9 dicembre forconi: Puglia
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martedì 9 aprile 2019

DOPO I PASTORI SARDI, ESPLODE LA RIVOLTA DEGLI AGRICOLTORI PUGLIESI: “DA NOI LE CLEMENTINE VENGONO ACQUISTATE A 15 CENTESIMI AL CHILO, AL NORD A 3 EURO. È UNA FOLLIA”

IMPORTAZIONI SELVAGGE E BASSA QUALITÀ: IN PUGLIA RACCOGLIERE LA FRUTTA NON CONVIENE PIÙ. GLI AGRUMI VENGONO LASCIATI MARCIRE. A RISCHIO UN INTERO COMPARTO
Valeria D’Autilia per www.lastampa.it

PUGLIA AGRUMIPUGLIA AGRUMI
Gli agricoltori pugliesi come i pastori sardi. Crollo dei prezzi, importazioni selvagge, prodotti di qualità ma ormai senza mercato: nelle campagne la situazione è disperata. E i gesti sono estremi: alberi eradicati, frutti non raccolti e lasciati marcire.
Tanti si arrendono. «Così non si può andare avanti», dice Michele Gravina. È un coltivatore diretto della provincia di Taranto, prima di lui il padre e il nonno. Ha cinque ettari, alcune piante arrivano a produrre anche un quintale di clementine a stagione. Ma sono tutte lì, a terra o sui rami. «Ci avrei rimesso.

Il prezzo di vendita, circa 20 centesimi al chilo, è talmente basso da non coprire neppure le spese di raccolta. Per rientrare nei costi, dovrebbe essere almeno 50 centesimi, ma da queste parti è impossibile. Lavorare così non è dignitoso». A rischio un intero comparto, famiglie che da generazioni vivono dei prodotti della terra. Paolo Morgese, in queste campagne di Massafra, ha sei ettari. Per molto tempo sono stati fonte di reddito, poi le cose sono cambiate.

«L' unica soluzione è stata abbattere gli alberi più grandi. Meglio avere il terreno vuoto che continuare. Erano il mio quotidiano: li aveva piantati mio padre negli anni '60, con l' aratro a cavallo.

Fa male». Un mestiere fatto di sacrifici e rinunce, scandito dalla natura. Le ferie non esistono.

PUGLIA TRATTORIPUGLIA TRATTORI
Quest' anno, perso oltre il 60% di agrumi: 1,5 milioni di quintali invenduti. I prezzi sono ridotti ai minimi storici: 35 centesimi per il prodotto già raccolto e 15, o addirittura 5, per l' acquisto in blocco. Crescono invece gli approvvigionamenti da Africa e Sud America: in soli due mesi, il Marocco ha esportato 170mila tonnellate di clementine. «La produzione magrebina- denuncia Coldiretti- raggiunge prima la Spagna dove viene lavorata e, una settimana dopo, il nostro Paese. Applicano un' etichetta spagnola e la spacciano come comunitaria». Oltre l' aspetto economico-occupazionale, a rischio la salute dei consumatori: Egitto e Marocco utilizzano sostanze chimiche che, in Italia, sono vietate da decenni.

Nicola Cassano, con i suoi quarant' anni, non sa che fare. Il suo appezzamento al momento è in uno stato di semiabbandono. «Come i pastori sardi, anche noi siamo arrivati al limite. Siamo scoraggiati: sino a poco tempo fa lavoravano con me dieci persone, ora siamo in quattro.
Sarò il primo a dire ai miei figli di prendere un' altra strada ».

