9 dicembre forconi

venerdì 18 gennaio 2019

Movimento 5 stelle, trovato il vademecum di Casalino: ecco il kit su “cosa dire alla stampa”

 
Cosa dire alla stampa. Come dirlo. Quali parole usare e quali spunti comunicativi per difendersi o attaccare. Il “vademecum” di Rocco Casalino ai parlamentari del Movimento 5 stelle doveva restare segreto. Ma un deputato distratto ha lasciato su uno dei divani di Montecitorio il “kit”. E Repubblica ne è entrata in possesso. [Scarica qui il documento completo]
Il titolo recita: “Spunti comunicativi per la settimana 12-18 gennaio”. Sei pagine con un vero e proprio manuale in cui viene dettata la linea sui temi caldi del momento, con tanto di come e quando lanciare frecciate agli alleati leghisti.
I temi sono divisi per paragrafi: Carige; tasse; Enti locali; referendum propositivotrivelleTav; Ires terzo settore; reddito di cittadinanzapensione di cittadinanza; elezioni europee. E, ciliegina sulla torta, addirittura “Buche-Roma-Esercito”.
In molti dei paragrafi, in grassetto, è evidenziata la frase “Cosa hanno fatto i governi Pd”, con i contenuti da usare in caso di critiche, con l’obiettivo di spostare l’attenzione sulle responsabilità di chi ha preceduto il governo Lega-Movimento 5 stelle.
Ma, come detto, nel vademecum di Rocco Casalino c’è anche quando e come lanciare attacchi alla Lega e a Matteo Salvini. Ad esempio, alla voce “trivelle”, il consiglio è di ricordare al Carroccio “del fatto che fino all’altro ieri Salvini indossava le magliette ‘no trivellazioni’ e faceva campagna per il No al referendum”. 
Come attaccare? Domandando: “Ora cosa è successo, la Lega è diventata a favorevole all’inquinamento e contraria alla creazione di più posti di lavoro attraverso le fonti rinnovabili?”.
Molti i riferimenti – ovviamente quando utile alla causa del Movimento – al contratto di governo. È il caso della Tav: “Come scritto nel contratto di governo siamo impegnati a ridiscutere il progetto con la Francia”. Perché “parliamo di un’opera progettata 30 anni fa e che vedrebbe la luce tra più di 20 anni, per un costo che supera i 20 miliardi”. La linea: attendere la fine dell’analisi costi-benefici.
E anche qui sono spiegate le risposte da dare a Matteo Salvini quando dice che “l’opera è a metà”, quindi “meglio non fermarsi”. “Non è stato scavato nemmeno un centimetro del tunnel di base e chi dice il contrario o non sa nulla o mente per coprire altri interessi”. 
La linea delle Europee è quella mostrata pubblicamente da Di Maio: alleanza con le forze politiche “giovani” (e poco importa che queste siano in alcuni casi chiaramente ultraconservatrici come il caso di Kukiz’15 in Polonia) ed appoggio ai gilet gialli. 
Le buche a Roma sono un’emergenza? No problem. La risposta è “esercito”. Ma che, sia chiaro, “gli interventi del genio militare per il rifacimento del manto stradale è previsto non per rifare le buche” ma “per intervenire senza fare una gara d’appalto su strade con particolare livello di mortalità”. 
E che sia chiaro: “È stato presentato come un emendamento per Roma ma prevede qualcosa che può avvenire in tutta Italia e non solo nella capitale”.
Fonte: qui

LA MAFIA NIGERIANA GESTISCE (IN ITALIA) IL TRAFFICO DEGLI ORGANI


TUTTI I SEGRETI DEL NUOVO ORRENDO BUSINESS SU CUI STA INDAGANDO PURE L'FBI 

IL CENTRO È A CASTEL VOLTURNO. PARLA UNA TESTIMONE: “LÌ FANNO GLI ESPIANTI...” 

NEL MIRINO UN TIZIO CHE SI FA CHIAMARE "PAPA GIOVANNI" CHE GESTISCE UN PUNTO DI SELEZIONE DI "VITTIME POTENZIALI"..

