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martedì 25 settembre 2018

LA GRECIA A CORTO DI DENARI VUOL VENDERE PURE L'ACROPOLI


ECCO I RISULTATI DELLA “CURA” DELLA TROIKA 

I DEBITI NON SONO ANCORA RIPIANATI E L'EVASIONE FISCALE GALOPPA: TSIPRAS METTE I BENI CULTURALI IN UN FONDO

Francesco De Palo per “il Giornale”

TSIPRASTSIPRAS
Anche l' Acropoli nel superfondo delle privatizzazioni greche? Stando ad una leggina ad hoc approvata di recente dal governo Tsipras, sembrerebbe di sì. Secondo la legge n. 4389/16 i beni culturali ellenici passano ora sotto la gestione diretta di Etas SA. L' obiettivo dell' esecutivo a caccia di denari è di mettere a regime tutto ciò che nel Paese è disponibile al fine di non mancare le promesse con gli istituti di credito, ovvero l' ex troika che non è andata via da Atene, come annunciato da Tsipras, ma vi ritorna ogni mese per controlli periodici. Una sorta di mega cartolarizzazione che però investe il patrimonio culturale e artistico che in Grecia è praticamente ovunque.

All' articolo 196 la legge dice che «la proprietà e il possesso di tutti i beni immobili appartenenti allo Stato greco sono gestiti da Etas in conformità con le disposizioni applicabili, e all' Etas trasferiti automaticamente a titolo gratuito, con le seguenti eccezioni: spiagge e aree costiere, siti naturalistici, terreni prettamente boschivi».
TSIPRAS 1TSIPRAS 1

Un provvedimento «per fare cassa», tuonano le opposizioni popolari di Nea Dimokratia che per bocca dell' ex ministro della cultura, Olga Kefaloiannis, accusano il premier di procedere in «diretta violazione della Costituzione stessa, in cui si afferma che i monumenti del patrimonio culturale e dei siti archeologici sono al di fuori della transazione e non sono trasferibili». Protesta anche il Consiglio Nazionale degli Archeologi greci che, con una risoluzione ufficiale, chiede al Ministero della Cultura di individuare altri criteri che non sviliscano il patrimonio culturale della Grecia, pur in un momento di forte difficoltà finanziaria.

acropoli di ateneACROPOLI DI ATENE
La finanza, già. Il governo dice trionfante che la crisi è alle spalle e che il Paese potrà reggersi sui mercati autonomamente. Intanto la promessa di Tsipras di non tagliare ancora (per la settima volta) le pensioni dal prossimo 1° gennaio, si scontra con la realtà di conti ancora in disordine: l' evasione fiscale non si ferma, e fino a oggi proprio la partita per le privatizzazioni ha portato in dote solo 10 miliardi su 50 preventivati.
La parte del leone l' hanno fatta i tedeschi che hanno portato a casa 20 aeroporti regionali per poco più di 2,5 miliardi di euro aggiudicati dalla Fraport di Francoforte.

piazza monastiraki e acropoliPIAZZA MONASTIRAKI E ACROPOLI
Ma l' Acropoli proprio no, dicono anche intellettuali e scrittori che in questi ultimi tre anni hanno mollato Tsipras, considerato troppo poco incline alle classi sociali tanto care alla sinistra che, oggi, boccheggiano in Grecia, al pari di commercianti e imprenditori.
E pensare che negli anni clou della crisi, quando la moneta unica era stata davvero sul punto di esplodere, fu l' allora premier finlandese Katainen, attuale commissario europeo, a ipotizzare che l' Acropoli fosse ipotecata per far fronte ai debiti ellenici con i creditori internazionali. Ma la sinistra greca tutta (sindacati compresi), ieri, la bollò come un' idea indecente.