PUGLIA AGRUMIPUGLIA AGRUMI
Più controlli e un piano Chiedono un piano agrumicolo straordinario, più controlli all' Unione Europea e un sostegno al reddito. «Stanno distruggendo il made in Italy e l' Italia non ha capito che deve tutelare se stessa». A parlare è Floriano Convertino. La sua azienda è a marchio Igp, venticinque famiglie dipendono da lui. «Ho raccolto tra settembre e ottobre e per questo ho risentito un po' meno della crisi- racconta- eppure ho eliminato duemila alberi». Fare qualità significa mantenere uno standard elevato, nonostante le difficoltà. Gli operai guadagnano dai 50 agli 80 euro al giorno. In queste condizioni impossibile competere con la concorrenza sleale. «In Europa stanno entrando frutti con foglia senza controlli fitosanitari, con possibili virus invasivi». Problemi ai quali si aggiungono i danni per i cambiamenti climatici.

Nel vicino comune di Palagiano, anche Vincenzo Stellaccio ha distrutto un agrumeto. «L' ho fatto per protesta, stiamo subendo una mattanza e nessuno sembra occuparsene. È una sconfitta per tutti.

Eppure le clementine del Golfo di Taranto hanno marchio Igp, ma non hanno dato i risultati sperati». Sul presente, tante incertezze. Di futuro, manco a parlarne. Meglio tagliare gli alberi e farne legna. Anche in questo caso, però, introiti pari a zero e si torna al baratto: i tronchi vengono ceduti gratuitamente alle stesse aziende che li eradicano.
AGRUMIAGRUMI
Per il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo, «un quadro disperato, gli agricoltori hanno finito anche le ultime risorse». Il segno meno, impietoso, si registra dal 2013. «Ora abbiamo toccato il fondo».

Il dossier in Regione Inutile tentare un altro investimento per portare avanti la coltivazione. Meno di vent' anni fa, si vendeva a 60 centesimi. «Con una produzione di 300 quintali per ettaro, tiravi fuori oltre 15mila euro che compensavano i costi di produzione, di raccolta e lasciavano un profitto. Adesso non recuperi neanche le spese».

AGRUMIAGRUMI
In Regione presentato un dossier sulla crisi: dal governatore Michele Emiliano l' impegno per un sostegno ai produttori. Solo nella provincia jonica si producono 1,9 milioni di quintali di agrumi, nel foggiano 103mila tra arance e limoni. La storia di queste imprese inizia negli anni '70, adesso sono al collasso. Floriano ancora non riesce a crederci. «Da noi le clementine vengono acquistate a 15 centesimi al chilo, al nord a 3 euro. Qui stiamo buttando la frutta e da altre parti si consuma all' etto. È una follia».

Fonte: qui

martedì 16 ottobre 2018

IL PREMIER CONTE CONVOCA PARLAMENTARI E CONSIGLIERI PUGLIESI 5 STELLE PER DISCUTERE DEL GASDOTTO


LA RIPRESA DEI LAVORI PER L’INFRASTRUTTURA È IMMINENTE DOPO IL FERMO ESTIVO 

IL MOVIMENTO NO TAP ORGANIZZA UNA MANIFESTAZIONE CONTRO LA PRESENZA DELLA NAVE ADHEMAR, PRONTA A RIPRENDERE IL CANTIERE, TRA L’IMBARAZZO DEI GRILLINI, DA SEMPRE CONTRARI ALL’OPERA…


tap
Tap, oggi è il giorno del ‘giudizio’: il premier Conte ha convocato i parlamentari e consiglieri pugliesi. Intanto, a Brindisi, è prevista per oggi alle ore 14 la manifestazione a Costa Morena contro la presenza della nave Adhemar D/Snt Venant, pronta ad iniziare il cantiere Tap a largo di San Foca, nel Salento.

Il premier Conte
GIUSEPPE CONTEGIUSEPPE CONTE



A Roma, oggi, si parlerà del gasdotto Tap che dovrebbe nascere in terra pugliese. I parlamentari Cinque Stelle pugliesi e consiglieri regionali sono stati convocati dal premier Giuseppe Conte sulla questione Tap.

La ripresa dei lavori per la realizzazione dell’infrastruttura energica che porterà il gas dell’Azerbaijan in Europa, infatti, sarebbe imminente.