Fabio Amendolara per “la Verità”

Le prime riunioni si sono svolte la scorsa estate a Roma, all' ambasciata Usa, luogo in cui un magistrato di collegamento per le questioni internazionali e un funzionario dell' Fbi hanno incontrato un sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia e il pool napoletano che indaga sulla criminalità organizzata nigeriana. In quelle occasioni è avvenuto un primo scambio di notizie riservate, senza però scoprire troppo le carte.

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Gli statunitensi hanno chiesto informazioni sugli affari della mala nera nel litorale Domizio, terra di camorra e di mafia nigeriana, e gli investigatori napoletani hanno appreso che un flusso di denaro, proveniente con molta probabilità da un traffico internazionale di droga, faceva andata e ritorno con i money transfer e con i più occulti sistemi finanziari del deep web tra Castel Volturno e Gaeta e le metropoli Usa di Atlanta, New York City e Chicago. Con qualche passaggio, tutto ancora da approfondire, il denaro transitava anche in Canada. Un bel po' di bigliettoni verdi che passavano fra le mani dei boss dei gruppi più noti della mafia nigeriana: quelli dei Vicking, degli Eiyes e dei Black axe, tutti attivi anche in Italia, soprattutto in quell' area della Campania.

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
Di incontri successivi ce ne sono stati diversi. A luglio anche a Napoli, in Procura, nell' ufficio del capo, Giovanni Melillo. È il procuratore in persona a coordinare l' indagine, in attesa che dal Csm arrivi la nomina di un nuovo aggiunto, il terzo che nella Direzione distrettuale antimafia andrà ad affiancare Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli, magistrati di lungo corso nel contrasto alla criminalità organizzata.

UN'IPOTESI SPAVENTOSA
Qui, in via Grimaldi, a un passo da Poggioreale, chiusi negli uffici dei pm, ci sono, sotto chiave, i documenti dell' inchiesta giudiziaria sulla nuova mala nigeriana che tiene in scacco Castel Volturno e il litorale Domizio. E tra verbali e informative del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e delle squadre mobili che ricostruiscono gli affari tradizionali, traffici di droga e di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, è spuntato un racconto che ha tracciato una nuova pista: una nigeriana ha parlato di vendita di organi. Di mattatoi veri e propri: a Gazzanise, Villa Literno e Sant' Antimo.

Una zona descritta dallo scrittore Sergio Nazzaro come «il più grande esperimento sociale libero da ogni regola». Un' area geografica multiculturale e multirazziale senza Stato e nella quale camorra e mala nigeriana hanno assunto il pieno controllo. Il posto migliore per nascondere una delle «cliniche degli orrori», come le ha definite la donna nigeriana parlando con Mary Liguori, cronista del Mattino da sempre in trincea contro la camorra che per prima ha raccontato dell' esistenza dell' indagine.
AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA

La nigeriana è ben inserita a Castel Volturno, paese del litorale in cui, stando alle stime ufficiali, vivono 1.236 nigeriani, ai quali bisogna aggiungere i clandestini, e aveva un marito criminale che la sfruttava. Poco più di un anno fa ha avuto il coraggio di denunciarlo e l' ha fatto arrestare. È stata lei a svelare di quei ragazzi, almeno tre, alcuni dei quali suoi conoscenti, che per 5.000 euro hanno venduto un rene. E ha indicato una delle improvvisate cliniche, in viale Fiume Oglio a Castel Volturno, nella quale ora non c' è più nulla ma che, a dire della testimone, fino a qualche tempo fa ospitava un medico esperto in trapianti.

In giro ormai su questa storia c' è molto chiacchiericcio. Anche tra le forze dell' ordine (dove c' è pure chi sostiene che la donna, alla quale pare piacciano le telecamere, sia in cerca di visibilità). Ma è una coincidenza inquietante che qualcuno, confermando quella ipotesi, dica che lì prima ci abitava un egiziano. E si sa che gli espiantatori professionisti di organi siano proprio al Cairo. In Egitto, dove il commercio di organi è proibito, la situazione è ben nota anche alle autorità.

mafia nigerianaMAFIA NIGERIANA
In un articolo del luglio 2018 la Reuters riportava questa notizia: il Tribunale criminale del Cairo ha condannato 37 persone per traffico d' organi. Era una banda di medici, infermieri e procacciatori di vittime e clienti, molti dei quali con regolare licenza, sgominata nel 2016 grazie a un' inchiesta su cliniche e ospedali privati. Nell' operazione erano stati sequestrati anche milioni di dollari. Ma quella dell' egiziano al civico 7 di via Fiume Oglio a Castel Volturno potrebbe essere anche solo una mera coincidenza.

