9 dicembre forconi: Dubai
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lunedì 9 luglio 2018

DOVE SONO FINITI I SOLDI CHE GLI ITALIANI HANNO NASCOSTO IN SVIZZERA?

CADUTO IL SEGRETO BANCARIO SONO SCOMPARSI TRA I 92 E I 126 MILIARDI DI EURO

IL GIRO DI DENARO ORA PORTA NEI PAESI BALCANICI, A DUBAI, A CIPRO E A MALTA

Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto per “il Corriere della Sera”

Alberto Vazzoler, cinquantottenne dentista veneziano con residenza a Monaco, aveva scelto la più redditizia attività di faccendiere: spostava denaro depositato nei conti in Svizzera. Conti intestati ai suoi clienti, per la maggior parte imprenditori ed evasori fiscali, che cercavano di trasformare i depositi in contanti.

«Perché a un certo punto le banche elvetiche hanno detto basta al cash - ha spiegato agli inquirenti -. E così se qualcuno voleva monetizzare aveva due possibilità: o lo faceva legalmente aderendo alla Voluntary, ma costava troppo, oppure prelevava il denaro in qualche altro modo, e l' altro modo eravamo noi».
SVIZZERASVIZZERA

Il suo sistema era naturalmente fuorilegge: giroconti, fatture false, transazioni inesistenti in lingotti d'oro. Tutte operazioni estero su estero che partivano dalla Svizzera per transitare in Slovacchia o Repubblica Ceca e finire a Dubai, negli Emirati Arabi, dove il denaro circolato online diventava sonante. Ci pensava poi un corriere specializzato a trasferirlo a Lugano con voli di linea.

Dalla Svizzera il contante veniva consegnato ai titolari dei conti, previo pagamento all'organizzazione di una commissione, che variava dal 5 al 10 per cento a seconda del grado di rischio. Perché il rischio c' era, visto che Vazzoler e i suoi cinque complici sono stati arrestati il 17 maggio scorso dal gip di Padova con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale.
AGENTI SVIZZERAAGENTI SVIZZERA

Il pm Roberto D' Angelo li accusa infatti di aver ripulito denaro frutto di reati, soprattutto tributari. Al momento gli indagati per evasione o frode fiscale sono 14 imprenditori e fanno parte dei circa 200 clienti (fra loro anche il figlio di un ex ministro del governo Berlusconi) agganciati dall' organizzazione.

I ruoli erano ben definiti: Vazzoler «regista» fra Padova e Jesolo, l' ex fidanzata Elena Manganelli Di Rienzo, figlia di un primario ginecologo, operativa a Dubai. La sponda legale era l' avvocato croato Dubravko Zeljko, quella svizzera Albert Damiano, un fiduciario di Lugano che con il bergamasco Marco Remo Suardi costituiva il riferimento in terra elvetica. «Il flusso di denaro da Dubai alla Svizzera, dal 1 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016, è di oltre 46 milioni di euro», scrive il pm nella sua richiesta di misura cautelare in carcere. «È la conseguenza del blocco dei conti minacciato dalle banche svizzere se non si faceva la voluntary», precisa l' avvocato Luigi Fadalti, difensore di Damiano.

La Voluntary disclosure è il provvedimento pensato dall' Italia per far emergere le attività finanziarie detenute all' estero mai dichiarate al fisco, azzerando conseguenze penali e offrendo sconti sulle sanzioni. Ha avuto due edizioni. La prima, chiusa nel novembre 2015, ha fatto emergere 59,5 miliardi di euro, dei quali 41,4 detenuti in Svizzera (69,6%). Un flop invece la seconda edizione, scaduta lo scorso 2 ottobre e accompagnata da una crescente trasparenza bancaria della Svizzera, pena la lista nera dell' Ocse.

Secondo la Corte dei conti, dalla Voluntary bis sono emersi 4,9 miliardi di euro (presumibilmente 3,4 detenuti in Svizzera). Una ricerca della Banca d' Italia sull' anno 2013 (prima delle voluntary) stima da 199 a 248 miliardi i capitali non dichiarati oltre confine, il che porta a calcolare un valore approssimativo dei depositi svizzeri pre-voluntary da 137 a 171 miliardi di euro. All'appello mancherebbero quindi dai 92 ai 126 miliardi.

