9 dicembre forconi: John Podesta
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giovedì 16 novembre 2017

TERZA PUNTATA: HILLARY CLINTON È FUORI DALLA POLITICA ...

SUO MARITO ED EX PRESIDENTE RISCHIA IL LINCIAGGIO PER MOLESTIE SESSUALI CON 20 ANNI DI RITARDO, E LA PALUDE DI WASHINGTON NON SI SENTE TANTO BENE (VEDI LA FINE INGLORIOSA DEI FRATELLI PODESTA) 

BILL FU PAGATO 500MILA $ PER UNA SOLA CONFERENZA A MOSCA NEL 2010 DA UNA BANCA DI INVESTIMENTI LEGATA A ROSATOM, E ALTRI UOMINI D'AFFARI COLLEGABILI A ROSATOM DONARONO 145 MILIONI ALLA FONDAZIONE CLINTON

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Grande confusione sotto il cielo, ma una cosa è certa, Hillary Clinton è fuori dalla politica, suo marito ed ex presidente Bill rischia il linciaggio per molestie sessuali con 20 anni di ritardo, e la palude di Washington, capitanata da vecchi e nuovi direttori dell’ un tempo glorioso FBI, non si sente tanto bene.

Non è detto che si aprirà una mega inchiesta di Stato sulle ruberie e la corruzione di Hillary e compagni, anche perché l'attorney general, Jeff Sessions, in audizione alla Camera, è riuscito con le sue arti da sor Tentenna a far irritare tutti, i democratici allarmati, i repubblicani frustrati, per cui sarà bene che se ne torni in Alabama e si riprenda il suo posto di senatore, così salva capra e cavoli e le elezioni con l'ormai screditato giudice sceriffo Roy Moore, finito nel colossale tritacarne delle molestie sessuali anche lui, non si fanno più.

BILL E HILLARY CLINTONBILL E HILLARY CLINTON
Ma per darvi un'idea dell'aria che tira, il Senatore democratico Joe Donnelly, che e’ in rielezione l'anno prossimo, ha comunicato ufficialmente che sta per restituire duemila dollari di donazione provenienti da Tony Podesta, fino a ieri potente lobbista, e fratello di John, boss del partito e capo della campagna di Hillary Clinton.

Tony Podesta è finito nell'indagine del procuratore speciale, come il repubblicano Paul Manafort, la sua florida azienda chiude, i senatori, a Donelly seguiranno altri, si affrettano a prendere le distanze da una famiglia che è tutt'uno con gli Obama e i Clinton.
Per darvi un'idea dell'aria che tira, l'altra sera Chris Hayes, anchor molto liberal di MSNBC, twittava:” Per quanto grossolana cinica ed ipocrita sia stata la destra a proposito di Bill Clinton, è anche vero che i democratici e il centro-sinistra da tempo sono in ritardo per la resa dei conti sulle accuse contro di lui”.

“La resa dei conti” si intitola un articolo sull'Atlantic, scritto da Caitlin Flanagan che ricorda che le accuse degli anni 90 di Paula Jones, di Juanita Broaddrick, di Kathleen Willey, erano molto credibili e non furono prese sul serio come avrebbero dovuto, e che fu proprio il femminismo a salvare il presidente. Si unisce al ripensamento sul New York Times un'altra editorialista liberal, Michelle Goldberg, che dice di credere al racconto delle donne e che secondo lei “per Bill Clinton non c'è più un posto nella società decente”.
john podesta hillary clintonJOHN PODESTA HILLARY CLINTON

Ora, certamente l'ossessione del sexual harassment sta dilagando non più solo a Hollywood, ma anche tra giornalisti e politici, è di oggi la notizia che negli ultimi dieci anni tra Camera e Senato sarebbero stati pagati di indennizzi per vittime di molestie sessuali 15 milioni di dollari, ma Clinton non è più presidente da 17 anni, ha superato la prova di un impeachment, le accuse continue di molestie e violenze sessuali che lo riguardano non gli hanno mai tolto voti, e allora?

