9 dicembre forconi: Sciopero
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sabato 19 ottobre 2019

CAOS TOTALE IN CATALOGNA PER LO SCIOPERO GENERALE SEGUITO ALLE CONDANNE.

manifestazioni in catalogna

MANIFESTAZIONI IN CATALOGNA


MENTRE ORIOL JUNQUERAS E ALTRI LEADER SECESSIONISTI SONO STATI CONDANNATI AL CARCERE, CARLES PUIGDEMONT FA IL BEAU GEST E SI CONSEGNA ALLE AUTORITÀ BELGHE MA VIENE SUBITO RILASCIATO E NON LASCERÀ IL PAESE 

STRADE E AEREOPORTI BLOCCATI E DECINE DI FERITI. 

RINVIATA LA PARTITA BARCELLONA-REAL

manifestazioni in catalogna 9MANIFESTAZIONI IN CATALOGNA 
Mentre in Catalogna proseguono le proteste degli indipendentisti a seguito delle condanne dei politici catalani da parte della Corte suprema spagnola, l'ex presidente  Carles Puigdemont si è consegnato alle autorità belghe. Lo stesso Puigdemont ha spiegato di aver deciso di presentarsi volontariamente visto il nuovo ordine di cattura internazionale arrivato dai giudici di Madrid. Puigdemont respinge l'ordine di arresto e si oppone a «ogni tentativo» di rimandarlo in Spagna.

carles puigdemont 1CARLES PUIGDEMONT
Lunedì scorso il giudice Pablo Arena ha consegnato alle autorità belghe la documentazione necessaria per chiedere l’arresto dell’ex presidente. Gli avvocati di Puigdemont hanno spiegato che «il 130° presidente della Generalitat in esilio sta seguendo tutti i passi ufficiali che accompagnano questo procedimento, ha respinto la notifica e si è opposto alla consegna alla Spagna».
oriol junquerasORIOL JUNQUERAS
L’ex presidente, tuttavia, è già libero. Lo ha spiegato lo stesso Puigdemont incontrando la stampa: «Sono stato rilasciato senza cauzione, resto a disposizione della giustizia belga. Non lascerò il Paese».
Lo sciopero
Intanto la Catalogna si ferma per lo sciopero generale che segna il quinto giorno di proteste contro la condanna del leader secessionista Oriol Junqueras a 13 anni di carcere insieme a una dozzina di dirigenti indipendentisti. Nella notte ci sono stati nuovi scontri con 18 feriti e 19 fermati e dalla prima mattina i manifestanti hanno bloccato diverse strade tra cui quella alla frontiera con la Francia, chiusa in entrambi i sensi con il valico di La Jonquera.
botte in catalognaBOTTE IN CATALOGNA
Alle 17 è in programma una grande manifestazione a Barcellona durante la quale confluiranno cinque marce della libertà.
carles puigdemontCARLES PUIGDEMONT
Nel quarto sciopero generale sono stati cancellati 46 voli. L’adesione è stata del 90% nelle università, del 30% tra i funzionari pubblici e tra il 60 e l’80% tra i negozianti e gli esercizi commerciali.
La Federcalcio spagnola ha ufficializzato il rinvio per motivi di sicurezza del “clasico” Barcellona-Real Madrid, in programma alle 13 del 26 ottobre. Troppo pericoloso disputare la gara soprattutto considerato l’appoggio del club blaugrana alla causa separatista.
18 Ottobre 2019
Fonte: qui

mercoledì 30 gennaio 2019

Lo sciopero alla rovescia del Liceo Amaldi: in classe si parla di migranti e solidarietà

I professori del Liceo Edoardo Amaldi di Tor Bella Monaca mercoledì 30 gennaio interromperanno le normali lezioni didattiche per due ore per riflettere insieme agli studente sui recenti episodi di cronaca che riguardano i migranti. Danilo Corradi, docente di Storia della Filosofia: “Fatti che senza dubbio ricordano le drammatiche vicende del Novecento”.



