9 dicembre forconi: re dello slot machine
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domenica 5 novembre 2017

PER LA CATTURA DI GIANCARLO TULLIANI E’ STATO FONDAMENTALE GILETTI!

IL COGNATO DI GIANFRANCO FINI È ANDATO DALLA POLIZIA EMIRATINA PER LAMENTARSI DEI GIORNALISTI DI LA7 CHE LO STAVANO IMPORTUNANDO. UNA VOLTA IN UFFICIO, PERO’, GLI AGENTI HANNO SCOPERTO CHE LE AUTORITA’ ITALIANE AVEVANO SPICCATO (DA MESI!) UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE CONTRO DI LUI IN SEGUITO ALL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE CON L'ACCUSA DI RICICLAGGIO. E DUNQUE SONO STATI COSTRETTI A FERMARLO 
 
TULLIANI TORNERA’ IN ITALIA? FORSE. PERCHE’ IL TRATTATO DI ESTRADIZIONE NON C’E’…
1 - FINE CORSA, TULLIANI ARRESTATO A DUBAI
GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Massimo Malpica per “il Giornale”

Giancarlo Tulliani, i giornalisti e la polizia. Il triangolo stavolta per il cognato di Gianfranco Fini è finito male, e l' ex inquilino della casa di Montecarlo, inseguito da marzo da un mandato di cattura internazionale, è stato arrestato negli Emirati Arabi Uniti. L' ultimo capitolo della vicenda, raccontato dai suoi legali Titta e Nicola Madia, è stato scritto giovedì, quando il fratello di Elisabetta Tulliani si è presentato in aeroporto a Dubai, dove vive, per accompagnare la fidanzata che tornava a Roma.

GIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAIGIANCARLO TULLIANI E FRANCESCA A DUBAI
Lì l' uomo, sentendosi braccato da una troupe del nuovo programma di Massimo Giletti su La7, s' è presentato alla polizia, lamentandosi dei cronisti che lo infastidivano. Gli agenti emiratini, di fronte alla richiesta di Tulliani di sporgere denuncia, lo hanno accompagnato in ufficio, e una volta lì hanno scoperto dal computer che le autorità italiane avevano spiccato mesi fa un mandato di cattura internazionale per l'uomo, in seguito all' ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di riciclaggio emessa dal gip romano D' Alessandro.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI
Così Tulliani - essendosi in pratica costituito a sua insaputa - è stato arrestato, e si trova da giovedì in attesa dell' estradizione, assistito da un avvocato locale: stamattina alle 9 è in programma l'udienza di convalida del fermo. «Ora si avvieranno le procedure di estradizione - racconta Titta Madia - e si vedrà cosa decideranno le autorità di Dubai: se ci sarà un diniego all' estradizione Tulliani tornerà libero». Una nemesi, comunque.

GIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHIGIANCARLO TULLIANI A DUBAI DA CHI
Perché all' inizio della vicenda, nel luglio del 2010, quando l'allora inviato del Giornale Gian Marco Chiocci andò a bussare alla sua porta, al civico 14 di boulevard Princesse Charlotte, Montecarlo, dando inizio all'inchiesta sulla casa del Principato ereditata da An e poi svenduta al cognato di Fini, Tulliani pensò di «respingere» l'assalto allertando la polizia monegasca, che cacciò il cronista oltreconfine. Fu come chiudere la stalla quando ormai i buoi erano scappati.

Stavolta lo «scappato» era lui, latitante sul golfo Persico: rivolgersi alla polizia di Dubai, che nei sette mesi precedenti non si era dannata l'anima per trovarlo nonostante il suo indirizzo di casa non fosse un mistero per nessuno, non è certo stato un colpo di genio. Il rampollo dei Tullianos è nei guai con la giustizia per i suoi rapporti d' affari, che la procura di Roma considera opachi, con il re delle slot Francesco Corallo, che ha tra l'altro bonificato la famiglia d' adozione dell' ex presidente della Camera Fini con dazioni di denaro utilizzate anche per acquistare e ristrutturare l' appartamento di Montecarlo.

GIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLOGIANCARLO TULLIANI E LA CASA DI MONTECARLO
Sempre Corallo avrebbe organizzato per conto di Giancarlo Tulliani l'architettura di società offshore con base a Saint Lucia (Printemps e Timara ltd in particolare). Grazie a queste per mesi il cognato aveva schermato il proprio nome come reale proprietario della casa, salvando Fini che aveva promesso di dimettersi nel caso in cui fosse stato dimostrato che la casa, donata ad An dalla contessa Colleoni e svenduta alle società offshore, fosse finita a Giancarlo.
FINI ELI E GIANCARLO TULLIANIFINI ELI E GIANCARLO TULLIANI

Ma Fini non si dimise nemmeno quando le autorità di Saint Lucia confermarono che Tulliani era il «beneficial owner» di Timara e Printemps. E proprio nell'ordinanza d' arresto per Tulliani, Fini viene indicato come personaggio centrale nell'intreccio di interessi tra Corallo e la sua holding del gioco e la famiglia Tulliani.
GIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINIGIANCARLO ELISABETTA TULLIANI - LABOCCETTA - GIANFRANCO FINI

L'ex terza carica dello Stato, per la procura che lo vuole alla sbarra per riciclaggio, era al centro dei giochi, considerati il suo ruolo istituzionale e gli interessi del gruppo di Corallo per i bandi per il gioco legale: «I Tulliani - si legge nell' ordinanza - erano, quindi, consapevoli che il denaro movimentato era stato da loro acquisito, all' origine, in ragione di un' illecita interrelazione dell' impresa con un influente membro del governo a loro legato, ossia Fini, e che era stato di poi movimentato attraverso una serie ininterrotta di riciclaggi».

2 - MA IL TRATTATO PER L' ESTRADIZIONE NON C'È
Stefano Zurlo per “il Giornale”
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un pasticcio. Il trattato di estradizione è a un passo dalla ratifica, ma il traguardo resta un miraggio. E l'imbarazzo cresce perché gli Emirati la loro parte l' hanno svolta e hanno concluso l' iter. L' Italia invece è alle prese con lo scivolosissimo tema della pena di morte. «Di fatto - taglia corto il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri - nella prima formulazione dell'accordo non era stata considerata la delicatissima questione». Eppure sembrava fatta.

giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI
A settembre 2015 il ministro Andrea Orlando vola ad Abu Dhabi e firma il pre accordo. I latitanti italiani, tutti alla luce del sole, cominciano a tremare. Ma le procedure s'incagliano. «Nei mesi successivi - spiega al Giornale il deputato Pd Davide Mattiello che sul punto ha presentato più di un' interrogazione - l'Italia ha recepito una direttiva della Ue che impone il massimo rigore sulla pena di morte. Questo vuol dire che l'Italia, qualora debba estradare una persona che laggiù rischia la pena capitale, può pretendere in forma scritta la commutazione in una pena detentiva».

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Risultato: da più di un anno si aspettano novità che però non arrivano. Arriva invece, a complicare la situazione, l' arresto di Giancarlo Tulliani. «Attendiamo con pazienza la correzione del trattato - prosegue Mattiello - poi il testo dovrebbe tornare in consiglio dei ministri e lì dovrebbe essere vestito nella forma del disegno di legge da mandare alle Camere per la ratifica».

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Semplice sulla carta, complicato nella realtà. «Abbiamo riavviato i negoziati tenendo conto delle indicazioni dell'Europa - replica Ferri - gli accordi si fanno in due». Per ora, la pattuglia dei fuggitivi può dormire sonni relativamente tranquilli. «I latitanti sono almeno 12», sottolinea Mattiello. Fra loro il più noto è Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI
Nell'elenco spicca poi il nome di Raffaele Imperiale, narcotrafficante di spessore legato alla camorra che, secondo le investigazioni della Guardia di finanza, vive nel lusso più sfrenato, a lungo ha occupato una suite nel costosissimo hotel Burj Al Arab, ed è arrivato a spendere fino a 400mila euro al mese.

GIANCARLO TULLIANIGIANCARLO TULLIANI
Attenzione: l'assenza di un trattato non vuol dire che comunque gli emirati non possano rimandare in Italia i criminali scappati dal nostro Paese. In effetti anche Matacena fu fermato nel 2013 e rimase in cella 40 giorni prima di riacquistare la libertà. «Non so come andrà a finire con Tulliani - ragiona Mattiello - ma noto un parallelismo fra le due vicende. Pure Matacena fu bloccato all' aeroporto e credo che le autorità di quel Paese abbiano lanciato tutte e due le volte un messaggio assai chiaro: va bene stare rintanati negli sfarzosi grattacieli, ma i latitanti non devono esagerare». E invece in un modo o nell' altro, Tulliani come Matacena non ha rispettato le regole minime di prudenza. L'aeroporto è terra di frontiera, di controlli, di polizia. «Se ti avventuri in quel contesto - conclude Mattiello - allora tutto può accadere». Si attende la prossima puntata.