Il racconto dell' orrore che parte dal litorale si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari. Giampiero Casoni, cronista giudiziario esperto dei meccanismi mafiosi dell' area aversana per averli raccontati per anni sulle agenzie di stampa dell' Alto Casertano, scrive addirittura di un «centro di cernita» per gli sventurati candidati all' espianto. E lo localizza a Lago Patria, dove, al centro delle attenzioni degli inquirenti, secondo fonti interne a chi sta indagando, ci sarebbe la figura di un certo Abu, che in Italia avrebbe anche adottato un curioso nom de guerre a metà fra lo ieratico e il paradossale: «papa Giovanni».
Inutile cercare conferme in questure o tra i magistrati.

L' indagine sul traffico di organi è top secret. Il capo della Direzione nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, al momento non si sbottona, ma ammette: «Sebbene non ci siano ancora riscontri completi in serie giudiziaria, terremo alta la guardia anche su questo inquietantissimo sospetto, da non sottovalutare».
MAFIA NIGERIANAMAFIA NIGERIANA
Parole sibilline per dire che il racconto è credibile, ma che la magistratura ci sta ancora lavorando.

SALTO DI QUALITÀ
Fatto sta che questa storia ha messo in luce una nuova inquietante realtà: la mafia nigeriana ha fatto un salto di qualità. Gli espianti sono sempre esistiti nel loro ambiente. È un fenomeno diffuso, legato a pratiche religiose e magiche che in Nigeria stanno provando a contrastare anche con la legislazione.

Ora, però, i boss africani sembrano aver capito che c' è un business e che si può lucrare anche sugli organi. E così, oltre alla prostituzione e al traffico di droga, la mafia nigeriana, che stando alle stime della Procura antimafia, dopo Cosa nostra, 'ndrangheta, camorra e Sacra corona unita (ossia le mafie tradizionali), si è attestata come quinta mafia, pare sia entrata a gamba tesa anche nel mercato degli espianti.

AFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANAAFFILIATI ALLA MAFIA NIGERIANA
È dal 2016 che l'Fbi sta lavorando su una segnalazione: un sospetto impiego di organi di dubbia provenienza in ospedali americani. I federali sono partiti dai rapimenti di ragazzini tra i 14 e i 17 anni, spesso orfani, da avviare alla prostituzione. Epicentri le periferie di Lagos e Benin City. D'altra parte, a Lagos, la più popolosa città della Nigeria, la polizia nigeriana ha trovato più volte donne segregate e costrette a mettere al mondo figli poi destinati al traffico di bambini, al mercato del sesso o alla compravendita di organi. Individuati i protagonisti del traffico e seguendo i flussi economici, i federali si sono imbattuti in un gruppo di nigeriani che ha scelto come domicilio Castel Volturno e che, paradosso, si trova in Italia con i documenti in regola.

«Gente arrivata dalla Nigeria molti anni fa e che sarebbe in contatto con i boss neri delle città statunitensi», ricostruisce la giornalista del Mattino. È in questo punto che si annodano l' indagine americana e quella dell' antimafia napoletana. «È vero», sottolinea il procuratore Cafiero de Raho, «a Castel Volturno la mafia nigeriana fa affari sporchi, soprattutto con lo sfruttamento della prostituzione, del lavoro nero e con lo spaccio di droga». Il traffico di organi lo tiene fuori. Per ora.

