9 dicembre forconi: Vibo Valentia
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martedì 7 agosto 2018

IL BOSS DELLA MAFIA CALABRESE PORTA IL QUADRO DELLA MADONNA E I CARABINIERI FERMANO LA FESTA DELLA MADONNA DELLA NEVE A ZUNGRI, NEL VIBONESE.

Carlo Macrì per il ''Corriere della Sera''

zungri processione madonna della neveZUNGRI PROCESSIONE MADONNA DELLA NEVE
Tra i dodici portatori della sacra effige della «Madonna della neve», portata in processione in occasione della festa patronale, a Zungri, nel Vibonese, c' era anche il boss del paese: Giuseppe Accorinti. La sua presenza non è sfuggita ai carabinieri in servizio d' ordine mischiati tra circa mille fedeli, al seguito della Madonna.
Tra loro il sindaco del paese, Francesco Galati e il parroco don Giuseppe La Rosa, detto Pippo.

La partecipazione del boss Accorinti con alle spalle un pedigree di reati gravi, come l' associazione mafiosa, ha costretto le forze dell' ordine, guidate dal maggiore della compagnia di Tropea Dario Solito, a intervenire e bloccare la processione. L' iniziativa dei carabinieri ha scatenato l' ira dei fedeli, c' è stata una protesta piuttosto animata, ma tutto si è ricomposto quando è stato spiegato loro il motivo del provvedimento. La confusione generata ha permesso, nel frattempo, al boss di allontanarsi.

zungri festa della madonna della neveZUNGRI FESTA DELLA MADONNA DELLA NEVE
C' è da dire che Giuseppe Accorinti, attualmente non ha nessuna pendenza con la giustizia, ma per gli inquirenti resta sempre la figura di vertice della cosca di Zungri. La processione comunque, dopo qualche tempo, ha potuto concludere il suo percorso con l' arrivo in chiesa del quadro della Madonna. «Quanto è accaduto è certamente un fatto increscioso. Si è verificata qualche falla nello svolgimento della manifestazione; purtroppo accade, a volte, che circostanze di questo tipo non possano essere previste nell' immediatezza, ma nel momento in cui si verificano è necessario intervenire con risolutezza», ha spiegato monsignor Luigi Renzo, vescovo di Mileto.

Il parroco di Zungri - ultimo comune italiano in ordine alfabetico, conosciuto per le Grotte degli Sbariati - e il sindaco, così come gli organizzatori dei festeggiamenti sono stati sentiti dai carabinieri che hanno inviato una relazione alla procura di Vibo Valentia.

Don «Pippo» La Rosa è lo stesso sacerdote che lo scorso anno si rese protagonista di un episodio che scatenò una feroce polemica sui social. Il parroco mentre si trovava a casa sua vedendo apparire in quell' istante sullo schermo del televisore l' immagine di Susanna Camusso, leader della Cgil, prese una pistola giocattolo e gliela puntò contro.
E come se non bastasse fece anche un commento: «Io questa me la farei. Fuori». Il gesto del sacerdote è stato postato da un amico su Facebook.
zungri festa della madonna della neveZUNGRI FESTA DELLA MADONNA DELLA NEVE

Don Pippo allora parlò di uno «scherzo e di un equivoco» e dopo aver cancellato il post, lo sostituì con una foto del Papa.
«Io c' ero ma non mi sono accorto di nulla», ammette il sindaco Galati. «Ho appreso della vicenda dai giornalisti. Dico solo che la nostra è una comunità laboriosa e rispettosa della legalità».

Quello di Zungri è soltanto l' ultimo episodio della serie legata alle ingerenze dei boss nelle processioni della 'ndrangheta e gli inchini dei portatori davanti alle abitazioni dei boss. Negli anni passati eventi di questo tipo si sono verificati a Oppido Mamertina, nel Reggino, a Sant' Onofrio e Stefanaconi, nel Vibonese. All' epoca i vescovi delle rispettive diocesi sospesero per un lungo periodo le processioni.

