasi qualche giorno fa a Mosca a cui avrebbero partecipato circa 10mila persone (molte di meno secondo la polizia, molte di più secondo gli organizzatori, ma questa non è una novità). Ma ha provocato anche una sorta di resistenza digitale da parte dei russi, soprattutto i più giovani, che sono stati incoraggiati a ciò anche da Human Rights Watch, che ha definito il blocco di Telegram un atto «ingiustificato» che ha «aggravato il diffuso assalto del governo alla privacy e alla libertà di espressione online».
vladimir putin vince le elezioniVLADIMIR PUTIN VINCE LE ELEZIONI

«La Russia - sottolinea l' organizzazione internazionale - dovrebbe smettere di bloccare Telegram e le compagnie internet dovrebbero resistere a qualsiasi ordine delle autorità russe di facilitare l' azione».

La resistenza però si è manifestata anche con la ostinazione con cui i russi hanno continuato a usare telegram grazie agli accessi tramite i server Vpn. Ogni giorno ne vengono chiusi decine, migliaia al mese, inclusi indirizzi ospitati sui server di Google, Amazon e Microsoft.

Il caos è tale che perfino le autorità non sembrano avere le idee chiare su che cosa sia consentito e che cosa sia permesso oggi in Russia in termini di utilizzo di sistemi di messaggistica. Secondo il ministro delle comunicazioni Nikolai Nikiforov sarebbe stato imminente un intervento analogo anche nei confronti di Viber ma il vicedirettore di Roskomnadzor, Vadim Subbotin, lo ha smentito precisando che una tale mossa non è in programma, visto che non ci sono le precondizioni.

PAVEL DUROVPAVEL DUROV
Ma tra gli obiettori di Telegram ci sono anche dei papaveri del regime. Perfino il viceministro delle comunicazioni Alexei Volin ha ammesso di aver aggirato il bando attraverso servizi Vpn e ha anche spiegato come ha fatto, così come i dipendenti della banca Sberbank, che sono stati istruiti direttamente dalla direzione sui metodi per superare il bando. Tutorial su come dribblare il bando governativo compaiono ovunque e sono stati diffusi perfino sul sito della televisione di stato Rossiya.

Fonte: qui

lunedì 16 aprile 2018

IN RUSSIA È STATA BLOCCATA TELEGRAM, CHE NON VOLEVA DECRIPTARE I MESSAGGI DEGLI UTENTI PER DARLI AI SERVIZI SEGRETI

IL FONDATORE PAVEL DUROV È L’ANTI-ZUCKERBERG: “I DATI PERSONALI NON SI VENDONO” 

MA IL TRIBUNALE DÀ RAGIONE A PUTIN: “LA USANO I TERRORISTI”…

Giuseppe Agliastro per “la Stampa”

telegram app per messaggiTELEGRAM APP PER MESSAGGI
Nuovo giro di vite sul web per la Russia di Putin. Al tribunale Tagansky di Mosca sono bastati 18 minuti per accogliere la richiesta delle autorità e consentire l’immediata chiusura dell’app di messaggistica Telegram. La società del «programmatore dissidente» Pavel Durov si è rifiutata di fornire ai servizi segreti le chiavi per decriptare i messaggi degli utenti e la risposta del Cremlino non si è fatta attendere.
pavel durovPAVEL DUROV

Anzi, giusto per non perdere tempo, la corte ha dato esplicitamente il diritto a Roskomnadzor - l’ente che controlla comunicazioni e media - di bloccare Telegram senza attendere il ricorso in appello dell’azienda. L’intelligence russa sostiene di aver bisogno dei codici perché Telegram è usato dalle organizzazioni terroristiche, Isis compresa. E se ne sarebbe servito pure l’attentatore suicida che l’anno scorso si fece esplodere nel metrò di San Pietroburgo, uccidendo 15 persone. Ma il programma è molto utilizzato anche dai dissidenti in Iran per il suo sistema di criptaggio.

Ed è proprio quest’occhio di riguardo per la privacy che gli ha fatto superare i 200 milioni di utenti. Molti osservatori interpretano la batosta riservata a Telegram come un’ennesima restrizione delle libertà in Russia. Stavolta con il pretesto della lotta al terrorismo. Una possibilità concessa dal controverso pacchetto di misure Yarovaya approvato due anni fa: provvedimenti in stile Grande Fratello che obbligano le società di telefonia e internet a conservare per sei mesi i dati di traffico, inclusi video, foto, audio e messaggi.

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Per Amnesty International si tratta «dell’ultimo di una serie di attacchi contro la libertà di espressione sul web». Pavel Chikov, uno degli avvocati di Telegram che ieri hanno disertato l’aula per protesta, ha definito le richieste del Cremlino «incostituzionali e non esaudibili».

Secondo l’azienda, il criptaggio avviene infatti a livello dei singoli account e non esiste quindi una chiave universale per accedere alle chat. Una spiegazione che evidentemente non soddisfa le autorità russe. Mosca si appresta così a tarpare le ali all’aeroplanino di carta di Telegram, come ha già fatto la Cina. E stando ai media l’operazione inizierà di fatto lunedì prossimo.

pavel durov il suo profilo su vkontaktePAVEL DUROV IL SUO PROFILO SU VKONTAKTE




Ad alimentare i sospetti che quella di Mosca sia una mossa politica è inoltre la storia dell’ad di Telegram, il giovane e aitante Pavel Durov. Il 33enne di San Pietroburgo è soprannominato lo «Zuckerberg russo» per aver fondato nel 2006 VKontakte, una sorta di Facebook molto popolare nelle repubbliche ex sovietiche. Ma al contrario del suo collega americano, si presenta come uno strenuo difensore della privacy. Nonché come avversario di Putin.

Durov, che ha vissuto a Torino per diversi anni da ragazzino, voleva fare di VKontakte uno spazio online dove tutto fosse condivisibile: film, musica, ma anche opinioni. Nel 2011, i servizi segreti gli chiesero di chiudere 7 pagine usate dagli organizzatori delle proteste che allora scuotevano la Russia. Lui rispose pubblicando l’immagine di un cane che fa la linguaccia. Disse «no» alla richiesta di bloccare le pagine di EuroMaidan in Ucraina. Si trovò sollevato dall’incarico di ad della sua stessa società, che ora, guarda caso, è controllata da un miliardario vicino al Cremlino, Alisher Usmanov. Durov vive in esilio volontario all’estero. Promette battaglia: «Utilizzeremo metodi automatici per bypassare il blocco. La privacy non si vende e i diritti umani non possono essere sacrificati per paura o avidità».

Fonte: qui