
Visualizzazione post con etichetta Ambasciata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambasciata. Mostra tutti i post
mercoledì 19 giugno 2019
venerdì 23 febbraio 2018
IN ARGENTINA SEQUESTRATI 400 KG DI COCAINA ALL’AMBASCIATA RUSSA
GLI STUPEFACENTI, DEL VALORE DI 50 MILIONI DI EURO, DOVEVANO ARRIVARE DA BUENOS AIRES A MOSCA IN AEREO ATTRAVERSO CANALI DIPLOMATICI
I CRIMINALI GODEVANO DELL’APPOGGIO DI ALCUNI DIPENDENTI DELL’AMBASCIATA
Francesco Tortora per www.corriere.it
L'indagine, degna di una sceneggiatura cinematografica, è durata più di un anno e alla fine ha portato all'arresto di 5 persone che operavano tra la Russia e l'Argentina usando la posta diplomatica. I narcotrafficanti avevano nascosto in un edificio dell'ex ambasciata sovietica a Buenos Aires ben 389 kg di cocaina dal valore di 50 milioni di euro che sarebbero dovuti arrivare in aereo in Europa.
FARINA AL POSTO DELLA DROGA
L'indagine è iniziata il 13 dicembre del 2016 quando Viktor Koronelli, diplomatico russo di stanza a Buenos Aires, ha scoperto 16 valigie piene di cocaina in una dependance dell'ambasciata e ha immediatamente allertato Patricia Bullrich, ministra degli Interni del Paese sudamericano. La stessa sera, una volta appurato che si trattava di stupefacenti, gli investigatori sono andati al mercato all'ingrosso di Buenos Aires per acquistare 400 chili di farina. Le autorità argentine sapevano di avere solo fino alle 6 del mattino prima che lo staff dell'ambasciata iniziasse ad arrivare. Gli agenti hanno impiegato 4 ore per sostituire la cocaina con la farina e hanno posizionato un localizzatore GPS all'interno di ogni valigia.
COCAINA
GLI ARRESTI
Nei mesi successivi i membri della rete, alcuni dei quali lavoravano all'ambasciata, hanno cercato invano di far arrivare le valigie piene di farina attraverso i canali diplomatici. Alla fine però sono stati arrestati. Tra loro c'era anche un cittadino russo naturalizzato argentino, che lavorava per la polizia di Buenos Aires dal 2013.
La cocaina, "di purezza molto elevata", era destinata alla Russia e forse alla Germania, dove probabilmente vive il presunto capo dei narcotrafficanti, ancora latitante. Le forze dell'ordine russe che hanno lavorato a stretto contatto con quelle argentine sono sbarcate tre volte in Sudamerica per partecipare alle indagini: "È stata un'operazioni senza precedenti nella storia dell'Argentina - ha dichiarato la ministra Bullrich -. Gran merito va alla collaborazione permanente tra l'ambasciata russa e il nostro governo, che sono riusciti a sgominare l'organizzazione criminale".
L'APPRODO DEGLI STUPEFACENTI
Non è ancora chiaro quale sia l'origine della cocaina né a quale mercato fosse destinata. «Può venire dalla Colombia o dal Perù, i pacchetti sono stati decorati con una stella - ha dichiarato la ministra Bullrich -. Sappiamo anche che in Russia questo stupefacente è molto costoso: potrebbe essere stato spedito per la prossima Coppa del Mondo, ma pure per il consumo normale. Pensiamo anche che ci sia un membro dell'organizzazione ad Amburgo che voleva portarne una parte in Germania».
Fonte: qui
L'indagine, degna di una sceneggiatura cinematografica, è durata più di un anno e alla fine ha portato all'arresto di 5 persone che operavano tra la Russia e l'Argentina usando la posta diplomatica. I narcotrafficanti avevano nascosto in un edificio dell'ex ambasciata sovietica a Buenos Aires ben 389 kg di cocaina dal valore di 50 milioni di euro che sarebbero dovuti arrivare in aereo in Europa.