Attenti, il principale difensore di Bill è la moglie Hillary, una che notoriamente andava in giro a fare il lavoro sporco sistemando i guai, una che non ha esitato ad accusare la Right Wing conspiracy, una cospirazione della destra, delle accuse al marito.

Se lo accusi, sputtani anche lei, non era necessario farlo sul sexual harassment, vuol dire che intoccabili non sono più, meglio che si devono togliere di mezzo.

Più persistente dell'attuale ossessione sessuale, è solo quella della sindrome russa, sono ampiamente gonfiate tutte e due, ma la paura della Russia è un sentimento molto radicato nella società americana, praticamente un tabù, usarla come strumento di fango nella battaglia politica è irresponsabile.

donald trump jeff sessionsDONALD TRUMP JEFF SESSIONS
Non a caso Matt Drudge, uno che non si incazza mai, questa volta si incazza parecchio. Drudge Report, dopo 25 anni di attività, comincio’ pubblicando la prima notizia su Monica Lewinsky che Newsweek si teneva nascosta nel cassetto, e aveva un ufficetto grande come un armadio a Los Angeles, è un sito di tale successo che fa più visualizzazioni di Google, e nessuno più osa contestare Matt Drudge, il quale è ormai un signore ricco, conservatore, gay dichiarato, che vive a New York, e che ha appoggiato senza remore Donald Trump da un certo momento in avanti, ma che pubblica tutto senza pregiudizi e fa la fortuna di molti giornali. Il modello è quello cui si ispira Dagospia, per capirci.

Perciò ha tutte le ragioni di incazzarsi col Washington Post e di scrivere sul suo account di Twitter personale:” ho pubblicato più di 10000 link al Washington Post in 25 anni , vi procuro il 37% del traffico secondo le stime di https://t.co/ryZX1supbD. Vi faccio un grandissimo favore, non ricevo neanche un grazie, ora mi dite pure che sono un prezzolato dei russi”! Mi pare un ragionamento sacrosanto.

Veniamo ora a chi indaga sulla questione russa nel suo insieme, ovvero a un capitolo che si potrebbe chiamare “Fbi, i ragazzi di Hillary, oppure “investigare sugli investigatori”. Il bello è che con la faccia tosta che la contraddistingue, nessuno può negare una determinazione e un fegato straordinari alla signora Clinton, lei li accusa di essere responsabili della sua sconfitta alle presidenziali.
juanita broaddrickJUANITA BROADDRICK

Nelle ultime settimane numerose commissioni del Congresso hanno chiesto che si aprano investigazione sul cosiddetto affare Uranium One e che si riapra quella sulle email stornate dall'allora Segretario di Stato.

C'è un informatore dell'FBI al quale era stato proibito di parlare, ma che ora è autorizzato dal dipartimento di Giustizia a fornire le informazioni su quell'affare che nel 2010 consenti’ alla Russia di mettere le mani su un quinto dell'uranio degli Stati Uniti pagandolo con denaro sporco, che l’Fbi sapeva essere sporco, e lo sapeva pure l'amministrazione Obama.

Donald Trump nei suoi tweet la chiama “la vera storia russa”. Un reportage straordinario che accusava Hillary Clinton lo aveva fatto nel 2015 il New York Times, salvo poi dimenticarselo; recentemente la storia è stata tirata fuori con dovizia di nuovi dettagli, compreso quello del silenzio imposto all'informatore, da un altro giornale vicino ai democratici, the Hill.

Matt DrudgeMATT DRUDGE
Per quale ragione, che non sia quella di dare materiale buono ai lettori per non perderne ancora? Probabilmente perché Hillary Clinton deve togliersi di mezzo e il partito vuole liberarsi del peso schiacciante di una Dynasty che ha regnato per 25 anni, probabilmente anche della seconda, più recente ma incombente, quella degli Obama.