Fonte: qui

mercoledì 22 agosto 2018

Genova, Autostrade: sì a 500 milioni e nuovo ponte ma no a Conte

Sì a interventi immediati per Genova per un totale di 500 milioni di euro e sì alla progettazione del nuovo ponte in acciaio da realizzare in 8 mesi ma nessuna risposta alla richiesta del premier Giuseppe Conte di moltiplicare per quattro o per cinque le disponibilità economiche annunciate il giorno dei funerali delle vittime e confermate oggi. E’ questo quanto ha deciso stamattina il Consiglio d’amministrazione di Autostrade per l’Italia, riunito, sotto la presidenza di Fabio Cerchiai, in seduta straordinaria per un aggiornamento sul drammatico evento del 14 agosto.
Il  CdA – si legge in una nota – ha ascoltato i responsabili tecnici in merito alle attività svolte dalla concessionaria relativamente all’opera e alle azioni messe in atto sin dai primi minuti, con i mezzi e il personale disponibile. Più di 150 uomini e mezzi della società Autostrade per l’Italia hanno collaborato con le Istituzioni locali, la Protezione civile, i Vigili del Fuoco, le Forze di Polizia nei drammatici momenti.
L’ad Giovanni Castellucci ha poi informato il Consiglio sul piano immediato di supporto alla città di Genova, già operativo, nelle more dell’accertamento delle cause che hanno determinato l’evento, e sui numerosi incontri con le istituzioni avvenuti fin dalle prime ore ed ha illustrato il piano di interventi a favore delle famiglie delle vittime e delle famiglie costrette a trasferirsi dalle loro abitazioni, il piano di ricostruzione del ponte crollato e un piano di viabilità alternativa nella città di Genova.
“Il CdA è stato informato dell’attività svolta dall’Amministratore Delegato, e del suo personale coinvolgimento fin dai primi minuti nella collaborazione con le istituzioni locali e nella gestione di tutte le attività che consentiranno di affrontare l’emergenza. In tale contesto, in attesa degli esiti degli accertamenti in corso, il Consiglio ha condiviso una prima lista di iniziative (per una stima preliminare di 500 milioni di euro – finanziati con mezzi propri) già annunciata nel corso della conferenza stampa di sabato a Genova. In particolare:
-Supporto alle famiglie colpite dalla tragedia: Per quanto riguarda le famiglie delle vittime e tutti coloro i quali sono stati costretti a lasciare la propria casa, Autostrade per l’Italia ha risposto all’appello lanciato sulla piattaforma social Change.org, istituendo un nuovo fondo per soddisfare le prime esigenze delle famiglie colpite dalla tragedia ed i bisogni degli sfollati. Le richieste sono raccolte presso i due Point istituiti insieme al Comune all’interno del centro civico Buranello e presso la scuola Caffaro, nonché attraverso una mail dedicata (autostradepergenova@autostrade.it).
La società ha proposto, inoltre, al Comune di Genova l’istituzione di un Fondo sociale di alcuni milioni di euro – che sarebbe gestito dal Comune stesso – da destinare in aiuto alle famiglie delle vittime, indipendentemente da eventuali indennizzi o risarcimenti futuri.
-Ricostruzione del ponte: Autostrade per l’Italia sta proseguendo le attività di progettazione per la ricostruzione del ponte Morandi. Il progetto – per il quale Autostrade sta coordinando a Genova un gruppo di imprese, esecutori e progettisti anche di livello internazionale – prevede la demolizione delle attuali strutture rimaste del ponte sul Polcevera e la ricostruzione del ponte in acciaio secondo le più moderne tecnologie ad oggi disponibili in un periodo stimato di 8 mesi, a decorrere dall’ottenimento delle necessarie autorizzazioni.
-Viabilità di Genova: La società ha studiato insieme al Comune di Genova e con la collaborazione tecnica di Sviluppo Genova, società partecipata dal Comune, interventi urgenti per il ripristino della viabilità e l’attivazione di viabilità alternative. In particolare un asse viario sul lato destro del torrente Polcevera, una rotonda per facilitare l’ingresso al porto, la messa in sicurezza di un viadotto di proprietà demaniale di accesso al casello di Genova Aeroporto, un percorso riservato ai mezzi pesanti sulle aree Ilva. Per quest’ultimo intervento sono già iniziate le operazioni.
Sempre in tema di viabilità cittadina, Autostrade per l’Italia ha manifestato la disponibilità a supportare altre iniziative utili ad agevolare la mobilità dei cittadini genovesi.
-Sospensione del pedaggio: Per tutti gli utenti è stato sospeso il pagamento del pedaggio autostradale sulla rete genovese, con effetto retroattivo a partire dal 14 agosto e fino alla completa ricostruzione del ponte sul Polcevera. Il transito in autostrada diventa gratuito per chi viaggia sulle seguenti tratte: Genova Bolzaneto-Genova Ovest-Genova Est e Genova Pra’-Genova Pegli-Genova Aeroporto”.
Il Consiglio di Amministrazione ha, inoltre, preso atto della lettera di contestazioni ricevuta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e verrà riconvocato in tempo utile per fornire e deliberare un adeguato riscontro alle stesse. Ma nel comunicato finale della società non si fa minimamente cenno alla richiesta avanzata, in un’intervista al Corriere della Sera, dal Presidente del Consiglio di quadruplicare o quintuplicare le risorse economiche e finanziarie che Autostrade dovrebbe mettere a disposizione.
Fonte: qui
Camion sul ponte Morandi© Fornito da Firstonline Camion sul ponte Morandi

martedì 3 luglio 2018

LA FAMIGLIA VENDE LA CASA FARMACEUTICA, RECORDATI, AL FONDO INGLESE CVC PER 3 MILIARDI E IL TITOLO CROLLA DEL 12,5%

AGLI ANALISTI IL PREZZO NON PIACE

Chiude in rosso Milano, come d'altronde tutte le principali piazze europee, nella prima seduta della settimana e di luglio. Motivo principale che frena gli indici è la sempre più alta tensione sul fronte commerciale a livello mondiale, oltre lo strappo nel governo tedesco che crea nervosismo fra gli operatori.
RECORDATIRECORDATI

Tornando a Milano, il Mib termina la giornata lasciando sul parterre lo 0,9% a 21.427,20 dopo aver chiuso in rialzo dello 0,9% venerdí.

Tra gli indici minori, il Mid-Cap perde lo 0,6% a 40.524,90 dopo aver guadagnato lo 0,8% venerdì. Lo Small-Cap registra un ribasso dello 0,5% a 21.757,74,71 dopo il guadagno dell'1,1%. L'AIM è l'unico in verde, in rialzo dello 0,1% a 9.662,40 dopo aver chiuso in verde dello 0,1% l'ultima seduta.

A trainare in ribasso il paniere delle blue chip è Recordati, in perdita del 12,5% a chiusura degli scambi. Il titolo risente della decisione della famiglia Recordati di cedere il 51% della società al fondo di private equity britannico CVC.