Fonte: qui
i carabinieri fermano la processioneI CARABINIERI FERMANO LA PROCESSIONE

venerdì 3 agosto 2018

TERREMOTO NEL CLAN DEI CASALESI

DOPO IL PENTIMENTO DI NICOLA SCHIAVONE, FIGLIO DEL BOSS SANDOKAN, ANCHE IL FRATELLO WALTER SOTTO PROTEZIONE 

È L’UOMO DEL PATTO CON LE 'NDRINE

Mary Liguori per www.ilmattino.it
nicola schiavone 2NICOLA SCHIAVONE

«Fare questa vita non conviene più». Nella lettera ai magistrati che ha spianato la strada al pentimento eccellente di Nicola Schiavone, il senso del discorso è quello che si ripropone ogni qual volta un camorrista esterna la volontà di chiudere col passato. I figli, la famiglia, la prospettiva mutata dagli anni di isolamento al 41bis.

L’avrà immaginato, Nicola Schiavone, che però la sua non sarebbe stata una scelta senza conseguenze. Ha un cognome che pesa e la famiglia è troppo numerosa per poter pensare che ci sarebbe stata una reazione univoca. E infatti, se il più giovane di casa, Ivanhoe, è rimasto arroccato nella villa di via Bologna a Casal di Principe, e i detenuti Emanuele Libero e Carmine hanno respinto l’«invito», uno dei fratelli ha invece deciso di prendere al balzo la palla lanciata da Nicola.
walter schiavoneWALTER SCHIAVONE

Da qualche giorno, di Walter Schiavone a Isernia c’è più traccia. Con la compagna e il figlio, nato quando il padre era già «al confino», ha deciso di aderire al programma di protezione in conseguenza alla scelta del fratello di diventare un collaboratore di giustizia.

Si sta sgretolando la famiglia Schiavone, spaccata in due dalla scelta del primogenito di Sandokan, Nicola, di «pentirsi». La madre, Giuseppina Nappa, insieme alla figlia, ha scelto sin da subito di mettersi sotto l’ala protettiva dello Stato. Di Walter, come si ricorderà, sono recentissime le presunte gesta criminali. Poca cosa se si considera che è accusato «solo» di aver vissuto con lo stipendio del clan.

nicola schiavone 1NICOLA SCHIAVONE
Ben altri gli scenari che intorno alla sua figura ha invece ricostruito il pentito Roberto Vargas, ex braccio destro proprio del neo collaboratore Nicola Schiavone che, a quest’ultimo, attribuisce addirittura un patto con i terroristi islamici per uccidere l’ex procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero De Raho, oggi a capo della Dna.

Vargas, dicevamo, ha riferito che insieme a Walter Schiavone fu stipulato un patto con la Ndrangheta per imporre la mozzarella dei Casalesi in Calabria. L’anello di giuntura fu un luogotenente degli Giampà, potente cosca vibonese. «Portammo la mozzarella a Lamezia Terme a Benincasa, grossista di pesce ed esponente della Ndrangheta per conto della famiglia Giampà, che ci aiutava nell’imposizione della mozzarella in quelle zone». «Io e Walter portammo dei provini di mozzarella da fare assaggiare ai diversi ristoratori di Lamezia Terme».
nicola schiavone 3NICOLA SCHIAVONE

L’amicizia tra gli Schiavone e Benincasa nacque, secondo Vargas, durante il periodo in cui Benincasa - era al 41 bis assieme a Sandokan». «Sono stato ospite di Benincasa - le rivelazioni di Vargas - su incarico della moglie di Francesco Schiavone al fine di occuparmi della distribuzione del pesce in maniera esclusiva stabilendo un contatto diretto con la ‘ndrina». «Walter eredità il business della mozzarella e il patto con i calabresi tra il 1999 e il 2000».

