9 dicembre forconi: nero
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mercoledì 7 agosto 2019

BUFERA SULLA POLIZIA IN TEXAS DOVE DUE AGENTI A CAVALLO HANNO TIRATO CON UN GUINZAGLIO UN DETENUTO DI COLORE: NELLA FOTO DENUNCIA SI VEDE L’UOMO, CON LE MANI LEGATE DIETRO LA SCHIENA, CHE VIENE TRASCINATO COME UN CANE

L’IMMAGINE HA SCATENATO LE PROTESTE E LA POLIZIA È STATA COSTRETTA A CORRERE AI RIPARI: “È UNA TECNICA COLLAUDATA, MA…”


poliziotti portano al guinzaglio prigionero nero 1POLIZIOTTI PORTANO AL GUINZAGLIO PRIGIONERO NERO 
Bufera sulla polizia di Galveston, in Texas, dopo che su facebook è comparsa la foto di agenti a cavallo che scortano un uomo di colore con le mani legate dietro la schiena e che cammina al loro fianco, tirato per una corda.
L'uomo, Donald Neely, 43 anni, è stato arrestato sabato con l'accusa di violazione di domicilio. La polizia ha spiegato che l'uomo è stato ammanettato e che alle manette è stata poi fissata la corda come fosse un guinzaglio.
L'immagine ha scatenato un putiferio online, dove la polizia è stata accusata di aver indebitamente legato l'uomo, tanto più se era già stato ammanettato. «Che bisogno c'era di trascinarlo come un cane?», la domanda che si sono fatti in molti. Il Dipartimento di polizia di Galveston ha pubblicato un comunicato in cui spiega cosa è successo e chiede ufficialmente scusa al 43enne arrestato.
poliziotti portano al guinzaglio prigionero nero 2POLIZIOTTI PORTANO AL GUINZAGLIO PRIGIONERO NERO
«Innazitutto dobbiamo porgere le scuse al signor Neely per l'inutile imbarazzo. Sebbene si tratti di una tecnica collaudata e in alcuni scenari raccomandata - spiega il capo della polizia - credo che i nostri ufficiali abbiano mostrato scarso giudizio in questo caso e che avrebbero potuto aspettare un'unità di trasporto nel luogo di arresto.
donald neelyDONALD NEELY
I miei ufficiali non avevano alcun intento malizioso al momento dell'arresto, ma abbiamo immediatamente modificato la politica per impedire l'uso di questa tecnica e rivedremo tutta la formazione e le procedure». Fonte: qui
il post della cognata di neelyIL POST DELLA COGNATA DI NEELY

domenica 28 gennaio 2018

LA CINA RICICLA DENARO IN NERO – UN FIUME DI DENARO ILLECITO IN DIREZIONE PECHINO

DALLE MIGLIAIA DI “MONEY TRANSFER” DA 999 EURO AL GIORNO ALLE MAZZETTE NEI GIOCATTOLI TROVATE A FIUMICINO 

UN SOLO IMPRENDITORE IN UN GIORNO HA FATTO 500 OPERAZIONI DI TRASFERIMENTO DI DENARO DA MEZZO MILIONE L’UNA 

MONEY TRANSFER LA ROTTA D' ORO VERSO LA CINA

Federica Angeli per ''la Repubblica - Roma''

mafia cineseMAFIA CINESE
Non solo contraffazione e non solo pizzo chiesto ai connazionali commercianti: la mafia cinese muove le sue pedine su una scacchiera molto complessa. Fatta di una matrioska di società spesso usate come copertura ad imprese della malavita romana su cui gli inquirenti hanno già messo gli occhi. Così, ad esempio, i clan di Roma per allontanare ogni sospetto dal giro delle sale scommesse, con un regolare atto notarile, cedono tutto al ricco manager orientale che, all' apparenza, diventa il socio unico dell' attività. Guarda caso però i dipendenti assunti sono quelli che prima ne erano i gestori.

Mafia cinese romaMAFIA CINESE ROMA
Emblematica la situazione della sala scommesse di via Costanzo Casana a Ostia passata di mano da quelli che nell' ordinanza Alba Nuova della squadra mobile venivano indicati come i delfini dei fratelli Triassi (assolti da ogni accusa, compresa quella per mafia) a un gestore cinese e che 2 settimane fa è stata chiusa su ordinanza del questore di Roma perché frequentata da pregiudicati. Uno dei dipendenti dietro al banco, fino alla fine di febbraio, era colui che, nella prima gestione ne era socio a tutti gli effetti.

Che esista la Triade, la cui solidità è garantita appunto da complicità con le mafie nostrane, è evidente, secondo gli inquirenti. E lo dimostra uno dei tratti distintivi della criminalità organizzata: la movimentazione di flussi di denaro enormi. La quantità di ricchezza esagerata accumulata da cittadini asiatici è comprovata da una serie di operazioni delle forze dell' ordine.

