A OGNI AZIONE CORRISPONDE UNA SANZIONE
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martedì 6 novembre 2018
martedì 30 ottobre 2018
NON È CHE DIETRO AI GIUDIZI POSITIVI DI “WALL STREET JOURNAL” E “BLOOMBERG” (E A S&P CHE NON DECLASSA I TITOLI DI STATO) C’È LA MANINA DI TRUMP?
AGLI AMERICANI INTERESSA SOLO CHE L’ITALIA PORTI A TERMINE IL TAP, CHE PER GLI USA È MOLTO PIÙ STRATEGICO DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO. ECCO SPIEGATO IL CORTEGGIAMENTO DEL PRESIDENTE AMERICANO A CONTE…
Augusto Minzolini per “il Giornale”
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP
Da settimane Paolo Cirino Pomicino, democristiano non pentito di rito andreottiano, che ha mantenuto relazioni nelle stanze dei bottoni, azzardava una previsione nei contatti che ha mantenuto con i Palazzi romani: «Alla fine Donald Trump darà una mano al governo perché gli americani hanno in testa solo il Tap, il gasdotto Trans-Adriatico».
Sembrava la boutade di uno dei potenti del passato, ma se si rivede la cronaca delle 24 ore che hanno preceduto la decisione di Standard & Poor' s di mantenere il rating attuale dell' Italia aggiungendo un outlook negativo, ritorna in mente il vecchio adagio del Divo Giulio, «a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca». La decisione dell' ultima grande agenzia di rating che doveva pronunciarsi sull' Italia, infatti, è stata preceduta da una serie di fatti inusuali.
BLOOMBERG: LA MANOVRA ITALIANA NON E' COSI' FOLLE COME SEMBRA
Il giorno prima, lo stesso Trump in un tweet ha informato il mondo di aver avuto una telefonata con il premier Giuseppe Conte, a cui ha assicurato il suo più completo appoggio anche per le scelte economiche. Un vero endorsement. Dodici ore dopo due «voci» autorevoli della finanza americana, le anime più vicine all' establishment conservatore, cioè il Wall Street Journal e l' agenzia Bloomberg, hanno espresso un giudizio favorevole sulla manovra economica del governo di Roma.
TAP
Passata qualche ora Conte, spalleggiato da Di Maio, ha dato il via libera definitivo con un comunicato ufficiale alla realizzazione del Tap. Una decisione che ha corredato con un argomento per sedare la ribellione della base grillina: «Interrompere la realizzazione dell' opera comporterebbe costi insostenibili, pari a decine di miliardi». Infine, due ore dopo, è arrivato il verdetto di S&P: non un abbassamento del rating (alcuni giornali ci scommettevano), ma una previsione negativa per il futuro (outlook negativo).
Insomma, un supplemento di istruttoria condito qui c' è il paradosso con giudizi talmente duri che sarebbero più in linea con un abbassamento del rating. Tant' è che il premier italiano venerdì sera ha tirato un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo: «Meglio di quanto si temesse».
Ora, uno può anche dire che si tratti solo di fantapolitica, di un eccesso di dietrologia, ma questa cronistoria non può non far venire il sospetto di uno scambio o di un aiuto interessato da parte dell' amministrazione americana, magari frutto di una trattativa segreta per mandar finalmente in porto il Tap.
Un sospetto che sarebbe coerente con l' approccio estremamente pragmatico alla politica di Trump. «Io non ho dubbi», confida Renato Brunetta, che in queste settimane analizza l' impatto della manovra gialloverde sui mercati: «Per giorni S&P mi è sembrata in una posizione d' attesa. Poi ha mantenuto il rating ma dando dei numeri che fanno a pugni con la realtà, anche se condito con l' outlook negativo: dare un indice di crescita all' 1,1% della nostra economia non sta né in cielo né in terra con questa manovra.
La verità è che Trump in questi mesi ha fatto un corteggiamento asfissiante a Conte perché per loro il Tap è strategico. Hanno dato al governo un supplemento di tempo e, magari, fra qualche mese gli presenteranno il conto. Senza contare che la maggior parte del debito estero italiano è in mano, soprattutto, a francesi e tedeschi, gli americani sono solo terzi».
