9 dicembre forconi: Wikileaks
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domenica 6 novembre 2016

Amico di Assange rivela la “gola profonda” di WikiLeaks su email staff di Hillary Clinton


Una fonte nella stanza dei bottoni a Washington è responsabile di aver fornito la corrispondenza elettronica di John Podesta, il direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton del Partito Democratico, la Russia non c'entra nulla.

Lo ha detto in un'intervista con Sputnik Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan e rappresentante del Partito Nazionale di Scozia e amico molto vicino del fondatore di WikiLeaks Julian Assange. 

"La fonte che ha rivelato queste mail non ha alcun legame con la Russia. Sono venuto a conoscenza dell'identità di questa persona quando ero a Washington un paio di mesi fa ed avevo presieduto la giuria per il premio intitolato Sam Adams assegnato agli informatori", — ha dichiarato Murray. 

"La gola profonda che ha rivelato queste mail frequenta i circoli di potere a Washington. Se volete sapere di chi si tratta, andate a cercarla lì, ma non in Russia", — ha aggiunto. 

Ai primi di ottobre durante una videoconferenza con Berlino Assange aveva promesso entro la fine dell'anno di pubblicare "informazioni sensibili" sui governi di 3 Paesi e sulle elezioni americane. 

Martedì ha pubblicato la 25esima parte della corrispondenza riservata di Podesta. 

Questa estate si è saputo della violazione degli hacker del sistema informatico del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente della direzione dei Democratici Debbie Wasserman Schultz si è dimessa dopo le rivelazioni di WikiLeaks sui dettagli scandalosi della corrispondenza dell'apparato del partito; era stato sostenuto che i dati erano stati trasferiti dall'hacker con il nickname Guccifer 2.0. I pirati informatici erano riusciti a penetrare nei sistemi delle organizzazioni del Partito Democratico responsabili per le elezioni e le primarie. 

E' stato inoltre riferito che gli hacker sarebbero entrati in possesso dei dati del passaporto della first lady Michelle Obama. I rappresentanti del Partito Democratico e della Clinton hanno denunciato il coinvolgimento in questi attacchi della Russia, che aveva l'obiettivo di influenzare i risultati delle elezioni presidenziali. 

Tuttavia le accuse non sono state supportate da nessuna prova oggettiva.

Il presidente russo Vladimir Putin, parlando delle accuse contro Mosca sugli attacchi hacker, ha affermato che i dati pubblicati non giovano gli interessi della Russia e l'isteria attorno a questa vicenda serve a distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dal loro contenuto.

Fonte: sputniknews.com

giovedì 27 ottobre 2016

OBAMA PINOCCHIO DICE DI NON SAPERE NULLA DI QUELLE MAIL DIETRO PSEUDONIMO INVIATE ALLA CLINTON E FATTE SPARIRE DALL'INCHIESTA DELL'FBI

LA VERITA' E' CHE SE HILLARY VINCE LE ELEZIONI, LO SCANDALO DELLE EMAIL POTREBBE SCOPPIARE UNA SETTIMANA DOPO, VISTO IL TENORE DELLE ULTIME RIVELAZIONI.

IGNORATE DAI MEDIA, CHE PENSANO SOLO A PORNOSTAR PALPEGGIATE

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

Mai saputo di quelle mail, dice Obama Pinocchio, e gli cresce il naso, visto che non solo le conosceva, le usava pure, chissà per dirsi che cosa con il suo allora segretario di Stato, a campagna disastrosa della Libia appena finita. Contano solo culi tastati di pornostar suscettibili e di aspiranti Miss Universo che in realtà avevano la vocazione da suora, oppure nella corsa al nuovo presidente americano la plateale bugia del presidente in carica in combutta col candidato democratico, rivelata senza tema di dubbi e smentite a 13 giorni dal voto, può finalmente diventare uno scandalo?

