9 dicembre forconi: Francesco Corallo
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mercoledì 18 luglio 2018

RINVIATO A GIUDIZIO PER RICICLAGGIO, GIANFRANCO FINI RISCHIA FINO A 30 ANNI DI CARCERE

SALLUSTI: “FINI È STATO UN CRIMINALE POLITICO E OGGI SI IPOTIZZA ANCHE UN DELINQUENTE COMUNE. PER LA SECONDA ACCUSA GLI AUGURO DI SAPERSI DIFENDERE, PER LA PRIMA MERITA L'ERGASTOLO PERCHÉ HA DISTRUTTO UN PATRIMONIO NON SUO, IL CENTRODESTRA, E APERTO LA STRADA PRIMA AL GOVERNO DI MARIO MONTI E POI AI GRILLINI. SE IL PAESE È DA ANNI IN DIFFICOLTÀ, LA COLPA È SUA, QUELLA DI UN MOSTRO CHE ILLUDENDOSI DI ESSERE DIO HA GENERATO MOSTRI. I SUOI COMPLICI SONO A PIEDE LIBERO E SONO..."


IL SUO CRIMINE FU POLITICO
Alessandro Sallusti per “il Giornale”

SALLUSTISALLUSTI
Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani e il di lei fratello Giancarlo sono stati rinviati a giudizio, insieme a faccendieri amici di famiglia (i Corallo) per riciclaggio e altri gravi reati scoperti durante la tardiva inchiesta giudiziaria sulla strana svendita della famigerata casa di Montecarlo svelata da questo Giornale nell' agosto del 2010 tra l' indifferenza, se non l'ostracismo, di buona parte della stampa nazionale.

MONTI - SCHIFANI - NAPOLITANO - FINIMONTI - SCHIFANI - NAPOLITANO - FINI

Non vogliamo medaglie, né infierire su un uomo, Fini, già condannato con sentenza definitiva dagli italiani ben prima che dai giudici. Proviamo però un senso di rabbia nel prendere atto, se le accuse saranno confermate in tribunale, che l'avventura del centrodestra è stata boicottata, indebolita e poi distrutta non da gravi errori politici ma da una banda di malfattori assetata di soldi e potere di cui Fini era importante azionista.

Già, perché i guai dell'allora governo Berlusconi che in Parlamento poteva contare su un'ampia maggioranza nascono proprio nel 2010, quando Gianfranco Fini numero due del Popolo delle Libertà si mette in testa di fare fuori Silvio Berlusconi e prendere il suo posto al governo.
RAZZI NAPOLITANO FINIRAZZI NAPOLITANO FINI

Una spallata violenta (ricordate il: «Che fai, mi cacci?»), poi il tradimento e la scissione (nasce il Fli tra gli applausi della sinistra) e la drammatica votazione di sfiducia alla Camera da lui persa per soli tre voti. Il golpe fallì, ma le ferite furono sanguinose per tutti. Non solo la famiglia della destra, anche quella del centrodestra si indebolì in modo irreparabile e offrì il fianco agli agguati della sinistra che poco dopo (novembre 2011) ottenne la testa di Berlusconi.

Bongiorno e FiniBONGIORNO E FINI

Gianfranco Fini è stato un criminale politico e oggi si ipotizza anche un delinquente comune. Per la seconda accusa gli auguro di sapersi difendere (le accuse nei suoi confronti valgono fino a trent' anni di carcere), per la prima merita l' ergastolo perché ha distrutto un patrimonio non suo e aperto la strada prima a Monti e poi ai grillini. Se il Paese è da anni in difficoltà, la colpa è sua, quella di un mostro che illudendosi di essere Dio ha generato mostri.

fini tullianiFINI TULLIANI
È vero, Fini non ha fatto tutto da solo. Sul piano criminale i suoi compari sono alla sbarra con lui, su quello politico i suoi complici sono invece a piede libero. Un suo braccio destro di allora, Giulia Bongiorno, oggi è stimato ministro in quota Lega e Giorgio Napolitano (secondo numerose e concordanti testimonianze regista dell'operazione per fare cadere Berlusconi) è stato nel frattempo eletto una seconda volta presidente della Repubblica.


Questa storia non può essere chiusa con una verità giudiziaria. Abbiamo diritto a una verità politica. Se Fini avesse coraggio e fosse un uomo libero potrebbe raccontarla, non tanto a noi ma al suo Paese. Non ci sarebbe riscatto, ma sarebbe pur sempre un modo dignitoso di uscire di scena e, non glielo auguro, entrare in carcere a testa alta.

GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINIGIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI
DA DELFINO A TONNO, LA CATASTROFE DI GIANFRY CHE ANCORA SOGNAVA LA «RENTRÉE» IN POLITICA
Massimiliano Scafi per “il Giornale”

Da delfino a tonno, da leader del futuro a imputato prossimo venturo. Chi ha visto Gianfranco Fini? Pochi, a parte i parenti, gli avvocati e la procura di Roma. Solo qualche anno era il presidente della Camera, la terza carica della Repubblica, il quasi giovane politico pronto al gran balzo verso Palazzo Chigi dopo aver raccolto l' eredità del Cavaliere. Oggi è un signor nessuno. Le sue truppe sono emigrate altrove, l'indice di gradimento è precipitato e i suoi rari interventi pubblici si svolgono in un imbarazzato deserto.