Il cantiere si dovrebbe riaprire a Melendugno, in provincia di Lecce, nel cuore del Salento. L’incontro tra il presidente Conte e i politici pugliesi si dovrebbe tenere questa sera, dopo i lavori del Consiglio dei ministri, impegnati con la discussione della Manovra.

Bandiera No Tap
no tap 1NO TAP 
Oggi pomeriggio è prevista a Brindisi presso Costa Morena una protesta messa in campo dal Movimento No Tap. “La società svizzera Tap Ag, con un progetto di gasdotto inutile, dannoso e costoso che arriva dall’Azerbaijan, vuole riprendere i lavori dopo il fermo estivo.

Ricordiamo che TAP è privo delle concessioni demaniali marittime e che l’ordinanza della capitaneria di porto è illegittima secondo il parere del Comune di Melendugno e che la non assoggettabilità a Valutazione Impatto Ambientale in mare è attualmente  contestata in tribunale – scrive il Movimento –. La nave posatubi ADHEMAR DSNT VENANT della Jan de Nul SA, subappaltatrice di SAIPEM SPA e per conto di TAP AG, deve posizionare un palancolato subacqueo a circa 1,5 KM dalla costa antistante la Marina di San Foca di Melendugno per il fissaggio del gasdotto.
RUSPE IN AZIONE IN GRECIA PER IL GASDOTTO TAPRUSPE IN AZIONE IN GRECIA PER IL GASDOTTO TAP

Perciò la Capitaneria di Porto di Otranto ha già emesso l’ordinanza n. 73/2018 che vieta la balneazione, la pesca e la navigazione su tutta la costa di San Basilio, San Foca fino a Torre dell’Orso dal 5 ottobre 2018 al 31 dicembre 2018” concludono.

15 Ottobre 2018

Fonte: qui

sabato 22 settembre 2018

IL “NEW YORK TIMES”: “L’ITALIA SFRUTTA LA SITUAZIONE ECONOMICA IN PUGLIA PER PAGARE LE SARTE TRA I 5 E I 7 EURO L’ORA. CONDIZIONI CHE RICORDANO IL BANGLADESH”


IL LUSSO ITALIANO DALLA FASHION WEEK DI MILANO SI DIFENDE: “DIAMO FASTIDIO PERCHÉ SIAMO BRAVI. SE HANNO TROVATO UN REATO, PERCHÉ NON HANNO FATTO UNA DENUNCIA?”

"L' ITALIA DELLA MODA COME IL BANGLADESH" IL NEW YORK TIMES ATTACCA I BIG DEL LUSSO
Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

gli arnesi del mestiere di una lavoratrice domestica in puglia per le case di lussoGLI ARNESI DEL MESTIERE DI UNA LAVORATRICE DOMESTICA IN PUGLIA PER LE CASE DI LUSSO
In Italia esistono condizioni di lavoro nero che ricordano quelle di Bangladesh, India, Vietnam o Cina. La pesante denuncia è contenuta nell' inchiesta pubblicata ieri dal «New York Times», secondo cui, in particolare, l' industria del lusso si approfitta della difficile situazione economica in Puglia per sottopagare le sarte, che confezionano da casa i suoi capi più pregiati.

Stesso discorso per le scarpe o altri prodotti di alta gamma, che all' estero costituiscono l' orgoglio del Made in Italy, ma in patria nascondono la vergogna dello sfruttamento.

un dettaglio della devotion bag, iconica borsa di dolce e gabbanaUN DETTAGLIO DELLA DEVOTION BAG, ICONICA BORSA DI DOLCE E GABBANA
Il racconto comincia da Santeramo in Colle, nella provincia di Bari, dove una donna anonima rivela di cucire vestiti per MaxMara che costano tra 800 e 2 mila euro, prendendo un euro a metro quadrato di stoffa: «Per completare un metro mi serve un' ora di lavoro e, quindi, tra quattro e cinque per finire un cappotto. Cerco di farne due al giorno».