Fonte: qui

lunedì 4 giugno 2018

IL 29ENNE MALIANO SACKO SOUMALYA È STATO ASSASSINATO A FUCILATE IN CALABRIA, NEL VIBONESE, MENTRE RACCOGLIEVA LAMIERE IN UN’EX FABBRICA CON ALTRI DUE MIGRANTI

FACEVA PARTE DELL’UNIONE SINDACALE DI BASE E DIFENDEVA I BRACCIANTI SFRUTTATI 

ORA SI TEME UNA NUOVA ROSARNO…

Gaetano Mazzuca per la Stampa

sacko soumalya 2SACKO SOUMALYA 
Raccoglieva lamiere in un' ex fabbrica divenuta discarica per costruire le nuove "case" dei suoi compagni. Non poteva immaginare che avrebbe pagato con la vita per quei pezzi di ferro vecchio. Sacko Soumalya, di 29 anni, originario del Mali, è morto così centrato alla testa da un colpo di fucile.

La disperata corsa verso l' ospedale di Reggio Calabria non è servita a salvargli la vita. I carabinieri coordinati dalla Procura di Vibo Valentia avrebbero una pista ben precisa da seguire e non si esclude che già nelle prossime ore possano chiudere il cerchio sul responsabile che la sera del 2 giugno ha sparato quattro colpi uccidendo il 29enne maliano e ferendo alla gamba Drame Madiheri, 39 anni.
sacko soumalya 1SACKO SOUMALYA 

Il luogo del delitto

Da alcuni giorni, si apprende da fonti investigative, erano arrivate segnalazioni per la continua presenza di migranti nell' ex stabilimento "La Fornace" di San Calogero.
Dopo l' ultimo drammatico incendio nella tendopoli di San Ferdinando, costato la vita alla nigeriana Becky Moses, i migranti avevano iniziato a utilizzare quelle lamiere abbandonate per costruire le loro baracche.

ubs reggio calabriaUBS REGGIO CALABRIA
Un via vai che potrebbe aver "infastidito" qualcuno che la sera del 2 giugno ha deciso di dare una drammatica "lezione". Un contributo decisivo potrebbe arrivare dalla testimonianza degli altri due giovani africani sopravvissuti.

«Servivano delle lamiere - ha raccontato Drame agli inquirenti - e così siamo partiti a piedi dalla tendopoli». Un' ora di cammino per raggiungere quella struttura abbandonata che, una decina d' anni fa, fu sequestrata perché nel suo sottosuolo sarebbero state stoccate illecitamente oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici.

L' impegno nel sindacato
tendopoli san ferdinandoTENDOPOLI SAN FERDINANDO
I ragazzi avevano iniziato ad accatastare le lamiere quando hanno sentito il rumore di una macchina che si fermava a poca distanza: «Qualcuno - ha raccontato il maliano ferito - è arrivato a bordo di una Fiat Panda vecchio modello e ci ha sparato addosso, Sacko è caduto colpito alla testa. Io ho sentito un bruciore alla gamba.

Ho visto quell' uomo, bianco, con il fucile. Ha esploso quattro colpi dall' alto verso il basso». Sacko Soumalya li aveva solo accompagnati, lui infatti viveva nel nuovo campo allestito dalla prefettura.
tendopoli rosarnoTENDOPOLI ROSARNO

Tra le migliaia di ragazzi che vivono tra le baracche e le tende di San Ferdinando lo conoscevano tutti perché ormai da tempo era un punto di riferimento per i raccoglitori di agrumi nella piana di Gioia Tauro, in prima fila nelle lotte con l' unione sindacale di base.

«Non voglio alimentare tensioni - ci dice Peppe Marra del sindacato Usb rimasto nella tendopoli per tutta la giornata - ma credo che nessuno avrebbe sparato se fossero stati tre ragazzi bianchi».

tendopoli migrantiTENDOPOLI MIGRANTI
Per oggi il sindacato di cui faceva parte Soumalya ha convocato lo sciopero generale. Nessuno dei braccianti dell' Usb si presenterà nei campi.

Per le 10 si riuniranno in una grande assemblea per decidere le iniziative da intraprendere. Sacko era amico anche di don Pino De Masi, referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro: «È morto - ha commentato il parroco - perché nei nostri territori qualcuno ha deciso così. In questa terra si muore non solo di 'ndrangheta, di tumore e di malasanità, ma anche di razzismo».

sacko soumalyaSACKO SOUMALYA
Già dalle ore immediatamente successive alla morte del giovane maliano il comitato provinciale per l' ordine e la sicurezza ha deciso di aumentare il livello di guardia sulla tendopoli.