FINI TULLIANIFINI TULLIANI
E adesso pure il riciclaggio, che certo non è un'accusa da poco: povero Gianfry, verrebbe da dire, il destino si accanisce. Non bastavano gli errori politici a ripetizione, la capacità di fare sempre la mossa sbagliata nel momento sbagliato, l'isolamento e il tracollo, ora ci si mette anche il rinvio a giudizio. Perché, come insegna l'infallibile legge di Murphy, «se una cosa può andare male, stai sicuro che andrà peggio»
fini elisabetta tullianiFINI ELISABETTA TULLIANI






Ma al di là della casa di Montecarlo e delle connesse vicende giudiziarie, sulle quali bisognerà aspettare le sentenze dei tribunali, è dal punto di vista politico che la vita di Fini ha subito un tracollo verticale. Dalla lite con Berlusconi e la nascita di Fli, non ne più azzeccata una. E così l'uomo che aveva sdoganato la destra post-fascista creando Alleanza Nazionale e portandola al governo, ha avuto la pessima idea nel 2013 di virare al centro e presentarsi con Mario Monti, che dopo aver dissanguato gli italiani non era proprio al massimo della popolarità. Il previsto flop del Professore ha trascinato nel gorgo pure Gianfry, che da allora non si è più ripreso.
GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANIGIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI

Da quel momento, complici anche i risvolti giudiziari e le attività dei Tulliano's, Fini è diventato via via un personaggio sempre più marginale sulla scena politica del Belpaese, fino a sparire. Lui ogni tanto a risalire ci ha pure provato, con pessimi risultati. Comizi per pochi intimi, sedie vuote, bandiere ammosciate.

FINI ELI E GIANCARLO TULLIANIFINI ELI E GIANCARLO TULLIANI









Qualche mese fa, subito dopo la notizia dell'indagine per riciclaggio e la richiesta di arresto per il cognato Giancarlo Tulliani, Fini trovò persino il coraggio di farsi vedere in Parlamento per le solenni celebrazioni dei sessant'anni dei Trattati di Roma sull'Europa. «Che faccia di bronzo - commentò feroce il suo ex compagno di partito Maurizio Gasparri - Chissà, forse ha scambiato Montecitorio per Montecarlo». Pochi mesi dopo spuntò in un servizio fotografico su Oggi, sorridente al ristorante assieme alla famiglia.

FINI TULLIANI DOCUMENTI CASA MONTECARLOFINI TULLIANI DOCUMENTI CASA MONTECARLO
Negli ultimi tempi, nonostante l'inchiesta, stava preparando il grande ritorno per fare «l'allenatore di una nuova destra anti-Le Pen e governativa». In questa prospettiva, un mese e mezzo fa si era fatto intervistare dal direttore di Radio Cusano Campus, Gianluca Fabi, e aveva preso di petto il nuovo premier Giuseppe Conte: «Quando si parla di Russia non bisogna scherzare, non bisogna buttarla lì per vedere l' effetto che fa. Bisogna sempre ricordarsi che la Russia è una grande potenza che non ha mai conosciuto una democrazia analoga a quelle occidentali. Oggi c' è la democrazia autoritaria di Putin, prima c' era il comunismo staliniano e brezneviano e prima ancora c'era lo zar».
Insomma, caro Conte, non ti fidare di Mosca e dai retta a uno che di politica se intende.

Fonte: qui

sabato 12 maggio 2018

LO STATO “GRAZIA” GIANFRANCO FINI SULLA CASA DI MONTECARLO

NESSUNO, NEMMENO QUEL CHE RESTA DI ALLEANZA NAZIONALE, HA CHIESTO DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO A CARICO DELL'EX PRESIDENTE DI ALLEANZA NAZIONALE, DEI TULLIANI E DEL "RE DELLE SLOT" FRANCESCO CORALLO, CHE AVREBBE EVASO AL FISCO 85 MILIONI


FINI E LA CASA DI MONTECARLOFINI E LA CASA DI MONTECARLO
Lo Stato "grazia" Gianfranco Fini sulla casa di Montecarlo. Come riporta il Tempo, infatti, nessuno ha chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento a carico dell'ex presidente di Alleanza nazionale, dei Tulliani e del "re delle slot" Francesco Corallo.

E questo nonostante, ricorda il quotidiano romano, dalle indagini risulti come l'imprenditore catanese non abbia pagato tributi erariali per 85 milioni, una parte dei quali spostata in tre off shore.
FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO





Non c'era neanche uno degli amministratori della Fondazione An (gestione Mugnai), che avrebbero anche il compito di tutelare il patrimonio dell'ormai defunto partito. La casa di Montecarlo, è bene ricordarlo, era stata donata dalla contessa Colleoni ad An e poi finita (svenduta) nella disponibilità del cognato di Fini, Giancarlo Tulliani.

fini tullianiFINI TULLIANI






Una delle carte in mano alla difesa dei Tulliani che potrebbe pesare in favore del cognato, a monte del decreto di latitanza emesso nel marzo 2017, ci sarebbe anche, spiegano gli avvocati, "un finto verbale di vane ricerche, perché la Finanza e l'autorità giudiziaria italiana sapevano benissimo che Tulliani non stava nel luogo in cui l'hanno cercato per catturarlo, visto che dal certificato rilasciato dall'anagrafe di Roma risulta residente negli Emirati Arabi Uniti".

GAUCCI TULLIANI 1GAUCCI TULLIANI 
Il legale di Tulliani, Diddi, ha anche chiesto al gup la sospensione del processo in attesa della conclusione dell'iter di estradizione dell'accusato, perché "una sentenza delle sezioni unite della Cassazione del 2003 dice che chi viene arrestato all'estero, in esecuzione di un ordine di estradizione, è legittimamente impedito a partecipare al processo in Italia, perché è sotto la giurisdizione di un altro Stato". Vuoi vedere che la fanno tutti franca?

