9 dicembre forconi

giovedì 5 ottobre 2017

IL JOBS ACT NON ENTRA IN PARLAMENTO E I PARLAMENTARI SI ARRANGIANO COME AL SOLITO!

MA QUALE JOBS ACT? 

PURE IN PARLAMENTO LA RIFORMA HA FALLITO...

INFATTI I PORTABORSE DI DEPUTATI E SENATORI SONO STATI ASSUNTI CON FINTE PARTITE IVA, O CON CONTRATTI “CO.CO.CO” O A TEMPO DETERMINATO
PRENDONO FRA GLI 800 ED I 1200 EURO AL MESE. MA PER LE COLLABORAZIONI I PARLAMENTARI RICEVONO 3.900 EURO AL MESE
Antonella Baccaro per il Corriere della Sera

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Una borsa, un badge e un passo svelto. I collaboratori parlamentari attraversano i corridoi che contano al seguito di un onorevole avvolti da un velo di mistero. Quanti sono? Come vengono pagati? A questa domanda hanno tentato per la prima volta di dare una risposta, nel luglio scorso, i questori della Camera Stefano Dambruoso (Civici e Innovatori) e Paolo Fontanelli (Mdp). «Il dato complessivo che ci risulta è di 612 contratti - riportò allora il Sole 24 Ore - dei quali 315 (51%) di collaborazione. Mentre gli altri sono suddivisi tra 150 contratti di lavoro subordinato (25%) e 147 autonomi (24%). Non sono disponibili per ora cifre sugli importi».

portaborse societa pubblichePORTABORSE SOCIETA PUBBLICHE
Stime di questo tipo non sono ancora state fatte al Senato ma è ragionevole ipotizzare che i numeri vadano dimezzati. Circa la retribuzione, nel silenzio dell' ufficialità, è l' Aicp, Associazione dei collaboratori parlamentari, a dare qualche cifra: la stima oscilla tra gli 800 e 1.200 euro mensili netti. 

I tipi di contratto in essere sono almeno tre: vecchi co.co.co, finte partite Iva travestite da consulenze e contratti a tempo determinato. «A volte qualcuno di noi finisce per lavorare per due-tre parlamentari contemporaneamente - spiega il vicepresidente di Aicp, Josè De Falco - altrimenti non si arriverebbe a fine mese».

Il problema della retribuzione è centrale in questa vicenda: il budget mensile a disposizione dei parlamentari per pagare i collaboratori è pari a 3.690 euro alla Camera e a 4.180 euro al Senato. Si tratta di «spese per le attività istituzionali», vale a dire, consulenze, convegni, sostegno alle attività politiche sul territorio, utilizzo di banche-dati, ecc.
PORTABORSEPORTABORSE

Funziona in questo modo: la cifra viene erogata per l' intero subito e poi solo per metà deve essere rendicontata quadrimestralmente; l' altra metà invece è erogata forfettariamente. Decidere quanta parte di questo budget riservare al collaboratore sta a ogni parlamentare che ha anche l' obbligo di depositare presso gli uffici competenti il contratto del proprio assistente, scegliendo il tipo. «Quello che accade molto spesso - racconta De Falco - è che ai collaboratori vengano riservate le briciole».

Eppure le promesse non sono mancate. Ad esempio, lo stesso Dambruoso, presentando i dati aveva rinviato a una settimana dopo ulteriori rivelazioni, in concomitanza con la presentazione della relazione sul bilancio della Camera per il triennio. In realtà niente altro è stato svelato, mentre nella relazione si legge che «i deputati questori hanno ulteriormente approfondito il tema della disciplina del rapporto di lavoro tra deputato e collaboratore, tenuto conto delle soluzioni individuate dai principali Paesi europei, e confermano che l' attuale situazione di bilancio non consente di destinare al pagamento diretto delle retribuzioni dei collaboratori da parte dell' Amministrazione risorse finanziarie equivalenti a quelle impiegate negli altri Parlamenti».

Ma qual è lo schema seguito dall' Ue? Il parlamentare sceglie in autonomia il tipo di contratto ma questo poi viene stipulato dall' amministrazione. Un modo semplice per rendere trasparenti retribuzioni e contratti che ora, per lo più, non prevedono tutele per malattie e maternità e ovviamente neanche tredicesima. Un disegno di legge che ci permetterebbe di raggiungere lo standard europeo è all' esame da tempo della commissione Lavoro alla Camera.

«Sì, ma basterebbe che l' ufficio di presidenza ci convocasse per raggiungere un accordo» auspica il vicepresidente Aicp. Ieri la presidente della Camera Laura Boldrini ha incoraggiato l' ufficio di presidenza a muoversi in questo senso. Sperando sia la volta buona.