Fonte: qui

giovedì 17 gennaio 2019

AMPLESSI E MAZZETTE - FAVORI SESSUALI IN CAMBIO DI LICENZE EDILIZIE



SEI ARRESTI TRA FUNZIONARI COMUNALI E IMPRENDITORI A CASTEL VOLTURNO 

QUELLA MESSA IN PIEDI DALLA BANDA ERA UNA VERA E PROPRIA COMPRAVENDITA  DI PRATICHE  IN UNA ZONA IN CUI L’ABUSIVISMO EDILIZIO È UNA PIAGA CHE INTERESSA CENTINAIA DI MANUFATTI…

Mary Liguori e Biagio Salvati per ilmattino.it

Favori sessuali in cambio di pratiche edilizie al comune di Castel Volturno. È una delle accuse agli atti dell’inchiesta che, questa mattina, ha portato all’arresto di sei persone, tra le quali quattro dipendenti del Municipio e un tecnico esterno nonché al divieto di dimora per un dirigente dell’Imat, istituto di navigazione del Villaggio Coppola.

La Procura di Santa Maria Capua Vetere - diretta da Maria Antonietta Troncone - ha spiegato nel corso di una conferenza stampa che quella messa in piedi dalla cricca era una vera e propria compravendita  di pratiche e permessi edilizi al Comune di Castel Volturno, dove peraltro l’abusivismo edilizio è una piaga che interessa centinaia di manufatti.

sesso ufficioSESSO UFFICIO
Piove sul bagnato nella Benin City della Campania, dunque, dove i carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone hanno arrestato il comandante dei vigili di urbani, Luigi Cassandra, il capo dell’Utc Carmine Noviello e l’addetto all’ufficio tecnico Antonio Di BonaQuest’ultimo avrebbe chiesto favori sessuali e ricariche telefoniche in cambio di aggiustamenti di pratiche. Gli altri arrestati sono il geometra Giuseppe Verazzo, Giuseppe Russo, tecnico comunale . Disposto il divieto di dimora per Rosario Trapanese dell’Imat. In corso approfondimenti sulle responsabilità politiche dell’amministrazione comunale in carica, retta dal sindaco Dimitri Russo.
Sono quindici in tutto gli indagati in stato di libertà per i quali non è stata chiesta alcuna misura cautelare.

L’ordinanza che sconvolge il Municipio del litorale dominio porta la firma del gip Alessandra Grammatica. Agli atti d’accusa sono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, concussione, falso ideologico in atto pubblico, indebita induzione a dare o promettere utilità.

carabinieriCARABINIERI
I fatti, ricostruiti dai pm Vincenzo Quaranta e Giacomo Urbano, si sarebbero verificati a partire dal 2016, momento in cui l’inchiesta ha preso le mosse grazie alla denuncia di un cittadino che aveva presentato delle istanze in merito a pratiche riguardanti la documentazione sismica nel complesso residenziale Le Anfore.

Fonte: qui

SEQUESTRATO E CHIUSO UN VIADOTTO DELLA E45 IN PROVINCIA DI AREZZO

SECONDO UNA COMMISSIONE DI TECNICI ERA A RISCHIO COLLASSO 

L’INCHIESTA È PARTITA DOPO IL CROLLO DI UNA PIAZZOLA 

VIDEO: ECCO COME SONO RIDOTTI I PILONI DELLA SUPERSTRADA E45 (SPOILER: MALE, MOLTO MALE)







viadotto puleto e45 3VIADOTTO PULETO E45
Il gip di Arezzo ha disposto il sequestro e la chiusura del viadotto Puleto dell’E45, nei pressi di Valsavignone, in provincia di Arezzo, al confine fra Toscana e Romagna. Il provvedimento è stato richiesto dal procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, nell’ambito dell’inchiesta sul cedimento di una piazzola della superstrada avvenuto l’11 febbraio dell’anno scorso: secondo una commissione di tecnici incaricata dal pm, il viadotto sarebbe a rischio collasso. Il sequestro è stato notificato dai carabinieri. Il viadotto sarà chiuso al traffico nel pomeriggio. Anas sta predisponendo la chiusura del tratto e l’individuazione di una viabilità alternativa per il traffico. A tal proposito è in corso una riunione in prefettura di Arezzo del Comitato operativo per la viabilità (Cov) con tutti gli enti interessati.