Uno sciopero alla rovescia quello dei professori del Liceo Edoardo Amaldi di Tor Bella Monaca a Roma che domani, mercoledì 30 gennaio, interromperanno la normale didattica per due ore per riflettere insieme agli studenti sia dei fatti di cronaca nazionali, sia, a livello locale, sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, struttura d'accoglienza dalla quale nei giorni scorsi sono stati portati via adulti e bambini, richiedenti asilo o migranti con protezione umanitaria. A ideare l'iniziativa sono stati undici professori, tra cui Danilo Corradi, docente di Storia della Filosofia, raccogliendo gli interrogativi posti dagli studenti, in particolare sulle emergenze umanitarie e sulla politica migratoria dell'attuale governo. Gli undici professori hanno lanciato l'appello agli altri insegnati su WhatsApp, chiedendo se fosse davvero possibile "continuare le lezioni quotidiane di fronte ai fatti che stanno accadendo". Il messaggio è girato e ha ricevuto l'appoggio di oltre 104 docenti e dei quattro rappresentati d'istituto, che si sono uniti alla causa. Inoltre, precisa Corradi: "Stanno arrivando adesioni di insegnanti di molte altre scuole romane e di altre regioni".

Le domande degli studenti
"L'idea è partita dai dubbi degli studenti che commentavano i drammatici fatti di cronaca recenti e tra loro cresceva l'indignazione" ha spiegato Corradi. "A colpire i ragazzi sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto il fatto che studenti come loro sono stati portati via da scuola senza poter salutare i compagni". Allo stesso modo sono rimasti sconfortati "i docenti che si sono visti portare via i loro ragazzi senza saperne il motivo". Si tratta di un episodio che "senza dubbio ricorda le drammatiche vicende del Novecento, proprio durante la settimana della Memoria".

Riflessione sui fatti d'attualità
"Ogni professore durante le due ore di stop alla didattica farà una riflessione insieme ai propri ragazzi, leggendo e commentando i giornali, analizzando i fatti d'attualità" continua Corradi. Una mobilitazione che i professori definiscono necessaria perché "compito della scuola non è limitarsi a insegnare le materie previste dalla didattica ma soprattutto di insegnare ai ragazzi a leggere l'attualità, i diritti umani, la Costituzione". Una presa di posizione che va oltre le idee politiche: "Come insegnanti ci sentiamo tirati in causa perché in questa scuola ci sono 230 studenti che non hanno il passaporto italiano, figli di famiglie straniere"

venerdì 12 gennaio 2018

Trasporti: Atac, in 7 anni buco da 6,4 mld (MF)


Roma (MF-DJ)--Oltre 5 miliardi di sussidi pubblici solo negli ultimi sette anni, a fronte di perdite nette cumulate per 1,4 miliardi di euro. Sono le cifre del dissesto Atac, l'azienda dei trasporti pubblici che fa capo al Comune di Roma. 

A tirare le somme, scrive MF, è costata quasi quanto l'Alitalia, che dal 2008 ha bruciato soldi pubblici per 6,156 miliardi di euro. 

Oggi, immancabilmente di venerdì, è previsto un nuovo sciopero proclamato dai dipendenti della società, il cui destino è appeso alle decisioni dell'amministrazione 5 Stelle, che intanto ha deciso di prolungare il contratto di affidamento in house, senza gara. 

«Garantire il corretto funzionamento del servizio di trasporto pubblico è una delle nostre priorità», replica il presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale, Enrico Stefàno. 
"Nel 2017 abbiamo iniziato un percorso di risanamento di Atac ben preciso, che si è tradotto nell'avvio della procedura di concordato preventivo in continuità da parte del Tribunale e nella predisposizione di un piano industriale articolato e puntuale. 