FIMEI - controllata della famiglia Recordati - detiene circa il 51,8% delle azioni della casa farmaceutica. Il corrispettivo dell'operazione è di circa EUR3 miliardi, che implica un prezzo di EUR28 per ciascuna azione di Recordati. Il corrispettivo sarà pagato per circa EUR2,3 miliardi al closing dell'operazione e per EUR750 milioni in strumenti finanziari di debito subordinati di lungo termine.
CONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONICONFALONIERI PIERSILVIO BERLUSCONI

Male anche Mediaset che termina le contrattazioni con un rosso che segna il 3,7%. Oltre al taglio di rating e target price operato venerdì da Morgan Stanley, l'idea del Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio di dare vita ad una sorta di Netflix all'italiana potrebbe danneggiare il mercato a cui fanno riferimento Mediaset e Rai.

Non inizia la settimana con il piede giusto nemmeno Brembo, che ha terminato la seduta sotto del 2,1%.

Dall'altra parte del listino in verde i titolo bancari, con in testa Banco Bpm che termina le negoziazioni in verde dello 0,8%.

Bene anche Unipolsai, in rialzo dello 0,4% e Poste Italiane, che chiude in verde dello 0,1%.

Fra i migliori si annovera anche Fiat Chrysler, nonostante Exane BNP abbia tagliato il target price di Fiat Chrysler Automobiles a EUR23,38 da EUR23,58 con valutazione 'Neutral'. Il titolo chiude poco sopra la parità.
MARCHIONNE CON GOLF E CRAVATTAMARCHIONNE CON GOLF E CRAVATTA

Fuori dal listino principale buona performance di Giglio Group che chiude in rialzo dell'15.5%.

Nell'indice delle Small Cap salto in lungo di Trevi Finanziaria che chiude la giornata in verde del 17,5%, visto il proseguimento della trattativa per la ristrutturazione del debito.

Sempre fuori dal paniere principale è da segnalare la performance di Casta Diva Group, su di oltre il 14% prima che il titolo venisse sospeso per eccesso di rialzo. A spingere in su le azioni della società dell'AIM è stata la notizia del debutto a New York di Casta Diva Forum, con un evento dedicato a ICO e blockchain.

Sul fronte dei dati macro, il tasso di disoccupazione dell'Eurozona su base annua si è attestato all'8,4% nel quinto mese dell'anno, restando invariato rispetto ad aprile e registrando un calo dal 9,2% da maggio 2017. Si tratta del tasso inferiore registrato nell'Eurozona da dicembre 2008.

Il tasso di disoccupazione italiano è invece sceso al 10,7% nel quinto mese del 2018 dall'11,0% del mese di aprile. Il dato di aprile è rivisto al ribasso dall'iniziale 11,2% mentre gli economisti prevedevano un calo più contenuto all'11,1%.
donald trump xi jinping mar a lagoDONALD TRUMP XI JINPING MAR A LAGO

Per quanto riguarda invece il comparto manifatturiero, l'indice PMI del settore per l'Eurozona toccato il valore più basso in diciotto mesi di 54,9, che si raffronta al 55,5 di maggio. Il dato non incontra le stime, che avevano previsto un valore di 55,0.

Il PMI manifatturiero itlaiano, infine, è salito a quota 53,3 a giugno, in crescita rispetto a 52,7 registrato a maggio e superiore a 52,6 previto dagli economisti. Ogni punteggio superiore a 50 indica la crescita del settore.

Tornando ai mercati ma spostandoci all'estero, il FTSE 100 di Londra cede l'1,2%, con Londra che paga anche il nervosismo in vista dell'appuntamento di venerdì del governo May per cercare di appianare le decisioni sul futuro piano Brexit da presentare a Bruxelles. Il CAC 40 di Parigi perde lo 0,9%, mentre lo strappo nel governo tedesco si fa sentire sul DAX 30 di Francoforte che registra un ribasso dello 0,5%.

A Paternoster Square il peggior indice in chiusura è stato il titolo Smith & Nephew che chiude le contrattazioni sotto del 4,1%.

A New York, il Dow è in calo dello 0,5%, il Nasdaq perde lo 0,2% e l'indice S&P perde lo 0,3%.

EURO DOLLARO 1EURO DOLLARO 
Tra le valute, il dollaro è in rialzo sulle principali concorrenti, vicino ai massimi da un anno, con i trader che appaiono propendere per la previsione che l'escalation di tensioni tra gli Stati Uniti e i partner commerciali colpirà limitatamente l'economia Usa. Alla chiusura, l'euro vale USD1,1603 contro USD1,1669 della chiusura di venerdì mentre la sterlina é quotata USD1,3120 rispetto a USD1,3193.

Il Brent vale invece USD77,87 al barile rispetto a USD79,43 di venerdì sera, mentre un'oncia d'oro, pagando la forza del dollaro, si attesta a USD1.246,52 registrando il minimo da sei mesi rispetto a USD1.251,31 l'oncia della chiusura precedente.

Per quanto riguarda il calendario economico di martedì, previsto alle ore 1000 CET, l'indice di fiducia dei consumatori spagnoli. Alle 1100 CET in arrivo dall'Eurostat l'Indice dei prezzi alla produzione e le vendite al dettaglio. Alle 1455 CET, dagli Stati Uniti in arrivo il Redbook, mentre è atteso per le ore 1600 CET gli ordinativi dei beni durevoli e sempre alla stessa ora, gli ordinativi delle fabbriche. Alle 2230 CET è la volta della pubblicazione delle scorte settimanali di petrolio. Fonte: qui

venerdì 30 marzo 2018

L'Fmi si inventa un fondo anti-crisi europeo che ci costa 6 miliardi l'anno

La proposta della direttrice del Fmi di creare un fondo di stabilità fiscale centrale è rivolta all'Eurozona. Un partita che l'Italia non può lasciare solo a Parigi e Berlino. 