Fonte: qui

mercoledì 27 dicembre 2017

LO STATO SEQUESTRA 75 MILIONI DI EURO A FRANCESCO CORALLO, IL RE DELLE SLOT CHE AVREBBE TRASFERITO ILLEGALMENTE 215 MILIONI DI EURO, STORNANDONE BEN 7 AI TULLIANI


PROPRIO QUEL DENARO SAREBBE STATO USATO PER LA COMPRAVENDITA DELLA CASA DI MONTECARLO, A BENEFICIO DEL COGNATO DI FINI

Fabio Amendolara per “la Verità”

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Le ricchezze di Francesco Corallo, re delle slot che su provvedimento della magistratura da qualche tempo ha obbligo di dimorare a Roma, messe da parte, secondo il sospetto degli inquirenti, anche grazie alle protezioni politiche dell' ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, e al supporto della famiglia Tulliani, sono sotto sequestro.

Lo Stato si riprende ciò che gli era stato sottratto con il mancato versamento delle tasse sul gioco online legalizzato. Ieri mattina gli investigatori del Servizio centrale d' investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza, prima che Corallo cedesse a terzi le quote societarie, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di beni chiesto dalla Procura antimafia e firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma.

E su 75 milioni di euro, riconducibili a tre aziende italiane della società concessionaria che grazie agli aiutini di alcuni esponenti di Alleanza nazionale era diventata leader del settore delle videolottery (Global starnet ltd, già B Plus giocolegale Ltd, società in liquidazione), sono stati messi i sigilli della magistratura.
FRANCESCO CORALLO TRA DUE AGENTI DI POLIZIA DI SINT MAARTENFRANCESCO CORALLO TRA DUE AGENTI DI POLIZIA DI SINT MAARTEN

Si tratta di tre imprese completamente partecipate dalla concessionaria: la Bingo plus giocolegale Srl e la Skill plus giocolegale Srl, nonché del complesso aziendale della stabile organizzazione italiana della società di diritto olandese Happy games club Bv, operante in Italia attraverso cinque sale giochi e interamente di proprietà della Global starnet.
L' inchiesta è quella che ha smantellato l'associazione transnazionale dedita a reati fiscali, al peculato e al riciclaggio, capeggiata, secondo l' accusa, proprio da Corallo.

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Il quale, secondo gli inquirenti, avrebbe trasferito illegalmente 215 milioni di euro, stornandone ben 7 ai Tulliani. L'attività di sequestro, che riguarda sale giochi e sale slot presenti a Roma, Viterbo e Treviso, «è finalizzata», sostengono gli investigatori, «al recupero di profitti illeciti sottratti al fisco da Corallo e reimpiegati, tra l' altro, nell' acquisto della casa di Montecarlo».

La famosa casa di Montecarlo: quell' appartamento in via Princesse Charlotte svenduto dal partito di Fini e fruttato ai Tulliani (grazie ai soldi di Corallo) 1 milione di euro. Un affare che, però, stando a quanto ha svelato l' inchiesta, era solo la punta dell' iceberg.

Perché la ricostruzione complessiva che fanno i magistrati suona come una censura pesantissima sull' attività politica dell' ex leader della destra non berlusconiana, «per l' estrema delicatezza degli interessi che hanno visto un collegamento di soggetti, i Tulliani, con una figura istituzionale di elevato rilievo, quale era, all' epoca dei fatti, l' onorevole Fini, e con il titolare di un' impresa eminentemente criminale, qual e Corallo».
Francesco CoralloFRANCESCO CORALLO

La relazione tra Corallo e Fini, nata con una vacanza a Sint Maartin nel 2004 e proseguita con gli investimenti sulla famiglia Tulliani, ha «condizionato», secondo la Procura, «la vita parlamentare». Corallo, insomma, ha piegato l' attività istituzionale ai suoi interessi grazie a quel rapporto con il leader di An. Un collegamento «che ha lasciato tracce del transito di somme di denaro in occasione dell' adozione di provvedimenti di legge di estremo favore per Corallo». Ossia gli aiutini, da sempre negati da Fini davanti ai magistrati, che hanno permesso a Corallo in quegli anni di diventare il magnate del poker online.

GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINIGIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI
Nell' indagine è subito emerso che le imprese di Corallo «erano qualificabili, in realtà, come strutture di sistematica violazione degli obblighi fiscali (non versavano il Preu, il prelievo erariale unico legato alla tassazione sul gioco d' azzardo legalizzato, ndr)». Insomma, evadevano le tasse. E infatti dopo le documentate pressioni sui vertici dei monopoli, che i giudici definiscono «gravissime interferenze», erano venute alla luce «sottrazioni, in tre anni, di somme inverosimili dalle casse dello Stato».

Grazie ai giri di denaro tra le società offshore create da Corallo, alcune delle quali gestite dai Tulliani, poi, sono spariti un bel po' di milioni.
Gli investigatori la definiscono «una sistematica strategia di riciclaggio mediante ripetuti trasferimenti di denaro». Con questo sistema anche Global starnet, le cui quote inglesi erano state sequestrate con un precedente provvedimento giudiziario, avrebbe accumulato enormi debiti nei confronti dello Stato.

GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Il sequestro complessivo, compresi i beni fermati con l' ultimo provvedimento, ammonta a 187 milioni (112 milioni nella prima tranche dell' inchiesta e 75 ieri). Ma il totale del profitto, secondo i magistrati, supera i 215 milioni, fatti sparire con il contributo dei «fiduciari» di Corallo, che avrebbero operato principalmente in territori esteri, «creando e gestendo», sostiene l' accusa, una complessa architettura societaria, che nel tempo ha mutato fisionomia e che ha operato con il solo scopo di veicolare, estero su estero, i proventi illeciti dell' associazione, dissimulati attraverso apparenti ragioni economiche».
GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI

Parte di quei beni, secondo le toghe romane, erano stati imboscati per conto di Corallo dai Tulliani, che sono indagati per riciclaggio (reato contestato anche a Fini). E mentre Giancarlo Tulliani, da qualche giorno, dopo aver pagato una cauzione, è tornato libero a Dubai, dove attende la decisione delle autorità locali sulla richiesta di estradizione avanzata dalla Procura italiana, l' inchiesta arriva alle battute finali.
Stando ai calcoli tecnici sui tempi delle indagini preliminari fatti dai difensori, la richiesta di rinvio a giudizio è attesa a giorni. Anche per Gianfranco Fini.

Fonte: qui

domenica 5 novembre 2017

PER LA CATTURA DI GIANCARLO TULLIANI E’ STATO FONDAMENTALE GILETTI!

IL COGNATO DI GIANFRANCO FINI È ANDATO DALLA POLIZIA EMIRATINA PER LAMENTARSI DEI GIORNALISTI DI LA7 CHE LO STAVANO IMPORTUNANDO. UNA VOLTA IN UFFICIO, PERO’, GLI AGENTI HANNO SCOPERTO CHE LE AUTORITA’ ITALIANE AVEVANO SPICCATO (DA MESI!) UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE CONTRO DI LUI IN SEGUITO ALL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE CON L'ACCUSA DI RICICLAGGIO. E DUNQUE SONO STATI COSTRETTI A FERMARLO 
 
TULLIANI TORNERA’ IN ITALIA? FORSE. PERCHE’ IL TRATTATO DI ESTRADIZIONE NON C’E’…
1 - FINE CORSA, TULLIANI ARRESTATO A DUBAI
GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Massimo Malpica per “il Giornale”

Giancarlo Tulliani, i giornalisti e la polizia. Il triangolo stavolta per il cognato di Gianfranco Fini è finito male, e l' ex inquilino della casa di Montecarlo, inseguito da marzo da un mandato di cattura internazionale, è stato arrestato negli Emirati Arabi Uniti. L' ultimo capitolo della vicenda, raccontato dai suoi legali Titta e Nicola Madia, è stato scritto giovedì, quando il fratello di Elisabetta Tulliani si è presentato in aeroporto a Dubai, dove vive, per accompagnare la fidanzata che tornava a Roma.

GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Lì l' uomo, sentendosi braccato da una troupe del nuovo programma di Massimo Giletti su La7, s' è presentato alla polizia, lamentandosi dei cronisti che lo infastidivano. Gli agenti emiratini, di fronte alla richiesta di Tulliani di sporgere denuncia, lo hanno accompagnato in ufficio, e una volta lì hanno scoperto dal computer che le autorità italiane avevano spiccato mesi fa un mandato di cattura internazionale per l'uomo, in seguito all' ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di riciclaggio emessa dal gip romano D' Alessandro.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI
Così Tulliani - essendosi in pratica costituito a sua insaputa - è stato arrestato, e si trova da giovedì in attesa dell' estradizione, assistito da un avvocato locale: stamattina alle 9 è in programma l'udienza di convalida del fermo. «Ora si avvieranno le procedure di estradizione - racconta Titta Madia - e si vedrà cosa decideranno le autorità di Dubai: se ci sarà un diniego all' estradizione Tulliani tornerà libero». Una nemesi, comunque.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI
Perché all' inizio della vicenda, nel luglio del 2010, quando l'allora inviato del Giornale Gian Marco Chiocci andò a bussare alla sua porta, al civico 14 di boulevard Princesse Charlotte, Montecarlo, dando inizio all'inchiesta sulla casa del Principato ereditata da An e poi svenduta al cognato di Fini, Tulliani pensò di «respingere» l'assalto allertando la polizia monegasca, che cacciò il cronista oltreconfine. Fu come chiudere la stalla quando ormai i buoi erano scappati.

Stavolta lo «scappato» era lui, latitante sul golfo Persico: rivolgersi alla polizia di Dubai, che nei sette mesi precedenti non si era dannata l'anima per trovarlo nonostante il suo indirizzo di casa non fosse un mistero per nessuno, non è certo stato un colpo di genio. Il rampollo dei Tullianos è nei guai con la giustizia per i suoi rapporti d' affari, che la procura di Roma considera opachi, con il re delle slot Francesco Corallo, che ha tra l'altro bonificato la famiglia d' adozione dell' ex presidente della Camera Fini con dazioni di denaro utilizzate anche per acquistare e ristrutturare l' appartamento di Montecarlo.

GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOGIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLO
Sempre Corallo avrebbe organizzato per conto di Giancarlo Tulliani l'architettura di società offshore con base a Saint Lucia (Printemps e Timara ltd in particolare). Grazie a queste per mesi il cognato aveva schermato il proprio nome come reale proprietario della casa, salvando Fini che aveva promesso di dimettersi nel caso in cui fosse stato dimostrato che la casa, donata ad An dalla contessa Colleoni e svenduta alle società offshore, fosse finita a Giancarlo.
FINI ELI E GIANCARLO TULLIANIFINI ELI E GIANCARLO TULLIANI

Ma Fini non si dimise nemmeno quando le autorità di Saint Lucia confermarono che Tulliani era il «beneficial owner» di Timara e Printemps. E proprio nell'ordinanza d' arresto per Tulliani, Fini viene indicato come personaggio centrale nell'intreccio di interessi tra Corallo e la sua holding del gioco e la famiglia Tulliani.
GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINIGIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI

L'ex terza carica dello Stato, per la procura che lo vuole alla sbarra per riciclaggio, era al centro dei giochi, considerati il suo ruolo istituzionale e gli interessi del gruppo di Corallo per i bandi per il gioco legale: «I Tulliani - si legge nell' ordinanza - erano, quindi, consapevoli che il denaro movimentato era stato da loro acquisito, all' origine, in ragione di un' illecita interrelazione dell' impresa con un influente membro del governo a loro legato, ossia Fini, e che era stato di poi movimentato attraverso una serie ininterrotta di riciclaggi».