Fonte: qui

VENEZIA: MOSE, STORIA DI UN GRANDE FALLIMENTO

DOVEVA ENTRARE IN FUNZIONE NEL 2011 E NON SI VEDRA’ PRIMA DEL 2022 
I COSTI SONO LIEVITATI DA 1,6 A 5,5 MILIARDI 
TUTTA L'OPERA È STATA SEGNATA DA EPISODI DI CORRUZIONE, CON UN GIRO DI MAZZETTE PER COPRIRE LAVORI E OPERE MAL PROGETTATI E PEGGIO REALIZZATI
Roberto Giovannini per “la Stampa”

CANTIERE DEL MOSECANTIERE DEL MOSE
II cassoni subacquei sono intaccati dalla corrosione, da muffe, e dall' azione (davvero non si poteva prevedere?) dei peoci , le umili cozze. Le paratoie già posate in mare non si alzano per problemi tecnici. Quelle ancora da montare, lasciate a terra, si stanno arrugginendo per la salsedine nonostante le vernici speciali; chissà che accadrà quando saranno posate sul fondale.

La storia del MOSE (la sigla sta per Modulo Sperimentale Elettromeccanico), il sistema di paratoie mobili concepite nel lontano 1981 per proteggere in modo sicuro Venezia e il suo inestimabile patrimonio artistico dalle alte maree che invadono la Laguna provenienti dall' Adriatico, è davvero un' antologia degli orrori. 

Invece di costare 1,6 miliardi di euro, ne è già costato 5,5; invece di entrare in funzione nel 2011, se tutto va bene partirà all' inizio del 2022.

venezia progetto mose cantieri xVENEZIA PROGETTO MOSE CANTIERI 
Tutta l'opera è stata segnata da gravissimi episodi di corruzione, sanzionati in un processo che si è appena concluso e che ha rivelato un turbinoso giro di mazzette per coprire lavori e opere mal progettati e peggio realizzati. Ora poi si scopre ora che per completare l' opera e riparare le strutture già rovinate ci vorranno la bellezza di altri 700 milioni, più almeno altri 105 milioni di euro l' anno per garantirne il funzionamento e la manutenzione, soldi che non si sa chi dovrà sborsare.

Ma quel che è più paradossale, nonostante un esborso pazzesco, una volta in funzione il sistema di 78 paratie mobili chiuderà la porta alle maree eccezionalmente alte, da 110 centimetri a tre metri. Ma non potrà fare nulla per limitare i danni quando arrivano le «acque medio-alte», quelle tra gli 80 e i 100 centimetri, sempre più ricorrenti.

mose venezia NMOSE VENEZIA 
In realtà, dicono gli esperti, sin dall' inizio si sapeva che questo «gioiello di ingegneria nazionale» era stato pensato per fronteggiare situazioni estreme, come i 194 centimetri della tremenda alluvione del 4 novembre del 1966. Il sistema di paratoie mobili a scomparsa, poste alle cosiddette «bocche di porto» (i varchi che collegano la laguna con il mare aperto attraverso i quali si attua il flusso e riflusso della marea) di Lido, San Nicolò, Malamocco e Chioggia, potrà isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal mare Adriatico, innalzandosi nel giro di cinque ore.

Ma nella zona di Piazza San Marco basta una pioggia un po' intensa - come l' 11 settembre - per allagare tutto. 

A suo tempo, il Consorzio Venezia Nuova, l' organismo - oggi commissariato - che gestisce la realizzazione del MOSE, aveva proposto una costosissima operazione di isolamento completo di Piazza San Marco e della Basilica, con la posa di un' enorme guaina. Ma a breve la piazza sarà messa al sicuro fino a 110 centimetri di acqua alta con un intervento che costa solo 2 milioni di euro.
foto aerea mose veneziaFOTO AEREA MOSE VENEZIA
Tra cui speciali «tappi» di gomma e metallo nella Basilica per bloccare l' entrata della marea dal sottosuolo, e l' innalzamento dei masselli della piazza.

Insomma, non sempre il gigantismo paga. E quel che è peggio è che secondo una perizia commissionata dal Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia, braccio operativo del Ministero delle Infrastrutture, il MOSE rischia cedimenti strutturali per la corrosione elettrochimica dell' ambiente marino e per l' uso di acciaio diverso da quelli dei test. Le cerniere che collegano le paratoie mobili alla base in cemento - ce ne sono 156, ognuna pesa 36 tonnellate, un appalto da 250 milioni affidato senza gara al gruppo Mantovani - sono ad altissimo rischio (probabilità dal 66 al 99 per cento) di essere già inutilizzabili.

mose veneziaMOSE VENEZIA
Un controllo ha mostrato che le cerniere del MOSE di Treporti, sott' acqua da tre anni e mezzo, presentano già uno stato avanzato di corrosione. Nelle prove di questi mesi si sono viste paratoie che non si alzano, altre che non rientrano nella sede per i detriti accumulati, problemi alle tubazioni, un cassone esploso nel fondale di Chioggia.