Christine Lagarde (LaPresse)

Intervenendo ieri a Berlino presso l'istituto Diw, la direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha avanzato all'Eurozona la proposta di creare un fondo di "stabilità fiscale" centrale (CFC, Central fiscal capacity). In pratica, si tratta di un nuovo strumento finanziario, di respiro comune e a gestione centralizzata, alimentato da contributi dei singoli Paesi della Zona euro pari allo 0,35% del Pil nazionale (per l'Italia significa un impegno annuo di 5,5-6 miliardi di euro). Un contributo da mettere da parte quando le cose vanno bene, in modo da poter utilizzare il tesoretto quando arrivano tempi di vacche magre (un "rainy-day fund", lo ha definito la Lagarde, cioè "un fondo per i giorni di tempesta").
L'obiettivo del CFC, che fa perno sulla condivisione a livello fiscale nella Ue, è infatti quello di concedere aiuti, non in via permanente (il prestito va restituito), agli Stati che si trovano ad attraversare una recessione. Ovviamente, il trasferimento di risorse sarà concesso solo ai Paesi che rispettano le regole di bilancio e che hanno i conti in ordine. Una sorta di "risk sharing" condizionato e uno stimolo in più a non deviare dalle riforme intraprese.
"La ripresa sostenuta dell'economia globale – ha ricordato Lagarde – è una preziosa opportunità da cogliere per "completare l'architettura dell'Eurozona". Anche perché all'orizzonte si profilano "altri ostacoli potenti e minacciosi".
L'avviso ai naviganti è chiaro: la flotta Europa oggi naviga in acque tranquille, gli alisei della crescita soffiano forte come non mai negli anni post-crisi (le stime 2018 indicano un +2,2%), ma i marinai non devono assolutamente cullarsi sugli allori. È nelle giornate di sole e bonaccia che ci si prepara meglio alle tempeste in arrivo. Le previsioni meteo potrebbero peggiorare. Per le imbarcazioni più ammaccate, questo è il momento di intervenire, di mettere scafi e stive in sicurezza. Sulla rotta da seguire, poi, c'è una sola stella polare, l'integrazione: l'ago della bussola deve puntare lì, senza lasciare spazio a troppe divisioni, perché le onde della congiuntura economica potrebbero, più presto che tardi, tornare a ingrossarsi. Sul cruscotto dell'Europa, guardando per esempio al mercato del lavoro, il Vecchio continente continua ad avere tassi di disoccupazione molto più alti rispetto a Stati Uniti e Giappone. E anche sul versante delle diseguaglianze, i gap si stanno ampliando, come dimostra la continua e al momento inarrestabile erosione dei ceti medi. Nel mare della globalizzazione i venti cambiano direzione velocemente, e già spirano correnti fredde che arrivano da populismo e protezionismo. Bisogna dare un segnale: "I principali leader europei - ha avvertito Lagarde - si diano un punto di arrivo, concordino un'agenda comune e prendano delle decisioni, in modo da trasmettere un po' di ottimismo, che è assolutamente indispensabile in un momento in cui l'affermazione del populismo e le sirene del protezionismo suonano come delle minacce globali".
La proposta della (francese) Lagarde arriva con perfetto tempismo nel giorno in cui la Francia, dopo dieci anni, comunica che per la prima volta è tornata sotto alla soglia del 3%. Secondo l'Insee, l'Istituto nazionale di statistica, il rapporto tra deficit e Pil nel 2017 è stato infatti del 2,6%, un dato addirittura inferiore a quanto previsto inizialmente. Solo una coincidenza temporale? Probabile, ma significativa: rientrando nei parametri dei Paesi virtuosi, Parigi vuol tornare a far sentire il suo peso senza macchie o punti deboli.
Ben più rilevante è il fatto che l'idea del CFC sia stata rilanciata, in terra tedesca, a pochi giorni dalla conclusione dell'ultimo Eurosummit. È risaputo che la cancelliera Angela Merkel e il primo ministro francese Emmanuel Macron stiano lavorando a stretto contatto, pur con alcune diversità di vedute, per rilanciare, a giugno, il progetto dell'Unione europea. E non è un mistero che proprio all'ultimo Eurosummit Macron era pronto a discutere con gli altri partner di un tema che campeggia tra le priorità della sua agenda europea: come dotare l'Eurozona di una capacità fiscale autonoma. La fiscal capacity, per l'Eurozona, sarebbe una sorta di secondo "bazooka" (affiancabile, ma non sovrapponibile, a quello monetario messo in azione con il Quantitative easing di Mario Draghi) per garantire risorse alle politiche anti-cicliche. In base alle simulazioni presentate dalla stessa Lagarde, in caso di congiuntura pesantemente negativa, il CFC "può ridurre gli effetti negativi della recessione per oltre il 50% e può ridurre del 50% il gap tra i Paesi più forti e quelli più deboli e anche il 50% di una recessione in un solo Paese".
Peccato che all'Eurosummit il tema della capacità fiscale comune non abbia trovato ascolto. L'Europa su questo è divisa: i "falchi" del Nord e i "nazionalisti" dell'Est Europa non vedono di buon'occhio questo salto di qualità "politico" dei 19 Paesi dell'Eurozona. Ma è evidente, come conferma l'uscita della Lagarde a sostegno della visione di Macron, che la Francia non si arrende, vuol giocare un ruolo attivo e propulsivo sul fronte della capacità fiscale comune.
Per il nuovo governo italiano, se e quando nascerà, questa è una partita da giocare (al pari di quella sull'unione bancaria), non lasciando il pallino solo a Berlino, Parigi e magari Madrid. Disoccupazione, immigrazione, disagio sociale, che hanno pesantemente influenzato l'esito del voto, sono emergenze che necessitano di una risposta. Non solo: le ultime previsioni macroeconomiche mostrano che la crescita da noi sta iniziando a perdere forza. 
Ecco, mai come in questo caso "più Europa", cioè più condivisione comune, può essere non uno slogan vuoto, ma una possibile (e praticabile) soluzione. Il sentiero è stretto, non si possono sbagliare mosse (riforme e Def, tanto per citare i due scogli più vicini) né toni con gli altri partner Ue.
Fonte: qui
P.S. l'ennesimo fondo europeo salva-imbroglioni.