Se non è questa una smoking gun vuol dire che può succedere qualunque cosa, ma forse la verità è che le elezioni del 2016 sono piene di scandali, imbrogli, conflitti di interesse e menzogna, soprattutto menzogne, che gli hackers hanno provveduto a rivelare, chiunque sia il loro datore di lavoro, e che i conti si faranno dopo l'8 novembre, quando sarà tardi.
OBAMA HILLARY 3OBAMA HILLARY 3

Gli articoli che andiamo pubblicando su questo sito da più di un anno sulle elezioni americane la storia l'hanno già annunciata più di una volta, il presidente non solo sapeva ma come testimoniato dietro garanzia di immunità da stretti collaboratori della Clinton come Huma Abedin, usava uno pseudonimo per comunicare con lei; però le ultime mail rivelate da Wikileaks non lasciano spazio a interpretazioni di comodo.

Prendiamo la notizia dal New York Times che si è speso fino alla isteria in favore di Hillary Clinton e contro Donald Trump, arricchendola con un articolo inchiesta di The Wall Street Journal, giornale certamente di proprietà di Rupert Murdoch, che sta con Trump, ma soprattutto giornale della finanza che ha scelto fin dall'inizio la candidata democratica.

Questi democratici si scrivono come dei forsennati e hanno il vizio di parlare fin troppo chiaro di cose fin troppo sporche. 

Nelle mail dei dirigenti che riguardano la Clinton due sono gli elementi dominanti: come favorirla sfacciatamente nella gara interna delle primarie azzoppando Bernie Sanders, e come coprire lo scandalo della corrispondenza durante il periodo da segretario di Stato, illegalmente transitata dai server ufficiali a server privati e non sicuri, poi in parte distrutta in parte con ritardo consegnata alle autorità, infine oggetto di inchieste del Congresso e del Federal Bureau of Investigation.

hillary libia obamaHILLARY LIBIA OBAMA
Durante l'intera indagine Hillary Clinton si è comportata alternando una straordinaria leggerezza a una arrogante sicumera, moltiplicando il non ricordo, non so, credevo di poterlo fare, mentendo sul grado di riservatezza delle mail stornate e poi distrutte, insomma facendo un gigantesco pasticcio certo non degno di un candidato a presidente degli Stati Uniti.

Solo leggerezza e inaffidabilità sia pur gravissime ha infine riscontrato il Federal Bureau of Investigation. Barack Obama, in una intervista alla Cbs News del marzo 2015, quando la vicenda delle mail era stata appena scoperta, a domanda rispose di aver saputo dell'intera faccenda come chiunque altro dai giornali e dalle tv. Non era vero, tanto che gli uomini della candidata democratica si scambiano mail sulla necessità di ripulire il tutto; e viene anche fuori che il numero due dell' FBI, colui che ha condotto l'inchiesta, è stato ricompensato con una importante candidatura a vice governatore della sua signora.
john podesta hillary clintonJOHN PODESTA HILLARY CLINTON

Quelle mail non sono solo piene di giudizi personali anche molto imbarazzanti sui personaggi più in vista del Paese, contengono anche informazioni rilevanti su finanziamenti disinvolti alla Fondazione Clinton e alla campagna della candidata, rivelano una notevole disinvoltura i metodi e mezzi ampiamente utilizzata ai dirigenti del partito dallo staff della candidata, ma soprattutto sono le mail che mancano, come un buco in una trama, a spaventare i protagonisti.

Sono le mail dei giorni della strage di Bengasi in Libia, quando furono ignorate 600 richieste di aiuto dell'ambasciatore Chris Stevens e delle sue guardie del corpo, poi massacrati dai terroristi e trascinati per le vie della città come macabre marionette in trionfo. 

Il segretario di Stato conosceva perfettamente la situazione e sapeva che per mantenere il controllo della zona era necessario inviare truppe dell'Esercito a rinforzo, ma nel settembre del 2012 la rielezione di Barack Obama non era così sicura, e non andava sporcata l'immagine fasulla del trionfo in Libia.

