9 dicembre forconi: detenuti
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venerdì 1 febbraio 2019

I TOPI INVADONO ANCHE IL CAMPIDOGLIO, L'ALLARME: “RISCHI BIOLOGICI PER I LAVORATORI”


TROVATI ESCREMENTI DI RODITORI DENTRO GLI UFFICI DELLA RAGIONERIA 
LA PRESIDENTE DEI REVISORI: “LE PANTEGANE ORMAI CI FANNO COMPAGNIA, AMBIENTE INSANO” 
LA COLPA E' DEI RIFIUTI IN STRADA: ECCO PERCHE'
Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

L' esercito dei topi espugna il Campidoglio. Dopo avere attorniato gli ospedali proprio ieri il Sant' Andrea fatto capolino nei cinema, nei licei, nelle stazioni del metrò, l' armata dei roditori dell' Urbe, rifocillata dal pattume che continua a traboccare dai cassonetti, è riuscita a far breccia perfino nella sede del Comune di Roma, non lontano dagli uffici della sindaca Virginia Raggi e dei suoi consiglieri più fidati. Avvenimento forse simbolico sul degrado di Roma, ma anche allarmante, in modo molto concreto, per i dipendenti a cui tocca lavorare con la compagnia, non proprio desiderata, dei ratti.

La presenza dei topi «espone i lavoratori a un rischio biologico», ha scritto la Ragioneria generale del Comune, in un documento di cui Il Messaggero è venuto in possesso, del 13 dicembre scorso. «Presso la sede della Ragioneria», che è ospitata nel cuore del Campidoglio, «in particolare presso l' ufficio del Revisore dei Conti, sono state riscontrate presenze di escrementi di roditori». Scoperta che ha fatto suonare l' allarme rosso, perché c' è il pericolo di incappare in una violazione del «Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro», che difatti viene richiamato nel provvedimento.

TOPI ROMA 2TOPI ROMA 
«Ormai siamo abituati, le pantegane ci fanno compagnia mentre facciamo i calcoli», racconta, con un pizzico di sarcasmo e una discreta dose di rassegnazione, la presidente dell' Organismo di revisione economico-finanziaria del Comune, Federica Tiezzi. «A furia di sentirci, i topi saranno diventati esperti di bilanci comunali, più di certi politici...». Scherzi a parte, dice il capo dei Revisori, «la verità è che alcuni uffici del Campidoglio sono insani». Inutili, almeno fino a ieri, le proteste. «Abbiamo spedito reclami all' Assemblea capitolina dice sempre Tiezzi ai consiglieri, sono stati chiamati i tecnici delle derattizzazioni, saranno venuti venti volte o giù di lì, ma niente...».

A giugno una colonia di roditori era stata avvistata sotto la Cordonata, la scalinata progettata da Michelangelo che porta fino alla statua di Marc' Aurelio.
TOPI ROMA 3TOPI ROMA 
Ora, evidentemente, le pantegane hanno sbaragliato l' ultima, fragile difesa, conquistando il Palazzo.

«Topi a Roma? Mai visti», diceva, sfidando il dileggio dell' opposizione (e forse anche il buonsenso), l' assessora all' Ambiente, Pinuccia Montanari, fedelissima di Beppe Grillo nella giunta di Roma. «Sono una persona che vive la città, una sopralluoghista, sinceramente devo dire di non avere mai visto un topo nella Capitale. La situazione è assolutamente gestita e la miglioreremo», assicurava solo qualche mese fa.

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LE SCORRERIE 

Invece le scorrerie dei ratti sono aumentate a vista d' occhio, complice anche la crisi dell' immondizia, sempre più nera. Solo la scorsa settimana, in ordine cronologico: topi morti sono stati trovati dentro al cinema Barberini, nel cuore di Roma, costringendo 700 studenti a saltare la proiezione; in un liceo di Prati Fiscali hanno trovato le carcasse degli animaletti dentro al bagno; una colonia di topi è stata filmata mentre andava a spasso accanto alla metro Cipro, in zona Vaticano. E ieri un gruppo di roditori è stato avvistato proprio davanti all' ospedale Sant' Andrea, mentre scorrazzava beatamente accanto alla fermata del bus, tra i rifiuti sparsi in terra.