venerdì 9 febbraio 2018

QUANTO INCASSANO I SOCI DI ITALO DALLA VENDITA AGLI AMERICANI? 370 MILIONI A INTESA, 280 A GENERALI, 245 AL FONDO PENINSULA. POI 345 MILIONI A DELLA VALLE, 250 A MONTEZEMOLO, 155 A PUNZO, 110 A ISABELLA SERAGNOLI, 94 A BOMBASSEI

CATTANEO HA INVESTITO 15 MILIONI DELLA LIQUIDAZIONE TIM IN AZIONI NTV E ORA SI RITROVA CON OLTRE 116 

SE FOSSE ANDATA IN BORSA, AVREBBERO INCASSATO MENO DELLA METÀ…

Estratto dall’articolo di Luca Pagni per www.repubblica.it
BOMBASSEI MONTEZEMOLO PUNZO DELLA VALLE PRESENTANO ITALO NTVBOMBASSEI MONTEZEMOLO PUNZO DELLA VALLE PRESENTANO ITALO NTV

Ma a guadagnarci dall'operazione non sarà soltanto il fondo Peninsula. I due miliardi andranno divisi pro-quota tra i soci: quindi a Intesa andranno circa 370 milioni, a Generali 280 milioni, al fondo Peninsula  245 milioni. Questo per i soci finanziari.

Poi c'è il gruppo di imprenditori che ha dato via al progetto Italo (Intesa e Generali sono approdati prima come finanziatori e poi hanno convertito in quote parte dei debiti): a Diego Della Valle andranno 345 milioni, a Luca Montezemolo 250 milioni, a Gianni Punzo 155 milioni, a Isabella Seragnoli 110 milioni, ad Alberto Bombassei 94 milioni.

DELLA VALLE E MONTEZEMOLODELLA VALLE E MONTEZEMOLO
Poi c'è il caso dell'amministratore delegato Flavio Cattaneo: ha investito parte della liquidazione avuta uscendo sia da Terna sia da Telecom Italia (società di cui è stato alla guida negli ultimi dieci anni) fino a salire al 5,83% del capitale. Di conseguenza, Cattaneo incasserà oltre 116 milioni di euro. Se Italo fosse andata in Borsa, i soci avrebbero incassato meno della metà: il progetto di quotazione prevedeva di collocare in Borsa tra il 35 e il 40 per cento del pacchetto azionario complessivo.

Perchè dagli Stati Uniti è arrivata una offerta, a prima vista così elevata? Il fondo americano è convinto che nei prossimi anni, con nuovi treni e con una adeguata offerta commerciale nei confronti del Frecciarossa, la società possa dare adeguati ritorni. Va ricordato che dopo tre anni di gestione in rosso, nel 2016 e nel 2017 la società è tornata in utile per complesivi 65 milioni.

Ma l'ingresso in Ntv potrebbe essere interessante anche per altri motivi: il fondo Gip potrebbe guardare all'apertura del mercato in altre nazioni europee (Spagna e Francia, per esempio) e l'esperienza accumulata da Italo in Italia - dove ha rotto il monopolio delle Fs - potrebbe essere molto utile. Il fondo Usa ha offerto a Montezemolo (al momento presidente del gruppo) e a Cattaneo di rimanere alla guida della società ma tutto fa pensare che non accettino.

Fonte: qui

GLOBAL INFRASTRUCTURE PARTNERS GESTISCE 40 MILIARDI DI DOLLARI E FA UTILI PER 5 MILIARDI 

HA PARTECIPAZIONI NELLE FERROVIE CARGO AUSTRALIANE E CONTROLLA L'AEROPORTO LONDINESE DI GATWICK

Lucio Cillis per La Repubblica

ITALOITALO
Gli americani che puntano due miliardi di euro su Italo-Ntv sono uno squadrone coeso e con una grande esperienza nel settore delle infrastrutture. Soprattutto nei porti, aeroporti, società ferroviarie cargo, energia anche rinnovabile. La potenza di fuoco di Global Infrastructure Partners è fuori discussione: tra il 2013 e il 2015 Gip ha dismesso diverse partecipazioni in gruppi importanti, soprattutto nel settore energetico incassando denaro fresco. E adesso ha tanto cash da spendere. Tra l'agosto scorso e le ultime settimane ha chiuso ben cinque acquisizioni importanti. Gestisce 40 miliardi di dollari, macina 5 miliardi di utili l'anno e ha un esercito di 21mila dipendenti in tutto il mondo.