Parliamo di un'azienda che le precedenti amministrazioni hanno condotto sull'orlo del baratro e a cui noi vogliamo restituire solidità economica e finanziaria".

red/lab

(END) Dow Jones Newswires

venerdì 1 dicembre 2017

IL RACCONTO DI UN DIPENDENTE AMAZON A PIACENZA: RITMI LOGORANTI, STRESS PSICOFISICO, ZERO PREMI E RENDIMENTO IN TEMPO REALE

"LA MIA VITA A 100 PACCHI ALL'ORA E IL CRONOMETRO PER IL BAGNO" 

“UNA VOLTA SONO STATO MALE ED È ARRIVATO IL RICHIAMO. COME SI ACCORGONO CHE CI METTI QUALCHE MINUTO IN PIÙ VENGONO A CERCARTI”

Franco Giubilei per la Stampa

AMAZON PIACENZAAMAZON PIACENZA
Lavorare in Amazon, una corsa quotidiana contro il tempo fatta di target produttivi da raggiungere, di minuti contati per andare in bagno o in mensa, di uno stress psicofisico che si accumula ogni giorno fin spesso a sfociare in problemi di salute veri e propri.

La descrizione della giornata di lavoro nel grande stabilimento di Castel San Giovanni somiglia alla vecchia catena di montaggio, solo molto più sofisticata, perché il mancato rispetto di tempi e tabelle viene immediatamente rilevato da un sistema elettronico che invia un manager a riportare l' addetto ai ritmi del colosso americano della distribuzione.

A raccontarlo è un dipendente di 33 anni assunto tre anni fa con contratto a tempo indeterminato grazie al Jobs Act, che impacchetta gli articoli perché possano essere spediti alla clientela. Lavora su due turni, dalle 6 alle 14 e dalle 14,30 alle 22,30: «Sono turni pesanti per la mole di lavoro.

AMAZON PIACENZAAMAZON PIACENZA
Ogni dipendente segue un target, una media produttiva stabilita sulla base dell' esperienza del personale con maggiore anzianità di servizio, nel mio caso è un numero di articoli che devo imballare. Ho iniziato con target 90, dopo i record che sono stati ottenuti sono arrivato a 100 all' ora».

All' interno della mega struttura, gli addetti Amazon sono divisi in venti mansioni diverse per ognuna «il target è aumentato ogni anno». Faticoso, con «venti chilometri al giorno percorsi col "passo Amazon" fra gli scaffali» lungo gli interminabili corridoi dei capannoni, ma soprattutto stressante, come riportano molti colleghi che di notte sognano di fare dei pacchi, e fisicamente logorante.

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«Ho avuto le mani atrofizzate, artrite a mani e piedi e mal di schiena, una volta tornato a casa facevo fatica a stringere gli oggetti fra le mani». Ma è sul posto di lavoro che la pressione è più forte: «Ognuno di noi è collegato tramite login al computer, per cui i manager sanno quanto produci e in quanto tempo.

Quando vai in bagno ti stacchi dal computer e cominciano a contare i minuti di assenza. Una volta sono stato male e ci sono rimasto un quarto d' ora, perché ho avuto attacchi di vomito, ed è arrivato il richiamo. Come si accorgono che ci metti qualche minuto in più vengono a cercarti».

Anche la pausa pranzo è una corsa contro il tempo: mezz' ora di sospensione dove vanno a finire i minuti per andare e tornare dalla mensa, oltre alla coda per arrivare al cibo. Alla fine, «restano sei minuti per mangiare. Ho fatto tanti lavori stressanti, ma questo psicologicamente è il peggiore, perché entro 10 minuti da un ritardo nell' attività lavorativa che non rispetti il target arriva qualcuno a riprenderti».

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Lo stipendio oscilla fra 1100 e 1250 euro, ma considerato lo spirito molto americano che permea tutta l' attività ci si aspetterebbe premi legati alla produzione, invece no: «Non abbiamo premi di produttività, e questo a fronte di un aumento del fatturato del 500% in cinque anni, di record su record, invece tutto questo ai dipendenti non ha dato un euro in più. Non ci danno neanche più il panettone a Natale, solo una lettera di ringraziamento».

Qualcuno se ne va, la maggior parte resta, complice la crisi degli ultimi anni, le assunzioni però vedono aumentare il numero dei giovani e degli stranieri, «persone che danno meno problemi, non si iscrivono al sindacato e lavorano come dei matti».