Una nave speciale (costata 52 milioni) per trasportare le paratoie in manutenzione al rimessaggio in Arsenale ha ceduto al primo tentativo di sollevare una delle barriere. 

Infine, uno studio del Cnr, che ha aggiornato la mappa del fondale della Laguna, oltre a scoprire nei fondali copertoni, elettrodomestici, relitti di barche, persino containers, avverte che le strutture già posate del MOSE hanno generato una preoccupante erosione dei fondali. Le opere pubbliche, specie quelle mirate a difendere il nostro territorio (a maggior ragione dal rischio climatico) sono fondamentali. Ma il MOSE è il simbolo di quel che non si deve fare.

Fonte: qui
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSE

L’UNIONE EUROPEA ‘STANGA’ AMAZON CON UNA SANZIONE DA 250 MILIONI DI EURO (2 BRUSCOLINI)

AMAZON HA USUFRUITO PER 10 ANNI DI UN SISTEMA FISCALE ‘AD HOC’ CHE GLI HA PERMESSO DI NON PAGARE UNA MONTAGNA DI TASSE 

INDOVINATE CHI HA MESSO IN PIEDI QUESTA TRUFFA FISCALE? 

JUNCKER, ALL’EPOCA PREMIER LUSSEMBURGHESE E OGGI PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA!

1. STANGATA UE SU AMAZON,RESTITUISCA 250MLN A LUSSEMBURGO
 (ANSA) - Il Lussemburgo ha dato ad Amazon "vantaggi fiscali non dovuti per 250 milioni di euro", un comportamento "illegale perché le ha consentito di pagare molte meno tasse di altre aziende". In pratica "tre quarti dei suoi profitti non sono stati tassati" grazie ad un accordo fiscale (tax ruling) stretto nel 2003. Lo scrive la Commissione Ue al termine della sua indagine partita ad ottobre 2014, e chiede al Granducato di recuperare gli aiuti da Amazon.


2. AMAZON NEL MIRINO DELLA UE STANGATA PER EVASIONE FISCALE - L'ACCUSA: AVER USUFRUITO PER DIECI ANNI DI UN SISTEMA FISCALE "AD HOC" IN LUSSEMBURGO
Marco Bresolin per La Stampa

juncker da una parte presidente della commissione dall altra premier lussemburgheseJUNCKER DA UNA PARTE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DALL ALTRA PREMIER LUSSEMBURGHESE
Dopo Apple, ora tocca ad Amazon. La Commissione europea presenterà oggi il conto alla società di Jeff Bezos, che per un decennio ha usufruito di un sistema fiscale "ad hoc" in Lussemburgo che le ha concesso di risparmiare parecchio. «Diverse centinaia di milioni di euro», secondo i calcoli del Financial Times, una cifra pari alle tasse dovute e non versate che ora dovrebbero andare nelle casse del Granducato. «Aiuti di Stato illegittimi», per l' Antitrust europeo, che ne chiede la restituzione.

Molto probabilmente sia l' azienda che il piccolo Stato fondatore dell' Ue contesteranno l' accusa. Perché lo "sconto", o meglio il trattamento di favore, è frutto di un regolare accordo fiscale (tax ruling) stipulato tra la società e il Lussemburghese nel 2003. 

In quegli anni a capo del governo lussemburghese c' era Jean-Claude Juncker, attuale presidente della Commissione europea. La stessa istituzione che oggi - al termine di un' inchiesta iniziata tre anni fa - contesterà l' accordo perché avrebbe concesso benefici indebiti al gigante dell' e-commerce.
AMAZON WARDROBE 2AMAZON WARDROBE 2

La vicenda ricalca grossomodo quanto successo un anno fa con il maxi-provvedimento ad Apple, condannata dalla Commissione a versare 13 miliardi di euro di tasse arretrate al governo irlandese.

JUNCKERJUNCKER
Anche in quel caso il "trucco" usato dal colosso di Cupertino era frutto di accordi stipulati con il governo di Dublino. A breve dovrebbe concludersi un' altra indagine avviata da Bruxelles contro McDonald' s, sempre per tasse non pagate nel piccolo Granducato.