Tirate le somme, significa al massimo 10 euro al giorno. Il guadagno più alto nella sua vita sono stati 24 euro, per confezionare un cappotto. Il tutto naturalmente in nero e, quindi, senza assicurazione sanitaria o contribuiti di qualunque genere.
il tram personalizzato emporio armani in via brolettoIL TRAM PERSONALIZZATO EMPORIO ARMANI IN VIA BROLETTO

In Italia non c' è una paga minima stabilita per legge, ma il «Times» calcola che la media appropriata, secondo i sindacati del settore, sarebbe tra cinque e sette euro. Quindi siamo abbondantemente sotto i livelli accettati nei Paesi industrializzati e pericolosamente vicini a quelli delle regioni in via di sviluppo.

Maria Colamita, un donna cinquantatreenne di Ginosa, ha raccontato che un decennio fa prendeva tra 1,5 e 2 euro all' ora, per decorare i vestiti con perle e paillettes: «Avevo due figli, per me era essenziale poter lavorare da casa e accudirli».
i fili usati da una lavoratrice domestica in puglia per le case di lussoI FILI USATI DA UNA LAVORATRICE DOMESTICA IN PUGLIA PER LE CASE DI LUSSO

Il «Times» scrive di aver raccolto le prove su circa 60 donne sfruttate così in Puglia, ma scrive che attualmente ci sono tra 2 mila e 4 mila lavoratori irregolari impiegati da casa.

Questo per servire l' industria del lusso, che, secondo i dati dell' Università Bocconi e Altagamma, rappresenta il 5% del pil nazionale e occupa direttamente o indirettamente mezzo milione di persone. Quindi il giornale cita dati dell' Istat, secondo cui in Italia nel 2015 c' erano 3,7 milioni di lavoratori senza contratto in vari settori.
i capi philosophy che saranno in vendita al pop up di tea roseI CAPI PHILOSOPHY CHE SARANNO IN VENDITA AL POP UP DI TEA ROSE

Le ragioni di questo fenomeno sono chiare. La pressione della manodopera a basso costo in Asia ed Europa orientale costringe a ridurre le spese. Le grandi case di moda appaltano le commesse a fornitori esterni, che in genere hanno dipendenti regolarizzati, ma poi a loro volta girano il lavoro a chi li aiuta da casa in condizioni da fame.

Queste persone non hanno alternative, a fronte di una disoccupazione ufficiale che in Puglia sfiora il 20%, e quindi accettano qualunque trattamento in nero.

Quando il problema viene denunciato alle grandi case del lusso, la risposta è che non si sentono responsabili, perché hanno appaltato le commesse e pagato regolarmente i fornitori esterni.

eugenio romano l'avvocato che ha fatto causa a keopeEUGENIO ROMANO L'AVVOCATO CHE HA FATTO CAUSA A KEOPE
Quello che poi hanno fatto i fornitori bisogna chiederlo a loro. Il «Times», ad esempio, racconta la vicenda di Carla Ventura, proprietaria della compagnia Keope, che faceva scarpe per conto di Euroshoes, che a sua volta riforniva la Tod' s.

eva herzigova les copainsEVA HERZIGOVA LES COPAINS








Keope è fallita perché Euroshoes non la pagava in maniera puntuale e aveva abbassato i prezzi. Ventura aveva fatto causa e l' aveva vinta, ricevendo gli arretrati, ma da allora in poi le ordinazioni si erano prosciugate. Tod' s ha risposto che pagava sempre in tempo Euroshoes, e quindi non ha colpe.

Come accade spesso in Italia, ora sospetteremo un complotto ordito dal «New York Times» per danneggiarci. La reazione giusta invece sarebbe domandarci perché avviene questo fenomeno, come mai non ce ne siamo accorti prima da noi, e cosa dobbiamo fare per sanarlo.