TRIADI CINESITRIADI CINESI
L' ultima in ordine di importanza è del 2013 quando il nucleo speciale valutario della guardia di finanza, eseguì, su ordine della Dda di Roma, 18 ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. La base logistica della holding asiatica era proprio a Roma e illegalmente, attraverso alcuni money transfer della città, trasferiva all' estero, ovvero in Cina, le somme di denaro.

L' indagine nacque nel 2011 proprio da un' analisi attenta di rischio riciclaggio da parte del nucleo speciale valutario che rilevò la forte incidenza della comunità cinese, nello specifico tra l' Esquilino e Torpignattara. Gli invii di denaro all' estero parlavano da soli, miliardi di euro inviati in Cina il cui picco si registra tra 2011 e 2012, malgrado la normativa sull' antiriciclaggio.
mafia cineseMAFIA CINESE

Che nell' agosto del 2011 fissava la soglia dei 5000 come massimale da inviare, nel 5 dicembre 2011 scese a 2500 e nel 2012 si abbassò a 1000. Fatta la legge trovato l' inganno. Perché allora, come oggi, si registrarono una miriade di mini invii per eludere la tracciabilità del contante: versamenti da 999 euro verso l' oriente. «Ricordo che in un money transfer - spiega uno degli investigatori del nucleo valutario che partecipò all' operazione - in un giorno furono fatte 500 operazioni per circa mezzo milione. La cosa curiosa, accertarono le telecamere, fu che vennero fatte dallo stesso imprenditore orientale».

Un "fiume di denaro", questo peraltro fu il nome dato a quell' indagine, che spariva in Cina senza alcun controllo. Al centro dell' indagine, durata due anni, la Sigue, ex money transfer con sede a Londra. Le sette filiali romane raccoglievano le donazioni di fittizi imprenditori cinesi, provento di reati e merce contraffatta, e in Italia non restava poi traccia di quelle ricchezze. Nulla infatti veniva dichiarato al fisco. ( 2.continua)

ECCO I TRUCCHI DEI NUOVI SPALLONI

Francesco Salvatore per ''La Repubblica - Roma''

MONEY TRANSFERMONEY TRANSFER
Così i finanzieri e i doganieri del Leonardo da Vinci combattono i trafficanti di valuta In un anno recuperati 14 milioni di euro. Un flusso di denaro. In piccole e grandi quantità ma costante. È un' emorragia di capitali importante, di soldi che migrano dall' Italia all' estero, quella che combatte ogni giorno la Guardia di Finanza e i doganieri dell' aeroporto di Fiumicino. Il bilancio dell' operazione "New start", che da un anno va avanti come un carro armato, racconta il recupero di oltre 14 milioni compiuto dai militari nel solo 2017.

Si tratta di somme di denaro superiori alla soglia di 10 mila euro che stavano per essere illecitamente esportate perché non dichiarate per importi superiori a quella soglia: sono state oltre 660 le violazioni contestate ai nuovi " spalloni" all' interno del Leonardo Da Vinci, con riscossioni di sanzioni amministrative per circa 300mila euro. Ma dove vanno questi soldi?
yuan cina mazzetteYUAN CINA MAZZETTE

Uno Stato su tutti ha il primato indiscusso: la Cina. Dietro, ma di alcune lunghezze, si trova l' Egitto. Quindi ancora più staccate la Nigeria e il Marocco. Più di 8 milioni e mezzo di euro, probabilmente denaro frutto di lavoro nero, stava per salutare l' Italia illegalmente in direzione Shangai.

Quasi un viaggio al giorno: sono 354 i passaggi extracomunitari di cittadini cinesi in uscita dall' Italia. Meno della metà, gli egiziani diretti a Il Cairo, 172, per un ammontare di valuta pari a 2 milioni e 400mila euro.

CONTANTICONTANTI
L' indagine si è basata su una complessa attività di analisi che ha permesso di individuare rotte potenzialmente utilizzate come veicolo del traffico illegale di denaro contante. Quindi sono stati intensificati i controlli valutari sui passeggeri in partenza, con esiti che evidenziano come sia in corso una vera e propria emorragia di denaro contante dal nostro Paese verso destinazioni estere quali Asia, Africa e Medio Oriente. Un flusso non dichiarato.

CONTANTI 35CONTANTI 
Ampio il repertorio degli espedienti adottati per tentare di eludere la rete dei controlli aeroportuali: dal cittadino nord africano che nascondeva il contante all' interno di pacchi regalo per la famiglia, a quello asiatico che celava il denaro in scatole di cioccolatini, oppure infilato nell' intelaiatura metallica dei bagagli come in nel caso di alcuni passeggeri nigeriani.