AMAZONAMAZON
La sfida della web tax Questi casi non hanno nulla a che vedere con la maxi-multa inflitta a Google all' inizio dell' estate: 2,4 miliardi di euro per abuso di posizione dominante (secondo l' accusa, il servizio Google Shopping avrebbe sfavorito i concorrenti). Casi diversi, ma che vedono tutti contrapporsi Bruxelles con le grandi aziende americane. E lo scontro è destinato ad accentuarsi se mai dovesse vedere la luce la proposta della Web Tax, il provvedimento spinto da Francia, Italia, Germania e Spagna che punta a far pagare alle aziende digitali le tasse nei Paesi in cui fanno profitti.

JEFF BEZOS IERI NERD OGGI PALESTRATISSIMOJEFF BEZOS IERI NERD OGGI PALESTRATISSIMO
Una sfida non semplice, vista l' attività "immateriale" di queste società che consente loro di far figurare i profitti nei Paesi con un regime fiscale più conveniente. L' idea avanzata dai quattro - che però raccoglie ancora molte resistenze all' interno della stessa Ue - prevede di tassare il fatturato. 

Ma non affronta quello che è il vero problema alla base delle scorciatoie fiscali: la differenze nei sistemi di imposizione tra gli stessi Paesi Ue. Finché alcuni Stati continueranno a offrire regimi più conveniente, le aziende continueranno a stabilire lì le loro sedi fiscali.
JEFF BEZOS ANNA KOURNIKOVAJEFF BEZOS ANNA KOURNIKOVA

La lotta alle frodi Iva 

Sempre oggi la Commissione presenterà un altro provvedimento che riguarda la sfera fiscale, ma nel campo dell' Iva.

Bruxelles ha messo a punto una proposta per combattere le frodi nelle transazioni transfrontaliere. A oggi - per esempio - se un' azienda francese vende a un' azienda italiana, la transazione è esente da Iva.

Attraverso un meccanismo di compravendite, molte società usano questa falla a scopo fraudolento: la Commissione ha stimato danni pari a 50 miliardi di euro l' anno. L' idea è di allineare il sistema delle transazioni transfrontaliere a quelle nazionali, introducendo l' aliquota Iva in vigore nel Paese dell' acquirente e un sistema di compensazione tra le agenzie fiscali degli Stati. Per Bruxelles la misura è in grado di ridurre le frodi dell' 80%.

Fonte: qui

CATALOGNA - IL PARTITO DI SINISTRA CUP: ‘LUNEDÌ PROCLAMEREMO L’INDIPENDENZA’. E MADRID INVIA L’ESERCITO


INDAGATO PER SEDIZIONE IL CAPO DEI MOSSOS, LA POLIZIA REGIONALE, ACCUSATO DI AVER MESSO IN PERICOLO LA SICUREZZA DEGLI AGENTI DELLA GUARDIA CIVIL DURANTE LE PROTESTE 

ECCO COSA PENSA DI FARE IL GOVERNO CENTRALE

Francesco Olivo per www.lastampa.it

dissonanze guardia civil mossos desqadraDISSONANZE GUARDIA CIVIL MOSSOS DESQADRA
I segnali parlano chiaro: non c’è alcun ponte tra Madrid e Barcellona. Anzi, si avvicina la resa dei conti. A poche ore dal durissimo discorso del re Filippo VI che ha attaccato le ambizioni secessioniste della Catalogna, oggi sono arrivati, uno dopo l’altro, nuovi elementi di rottura. Il capo dei Mossos d’Esquadra, la polizia autonoma, Josep Lluis Trapero è indagato per sedizione e venerdì prossimo dovrà presentarsi nella capitale spagnola per essere interrogato. Intanto il partito della sinistra indipendentista catalana, la Cup, (Candidatura d’Unitat Popular), annuncia che alla plenaria del Parlament di Barcellona lunedì, si «proclamerà l’indipendenza e la Repubblica catalana».

Contro la convocazione il partito socialista catalano ha presentato un ricorso alla Corte costituzionale. Il governo spagnolo assicura che reagirà, che la tensione stia salendo lo dimostra anche una notizia che arriva da Madrid: la decisione di inviare due convogli militari in Catalogna. Per il momento si tratterebbe solo di “supporto logistico” spiega il ministero della Difesa, ma la mossa viene letta a Barcellona con una un’unica interpretazione: «Ci invadono».

Guardia Civil con i Mossos desquadraGUARDIA CIVIL CON I MOSSOS DESQUADRA

Le accuse contro il capo dei Mossos 


Contro «il maggiore» Josep Lluis Trapero l’accusa è grave: aver messo in pericolo la sicurezza degli agenti della Guardia Civil impegnati lo scorso 20 settembre in un’operazione che ha portato all’arresto di 14 funzionari della Generalitat catalana. In quelle ore di tensione, decine di migliaia di manifestanti si radunarono sotto la sede dell’assessorato all’Economia, dove era in corso la perquisizione della polizia spagnola, che cercava prove contro il referendum definito illegale dalla Corte costituzionale.