Dove sono finiti i soldi nascosti in Svizzera? «Una cosa è certa: nelle banche non è rimasto quasi nulla di non dichiarato», ipotizza l'avvocato Paolo Bernasconi, ex procuratore pubblico in Ticino.

«Questo dato è pacifico, i capitali oggi sono altrove», conferma il suo collega Enrico Ambrosetti, difensore della Manganelli. Secondo Bernasconi per trovare il denaro italiano in fuga dalla Svizzera bisogna seguire le tracce dei fiduciari che si sono spostati nei Paesi balcanici, a Dubai, «e anche a Cipro e a Malta, che fanno pure parte dell' Unione Europea, vendono cittadinanze a facoltosi italiani che ottengono così l'immunità fiscale, perché i dati svizzeri vengono comunicati a Cipro o Malta e non all'Italia».
EVASIONE FISCALEEVASIONE FISCALE

È il caso di ricordare che ci sono anche Paesi della white list, come il Delaware (Usa), dove le autorità lasciano fare, ma «una buona parte è finita in luoghi ben più lontani, attraverso la finanza sofisticata dei trust che gravita su Londra», dice l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate Orlandi.

L'indagine di Padova riporta le cose su un piano più tradizionale e rodato, dando un'idea di cosa sia successo in questi anni ai depositi italiani illegali. Capolinea delle operazioni era lo studio di Lugano di Damiano, che metteva il contante a disposizione del cliente, il quale poteva prelevarlo personalmente o farselo portare in Italia pagando uno spallone.

E una volta a casa lo nascondi da qualche parte: nella cassaforte, in soffitta, sotto la mattonella. Ma poi come li spendi i milioni non dichiarati?

«Si comprano quadri, gioielli, immobili...», spiega l'avvocato Fadalti. «Alcuni imprenditori ci pagano una parte degli stipendi in nero», aggiunge un inquirente. Il primo gennaio 2016 (nel pieno delle operazioni di rientro capitali) l' ex premier Renzi aveva alzato il tetto all' utilizzo dei contanti da 1000 a 3000 euro. Oggi il tema «tracciabilità» non sembra preoccupare il nuovo governo, al contrario si spinge più in là, visto che finora l' unica dichiarazione è stata quella del ministro Salvini: «Per me nessun limite all'utilizzo del cash».

Fonte: qui

mercoledì 16 maggio 2018

ECCO COME UNA COLLABORATRICE SCOLASTICA USAVA I PERMESSI PER BADARE ALL’ANZIANA MADRE MALATA: ANDAVA IN VACANZA CON TUTTA LA FAMIGLIA A DUBAI

LA GUARDIA DI FINANZA L’HA SMASCHERATA. ORA È ACCUSATA DI TRUFFA AGGRAVATA AI DANNI DELLO STATO E…


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Era in congedo straordinario per assistere l'anziana madre: tutto regolare, in base alla legge 104 che consente ai dipendenti pubblici di usufuire, appunto, di permessi per badare a parenti con handicap di particolare gravità.

Il problema era che invece di passare le sue giornate al capezzale della madre si trovava in vacanza, con la famiglia, a Dubai.

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Protagonista della vicenda una collaboratrice scolastica di un istituto di Erba: le fiamme gialle l'hanno smascherata acquisendo presso un'agenzia di viaggi locale il "pacchetto vacanze" che la donna aveva prenotato. Segnalata dai finanzieri alla Procura della repubblica di Como, ora è accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato.

La dipendente pubblica ha davvero un madre malata, per cui ha diritto ai permessi che la legge concede a chi si fa carico dell'assistenza di congiunti malati o disabili (legge 104 del 1992) e dei congedi straordinari previsti dal decreto legislativo 151 del 2001.
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Ma il permesso e l'assenza dal lavoro devono essere direttamente collegati alla prestazione di assistenza e non utilizzati per altro scopo.

Fonte: qui

domenica 5 novembre 2017

PER LA CATTURA DI GIANCARLO TULLIANI E’ STATO FONDAMENTALE GILETTI!