TOPI ROMA 1TOPI ROMA
Quanto al Campidoglio, la Ragioneria dopo l' allarme del dicembre scorso, ha avviato, tramite una società privata, le operazioni «di derattizzazione, disinfestazione e disinfezione delle aree esterne e interne». Ma stando alla presidente dei Revisori, le pantegane continuano ad aggirarsi tra le scrivanie, come niente fosse.
E chissà che a qualcuno non venga in mente di rivolgersi a un esperto di tutt' altra caratura, quello raccontato dai fratelli Grimm, al motto di «state calmi, state calmi, non c' è nulla di tragico, basta chiamare il pifferaio magico».
VIRGINIA RAGGIVIRGINIA RAGGI

LA COLPA È DEI RIFIUTI IN STRADA: «TROPPO CIBO, SI MOLTIPLICANO»
Mauro Evangelisti per “il Messaggero”

Quando i dipendenti dell' Ama scaricano i cassonetti o liberano le strade dai rifiuti accumulati sanno che spesso c' è un nemico nascosto: i topi. «Ferma - precisa il professor Enrico Alleva, etologo e presidente della Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell' Ambiente - quelli che voi chiamate topi, in realtà sono ratti. E a Roma c' è un' invasione di ratti». Qual è la differenza? Soprattutto di peso. Se il topo è un peso piuma, il ratto è un massimo. In media il topo è 20-25 grammi, il ratto 250. 

A favorire la diffusione dei ratti c' è stata, negli ultimi anni, la resa sul fronte della raccolta dei rifiuti: la spazzatura resta sui marciapiedi, soprattutto la parte organica e gli alimenti, consentendo ai ratti di trovare da mangiare.
rifiuti topi morti romaRIFIUTI TOPI MORTI ROMA

Alleva: «Più rifiuti ci sono per strada, più i ratti si moltiplicano. In altri termini: i ratti hanno dei meccanismi neuro ormonali molto efficaci e procreano maggiormente quando c' è più cibo a disposizione. Se ci fossero meno rifiuti alimentari disponibili, diminuirebbero automaticamente». Le femmine dei ratti sono più feconde quando c' è più da mangiare. E tra i ratti c' è un' organizzazione oliata, tanto che di fronte a un alimento nuovo c' è un assaggiatore, con gli altri che aspettano la reazione prima di mangiare. Per questo si utilizzano veleni che agiscono lentamente, ma tra i ratti - secondo quanto spiega il professor Alleva - sono stati osservati alcuni esemplari che stanno diventando resistenti anche ai veleni. Sarebbe utile ad esempio non abbattere i platani dove vivono allocchi, gufi e barbagianni, predatori dei ratti. E i gatti? «Secondo alcune osservazioni a New York il gatto punta sui topi, ma il peso dei ratti è troppo elevato».

HORROR 

Gli ultimi episodi a Roma sono da pellicola horror, potrebbero dare ispirazione a una nuova serie di Netflix. Immaginate 700 studenti che raggiungono il centro storico per la proiezione di un film in una multisala e scoprono che nella sala hanno trovato numerosi topi (anzi ratti) morti e l' Asl ha emesso un provvedimento di chiusura e sospensione dell' attività. Se i ragazzi l' altro giorno sono tornati a casa, il pensiero di molti cinefili è andato alle serate passate al buio in quella sala: l' incubo è che a seguire la proiezione vi fossero anche i ratti. Seconda traccia per la fiction.
GABBIANI TOPI ROMAGABBIANI TOPI ROMA

Sempre a metà settimana, vicino al Vaticano dove ogni giorno passano decine di migliaia di turisti, oltre a tantissimi romani: a Prati, tra via Meloria e via Angelo Emo, decine di ratti sono stati visti (e filmati) uscire sul marciapiede.

