9 dicembre forconi: Uranium One
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giovedì 16 novembre 2017

TERZA PUNTATA: HILLARY CLINTON È FUORI DALLA POLITICA ...

SUO MARITO ED EX PRESIDENTE RISCHIA IL LINCIAGGIO PER MOLESTIE SESSUALI CON 20 ANNI DI RITARDO, E LA PALUDE DI WASHINGTON NON SI SENTE TANTO BENE (VEDI LA FINE INGLORIOSA DEI FRATELLI PODESTA) 

BILL FU PAGATO 500MILA $ PER UNA SOLA CONFERENZA A MOSCA NEL 2010 DA UNA BANCA DI INVESTIMENTI LEGATA A ROSATOM, E ALTRI UOMINI D'AFFARI COLLEGABILI A ROSATOM DONARONO 145 MILIONI ALLA FONDAZIONE CLINTON

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Grande confusione sotto il cielo, ma una cosa è certa, Hillary Clinton è fuori dalla politica, suo marito ed ex presidente Bill rischia il linciaggio per molestie sessuali con 20 anni di ritardo, e la palude di Washington, capitanata da vecchi e nuovi direttori dell’ un tempo glorioso FBI, non si sente tanto bene.

Non è detto che si aprirà una mega inchiesta di Stato sulle ruberie e la corruzione di Hillary e compagni, anche perché l'attorney general, Jeff Sessions, in audizione alla Camera, è riuscito con le sue arti da sor Tentenna a far irritare tutti, i democratici allarmati, i repubblicani frustrati, per cui sarà bene che se ne torni in Alabama e si riprenda il suo posto di senatore, così salva capra e cavoli e le elezioni con l'ormai screditato giudice sceriffo Roy Moore, finito nel colossale tritacarne delle molestie sessuali anche lui, non si fanno più.

BILL E HILLARY CLINTONBILL E HILLARY CLINTON
Ma per darvi un'idea dell'aria che tira, il Senatore democratico Joe Donnelly, che e’ in rielezione l'anno prossimo, ha comunicato ufficialmente che sta per restituire duemila dollari di donazione provenienti da Tony Podesta, fino a ieri potente lobbista, e fratello di John, boss del partito e capo della campagna di Hillary Clinton.

Tony Podesta è finito nell'indagine del procuratore speciale, come il repubblicano Paul Manafort, la sua florida azienda chiude, i senatori, a Donelly seguiranno altri, si affrettano a prendere le distanze da una famiglia che è tutt'uno con gli Obama e i Clinton.
Per darvi un'idea dell'aria che tira, l'altra sera Chris Hayes, anchor molto liberal di MSNBC, twittava:” Per quanto grossolana cinica ed ipocrita sia stata la destra a proposito di Bill Clinton, è anche vero che i democratici e il centro-sinistra da tempo sono in ritardo per la resa dei conti sulle accuse contro di lui”.

“La resa dei conti” si intitola un articolo sull'Atlantic, scritto da Caitlin Flanagan che ricorda che le accuse degli anni 90 di Paula Jones, di Juanita Broaddrick, di Kathleen Willey, erano molto credibili e non furono prese sul serio come avrebbero dovuto, e che fu proprio il femminismo a salvare il presidente. Si unisce al ripensamento sul New York Times un'altra editorialista liberal, Michelle Goldberg, che dice di credere al racconto delle donne e che secondo lei “per Bill Clinton non c'è più un posto nella società decente”.
john podesta hillary clintonJOHN PODESTA HILLARY CLINTON

Ora, certamente l'ossessione del sexual harassment sta dilagando non più solo a Hollywood, ma anche tra giornalisti e politici, è di oggi la notizia che negli ultimi dieci anni tra Camera e Senato sarebbero stati pagati di indennizzi per vittime di molestie sessuali 15 milioni di dollari, ma Clinton non è più presidente da 17 anni, ha superato la prova di un impeachment, le accuse continue di molestie e violenze sessuali che lo riguardano non gli hanno mai tolto voti, e allora?

Attenti, il principale difensore di Bill è la moglie Hillary, una che notoriamente andava in giro a fare il lavoro sporco sistemando i guai, una che non ha esitato ad accusare la Right Wing conspiracy, una cospirazione della destra, delle accuse al marito.