LA RABBIA DELLE SFILATE DI MILANO: DIAMO FASTIDIO PERCHÉ SIAMO BRAVI
Francesco Rigatelli per “la Stampa”

una lavoratrice domestica in puglia per le case di lussoUNA LAVORATRICE DOMESTICA IN PUGLIA PER LE CASE DI LUSSO
Una sequela di smentite e di «no comment». Ecco le risposte del mondo della moda milanese, italiano e non solo, perché l' inchiesta del New York Times sfiora anche il colosso francese Lvmh, che in Italia controlla Fendi, oltre che Bulgari e Loro Piana.

Ieri sera alla festa di Emporio Armani, nell' hangar di Linate, modelle e «influencer» non si sono certo fermati a parlare dell' eventuale lavoro sottocosto dei subappaltatori. E la polemica viene trattata alla stregua di un attacco strumentale, quasi come un tentativo di guastare la festa della moda.

«Perché non fanno un' inchiesta su Donald Trump, che ancora dobbiamo capire di che pasta sia fatto?», scherza Santo Versace. «Nessuno è sano, ma ognuno fa del suo meglio, accanirsi solo con la moda è sbagliato», risponde Miuccia Prada alla sua sfilata, che aggiunge: «Tutte le aziende hanno codici e ispettori, ma il mondo reale è più complicato, c' è sempre qualcuno che si fa corrompere. La moda è comunque impegnata in un processo graduale di cambiamento» .
milano fashion week 5MILANO FASHION WEEK

«Nessuna vera indagine» Da Lvmh, sfiorata per Fendi, fanno sapere che non si sentono contestati direttamente, mentre Max Mara, storico marchio di Reggio Emilia controllato dalla famiglia Maramotti, e altra azienda nominata dal New York Times , appoggia la posizione del presidente della Camera della moda, Carlo Capasa: «Hanno attaccato questi marchi in maniera indegna, prepareremo una nota congiunta insieme con gli avvocati.

Se hanno trovato un reato, c' è obbligo di denuncia, perché non l' hanno fatta?
I nostri contratti sono tutti a tutela dei lavoratori. Quello del New York Times è un attacco strumentale che nasce senza aver fatto una vera indagine».

milano fashion week 4MILANO FASHION WEEK
Capasa, originario di Otranto e sposato con l' attrice torinese Stefania Rocca, si sente toccato anche per l' accusa alla Puglia di essere come il Bangladesh: «Citano fonti sconosciute e dicono anche che in Italia non abbiamo una legge sul salario minimo e questo è grave: le nostre sono aziende serie e, se i subcontrattisti hanno fatto delle stupidaggini, vanno perseguito, ma condividiamo tutti la stessa normativa per la tutela dei lavoratori. Se poi volevano demonizzare il lavoro domestico trovo che sia sbagliato: ha un senso purché sia ben pagato».

livia giuggioli e coin firth 5LIVIA GIUGGIOLI E COIN FIRTH


La posizione della Camera della moda, insomma, è che il made in Italy non avrebbe bisogno di sfruttare nessuno, semplicemente perché funziona: «Siamo bravi - conclude Capasa - e questo dà fastidio».

E per incentivare l' etica del settore c' è chi come Livia Giuggioli, moglie dell' attore Colin Firth, ha organizzato domenica alla Scala una serata, perché la moda non sia solo usa e getta, ma sostenibile e riciclabile. A calcare il suo Green carpet ci saranno tra gli altri Cate Blanchett, Cindy Crawford e Julianne Moore.

Diversi dal low cost
milano fashion week 1MILANO FASHION WEEK


Ha lavorato tutte le ultime notti Luisa Beccaria, che ha sfilato ieri: «Sto smontando tutto», scherza, e poi rivela: «Il problema di contenere i costi esiste, il mercato impone fasce di prezzo che non si possono sforare. Una mano sulla coscienza se la dovrebbe mettere anche il consumatore finale.