AMAZON PIACENZAAMAZON PIACENZA
Il malcontento cresce ed è sfociato nel primo sciopero venerdì scorso, proprio per il Black Friday, una di quelle scadenze che, come il Natale, segnano la frenesia massima all' interno dei capannoni di Castel San Giovanni, dove i periodi dei regali coincidono col ricorso più massiccio alla manodopera a tempo determinato, rinforzo indispensabile per i lavoratori con contratto definitivo.

«La partecipazione allo sciopero è stata buona, non me l' aspettavo». L' azienda non ha fatto una piega e nel braccio di ferro coi sindacati ha preso tempo, annullando l' incontro di lunedì scorso per rimandarlo al 18 gennaio, ben oltre le festività natalizie, quando un eventuale sciopero avrebbe un impatto minore rispetto a un' agitazione che blocchi lo stabilimento in queste settimane. I sindacati premono perché il confronto si tenga entro una decina di giorni, in tempo utile per una nuova, molto possibile agitazione.

Fonte: qui

venerdì 24 novembre 2017

GUERRA NEL TRASPORTO PRIVATO FRA AUTO BIANCHE E AUTO NERE (NCC)

I TASSISTI CONTRARI ALLA LIBERALIZZAZIONE DELLE LICENZE. 

IL COSTO DELLE LICENZE

Antonella Baccaro per il “Corriere della Sera”

Tassisti contro noleggiatori (Ncc). Auto bianche contro auto nere. La guerra tra chi tutti i giorni dovrebbe assicurarci il trasporto privato nelle città è più che mai in corso e minaccia di investire in pieno la campagna elettorale già in corso. Lobby contro lobby, i contendenti fanno leva sul fascino esercitato sui partiti dai pacchetti di voti che, nel corso del tempo, hanno dimostrato di poter spostare. Solo per fare due esempi, fu Gianni Alemanno (An) nel 2006 a tentare una mediazione con i tassisti sulle liberalizzazioni di Bersani. Due anni dopo diventerà sindaco di Roma. E poi toccherà a Grillo nel 2012 scagliarsi contro i provvedimenti del governo Monti. Corsi e ricorsi.

Sarà per questo che a nulla sono servite finora le segnalazioni fatte dalle Autorità a Parlamento e Governo per sbloccare questo mercato. Con due suggerimenti: norme più flessibili per i tassisti e eliminazione dei limiti su base territoriale all' attività degli operatori Ncc. E poi un minimo di regolamentazione per i nuovi operatori digitali, come Uber.

Ma i tassisti non vogliono la liberalizzazione del settore. Al contrario, nel febbraio scorso, a seguito del loro ennesimo sciopero, hanno strappato al governo la promessa di produrre, entro 30 giorni, un regolamento sugli Ncc che ne contingentasse l' ambito operativo. Regolamento che non ha ancora visto la luce. Di qui le proteste. Ma cosa lamentano i tassisti?

taxi protestaTAXI PROTESTA
Prima di tutto i costi della professione superiori agli Ncc. Per fare il tassista serve una patente B o superiore, un certificato professionale ottenibile dalla Motorizzazione Civile, al termine di un corso presso una scuola guida, con esame finale. Costo: intorno ai 400 euro. L' iscrizione al ruolo di conducente pubblico, previo superamento di un esame scritto e orale di competenza della Camera di commercio. Fin qui valgono gli stessi obblighi anche per il Ncc.

TAXI NAPOLI1TAXI NAPOLI
Poi il tassista deve acquisire una licenza che il Comune rilascia gratuitamente tramite concorsi che si svolgono molto di rado. Perciò la licenza viene reperita sul mercato a un costo di circa 180-200 mila euro, ammortizzabile in circa 15 anni. Al Ncc tocca acquisire a propria volta un' autorizzazione rilasciata dal Comune di competenza che si può ottenere iscrivendosi al ruolo presso la Camera di commercio, previo superamento di un esame. Anche qui serve una licenza di un Comune. In assenza di bandi, vige il mercato tra privati: il costo a Roma può aggirarsi intorno agli 80-85 mila euro. In altre province il costo può scendere fino a 10-15 mila euro. I taxi contestano che spesso con le licenze pagate poco gli Ncc lavorano anche nella Capitale.