Se lo accusi, sputtani anche lei, non era necessario farlo sul sexual harassment, vuol dire che intoccabili non sono più, meglio che si devono togliere di mezzo.

Più persistente dell'attuale ossessione sessuale, è solo quella della sindrome russa, sono ampiamente gonfiate tutte e due, ma la paura della Russia è un sentimento molto radicato nella società americana, praticamente un tabù, usarla come strumento di fango nella battaglia politica è irresponsabile.

donald trump jeff sessionsDONALD TRUMP JEFF SESSIONS
Non a caso Matt Drudge, uno che non si incazza mai, questa volta si incazza parecchio. Drudge Report, dopo 25 anni di attività, comincio’ pubblicando la prima notizia su Monica Lewinsky che Newsweek si teneva nascosta nel cassetto, e aveva un ufficetto grande come un armadio a Los Angeles, è un sito di tale successo che fa più visualizzazioni di Google, e nessuno più osa contestare Matt Drudge, il quale è ormai un signore ricco, conservatore, gay dichiarato, che vive a New York, e che ha appoggiato senza remore Donald Trump da un certo momento in avanti, ma che pubblica tutto senza pregiudizi e fa la fortuna di molti giornali. Il modello è quello cui si ispira Dagospia, per capirci.

Perciò ha tutte le ragioni di incazzarsi col Washington Post e di scrivere sul suo account di Twitter personale:” ho pubblicato più di 10000 link al Washington Post in 25 anni , vi procuro il 37% del traffico secondo le stime di https://t.co/ryZX1supbD. Vi faccio un grandissimo favore, non ricevo neanche un grazie, ora mi dite pure che sono un prezzolato dei russi”! Mi pare un ragionamento sacrosanto.

Veniamo ora a chi indaga sulla questione russa nel suo insieme, ovvero a un capitolo che si potrebbe chiamare “Fbi, i ragazzi di Hillary, oppure “investigare sugli investigatori”. Il bello è che con la faccia tosta che la contraddistingue, nessuno può negare una determinazione e un fegato straordinari alla signora Clinton, lei li accusa di essere responsabili della sua sconfitta alle presidenziali.
juanita broaddrickJUANITA BROADDRICK

Nelle ultime settimane numerose commissioni del Congresso hanno chiesto che si aprano investigazione sul cosiddetto affare Uranium One e che si riapra quella sulle email stornate dall'allora Segretario di Stato.

C'è un informatore dell'FBI al quale era stato proibito di parlare, ma che ora è autorizzato dal dipartimento di Giustizia a fornire le informazioni su quell'affare che nel 2010 consenti’ alla Russia di mettere le mani su un quinto dell'uranio degli Stati Uniti pagandolo con denaro sporco, che l’Fbi sapeva essere sporco, e lo sapeva pure l'amministrazione Obama.

Donald Trump nei suoi tweet la chiama “la vera storia russa”. Un reportage straordinario che accusava Hillary Clinton lo aveva fatto nel 2015 il New York Times, salvo poi dimenticarselo; recentemente la storia è stata tirata fuori con dovizia di nuovi dettagli, compreso quello del silenzio imposto all'informatore, da un altro giornale vicino ai democratici, the Hill.

Matt DrudgeMATT DRUDGE
Per quale ragione, che non sia quella di dare materiale buono ai lettori per non perderne ancora? Probabilmente perché Hillary Clinton deve togliersi di mezzo e il partito vuole liberarsi del peso schiacciante di una Dynasty che ha regnato per 25 anni, probabilmente anche della seconda, più recente ma incombente, quella degli Obama.

In ottobre del 2010 la commissione sugli Investimenti esteri della quale facevano parte Hillary Clinton,segretario di Stato fino alla fine del 2012, e Eric Holder, Attorney General dal 2009 al 2014,quindi a capo dell’Fbi,che dipende dal.Dipartimento di Giustizia, approvo’ la prima di tre fasi , che finiranno nel 2013, della vendita di una parte di Uranium One alla russa Rosatom.