La commissione di ingegneri
viadotto puleto e45 5VIADOTTO PULETO E45
Il provvedimento di sequestro preventivo, notificato dai carabinieri della pg della procura e da quelli forestali, è stato disposto dal gip di Arezzo Piergiorgio Ponticelli. Ora è in corso di esecuzione, con l’individuazione di una viabilità alternativa per il traffico: sul posto un centinaio di operai dell’Anas addetti alle operazioni di traffico e i dirigenti del compartimento di Firenze.

viadotto puleto e45 4VIADOTTO PULETO E45
La richiesta del procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi si basa sulle valutazioni della commissione di tecnici - composta dagli ingegneri Fabio Cane’ e Antonio Turco - sullo stato di logoramento di un pilone del viadotto, con possibili rischi sulla tenuta legati a un eventuale sovraccarico di traffico, in particolare di quello pesante.

viadotto puleto e45 2VIADOTTO PULETO E45
La verifica è stata disposta nell’ambito dell’inchiesta partita dalla frana che aveva interessato la piazzola di sosta a Pieve Santo Stefano e dopo che un ex poliziotto segnalò, con foto postate anche su Facebook, l’usura del pilone in cemento armato del viadotto, con il ferro a vista. La procura decise di inviare i carabinieri per un sopralluogo e poi di affidare una consulenza a Cane’ e Turco, gli ingegneri che avevano già certificato il cattivo stato di manutenzione nella zona del crollo della piazzola dell’E45 nel territorio di Pieve Santo Stefano.

Il procuratore
viadotto puleto e45 6VIADOTTO PULETO E45
L’esito dell’accertamento tecnico disposto dalla procura di Arezzo sul viadotto Puleto dell’E45 ha portato ad «accertare una situazione critica sotto molti aspetti, situazione che a detta consulenti poteva comportare un rischio collasso dell’intera struttura. Sulla base di questa informativa abbiamo chiesto al gip un sequestro preventivo del viadotto».

viadotto puleto e45 1VIADOTTO PULETO E45
Lo ha detto il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi. «Ci rendiamo assolutamente conto del gravissimo disagio che questo provvedimento comporterà a cittadini e automobilisti - ha aggiunto -, non di meno abbiamo ritenuto che esigenze di tutela della sicurezza e dell’incolumità dovessero prevalere su ogni altra considerazione». «Confidiamo - ha concluso Rossi - che la situazione possa essere ricondotta in termini di sicurezza quanto prima», che quindi «quanto prima possa essere riattivata la circolazione su quel tratto di strada», ma «questo ovviamente non dipende da questo ufficio.

Doppia inchiesta
viadotto puleto e45 7VIADOTTO PULETO E45
È ancora contro ignoti il procedimento, autonomo, avviato dalla procura di Arezzo sul viadotto dell’E45, nel territorio di Pieve Santo Stefano (Arezzo). Lo ha spiegato lo stesso procuratore capo della città toscana. L’ipotesi di reato per cui si procede è l’articolo 677 del codice penale, ovvero omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina.

viadotto puleto e45 17VIADOTTO PULETO E45
Per il crollo della piazzola invece, la Procura di Arezzo a dicembre ha notificato gli avvisi di chiusura delle indagini a tre dirigenti Anas con l’ipotesi di reato di disastro doloso: i tre sono accusati di «aver omesso di effettuare i necessari ed urgenti interventi strutturali finalizzati ad ovviare alla situazione di pericolo che si era manifestata con riferimento alla piazzola di sosta della strada E45 e nonostante si fossero manifestati evidenti segnali di un rischio di crollo consistiti in palesi fessurazioni del manto stradale».

Fonte: qui

SIRIA – ATTENTATO TRA ALEPPO E L’EUFRATE, NEL NORD DEL PAESE

UN KAMIKAZE SI È FATTO ESPLODERE DAVANTI A UN RISTORANTE PROVOCANDO ALMENO 16 MORTI, TRA CUI 4 MILITARI AMERICANI 
L’ATTACCO È STATO RIVENDICATO DALL’ISIS. VIDEO CHOC: IL MOMENTO DELL’ESPLOSIONE





ATTENTATO SIRIA 1ATTENTATO SIRIA
Strage di soldati Usa in Siria. 