NCC A ROMANCC A ROMA
L' ultimo rilevamento sul numero di licenze di taxi e Ncc, fatto dall' Autorità dei Trasporti, è del 2016 e riguarda i 14 principali Comuni italiani: le licenze dei taxi ammontano a 19.644, quelle del Ncc a 2.514. È chiaro che il numero di licenze attive non corrisponde a quello in servizio in un dato momento del giorno, tenuto conto dei vari turni.

Ad esempio, per Roma, a fronte di 7.703 licenze, sono in circolazione in un giorno feriale, secondo l' Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali, da un minimo di 385 vetture (nelle ore notturne) a un massimo di 3.853 vetture (dalle 8 alle 14.30). L' interesse dei tassisti è mantenere il valore delle licenze, per questo temono che ne vengano concesse di nuove. Quanto ai loro guadagni, a Roma la media dichiarata, secondo gli studi di settore, è 1.150 euro, a Milano 1.200. Il Ncc paga le tasse sul fatturato. Entrambe le categorie hanno costi di gestione intorno ai 2 mila euro mensili.
taxiTAXI

Ma il maggiore motivo del contendere tra tassisti e Ncc sta nelle modalità del trasporto. I taxi hanno un ambito urbano entro cui muoversi, dettato dalla licenza. Nel 2009 una legge ha limitato il servizio degli Ncc stabilendo che debbano stazionare all' interno delle rimesse situate nel Comune che ha rilasciato l' autorizzazione. Da lì dovrebbero partire per prelevare il cliente e lì dovrebbero tornare a corsa finita. Ma l' entrata in vigore della norma è stata prorogata di anno in anno, in attesa di una riforma. I tassisti oggi ne reclamano l' attuazione.
travis kalanickTRAVIS KALANICK

A pressarli ci sono le innovazioni tecnologiche che oggi consentono a taxi e Ncc di lavorare in rete, come ha fatto Uber. La cui attività in Italia è inibita dalla sentenza del 2015 del Tribunale di Milano che per primo bloccò il servizio «pop», cioè quello equivalente ai taxi.

Fonte: qui

sabato 18 febbraio 2017

Taxi: "Traditi dalla politica", terzo giorno di stop a Roma

Ansa - Le proteste dei tassisti non si placano dopo la votazione dell'emendamento contenuto nel Milleproroghe che "deregolamenta il settore"

Per il terzo giorno consecutivo il servizio taxi è fermo a Roma. Le proteste dei tassisti non si placano dopo la votazione dell'emendamento contenuto nel Milleproroghe che "deregolamenta il settore".
Vengono garantiti i servizi per gli utenti disabili e da e per gli ospedali.

Notevoli i disagi per i cittadini e i turisti. "D'altra parte la provocazione da parte del Senato è stata grave - spiega Riccardo Cacchione, Usb Taxi - il Ministero dei Trasporti non sembra nemmeno interessato a risolvere la questione visto che ci ha dato un appuntamento solo per martedì e non subito come avevamo richiesto. Noi comunque non accettiamo soluzioni con la 'pistola sul tavolo', nel senso che prima di ogni premessa ci vuole un dietrofront delle istituzioni. 
Anche se comprendiamo le ragioni del disagio non ci sentiamo garantiti. La rabbia dei tassisti nonostante gli appelli a riprendere a lavorare è difficilmente controllabile. Ormai la politica è legata a interessi che non sono quelli dei lavoratori e della società. 
Chiedere unicamente ai tassisti di rispettare regole che non li hanno mai tutelati, basta vedere quanto lavorano gli abusivi da sempre, è estremamente difficile. La sfiducia e la rabbia non trovano risposte da parte delle istituzioni".
NOI, TRADITI DALLA POLITICA