Che cosa sapeva Barack Obama? 

Intanto sapeva dell'esistenza del server privato e ha mentito spudoratamente. 

Il giornalista della CBS, Bill Plante, che gli faceva la domanda rispose: “La politica della mia Amministrazione è incoraggiare la trasparenza, ed è per questo che le mie mail nel Blackberry che mi porto dietro sono tutte disponibili e archiviate”.
hillary clinton chief of staff john podestaHILLARY CLINTON CHIEF OF STAFF JOHN PODESTA

Più che archiviate le mail tra Obama e la Clinton sono nascoste. Il Dipartimento di Stato citando i privilegi di comunicazione del presidente si è rifiutato di consegnarle. Scrive Cherry Mills, un top aide, a John Podesta, manager capo della campagna Clinton, e vecchio collaboratore di famiglia: "dobbiamo assolutamente ripulire le lettere che ha scritto Obama non sono lettere fra Stato e Governo”.

In un'altra mail Podestà dice a Mills: “dobbiamo mettere da parte le mail al e dal Presidente? E’ il cuore dei suoi privilegi esecutivi, ma si potrebbe arrivare al punto che le chiedano, potrebbero non preoccuparsene ma potrebbero anche farlo”. La risposta di Mills non c’è.

Finora l'unica reazione della Casa Bianca sono alcune frasi stizzite del portavoce su un tentativo insensato di tirare in una polemica il presidente. Certo è che per sciogliere qualsiasi nodo sarebbe sufficiente che il Dipartimento di Stato rivelasse che cosa si sono detti il presidente, la Clinton, e suoi collaboratori. Certo se il FBI si fosse comportato così con Richard Nixon, non ci sarebbe stato alcun Watergate né dimissioni presidenziali ma in questo caso il Federal Bureau of Investigation aveva degli interessi del genere tengo famiglia a giustificare il double standard platealmente utilizzato.

Lo scrive il Wall Street Journal che decreta che Hillary Clinton potrà anche vincere le elezioni nel giro di due settimane ma il modo in cui avrà vinto la perseguiterà alla Casa Bianca, perché sempre più emergono prove che l'inchiesta dell' FBI sulle sue mail sia stata influenzata da un comportamento scorretto e da favoritismi politici.

hillary clinton e bernie sandersHILLARY CLINTON E BERNIE SANDERS
Succede che il governatore della Virginia Terry McAuliffe, vecchio amico di Hillary e Bill, ha messo un sacco di soldi nella campagna della moglie del numero 2 dell' FBI, Andrew Mc Cabe, per l'esattezza 675000 dollari, un terzo di quanto ha speso in tutto la signora Jill per una campagna di elezione del 2015 al Senato; è andata male, ha vinto il repubblicano, ma certo il finanziamento è arrivato due mesi dopo che il marito aveva preso in mano l'inchiesta sulle mail.

Non che la gente avesse mai pensato a un'inchiesta pulita; venerdì scorso Rasmussen report ha fatto proprio su questo un sondaggio la cui risposta è che il 39% dei probabili elettori era d'accordo con la decisione del Fbi di non incriminare Hillary Clinton ma il 53% no. Conta qualcosa tutto ciò? Probabilmente no, il cattivo è Trump, che attraversa imperversando lo Stato chiave della Florida.

HILLARY CLINTON SERVER EMAILHILLARY CLINTON SERVER EMAIL
La media dei sondaggi di Realclearpolitics oggi dà la Clinton al 45,1 e Trump al 40, 4, una differenza di 4, 7, con il libertario Johnson al 5,8 e la verde Stein al 2 . Non c'è grande omogeneità nei sondaggi: per Rasmussen c'è solo 1 punto di differenza, per la Reuters 4,per CNN 5, per ABC News 9.