Già, il Tap per la Casa Bianca è ben più importante del debito pubblico italiano: il primo è fondamentale negli equilibri geopolitici; il secondo impensierisce più Bruxelles o Francoforte che non una Casa Bianca abitata da Donald Trump. Valentino Valentini, uomo ombra di Silvio Berlusconi, che il dossier Tap lo conosce a menadito, è sempre diffidente verso la dietrologia («S&P dice - non si presterebbe a fare il gioco di nessuno»), ma sull' importanza del Tap per gli americani nel risiko mondiale non ha dubbi: «Toglie a Putin l' esclusiva del rubinetto del gas verso l' Europa. Per ora collegherà i grandi giacimenti dell' Azerbaigian al Vecchio Continente, ma poi anche quelli delle altre Repubbliche del Caspio. Con la realizzazione del Tap il progetto South Stream di Putin, ad esempio, perde ogni interesse».
In sintesi: con il Tap gli Usa tolgono alla Russia la possibilità di poter fare pressioni sul piano energetico (e potenzialmente politico) sull' Europa e, nella mente di Trump, entrano nel business del gas in un mercato importante come quello della Ue.
Inoltre il gas arriverebbe in Europa dalla porta italiana e non da quella tedesca e tutti sanno che l' attuale inquilino della Casa Bianca nutre una certa antipatia verso Berlino. Non è poco. Rispetto a questo progetto, che va avanti da diversi anni, l' avvento dei grillini al governo, con la loro idiosincrasia verso il Tap, per Washington era diventato un ostacolo.
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP
Il rapporto privilegiato con Roma, le carezze di Trump verso Conte di questi mesi, sono stati i modi classici per superarlo. E la manovra economica, con i suoi problemi, ha dato a Washington una carta in più verso il governo gialloverde, quantomai bisognoso d' aiuto. Così, alla fine, l' esigenza di avere l' appoggio dell' amministrazione Usa ha spinto Conte a rompere gli indugi al costo di mettersi in urto con la base del movimento in Puglia: ieri i comitati anti-Tap hanno chiesto le dimissioni di Di Maio e della ministra Lezzi, mentre tre parlamentari grillini hanno messo in dubbio l' esistenza di penali di 20 miliardi (cifra fatta da Di Maio) nel caso il progetto non vada in porto. In sintesi: sono volati gli stracci.
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP
Matteo Renzi, che come ex premier conosce bene la questione, non crede molto alla trattativa fra Trump e Conte. «Un' operazione troppo raffinata per un governo in cui c' è quel genio di Di Maio, che si permette di mandare a quel paese Draghi», sostiene.
Detto questo, però, qualche dubbio ce l' ha. Soprattutto, a lui non risulta l' esistenza di penali miliardarie. «Ma siete sicuri chiede, lui che conosce le carte che ci siano queste penali? Da quanto ne so io, non sono certo di quel livello».
CONTE DI MAIO SALVINI
Una polpetta avvelenata. Un modo per rimarcare cosa si deve inventare il governo gialloverde per far ingoiare ai grillini una decisione giusta e filo Washington come il Tap. E, comunque, anche lui è sicuro che il verdetto di ieri di S&P sia solo una tregua: «Tra sei mesi li faranno neri».
Anche perché ogni giorno porta a Palazzo Chigi la sua pena: i dati non sono ancora arrivati sulla scrivania di Di Maio, ma a quanto pare l' avvento del decreto dignità ha fatto diminuire i contratti a termine del 20% negli ultimi mesi, senza aumentare quelli a tempo indeterminato.
Fonte: qui
GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP
DI MAIO CONTE SALVINI
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martedì 16 ottobre 2018
IL PREMIER CONTE CONVOCA PARLAMENTARI E CONSIGLIERI PUGLIESI 5 STELLE PER DISCUTERE DEL GASDOTTO
LA RIPRESA DEI LAVORI PER L’INFRASTRUTTURA È IMMINENTE DOPO IL FERMO ESTIVO
IL MOVIMENTO NO TAP ORGANIZZA UNA MANIFESTAZIONE CONTRO LA PRESENZA DELLA NAVE ADHEMAR, PRONTA A RIPRENDERE IL CANTIERE, TRA L’IMBARAZZO DEI GRILLINI, DA SEMPRE CONTRARI ALL’OPERA…
Tap, oggi è il giorno del ‘giudizio’: il premier Conte ha convocato i parlamentari e consiglieri pugliesi. Intanto, a Brindisi, è prevista per oggi alle ore 14 la manifestazione a Costa Morena contro la presenza della nave Adhemar D/Snt Venant, pronta ad iniziare il cantiere Tap a largo di San Foca, nel Salento.