IL COGNATO DI GIANFRANCO FINI È ANDATO DALLA POLIZIA EMIRATINA PER LAMENTARSI DEI GIORNALISTI DI LA7 CHE LO STAVANO IMPORTUNANDO. UNA VOLTA IN UFFICIO, PERO’, GLI AGENTI HANNO SCOPERTO CHE LE AUTORITA’ ITALIANE AVEVANO SPICCATO (DA MESI!) UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE CONTRO DI LUI IN SEGUITO ALL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE CON L'ACCUSA DI RICICLAGGIO. E DUNQUE SONO STATI COSTRETTI A FERMARLO 
 
TULLIANI TORNERA’ IN ITALIA? FORSE. PERCHE’ IL TRATTATO DI ESTRADIZIONE NON C’E’…
1 - FINE CORSA, TULLIANI ARRESTATO A DUBAI
GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Massimo Malpica per “il Giornale”

Giancarlo Tulliani, i giornalisti e la polizia. Il triangolo stavolta per il cognato di Gianfranco Fini è finito male, e l' ex inquilino della casa di Montecarlo, inseguito da marzo da un mandato di cattura internazionale, è stato arrestato negli Emirati Arabi Uniti. L' ultimo capitolo della vicenda, raccontato dai suoi legali Titta e Nicola Madia, è stato scritto giovedì, quando il fratello di Elisabetta Tulliani si è presentato in aeroporto a Dubai, dove vive, per accompagnare la fidanzata che tornava a Roma.

GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Lì l' uomo, sentendosi braccato da una troupe del nuovo programma di Massimo Giletti su La7, s' è presentato alla polizia, lamentandosi dei cronisti che lo infastidivano. Gli agenti emiratini, di fronte alla richiesta di Tulliani di sporgere denuncia, lo hanno accompagnato in ufficio, e una volta lì hanno scoperto dal computer che le autorità italiane avevano spiccato mesi fa un mandato di cattura internazionale per l'uomo, in seguito all' ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di riciclaggio emessa dal gip romano D' Alessandro.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI
Così Tulliani - essendosi in pratica costituito a sua insaputa - è stato arrestato, e si trova da giovedì in attesa dell' estradizione, assistito da un avvocato locale: stamattina alle 9 è in programma l'udienza di convalida del fermo. «Ora si avvieranno le procedure di estradizione - racconta Titta Madia - e si vedrà cosa decideranno le autorità di Dubai: se ci sarà un diniego all' estradizione Tulliani tornerà libero». Una nemesi, comunque.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI
Perché all' inizio della vicenda, nel luglio del 2010, quando l'allora inviato del Giornale Gian Marco Chiocci andò a bussare alla sua porta, al civico 14 di boulevard Princesse Charlotte, Montecarlo, dando inizio all'inchiesta sulla casa del Principato ereditata da An e poi svenduta al cognato di Fini, Tulliani pensò di «respingere» l'assalto allertando la polizia monegasca, che cacciò il cronista oltreconfine. Fu come chiudere la stalla quando ormai i buoi erano scappati.

Stavolta lo «scappato» era lui, latitante sul golfo Persico: rivolgersi alla polizia di Dubai, che nei sette mesi precedenti non si era dannata l'anima per trovarlo nonostante il suo indirizzo di casa non fosse un mistero per nessuno, non è certo stato un colpo di genio. Il rampollo dei Tullianos è nei guai con la giustizia per i suoi rapporti d' affari, che la procura di Roma considera opachi, con il re delle slot Francesco Corallo, che ha tra l'altro bonificato la famiglia d' adozione dell' ex presidente della Camera Fini con dazioni di denaro utilizzate anche per acquistare e ristrutturare l' appartamento di Montecarlo.

GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOGIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLO
Sempre Corallo avrebbe organizzato per conto di Giancarlo Tulliani l'architettura di società offshore con base a Saint Lucia (Printemps e Timara ltd in particolare). Grazie a queste per mesi il cognato aveva schermato il proprio nome come reale proprietario della casa, salvando Fini che aveva promesso di dimettersi nel caso in cui fosse stato dimostrato che la casa, donata ad An dalla contessa Colleoni e svenduta alle società offshore, fosse finita a Giancarlo.
FINI ELI E GIANCARLO TULLIANIFINI ELI E GIANCARLO TULLIANI

Ma Fini non si dimise nemmeno quando le autorità di Saint Lucia confermarono che Tulliani era il «beneficial owner» di Timara e Printemps. E proprio nell'ordinanza d' arresto per Tulliani, Fini viene indicato come personaggio centrale nell'intreccio di interessi tra Corallo e la sua holding del gioco e la famiglia Tulliani.
GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINIGIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI

L'ex terza carica dello Stato, per la procura che lo vuole alla sbarra per riciclaggio, era al centro dei giochi, considerati il suo ruolo istituzionale e gli interessi del gruppo di Corallo per i bandi per il gioco legale: «I Tulliani - si legge nell' ordinanza - erano, quindi, consapevoli che il denaro movimentato era stato da loro acquisito, all' origine, in ragione di un' illecita interrelazione dell' impresa con un influente membro del governo a loro legato, ossia Fini, e che era stato di poi movimentato attraverso una serie ininterrotta di riciclaggi».

2 - MA IL TRATTATO PER L' ESTRADIZIONE NON C'È
Stefano Zurlo per “il Giornale”
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un pasticcio. Il trattato di estradizione è a un passo dalla ratifica, ma il traguardo resta un miraggio. E l'imbarazzo cresce perché gli Emirati la loro parte l' hanno svolta e hanno concluso l' iter. L' Italia invece è alle prese con lo scivolosissimo tema della pena di morte. «Di fatto - taglia corto il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri - nella prima formulazione dell'accordo non era stata considerata la delicatissima questione». Eppure sembrava fatta.

giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI
A settembre 2015 il ministro Andrea Orlando vola ad Abu Dhabi e firma il pre accordo. I latitanti italiani, tutti alla luce del sole, cominciano a tremare. Ma le procedure s'incagliano. «Nei mesi successivi - spiega al Giornale il deputato Pd Davide Mattiello che sul punto ha presentato più di un' interrogazione - l'Italia ha recepito una direttiva della Ue che impone il massimo rigore sulla pena di morte. Questo vuol dire che l'Italia, qualora debba estradare una persona che laggiù rischia la pena capitale, può pretendere in forma scritta la commutazione in una pena detentiva».

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Risultato: da più di un anno si aspettano novità che però non arrivano. Arriva invece, a complicare la situazione, l' arresto di Giancarlo Tulliani. «Attendiamo con pazienza la correzione del trattato - prosegue Mattiello - poi il testo dovrebbe tornare in consiglio dei ministri e lì dovrebbe essere vestito nella forma del disegno di legge da mandare alle Camere per la ratifica».

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Semplice sulla carta, complicato nella realtà. «Abbiamo riavviato i negoziati tenendo conto delle indicazioni dell'Europa - replica Ferri - gli accordi si fanno in due». Per ora, la pattuglia dei fuggitivi può dormire sonni relativamente tranquilli. «I latitanti sono almeno 12», sottolinea Mattiello. Fra loro il più noto è Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI
Nell'elenco spicca poi il nome di Raffaele Imperiale, narcotrafficante di spessore legato alla camorra che, secondo le investigazioni della Guardia di finanza, vive nel lusso più sfrenato, a lungo ha occupato una suite nel costosissimo hotel Burj Al Arab, ed è arrivato a spendere fino a 400mila euro al mese.

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Attenzione: l'assenza di un trattato non vuol dire che comunque gli emirati non possano rimandare in Italia i criminali scappati dal nostro Paese. In effetti anche Matacena fu fermato nel 2013 e rimase in cella 40 giorni prima di riacquistare la libertà. «Non so come andrà a finire con Tulliani - ragiona Mattiello - ma noto un parallelismo fra le due vicende. Pure Matacena fu bloccato all' aeroporto e credo che le autorità di quel Paese abbiano lanciato tutte e due le volte un messaggio assai chiaro: va bene stare rintanati negli sfarzosi grattacieli, ma i latitanti non devono esagerare». E invece in un modo o nell' altro, Tulliani come Matacena non ha rispettato le regole minime di prudenza. L'aeroporto è terra di frontiera, di controlli, di polizia. «Se ti avventuri in quel contesto - conclude Mattiello - allora tutto può accadere». Si attende la prossima puntata.