Si temono tensioni come quelle che poi sfociarono, nel 2010, nella rivolta di Rosarno quando i ragazzi africani utilizzati per la raccolta nei campi occuparono le strade del paese dopo che qualcuno aveva sparato contro un giovane con un fucile ad aria compressa.

Fonte: qui

sabato 12 maggio 2018

Smentito l'arresto del killer delle due sparatorie nel Vibonese. Il bilancio è di 2 morti

Contrariamente alle prime notizie diffuse, i carabinieri hanno smentito la cattura di Francesco Olivieri, il 32enne che oggi pomeriggio avrebbe compiuto due raid armati in due distinte località del Vibonese, Limbadi e Nicotera. Le ricerche al momento continuano anche con l'ausilio dei "Cacciatori di Calabria", gruppo speciale dei militari dell'Arma con sede a Vibo Valentia, specializzato nella ricerca dei latitanti, e con l'ausilio di due elicotteri.
Un giovane  "problematico", riferiscono fonti vicine alle indagini che stanno cercando di capire le ragioni che lo hanno spinto a sparare e uccidere. Dai primi accertamenti, non risultano legami di parentela tra lui e le vittime. Ma Olivieri è soggetto già noto alle forze dell'ordine: nel 2015, era stato arrestato mentre stava innaffiando una piantagione di canapa indiana con 500 arbusti. Nel 1997 il fratello, Mario, fu ucciso in un agguato. E anche il figlio di una delle due vittime è stato ucciso in un agguato una ventina di anni fa. Gli investigatori sono al lavoro per accertare se tra i delitti di allora e quanto successo oggi vi possa essere un collegamento.Già noto alle forze dell'ordine
Il bilancio: due morti e tre feriti
Le vittime sono Michele Valarioti, 63 anni, e la moglie, Giuseppina Mollese, di 69. I due sono stati uccisi dentro casa a Nicotera. In precedenza, a Limbadi, aveva sparato contro tre uomini che stavano giocando a carte in un bar. Uno di loro, Pantaleone Timpano, è rimasto ferito in modo serio.
Carabinieri davanti al bar dove si è svolta la sparatoria a Limbadi (Ansa)
© Fornito da Rai News Carabinieri davanti al bar dove si è svolta la sparatoria a Limbadi (Ansa)

Nel caso di Limbadi, secondo una prima ricostruzione, il giovane è arrivato a bordo della propria autovettura, una Fiat Panda. Quindi è sceso imbracciando un fucile da caccia e ha esploso un colpo sull'uscio del locale e un secondo all'interno, ferendo i tre uomini. Dopo di che si è allontanato, sempre a bordo della propria vettura, dileguandosi. Ha agito a volto scoperto.
Da Limbadi, sempre secondo una prima ricostruzione, sarebbe andato a Nicotera dove ha sparato a Valarioti e alla moglie, colpendola al torace. Valarioti, la Mollese e Timpano sarebbero imparentati tra loro. E fu il figlio della Mollese, Ignazio Saccomanno, a cadere sotto i colpi sparati in un agguato una ventina di anni fa.
I carabinieri della Compagnia di Tropea e del Comando provinciale di Vibo Valentia, che stanno conducendo le indagini, stanno approfondendo proprio questo aspetto per verificare se vi siano legami di altra natura tra le persone finite nel mirino dell'assassino e se lo stesso fosse in qualche modo collegato a loro. Una ricostruzione indispensabile per cercare di capire il movente di un gesto che allo stato appare senza spiegazioni.
Fonte: qui
Calabria, sparatoria nel Vibonese: un morto e quattro feriti. Il killer in fuga (Corriere TV)
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)





VIBO VIOLENTA: SPARATORIE IN DUE PAESI INTORNO A VIBO VALENTIA: UN MORTO E 4 FERITI. L’AUTORE È LO STESSO, HA MOLLATO L’AUTO, È IN FUGA A PIEDI ED È ORA RICERCATO DAI CARABINIERI 