La Clinton ha sempre sostenuto di non aver avuto alcun interesse né alcun guadagno ma certamente l'ex presidente Bill Clinton fu pagato cinquecentomila dollari per una sola conferenza a Mosca il 29 giugno del 2010 da una banca di investimenti legata a Rosatom, e altri uomini d'affari collegabili a Rosatom donarono in diversi periodi 145 milioni di dollari alla Fondazione Clinton.
OBAMA HOLDEROBAMA HOLDER

Dal 2011 al 2013 inoltre Uranium One fu rappresentata dal gruppo Podesta, e retribuito con 180mila dollari. Il gruppo oggi è sotto inchiesta a seguito dell'indagine contro Paul Manafort, collaboratore di Donald Trump fino all'estate del 2016. Proprio come lui non ritenne di registrarsi come agente al servizio di stranieri perché sostiene che il cliente, il Centro per l'Ucraina Moderna, non aveva niente a che fare col governo ucraino. Peccato però che fosse stato fondato proprio da Viktor Yanukovich, dittatore dell'Ucraina finché non è scappato portandosi dietro un tesoro.

Con Yanukovich e altri dell’area trafficava, una volta si portò’ anche Bill Clinton in visita in Kazakistan, il finanziere canadese Frank Giustra, personaggio finora entrato solo come comparsa nell'intera vicenda, ma non di secondo piano, rappresentante della fondazione Clinton in Canada. Nel 2007 aveva venduto una sua società, Ur Asia energy, a Uranium One.
frank giustra ha donato 31 milioni alla fondazione clintonFRANK GIUSTRA HA DONATO 31 MILIONI ALLA FONDAZIONE CLINTON

Ora il denaro necessario per pagare l'operazione, a quanto l'Fbi sapeva già, pulito non era, al contrario era frutto di racket, rapine e riciclaggio di denaro, ma il dipartimento di Giustizia di Obama,prima con Holder, poi guidato da Loretta Lynch, decise di non far sapere nulla alle persone che trattavano la vendita di Uranium One a Rosatom, né tantomeno consentirono in seguito che fosse informato il Congresso. Come mai? Perché l'affare sarebbe saltato di fronte alla violazione della legge sulla corruzione di investitori stranieri, e con l'affare principale sarebbero saltati tutti gli altri.

A nessuno nel governo del presidente Nobel per la pace evidentemente venne in mente che così facendo non solo si sarebbe diventati complici, come si è diventati di fatto, del metodo illegale col quale i russi gestiscono a volte gli affari internazionali, ma anche che il governo russo avrebbe avuto strumenti di ricatto verso gli Stati Uniti. Chi è invece il colluso con Mosca? Quello che in quegli anni faceva il palazzinaro.
hillary e obamaHILLARY E OBAMA

I responsabili di Rosatom sezione Usa sono poi finiti in galera, ma solo nel 2015.
I dirigenti americani coinvolti nell'intera vicenda dal 2009 al 2015 sono Robert Mueller, allora direttore dell' FBI, oggi procuratore speciale del Russiagate; Rod Rosenstein, allora Us Attorney oggi vice Attorney General, e di fatto, con la ricusazione di Sessions, titolare dell'inchiesta Russiagate; Andrew McCabe, allora assistente del direttore, oggi vice direttore dell' FBI. Quest'ultimo signore ha una moglie, Jill, mpegnata in politica col partito democratico, che si è candidata l'anno scorso a senatore di Stato In Virginia, e ha avuto dal Partito un finanziamento molto sostanzioso, anche se poi non ce l'ha fatta.

Sempre lui era a capo nel 2016 dell'inchiesta sulle email sottratte da Hillary Clinton e dai suoi collaboratori all'indirizzo riservato del Dipartimento di Stato e stornate su un account a tutti accessibile, quello privato della Clinton, comprese un numero indefinito di carattere strettamente riservato.

Il suo capo, James Comey, sfoglio’ la margherita dell'inchiesta per quasi un anno, uso’ parole dure nei confronti della Clinton ma non ritenne di trovare nulla che la incriminasse; licenziato poi da Donald Trump, si è trasformato in una sorta di testimone d'accusa del Russiagate, nel quale gioca soprattutto la parte di quello che dice e non dice.

ROBERT MUELLER JAMES COMEYROBERT MUELLER JAMES COMEY
Di fatto, aveva scritto un memorandum per il Congresso nel quale definiva il comportamento della Clinton “grossly negligent”, che e’ una incriminazione di fatto, ma poi queste due paroline diventarono “extremely careless”, e una inclinazione diventò una leggerezza. Ora, a quanto nessuno smentisce, il fratello di Comey, Peter, cura le finanze della Dynasty e della Fondazione. Ecco perché le pretese di Hillary erano così alte. Quando si dice la palude.