Da dove partiva l' invasione degli ultra-topi? Proprio dai cassonetti, in particolare da alcune buste di spazzatura non raccolte.

Anche in centro storico, dove i cassonetti non ci sono più, non è così anomalo a Roma incontrare uno o più ratti. Il problema è che i passaggi della differenziata a volte saltano, la parte organica resta per strada. Ancora: per ragioni di sicurezza in chiave anti terrorismo, non ci sono più i cestini di ghisa, ma si ricorre a sacchetti trasparenti di plastica. Oltre ad essere molto brutti, si rompono molto facilmente, così i rifiuti si accumulano sui sampietrini e scatta l' all you can eat non solo per i ratti, ma ad esempio anche per i gabbiani divenuti sempre più numerosi, invadenti e robusti a Roma. La Capitale paga, pesantemente, le difficoltà della raccolta dei rifiuti, causate dalla poca efficienza dell' Ama e da metà dei mezzi fermi nei garage per la mancata manutenzione, ma anche dalla carenza di impianti, che si è aggravata dopo l' incendio del Tmb di via Salaria.

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LA PRODUZIONE 

Inoltre, la produzione dei rifiuti è aumentata, nonostante la giunta Raggi avesse puntato molto sul contrario, sulla riduzione (nel 2016 scrisse in un piano che sarebbero stati prodotte 200 mila tonnellate in meno all' anno). Tutti questi elementi hanno regalato splendide vacanze di Natale e Capodanno ai ratti, perché praticamente per tutto il mese di dicembre e fino a metà gennaio quasi tutti i quartieri di Roma erano ricoperti di rifiuti e cenoni a volontà per i roditori. Solo dopo il 20 gennaio si è tornati alla normalità, (anche se, secondo il gruppo dipendenti Ama Lila la normalità a Roma significa appena il 20 per cento di cassonetti non svuotati con puntualità).

Fonte: qui


CHI RIPARA LE VORAGINI DI ROMA? I CARCERATI 
VIA AI LAVORI NELLE STRADE DELLA CAPITALE: CON I 30 DETENUTI ASFALTATORI DI REBIBBIA ANCHE TUTOR E GUARDIE 
LA RAGGI: “UN DUPLICE SUCCESSO. I RAGAZZI IMPARANO UN MESTIERE CHE LI AIUTERÀ UNA VOLTA FUORI E FANNO QUALCOSA DI UTILE PER LA CITTÀ” 
Clarida Salvatori per il "Corriere della Sera"
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Dove non sono arrivate le ditte appaltatrici, sono arrivati loro: trenta detenuti «asfaltatori» del carcere di Rebibbia, scelti tra coloro che hanno una breve pena residua da scontare e un basso indice di pericolosità, che da ieri hanno cominciato a prendersi cura delle strade della Capitale. E dell' ormai annoso problema delle voragini che si aprono di continuo e che non poche vittime della strada hanno causato. Tra loro Elena Aubry, morta in sella alla sua moto sulla via Ostiense a causa del manto stradale disconnesso. «Ben venga - ha commentato la mamma di Elena, Graziella Viviano -. Ma un Comune non può affidarsi sempre a soggetti esterni perché non riesce a risolvere in proprio un problema così rilevante per i suoi cittadini. Altro che riparazioni in emergenza».
Divisa arancione e blu, sono partiti dalla periferia: da via Mario Lizzani, nella zona di Torre Spaccata, a ridosso del Grande raccordo anulare.