CON UN FUCILE DA CACCIA HA FERITO VARIE PERSONE IN UN BAR DI LIMBADI, POI A NICOTERA DOVE HA SPARATO A MICHELE VALARIOTI, LA VITTIMA, E A UNA DONNA CHE ABITA A POCA DISTANZA

SPARATORIE NEL VIBONESE, UN MORTO E 4 FERITI
 (ANSA) - Un morto e quattro persone ferite è il bilancio di due sparatorie avvenute da poco in due distinte località del vibonese, Limbadi e Nicotera, probabilmente ad opera della stessa persona che viene ricercata dai carabinieri. La vittima è Michele Valarioti, di 63 anni. L'uomo è stato ucciso a colpi di fucile a Nicotera nei pressi di casa sua. nello stesso paese è stata ferita una donna che era per strada. In precedenza, a Limbadi, tre persona, una delle quali imparentata con la vittima, erano state ferite in un bar.

Nel caso di Limbadi, secondo una prima ricostruzione, l'individuo è arrivato a bordo della propria autovettura. Quindi è sceso imbracciando un fucile da caccia ed ha esploso un colpo sull'uscio del locale e un secondo all'interno, ferendo tre persone. Dopo di che si è allontanato, sempre a bordo della propria vettura, dileguandosi. L'uomo avrebbe agito a volto scoperto e avrebbe una trentina d'anni.

SPARATORIE A VIBO VALENTIASPARATORIE A VIBO VALENTIA
Da Limbadi, sempre secondo una prima, frammentaria, ricostruzione, sarebbe andato a Nicotera dove ha sparato a Valarioti e poi ad una donna che abita ad un centinaio di metri dalla vittima. Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Tropea e del Comando provinciale di Vibo Valentia.

SPARATORIE NEL VIBONESE: RITROVATA AUTO AUTORE, FUGA A PIEDI
 (ANSA) - E' stata trovata nella campagne di Limbadi l'auto, una Fiat Panda, utilizzata dall'uomo che oggi, tra Limbadi e Nicotera, ha ucciso a colpi di fucile un uomo e ferito altre 4 persone. L'individuo è scappato a piedi nelle campagne. Nella zona è in corso una vasta battuta dei carabinieri per rintracciarlo e bloccarlo.

Fonte: qui


venerdì 3 febbraio 2017

ARRESTATO IN CALABRIA L’EX ASSESSORE REGIONALE NAZZARENO SALERNO

E’ ACCUSATO DI AVER DIROTTATO I FONDI UE CONTRO LA POVERTA’ AD UNA SOCIETA’ “CALABRIA ETICA” CHE NON AVEVA I REQUISITI 

PARTE DEI SOLDI SONO FINITI IN UN FONDO IN SVIZZERA CONSIDERATO "ASSAI NEBULOSO"

Giovanni Bianconi e Carla Macri per il “Corriere della Sera”

Nazzareno SalernoNAZZARENO SALERNO
Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri lo descrive come «un comitato d' affari» messo in piedi per appropriarsi dei fondi europei destinati ai più bisognosi; il suo vice Giovanni Bombardieri precisa che si è trattato di un «patto tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata per la gestione clientelare dei finanziamenti».

Protagonisti principali: un potente politico locale, la famiglia di 'ndrangheta più influente della zona e un drappello di funzionari ritenuti coinvolti nell' imbroglio.

È la storia svelata dall' indagine condotta dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di finanza che ieri ha portato in carcere l' ex assessore al Lavoro e alle Politiche sociali della Calabria durante il governo di centrodestra, Nazzareno Salerno (attuale consigliere regionale che in questa veste ha partecipato due anni fa all' elezione del presidente della Repubblica), insieme ad altre otto persone.
calabria eticaCALABRIA ETICA

Tutti accusati, a vario titolo, di corruzione e altri reati - con l' aggravante del metodo mafioso - per avere dirottato i soldi stanziati dall' Unione europea per concedere micro-crediti a famiglie in difficoltà economiche.