Fonte: qui

lunedì 24 ottobre 2016

Morto Gavin MacFadyen, direttore di Wikileaks e amico di Assange

Il direttore del portale di Wikileaks Gavin MacFadyen è scomparso sabato sera ha comunicato l'organizzazione sul profilo Twitter, clicca qui per vederlo.

"Gavin MacFadyen, amato direttore di Wikileaks, adesso si prepara per un incontro con l'Onnipotente," ha scritto in un comunicato pubblicato sul microblog il fondatore di WikiLeaks Julian Assange. 

MacFadyen è stato direttore di Wikileaks e fondatore del centro di ricerca giornalistica degli Stati Uniti ed era uno amico stretto di Assange. E' deceduto a 76 anni. Attualmente le cause del decesso non sono ancora note.

Fonte: sputniknews.com

Secondo RT: Il direttore di Wikileaks e fondatore del Centro del giornalismo investigativo Gavin MacFadyen è morto a 76 anni La causa della morte è ancora ignota. 

I suoi “compagni d’armi” sono accorsi online per le condoglianze, tra cui il co-fondatore di WikiLeaks Julian Assange. “Siamo estremamente tristi di annunciare la morte di Gavin MacFadyen, fondatore, direttore e faro del CIJ”, ha scritto il team del Centro per il giornalismo investigativo su Twitter. MacFadyen era un giornalista investigativo e regista d’avanguardia che nel 2003 fondò il Centro per il giornalismo investigativo (CIJ), un’organizzazione che ha contribuito a svelare diversi fatti importanti e a formare numerosi importanti giornalisti. Era mentore e amico del famoso informatore e co-fondatore di WikiLeaks Julian Assange, così come direttore della pubblicazione. Rendendo omaggio al direttore, Wikileaks ha pubblicato un post su Twitter dicendo che MacFadyen “ora prende a pugni e lotta con Dio“. Il post è firmato “JA”, indicando che la frase è scritta direttamente da Julian Assange, come sostiene WikiLeaks che, nonostante all’informatore sia negata la connessione internet presso l’ambasciata ecuadoriana da una settimana, ha potuto contattarli ed è “ancora al comando completo”. 

Il team del CIJ ha anche pubblicato un indirizzo della moglie di MacFadyen e membro del Defense Fund di Julian Assange, Susan Benn, che ha descritto il marito come una “persona dalla grande vitalità”, con gratitudine e rispetto. “Era il modello di ciò che un giornalista dovrebbe essere… Ha guidato la creazione in un paesaggio giornalistico che ha irrevocabilmente sbarrato indagini etiche ed incisive. Gavin ha lavorato instancabilmente per costringere il potere a dare conto. In vita ha vissuto completamente in sintonia con i principi che teneva cari come giornalista ed educatore, confortando gli afflitti e affliggendo i conformi“, ha scritto Benn. 

Raccontando i successi del marito, ha detto di aver prodotto e diretto più di 50 documentari investigativi su Paesi e problemi diversi e molteplici. Osservava anche che fu bandito dal Sud Africa dell’apartheid e dall’Unione Sovietica per le sue indagini, e fu anche attaccato dai neo-nazisti inglesi. 

Nella sua carriera MacFadyen illuminò temi come lavoro minorile, inquinamento, tortura dei prigionieri politici, neo-nazisti inglesi, infortuni sul lavoro nel Regno Unito, gli omicidi dei Contras in Nicaragua, CIA, pirateria marittima, frodi elettorali in Sud America, miniere sudafricane, e molto altro. 

Ha lavorato a programmi televisivi investigativi per Frontline della PBS, World in Action della Granada Television, Fine Cut della BBC, Panorama, The Money Programme e 24 ore, così come per Dispatches di Channel 4

La causa della morte di MacFadyen non è stata ancora resa pubblica. Nel primo post, la moglie Susan aveva scritto che era morto per “una breve malattia”, ma è stato rimosso.

Fonte: AuroraSito