Fino anche a trovarsi di fronte a veri e propri " corrieri di valuta" che lasciavano incustodite le "valigie milionarie", piene di denaro contante, nel tragitto dal check- in di partenza fino al nastro di riconsegna dello scalo finale: erano pronti a rischiare di perdere l' intera posta in gioco piuttosto che affrontare i massicci controlli doganali.

Fonte: qui

mercoledì 3 gennaio 2018

A BERGAMO LE NUOVE SCHIAVE. PAGATE IN NERO 50 CENTS ALL’ORA: TUTTE IMMIGRATE

LA TITOLARE DELL’IMPRESA (INDIANA) CADUTA DALLE NUVOLE: MULTATA PER 27 MILA EURO CON L’OBBLIGO DI ASSUMERE E REGOLARIZZARLE

Alberto Mattioli per la Stampa

Altro che schiavismo. Nemmeno lo zio Tom era pagato così poco: 50 centesimi all' ora, ovviamente non in regola, e per i contributi vedere alla voce fantascienza. Succede nella «Rubber Valley», il distretto della gomma in provincia di Bergamo, dove la crisi non è finita perché non è iniziata: il business è cresciuto del 40% negli ultimi cinque anni.
lavoro femminile3LAVORO FEMMINILE

Certo, in alcuni casi sul business il costo del lavoro incide poco. Come capitava a un' imprenditrice indiana con un capannone a Credaro e quattro dipendenti. Seguendo il gran traffico di furgoni che partivano e tornavano carichi di guarnizioni di gomma, i finanzieri di Sarnico hanno scoperto che per i quattro operai in regola ce n' erano nove in nero, che sgobbavano a cottimo nei paesotti vicini in cambio di compensi così bassi da risultare quasi incredibili.

Si tratta di un indiano e di otto donne, tre indiane, due albanesi, una senegalese, una marocchina e un' italiana, l' ultima autoctona in un caporalato da prima rivoluzione industriale o da padroni delle ferriere, roba da romanzo sociale dell' Ottocento. Dickens nel Basso Sebino, insomma.

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Tutte a casa, a tenere d' occhio i bambini e contemporaneamente a effettuare la «sbavatura di guarnizioni», che detta così sembra un' attività molto più bizzarra di quel che è in realtà: strappare a mano il materiali in eccesso dalle forme di gomma uscite dalle macchine. I conti li fa una delle cottimiste albanesi all'«Eco di Bergamo»: «Ogni mille pezzi mi davano dai 70 centesimi all' euro, in base al tipo di guarnizione e agli strappi. Per mille pezzi, mi ci volevano almeno due ore di lavoro». 

Il calcolo è facilissimo, il risultato inquietante: due ore a un euro fanno 50 centesimi all' ora.

Così i nove irregolari si portavano a casa, più o meno, 250 euro al mese: salari da Terzo mondo, non da Italia nel 2018. La sindaca di Credaro, Adriana Bellini, non sa dire se sia un caso isolato: «Di certo, il lavoro casalingo è diffuso, vediamo tutti il carico e scarico dei furgoni».

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Insomma, quel che si è scoperto a Credaro è la regola o l' eccezione? «Che sia la regola credo proprio di no, ma forse non è una situazione così eccezionale - risponde Pietro Schiesaro della Cisl -. Se i dipendenti in azienda sono generalmente in regola, nel cottimo succede tutto e il suo contrario, anche perché i controlli sono più difficili. E chiaramente gli ultimi arrivati sono quelli più indifesi.

Una situazione tipica è quella dell' immigrato che va a lavorare in fabbrica mentre la moglie resta a casa con i figli, ma per arrotondare prende un po' di commesse. Era quello che succedeva con gli italiani negli Anni Cinquanta, quando i muratori erano pagati "a metro". Oggi ovviamente è inaccettabile. Per fortuna i controlli ci sono. E infatti è il secondo caso dopo quello dell' estate».

nuove schiaveNUOVE SCHIAVE
In effetti, sui giornali era già finita la vicenda di una ditta di Adrara San Martino, sempre nella zona, nella quale otto lavoratori su 17 non avevano proprio il contratto, e uno era pure un clandestino. Non solo: altri lavoravano da casa 10 o 12 ore al giorno per 400 euro mensili.

Finiamo con la cronaca. La titolare del capannone di Credaro è caduta dalle nuvole, ha spiegato di aver aperto da appena sei mesi e promesso di sistemare le irregolarità. Nel frattempo, è stata multata per 27 mila euro, con l' aggiunta del' obbligo di mettere in regola i lavoratori che non lo sono, pagamento dei contributi arretrati incluso. E magari, aggiungiamo, anche di pagare alla ragazza albanese che si è sfogata con i giornalisti i 150 euro che sta ancora aspettando.