2 - MA IL TRATTATO PER L' ESTRADIZIONE NON C'È
Stefano Zurlo per “il Giornale”
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un pasticcio. Il trattato di estradizione è a un passo dalla ratifica, ma il traguardo resta un miraggio. E l'imbarazzo cresce perché gli Emirati la loro parte l' hanno svolta e hanno concluso l' iter. L' Italia invece è alle prese con lo scivolosissimo tema della pena di morte. «Di fatto - taglia corto il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri - nella prima formulazione dell'accordo non era stata considerata la delicatissima questione». Eppure sembrava fatta.

giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI
A settembre 2015 il ministro Andrea Orlando vola ad Abu Dhabi e firma il pre accordo. I latitanti italiani, tutti alla luce del sole, cominciano a tremare. Ma le procedure s'incagliano. «Nei mesi successivi - spiega al Giornale il deputato Pd Davide Mattiello che sul punto ha presentato più di un' interrogazione - l'Italia ha recepito una direttiva della Ue che impone il massimo rigore sulla pena di morte. Questo vuol dire che l'Italia, qualora debba estradare una persona che laggiù rischia la pena capitale, può pretendere in forma scritta la commutazione in una pena detentiva».

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Risultato: da più di un anno si aspettano novità che però non arrivano. Arriva invece, a complicare la situazione, l' arresto di Giancarlo Tulliani. «Attendiamo con pazienza la correzione del trattato - prosegue Mattiello - poi il testo dovrebbe tornare in consiglio dei ministri e lì dovrebbe essere vestito nella forma del disegno di legge da mandare alle Camere per la ratifica».

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Semplice sulla carta, complicato nella realtà. «Abbiamo riavviato i negoziati tenendo conto delle indicazioni dell'Europa - replica Ferri - gli accordi si fanno in due». Per ora, la pattuglia dei fuggitivi può dormire sonni relativamente tranquilli. «I latitanti sono almeno 12», sottolinea Mattiello. Fra loro il più noto è Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI
Nell'elenco spicca poi il nome di Raffaele Imperiale, narcotrafficante di spessore legato alla camorra che, secondo le investigazioni della Guardia di finanza, vive nel lusso più sfrenato, a lungo ha occupato una suite nel costosissimo hotel Burj Al Arab, ed è arrivato a spendere fino a 400mila euro al mese.

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Attenzione: l'assenza di un trattato non vuol dire che comunque gli emirati non possano rimandare in Italia i criminali scappati dal nostro Paese. In effetti anche Matacena fu fermato nel 2013 e rimase in cella 40 giorni prima di riacquistare la libertà. «Non so come andrà a finire con Tulliani - ragiona Mattiello - ma noto un parallelismo fra le due vicende. Pure Matacena fu bloccato all' aeroporto e credo che le autorità di quel Paese abbiano lanciato tutte e due le volte un messaggio assai chiaro: va bene stare rintanati negli sfarzosi grattacieli, ma i latitanti non devono esagerare». E invece in un modo o nell' altro, Tulliani come Matacena non ha rispettato le regole minime di prudenza. L'aeroporto è terra di frontiera, di controlli, di polizia. «Se ti avventuri in quel contesto - conclude Mattiello - allora tutto può accadere». Si attende la prossima puntata.

Fonte: qui


venerdì 17 febbraio 2017

GIANFRANCO FINI S’E’ GIOCATO MEZZO PARTITO ALLE SLOT MACHINE


CORALLO HA FINANZIATO AMICI, SODALI E VECCHI CAMERATI 

E MARCO MILANESE CHIAMA IN CAUSA PURE L’EX SOTTOSEGRETARIO GIORGETTI 

LE MINACCE DI CHECCHINO PROIETTI

Giacomo Amadori per La Verità

LA PRIMA PAGINA DI LIBERO SU GIANFRANCO FINILA PRIMA PAGINA DI LIBERO SU GIANFRANCO FINI
L' inchiesta di Roma sull' imprenditore Francesco Corallo e sulle sue società (i reati vanno dall' associazione a delinquere al peculato all' evasione fiscale) sta facendo emergere una verità che sino a oggi era rimasta sullo sfondo. Il re delle slot machine non aveva bisogno di arricchire i Tulliani (indagati per riciclaggio) in quanto tali, ma per il loro collegamento con il potente di turno, in questo caso Gianfranco Fini, sotto inchiesta a sua volta. Per il giudice Simonetta D' Alessandro la prova è nel fatto che i rapporti con gli uomini di An e i flussi di denaro cominciano ben prima del 2008-2009, quando entrano in gioco i Tulliani.