In ottobre del 2010 la commissione sugli Investimenti esteri della quale facevano parte Hillary Clinton,segretario di Stato fino alla fine del 2012, e Eric Holder, Attorney General dal 2009 al 2014,quindi a capo dell’Fbi,che dipende dal.Dipartimento di Giustizia, approvo’ la prima di tre fasi , che finiranno nel 2013, della vendita di una parte di Uranium One alla russa Rosatom.

La Clinton ha sempre sostenuto di non aver avuto alcun interesse né alcun guadagno ma certamente l'ex presidente Bill Clinton fu pagato cinquecentomila dollari per una sola conferenza a Mosca il 29 giugno del 2010 da una banca di investimenti legata a Rosatom, e altri uomini d'affari collegabili a Rosatom donarono in diversi periodi 145 milioni di dollari alla Fondazione Clinton.
OBAMA HOLDEROBAMA HOLDER

Dal 2011 al 2013 inoltre Uranium One fu rappresentata dal gruppo Podesta, e retribuito con 180mila dollari. Il gruppo oggi è sotto inchiesta a seguito dell'indagine contro Paul Manafort, collaboratore di Donald Trump fino all'estate del 2016. Proprio come lui non ritenne di registrarsi come agente al servizio di stranieri perché sostiene che il cliente, il Centro per l'Ucraina Moderna, non aveva niente a che fare col governo ucraino. Peccato però che fosse stato fondato proprio da Viktor Yanukovich, dittatore dell'Ucraina finché non è scappato portandosi dietro un tesoro.

Con Yanukovich e altri dell’area trafficava, una volta si portò’ anche Bill Clinton in visita in Kazakistan, il finanziere canadese Frank Giustra, personaggio finora entrato solo come comparsa nell'intera vicenda, ma non di secondo piano, rappresentante della fondazione Clinton in Canada. Nel 2007 aveva venduto una sua società, Ur Asia energy, a Uranium One.
frank giustra ha donato 31 milioni alla fondazione clintonFRANK GIUSTRA HA DONATO 31 MILIONI ALLA FONDAZIONE CLINTON

Ora il denaro necessario per pagare l'operazione, a quanto l'Fbi sapeva già, pulito non era, al contrario era frutto di racket, rapine e riciclaggio di denaro, ma il dipartimento di Giustizia di Obama,prima con Holder, poi guidato da Loretta Lynch, decise di non far sapere nulla alle persone che trattavano la vendita di Uranium One a Rosatom, né tantomeno consentirono in seguito che fosse informato il Congresso. Come mai? Perché l'affare sarebbe saltato di fronte alla violazione della legge sulla corruzione di investitori stranieri, e con l'affare principale sarebbero saltati tutti gli altri.

A nessuno nel governo del presidente Nobel per la pace evidentemente venne in mente che così facendo non solo si sarebbe diventati complici, come si è diventati di fatto, del metodo illegale col quale i russi gestiscono a volte gli affari internazionali, ma anche che il governo russo avrebbe avuto strumenti di ricatto verso gli Stati Uniti. Chi è invece il colluso con Mosca? Quello che in quegli anni faceva il palazzinaro.
hillary e obamaHILLARY E OBAMA

I responsabili di Rosatom sezione Usa sono poi finiti in galera, ma solo nel 2015.
I dirigenti americani coinvolti nell'intera vicenda dal 2009 al 2015 sono Robert Mueller, allora direttore dell' FBI, oggi procuratore speciale del Russiagate; Rod Rosenstein, allora Us Attorney oggi vice Attorney General, e di fatto, con la ricusazione di Sessions, titolare dell'inchiesta Russiagate; Andrew McCabe, allora assistente del direttore, oggi vice direttore dell' FBI. Quest'ultimo signore ha una moglie, Jill, mpegnata in politica col partito democratico, che si è candidata l'anno scorso a senatore di Stato In Virginia, e ha avuto dal Partito un finanziamento molto sostanzioso, anche se poi non ce l'ha fatta.

Sempre lui era a capo nel 2016 dell'inchiesta sulle email sottratte da Hillary Clinton e dai suoi collaboratori all'indirizzo riservato del Dipartimento di Stato e stornate su un account a tutti accessibile, quello privato della Clinton, comprese un numero indefinito di carattere strettamente riservato.