L'ALTRA CATALOGNA CONTRO LA SECESSIONEL'ALTRA CATALOGNA CONTRO LA SECESSIONE
Un assedio durato ore nel centro di Barcellona, che ha costretto i poliziotti a restare chiusi dentro l’edificio per quasi 24 ore. L’ipotesi della magistrata è che i Mossos d’Esquadra non abbiano rispettato gli ordini che arrivavano, per poter evacuare il palazzo senza mettere a rischio la sicurezza dei colleghi. 


REFERENDUM CATALOGNAREFERENDUM CATALOGNA
Gli agenti spagnoli riuscirono a uscire soltanto all’alba, scortati proprio dai Mossos, tra gli insulti dei manifestanti. A rimetterci era stata l’automobile della Guardia Civil, parcheggiata sotto il palazzo e diventata una specie di palco per dei comizi improvvisati e poi distrutta dai giovani indipendentisti. Indagati anche gli organizzatori di quella protesta, il presidente delle associazioni Assemblea Nazionale catalana, Jordi Sanchez e Omnium cultural, Jordi Cuixart, veri motori del processo indipendentisti. 
Puigdemont RajoyPUIGDEMONT RAJOY

Cup: proclameremo l’indipendenza lunedì 


Il presidente catalano Puigdemont riferirà lunedì mattina davanti al parlamento di Barcellona convocato per una seduta straordinaria sui «risultati e sui loro effetti» del referendum.

Lo ha deciso l’ufficio di presidenza dell’assemblea. Secondo il Psc, che rappresenta in Catalogna il Psoe spagnolo, la riunione è «illegale» in base alle decisioni della Corte costituzionale contro il referendum di indipendenza. Il segretariato del Parlament ha avvertito che, in base ai pronunciamenti della Corte spagnola, la sessione non dovrebbe tenersi. Il partito di sinistra Cup che fa parte del fronte secessionista ha chiesto che nella sessione si approvi una dichiarazione di indipendenza. 

Le risposte di Madrid 

mossosMOSSOS
Il governo spagnolo sta valutando diverse opzioni per una risposta legale proporzionata a un’eventuale dichiarazione di indipendenza da parte del governo regionale catalano, mossa considerata illegale oltre ogni proporzione. Le misure evocate potrebbero arrivare all’attivazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola, fino a un’eventuale sospensione dell’autonomia regionale catalana. Sembra esclusa l’ipotesi di una mediazione internazionale così come il dialogo con chi a loro parere «non rispetta lo stesso statuto di autonomia catalano». Dal governo si dicono anche «fiduciosi» che la Commissione europea sosterrà le posizioni di Madrid.
re felipeRE FELIPE

Fonte: qui

L'EX TERRORISTA CESARE BATTISTI È STATO ARRESTATO

L'EX MEMBRO DEI PROLETARI ARMATI PER IL COMUNISMO (PAC) STAVA CERCANDO DI FUGGIRE IN BOLIVIA 

NEL 2010 HA OTTENUTO LO STATUS DI RIFUGIATO POLITICO IN BRASILE DALL'EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, LUIZ INACIO LULA DA SILVA
Ansa.it
L'ex terrorista Cesare Battisti è stato arrestato nella città di Corumbà, alla frontiera tra Brasile e Bolivia.

Secondo la versione online del quotidiano O Globo, le autorità brasiliane sarebbero convinte che l'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) stesse cercando di fuggire in Bolivia. L'italiano sarebbe stato fermato dalla polizia stradale federale durante un normale blitz. Condannato all'ergastolo in via definitiva per quattro omicidi commessi durante gli anni di piombo, Battisti nel 2010 ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Brasile dall'ex presidente della Repubblica, Luiz Inacio Lula da Silva.