Nell'inchiesta cosiddetta Russia Gate,che per gli affari e la collusione con la Russia cerca di incastrare Donald Trump e la sua campagna, come scrive un altro giornale non amico del presidente, Forbes, è veramente arrivato il tempo di investigare gli investigatori. Quanto a Hillary, che non sia il presidente degli Stati Uniti è un miracolo.

mercoledì 8 novembre 2017

FOIA Documents: FBI Scrambles To Preserve Records In Clinton ‘Uranium One’ Scandal


New FOIA documents are showing proof that the FBI was investigating the “Uranium One” scandal back in 2015. Now, internet sleuths are doing the job of the mainstream media, and have discovered Hillary Clinton’s IT guy trying to strip the former presidential candidate’s name from emails – and that isn’t all.
Months after the Peter Schweizer book Clinton Cash exposed the Russian collusion scheme, along with an article in the New York Times which laid out allegations of criminal malfeasance by the Clintons, their charitable foundation, and several associates, new FOIA documents are shedding light on the scandal being ignored by the mainstream media.
Twitter user Katica (@GOPPollAnalyst) – who notably discovered Hillary Clinton’s IT guy “Stonetear” asking Reddit users how to strip Clinton’s name from archived emails – discovered several Preservation and Records requests sent by an FBI special agent to various agencies involved in the approval of the Uranium One deal on August 28th, 2015, as first published by The Conservative Treehouse. Katica found the requests buried in an FBI file released via the Freedom of Information Act (FOIA).
While the Clinton email investigation was launched in March of 2015 after it was revealed that Secretary of State Hillary Clinton used a personal server and non-approved email accounts to conduct government business, reports from August, 2015 revealed that the FBI investigation was actually a criminal probe – though most assumed it was simply covering Clinton’s mishandling of classified information and not the content of her emails.
What Katica discovered is that weeks after the criminal probe began, the FBI sent notices to nearly every agency involved in the Uranium One approval process to preserve records. –iBankCoin
This is very important, and a big deal, considering the agencies who received the request included the Nuclear Regulatory Commission, the U.S. Department of Treasury, the Office of Director of National Intelligence (ODNI James Clapper), The National Counter Terrorism Center, and the U.S. Department of Energy (DOE).

Five days after the initial request, the same FBI agent sent another round of notifications to the same agencies, adding the National Security Agency (NSA) and the U.S. Secret Service (USSS) to the list.  The next day, September 3rd, 2015, three more agencies were added to the preservation request. Those were: The CIA, the Defense Intelligence Agency (DIA) and the Department of Defense (DOD)
At this point, every single member of the Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS) which signed off on the Uranium One deal was served with a notice to preserve the records. 
The sequence of events highlights a criminal probe starting in early August 2015, followed by notifications to the “Uranium One” CFIUS participants in late August 2015. If you consider the larger Clinton timeline; along with the FBI special agent requests from identified participants; and overlay the Nuclear Regulatory Commission as the leading entity surrounding the probe elements and the fact that the CFIUS participants were the recipients of the retention requests, it seems like too much to be coincidental, and to think this is unrelated to the Uranium One scandal and the more alarming implications.
While the FBI investigation into Hillary Clinton was sold as a simple matter of mishandling of classified material, we now have proof that the FBI set their sights on the Uranium One scandal weeks after they began looking into Hillary Clinton’s emails. It is also known that five FBI field offices and the IRS have been investigating the Clinton Foundation on accusations of pay-to-play and other criminal acts.
Wallace Says HARD NEW PROOF Hillary Clinton Foundation/Bill & State Colluded 4PAY4PLAYS via Doug Band  's 
No wonder the leftist mainstream media is more worried about what Donald Trump feeds koi fish than the major scandal unfolding right before our eyes.