FARINA AL POSTO DELLA DROGA
L'indagine è iniziata il 13 dicembre del 2016 quando Viktor Koronelli, diplomatico russo di stanza a Buenos Aires, ha scoperto 16 valigie piene di cocaina in una dependance dell'ambasciata e ha immediatamente allertato Patricia Bullrich, ministra degli Interni del Paese sudamericano. La stessa sera, una volta appurato che si trattava di stupefacenti, gli investigatori sono andati al mercato all'ingrosso di Buenos Aires per acquistare 400 chili di farina. Le autorità argentine sapevano di avere solo fino alle 6 del mattino prima che lo staff dell'ambasciata iniziasse ad arrivare. Gli agenti hanno impiegato 4 ore per sostituire la cocaina con la farina e hanno posizionato un localizzatore GPS all'interno di ogni valigia.
COCAINA
GLI ARRESTI
Nei mesi successivi i membri della rete, alcuni dei quali lavoravano all'ambasciata, hanno cercato invano di far arrivare le valigie piene di farina attraverso i canali diplomatici. Alla fine però sono stati arrestati. Tra loro c'era anche un cittadino russo naturalizzato argentino, che lavorava per la polizia di Buenos Aires dal 2013.
La cocaina, "di purezza molto elevata", era destinata alla Russia e forse alla Germania, dove probabilmente vive il presunto capo dei narcotrafficanti, ancora latitante. Le forze dell'ordine russe che hanno lavorato a stretto contatto con quelle argentine sono sbarcate tre volte in Sudamerica per partecipare alle indagini: "È stata un'operazioni senza precedenti nella storia dell'Argentina - ha dichiarato la ministra Bullrich -. Gran merito va alla collaborazione permanente tra l'ambasciata russa e il nostro governo, che sono riusciti a sgominare l'organizzazione criminale".
L'APPRODO DEGLI STUPEFACENTI
Non è ancora chiaro quale sia l'origine della cocaina né a quale mercato fosse destinata. «Può venire dalla Colombia o dal Perù, i pacchetti sono stati decorati con una stella - ha dichiarato la ministra Bullrich -. Sappiamo anche che in Russia questo stupefacente è molto costoso: potrebbe essere stato spedito per la prossima Coppa del Mondo, ma pure per il consumo normale. Pensiamo anche che ci sia un membro dell'organizzazione ad Amburgo che voleva portarne una parte in Germania».
Fonte: qui
giovedì 7 dicembre 2017
TRUMP: ‘E' UFFICIALE, SPOSTEREMO L’AMBASCIATA A GERUSALEMME’
IL MONDO ARABO (E NON SOLO) VA IN TILT
DONALD CHIAMA ABU MAZEN E AL SISI, CHE AVVERTONO DEI ‘PERICOLI’ DI UNA MOSSA SIMILE
PICCOLO DETTAGLIO: TRUMP FECE QUESTA PROMESSA GIÀ A GENNAIO 2016, DURANTE LE PRIMARIE. PER POI RIBADIRLA DA CANDIDATO E DA PRESIDENTE ELETTO.
GLI AMERICANI LO HANNO VOTATO BEN CONSAPEVOLI DI QUESTA SCELTA
TRUMP IL 20 GENNAIO 2016 (QUASI DUE ANNI FA, ALL’INIZIO DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE): ‘SPOSTERÒ L’AMBASCIATA AMERICANA DA TEL AVIV A GERUSALEMME’
http://www.jpost.com/US-Elections/Trump-pledges-to-move-US-embassy-from-Tel-Aviv-to-Jerusalem-442091
TRUMP A ABU MAZEN, SPOSTEREMO AMBASCIATA A GERUSALEMME
(ANSA) - Donald Trump ha informato il presidente palestinese Abu Mazen "della sua intenzione di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme". Lo scrive la Wafa riferendo della telefonata tra i due. Abu Mazen ha ammonito Trump "dei pericoli di una tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo".
Abu Mazen ha ribadito, secondo quanto riferito dal portavoce presidenziale Abu Rudeina alla Wafa, che "non ci può essere nessuno Stato palestinese senza Gerusalemme est come capitale, in conformità con le risoluzioni di legittimità internazionale e l'iniziativa di pace araba". "Il presidente - ha aggiunto Abu Rudeina - continuerà i suoi contatti con i leader mondiali per prevenire azioni inaccettabili".