ITALOITALO
E il fondo ha deciso da qualche tempo che lo shopping migliore nel settore ferroviario, per prezzo e prospettive è proprio quello da portare a termine in Italia, dove l'alta velocità ha scatenato una guerra mai vista e dove lo sviluppo del comparto si avvale di una forte partecipazione pubblica, spinta pure dal matrimonio Fs-Anas. In Italia c'è anche molto know how ferroviario: siamo, in fondo, il Paese dei treni. Un modo anche indiretto di carpire segreti e tecnologie dei binari per (magari) importarli successivamente nell'America di Donald Trump che sogna una vera alta velocità-capacità su ferro.
ITALO NTVITALO NTV

Tra soci e partner di Gip ci sono nomi sconosciuti ai più ma con un passato in società di consulenza e banche d'affari di rango, alcune discusse, altre addirittura fallite, come Lehman Brothers. La maggior parte dei dirigenti e partner di prima linea del fondo pigliatutto provengono da Credit Suisse, mentre gli altri hanno alle spalle esperienze più o meno lunghe in gruppi di rango come General Electric, Goldman Sachs, Mizhuo Bank, Morgan Stanley, Nomura, Honeywell, Qatar Petroleum, Latham e Watkins. Quindi una forte propensione al "fare", alla concretezza, sommate a un'immensa potenza finanziaria da 40 miliardi di dollari.

LUCA DI MONTEZEMOLO SULLA MOTRICE ITALOLUCA DI MONTEZEMOLO SULLA MOTRICE ITALO
Basta guardare agli interessi sparsi nel globo per comprendere quanto Gip possa investire sui treni ad alta velocità italiani, fino ad oggi l'unico coraggioso concorrente europeo sulle rotaie veloci dei monopolisti di lunga data, come Ferrovie dello Stato, Deutsche Bahn, Sncf.

Nel suo pacchetto di interessi, in essere o archiviati, ci sono porti, gas, petrolio, infrastrutture aeroportuali, trasporto container e terminali portuali. Come l'aeroporto londinese di Gatwick che con oltre 35 milioni di passeggeri l'anno è la seconda potenza britannica dopo Heatrow. In passato Gip aveva messo le mani sullo scalo più piccolo e desiderato di Londra, il City Airport, ceduto di recente ad una società canadese. Oggi ha il controllo pieno dello scalo di Edimburgo in Scozia.

Adebayo “Bayo” Ogunlesi, presidente Global Infrastructure partnersADEBAYO “BAYO” OGUNLESI, PRESIDENTE GLOBAL INFRASTRUCTURE PARTNERS
Nel settore trasporti, nel quale rientra Italo, ha messo nel mirino del fondo il Porto di Melbourne (Australia) e sempre nel Paese dei canguri Pacific National il più grande operatore cargo su ferrovia del continente. Inoltre tra i fiori all'occhiello, vanno segnalati Gas Natural Fenosa, che opera in 30 Paesi soprattutto in Spagna e Sud America. Sempre nel campo energia è presente in Hess e Cpv (negli Usa), Saeta Yeld-Bow Power (Spagna), Gode Wind 1 (Germania), Guacolda (Cile), Freeport Lng (Texas, Usa).

Fonte: qui

sabato 24 dicembre 2016

Mps, lo Stato investe fino a 7 miliardi Banche, il fondo vale solo per il 2017


Sì della Ue al decreto. Moody’s: ridotto il rischio di contagio. Stop in Borsa prorogato




Lo Stato garantirà il rafforzamento patrimoniale del Monte dei Paschi con un investimento massimo di circa 7 miliardi di euro, acquisendo la maggioranza assoluta del capitale della Banca. 

A stabilire l’entità esatta della ricapitalizzazione «precauzionale» a carico dello Stato, che materialmente avverrà tra tre o quattro mesi, sarà l’Autorità di vigilanza della Bce, sulla base di un piano di ristrutturazione e di rafforzamento patrimoniale che verrà presentato dalla banca senese. Il piano ridefinirà anche i tempi e le modalità di cessione dei crediti deteriorati. E dovrà passare anche al vaglio di Bruxelles, che ieri ha comunque accolto positivamente il decreto varato l’altra notte dall’esecutivo, per verificarne la rispondenza alle regole sugli aiuti di Stato.
Tutela per i piccoli investitori
La direttiva Brrd, che ammette la ricapitalizzazione precauzionale di una banca, prevede che l’intervento pubblico non possa andare oltre il fabbisogno di capitale emerso dallo scenario negativo degli stress test della Bce. Nel caso del Monte dei Paschi, che dopo il decreto ha subito formalizzato la richiesta dell’intervento, si tratta appunto di circa 7 miliardi di euro. Una somma che sarà usata dal governo per sottoscrivere nuove azioni della banca senese e, come prevede il decreto firmato ieri dal Presidente della Repubblica, per rilevare quelle che saranno date in cambio ai piccoli obbligazionisti subordinati, che saranno pagate con obbligazioni ordinarie (in scadenza nel 2018, come i vecchi titoli). I piccoli obbligazionisti di Monte Paschi, sul presupposto di un raggiro da parte della banca nella vendita dei titoli, dovrebbero così recuperare l’intera somma investita sottratti gli interessi maturati fin qui. Mentre gli investitori istituzionali vedranno le loro subordinate convertite in azioni al 75% del valore nominale defalcato degli interessi. Secondo il principio del burden sharing, cioè della condivisione degli oneri, previsto dalla direttiva Ue ed invocato dal presidente dell’Eurogruppo, Jerome Dijsselbloem. Il valore di mercato delle azioni e delle obbligazioni Mps, in ogni caso, rimarrà congelato, come ha stabilito ieri la Consob, fino alla definizione del piano di ricapitalizzazione.