Il suo capo, James Comey, sfoglio’ la margherita dell'inchiesta per quasi un anno, uso’ parole dure nei confronti della Clinton ma non ritenne di trovare nulla che la incriminasse; licenziato poi da Donald Trump, si è trasformato in una sorta di testimone d'accusa del Russiagate, nel quale gioca soprattutto la parte di quello che dice e non dice.

ROBERT MUELLER JAMES COMEYROBERT MUELLER JAMES COMEY
Di fatto, aveva scritto un memorandum per il Congresso nel quale definiva il comportamento della Clinton “grossly negligent”, che e’ una incriminazione di fatto, ma poi queste due paroline diventarono “extremely careless”, e una inclinazione diventò una leggerezza. Ora, a quanto nessuno smentisce, il fratello di Comey, Peter, cura le finanze della Dynasty e della Fondazione. Ecco perché le pretese di Hillary erano così alte. Quando si dice la palude.

Nell'inchiesta cosiddetta Russia Gate,che per gli affari e la collusione con la Russia cerca di incastrare Donald Trump e la sua campagna, come scrive un altro giornale non amico del presidente, Forbes, è veramente arrivato il tempo di investigare gli investigatori. Quanto a Hillary, che non sia il presidente degli Stati Uniti è un miracolo.

sabato 17 dicembre 2016

E' IMPROBABILE CHE I GRANDI ELETTORI RIBALTINO IL VOTO SU DONALD TRUMP

MENTRE MURDOCH E JERRY HALL POSANO CON GLI OBAMA, TRUMP NOMINA AMBASCIATORE IN ISRAELE DAVID FRIEDMAN, CHE VUOLE PORTARE L'AMBASCIATA DA TEL AVIV A GERUSALEMME, IN BARBA AGLI STREPITI DEL MONDO ARABO


Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Foto di gruppo scelto alla Casa Bianca per i vip dell'informazione, e non poteva che essere Rupert Murdoch l’immortalato con la sfolgorante neo sposa Jerry Hall, tutti e due in posa affettuosa con Barack e Michelle Obama. Un salutino non si nega a nessuno, nelle stesse ore Murdoch festeggia la presa di Sky inglese e il primo posto tra le tv degli Stati Uniti ottenuto da Fox News.

Fox News ha fatto una campagna molto efficace per Donald Trump, sia pur partendo a primavera avanzata, quando fra i due tycoon grazie al solito genero Jared Kushner è stata siglata la pace e avviata un'amicizia di coppie, Fox News si gode ora il primato e le interviste esclusive del presidente eletto, mentre l'arcinemica CNN misura l'umiliazione di essere scivolata per la prima volta nella sua storia al terzo posto.

donald trump con rupert murdoch e jerry hallDONALD TRUMP CON RUPERT MURDOCH E JERRY HALL
Lunedì è il grande giorno nel quale i grandi elettori dei partiti si incontrano e con il loro voto rendono ufficiale e definitiva l'elezione del presidente. Non ci sono sorprese all'orizzonte, niente di quanto vanno scrivendo da giorni i giornaloni italiani è vero, nessuno porterà via la vittoria che Donald Trump si è conquistato sul campo in un anno di campagna elettorale. Però l'atmosfera continua a essere estremamente pesante.

Non che la cosa turbi particolarmente il presidente eletto, il quale ieri sera ha sganciato un'altra bomba indicando nell' avvocato David Friedman il prossimo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele. Non è una nomina qualunque,  il personaggio è noto per i suoi legami stretti con Israele, e ha chiarito subito: “Non vedo l'ora di poter lavorare nell'ambasciata a Gerusalemme, capitale eterna di Israele”.
rupert murdoch ivanka trump nella trump towerRUPERT MURDOCH IVANKA TRUMP NELLA TRUMP TOWER

L'ambasciata sta attualmente a Tel Aviv, come tutte le rappresentanze diplomatiche internazionali, per via della contesa sulla capitale con gli arabi. È una vecchia storia, gli americani da tanto tempo avevano la tentazione di spostare l'ambasciata a Gerusalemme, non hanno mai avuto il coraggio della rottura, o la saggezza se preferite.