GERUSALEMME:PRESSING SU TRUMP,SVOLTA POTREBBE SLITTARE
(ANSA) - La decisione di Donald Trump su Gerusalemme potrebbe slittare. Lo scrive la Cnn citando fonti dell'amministrazione Usa. A provocare un rinvio rispetto ai tempi previsti sarebbe la discussione apertasi all'interno della Casa Bianca in seguito alle pressioni degli alleati, dalle cancellerie europee a quelle dei paesi arabi. In particolare si starebbe valutando come controbilanciare la decisione tenendo conto anche delle istanze dei palestinesi.
GERUSALEMME: IL CAIRO, TRUMP HA CHIAMATO SISI PER INFORMARLO
(ANSA) - Il presidente americano Donald Trump ha chiamato il capo di Stato egiziano Abdel Fattah al Sisi per un colloquio telefonico "sulla decisione di trasferire l'ambasciata di Washington ad Al-Qods", Gerusalemme: lo riferisce la televisione egiziana in sovrimpressione. Sisi ha riaffermato "la posizione immutata dell'Egitto sul fatto che lo statuto giuridico di Gerusalemme va preservato", ha aggiunto l'emittente in linea con informazioni diffuse dall'agenzia Mena. "Sisi ha giudicato necessario operare per non complicare la situazione nella regione", riferisce l'agenzia citando il portavoce della presidenza.
Fonte: qui
sabato 17 dicembre 2016
E' IMPROBABILE CHE I GRANDI ELETTORI RIBALTINO IL VOTO SU DONALD TRUMP
MENTRE MURDOCH E JERRY HALL POSANO CON GLI OBAMA, TRUMP NOMINA AMBASCIATORE IN ISRAELE DAVID FRIEDMAN, CHE VUOLE PORTARE L'AMBASCIATA DA TEL AVIV A GERUSALEMME, IN BARBA AGLI STREPITI DEL MONDO ARABO
Maria Giovanna Maglie per Dagospia
Foto di gruppo scelto alla Casa Bianca per i vip dell'informazione, e non poteva che essere Rupert Murdoch l’immortalato con la sfolgorante neo sposa Jerry Hall, tutti e due in posa affettuosa con Barack e Michelle Obama. Un salutino non si nega a nessuno, nelle stesse ore Murdoch festeggia la presa di Sky inglese e il primo posto tra le tv degli Stati Uniti ottenuto da Fox News.
Fox News ha fatto una campagna molto efficace per Donald Trump, sia pur partendo a primavera avanzata, quando fra i due tycoon grazie al solito genero Jared Kushner è stata siglata la pace e avviata un'amicizia di coppie, Fox News si gode ora il primato e le interviste esclusive del presidente eletto, mentre l'arcinemica CNN misura l'umiliazione di essere scivolata per la prima volta nella sua storia al terzo posto.
Lunedì è il grande giorno nel quale i grandi elettori dei partiti si incontrano e con il loro voto rendono ufficiale e definitiva l'elezione del presidente. Non ci sono sorprese all'orizzonte, niente di quanto vanno scrivendo da giorni i giornaloni italiani è vero, nessuno porterà via la vittoria che Donald Trump si è conquistato sul campo in un anno di campagna elettorale. Però l'atmosfera continua a essere estremamente pesante.
Non che la cosa turbi particolarmente il presidente eletto, il quale ieri sera ha sganciato un'altra bomba indicando nell' avvocato David Friedman il prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Non è una nomina qualunque, il personaggio è noto per i suoi legami stretti con Israele, e ha chiarito subito: “Non vedo l'ora di poter lavorare nell'ambasciata a Gerusalemme, capitale eterna di Israele”.
L'ambasciata sta attualmente a Tel Aviv, come tutte le rappresentanze diplomatiche internazionali, per via della contesa sulla capitale con gli arabi. È una vecchia storia, gli americani da tanto tempo avevano la tentazione di spostare l'ambasciata a Gerusalemme, non hanno mai avuto il coraggio della rottura, o la saggezza se preferite.