Fonte: qui

mercoledì 4 ottobre 2017

STUPRO DI FIRENZE: I VERBALI CON IL RACCONTO DELLE AMERICANE E DEI CARABINIERI

‘VENITE A PRENDERCI PER FAVORE, VIOLENTATI DALLA POLIZIA, POLIZIA MACCHINA LA CASA’. INIZIA CON QUESTE PAROLE IN ITALIANO STENTATO LA CHIAMATA AL 113, 16 MINUTI DOPO I FATTI

C’È LA TESTIMONIANZA DI UN ALTRO MILITARE: ‘IL MIO COLLEGA NEL LOCALE CERCAVA DI ABBASSARE I PANTALONI A UNA DELLE RAGAZZE’. PORTATE A CASA, UNO SI CHIUDE IN ASCENSORE CON “C.” E LA SPOGLIA, L’ALTRO SPINGE “T.” PER LE SCALE E LA VIOLENTA

PER IL PIU' ANZIANO DEI DUE MILITARI LE ACCUSE SONO PIÙ PESANTI. E SULLE ACCUSE DI UNA MONTATURA, IL GIP È DURISSIMO: ‘GLI INDIZI A CARICO DEI CARABINIERI SONO GRAVISSIMI’

Stefano Brogioni per www.lanazione.it

stuproSTUPRO
«Venite a prenderci per favore, violentati dalla polizia, polizia macchina la casa». Inizia con queste parole, confuse, in un italiano stentato, pronunciate all’operatore del 113, il caso della violenza sessuale ai danni delle due studentesse americane da parte di due carabinieri in servizio. Sono le 3.48 del mattino dello scorso 7 settembre quando da borgo Santi Apostoli numero 16, parte questa telefonata. Le volanti della polizia giungono alle 4.06. Salgono al terzo piano del palazzo e trovano quattro ragazze: T., 20 anni, piange a dirotto. C., 19, è in stato di shock. Con loro altre due compagne, con cui dividono l’appartamento.

APPUNTATO SCELTO MARCO CAMUFFO CARABINIEREAPPUNTATO SCELTO MARCO CAMUFFO CARABINIERE
Al momento dell’arrivo delle volanti, in casa è arrivata anche un’interprete, messa a disposizione dall’università americana frequentata dalle ragazze. E’ lei che agli agenti, descrive ciò che le hanno a sua volta raccontato: le due giovani studentesse sono state abusate da due poliziotti conosciuti nel locale Flò, dove hanno passato la serata. Le ragazze parlano di «poliziotti», le indagini chiariranno subito l’equivoco. Innanzitutto alla discoteca di piazzale Michelangelo c’è stato un intervento dell’Arma per un focolaio di rissa. E soprattutto una telecamera posta all’ingresso della via fuga ogni dubbio: si vede la Fiat Bravo del 112 infilare in borgo Santi Apostoli alle 3.14 ed uscire alle 3.32.

Le ragazze in procura
La prima ad essere sentita è T. Il verbale si apre alle 18. La ragazza racconta di aver bevuto due bicchieri di vodka, mentre l’amica C. aveva «bevuto molto» (l’alcoltest a cui saranno sottoposte entrambe prima delle 7 del mattino, riscontra un tasso da sequestro di patente: 1,68 grammi per litro per T., 1,59 per C.). La ragazza riferisce di aver chiesto ad alcuni presenti un aiuto per chiamare un taxi per tornare a casa. Uno dei «numerosi poliziotti presenti» si offre di chiamare un taxi.
STUPRO FIRENZESTUPRO FIRENZE

Tuttavia, quando escono, la stessa persona dice che, con un collega, le avrebbe riportate a casa. La gazzella lascia il parcheggio del Flò alle 2.49. T. racconta che una volta scese, i due carabinieri («uno piuttosto giovane e con fisico atletico, l’altro sui 45-50 anni ed un po’ calvo») entrano anche loro nel palazzo. C. era entrata in ascensore con il conducente (si tratta del carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni), mentre T. sale a piedi. T. aveva notato che nell’ascensore, l’amica si stava baciando.

A quel punto, il più anziano dei due (l’appuntato scelto Marco Camuffo, nato nel 1970) l’avrebbe spinta verso la finestra sul pianerottolo e le avrebbe abbassato i pantaloni. Terminato il rapporto, T. racconta di aver afferrato l’amica, nel frattempo uscita dall’ascensore, di essere entrata in casa e chiuso la porta.  C. descrive ciò che è accaduto in ascensore. Ha riferito anche di aver perso del sangue, circostanza che le era già accaduta in occasioni di rapporti intimi. C. non ha riconosciuto in foto il carabiniere che era con lei in ascensore, mentre ha riconosciuto l’altro.
RACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 5 - STUPRO FIRENZE


La versione dei carabinieri
A distanza di due giorni, arriva anche la versione del militare Marco Camuffo. Dice di essere andato al Flò per un intervento e di esser poi stato invitato dal titolare del locale a bere un caffè al bancone. Riferisce che si era avvicinate due ragazze che avevano chiesto aiuto per trovare un taxi per tornare a casa, ma dopo alcuni tentativi falliti di contattare il centralino, si erano offerti di portarle loro con l’auto di servizio. Il racconto di ciò che è avvenuto nel palazzo discosta in alcuni punti: Camuffo dice che la ragazza «si era abbassata i pantaloni».