Una volta il mass market era abbinato a un gusto pessimo e chi doveva vestirsi in un certo modo spendeva di più. Ora anche i marchi bassi ti fanno vivere un' esperienza, usano i grandi fotografi e hanno bei negozi. Il mercato ti esclude se non lavori in un certo modo. Molti sono andati in Bulgaria o in Cina».
luisa beccariaLUISA BECCARIA

E aggiunge: «Già il fatto che si usino dei lavoratori nel Sud Italia mi pare una buona notizia. Noi produciamo con diversi fabbricanti, dalla Lombardia al Veneto e alla Toscana e qualche ricamo in India.

Ci specializziamo nel trattamento della materia prima per distinguerci dai colossi low cost o dai gruppi del lusso, che costano tanto più per le campagne pubblicitarie e per gli affitti dei negozi in tutto il mondo che per la qualità.
Per fortuna i clienti stanno diventando sempre più attenti al sodo».

Fonte: qui

venerdì 20 luglio 2018

SI SENTE MALE IN MOLISE E LA TAC NON FUNZIONA: COSTRETTO AL TRASFERIMENTO IN PUGLIA, ORA È IN MORTE CEREBRALE

NEL SUO PAESE, LARINO, È STATO CHIUSO L’UNICO PUNTO SANITARIO LOCALE. TRA CONCORSI DESERTI, TAGLI E COMMISSARIAMENTO, ECCO COME È RIDOTTA LA SANITÀ MOLISANA

Margherita De Bac per il “Corriere della Sera”

tacTAC
C' è tutto il male della sanità molisana dietro la storia di un uomo di 47 anni con emorragia al cervello, in morte cerebrale da martedì sera a San Giovanni Rotondo, in Puglia, dopo il vano andirivieni dell'ambulanza tra un ospedale e l' altro.

Forse quel paziente, gravissimo, non si sarebbe salvato ugualmente anche se fosse stato soccorso nelle migliori condizioni possibili. Lo accerterà l'indagine degli ispettori della ministra della Salute, Giulia Grillo: «Esprimo la mia vicinanza ai familiari, va fatta subito chiarezza sull' organizzazione regionale.

Vogliamo andare a fondo su questa vicenda, non è possibile morire di cattiva organizzazione e sostanziale mancanza di assistenza». Poi la denuncia delle «fallimentari gestioni del passato che non sono alle spalle».

larinoLARINO
Comunque vada a finire, il dramma ha messo in luce in modo chiaro e netto le criticità del sistema molisano che l'impegno degli operatori motivati non riesce a compensare. Colto dal malore in mattinata a Larino, dove da qualche giorno è stato chiuso l' unico punto sanitario del paese (ma comunque quel presidio non avrebbe avuto i mezzi per trattare un paziente di tale gravità), C. M. è stato trasportato dall' ambulanza del 118 al San Timoteo di Termoli. Qui la Tac era chiusa per manutenzione programmata.
ospedale san timoteo termoli 1OSPEDALE SAN TIMOTEO TERMOLI

Ultima destinazione San Giovanni Rotondo, sede di neurochirurgia, dove in serata è stata annunciata la morte. I tempi secondo la relazione della Asl sono stati appropriati: un' ora e mezza dalla chiamata al ricovero.

Non è questo il punto. La sanità regionale da diversi anni in piano di rientro dal deficit, commissariata (da poco è scaduto l' incarico dell' ex governatore Frattura), assiste a una cascata di tagli. Tonino Aceti, segretario del Tribunale del Malato-Cittadinanzattiva, indirizza un messaggio al ministero della Salute: «Lavorare non più sui conti ma sui servizi.

tac 2TAC
Non è una partita burocratica, c' è di mezzo la sicurezza. Valutate attentamente a chi affidare la responsabilità del sistema molisano». Qualche spunto può far capire quanto sia critica la situazione.