Certo è che quelli che oggi strillano al pericolo di rendere le relazioni ancora più aspre col mondo arabo e gli alleati americani in Europa occidentale bene farebbero a ripassarsi l'elenco delle recenti prese di posizione, sanzioni, condanne varie degli organismi internazionali, tutti filo arabi, tutti contro Israele.

Trump eredita la relazione peggiore della storia tra America e Israele, alleati inossidabili che Barack Obama ha ossidato niente male; non lascerà le cose come stanno e manderà un segnale preciso al mondo arabo, senza timore. La stessa cosa farà con il rappresentante all'ONU,  ma certo oggi la nomina di un tale ambasciatore rinfocola ulteriormente gli animi.

david friedman donald trumpDAVID FRIEDMAN DONALD TRUMP
Segnatamente gli animi dei democratici, che di aver perso non ne vogliono proprio sapere e rassegnazione non ne praticano. John Podesta, il capo della campagna della Clinton e anche il protagonista involontario di alcune delle mail più imbarazzanti per lui svelate dagli hackers, ha tirato fuori l'ultima proposta surreale, e dice che tutti i grandi elettori dovrebbero essere interrogati dagli uomini della Cia per poter essere certi che sono indipendenti nel loro giudizio.

Ora, questo non è solo estremamente umiliante per la dignità della nazione più importante del mondo, tanto è vero che il governo russo risponde ufficialmente di essere indignato da tante chiacchiere senza che sia venuta fuori una sola prova del suo coinvolgimento nello spionaggio via internet della campagna elettorale, ma dietro e dichiarazione di sdegno e inviti a farla finita, si capisce che se la ridono. Questo è anche profondamente stupido, perché i grandi elettori sono dei meri rappresentanti ed esecutori della volontà dei cittadini e corrispondono in ogni Stato al numero dei deputati eletti più i due senatori. Nessuno li ha tirati fuori da qualche cilindro.

Nessuno di loro è in rivolta contro l'odioso dovere di votare Donald Trump, solo un repubblicano ha annunciato che voterà per qualcun altro e lo ha fatto ufficialmente, ma ci vuol altro visto che Trump ha 306 voti elettorali, la Clinton 232, e ce ne vogliono 270 per essere eletti.
david friedman ivanka trumpDAVID FRIEDMAN IVANKA TRUMP

In un tentativo piuttosto ridicolo Jill Stein, il candidato del partito Verde, ha buttato milioni di dollari tacitamente forniti dalla campagna della Clinton, per ricontare i voti in Wisconsin, dove ne sono usciti 131 in più per Trump.

In Pennsylvania invece un giudice federale ha emesso una opinione che suggerisce di lasciar perdere e smetterla di pensare che in quello stato 6 milioni di elettori siano stati imbrogliabili e imbrogliati. Sempre un giudice federale del Colorado, Stato vinto dalla Clinton, ha emesso un avviso ai nove grandi elettori democratici diffidandoli dal cambiare voto, e se la misura vale per il tradimento ipotetico di democratici vale per tutti.

Eppure i sore losers non si placano, e il solito Martin Sheen, attore militante mai uscito dalla parte di West Wing, raccoglie firme di attori di fiction e soap per un appello agli elettori contro Trump. Un gruppo che si chiama electors trust offre ai grandi elettori consigli legali e li assisterebbe in caso di tradimento dei cittadini.

MARTIN SHEEN E FIGLIO CHARLIEMARTIN SHEEN E FIGLIO CHARLIE
Sul New York Times è comparso l'articolo opinione di un professore che suggerisce che i Padri Fondatori in realtà volevano che i grandi elettori fossero completamente liberi di rispettare o meno il mandato dei cittadini. E per non farsi mancare niente un grande elettore repubblicano del Michigan che si chiama Michael Banerian ha dichiarato al Post che qualcuno lo ha minacciato se non cambia voto di mettergli una pallottola in testa.