Il 2004 è un anno cruciale per la Atlantis world di Corallo, per l' accusa «un' impresa eminentemente criminale». Infatti il governo Berlusconi decide di regolamentare il mercato degli apparecchi da divertimento e indice una gara. A inizio estate si spartiscono la concessione dieci concorrenti e Atlantis world diventa leader del settore. Dopo poche settimane Fini, l' ex moglie Daniela Di Sotto, l' allora segretario particolare del leader di An, Francesco Proietti Cosimi (con signora) e altri 10 amici sono ospiti di Corallo per due settimane da sogno ai Caraibi. Tutto a spese del re delle slot.
gianfranco finiGIANFRANCO FINI

Qui, secondo il rappresentate legale della Atlantis Amedeo Laboccetta (indagato nell' inchiesta romana) Fini e Corallo suggellano un' intesa «che è stata utile ad Atlantis/B plus nello svolgimento dei rapporti con l' amministrazione dei Monopoli». Infatti Atlantis inizialmente non riesce a collegare in rete le macchinette per consentire ai Monopoli di controllare gli introiti e i conseguenti versamenti spettanti allo Stato. Il 21 aprile del 2005 da Roma parte un ultimatum: o Atlantis risolve i problemi o le verrà notificato l' avvio del procedimento di revoca della concessione.

FRANCESCO PROIETTI COSIMIFRANCESCO PROIETTI COSIMI
Dopo pochi giorni la società avverte i Monopoli che ha deciso di ritirarsi. Proprio in quel periodo la procura di Potenza sta indagando sul gioco d' azzardo e sotto intercettazione c' è anche Proietti Cosimi, il segretario di Fini. Il giorno della notifica dei Monopoli ad Atlantis sul suo telefonino giunge la chiamata di Laboccetta, il quale lo aggiorna sui problemi di Atlantis e gli legge la lettera dei Monopoli.

Proietti Cosimi, dopo aver dato alcuni consigli a Laboccetta, conclude così: «Io domani parlo con Giorgio (Tino, presidente dei Monopoli, ndr) e me la vedo. Dai!». Anche grazie all' intervento dell' ex segretario di Fini le parti si incontrano e trovano una soluzione. In questo modo la società italocaraibica non lascia il mercato italiano e anzi accresce la sua quota di mercato.

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Dalle Antille olandesi, quartier generale della Atlantis, iniziano ad arrivare bonifici in Italia. Nel marzo del 2006 l' azienda di Corallo invia 120.000 euro a una minuscola associazione culturale di Subiaco, il paese di Proietti Cosimi. Il presidente è Pierluigi Angelucci, un collaboratore dello stesso Proietti. In un mese e mezzo ritira circa 119.000 euro in contanti. Al cronista ha dichiarato: «Quell' operazione mi è stata chiesta direttamente da Checchino (Proietti Cosimi, ndr). I soldi li ho ritirati per lui. Mi sembra di averglieli portati a casa e in via della Scrofa». Successivamente la società di Corallo ha finanziato anche la Ke.is una azienda della famiglia di Proietti Cosimi sul cui fallimento è in corso un processo per bancarotta.
FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO

Per esempio tra il 2008 e il 2010 Atlantis invia 440.000 euro per la sponsorizzazione di alcuni musical allestiti dalla Ke.is. Oggi l' ex segretario particolare di Fini è imputato per finanziamento illecito proprio a causa di quei bonifici dai Caraibi. Contattato dalla Verità, Proietti Cosimi inizialmente è cordiale, quindi informato del fatto che intendiamo scrivere sul giornale dei finanziamenti di Atlantis perde la calma e si fa minaccioso: «Non scriva nulla. Le conviene».

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
Nel 2008 Proietti Cosimi e Laboccetta entrarono insieme in Parlamento con il Pdl in quota An. Ma entrambi giurano di non essersi interessati ai due fantomatici decreti favorevoli a Corallo di cui parla il giudice D' Alessandro. Grazie al cosiddetto decreto Abruzzo, il 39/2009, Corallo può installare ben 12.000 videolottery di nuovissima generazione a condizioni agevolate. Con il successivo provvedimento, il 78/2009, può impegnare i diritti sulle vtl e ottenere così un finanziamento per Atlantis/Bplus da 150 milioni di euro dalla Banca popolare di Milano, da investire nell' acquisto e nella diffusione delle stesse vtl.

FINI TULLIANIFINI TULLIANI
A novembre Sergio Tulliani, il suocero di Fini, considerato dai magistrati un lobbista non molto credibile incassa 2,4 milioni con la causale «liquidazione attività estere decreto 78/2009». Non è finita. Nel biennio 2008-2009 secondo il calcolo degli inquirenti arrivano sui conti dei figli Giancarlo ed Elisabetta Tulliani altri 5 milioni di euro provenienti da Corallo. Ma non sono certo loro ad aver perorato la causa in Parlamento.

MARCO MILANESEMARCO MILANESE
In parte quel ruolo viene svolto dallo stesso Corallo che venne ingaggiato da Laboccetta come assistente parlamentare e in parte da altri politici. Gli inquirenti citano lo stesso Laboccetta (all' epoca in commissione Finanze) e il sottosegretario all' Economia Marco Milanese che avrebbero mediato per far inserire in uno dei provvedimenti legislativi le istanze di un consulente di Atlantis. Milanese, però, indagato a Milano per la stessa vicenda, è stato archiviato. Gli chiediamo chi sia allora il responsabile delle leggi favorevoli a Corallo e la sua risposta è lapidaria: «Le norme arrivavano praticamente già pronte dai Monopoli e io non avevo nessuna delega ai rapporti con loro».