Fonte: qui

martedì 7 novembre 2017

AUTODISTRUZIONE DI TRUMP, HILLARY, HOLLYWOOD, E TUTTO IL RESTO…

Come vi spiega la Botteri  molte sere,  un procuratore speciale di nome Robert Mueller sta raccogliendo le “prove”  che Putin ha influito sulle presidenziali Usa facendo eleggere Trump, e che Trump è colluso con Putin e gli interessi della Russia, nemica degli Stati Uniti. Ha già incriminato un faccendiere, Manafort, e  da  questo  sta allargando le indagini, che  lambiscono sempre più decisivamente il presidente in carica.
Ebbene:  esistono e si moltiplicano prove patenti che, invece, è stata Hillary Clinton a favorire gli interessi russi; insomma che è a lei che dovrebbero essere rivolte le accuse e le indagini di un procuratore speciale.  Ci sono documenti che vengono fuori,  e testimoni che stanno parlando, come la capessa del Comitato Elettorale Democratico Donna Brasile – ma niente scalfisce la narrativa:  è Trump il complice di Putin.
Non so se riesco a comunicare al lettore il terrore che prende un vecchio giornalista quando vede una così invincibile  spudorata  menzogna ufficiale, il  contrario esatto della verità. E’ lo stesso terrore di chi ha visto il totalitarismo sovietico all’opera.

e’ stata Hillary a vendere uranio a Mosca

Ricapitoliamo i fatti. Nel 2009,  mentre Hillary era ministra degli Esteri, una società canadese, controllata da un amico e donatore dei Clinton – Uranium One –  riesce a prendere il controllo del 20% delle miniere d’uranio statunitensi; una commissione speciale, che ha il compito di verificare la liceità delle vendite di attivi strategici nazionali a stranieri, dà tutte le autorizzazioni richieste.  Fanno parte di tale comitato  (Committee on Foreign Investment in the United States)  il ministro degli esteri o un suo rappresentante, il ministro della giustizia di Obama, un delegato della Casa Bianca, esperti e tecnici; essi hanno dato l’autorizzazione alla vendita dell’uranio ai canadesi, dopo la raccomandazione del capo dell’FBI, che era allora chi? Ma nient’altri che Robert Mueller!  Ossia lo stesso procuratore speciale che oggi cerca di incastrare Trump con l’accusa di  collusioni con Mosca.
Ormai è appurato che la società “canadese” era in realtà la facciata di copertura di una ditta russa, emanazione della statale Rosatom, presieduta  da un  amico di Putin. Lo sapeva già allora perfettamente l’FBI, che aveva tutte le prove di come questa ditta avesse versato mazzette in Usa e Canada. Anzi: un informatore dell’FBI aveva infiltrato la Uranium One e faceva rapporti  a federali su quello  che la ditta faceva veramente.  Ebbene:  costui ha ricevuto l’ordine di tacere. Da chi? Non può averlo ricevuto che da Mueller, allora capo dell’FBI  ed oggi accusatore di Trump, o dal ministro della giustizia di Obama, Eric  Holder. Adesso il ministro della giustizia di Trump ha dato all’informatore il permesso di parlare – a chi? – alla commissione giustizia del Senato  e della Camera.   Che non mostrano  una  gran fretta di ascoltarlo.
Fatto sta che il governo Obama, era perfettamente al corrente del fatto che la ditta canadese era una facciata della Rosatom. Nonostante ciò, Hillary Clinton  – ministra degli esteri – fu tra quelli che diedero l’autorizzazione alla vendita dell’uranio americano. Subito dopo, il presidente della ditta “canadese” fece una donazione alla  famosa Clinton Foundation l’ente “senza scopo di lucro” e beneficente, sulla carta  che perpetua le glorie del marito ed ex presidente, Bill. A quanto ammontò la disinteressata donazione? Alla  modesta cifra di 145 milioni di dollari.
Insomma una tangente milionaria, data indirettamente alla moglie attraverso il marito. Oggi si sa che la Clinton Foundation è stata  usata spudoratamente come collettore di mazzette del genere, da  parte di privati e stati sovrani (per esempio  arabi) per avere un occhio di favore  sui loro affari da parte del Dipartimento di Stato.


patetico

Oltretutto, appena data l’autorizzazione alla  vendita, l’ex presidente Bill Clinton è stato invitato a Mosca a tenervi una conferenza: dietro grazioso compenso di mezzo milione di dollari per mezz’oretta,  pagato da una importante banca russa vicina al Cremlino;  Bill fu perfino, allora, ricevuto da Vladimir  Vladimirovic.
Attenzione: non si tratta solo di un gigantesco caso di corruzione a  beneficio del Clinton. Poiché la corruzione ha riguardato la cessione di un attivo strategico nazionale,  come sottolinea l’analista Charles Gave, l’accusa può essere di tradimento a favore  di uno stato stranieri ostile, il che comporta la pena di morte: quella che fu comminata ai coniugi Rosenberg, mandati nel ’53  alla sedia elettrica per aver  ceduto a Stalin i segreti della fabbricazione della Bomba..