Al termine dell’atto, la ragazza gli ha chiesto il suo recapito telefonico, annotato da questa su whatsapp. L’appuntato ha detto anche le due ragazze «non sembravano ubriache». Il dodici settembre, tocca a Costa presentarsi dal pm Ornella Galeotti. Anche lui sostiene di non aver percepito che le due ragazze fossero ubriache («non ho sentito puzza di alcol», dice, ma un altro carabiniere sentito tra quelli intervenuti al Flò riferisce di almeno una ragazza «un po’ brilla» che aveva chiesto un taxi) ma dice anche di aver visto il collega «cercare di abbassare i pantaloni dell’altra ragazza».
RACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE 3 - STUPRO FIRENZE

Riguardo al «suo» rapporto, riporta che C. lo aveva invitato ad entrare in casa ma l’altra ragazza aveva detto che non era possibile. A quel punto erano entrati nell’ascensore, si erano baciati, si erano trovati nudi ed avevano consumato un rapporto sessuale. Al termine «le due ragazze erano entrate in casa tranquillamente».


2. PER UNO DEI DUE CARABINIERI LE ACCUSE PIÙ PESANTI
Estratto dall’articolo di Franca Selvatici per ‘la Repubblica - Firenze

(…)

Alcune ore più tardi in procura la ragazza più giovane non ricordava quasi nulla, se non che con Costa c'erano stati dei baci e forse un rapporto completo. La sua amica, invece, ricordava che il carabiniere più anziano l'aveva spinta contro un davanzale, l'aveva violentata poi l'aveva afferrata per le spalle e fatta inginocchiare per farle praticare un altro atto sessuale.
RACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA - STUPRO FIRENZERACCONTO RAGAZZE LA CHIAMATA - STUPRO FIRENZE

Un racconto che Camuffo non ha smentito, sostenendo però che la ragazza era consenziente. Non gli credono i pm, che infatti gli contestano non solo di aver profittato delle condizioni psico-fisiche della studentessa ma anche di aver agito con violenza, costringendola a subire atti sessuali. Mentre al collega più giovane viene contestato "soltanto" di aver abusato delle condizioni di semincoscienza in cui si trovava l'altra studentessa.

(…)

A proposito della loro condizione di ubriachezza, in ospedale alle 6,40, quasi 4 ore dopo i fatti, una delle ragazze aveva un tasso alcolemico di 1,68 grammi di alcol per litro di sangue; alle 6,51 l'altra aveva un tasso di 1,59. La professoressa Elisabetta Bertol ha calcolato che 4 ore prima una doveva avere un tasso alcolemico pari a 1,9 e l'altra oltre 2. Erano ambedue in «conclamato stato di ubriachezza», con «perdita della facoltà di giudizio e di coordinamento motorio».
DISCOTECA FLO - FIRENZEDISCOTECA FLO - FIRENZE

Quanto alla presunta montatura, secondo cui le due studentesse sarebbero state consenzienti e poi avrebbero denunciato i carabinieri, il gip Mario Profeta ricorda che la gazzella di Camuffo e Costa risulta essere arrivata nella via in cui abitavano le ragazze alle 3,14 ed essersi allontanata alle 3,32, appena 16 minuti prima della drammatica chiamata al 113.

Non ci sarebbe stato il tempo per una macchinazione, scrive il gip, che ha respinto la richiesta di interdizione dei due militari perché ritiene che la sospensione dal servizio disposta dall'Arma sia misura efficace per impedire che commettano altri reati, ma afferma che «i profili di gravità indiziaria risultano elevatissimi».

discoteca firenzeDISCOTECA FIRENZE
E scrive: «L'ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza consapevole, valido e percepibile consenso delle due ragazze appare estremamente verosimile… Sono quindi ravvisabili gravissimi indizi a carico dei due carabinieri che, in contrasto con le regole note anche alla più inesperta recluta, hanno utilizzato l'auto di servizio per accompagnare due civili e subito dopo averle fatte entrare nel portone di casa hanno avuto un approccio sessuale culminato nei termini già esposti».