Già si annuncia un estremo e disperato tentativo di perdere tempo, ovvero una volta proclamata la scelta dei grandi elettori lunedì basterà una sola obiezione di un membro della Camera del Senato perché sia necessaria una votazione di certificazione del voto da parte di tutte e due le Camere. Il tentativo è evidentemente disperato perché i repubblicani hanno la maggioranza e controllano tutte e due le Camere, e insomma non c'è nessun modo di far perdere Donald Trump da vivo. Avvisare anche nelle redazioni italiane.

domenica 6 novembre 2016

WIKILEAKS SVELA CHE UN ANNO FA JOHN PODESTA, MANAGER DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA CLINTON, FU INVITATO DA MARINA ABRAMOVIC A UNA SERATA “SPIRIT COOKING”

LO SPIRIT COOKING, UNA PERFORMANCE OCCULTISTA DOVE SI UTILIZZA ANCHE SANGUE D’ANIMALE PER SCRIVERE SUI MURI ED ENTRARE IN CONTATTO CON GLI SPIRITI (VIDEO)

Glauco Maggi per “Libero quotidiano”

HILLARY CLINTON E L OCCULTOHILLARY CLINTON E L'OCCULTO
La «Cena degli Spiriti» di un anno fa, che aleggia oggi sulla campagna di Hillary grazie a Julian Assange, introduce una scabrosa nota di mistero nella storia della sfida presidenziale del 2016. La succulenta rivelazione del party, offerta sempre da WikiLeaks, riguarda un invito che John Podesta, manager della Clinton oggi ed ex capo staff di Bill Clinton presidente negli Anni Novanta, aveva ricevuto per email il 28 giugno 2015, tramite suo fratello Tony, dall' artista Marina Abramovic.

MARINA ABRAMOVICMARINA ABRAMOVIC
Famosa per le sue performance masochiste, estrema frontiera dell' astratto concettuale, Marina aveva scritto: «Non vedo l'ora di averti allo Spirit Cooking a casa mia. Pensi di potermi dire se tuo fratello John si unisce alla compagnia?». Tony non perse tempo a girare l'invito a John: «Se sei a New York giovedì 8 luglio Marina vuole che tu venga alla sua cena».

Il piatto forte non era riportato nelle email, ma gli eruditi dell' occulto sanno che lo Spirit Cooking, un «sacramento» della religione di Thelema fondata da Aleister Crowley, usa tutti ingredienti naturali per il suo «menu»: sangue da mestruazioni, latte dal seno, urina e sperma, impastati da Marina in una performance horror che, alla fine, produce un «quadro».



john podestaJOHN PODESTA
L'accostamento privato, provato da WikiLeaks, del clan Clinton alla Abramovic ha dato a quest' ultima un ritorno di popolarità: su Internet si rivedono le sue esibizioni, da quella in cui si pugnala le mani con un coltello a quando posa con la testa di un caprone insanguinato, la rappresentazione del simbolo occulto Baphomet. Quanto ai Podesta, solo mercoledì prossimo si saprà se il bizzarro Spirit Cooking (il nome formale della cena) con l'amica «strega» ha portato buono o se era stata invece una Cena delle Beffe per il clan Clinton.

SPIRIT COOKINGSPIRIT COOKING
Intanto, i due contendenti passano le ultime tre giornate tra comizi negli Stati chiave e gli aggiornamenti dei sondaggi minuto per minuto. Trump ha anche finalmente ottenuto un riconoscimento ufficiale dal partito Repubblicano, che gli ha concesso lo spazio radiofonico del sabato, con il quale il partito di opposizione replica al discorso settimanale del presidente. Il magnate ha dichiarato di voler «eleggere una maggioranza repubblicana al Congresso» , suggellando così la pace con i vertici del Gop, per «cambiare questo sistema degradato e rendere di nuovo grande l' America, per tutti».