E hanno trascorso una mattinata a rattoppare buche, ridisegnare strisce pedonali ormai cancellate dal tempo, ripulire caditoie tappate da cumuli di foglie e rifiuti. Sotto lo sguardo attento dei tutor di Autostrade per l' Italia, che li hanno formati con un corso specifico, e delle guardie penitenziarie, hanno messo in pratica il mestiere che per loro potrebbe anche essere l' opportunità di una nuova vita.
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«Un duplice successo - le parole della sindaca Virginia Raggi, che il 7 agosto 2018 ha firmato il protocollo d' intesa "Mi riscatto per Roma", con il Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria e Autostrade per l' Italia -. Da un lato, i ragazzi sono impegnati in un' attività all' esterno del carcere e imparano un mestiere che li aiuterà una volta fuori; dall' altra fanno qualcosa di utile per la città». Come d' altronde era già accaduto per i carcerati «giardinieri» che a marzo del 2018 avevano ripulito parchi e ville, coordinati dal servizio Giardini del Campidoglio. Nelle prossime settimane, quei fratini colorati saranno impegnati in interventi in altri quartieri.
BUCHE ROMABUCHE ROMA
«Le squadre stanno lavorando molto bene - ha commentato Francesco Delzio, direttore relazioni esterne e affari istituzionali di Autostrade per l' Italia Spa -. Si tratta di un' iniziativa dall' alto valore simbolico ma anche con una ricaduta positiva per la città».

La best practice dei detenuti «asfaltatori» potrebbe presto superare i confini della Città Eterna. Sono infatti allo studio, con i sindaci di altre realtà metropolitane e con i presidenti dei tribunali di sorveglianza, modelli e protocolli.
VIRGINIA RAGGIVIRGINIA RAGGI
Forse da esportare anche all' estero. L' ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine in Messico ha infatti scritto al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «"Mi riscatto per Roma" può essere di grande interesse per il Messico: vogliamo verificarne la trasferibilità». Fonte: qui
degrado a roma bucheDEGRADO A ROMA BUCHE

martedì 25 settembre 2018

UN CARICO DI COCAINA DA 18 MILIONI DI DOLLARI È STATO NASCOSTO IN SCATOLE DI BANANE DONATE AL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA PENALE DEL TEXAS


I 540 PACCHI DI DROGA, NASCOSTI TRA LA FRUTTA, ERANO DESTINATI ALLE MENSE DELLE PRIGIONI 

LA POLIZIA, IRONICAMENTE, COMMENTA: "A VOLTE, LA VITA TI DÀ LIMONI, A VOLTE TI DÀ DELLE BANANE E, A VOLTE, TI DÀ QUALCOSA CHE NON TI ASPETTERESTI MAI"


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Cocaina nascosta in scatole di banane donate al Dipartimento di giustizia penale del Texas in favore dei detenuti. A scoprire l'ingente carico di stupefacenti sono stati gli agenti di controllo in forza al Dipartimento stesso, che successivamente ha postato sulla sua pagina Facebook le foto del maxi sequestro con una nota ironica a margine.

Il carico da 18 milioni di dollari
"A volte, la vita ti dà limoni, a volte ti dà delle banane e, a volte, ti dà qualcosa che non ti aspetteresti mai". Questo il commento del Dipartimento di Giustizia nel comunicare sui social l'incredibile scoperta. Già, perché la cocaina rinvenuta e sequestrata era pronta per essere immessa sul mercato nero dove avrebbe permesso un guadagno illecito pari a 18 milioni di dollari.

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Un'operazione bloccata, venerdì 21 settembre, dai controlli degli agenti che sono andati a recuperare due pallet carichi di frutta donata alle prigioni. Nel corso dell'operazione, uno dei sergenti ha notato che una delle decine di scatole di banane presentava delle misure non del tutto regolari.

Secondo il racconto di Jeremy Desel, portavoce del dipartimento, a KTRK, l'agente si è poi avvicinato al pacco "per guardarlo più da vicino e poi ha tolto la scatola da uno dei pallet per esaminarlo all'interno dove – ha aggiunto Desel – ha trovato qualcosa di straordinariamente sospetto". Nelle scatole erano infatti contenuti 540 pacchi di cocaina, nascosti tra i caschi di banane.