Fonte: qui

LA SEDE DELLA GUARDIA CIVIL A BARCELLONA ASSEDIATA DA MIGLIAIA DI PERSONE: “FUORI LE FORZE DI OCCUPAZIONE”

CACCIATI DAGLI ALBERGHI CHE LI OSPITANO IN PROVINCIA 
IL CAPO DEI MOSSOS D’ESQUADRA, LA POLIZIA CATALANA, E' INDAGATO PER SEDIZIONE: HA DISUBBIDITO AGLI ORDINI DI MADRID E RISCHIA 8 ANNI DI CARCERE
CATALOGNA: IL CAPO DEI MOSSOS INDAGATO PER SEDIZIONE
(ANSA) - Josep Lluis Trapero, il capo dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, è stato convocato in tribunale con l'accusa di sedizione per non essere intervenuto per controllare nei giorni scorsi una manifestazione di fronte al Dipartimento dell'economia a Barcellona. Secondo la Vanguardia online, Trapero rischia tra i quattro e gli otto anni di carcere.


F.Oli. per la Stampa

BARCELLONA GUARDIA CIVIL1BARCELLONA GUARDIA CIVIL1
Cacciati dagli alberghi, assediati in prefettura e insultati per strada. Per la polizia spagnola la Catalogna è una terra ostile. Il motto si ripete in ogni manifestazione: «Fuori le forze d' occupazione». E dallo slogan si sta passando ai fatti. Gli occupanti, secondo lo schema ormai dominante, sono gli agenti della polizia nazionale e della Guardia Civil, protagonisti delle cariche violente contro gli elettori del referendum indipendentista. Gli assediati ora tentano di assediare, circondando sedi, alberghi e alloggi provvisori dei reparti dispiegati in Catalogna per impedire, con le cattive, un referendum vietato dalla legge.

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Discorso opposto va fatto per i Mossos: la polizia catalana è sempre più amata dai tanti ribelli della Catalogna, «grazie» si sussurra spesso all' orecchio degli agenti in strada. La gratitudine nasce dal mancato intervento contro il referendum che era stato chiesto dai magistrati, ma che non è scattato. Le diffidenze reciproche con gli altri corpi, già evidenti nei giorni degli attentati di agosto, sono diventate ormai manifeste. Domenica ai seggi le liti sono state molte, non ci si scambia più informazioni e le procure non vogliono più affidare le indagini ai Mossos.

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Nella sede della polizia nazionale sulla via Laietana da lunedì mattina si protesta senza sosta, notte compresa. Dove due giorni fa c' erano poche persone a protestare, ieri erano radunate decine di migliaia di indipendentisti. Il muro umano che si è creato ha impedito ai mezzi con la bandiera spagnola ben esposta sul cruscotto di uscire dal vicoletto dove sono parcheggiate. I cori vanno avanti senza pause: «Fascisti», «assassini», «andate in Spagna», pure con qualche variante: «Questo palazzo diventerà una biblioteca».

Ma ai poliziotti va persino peggio nel resto della Catalogna. In vari posti sono stati letteralmente cacciati dagli alberghi da cittadini furiosi per la «repressione contro il popolo indifeso», spesso con la complicità dei sindaci. Gli elenchi degli alloggi dove erano ospitate «le forze d' occupazione» giravano sui social.

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Gli abitanti di Calella (nella zona del Maresme) ne hanno mandati via 500, rimasti senza una stanza quando tornavano dalle operazioni di domenica. Stessa sorte toccata agli agenti che dormivano nel Comune di Pineda del Mar, dove i proprietari degli hotel hanno raccontato di forti pressioni per mandare via gli ospiti indesiderati. Loro, gli agenti, ormai non nascondono più il disagio per l' ambiente che li circonda, e si sentono abbandonati anche dalle autorità spagnole. A Pineda, ai cori di scherno hanno risposto con un altro coro: «Lasciateci lavorare».
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Il premier Mariano Rajoy li invita a non cedere: «Non lasciate gli alberghi». Sostegno anche dal socialista Pedro Sanchez. La neutralità delle forze dell' ordine sta venendo meno: il leader della destra catalana, Xavier Garcia Albiol, ha fatto visita alle truppe, accolto da applausi. Poi tutti insieme si sono messi a gridare: «Viva il re, viva la Spagna, viva la Catalogna».

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Alberghi a parte, gli altri poliziotti dormono ormai da due settimane nelle navi da crociera ancorate al porto di Barcellona e Tarragona. Una certa indignazione tra i catalani ha creato la foto di gruppo, con bandiera spagnola, fatta al rientro dalle operazioni del primo ottobre. Con oltre 800 feriti, forse non c' era molto da celebrare, è il pensiero condiviso.

Ma, anche al porto, l' ambiente non è cordiale: gli scaricatori si rifiutano ormai da giorni di portare viveri e assistenza di ogni genere a quelli che definiscono «gli occupanti». Un gruppo dei lavoratori ieri camminava sulla Rambla, per raggiungere la manifestazione: «Le navi? Ancora non abbiamo trovato il modo di affondarle». Il tono è scherzoso, ma tutto il resto no.

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