SPIRIT COOKINGSPIRIT COOKING
Da diversi giorni Donald è passato a condurre in dversi Stati e pure in Arizona: ha 4 punti di margine e la Corte Suprema è intervenuta per vietare il voto anticipato, dando uno schiaffo ai Dem che puntano molto sui volontari che fanno il porta a porta prima dell' 8 novembre. Secondo la media Rcp nazionale, Hillary è avanti di 1,7 punti nel testa a testa, e di 2 punti nella corsa a quattro (con il libertario e la verde), ma il maggior distacco è del Los Angeles Times, 5 punti pro Trump. In 37 milioni, fino a venerdì, avevano già riconsegnato le schede, che saranno aperte però solo martedì.
SPIRIT COOKINGSPIRIT COOKING

Anche Wall Street sta dicendo la sua, ed è pro Trump con le nove sedute negative consecutive che non si vedevano dal 1980: quando la Borsa va male, di solito perde il partito al potere e vince il nuovo. Così, gli indicatori di mercato danno l' 86% di chance al Gop.

Fonte: qui




P.S. Grazie a Wikileaks si è potuto apprendere che il capo della sua campagna elettorale, John Podesta, riceve inviti a cena da Marina Abramovic, “artista” nota per la sua, diciamo così, eccentricità.

Podesta è stato invitato ad una “Spirit Cooking” a casa della Abramovic, ovvero ad una cena che si svolge sulla base di un rituale disgustoso elaborato da Alesteir Crowley, il padre del satanismo

Sarà un caso?


Thetrumpreport, Tradotto qui


Amico di Assange rivela la “gola profonda” di WikiLeaks su email staff di Hillary Clinton


Una fonte nella stanza dei bottoni a Washington è responsabile di aver fornito la corrispondenza elettronica di John Podesta, il direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton del Partito Democratico, la Russia non c'entra nulla.

Lo ha detto in un'intervista con Sputnik Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan e rappresentante del Partito Nazionale di Scozia e amico molto vicino del fondatore di WikiLeaks Julian Assange. 

"La fonte che ha rivelato queste mail non ha alcun legame con la Russia. Sono venuto a conoscenza dell'identità di questa persona quando ero a Washington un paio di mesi fa ed avevo presieduto la giuria per il premio intitolato Sam Adams assegnato agli informatori", — ha dichiarato Murray. 

"La gola profonda che ha rivelato queste mail frequenta i circoli di potere a Washington. Se volete sapere di chi si tratta, andate a cercarla lì, ma non in Russia", — ha aggiunto. 

Ai primi di ottobre durante una videoconferenza con Berlino Assange aveva promesso entro la fine dell'anno di pubblicare "informazioni sensibili" sui governi di 3 Paesi e sulle elezioni americane. 

Martedì ha pubblicato la 25esima parte della corrispondenza riservata di Podesta. 

Questa estate si è saputo della violazione degli hacker del sistema informatico del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente della direzione dei Democratici Debbie Wasserman Schultz si è dimessa dopo le rivelazioni di WikiLeaks sui dettagli scandalosi della corrispondenza dell'apparato del partito; era stato sostenuto che i dati erano stati trasferiti dall'hacker con il nickname Guccifer 2.0. I pirati informatici erano riusciti a penetrare nei sistemi delle organizzazioni del Partito Democratico responsabili per le elezioni e le primarie. 

E' stato inoltre riferito che gli hacker sarebbero entrati in possesso dei dati del passaporto della first lady Michelle Obama. I rappresentanti del Partito Democratico e della Clinton hanno denunciato il coinvolgimento in questi attacchi della Russia, che aveva l'obiettivo di influenzare i risultati delle elezioni presidenziali. 

Tuttavia le accuse non sono state supportate da nessuna prova oggettiva.

Il presidente russo Vladimir Putin, parlando delle accuse contro Mosca sugli attacchi hacker, ha affermato che i dati pubblicati non giovano gli interessi della Russia e l'isteria attorno a questa vicenda serve a distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dal loro contenuto.

Fonte: sputniknews.com