I precedenti episodi
Secondo quanto reso noto dagli inquirenti, la donazione aveva il bollo del corriere Port of America di Freeport, in Texas, anche se, per il momento, non è chiaro chi e quando abbia effettuato la spedizione. "Ci sono diverse entità federali che stanno indagando ed è una scoperta piuttosto significativa per loro", ha detto Desel.
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Le indagini sul caso sono state affidate alla Drug Enforcement Administration, agenzia federale antidroga, e alla US Customs and Border Protection, la maggiore tra le forze dell'ordine per la sicurezza delle frontiere. "I nostri agenti e i loro supervisori sono addestrati a notare cose fuori posto", ha aggiunto Desel.

Questa non è la prima volta che i contrabbandieri di droga provano a usare la frutta per nascondere i loro traffici. Nel 2017, quasi due tonnellate di marijuana furono "travestite" da tigli in una spedizione commerciale che attraversava il confine tra il Texas e il Messico.

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In quell'occasione più di 34mila pacchetti di frutta finta vennero scoperti da un sistema di controllo delle immagini e dal team K-9 (unità cinofile) della sezione antidroga. Le piante di marijuana sequestrate avevano un valore di 789mila dollari. Nel 2016, invece, oltre mille kg di cannabis furono occultati in scatole di carote che arrivavano dal Messico.

Fonte: qui

giovedì 29 marzo 2018

VENEZUELA - SCONTRI IN UNA STAZIONE DI POLIZIA: I DETENUTI, NEL TENTATIVO DI LIBERARSI, DANNO FUOCO AI MATERASSI. IL BILANCIO È DI 68 MORTI.

I PARENTI DEI CARCERATI: “NON SAPPIAMO SE I NOSTRI FIGLI SONO ANCORA VIVI” 

I SOCCORRITORI HANNO DOVUTO SFONDARE UN MURO PER LIBERARE ALCUNI PRIGIONIERI ALL'INTERNO

DAGONEWS

venezuelaVENEZUELA
È di almeno 68 persone il bilancio delle vittime di un incendio scoppiato in seguito a una sommossa in una stazione di polizia della città venezuelana di Valencia, terzo centro del Paese e capitale dello stato di Carabobo. Secondo quanto riferito, le fiamme sono divampate dopo che i detenuti hanno dato fuoco ai materassi nel tentativo di liberarsi . Il procuratore generale venezuelano Tarek William Saab ha scritto sul suo account Twitter che le 68 persone morte erano quasi tutti detenuti: tra le vittime anche due donne che stavano pernottando alla stazione.

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Decine di persone si sono scontrate con agenti in tenuta antisommossa fuori dalla stazione, dopo aver accusato le forze dell’ordine di tenere i detenuti in condizioni squallide e disumane: la polizia è stata costretta a usare gas lacrimogeni per disperdere la folla, mentre i parenti delle vittime chiedevano notizie sui sopravvissuti e sui morti. «Non so se mio figlio è vivo o morto – urlava in strada Aida Parra, raccontando che  l'ultima volta lo aveva visto un giorno prima, quando era andata a portargli del cibo - Non mi dicono niente».

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Window to Freedom, un’organizzazione senza scopo di lucro che monitora le condizioni delle prigioni del Venezuela, ha reso noto che, secondo alcune fonti non confermate, la rivolta è iniziata quando un detenuto armato ha sparato a un ufficiale a una gamba. Poco dopo è scoppiato un incendio, che si è diffuso rapidamente. Secondo le prime informazioni, i soccorritori hanno dovuto sfondare un muro per liberare alcuni prigionieri all'interno.

Carlos Nieto Palma, direttore di Window to Freedom, ha detto che i funzionari dovrebbero essere ritenuti responsabili per non aver saputo gestire la rivolta. «Il sopraffollamento è un problema grave e allarmante - ha detto Nieto Palma. - Quello che è successo oggi a Carabobo è il simbolo di tutto questo». Scontri tra prigionieri e guardie  sono frequenti in Venezuela. I detenuti sono spesso in grado di procurarsi armi e droghe con l'aiuto di guardie corrotte.

