9 dicembre forconi: Gerusalemme
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lunedì 14 maggio 2018

OGGI GLI USA APRONO L’AMBASCIATA A GERUSALEMME: TRUMP NON CI SARA' MA AL SUO POSTO IVANKA E IL MARITO JARED KUSHNER

NETANYAHU FELICE, MA I PALESTINESI MINACCIANO RITORSIONI

Rolla Scolari per la Stampa

ivanka trump a gerusalemmeIVANKA TRUMP A GERUSALEMME
Sorridente, con indosso un soprabito e occhiali da aviatore, Ivanka Trump è arrivata ieri in Israele. Assieme al marito e consigliere presidenziale Jared Kushner, la «first daughter» è l' invitato d' onore della cerimonia che marca oggi l' apertura dell' ambasciata Usa a Gerusalemme.

ivanka trump con l'ambasciatore usa in israele david friedmanIVANKA TRUMP CON L'AMBASCIATORE USA IN ISRAELE DAVID FRIEDMAN






Il presidente Donald Trump ha annunciato il trasferimento a dicembre, sollevando la contrarietà dei palestinesi, ma anche di gran parte della comunità internazionale, dagli alleati europei ai Paesi arabi.

preparativi per l'apertura dell'ambasciata usa a gerusalemmePREPARATIVI PER L'APERTURA DELL'AMBASCIATA USA A GERUSALEMME



Con l' arrivo della delegazione americana in Israele, di cui fanno parte anche il vice segretario di Stato John Sullivan e il segretario del Tesoro Steven Mnuchin, si aprono giorni di incertezza in Medio Oriente, in cui si mescolano le celebrazioni per il 70° anniversario della fondazione dello Stato d' Israele, con la rabbia dei palestinesi che domani celebrano il giorno della «nakba» (catastrofe in arabo) per ricordare le 700mila persone costrette tra il 1948 e il 1949 a lasciare i propri villaggi.
ivanka trump e jared kushner arrivano a gerusalemmeIVANKA TRUMP E JARED KUSHNER ARRIVANO A GERUSALEMME




Già ieri in occasione delle commemorazioni per la riunificazione di Gerusalemme sotto il controllo israeliano dopo la guerra del '67 sono sorte tensioni. La polizia israeliana è intervenuta quando un gruppo di fedeli ebrei si è scontrato con musulmani, dopo aver violato le regole di accesso alla Spianata delle moschee.

Le misure di sicurezza
preparativi per l'apertura dell'ambasciata usa a gerusalemme 2PREPARATIVI PER L'APERTURA DELL'AMBASCIATA USA A GERUSALEMME 






E mentre ieri il governo israeliano organizzava una serata di gala, l' esercito rafforzava la sua presenza nell' area attorno a Gaza. La manifestazione prevista oggi nella Striscia potrebbe attirare 100mila persone.

ivanka trump e jared kushner a gerusalemmeIVANKA TRUMP E JARED KUSHNER A GERUSALEMME





Hamas, il movimento islamista che controlla Gaza, ha utilizzato tutti i canali per mobilitare la popolazione a partecipare ai cortei che rappresentano il culmine di sette settimane di protesta a ridosso del confine: la «marcia del ritorno» (verso le terre da cui i palestinesi sono stati allontanati nel '48, oggi in Israele). Il governo israeliano accusa Hamas di strumentalizzare e infiltrare la protesta con le sue milizie. Da fine marzo, 42 palestinesi sono stati uccisi dall' esercito israeliano, che teme che la folla possa abbattere la barriera di separazione ed entrare in Israele.
preparativi per l'apertura dell'ambasciata usa a gerusalemme 4PREPARATIVI PER L'APERTURA DELL'AMBASCIATA USA A GERUSALEMME 

L' ambasciata Usa sarà ospitata in una sede del consolato a Gerusalemme, nel quartiere residenziale e defilato di Arnona. Per ora, soltanto l' ambasciatore David Friedman e il suo staff si trasferiranno, la maggior parte dei servizi resterà a Tel Aviv.