Secondo inquirenti e investigatori una parte sono finiti all' ex assessore, un' altra alla società che avrebbe dovuto gestire i finanziamenti, e un' altra ancora verso un fondo di investimento in Svizzera considerato «assai nebuloso», sul quale sono in corso accertamenti. Una vicenda dove si mescolano potere e mafia locale, malaffare, malavita e qualche paradosso.

Nazzareno Salerno 1NAZZARENO SALERNO 1
A cominciare dal fatto che i quasi due milioni di euro di stanziamenti comunitari sono stati affidati, dall' assessorato guidato da Salerno, a una Fondazione chiamata «Calabria Etica». La quale non aveva i requisiti necessari a gestirli e dunque ha passato la pratica a una finanziaria che si sarebbe dovuta occupare di erogare i sussidi. Invece i fondi hanno preso altre strade, e in carcere sono finiti sia l' ex presidente di «Calabria Etica» (commissariata dal nuovo governo regionale guidato da Gerardo Oliverio) che l' amministratore della società incaricata.

E ancora. Per convincere un dirigente regionale riottoso a seguire le direttive del «comitato d' affari», è sceso in campo, tra gli altri, un dipendente di Equitalia con un intreccio di parentele, conoscenze e relazioni personali che lo fanno assomigliare più a un boss che a un semplice impiegato dell' agenzia di riscossione delle imposte. Dietro il quale si nasconde forse l' essenza più profonda di questa storia.

PASQUALE MANCUSOPASQUALE MANCUSO
Lui si chiama Vincenzo Spasari, ha 55 anni, ed è sposato con la sorella di Antonio Virgilio, definito «personaggio di rilievo legato alla cosca Mancuso», cioè uno dei clan di 'ndrangheta più importanti della provincia di Vibo Valentia. Per dimostrarlo i carabinieri sono andati a ripescare una foto del 1988 scattata durante la festa di matrimonio di un rampollo dei Mancuso, in cui Virgilio è seduto allo stesso tavolo con il «padrino» Pantaleone Mancuso detto Scarpuni e un anziano capomafia di Isola Capo Rizzuto. A volte le immagini sono eloquenti quanto una fedina penale.

matrimonio in elicottero a nicoteraMATRIMONIO IN ELICOTTERO A NICOTERA
Ma un altro matrimonio, molto più recente, aiuta a svelare la caratura di Spasari. Sua figlia Aurora, il 14 settembre scorso, si è sposata a Nicotera con Antonio Gallone, arrestato un anno prima per coltivazione di sostanze stupefacenti e figlio di Giuseppe Gallone, ritenuto dai magistrati «contiguo alla consorteria mafiosa dei Mancuso».

Furono nozze rumorose, perché dopo la cerimonia gli sposi salirono su un elicottero e atterrarono sulla piazza Castello di Nicotera, «previa interruzione del traffico stradale con le transenne del Comune». Dopo un rinfresco tornarono all' elicottero e volarono verso il banchetto nuziale. Esibizione che fece scalpore, per la quale sono stati inquisiti sindaco, comandante dei vigili e dirigente dell' Ufficio tecnico del Comune poi sciolto per infiltrazioni mafiose. È stata la terza volta in quindici anni.
elicottero sposi nicotera1ELICOTTERO SPOSI NICOTERA1

Spasari incontrò il dirigente della Regione considerato ostile al «comitato d' affari» in un vivaio dove le telecamere del Ros hanno registrato l' incontro. Con lui c' erano l' assessore Salerno e altri «amici» catalogati più o meno vicini al clan Mancuso, e dopo l' anomala riunione il funzionario si convinse a seguire le indicazioni ricevute.

NICOTERA ELICOTTERO NIPOTE BOSS NINO GALLIONENICOTERA ELICOTTERO NIPOTE BOSS NINO GALLIONE
«Che brutti ricordi mi state facendo...», ha detto ai pubblici ministeri che lo interrogavano sul contenuto di quel colloquio. Secondo i pm si trattò di un' estorsione: «Che un dipendente di Equitalia sia in condizioni di imporre la volontà di un assessore regionale nei confronti di un alto dirigente è possibile solo in forza del potere criminale che egli, in quel contesto, è chiamato a rappresentare».

Fonte: qui