Obama sapeva

E’ istruttivo enumerare quanti e quali personalità potrebbero   essere chiamate in correità di Hillary per  tradimento: il ministro della giustizia di Obama (Holder), Obama stesso (non poteva non sapere), e Robert Mueller, l’allora capo dell’FBI  che sapeva tutto, e intimò all’informatore dell’FBI  di non dire niente. Quello stesso Mueller, non  ci stanchiamo di ripeterlo, che oggi è l’accusatore speciale di Trump per il presunto Russiagate.
Adesso Donna Brazile, la nuova presidente del Comitato Nazionale Democratico (succeduta a Debbie Wasserman Schultz (j), riconosciuta  colpevole di aver favorito  truffaldinamente  la Clinton contro l’altro candidato, Bernie Sanders, nelle primarie) sta scaricando i Clinton, padroni del Partito, ormai pericolosi.  Così  sappiamo, fra l’altro nuove cose:
Sul famigerato dossier che rivelava come, in un viaggio in Russia, Trump avesse avuto incontri con prostitute a Mosca (con “pioggia  d’oro”) che lo rendevano ricattabile e ricattato dai russi.  L’ex ambasciatore britannico a Mosca avrebbe dato questo dossier così compromettente a chi? Al senatore McCain, nemicissimo di Trump. McCain l’avrebbe  girato a James Comey, allora direttore dell’FBI (è succeduto a Mueller); Comey l’avrebbe mostrato ad Obama, e poi a Trump. Immediatamente il dossier è venuto a conoscenza dei media, che l’hanno diffuso.
E’ bene ricordare che quel dossier è stato confezionato  da un britannico di nome Christopher Steele, ex agente dei servizi MI6,  per anni mandato dai servizi britannici a Mosca, poi tornato a capeggiare al MI6 l’ufficio Russia.  Messosi in proprio e creata  la sua agenzia privata di informazioni,  Steele viene  contattato perché fabbrichi appunto un dossier compromettente su Trump – cosa che il   personaggio fa, probabilmente ascoltando suoi contatti nei servizi russi.
Ora sappiamo chi ha commissionato  il dossier a Steele, pagandoglielo anche: Hillary Clinton e i suoi complici al vertice del  Partito Democratico USA.  L’hanno fatto attraverso uno studio di avvocati,  per aggirare le norme che vietano ad un candidato di servirsi di stranieri per  la sua  campagna elettorale.

Comey (FBI) pagò il dossier diffamatorio

E’ un trucco, ricorda Charles Gave, che Hillary ha già usato. Per esempio nel 1992 quando assoldò uno studio di avvocati per spargere diffamazioni  su un bel numero di donne che avevano accusato  di stupro Bill Clinton.  E’ una vicenda che oggi assumerebbe un intenso interesse per i media, se volessero indagare,  sulla scia dell’altro accusato di stupri da famose attrici, quel Harvey Weinstein che è grande amico, donatore e  raccoglitore di fondi per la campagna di Hillary.  Interessante anche sapere che Kevin Spacey,  l’attore oggi rivelato pedofilo “predatore”,  insieme ai Clinton è stato ospite per anni dell’aereo privato del finanziere Jeffrey Epstein, il cosiddetto “Lolita Express”.  Epstein, j,  giudicato colpevole per  aver violato almeno un centinaio di ragazzine tredicenni, condannato a pene miti per aver risarcito le vittime con denaro,  portava ai suoi ospiti sul suo Lolita Express sia nella sua isola privata nei Caraibi, Little St James, sia in località delle isole Vergini o africane dove  gli ospiti  potevano sfogare i loro viziosi  istinti su  bambini e bambine al riparo da ogni conseguenza penale.  Insomma ci sarebbe tutto un filone d’inchiesta, con l’incubo (per i Clinton) del “Pizzagate” sullo  sfondo.