Un kamikaze si è fatto esplodere oggi a Manbij, tra Aleppo e l'Eufrate, nel Nord del Paese. L'attentato ha colpito il ristorante "I principi" (al Umarà), nel centro della città, e ha provocato almeno 16 morti, tra cui quattro militari americani. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), tra le restanti vittime ci sarebbero cinque miliziani locali curdo-siriani filo-Usa e 9 civili. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis. ''Un attentato suicida sferrato con una cintura esplosiva ha colpito una pattuglia della coalizione internazionale nella città di Manbij'', si legge sull'organo di propaganda dello Stato Islamico, 'Amaq'.
attentato siria 3ATTENTATO SIRIA

La morte dei soldati statunitensi, annunciata da media panarabi, viene confermata dalla coalizione a guida Usa che non conferma però il numero di vittime.  "I membri del servizio degli Stati Uniti sono stati uccisi per una esplosione, nel corso di un pattugliamento di routine", ha detto un portavoce in un comunicato pubblicato sui social media. "Stiamo ancora raccogliendo informazioni e daremo ulteriori dettagli in un secondo momento", ha aggiunto.

attentato siria 2ATTENTATO SIRIA 
IL PUNTO - La Siria vive giorni di alta tensione. La conferma, arrivata nei giorni scorsi, sull'inizio del ritiro delle truppe americane ha ulteriormente incrinato equilibri già di per sé precari.  I soldati americani morti oggi sarebbero le prime vittime statunitensi dal 19 dicembre, giorno in cui Trump ha annunciato il ritiro delle forze a stelle e strisce. Il progressivo disimpegno culminerà con il rientro dei circa 2000 uomini schierati nel paese

ATTENTATO SIRIAATTENTATO SIRIA
E proprio oggi i curdi siriani hanno respinto la proposta Usa di una "zona di sicurezza" nel nord, al confine con la Turchia sotto il controllo di Ankara. Il prossimo 23 gennaio è previsto un incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader turco Recep Tayyip Erdogan per colloqui sulla situazione nel Paese.

16 Gennaio 2017

Fonte: qui

“I FRATELLI OCCHIONERO AVEVANO CREATO UNO VERA E PROPRIA RETE DI DOSSIERAGGIO”



NELLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA CHE HA CONDANNATO I DUE A 5 E 4 ANNI, IL GIUDICE PUNTA IL DITO CONTRO L’ATTIVITÀ DI CYBER SPIONAGGIO GRAZIE A UN MALWARE INVIATO TRAMITE MAIL: “HANNO ACCUMULATO UNA IMPONENTE MOLE DI DATI E DOCUMENTI RISERVATI…”


FRANCESCA MARIA OCCHIONEROFRANCESCA MARIA OCCHIONERO
Grazie alla sua attività di cyber spionaggio Giulio Occhionero aveva accesso a un database che "conteneva un elenco di 18.327 username univoci, 1.793 dei quali correlati da password, catalogati in 122 categorie denominate Nick, che indicano la tipologia di target (politica, affari, altro). Molti account contenuti nel database appartenevano ad enti istituzionali, () imprenditori e studi legali".

È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado con la quale il giudice Antonella Bencivinni lo scorso 17 luglio ha condannato l' ingegnere nucleare e la sorella Francesca Maria rispettivamente a 5 e 4 anni di reclusione per accesso abusivo a un sistema informatico: i due, secondo il giudice, avevano messo in piedi un' attività di cyber spionaggio.

giulio occhioneroGIULIO OCCHIONERO
Tentativi di inserirsi nelle caselle di posta elettronica, secondo i pm, c' erano stati anche ai danni degli ex premier Matteo Renzi e Mario Monti. Lo strumento utilizzato dai fratelli Occhionero, come ricostruito dalle indagini, era un malware inviato tramite un messaggio email. Così gli Occhionero "hanno accumulato una mole di dati e documenti riservati, sempre più imponente e variegata, creando una vera e propria rete di dossieraggio".