Il premier Benjamin Netanyahu ieri ha ringraziato Trump per aver «fatto la storia» ed esortato i diplomatici presenti a «spostare le proprie ambasciate a Gerusalemme, perché avvicina la pace». Per il consigliere per la Sicurezza nazionale americano John Bolton il trasferimento equivale a «riconoscere la realtà», e «riconoscere la realtà significa rafforzare le possibilità per la pace». Uno dei leader palestinesi, Saeb Erekat, ha chiesto invece ai diplomatici stranieri di non partecipare alle celebrazioni per l' apertura dell' ambasciata, una «flagrante violazione delle leggi internazionali».

Fonte: qui

sabato 9 dicembre 2017

Paolo Barnard: Sorpresa, la lobby Usa vota contro Gerusalemme capitale

Gerusalemme capitale d’Israele: pietra tombale sulle speranze di pace nella regione?
Solo in apparenza, avverte Paolo Barnard: perché la potente stampa ebraica americana ha clamorosamente bocciato l’idea, nauseata dall’abuso di violenza anti-palestinese del governo Nenyahu. 
A monte, un retroscena strategico: il prossimo boom delle energie rinnovabili, in accoppiata con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, potrebbe di colpo metter fine al ruolo di Israele come “cane da guardia” dei giacimenti petroliferi. Prima della presidenza Einsehower, ricorda Barnard, «Israele non era nulla, per gli Usa». La politica statunitense «neppure celebrava l’Olocausto». Col crescere della dipendenza di Washington sul petrolio del Golfo, e poi con la grande crisi del 1973, «l’America decise che Israele doveva diventare la più grande base militare americana del mondo a guardia dell’oro nero. E lì, il destino dei palestinesi fu segnato». Oggi però «il mondo sta marciando alla velocità di una supernova verso le rinnovabili», sicché «il petrolio è destinato al cestino della storia, e con esso molta dell’importanza d’Israele per gli Usa». L’America che dà il suo placet su Gerusalemme, suggerisce Barnard, in realtà si sta già muovendo in direzione contraria: basta leggere gli editoriali-chiave apparsi sul “New Yorker” e su “New Republic”, organi storici dell’intellighenzia ebraica americana, fino a ieri pro-Israele “senza se e senza ma”.

Solo dieci anni fa, scrive Barnard nel suo blog, entrambi i giornali erano «integralisti fanatici pro-Israele». Poi, semplicemente, lo Stato ebraico «li ha sempre più disgustati» con la sua brutalità contro i civili del Libano o quelli di Gaza: le Barnardoperazioni militari “Grapes of Wrath” e “Cast Lead” sono state mostrate in Tv, e adesso due uomini come Peter Beinart (ex direttore del “The New Republic”) e David Remnick (già direttore del “The New Yorker”), entrambi ebrei, «hanno detto basta: hanno vomitato anche loro. E con loro, e i loro editoriali, ha iniziato a vomitare anche l’ebraismo americano». Attenti, osserva Barnard: «Non accadeva dal primo minuto della nascita d’Israele nel 1948 che gli ebrei americani voltassero le spalle a quello che l’immenso dissidente ebreo Norman Finkelstein chiama “lo Stato Psicotico”». Sulla “New Republic”, ecco l’editoriale di Alex Shepard: «L’America storicamente ha assunto la posizione secondo cui la divisione di Gerusalemme come capitale dei due Stati è parte integrante ed essenziale della pace. L’eventuale riconoscimento di Gerusalemme come capitale indivisibile sarebbe come gettare veleno nell’acquedotto prima che vi bevano sia gli israeliani che i palestinesi».
La posizione odierna della Casa Bianca e dei sauditi, sulla questione, «distrugge le promesse di pace», scrive Shepard: «Si tratta di una decisione che era ovvio avrebbe portato sugli Usa le critiche di tutto il mondo». Il “New Yorker” affida a un’altissima personalità ebraica un raffinato ma tagliente editoriale. Parla Bernard Avishai, professore alla Dartmouth and Hebrew University, autore di “La tragedia del Sionismo”, oltre che “senior” associato al Guggenheim: «In Israele la destra di Netanyahu ha controllato la realtà del paese così a lungo che fra poco sarà inutile persino tentare di ricordare un passato che loro non hanno mai contribuito a costruire». Aggiunge, Avishai: «La realtà che Gerusalemme Est sia, dalla guerra del 1967, territorio occupato da Israele secondo la legalità internazionale è ovvia a chiunque al mondo, meno che a Israele». E’ lo stesso Israel Democracy Institute, attraverso un sondaggio, a rivelare che il 61% degli stessi israeliani hanno ormai accettato Gerusalemme come città divisa. E il passaggio che segue, sottolinea Barnard, è di cruciale importanza storica: «Gerusalemme – scrive Avishai – non fu mai un luogo di adorazione atavica per l’ebraismo. Il massimo moralista della storia ebraica Bernard Avishaimoderna, Ahad Ha’am (1891), lasciò scritto il suo shock nel vedere quegli strani uomini ebrei fare mosse inconsulte al Muro del Pianto… Ha’am scrisse che le pietre di quel muro rappresentavano la distruzione della nostra terra, e quegli uomini rappresentavano la distruzione della nostra razza».
Commenta Barnard: «Non so se voi lettori italiani potete capire che micidiale portata hanno parole così, scritte da quelli che in America erano le lobby-megafono telecomandate da Tel Aviv da sempre. Esse rappresentano non solo l’inizio della fine dell’Israele irragionevole, fanatico, “neonazista” nell’oppressione, ma anche le prime pietre della pace futura laggiù. Infatti pochi hanno notato che lo stesso Trump, nella sua dichiarazione, si è guardato bene dal sancire Gerusalemme come capitale “indivisibile” d’Israele». Il capo della Casa Bianca ha infatti detto, alla lettera: «Non prendo posizione sugli accordi finali, inclusi i confini finali della sovranità d’Israele a Gerusalemme: è una questione che devono risolvere israeliani e palestinesi». 
Chi mai gli avrà scritto quelle parole? Trump, dice Barnard, sa benissimo che l’ebraismo americano ora non tollera più gli eccessi dello Stato ebraico. E sa anche che il 64% dei potentissimi ebrei americani aveva votato per la Clinton, mentre lui si era beccato un misero 18%. Conclusione: «Calma tutti, gli strilli lasciamoli ai fessi austeri delle Tv. Là dove veramente si fanno i giochi (inclusa l’ebrea Goldman Sachs o nella Coca Cola Company), la corrente è cambiata. E, caro psicotico e assolutamente anti-ebraico signor Netanyahu, tu e i tuoi sionisti fanatici avete gli anni contati».