Manca un centro di neurochirurgia, quello di Campobasso è stato chiuso in base al decreto nazionale che non prevede l' attività di questa specialistica in territori con un bacino d' utenza inferiore a 700mila abitanti. Il vuoto è compensato dalla convenzione col privato istituto Neuromed di Pozzilli. L' elisoccorso non esiste.

ospedale san timoteo termoliOSPEDALE SAN TIMOTEO TERMOLI
Quando serve arriva l' elicottero dall' Abruzzo, 25 minuti di volo e solo di giorno. La notte, black out. Parliamo di una terra con la seconda densità di abitanti più bassa dopo la Valle d' Aosta, dove i collegamenti sono difficili.

tac 1TAC








Poi la beffa dei concorsi andati deserti. Ne sono stati banditi 4 negli ultimi mesi: ortopedia, neonatologia, pediatria e medicina d' urgenza. Zero candidati.

Aceti spiega perché: «Non sono posti che attirano dal punto di vista professionale. Se continua così non ci sarà speranza di ripresa». Pino Puchetti, sindaco di Larino, preannuncia un intervento presso la Procura per chiedere se la chiusura del punto ospedaliero non equivalga a interruzione di pubblico servizio.

Fonte: qui

lunedì 23 ottobre 2017

Fosse solo “Concorsopoli”:la nostra università fa schifo


Alzi la mano chi ha alzato un sopracciglio di fronte a dialoghi in cui il vecchio professore Pasquale Russo dice al giovane aspirante tale Philip Laroma Jezzi che deve «smetterla di fare l’inglese», che «se fai ricorso ti giochi la carriera», che «qui non siamo sul piano del merito», che in questi casi conta «il vile criterio del commercio dei posti».
L’inchiesta farà il suo corso e credere alla presunzione d’innocenza dei professori coinvolti è il minimo. Le prediche alla Pasolini, gli «io so, ma non ho le prove» li lasciamo agli indignati di professione, però, che nemmeno serve. Che il sistema universitario italiano vada avanti a colpi di concorsi pilotati da qualche decennio almeno è uno dei segreti peggio custoditi d’Italia. Chiunque ancorché privo di esperienza diretta abbia un parente o un amico che ha avuto esperienza in merito lo può confermare. Giochiamo a carte scoperte, su.

Il problema è che mentre tutti gli altri sistemi universitari del mondo fanno a gara ad accaparrarsi i talenti migliori,noi chiediamo a chi «come intelligenza e laboriosità vale il doppio» – così il vecchi tributarista Pasquale Russo ha definito Jezzi, secondo le carte della procura – di farsi da parte a un concorso di abilitazione, per far passare i vincitori designati. Che mentre tutti gli altri sistemi promuovono la competizione leale e meritocratica come strumento di avanzamento professionale – o almeno ci provano – noi preferiamo la cooptazione e ne andiamo fieri. 

Che mentre tutti gli altri Paesi capiscono che avere un grande, prestigioso, dinamico sistema universitario è oggi la prima condizione per sperare in un futuro prospero, noi lo usiamo come mercato delle vacche per piazzare l’amico e il medico.

Il problema è che mentre tutti gli altri sistemi universitari del mondo facciano a gara ad accaparrarsi i talenti migliori, noi chiediamo a chi «come intelligenza e laboriosità vale il doppio» di farsi da parte. Che mentre tutti gli altri Paesi capiscono che avere un grande, prestigioso, dinamico sistema universitario è oggi la prima condizione per sperare in un futuro prospero, noi lo usiamo come mercato delle vacche per piazzare l’amico e il mediocre

Sono banalità? Sì, sono banalità. Se volete ne abbiamo altreChe il tasso di passaggio dalle scuole superiori alle università è calato in dieci anni (tra il 2005 e il 2015) di 24 punti percentuali (dal 73% al 49%). Che nello stesso periodo le immatricolazioni sono state 65mila in meno. Che a fronte di un obiettivo di avere il 40% di laureati tra i 30 e i 40 anni entro il 2020, siamo fermi a quota 22,4% (24,2% tra i 25 e i 34, solo la Turchia fa peggio) fanalino di coda dell’Europa a 28. 