La seconda giornata di protesta è passata, tra assemblee e riunioni spontanee dei tassisti romani, anche loro sul piede di guerra dopo l'approvazione in Senato del maxiemendamento al Milleproroghe che - a loro dire - favorirebbe Uber, la multinazionale di noleggio privato. "Siamo amareggiati, arrabbiati, demoralizzati - racconta Carlo Di Alessandro -. Quando alcuni senatori italiani, d'accordo con il governo, tradiscono gli accordi e le parole di un ministro per favorire una multinazionale straniera, questo dà molta amarezza". Ormai da quasi venticinque anni alla guida del suo taxi, Di Alessandro mostra documenti e faldoni delle tante cause intentate contro Uber, mentre il sole fa capolino dietro all' Altare della Patria, con il posteggio taxi più vuoto che mai. "Siamo vittime di un vile attacco da parte di alcuni senatori - spiega - che hanno voluto tradire alcuni accordi espressi nel marzo scorso per agevolare Uber". L'ala dura della protesta romana punta il dito contro la senatrice Pd Linda Lanzillotta, prima firmataria del contestatissimo emendamento al Milleproroghe che "sostanzialmente - spiega Di Alessandro - finirebbe per sospendere ogni norma in una sorta di sanatoria per furbi, abusivi e criminali. Questa è una situazione insostenibile".
"Siamo tutti padri di famiglia - ribadisce più volte Di Alessandro -. Oggi sto rivivendo quello che mi è capitato quando avevo un negozio di alimentari prima di fare il tassista. Sono stato soppiantato dai grandi distributori, esattamente quello che potrebbe capitare ancora una volta oggi nel settore taxi". Quella di Di Alessandro è una delle tante storie della piazza delusa, di quella piazza che promette una lunga battaglia almeno fino a martedì, quando il Milleproroghe approderà alla Camera dei Deputati. Nel frattempo turisti e romani cercano di dribblare i disagi, ma qualcuno - al secondo giorno senza auto bianche in città - comincia a perdere la pazienza. "Andiamo via prima - dice un signore di Padova passando per il posteggio vuoto di piazza Venezia -. La lasciamo sta città e non gli diamo più una lira".
Domenico Palesse

mercoledì 2 novembre 2016

Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016 contro l'ulteriore prrivatizzazione


Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016
"Saranno garantiti i servizi essenziali. I sindacati: "Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale"

Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016

Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Slp-Cisl, Failp-Cisal, Confsal Comunicazioni e Ugl Comunicazioni hanno proclamato uno sciopero generale nazionale dei lavoratori di Poste italiane per l'intera giornata di venerdì 4 novembre. L'azienda garantirà comunque i servizi essenziali quali accettazione delle raccomandate e assicurate; accettazione e trasmissione telegrammi e telefax e l'anticipazione al giorno precedente del pagamento dei ratei di pensione in calendario per il giorno dello sciopero.

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO - La decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. Una decisione assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di oltre il 30% effettuato ad ottobre 2015.

Una privatizzazione che “ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio”, dicono i sindacati. I sindacati di categoria ritengono estremamente grave e, peraltro, antieconomica, l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi e ha versato consistenti dividendi al Ministero del Tesoro, azionista di riferimento.

“Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale. A questa situazione si aggiungono le problematiche aziendali, figlie di una applicazione monca del piano industriale, che prevedeva un forte rilancio della logistica, una applicazione inefficace e scorretta dell’accordo sulla riorganizzazione dei servizi postali, le carenze di addetti nella sportelleria degli Uffici Postali e le continue pressioni commerciali in Mercato Privati, figlie di una finanziarizzazione sempre più spinta dell’azienda”.

Queste le motivazioni che hanno indotto i sindacati a lanciare una fase di forte mobilitazione che culminerà con lo sciopero generale del 4 novembre con manifestazioni in tutta Italia.




Fonte: today.it



mercoledì 18 maggio 2016

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

APTOPIXFranceLaborProtests

Il governo Valls sta forzando la mano per far approvare la riforma del lavoro, Jobs act. Hollande: su questa legge non cederò. Tensione nella capitale