Il premier Conte
A Roma, oggi, si parlerà del gasdotto Tap che dovrebbe nascere in terra pugliese. I parlamentari Cinque Stelle pugliesi e consiglieri regionali sono stati convocati dal premier Giuseppe Conte sulla questione Tap.
La ripresa dei lavori per la realizzazione dell’infrastruttura energica che porterà il gas dell’Azerbaijan in Europa, infatti, sarebbe imminente.
Il cantiere si dovrebbe riaprire a Melendugno, in provincia di Lecce, nel cuore del Salento. L’incontro tra il presidente Conte e i politici pugliesi si dovrebbe tenere questa sera, dopo i lavori del Consiglio dei ministri, impegnati con la discussione della Manovra.
Bandiera No Tap
Oggi pomeriggio è prevista a Brindisi presso Costa Morena una protesta messa in campo dal Movimento No Tap. “La società svizzera Tap Ag, con un progetto di gasdotto inutile, dannoso e costoso che arriva dall’Azerbaijan, vuole riprendere i lavori dopo il fermo estivo.
Ricordiamo che TAP è privo delle concessioni demaniali marittime e che l’ordinanza della capitaneria di porto è illegittima secondo il parere del Comune di Melendugno e che la non assoggettabilità a Valutazione Impatto Ambientale in mare è attualmente contestata in tribunale – scrive il Movimento –. La nave posatubi ADHEMAR DSNT VENANT della Jan de Nul SA, subappaltatrice di SAIPEM SPA e per conto di TAP AG, deve posizionare un palancolato subacqueo a circa 1,5 KM dalla costa antistante la Marina di San Foca di Melendugno per il fissaggio del gasdotto.
Perciò la Capitaneria di Porto di Otranto ha già emesso l’ordinanza n. 73/2018 che vieta la balneazione, la pesca e la navigazione su tutta la costa di San Basilio, San Foca fino a Torre dell’Orso dal 5 ottobre 2018 al 31 dicembre 2018” concludono.
15 Ottobre 2018
Fonte: qui
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venerdì 10 agosto 2018
La roulette russa sulla pelle dell'Italia
L’Italia non ha speranza. È finito. Non bisogna quindi interessarsi dello spread, del debito con il suo esorbitante costo per il servizio.
Questo Paese non ha speranza. È finito, mettetevelo in testa. E chissenefrega dello spread, del debito con il suo esorbitante costo per il servizio, dei mitici "mercati" che ci insegneranno a votare. È finito perché è abitato da gente che non ha il senso della convivenza, della coesione, del minimo sindacale di civismo, del realismo. Certo, siamo il Paese che tutti glorificano all'estero per le sue bellezze naturali e storiche, per il cibo e il vino, per il senso dell'accoglienza e del saper vivere. Balle. Sapete dove vanno i turisti? In Spagna, Grecia e Croazia. Lo certificava domenica un articolo del Corriere della Sera parlando del "modello Gallipoli", ovvero - almeno da quanto ho capito - la scelta di puntare tutto sulla versione un po' più chic (ma nemmeno troppo) di Ibiza, con feste infinite in spiaggia, deejay di richiamo internazionale e altre cialtronate simili.
Lapresse
Questo Paese non ha speranza. È finito, mettetevelo in testa. E chissenefrega dello spread, del debito con il suo esorbitante costo per il servizio, dei mitici "mercati" che ci insegneranno a votare. È finito perché è abitato da gente che non ha il senso della convivenza, della coesione, del minimo sindacale di civismo, del realismo. Certo, siamo il Paese che tutti glorificano all'estero per le sue bellezze naturali e storiche, per il cibo e il vino, per il senso dell'accoglienza e del saper vivere. Balle. Sapete dove vanno i turisti? In Spagna, Grecia e Croazia. Lo certificava domenica un articolo del Corriere della Sera parlando del "modello Gallipoli", ovvero - almeno da quanto ho capito - la scelta di puntare tutto sulla versione un po' più chic (ma nemmeno troppo) di Ibiza, con feste infinite in spiaggia, deejay di richiamo internazionale e altre cialtronate simili.