Garanzia sulla liquidità
L’ombrello dello Stato sugli aumenti di capitale a rischio delle banche previsto dal decreto, che può contare su una dotazione di 20 miliardi, resterà aperto per tutto il 2017. Mentre sarà esteso di sei mesi, fino al prossimo giugno, il meccanismo per assicurare la liquidità con la garanzia pubblica sulle emissioni obbligazionarie delle banche. La Commissione Ue avrebbe già dato un assenso di massima. «L’intervento statale non era sicuramente la nostra prima opzione, ma ci darà la possibilità di procedere allo smaltimento dei crediti deteriorati e di avere una posizione più forte» ha commentato Marco Morelli, amministratore delegato del Monte, che ieri ha chiuso un’intesa con i sindacati per definire 600 esuberi con il prepensionamento. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha deto un giudizio sostanzialmente positivo del decreto. Per l’agenzia di rating Moody’s riduce il rischio di contagio al sistema, ma per Standard and Poor’s non ne risolve i problemi di fondo. 

Mario Sensini

Fonte: qui

Come siamo scaduti così in basso (riflessione su Montepaschi)


Caro contribuente.  Visto che  la cricca che vi governa per conto terzi vi ha accollato  altri  20 miliardi di debito per  salvare la “sua” banca,  ricordatevi almeno questa foto:

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e’ una grande storia d’amore. Lui è  Giuliano Amato, l’immarcescibile e il mai imputabile,  oggi elevato a giudice costituzionale, ossia topo nel formaggio, dal Napolitano.  Quello fra le sue braccia è Giuseppe Mussari, capo di Monte dei Paschi, e messo dalla cricca alla presidenza dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana.
Risale al 2010, quando – da intercettazioni di telefonate pubblicate da Corriere e Repubblica – risulta che Giuliano Amato disse  a Mussari: “Io ti aiuto a prendere la presidenza ABI”, poi gli chiese dei fondi per il Tennis Club di Orbetello, di cui l’Intoccabile e Immarcescibile è presidente.
Roba da poco, 150 mila euro.  Però pensate solo quel che succederebbe se una telefonata simile venisse fuori che l’ha fatta Virginia Raggi: apriti cielo,  la magistratura “apre un dossier”, i giornali impazzano, il PD urla:  disonesti, incapaci!
Invece, allora,  niente. Amato era, come sempre, l’Impunibile.  Mussari era dato “vicino a D’Alema”. Che infatti,   sprezzante, sulla donazione al tennis club di Orbetello, sibilò: “Era uno dei compiti istituzionali della Fondazione”.
Provare che è stato Amato a mettere  Mussari al vertice della potentissima Associazione Bancaria è ovviamente impossibile. Fatto sta che è stato a quel vertice  –  la confindustria di tutte le banche italiote, –   finché il bubbone Montepaschi è scoppiato.
E’ un bravo banchiere,  Mussari? Degno della raccomandazione dell’Immarcescibile?  Accettato dagli altri banchieri perché ne aveva conquistato  il rispetto  le sue capacità tecniche e professionali?

Vediamo. A quel tempo era già noto che Mussari, per Montepaschi, aveva acquistato la banca Ambroveneta da Santander, che l’aveva pagata 9 miliardi, per 16,7: un sovrapprezzo clamoroso, incomprensibile, che ha fatto subito pensare  che nascondesse qualche tangente miliardaria…
Forse c’era  anche questa.  

Ma quel che ha scoperto l’indagine, era che Mussari  e il vertice intero di Montepaschi non avevano capito a quanto ammontava  la spesa. 

Ai magistrati, Piero Mantovani che era  capo  di Antonveneta, testimonia che al primo colloquio con Mussari e Vigni (il vice) “Ho colto in costoro uno smarrimento […]  Forse solo in quel momento realizzarono che l’esborso   sarebbe stato ben più  elevato” di 9 miliardi.  Per 9 miliardi   Santander aveva rifilato Antonveneto a Mussari, ma  il gran banchiere senese non s’è accorto che Antonveneto ha un passivo da 7,9 miliardi. Che si somma dunque al  prezzo d’acquisto.
Quando glielo dicono, “ha un momento si smarrimento”.  Montani se ne va chiedendosi – e   lo dirà  ai magistrati: “Ma questi  han capito veramente quel che devono pagare?”.

Mussari, il  gran tecnico, il futuro presidente dell’ABI, apparentemente non sa leggere i bilanci. 

O  almeno così ci hanno fatto credere:  perché  questa è l’estrema linea di difesa, quella cui è  ricordo un altro fallito politico, Gianfranco Fini in Tulliani: “Sono stato coglione, non disonesto(invece è  un disonesto!!!)”. 

Ma io tendo a credere nella incompetenza assoluta. Lo dimostra il fatto che  Mussari e  l’intero vertice della banca chiedono soccorso alle banche d’affari internazionali, Deutsche  Bank, JP Morgan, Nomura  per nascondere il buco, e si mettono nelle  loro mani. Queste capiscono al volo  i gonzi con cui hanno a che fare, e gli propongono dei derivati,  “Alexandria”, “Santorini”, “Fresh”  che produrranno perdite miliardarie a Montepaschi, e lucri miliardari a loro… quelli non sanno leggere un bilancio, figurarsi se sanno come funziona un derivato di DB o Morgan il Pirata.  Sono infatti i derivati di salvataggio che Montepaschi adotta, la causa  a cascata della sua rovina. Incompetenza su incompetenza.
Ricordo questi vecchi fatti – per cui dovrete pagare voi  contribuenti – perché questo è il motivo radicale del degrado italiano: l’accurata e sistematica selezione e promozione di ignoranti nei posti-chiave  che esigono competenza, responsabilità, esperienza.  