Sono giorni da incubo che attendono da oggi il governo di Manuel Valls, che sta forzando la mano in Parlamento per far approvare la legge di riforma del mercato del lavoro, il Jobs Act in salsa francese: manifestazioni generali e scioperi in diverse categorie sono previsti a partire da martedì. E la situazione è già degenerata: i primi scontri fra polizia e manifestanti ci sono stati a Nantes, dove sono stati fermati otto giovani. Problemi anche a Rennes, già teatro di scontri violenti nei giorni scorsi. A Parigi giovani mascherati, si sono confusi tra i manifestanti per creare disordine. In piazza c’erano 12.000 persone secondo le autorità, 55.000 per i sindacati. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e ha fermato almeno 49 dimostranti in una giornata di guerriglia durante una nuova manifestazione di protesta organizzata da sindacati e studenti. Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni, ha annunciato che dopo le manifestazioni di oggi, 53 persone hanno ricevuto il divieto ufficiale del ministero di partecipare a qualsiasi manifestazione futura (per ora a tempo indeterminato). 
La protesta a Parigi contro la riforma sul lavoro si trasforma in guerriglia

LA POSIZIONE DEI SINDACATI  

In strada contro la “El Khomri” – la legge prende il nome da Myriam El Khomri, ministra del Lavoro, e introduce maggiore flessibilità: soprattutto rende più facile il ricorso al licenziamento economico, in particolare nelle imprese più piccole. Al momento attuale solo la Cfdt, uno dei due più grandi sindacati francesi, tradizionalmente più moderato, è favorevole alla riforma. Assolutamente contraria, invece, l’altra grande forza sindacale, la Cgt (equivalente della Cgil italiana) e altri sei sindacati nazionali (Fo-Force Ouvrière, Fsu, Solidaires, Unef, Unl e Fidl). Martedì e giovedì queste sette organizzazioni hanno indetto due giornate di proteste e manifestazioni. 
Scontri in piazza a Parigi tra i giovani contro la riforma del lavoro e polizia

SCIOPERI PER CATEGORIA  

Hanno iniziato nella notte tra lunedì e martedì gli autotrasportatori, che sono tra i più accaniti contro la legge (soprattutto sulla possibilità di ridurre il pagamento degli straordinari, prevista dalla El Khomri). Martedì mattina in 3mila erano già riusciti a bloccare la zona portuale di Le Havre. Problemi anche per il trasporto urbano a Parigi, man mano che i lavoratori abbandonano il posto di lavoro per partecipare alla manifestazione. Per le ferrovie (Sncf), invece, la giornata clou sarà mercoledì: forti perturbazioni sono attese, in particolare per le linee Rer, che collegano Parigi alla sua periferia (tre treni su quattro dovrebbero essere soppressi). Altro settore di punta in questa ondata di proteste è quello petrolchimico: i sindacati prevedono «una riduzione progressiva della produzione da martedì» e uno sciopero generale venerdì.  

HOLLANDE (STRANAMENTE) DURO  

Il presidente, in genere criticato per la sua debolezza, si è invece mostrato deciso stamani a dare battaglia. «Non cederò: la legge passerà», ha detto, ricordando che il provvedimento è «il frutto di un compromesso». In effetti la El Khomri è già stata ampiamente rivista, cedendo alle richieste del sindacato (e per gli imprenditori è stata svuotata delle sue misure più importanti). Ma la scorsa settimana, non potendo contare sulla maggioranza assoluta dei consensi all’Assemblea nazionale, Valls e Hollande hanno deciso di ricorrere a una procedura d’emergenza (articolo 49.3 della Costituzione), che consente l’approvazione di una legge senza il voto in aula. Lo stesso faranno nel Senato, dove il provvedimento sarà esaminato in giugno, e quando ritornerà ai deputati per la seconda lettura. La legge dovrebbe essere approvata definitivamente entro la fine di luglio. 

UNA PARTITA GIA’ PERSA?  

Secondo alcuni osservatori, questa battaglia dei sindacati contro il Governo sarebbe già persa in partenza, proprio perché contro la procedura del 49.3 c’è poco da fare. E perché, nell’ultima giornata di manifestazioni, il 12 maggio, erano scesi in piazza in 55mila, contro i 390mila dello scorso 31 marzo. Ma un sondaggio dell’istituto Bva, reso noto stamani, indica comunque che il 54% dei francesi è favorevole alle proteste contro Valls e Hollande sulla legge. Proprio la partecipazione alle manifestazioni di oggi sarà un elemento importante per valutare il futuro di questo braccio di ferro fra i lavoratori e il governo.

Fonte: qui