Fonte: qui


giovedì 12 ottobre 2017

PRESENTATA A DUBAI LA MOTO VOLANTE CON TELECAMERA INCORPORATA

IL DRONE CON PILOTA SI ALZA A 5 METRI DA TERRA, PUO' SORVOLARE IL TRAFFICO, INTERCETTARE CHI INFRANGE LA LEGGE, IDENTIFICARE E TRACCIARE OGGETTI SOSPETTI - VIDEO
Jeff Parsons per “The Mirror”

VIDEO ‘MOTO-DRONE A DUBAI’


La Polizia di Dubai ha presentato alla fiera tecnologica ‘Gitex’ la nuova moto-drone che vola a cinque metri da terra, ha un’autonomia di 25 minuti, può trasportare fino a 300kg a va ad una velocità di 70 km/h.
MOTO DRONE DUBAIMOTO DRONE DUBAI

Si chiama ‘Scorpion 3 Hoverbike’, realizzata dall’azienda russa Hoversurf, che si occupa di droni e dalla giapponese Mikasa. Senza pilota a bordo, raggiunge i 6 metri. Può sorvolare il traffico e intercettare chi infrange la legge, identificare e tracciare oggetti sospetti. Chi la usa deve dare le impronte digitali. La telecamera è connessa direttamente alla centrale.  

Fonte: qui
moto drone a dubaiMOTO DRONE A DUBAI

mercoledì 4 ottobre 2017

DUBAI ALLA CONQUISTA DELLO SPAZIO

GLI EMIRATI ARABI STANNO COSTRUENDO UNA CITTA’ MARZIANA NEL DESERTO DOVE SCIENZIATI E VOLONTARI PROGETTERANNO UNA SPEDIZIONE SUL PIANETA ROSSO ENTRO TRE ANNI 
COSTO DELLA 'MARS SCIENCE CITY'? 
130 MILIONI DI EURO 
Simone Cosimi per Repubblica.it

MARS SCIENCE CITYMARS SCIENCE CITY
La vita su Marte? Presto potremo averne un assaggio con qualche comoda ora di volo. Gli Emirati Arabi Uniti stanno costruendo un insediamento marziano in mezzo al deserto. Costo stimato: oltre 130 milioni di euro. Si tratta del progetto Mars Science City, appena svelato e costituito da numerose cupole sotto cui si muoveranno squadre di ricercatori e di volontari almeno per un anno. La città marziana nascerà su un’area da quasi due milioni di metri quadrati. 

Obiettivo: comprendere le esigenze alimentari, idriche ed energetiche di un’eventuale e reale spedizione sul pianeta rosso di un contingente umano.

MARS SCIENCE CITY 2MARS SCIENCE CITY 2
Parte dell’insediamento sarà realizzato con soluzioni avanzate di stampa tridimensionale così come, fra radiazioni e riscaldamento, non mancheranno sistemi che simuleranno il complicato ambiente che eventuali astronauti del futuro potrebbero trovare su Marte, dove i vertici emiratini – che nel giro di tre anni vorrebbero lanciare la loro sonda – sognano di inaugurare in un secolo una città da 600mila persone. Oltre al lato prettamente scientifico nell’area nascerà anche un museo dedicato allo spazio e ai più grandi traguardi raggiunti dall’umanità e dalle varie agenzie spaziali.

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Aree pensate anche per i bambini. "Gli Emirati Arabi Uniti sono un grande paese con una visione e una conoscenza delle sfide che affrontiamo e dei rapidi cambiamenti che il nostro mondo sta vivendo – ha detto lo sceicco Mohammed bin Rashid, primo ministro e vicepresidente, illustrando un nuovo tassello del piano Marte 2117 - crediamo nel potenziale dell'esplorazione spaziale e nel collaborare con partner e leader globali per sfruttare i risultati di questa ricerca, che cerca di soddisfare le esigenze delle persone e di migliorare la qualità della vita sulla Terra". Difficile capire i tempi concreti di realizzazione. A questo punto, però, pare che la Nasa e soprattutto la SpaceX di Elon Musk abbiano dei nuovi concorrenti nella corsa al pianeta rosso.

Fonte: qui