Attratti dal fatto che quei posti sono strapagati, la “politica” li ha occupati tutti  –  impedito che ci andassero quelli che sanno il mestiere,  e ci ha messo i suoi – scelti precisamente in quanto incapaci.

Come dimostra Amato con Mussari, ma  il fenomeno è visibilissimo anche nel  privato: Vivendi sta per papparsi Mediaset, e Berlusconi, il grande imprenditore,  è smarrito anche lui, s’è fatto cogliere di sorpresa, non ha capito i giochi del sagace energico Bolloré: in una parola, è un inadeguato al mondo moderno.   Come aveva già dimostrato facendosi ammazzare il suo Gheddafi e poi espeller dal governo italiota da Draghi, Merkel e Sarko,  è sotto il livello intellettuale e culturale che occorre non dico per vincere, ma per sopravvivere. Anche lui s’è scelto solo yes men. Non è un caso.  

E’ quel che han fatto Amato e D’Alema mettendo Mussari dove non doveva. 

Il risultato è il conto che siete chiamati a pagare voi, mica loro.

E’ così che l’apparato pubblico, anche e soprattutto quello tecnico – la “macchina amministrativa” –  non risponde nemmeno più alle direttive del  governante.  E la sua sola occupazione è farsi  strapagare, specie a livello dirigenziale.

Potreste credere che “lo Stato” sia sempre stato così. Non è del tutto vero.  Io che sono vecchio, ricordo anni in cui la dirigenza pubblica era alquanto competente, sapeva progettare il futuro collettivo, e aveva stipendi più bassi.  La “politica” ha eroso queste competenze, le ha sostituite con i suoi scherani con la tessera del partito. Ma lo scadimento decisivo è avvenuto in tempi abbastanza recenti,  diciamo una ventina di anni fa.
Una foto emblematica del livello della politica
La storica  foto, emblematica del livello della politica.  Poletti oggi è il noto ministro.
Quando cioè, l’Occidente decreta la globalizzazione. Gli intoccabili e immarcescibili come Giuliano Amato o Napolitano, capiscono benissimo cosa questo significa:  che il sistema Italia,  da loro reso poco efficiente per mangiarne il grasso che cola, sarà investito dai venti tempestosi della concorrenza globale; il lavoratore tessile   da 1,7 milioni di lire al mese sarà  messo in  concorrenza col messicano a 450 mila, col pakistano a 150 mila; la Fiat crollerà perché arrivano le auto giapponesi, che sono – semplicemente – di qualità migliore e più  economiche.  Insomma l’intera industria italiana, anzi l’intero settore produttivo viene esposto alla competizione globale; molti  cadranno, alcuni lotteranno  per sopravvivere, nel tremendo darwinismo tecnologico e sociale che sta per profilarsi. Ci saranno estinzioni di massa, riduzioni di paghe e di posti  nel crudele clima di darwinismo sociale che sta per abbattersi sul sonnacchioso paese.

Con una sola eccezione: l’impiego pubblico. 

Quelli che gli economisti chiamano “servizi non vendibili” all’estero.  

Puoi importare un computer cinese, ma non un impiegato cinese da mettere al posto dell’impiegato comunale,  del tranviere dell’ATAC, un messicano al posto dell’impiegato della Regione Sicilia o Calabria.  Non puoi  comprare un servizio pubblico dall’estero anche se costa un decimo.

Lorsignori l’han capito benissimo, ed è stato – ne sono convinto – in quel  preciso momento che   han deciso di farsi un ricco riparo  di privilegi intangibili,  mentre gettavano noi nella tormenta   della competizione globale. Si son costruiti l’Isola Meravigliosa, il Castello di Cristallo  delle Istituzioni:  si sono decretati paghe altissime,  si sono scritti loro le leggi che eterizzano il loro potere e privilegio, hanno imbarcato qualche milione di complici con paghe più alte che nel privato;  sono saliti nella  Arca di Noè  dorata fra le nuvole, ed hanno tirato su la scala.

Il nostro destino non li riguarda,  ormai hanno separato il loro dal nostro.  Il calo del nostro prodotto interno lordo non li allarma, dato che loro aumentano l’esazione fiscale e si prescrivono gli aumenti.  

Sempre più ignoranti, sempre più incompetenti,  sempre più inadeguati anche intellettualmente  al mondo moderno –  non fanno che ricevere ordini dalla  centrali del pensiero unico anglo-americano –  e sempre più ricchi.  Nomina dopo nomina,  scadimento dopo scadimento, siamo alla ministra della Pubblica Istruzione   che ha fatto le elementari, al ministro del Lavoro che sputa sui giovani disoccupati e mostra il suo odio per gli  intelligenti: “Vadano all’estero, così non rompono i coglioni qui”. 

Il  che significa: non abbiamo bisogno di culture, esperienze, professionalità, perché al vostro posto abbiamo già messo nostri figli scemi, e i nostri Mussari.  

E sono stati loro, direttamente loro, a lasciare che l’Italia abbia perso il 25% della sua produzione industriale – negli stessi anni in cui i loro emolumenti e privilegi crescevano.

E avete visto  come reagiscono appena si profila un pericolo dal basso, dal popolo, al loro potere inadempiente e indebito. Il Comune di Roma ha accumulato 13 miliardi di debito sotto i loro  compari e scherani; non si sono mai nemmeno occupati di riscuotere gli affitti dell’immenso patrimonio immobiliare, tanto lo Stato ripaga da sempre  tutti i loro buchi e furti...


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