Certo è che quelli che oggi strillano al pericolo di rendere le relazioni ancora più aspre col mondo arabo e gli alleati americani in Europa occidentale bene farebbero a ripassarsi l'elenco delle recenti prese di posizione, sanzioni, condanne varie degli organismi internazionali, tutti filo arabi, tutti contro Israele.
Trump eredita la relazione peggiore della storia tra America e Israele, alleati inossidabili che Barack Obama ha ossidato niente male; non lascerà le cose come stanno e manderà un segnale preciso al mondo arabo, senza timore. La stessa cosa farà con il rappresentante all'ONU, ma certo oggi la nomina di un tale ambasciatore rinfocola ulteriormente gli animi.
Segnatamente gli animi dei democratici, che di aver perso non ne vogliono proprio sapere e rassegnazione non ne praticano. John Podesta, il capo della campagna della Clinton e anche il protagonista involontario di alcune delle mail più imbarazzanti per lui svelate dagli hackers, ha tirato fuori l'ultima proposta surreale, e dice che tutti i grandi elettori dovrebbero essere interrogati dagli uomini della Cia per poter essere certi che sono indipendenti nel loro giudizio.
Ora, questo non è solo estremamente umiliante per la dignità della nazione più importante del mondo, tanto è vero che il governo russo risponde ufficialmente di essere indignato da tante chiacchiere senza che sia venuta fuori una sola prova del suo coinvolgimento nello spionaggio via internet della campagna elettorale, ma dietro e dichiarazione di sdegno e inviti a farla finita, si capisce che se la ridono. Questo è anche profondamente stupido, perché i grandi elettori sono dei meri rappresentanti ed esecutori della volontà dei cittadini e corrispondono in ogni Stato al numero dei deputati eletti più i due senatori. Nessuno li ha tirati fuori da qualche cilindro.
Nessuno di loro è in rivolta contro l'odioso dovere di votare Donald Trump, solo un repubblicano ha annunciato che voterà per qualcun altro e lo ha fatto ufficialmente, ma ci vuol altro visto che Trump ha 306 voti elettorali, la Clinton 232, e ce ne vogliono 270 per essere eletti.
In un tentativo piuttosto ridicolo Jill Stein, il candidato del partito Verde, ha buttato milioni di dollari tacitamente forniti dalla campagna della Clinton, per ricontare i voti in Wisconsin, dove ne sono usciti 131 in più per Trump.
In Pennsylvania invece un giudice federale ha emesso una opinione che suggerisce di lasciar perdere e smetterla di pensare che in quello stato 6 milioni di elettori siano stati imbrogliabili e imbrogliati. Sempre un giudice federale del Colorado, Stato vinto dalla Clinton, ha emesso un avviso ai nove grandi elettori democratici diffidandoli dal cambiare voto, e se la misura vale per il tradimento ipotetico di democratici vale per tutti.
Eppure i sore losers non si placano, e il solito Martin Sheen, attore militante mai uscito dalla parte di West Wing, raccoglie firme di attori di fiction e soap per un appello agli elettori contro Trump. Un gruppo che si chiama electors trust offre ai grandi elettori consigli legali e li assisterebbe in caso di tradimento dei cittadini.
Sul New York Times è comparso l'articolo opinione di un professore che suggerisce che i Padri Fondatori in realtà volevano che i grandi elettori fossero completamente liberi di rispettare o meno il mandato dei cittadini. E per non farsi mancare niente un grande elettore repubblicano del Michigan che si chiama Michael Banerian ha dichiarato al Post che qualcuno lo ha minacciato se non cambia voto di mettergli una pallottola in testa.
Già si annuncia un estremo e disperato tentativo di perdere tempo, ovvero una volta proclamata la scelta dei grandi elettori lunedì basterà una sola obiezione di un membro della Camera del Senato perché sia necessaria una votazione di certificazione del voto da parte di tutte e due le Camere. Il tentativo è evidentemente disperato perché i repubblicani hanno la maggioranza e controllano tutte e due le Camere, e insomma non c'è nessun modo di far perdere Donald Trump da vivo. Avvisare anche nelle redazioni italiane.
Iscriviti a:
Post (Atom)


