Bene, non siamo stati capaci nemmeno di eccellere nell'abbassamento dello standard generale: l'articolo parla chiaro, «prezzi alti, scarsi servizi, imprese improvvisate: l'unico obiettivo è "tutto e subito". Così declina l'Ibiza d'Italia». Vero? Non vero? Vero in parte? Poco importa, ormai viviamo nella società della verità a targhe alterne. Siamo il Paese che si divide sull'uovo di Moncalieri, con un ex premier che twitta parlando di "brutale aggressione razzista" e poi non ha la decenza di chiedere scusa per l'idiozia che ha scritto e rappresentanti di governo che si lasciano andare a battute sui figli di papà del Pd, nello stesso giorno in cui si scopre che proprio al Viminale albergano figli di papà abbastanza noti, quantomeno stando alla cronaca più stringente.
Un Paese del genere mi fa pena, prima che paura. Perché se mi facesse paura, quantomeno susciterebbe in me una sensazione vitale - ancorché negativa -, mentre ormai siamo all'assuefazione da miseria umana, culturale e politica. E poco mi importa del "modello Gallipoli", mi interessa che chi mi governa e mi chiede tasse spropositate per ottenere servizi pressoché nulli, si riempia la bocca - illustrandomi la sua idea di futuro - con l'investimento in turismo e cultura, ciò che ormai va di moda definire "il nostro petrolio". Certo, se poi non sai trivellare e bucherelli il Paese a caso, il petrolio serve a poco. Ma lì, in quella Puglia che pare aver perso l'ennesimo treno e l'ennesima occasione, si discute d'altro, si discute del Tap: e non per capire se davvero serve, non per intavolare un dibattito serio sulla sua economicità strutturale per il sistema Italia. No, per una disfida tutta ideologica sugli ulivi. I quali verranno reimpiantati a lavori terminati, ma qui siamo nel Paese che Ennio Flaiano definiva popolato da persone sempre pronte a fare le barricate, ma con i mobili altrui: bene, le poche migliaia di cittadini che tengono in ostaggio una Regione incapace anche di sfruttare le sue bellezze e risorse naturali, stanno facendo le barricate con i vostri e i miei mobili, perché pagare meno il gas e avere maggior concorrenza ed efficienza energetica è vitale per 60 e rotti milioni di italiani. I quali, però, non possono dire "bah" al riguardo, sospesi fra perenni rese dei conti pre o post-elettorali fra le forze di governo e quella che Robert Hughes mirabilmente definì "la cultura del piagnisteo".
E lo stesso vale per il Terzo Valico, la Pedemontana lombarda, la Tsv: blocchiamo tutto, in nome di un supposto mito della decrescita felic(alias caduta libera!) che, giorno dopo giorno, flirta in realtà con il delirio autolesionista del mito del buon selvaggio (vedi l'affairevaccini). Ma è tutta la logica a essere perversa: perché sicuramente ci sarà qualche illuminato, purtroppo anche con responsabilità economiche di governo, che ridurrà la questione pugliese a una disputa ideologico-monetarista, restringendo il caso concorrenza alla Croazia e gridando al miracolo sovranista della kuna contro l'euro designato sulle necessità tedesche e che distrugge la nostra economia, turismo in testa. Peccato che gli altri due competitor che stanno scippandoci silenziosamente quote di mercato abbiano l'euro e che in un caso, quello greco, abbiano anche subito qualche annetto - per l'esattezza, sette - di politiche di austerity. Ma non importa, viviamo nel mondo in cui uno dei guru economici della Lega, Claudio Borghi, grazie a queste castronerie (per sua stessa ammissione in un'intervista, nella quale ammetteva di spararle grosse per farsi invitare in tv e ottenere consensi e visibilità) è diventato presidente della Commissione bilancio della Camera. Uno che ha fatto crollare il titolo di Mps (altri soldi nostri, per capirci) parlando di nazionalizzazione tout court a Borse aperte, per chi avesse la memoria corta o monodirezionale.