Fonte: qui

SERVIZI, GOLPISTI E GENERALI “MALVAGI”, UN LIBRO DISVELA TRAME E NEQUIZIE DELLA P2




CORRADO STAJANO: “PARTÌ DALLA PASTRENGO, NEL 1973, L’IGNOBILE CRIMINE DELLO STUPRO DELL’ATTRICE FRANCA RAME, IDEATO E COMMISSIONATO DALLA MENTE PERVERSA DEL GENERALE PALUMBO, ACERRIMO NEMICO DI CARLO ALBERTO DALLA CHIESA…"

CORRADO STAJANO PER WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Una storia nera. Una storia purtroppo vera questa di Giuliano Turone, Italia occulta, dove tutto è minuziosamente documentato da atti di giustizia, sentenze, ordinanze, confessioni, interrogatori, testimonianze, perizie balistiche, verbali magari a suo tempo sottovalutati o non compresi, qui invece analizzati con la furia certosina dello scrittore che spesso, come magistrato, è stato al centro di quel che racconta.

Non è un’autobiografia. Se non si conoscono i fatti ci si può render conto della presenza e della funzione dell’autore solo da una minuscola nota a piè di pagina, l’opposto dell’esibizione. Protagonista delle vicende narrate è un paese malato, spesso moribondo, una palude non prosciugata dove negli anni Settanta-Ottanta del Novecento, dall’indomani di piazza Fontana all’uccisione di Moro al massacro della stazione di Bologna, è accaduta l’iradiddio, stragi, assassinii, complotti, tentati colpi di Stato. (…)


italia occulta coverITALIA OCCULTA COVER
“Quante storie. La P2 non fu nient’altro che un club di gentiluomini” disse più volte l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (tessera 1816 della Loggia). E Gelli, anni dopo, nel 2008, ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, ricambiò il favore e rivendicò con orgoglio alla Loggia P2 la paternità del Piano di rinascita democratica con queste parole: “Peccato non averlo depositato alla Siae per i diritti, tutti ne hanno preso spunto: l’unico che può portarlo avanti è l’attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”.

LICIO GELLILICIO GELLI










Gli allora giudici istruttori Giuliano Turone e Gherardo Colombo, responsabili dell’inchiesta sulla P2, erano arrivati a Gelli dopo l’assassinio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Su un’agendina sequestrata nel 1979 a Sindona, negli Stati Uniti, trasmessa poi in Italia, erano annotati tutti gli indirizzi di Licio Gelli, uomo d’affari di Arezzo non ignoto alla polizia. Fra gli altri il recapito sconosciuto di una ditta di abbigliamento maschile, la Giole, del gruppo Lebole, di Castiglion Fibocchi, nell’aretino, dove il 17 marzo 1981 avvenne la famosa perquisizione del Nucleo regionale di polizia tributaria della guardia di finanza. A insospettire, mesi prima, era stata anche la clamorosa intervista di Maurizio Costanzo (tessera 1819 della Loggia) pubblicata dal Corriere della Sera il 5 ottobre 1980. Titolo: Parla, per la prima volta, il “Signor P2”. Un manifesto pubblicitario. Una presa di possesso zeppa di messaggi in codice. Un avvertimento minaccioso. Nel suo libro Turone è attento anche ai particolari più minuti, utili per far capire il clima del tempo. Come il verbale della perquisizione alla Giole scritto dal maresciallo Francesco Carluccio: la segretaria di Gelli, la signora Carla Venturi, che cercò di far sparire la chiave della cassaforte, lo stupore del sottufficiale quando l’aprì e trovò registri, documenti, carte e, in una valigia, le cartellette con nomi inimmaginabili, ministri, generali e ammiragli, capi dei Servizi segreti, prefetti, parlamentari, editori, direttori di grandi giornali e di telegiornali affiliati alla Loggia segreta con un giuramento. Che avevano già fatto, in molti, ma alla Repubblica.