Che per l’istruzione superiore spendiamo il 7,4% della spesa pubblica complessiva, quattro punti abbondanti sotto la media OcseChe abbiamo tasse universitarie tra le più alte in Europa sei volte più alte di quelle che paga un giovane francese, e che, sempre tra il 2005 e il 2015 sono lievitate del 45%. Che abbiamo il corpo docente più anziano d’Europa e ricercatori con un età media di quasi 44 anni. Che siamo un Paese da cui i giovani emigrano più che dal Messico o dall’Afghanistan.

Forse ha ragione l’amico Alberto Forchielli, che nell’incontro di ieri sera a Linkiesta ci ha ricordato che anche con tutta la buona volontà del caso ci vorranno generazioni per rifondare il sistema universitario italiano. E che nel frattempo la qualità e il denaro che i nuovi giganti dell’economia mondiale stanno investendo in formazione rischiano di rendere vano tale sforzo. 

Ma se le prossime generazioni vogliono sperare di vivere in un Paese che ha futuro, la battaglia per una scuola meritocratica, efficiente, competitiva, giovane, ricca (sì, ricca sfondata) è l’unica battaglia che conta. Altrimenti, non c’è problema: bandiera bianca e liberi tutti. Ma non dite che non lo sapevate, quando stavate zitti. E non date la colpa ad altri, grazie.
 

Fonte: qui
PUGLIA - TANGENTI E ESCORT IN CAMBIO DI APPALTI PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI, DODICI ARRESTI TRA CUI DUE SINDACI, UN VICESINDACO E FUNZIONARI COMUNALI

CARABINIERICARABINIERI
Mazzette in cambio di appalti per la gestione dei rifiuti, con migliaia di euro che finivano anche sui conti di candidati in varie campagne elettorali e persino una escort, ingaggiata per allietare le serate dei componenti della cricca. E’ sfaccettato lo spaccato di illegalità emerso dall’inchiesta dei carabinieri di Brindisi, che hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare nelle province di Bari, Brindisi, Foggia e Potenza.

Le manette sono scattate per 12 persone, fra cui il sindaco ed il vicesindaco di Torchiarolo, Nicola Serinelli e Maurizio Nicolardi; il sindaco di Villa Castelli, Vitantonio Caliandro;  il vicesindaco di Poggiorsini (Area metropolitana di Bari), Giovanbattista Selvaggi; il direttore generale dell’Azienda di Servizi Ecologici - Ase di Manfredonia (Foggia), Giuseppe Velluzzi  e vari altri incaricati di pubblico servizio.

L’inchiesta è nata nel 2014 da alcuni accertamenti, avviati dai carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, su presunte irregolarità nell’assegnazione di appalti per la gestione dei rifiuti ed è stata coordinata dal sostituto procuratore di Brindisi Milto De Nozza. Negli stessi anni la stessa Procura condusse un’inchiesta parallela che, a febbraio 2016, fece finire agli arresti domiciliari l’allora sindaco di Brindisi, Cosimo Consales, accusato di avere preso tangenti per favorire un’altra società che coordinava la raccolta dei rifiuti in provincia.
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L’ipotesi dell’indagine che ha portato agli ulteriori arresti è che gli amministratori pubblici - in associazione tra loro - avrebbero alterato le gare dei rispettivi Comuni, per favorire una ditta di raccolta della spazzatura con sede a Carovigno.
In cambio i pubblici ufficiali corrotti (sindaci e dirigenti) avrebbero ottenuto cospicue mazzette.

Oltre ai reati immediatamente collegati all’ alterazione delle gare pubbliche, la Procura di Brindisi ha contestato agli indagati anche una serie di reati minori, tra i quali finanziamento illecito ai partiti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso e addirittura favoreggiamento della prostituzione. 

Fonte: qui