Fonte: qui

giovedì 7 dicembre 2017

TRUMP: ‘E' UFFICIALE, SPOSTEREMO L’AMBASCIATA A GERUSALEMME’

IL MONDO ARABO (E NON SOLO) VA IN TILT 

DONALD CHIAMA ABU MAZEN E AL SISI, CHE AVVERTONO DEI ‘PERICOLI’ DI UNA MOSSA SIMILE 

PICCOLO DETTAGLIO: TRUMP FECE QUESTA PROMESSA GIÀ A GENNAIO 2016, DURANTE LE PRIMARIE. PER POI RIBADIRLA DA CANDIDATO E DA PRESIDENTE ELETTO. 

GLI AMERICANI LO HANNO VOTATO BEN CONSAPEVOLI DI QUESTA SCELTA

TRUMP IL 20 GENNAIO 2016 (QUASI DUE ANNI FA, ALL’INIZIO DELLE PRIMARIE REPUBBLICANE): ‘SPOSTERÒ L’AMBASCIATA AMERICANA DA TEL AVIV A GERUSALEMME’




TRUMP A ABU MAZEN, SPOSTEREMO AMBASCIATA A GERUSALEMME
trump netanyahuTRUMP NETANYAHU
 (ANSA) - Donald Trump ha informato il presidente palestinese Abu Mazen "della sua intenzione di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme". Lo scrive la Wafa riferendo della telefonata tra i due. Abu Mazen ha ammonito Trump "dei pericoli di una tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo".

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHUDONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU
Abu Mazen ha ribadito, secondo quanto riferito dal portavoce presidenziale Abu Rudeina alla Wafa, che "non ci può essere nessuno Stato palestinese senza Gerusalemme est come capitale, in conformità con le risoluzioni di legittimità internazionale e l'iniziativa di pace araba". "Il presidente - ha aggiunto Abu Rudeina - continuerà i suoi contatti con i leader mondiali per prevenire azioni inaccettabili".