Fonte: qui

lunedì 6 novembre 2017

IL 32ENNE PRINCIPE MOHAMED BIN SALMAN, EREDE AL TRONO DI RIAD, HA ANNUNCIATO LA SUA CROCIATA “CONTRO L’ILLEGALITÀ” FACENDO ARRESTARE 11 PRINCIPI, 4 MINISTRI IN CARICA E DECINE DI EX MINISTRI TRA CUI IL MILIARDARIO ALWALEED BIN TALAL

ESTIRPERÀ LA CORRUZIONE? 

CHISSA'! INTANTO SI TOGLIE DI MEZZO UN PO’ DI AVVERSARI POLITICI…

Il principe miliardario saudita Alwaleed bin Talal é stato arrestato nell'ambito dell'operazione anti-corruzione voluta dal re Mohammed Salman.
La notizia é stata data all'agenzia di stampa Ap da un manager della King Holding Company presieduta da Alwaleed. Il manager ha voluto mantenere l'anonimato. Con un patrimonio stimato attorno ai 20 miliardi di dollari, il principe Alwaleed é uno degli uomini più ricchi e influenti al mondo.

I suoi investimenti spaziano dal social network Twitter alla Apple, dalla News Corporation di Rupert Murdoch al colosso bancario Citigroup, dalla catena di hotel Four Seasons al servizio di taxi Lyft. Inoltre, il principe é azionista di maggioranza dei canali in lingua araba che fanno capo al gruppo Rotana.
Il principe miliardario saudita Alwaleed bin TalalIL PRINCIPE MILIARDARIO SAUDITA ALWALEED BIN TALAL

Ma Alwaleed non si limita a investire: pur non avendo una posizione ufficiale nel governo saudita, il reale ha sempre detto la sua nelle questioni che riguardano la vita del regno, come ha fatto l'anno scorso con il suo appello a favore delle donne al volante.
Nell'ambito dell'operazione anticorruzione in Arabia Saudita, sono stati arrestati undici principi e un totale di 38 tra ex ministri, ex vice ministri e uomini d'affari: sono detenuti in queste ore in alberghi a cinque stelle di Riad. Alcuni dei detenuti si trovano all'hotel Ritz-Carlton della capitale.

Mohammed bin SalmanMOHAMMED BIN SALMAN

Il sempre piu potente erede al trono saudita, il principe Mohamed bin Salman (conosciuto come Mbs)ha operato un giro di vite in Arabia Saudita contro l'illegalita' senza guardare in faccia a nessuno, inclusi i suoi parenti, forse scomodi. La nuova commissione anti-corruzione saudita - voluta da MbS - ha arrestato 11 principi, membri della sterminata famiglia reale, 4 ministri in carica e decine di ex ministri. Lo ha reso noto la rete saudita Al Arabiya citando fonti anonime.

mohammed bin salman al saud con donald trumpMOHAMMED BIN SALMAN AL SAUD CON DONALD TRUMP
Il 32enne erede al trono e' considerato di fatto il reggente dell'Arabia Saudita - guidata ancora dal padre 81enne re Salman - perche' controlla le leve del potere dalla Difesa all'Economia con il suo piano "Vision 2030". 

A settembre la commissione aveva arrestato una ventina di persone, inclusi influenti religiosi del clero wahabita (l'interpretazione piu' rigorosa ed intransigente dell'Islam sunnita) contrari alla politica estera del principe MbS che il 5 giugno ha dato il via alla rottura delle relazioni con il Qatar, cosi' come sue riforme politiche, inclusa l'annunciata privatizzazione del 5% del colosso petrolifero Aramco ed il taglio dei sussidi di Stato.

Fonte: qui