E chi la aveva? «Alberto Giorgetti». Di che partito era? «Anche lui proveniva da An».
ALBERTO GIORGETTI SOTTOSEGRETARIO ECONOMIAALBERTO GIORGETTI SOTTOSEGRETARIO ECONOMIA

Ci sono altri ex fedelissimi di Fini che sostennero l' affermazione dell' Atlantis in Italia. «Mettemmo a punto l' associazione temporanea d' imprese con Atlantis e Bit media nello studio romano dell' avvocato Giancarlo Lanna» ha ricordato a Panorama Remo Molinari, ex socio di Corallo con la sua Plp. Lanna nel 2007 fu tra i promotori della fondazione Farefuturo, il centro studi finiano che con gli attacchi al premier Silvio Berlusconi sarà tra le cause della spaccatura del Pdl. In ogni caso nel 2004, Corallo poteva contare sull' appoggio di altri esponenti di spicco dell' ex An. «Anche perché con alcuni di loro aveva militato nel Fronte della gioventù» ha dichiarato Molinari.

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FINI FU IL TRAMITE FRA CORALLO E I TULLIANI, LO SCRIVONO I PM ROMANI PER QUESTO E’ INDAGATO PER RICICLAGGIO 

VACANZE A SCROCCO AI CARAIBI PRIMA DI CONOSCERE ELISABETTA, PAGATE DAL RE DELLE SLOT MACHINE 

ED E’ SEMPRE LUI A FINANZIARE LA RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI MONTECARLO

Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
I soldi e i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza, per un valore di circa 5 milioni di euro, sono di Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani; rispettivamente moglie, cognato e suocero di Gianfranco Fini. Ma al centro dei rapporti considerati illeciti con il «re delle slot machine» Francesco Corallo (arrestato nel dicembre scorso alle Antille olandesi, dove ancora attende l' esito della richiesta di estradizione in Italia) c' è lui, l' ex leader di Alleanza nazionale, nonché ex esponente di punta del governo Berlusconi e poi presidente della Camera.

La conoscenza tra Fini e Corallo, infatti, è precedente all' entrata in scena dei Tulliani. Risale al 2004, quando l' ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta (arrestato anche lui a dicembre) portò l' allora vicepresidente del Consiglio in vacanza sull' isola di Saint Martin, con altre 14 persone, per due settimane. Ospiti dell' imprenditore dei videogiochi, titolare della società Atlantis.

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
VACANZA PAGATA
In quell' occasione - ha riferito lo stesso Laboccetta ai magistrati, prima di passare dal carcere di Regina Coeli agli arresti domiciliari - Fini «suggellò con Corallo un' intesa che è stata utile ad Atlantis nello svolgimento dei rapporti con l' Amministrazione dei Monopoli. Infatti lo stesso Laboccetta si rivolse al segretario di Fini, Proietti Cosimi, allorché, nell' aprile 2005, Atlantis ebbe problemi con l' Amministrazione che formulò contestazioni con diffida che avrebbero potuto condurre alla revoca della concessione». E Proietti Cosimi risolse il problema.

Francesco Proietti CosimiFRANCESCO PROIETTI COSIMI
Poi arrivarono i Tulliani e, sempre a detta di Laboccetta, Fini «cercò di far concludere un affare immobiliare a Giancarlo, fratello della compagna Elisabetta, presentandolo come intermediario per l' acquisto di una proprietà a Roma cui era interessata la società di Corallo». L' affare sfumò, ma le frequentazioni continuarono, tanto che alla festa per il compleanno della prima figlia di Gianfranco ed Elisabetta, nell' appartamento di Montecitorio dove Fini si era trasferito in quanto presidente della Camera, «parteciparono pochi parenti, qualche personaggio politico, compagni di partito nonché Francesco Corallo e la sua compagna».

AMEDEO LABOCCETTAAMEDEO LABOCCETTA
A parte le dichiarazioni dell' ex deputato indagato nella stessa inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e dal sostituto Barbara Sargenti - che ieri ha portato al decreto di sequestro e alle perquisizioni di uffici e appartamenti, tra cui quello in cui vivono i coniugi Fini -, sono i soldi inseguiti dagli investigatori della Finanza a rendere sospetti i rapporti tra Corallo e i Tulliani. Instaurati «per il tramite di Gianfranco Fini», specificano gli inquirenti.
GIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPOGIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPO

Prima c' è stato il progetto di farli entrare nell' Atlantis con il 10 per cento delle quote azionarie; poi sono arrivati i trasferimenti milionari attraverso società create appositamente, e conti bancari accesi a questo scopo.

VERSAMENTI SOSPETTI
Secondo il giudice Simonetta D' Alessandro, che ieri ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, «i Tulliani sicuramente capivano l' illiceità dei contegni cui si accingevano». Ed erano consapevoli dell' interesse di Corallo a tenere buoni rapporti con il governo attraverso un «esponente centrale» come Fini.

giancarlo e elisabetta tullianiGIANCARLO E ELISABETTA TULLIANI
Ai tre - padre e figlio difesi dagli avvocati Titta e Nicola Madia, la figlia assistita da Giulia Bongiorno - viene contestato il riciclaggio dei soldi di Corallo; accumulati illegalmente, secondo l' accusa, grazie a una sostanziale truffa ai danni dello Stato agevolata da appositi provvedimenti di legge tanto «abnormi» da garantirgli un «irragionevole privilegio». Adesso è indagato anche Fini, per concorso nello stesso reato. Lui commenta che è «un atto dovuto» e si dice fiducioso che la magistratura chiarisca tutto.
giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI

Per adesso, gli inquirenti ritengono di aver chiarito che il riciclaggio era «strettamente correlato» con le leggi fatte in favore di Corallo, che poi si sarebbe sdebitato attraverso i Tulliani. Oltre al denaro per finanziare l' acquisto della famosa casa di Montecarlo ereditata da Alleanza nazionale (comprata nel 2008, ristrutturata con altri soldi di Corallo e rivenduta nel 2015 a 1.360.000 euro), le Fiamme gialle hanno individuato un versamento a papà Tulliani di due milioni e 400 mila euro, effettuato dopo il varo di un decreto molto vantaggioso per l' affare dei videogiochi.
VILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA jpegVILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA JPEG

Successivamente metà di quel denaro è finito a Giancarlo per acquistare il villino bifamiliare dov' è ufficialmente domiciliato, anche se da dicembre s' è trasferito negli Emirati Arabi; un' altra parte (550 mila euro) è andata su un conto di Elisabetta che l' ha utilizzata per comprare una casa. Commenta il giudice D' Alessandro: «I contegni, basici, rispondono a bisogni primari: la casa per sé, la casa da affittare. Cessate le aspirazioni internazionali, si delinea la piccola delinquenza finanziaria routinière ».

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LA LEGGE DEI TULLIANI: CHI STA CON ELISABETTA SI PRENDE TUTTA LA FAMIGLIA 

ERA GIÀ SUCCESSO A GAUCCI E ADESSO E’ CAPITATO A FINI, INGUAIATO PER LA CASA DI MONTECARLO 

L’EX PRESIDENTE DEL PERUGIA REGALO’ LA PORSCHE A GIANCARLO, LA BMW AL PADRE E POI TERRENI, L’ATTICO A VIA SARDEGNA E CASE A BOCCEA

Massimo Malpica per “il Giornale”

Quella dei Tullianos è la storia di una famiglia unita. Così tanto unita che esserlo di più è difficile anche solo da immaginare. Colpisce, per esempio, il modo in cui gli uomini di Elisabetta si ritrovino rapidamente a far parte - o a fare i conti - anche con la di lei famiglia. Tutti Tullianos d' adozione, almeno fino al prossimo giro, e tutti a collaborare alle fortune imprenditoriali della family.

gaucci, tullianiGAUCCI, TULLIANI
Il primo è stato Luciano Gaucci, fidanzato con la giovane Elisabetta dal 1997 al 2004, dopo che lei era entrata in casa come fiamma del figlio di Lucianone, salvo poi cambiare partner. E Gaucci, dopo la fine della relazione, non le ha certo mandate a dire. Lamentandosi dei beni, mobili e immobili - case, automobili, terreni e gioielli - finiti nel tesoro dei Tulliani anche se solo «prestati» per motivi fiscali. C'era persino una schedina vincente del Superenalotto che Gaucci e i suoi ex parenti acquisiti si litigavano.
GAUCCI, TULLIANIGAUCCI, TULLIANI

Di certo l' ex presidente del Perugia era stato generoso. Assumendo Elisabetta e il fratellino Giancarlo come dirigenti per le sue tante squadre di calcio. E, come raccontava lui stesso, «ho comprato la Porsche a Giancarlo, la Bmw al padre Sergio. Ho regalato loro terreni fuori Roma, a Capranica-Prenestina, Viterbo e Rieti. L' attico in via Sardegna e le case a Boccea dove Elisabetta vive con i genitori e il compagno».

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
Il compagno, cioè Gianfranco Fini. Che arriva e trova una famiglia certamente beneficata dal vulcanico Lucianone. Pazienza se l' ex finisce in Repubblica Dominicana spinto dai guai giudiziari: il vecchio va giù dal balcone come una lavatrice rotta a capodanno, il nuovo prestigioso compagno di Eli invece posa per una foto da famiglia reale con tutti i Tullianos in alta uniforme per il battesimo di Martina, una delle due bimbe nate dalla relazione con l' ex presidente della Camera.

gianfranco fini elisabetta tullianiGIANFRANCO FINI ELISABETTA TULLIANI
Fini si trasferisce nel quartier generale di famiglia, e difende Elisabetta, il cognato e tutti i suoi acquisiti quando scoppia lo scandalo della casa di Montecarlo. Ci va di mezzo lui, visto che come è noto quell'appartamento era di proprietà di An, dopo la donazione al partito «per la buona battaglia» della contessa Colleoni, militante missina e ammiratrice di Gianfranco. Come è finito il giovin Tulliani in quell'appartamento senza che Fini lo sappia?

Gianfry fa lo gnorri, e sposa acriticamente la posizione di famiglia: negare tutto. Una panzana clamorosa, smentita dall'inchiesta del Giornale e - anni dopo - dall'indagine sul gruppo di Corallo che rivela il castello di bugie costruito dai Tullianos e narrato da Fini intorno a quella storia.
GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANIGIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI

Si scopre anche che non solo l'appartamento nel Principato venne dato via a un prezzo irrisorio, ma che quei soldi non vennero nemmeno tirati fuori da Giancarlo, Sergio o Elisabetta. A pagare secondo la magistratura è stato Corallo. E l'uomo delle slot, storicamente vicino ad An, avrebbe anche foraggiato i conti correnti dei Tullianos con altri bonifici.

Tutto mentre Fini andava in tv a negare l'evidenza e, derubricato a traditore della causa dalla comunità della destra italiana, si avviava a un rapidissimo tramonto, scomparendo dall'orizzonte della politica. 

«Un coglione», ha detto di sé l'ex terza carica dello Stato di fronte alla prova che la procura a vendere il quartierino a Montecarlo era firmata da Elisabetta. All'oblio si è aggiunta l'ingiuria. E ora l'iscrizione nel registro degli indagati. Concorso per riciclaggio. L'ultimo legame, il più beffardo, del Fini sedotto ma non edotto con i suoi Tullianos.

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