GERUSALEMME:PRESSING SU TRUMP,SVOLTA POTREBBE SLITTARE
NETANYAHU E ABU MAZENNETANYAHU E ABU MAZEN
 (ANSA) - La decisione di Donald Trump su Gerusalemme potrebbe slittare. Lo scrive la Cnn citando fonti dell'amministrazione Usa. A provocare un rinvio rispetto ai tempi previsti sarebbe la discussione apertasi all'interno della Casa Bianca in seguito alle pressioni degli alleati, dalle cancellerie europee a quelle dei paesi arabi. In particolare si starebbe valutando come controbilanciare la decisione tenendo conto anche delle istanze dei palestinesi.

GERUSALEMME: IL CAIRO, TRUMP HA CHIAMATO SISI PER INFORMARLO
 (ANSA) - Il presidente americano Donald Trump ha chiamato il capo di Stato egiziano Abdel Fattah al Sisi per un colloquio telefonico "sulla decisione di trasferire l'ambasciata di Washington ad Al-Qods", Gerusalemme: lo riferisce la televisione egiziana in sovrimpressione. Sisi ha riaffermato "la posizione immutata dell'Egitto sul fatto che lo statuto giuridico di Gerusalemme va preservato", ha aggiunto l'emittente in linea con informazioni diffuse dall'agenzia Mena. "Sisi ha giudicato necessario operare per non complicare la situazione nella regione", riferisce l'agenzia citando il portavoce della presidenza.

Fonte: qui

TRUMP E AL SISITRUMP E AL SISI

sabato 17 dicembre 2016

E' IMPROBABILE CHE I GRANDI ELETTORI RIBALTINO IL VOTO SU DONALD TRUMP

MENTRE MURDOCH E JERRY HALL POSANO CON GLI OBAMA, TRUMP NOMINA AMBASCIATORE IN ISRAELE DAVID FRIEDMAN, CHE VUOLE PORTARE L'AMBASCIATA DA TEL AVIV A GERUSALEMME, IN BARBA AGLI STREPITI DEL MONDO ARABO


Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Foto di gruppo scelto alla Casa Bianca per i vip dell'informazione, e non poteva che essere Rupert Murdoch l’immortalato con la sfolgorante neo sposa Jerry Hall, tutti e due in posa affettuosa con Barack e Michelle Obama. Un salutino non si nega a nessuno, nelle stesse ore Murdoch festeggia la presa di Sky inglese e il primo posto tra le tv degli Stati Uniti ottenuto da Fox News.

Fox News ha fatto una campagna molto efficace per Donald Trump, sia pur partendo a primavera avanzata, quando fra i due tycoon grazie al solito genero Jared Kushner è stata siglata la pace e avviata un'amicizia di coppie, Fox News si gode ora il primato e le interviste esclusive del presidente eletto, mentre l'arcinemica CNN misura l'umiliazione di essere scivolata per la prima volta nella sua storia al terzo posto.

donald trump con rupert murdoch e jerry hallDONALD TRUMP CON RUPERT MURDOCH E JERRY HALL
Lunedì è il grande giorno nel quale i grandi elettori dei partiti si incontrano e con il loro voto rendono ufficiale e definitiva l'elezione del presidente. Non ci sono sorprese all'orizzonte, niente di quanto vanno scrivendo da giorni i giornaloni italiani è vero, nessuno porterà via la vittoria che Donald Trump si è conquistato sul campo in un anno di campagna elettorale. Però l'atmosfera continua a essere estremamente pesante.

Non che la cosa turbi particolarmente il presidente eletto, il quale ieri sera ha sganciato un'altra bomba indicando nell' avvocato David Friedman il prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Non è una nomina qualunque,  il personaggio è noto per i suoi legami stretti con Israele, e ha chiarito subito: “Non vedo l'ora di poter lavorare nell'ambasciata a Gerusalemme, capitale eterna di Israele”.
rupert murdoch ivanka trump nella trump towerRUPERT MURDOCH IVANKA TRUMP NELLA TRUMP TOWER

L'ambasciata sta attualmente a Tel Aviv, come tutte le rappresentanze diplomatiche internazionali, per via della contesa sulla capitale con gli arabi. È una vecchia storia, gli americani da tanto tempo avevano la tentazione di spostare l'ambasciata a Gerusalemme, non hanno mai avuto il coraggio della rottura, o la saggezza se preferite.