GELLIGELLILICIO GELLI CARTA IDENTITALICIO GELLI CARTA IDENTITA


La colonna di auto che riporta a Milano i materiali sequestrati, con le liste dei 963 nomi di uomini di cui molti ai vertici della Repubblica, sembra un’azione di guerra. La Fiat Ritmo, con i documenti, marcia in mezzo a due Alfetta fatte venire dal comando: a bordo di ciascuna, quattro soldati armati di mitra. Non molti sanno, anche se la notizia comincia a trapelare. (…)
Franca Rame e Dario FoFRANCA RAME E DARIO FO

La P2 è “la metastasi delle istituzioni”, il cuore, la matrigna maligna, portatrice di quasi tutte le nequizie di quegli anni. (…) Colpiscono certi fatti che possono sembrare minori. Gelli che convoca nella sua Villa Wanda un alto magistrato, Carmelo Spagnuolo, procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, il generale Giovanbattista Palumbo, comandante della divisione carabinieri Pastrengo di Milano, il generale Franco Picchiotti, comandante della divisione carabinieri di Roma, il generale Luigi Bittoni comandante della brigata carabinieri di Firenze, due colonnelli. Il venerabile ha fretta e gli uomini della Repubblica accorrono proni ad ascoltare l’oracolo. Siamo nel 1973 – scrive la Relazione Anselmi – il pericolo è l’avanzata del Pci dopo le elezioni del 1976, i referendum, il divorzio, l’aborto. Si ventila allora l’ipotesi di un governo presieduto da Carmelo Spagnuolo. Gelli sembra un capo di stato maggior generale che dà gli ordini ai sottoposti pregandoli di trasmetterli a loro volta ai minori di grado.
LICIO GELLI TESSERA PDUELICIO GELLI TESSERA PDUE


I loro nomi sono tutti nelle liste della P2 e tornano in molte occasioni. Quello del generale Giovanbattista Palumbo fa usare a Giuliano Turone, sempre misurato, attento ai significati del linguaggio, gli aggettivi “temibile e francamente malvagio”. (Partì dalla Pastrengo, nel 1973, “l’ignobile crimine dello stupro dell’attrice Franca Rame, ideato e commissionato dalla mente perversa del generale Palumbo”).

gelliGELLI
La sua biografia è un sordido archetipo italico. Fascista convinto, ammiratore del nazismo, cavaliere dell’Ordine dell’Aquila tedesca senza spade, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica di Salò e raccomanda ai suoi uomini di fare altrettanto. Poi, quando il vento cambia, si costruisce un inesistente passato partigiano, diventa persino Governatore militare alleato della provincia di Cremona. Il suo nome, nei quadri di avanzamento, galoppa. Nel 1964, per non smentire troppo il suo vero passato, è al fianco del generale De Lorenzo nell’organizzazione del piano Solo.


VILLA WANDA DI LICIO GELLIVILLA WANDA DI LICIO GELLI
Il comando della divisione Pastrengo, in via Marcora, a Milano, nei dintorni di piazza della Repubblica, è in quegli anni un luogo sinistro. Tutti gli uomini dello stato maggiore del generale sono iscritti alla P2. Un vero e proprio gruppo di un potere malsano, riferisce il colonnello Nicolò Bozzo, una persona retta, fedele alla Repubblica.
CARLO ALBERTO DALLA CHIESACARLO ALBERTO DALLA CHIESA










Il generale Palumbo è un appassionato cacciatore di adesioni alla Loggia, gli piace assistere alle iniziazioni dei nuovi fratelli all’Hotel Excelsior, a Roma. È in stretto contatto, scrive la Relazione Anselmi, con il generale Musumeci, segretario generale del Sismi, il servizio segreto militare. È anche un acerrimo nemico del generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Probabilmente geloso, lo teme e lo danneggia come può. (...)

VILLA WANDA DI LICIO GELLIVILLA WANDA DI LICIO GELLI
   Sono gli anni del terrorismo, Dalla Chiesa è designato dal ministro Taviani a costituire uno speciale reparto di polizia giudiziaria antiterrorismo. Nel 1974, un gran colpo: arresta Renato Curcio e Alberto Franceschini, capi storici delle Brigate rosse. 

UN GIOVANE LICIO GELLIUN GIOVANE LICIO GELLILICIO GELLI A VILLA WANDALICIO GELLI A VILLA WANDALICIO GELLI A VILLA WANDALICIO GELLI A VILLA WANDALICIO GELLILICIO GELLI