Fonte: qui

giovedì 5 ottobre 2017

IL JOBS ACT NON ENTRA IN PARLAMENTO E I PARLAMENTARI SI ARRANGIANO COME AL SOLITO!

MA QUALE JOBS ACT? 

PURE IN PARLAMENTO LA RIFORMA HA FALLITO...

INFATTI I PORTABORSE DI DEPUTATI E SENATORI SONO STATI ASSUNTI CON FINTE PARTITE IVA, O CON CONTRATTI “CO.CO.CO” O A TEMPO DETERMINATO
PRENDONO FRA GLI 800 ED I 1200 EURO AL MESE. MA PER LE COLLABORAZIONI I PARLAMENTARI RICEVONO 3.900 EURO AL MESE
Antonella Baccaro per il Corriere della Sera

PORTABORSE1PORTABORSE1
Una borsa, un badge e un passo svelto. I collaboratori parlamentari attraversano i corridoi che contano al seguito di un onorevole avvolti da un velo di mistero. Quanti sono? Come vengono pagati? A questa domanda hanno tentato per la prima volta di dare una risposta, nel luglio scorso, i questori della Camera Stefano Dambruoso (Civici e Innovatori) e Paolo Fontanelli (Mdp). «Il dato complessivo che ci risulta è di 612 contratti - riportò allora il Sole 24 Ore - dei quali 315 (51%) di collaborazione. Mentre gli altri sono suddivisi tra 150 contratti di lavoro subordinato (25%) e 147 autonomi (24%). Non sono disponibili per ora cifre sugli importi».

portaborse societa pubblichePORTABORSE SOCIETA PUBBLICHE
Stime di questo tipo non sono ancora state fatte al Senato ma è ragionevole ipotizzare che i numeri vadano dimezzati. Circa la retribuzione, nel silenzio dell' ufficialità, è l' Aicp, Associazione dei collaboratori parlamentari, a dare qualche cifra: la stima oscilla tra gli 800 e 1.200 euro mensili netti. 

I tipi di contratto in essere sono almeno tre: vecchi co.co.co, finte partite Iva travestite da consulenze e contratti a tempo determinato. «A volte qualcuno di noi finisce per lavorare per due-tre parlamentari contemporaneamente - spiega il vicepresidente di Aicp, Josè De Falco - altrimenti non si arriverebbe a fine mese».

Il problema della retribuzione è centrale in questa vicenda: il budget mensile a disposizione dei parlamentari per pagare i collaboratori è pari a 3.690 euro alla Camera e a 4.180 euro al Senato. Si tratta di «spese per le attività istituzionali», vale a dire, consulenze, convegni, sostegno alle attività politiche sul territorio, utilizzo di banche-dati, ecc.
PORTABORSEPORTABORSE

Funziona in questo modo: la cifra viene erogata per l' intero subito e poi solo per metà deve essere rendicontata quadrimestralmente; l' altra metà invece è erogata forfettariamente. Decidere quanta parte di questo budget riservare al collaboratore sta a ogni parlamentare che ha anche l' obbligo di depositare presso gli uffici competenti il contratto del proprio assistente, scegliendo il tipo. «Quello che accade molto spesso - racconta De Falco - è che ai collaboratori vengano riservate le briciole».

Eppure le promesse non sono mancate. Ad esempio, lo stesso Dambruoso, presentando i dati aveva rinviato a una settimana dopo ulteriori rivelazioni, in concomitanza con la presentazione della relazione sul bilancio della Camera per il triennio. In realtà niente altro è stato svelato, mentre nella relazione si legge che «i deputati questori hanno ulteriormente approfondito il tema della disciplina del rapporto di lavoro tra deputato e collaboratore, tenuto conto delle soluzioni individuate dai principali Paesi europei, e confermano che l' attuale situazione di bilancio non consente di destinare al pagamento diretto delle retribuzioni dei collaboratori da parte dell' Amministrazione risorse finanziarie equivalenti a quelle impiegate negli altri Parlamenti».

Ma qual è lo schema seguito dall' Ue? Il parlamentare sceglie in autonomia il tipo di contratto ma questo poi viene stipulato dall' amministrazione. Un modo semplice per rendere trasparenti retribuzioni e contratti che ora, per lo più, non prevedono tutele per malattie e maternità e ovviamente neanche tredicesima. Un disegno di legge che ci permetterebbe di raggiungere lo standard europeo è all' esame da tempo della commissione Lavoro alla Camera.

«Sì, ma basterebbe che l' ufficio di presidenza ci convocasse per raggiungere un accordo» auspica il vicepresidente Aicp. Ieri la presidente della Camera Laura Boldrini ha incoraggiato l' ufficio di presidenza a muoversi in questo senso. Sperando sia la volta buona.

Fonte: qui