Grandi amici, ed ospiti del “Lolita Express” (sotto, il piano di volo coi nomi dei passeggeri: Bill cLinton e Kevin Spacey)

Ma niente. I media non s’interessano. Non s’interessano nemmeno alla notizia che il direttore dell’Fbi Comey, quando ricevette da McCain il dossier di Steele,  versò all’ex agente MI6 ben 50 mila dollari perché continuasse a scavare sui presunti vizi di Trump a Mosca  – quando ormai Trump era stato eletto  e  il dossier visibilmente pieno di falsità.
I media invece hanno dipinto Comey come un alto  servitore dello Stato tutto d’un pezzo l’estate scorsa, quando Trump – presidente – lo ha licenziato dalla poltrona dell’FBI, e Comey è  subito stato richiesto in audizione dal Congresso dove ha diffamato Trump e riconfermato che  secondo lui c’è stata una “massiccia interferenza russa” nelle elezioni Usa, s’intende a favore di Trump – mentre  abbiamo visto che se mai, c’è stata a favore di Hillary Clinton.
Attenzione: il fatto che Comey abbia pagato un agente straniero (Steele) per manipolare   la situazione politica americana,  è in sé un delitto federale che vale 30 anni di galera, specie se  commesso dal capo del FBI.
In realtà, sappiamo perché l’ha detto lo stesso Comey, il vero motivo per cui Trump lo ha licenziato: a gennaio, appena eletto,  il neo-presidente chiamò Comey a cena alla Casa Bianca, e gli chiese lealtà: “Mi aspetto lealtà, ho bisogno di lealtà”.    E’ il minimo che un presidente possa chiedere, e Comey declinò l’impegno.
La domanda di Donald Trump assume un significato  tragico, alla luce dei fatti. Robert Mueller come procuratore speciale sul RussiaGate,   quello che ora cerca  le prove della sua collusione  con  Putin con metodi che ricordano quelli di Mani Pulite (incriminare, incarcerare per far parlare) lo ha nominato lui stesso, Trump  –  certo, su indicazione del vice-attorney generale Rod Rosenstein, che credeva un uomo leale.
Ora, Mueller è un   servente del Deep State se mai ce n’è uno: uomo fedele  della famiglia Bush, è  uno degli autori dei grandi (e grossolani) depistaggi sui veri autori dei mega-attentati dell’11 Settembre, impedendo che le indagini andassero nella giusta direzione; ha parimenti   sviato  l’indagine sulle lettere all’antrace, accusandone un innocente.
E’ ovvio che uno che ha aiutato i Bush a coprire la verità sull’11 Settembre, consideri un pericoloso nemico l’intruso Donald Trump, che durante la campagna elettorale ha  minacciato di togliere  il segreto sull’attentato, dando chiaramente ad intendere di non credere alla versione ufficiale.   Ma Trump evidentemente non sapeva chi fosse, si è fidato di Rosenstein.
Durante  la campagna elettorale, Trump aveva minacciato più volte di nominare un prosecutore speciale per stabilire le gravissime responsabilità di Hillary; non l’ha fatto, e non lo fa nemmeno adesso  – e si lamenta  che non lo faccia  il procuratore Jeff Sessions: un  altro  che ha nominato lui, dopotutto. Gliela aveva indicato qualcuno  che credeva leale.    Parimenti casuale appare la sua nomina del nuovo governatore della Federal Reserve, uno che era già nel board e gli è stato indicato, James Powell (almeno è il primo non-ebreo  dal 1987,  dopo Greenspan, Bernanke, Yellen…).
Insomma  sembra la  tragedia di un uomo sprovveduto che non ha attorno a sé una sola personalità che gli sia insieme leale e conosca la “macchina” e il Deep State e  le sue trappole.  Un repubblicano che il Partito Repubblicano   tradisce, ostruisce, sabota e che vuole morto.
“L’amministrazione Trump è tanto occupata ad autodistruggersi – commenta The Saker – che non si preoccupa più dell’Ucraina, del Kurdistan, e ciò implica che non si prende cura nemmeno davvero  del Santo dei Santi, Israele”.
Ma nello stesso tempo assistiamo all’autodistruzione della dinastia Clinton, del Partito Democratico, dei circoli globalisti che lo sostengono – travolti dalla tempesta di accuse di vizi sessuali innominabili, che non salvano nessuno.
Dopo Weinstein brutale stupratore, scopriamo  che  è  un ex trader del Soros Fund Management, Howie Rubin, 62 anni, sposato con tre figli, ad essere accusato da diverse ex  ragazze-copertina di Playboy  di averle violentate e torturate.  Attratte ad una festa nel superattico di Manhattan da 8 milioni di dollari, le ragazze scoprivano che il padrone era del tipo  sadico-dominante-bondage-disciplinante (in sigla, BDSM): le introduceva in una sala  trasformata in una  segreta (dungeon), piena di catene ed altri oggetti di tortura,   le legava, imbavagliava e picchiava selvaggiamente, poi le violentava duro, urlando: “Ti stupro come stupro mia figlia!”. Una delle ragazze fu pestata tanto, che “il suo impianto destro” – il seno finto – “si rovesciò”.  Le  andò meglio della vittima di Fatty Arbuckle.  Rubin l’ha risarcita con 20 mila dollari, facendole firmare un “Accordo di non-divulgazione”  (NDA, Non Disclosure Agreement).  Un avvocato complice del milionario finanziere ebreo faceva firmare alle ragazze questo impegno, NDA, prima degli incontri. Una obbligazione legale, legalissima,  a tacere. Le ragazze erano “pagate da 2  mila a 5 mila dollari”. Uno sfruttamento di una speciale povertà:  essere sulla copertina di Playboy  è una introduzione al bel mondo della prostituzione di lusso, a quelle ragazze – certamente provenienti da qualche landa contadina del MidWest – saranno sembrati molti quei soldi, e saranno state contente di conoscere gente così importante.