Certo è che quelli che oggi strillano al pericolo di rendere le relazioni ancora più aspre col mondo arabo e gli alleati americani in Europa occidentale bene farebbero a ripassarsi l'elenco delle recenti prese di posizione, sanzioni, condanne varie degli organismi internazionali, tutti filo arabi, tutti contro Israele.

Trump eredita la relazione peggiore della storia tra America e Israele, alleati inossidabili che Barack Obama ha ossidato niente male; non lascerà le cose come stanno e manderà un segnale preciso al mondo arabo, senza timore. La stessa cosa farà con il rappresentante all'ONU,  ma certo oggi la nomina di un tale ambasciatore rinfocola ulteriormente gli animi.

david friedman donald trumpDAVID FRIEDMAN DONALD TRUMP
Segnatamente gli animi dei democratici, che di aver perso non ne vogliono proprio sapere e rassegnazione non ne praticano. John Podesta, il capo della campagna della Clinton e anche il protagonista involontario di alcune delle mail più imbarazzanti per lui svelate dagli hackers, ha tirato fuori l'ultima proposta surreale, e dice che tutti i grandi elettori dovrebbero essere interrogati dagli uomini della Cia per poter essere certi che sono indipendenti nel loro giudizio.

Ora, questo non è solo estremamente umiliante per la dignità della nazione più importante del mondo, tanto è vero che il governo russo risponde ufficialmente di essere indignato da tante chiacchiere senza che sia venuta fuori una sola prova del suo coinvolgimento nello spionaggio via internet della campagna elettorale, ma dietro e dichiarazione di sdegno e inviti a farla finita, si capisce che se la ridono. Questo è anche profondamente stupido, perché i grandi elettori sono dei meri rappresentanti ed esecutori della volontà dei cittadini e corrispondono in ogni Stato al numero dei deputati eletti più i due senatori. Nessuno li ha tirati fuori da qualche cilindro.

Nessuno di loro è in rivolta contro l'odioso dovere di votare Donald Trump, solo un repubblicano ha annunciato che voterà per qualcun altro e lo ha fatto ufficialmente, ma ci vuol altro visto che Trump ha 306 voti elettorali, la Clinton 232, e ce ne vogliono 270 per essere eletti.
david friedman ivanka trumpDAVID FRIEDMAN IVANKA TRUMP

In un tentativo piuttosto ridicolo Jill Stein, il candidato del partito Verde, ha buttato milioni di dollari tacitamente forniti dalla campagna della Clinton, per ricontare i voti in Wisconsin, dove ne sono usciti 131 in più per Trump.

In Pennsylvania invece un giudice federale ha emesso una opinione che suggerisce di lasciar perdere e smetterla di pensare che in quello stato 6 milioni di elettori siano stati imbrogliabili e imbrogliati. Sempre un giudice federale del Colorado, Stato vinto dalla Clinton, ha emesso un avviso ai nove grandi elettori democratici diffidandoli dal cambiare voto, e se la misura vale per il tradimento ipotetico di democratici vale per tutti.

Eppure i sore losers non si placano, e il solito Martin Sheen, attore militante mai uscito dalla parte di West Wing, raccoglie firme di attori di fiction e soap per un appello agli elettori contro Trump. Un gruppo che si chiama electors trust offre ai grandi elettori consigli legali e li assisterebbe in caso di tradimento dei cittadini.

MARTIN SHEEN E FIGLIO CHARLIEMARTIN SHEEN E FIGLIO CHARLIE
Sul New York Times è comparso l'articolo opinione di un professore che suggerisce che i Padri Fondatori in realtà volevano che i grandi elettori fossero completamente liberi di rispettare o meno il mandato dei cittadini. E per non farsi mancare niente un grande elettore repubblicano del Michigan che si chiama Michael Banerian ha dichiarato al Post che qualcuno lo ha minacciato se non cambia voto di mettergli una pallottola in testa.

Già si annuncia un estremo e disperato tentativo di perdere tempo, ovvero una volta proclamata la scelta dei grandi elettori lunedì basterà una sola obiezione di un membro della Camera del Senato perché sia necessaria una votazione di certificazione del voto da parte di tutte e due le Camere. Il tentativo è evidentemente disperato perché i repubblicani hanno la maggioranza e controllano tutte e due le Camere, e insomma non c'è nessun modo di far perdere Donald Trump da vivo. Avvisare anche nelle redazioni italiane.