E a proposito di Grecia, vi ricordate gli strepiti anti-Europa dei due giorni in cui la stampa e i social network si sono occupati degli incendi che hanno devastato l'Attica, salvo poi tornare in un caso a parlare di Cristiano Ronaldo e nell'altro a pubblicare gattini, fotografie delle vacanze e bufale pro o anti-immigrazione? Bene, vi ho già dimostrato - documenti del sindacato dei Vigili del fuoco greci alla mano - che i mezzi anti-incendio ellenici sono vecchi di quarant'anni, quindi ben prima che la Troika sbarcasse ad Atene, ma che negli anni si è preferito truccare i conti, organizzare faraoniche Olimpiadi (il cui lascito è stato un default e tantissimi cattedrali nel deserto, sulla cui costruzione però hanno banchettato in molti) e pagare sussidi e pensioni a cani e porci, piuttosto che ammodernare il parco mezzi dei pompieri, in un Paese endemicamente vittima degli incendi nel periodo estivo. Colpa dell'Europa o scelta dei vari governi che si sono succeduti in Grecia negli ultimi quarant'anni?
Domenica, nel silenzio generale calato sulla vicenda, è giunta notizia della novantesima vittima di quei roghi. Una breve dell'Ansa, nulla più. Di ancora meno spazio e visibilità, però, hanno goduto queste due notizie (questa la prima e questa la seconda). Come mai - se come ci hanno detto per il paio di giorni in cui è durato l'interesse generale per il caso degli incendi in Grecia, la colpa è stata dei tagli imposti dalla Troika e dalla Germania brutta e cattiva - si è dimesso un ministro greco e non tedesco o un Commissario Ue? Non era tutta colpa dell'austerity europea, stando al 90% di media e politici in cerca di facili applausi? E come mai il premier, Alexis Tsipras, ha accettato al volo quelle dimissioni, non spendendo nemmeno un secondo in difesa del suo ministro? Forse perché era indifendibile? E come mai decine di familiari hanno intentato sì una class action in none dei loro congiunti deceduti, ma non contro Bruxelles o Berlino ma proprio contro il governo greco, reo a loro dire non solo dei mancati avvisi di evacuazione, ma anche di non aver abbattuto case di fatto abusive e in aree a rischio (mi ricorda qualche altro Paese, dove le emergenze diventano sempre drammi ma si costruisce su pendici di vulcani o accanto all'alveo dei fiumi)?
Come mai, al netto dei sacrifici innegabili richiesti al popolo greco, nessuno ha fatto notare che i Vigili del Fuoco ellenici non hanno subito alcun taglio negli stanziamenti e nell'organico, cresciuto anzi di un - seppur minimo - 4% lo scorso anno? Non lo dico io, lo dice una nota ufficiale dell'Ue, pubblicata non certo con grande evidenza ed entusiasmo dal Corriere della Sera. Perché, soprattutto, tanto silenzio dei media su questi sviluppi? Perché non fanno comodo a certa retorica "sovranista" tanto di moda?
Attenti, stanno giocando con il vostro futuro. E non a nascondino, bensì alla roulette russa. Non ci credete? Guardate qui
The Iran sanctions have officially been cast. These are the most biting sanctions ever imposed, and in November they ratchet up to yet another level. Anyone doing business with Iran will NOT be doing business with the United States. I am asking for WORLD PEACE, nothing less!
è il tweet di buongiorno con cui il nostro "migliore amico" minacciava chiunque, da ieri, avesse continuato a fare affari con l'Iran e, somma di danno e beffa, lo faceva appellandosi al desiderio di pace nel mondo, forse scordando lo straordinario contributo fornito a tal nobile fine da Al-Qaeda, Isis, Al-Nusra e compagnia sgozzante, tutti debitamente - e stranamente - al servizio degli interessi geopolitici e destabilizzanti del governo statunitense negli ultimi vent'anni. Se c'è una speranza di negoziato, magari anche arrivando al braccio di ferro, è perché la Commissione Ue ha fatto valere le sue prerogative, garantendo alle aziende europee (e quelle italiane sono tante) la prosecuzione su base legale dei loro business con Teheran: fossimo da soli, belli e sovrani, cosa faremmo di fronte a questa minaccia? Chiederemmo una deroga, essendo "migliori amici"?
È questo il futuro che vogliamo, farci dettare direttamente l'agenda dal protettore di turno, oltretutto con interessi non concorrenti ma diametralmente e mortalmente opposti ai nostri? Chiedetelo ai Majakovskij sempre più stonati e spompati di questo governo, qualcuno lo trovate anche nei paraggi. Salvo non sia, come i suoi eroi giallo-verdi, troppo impegnato ad arrampicarsi sugli specchi. Perché l'autunno si avvicina.
Fonte: qui
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