Howard Rubin, trader di Soros, arrestato per orribili violenze e stupri.

Ma questi ricchi  usano un sesso fatto di pura violenza e brutalità; nemmeno un accenno di un preliminare, nemmeno un sorriso o una gentilezza; giù a stuprare  una bestia inferiore, un animale parlante con cui  non c’è da dire nulla se non sfogare la foia, senza ritegno che si ha davanti a un essere umano.
Persino l’ex presidente George HW Bush, il capostipite  della dinastia, grande vecchio repubblicano, uno che la sa lunga sulla morte di Kennedy,   93 anni, si è dovuto scusare perché – dalla sedia a rotelle – ha palpato il sedere di un paio di attrici.   Poi ha accusato Trump di “estremismo, faziosità e suprematismo bianco. Io ho votato Hillary”, ha concluso.
E’ un terremoto  morale e materiale che scuote “un po’ tutte le satrapie e i potentati dello Stato Profondo”, mi scrive da Washington l’amico Pascali: “la Cia ossia il Bush  Intelligence Center,  il FBI, il Dipartimento di Stato, i media, la macchina delle destabilizzazioni chiamata Soros, il sistema monolitico  unificato chiamato “bi-partitismo”, l’apparato di  riciclaggio chiamato Las Vegas, la rete di droga, guerra culturale, prostituzione e ricatto chiamata Hollywood,  il supremo sancta santo rum chiamato  Fed, sono scossi dalle fondamenta. Rabbia e paura colgono gli oligarchi del regime. A Washington c’è chi dice che la pubblicazione di alcuni documenti sull’assassinio Kennedy è una delle tante spade di Damocle che pende su costoro”
In questa,  accade che  il neocon de noantri ex comunista ex Cia  Giuliano Ferrara, il 2 novembre, pubblica su Il Foglio: “Trump ha fatto una campagna elettorale con l’aiuto di Putin: le prove”
Eccola la pistola fumante di Trump
Nella decomposizione demagogica americana un fatto non si può più negare: Trump ha fatto una campagna elettorale con l’aiuto di Putin. In attesa dei processi, le prove politiche esistono e sono queste
2 Novembre 2017 alle 06:16
Vorrei poter comunicare ai lettori il mio orrore. L’orrore  che si provava davanti alle menzogne totali, prive di ogni vergogna,   che  la Pravda enunciava contro capi del partito finiti in disgrazia, che processati “confessavano”  e venivano eliminati col colpo alla nuca. Perché questo Ferrara era un caporione comunista, figlio di caporioni stalinisti (suo padre Maurizio Ferrara direttore dell’Unità, sua madre segretaria di Togliatti); avesse vinto il comunismo, ci troveremmo Ferrara ad  operare le repressioni e i processi-farsa, o  a commentarli applaudendo alle condanne come direttore dell’Unità-Pravda. Per tempo diventato informatore della Cia  restando nel PCI, il Ferrara  è diventato neocon per amore d’Israele; ed  oggi  elenca “le prove” della collusione di Trump.