Fonte: qui


domenica 18 dicembre 2016

L'EX PARLAMENTARE LABOCCETTA ARRESTATO METTE IN MEZZO FINI DURANTE L'INTERROGATORIO: NON È L'ALLOCCO CHE VUOLE FAR CREDERE

'I SUOI RAPPORTI CON IL RE DELLE SLOT MACHINES CORALLO ERANO MOLTO PIÙ STRETTI. ERA DA LUI AI CARAIBI, E LUI ERA PRESENTE AL BATTESIMO DELLA FIGLIA'' 

SULLA CASA DI MONTECARLO, PERÒ, LABOCCETTA DICE DI NON SAPERE I DETTAGLI...
Valeria Di Corrado per Il Tempo

LABOCCETTA aLABOCCETTA A

Gianfranco Fini ha detto il falso sul re dello slot machine Francesco Corallo? L’interrogativo si pone allorché Amedeo Laboccetta, l’ex deputato Pdl arrestato insieme a Corallo, nel rispondere ai magistrati ha raccontato di un rapporto diretto fra i due. Come è noto Laboccetta è stato per anni un fedelissimo di Fini e contestualmente ha lavorato per Corallo.

L’ex parlamentare ai magistrati romani si è soffermato a lungo sui legami - a suo dire - molto stretti fra Corallo e Fini, sui rapporti dell’imprenditore dei caraibi e i Tulliani per il tramite proprio dell’ex leader di Alleanza nazionale. Nell'interrogatorio di garanzia Laboccetta ha fatto intendere che Fini non è affatto l'allocco che ha voluto far credere: ha citato esempi, circostanze, date. Ovviamente sono ancora tutte da riscontrare.

AMEDEO LABOCCETTAAMEDEO LABOCCETTA
«Il bivio è se sono stato talmente ingenuo da essere palesemente un fesso oppure ho mentito». Gianfranco Fini ha preferito ammettere di essere stato «un fesso», anzi, «un coglione», fino a oggi tenuto all’oscuro dalla moglie, dal cognato e dal suocero delle trame che venivano ordite alle sue spalle: dalla compravendita della casa di Montecarlo (realizzata dai Tulliani con i soldi sottratti al fisco dal magnate delle slot machines Francesco Corallo), ai 2 milioni e 600 mila euro bonificati sui conti di Sergio e Giancarlo Tulliani, sempre da Corallo, in relazione al decreto legge che ha agevolato le società dell'imprenditore catanese, con le quali detiene il 40% del mercato del gioco d'azzardo lecito in Italia.

FINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA,FINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA,
Ora però viene fuori un'altra verità, che se riscontrata dimostrerebbe che Fini ha mentito. L'ha raccontata ieri ai magistrati uno che conosce benissimo sia Fini che Corallo, e cioè l'ex parlamentare Pdl Amedeo Labocetta, finito in carcere martedì scorso insieme ad altre quattro persone (tra cui Corallo).

Nell'interrogatorio di garanzia Laboccetta ha spiegato che Fini non è affatto l'allocco che ha voluto far credere: a suo dire conosceva benissimo Corallo, tanto da essere stato suo ospite in uno dei suoi resort alle Antille e da averlo incluso nella ristrettissima cerchia di amici invitati in occasione del battesimo della figlia avuta con Elisabetta Tulliani. Ma c'è di più. Sempre a detta di Laboccetta sarebbe stato l'ex presidente della Camera a spendere il nome del cognato per aiutare il «re delle slot» a realizzare un affare immobiliare a Roma.
elisabetta tulliani e gianfranco finiELISABETTA TULLIANI E GIANFRANCO FINI

SUB ALLE ANTILLE
Davanti al pm Sargenti e al gip D'Alessandro, Laboccetta ha raccontato parecchie cose inedite per dimostrare che Fini e Corallo avevano un rapporto di conoscenza di vecchia data. Tanto che nel 2004, l'ex leader di An venne ospitato (insieme al suo staff) dal re dell’azzardo nelle Antille olandesi, per una vacanza all'insegna delle immersioni subacquee; uno degli hobby prediletti di Fini. Insieme a lui c'era anche l'allora compagno di partito Laboccetta. Ovviamente - ricorda Laboccetta - il soggiorno fu interamente pagato da Corallo.
Amedeo LaboccettaAMEDEO LABOCCETTA

BATTESIMO PER POCHI
Il coordinatore cittadino del Pdl a Napoli ha rivelato ai magistrati anche un altro retroscena. Nel 2009, l'allora presidente della Camera organizzò un piccolo ricevimento per pochi intimi nella sua stanza di Palazzo Chigi o in altro luogo per festeggiare la nascita della seconda figlia avuta con Elisabetta Tulliani. In quell'occasione, tra gli invitati, oltre a Laboccetta, ci sarebbe stato Francesco Corallo. Un'ulteriore dimostrazione che tra il ricco imprenditore del gioco e la terza carica dello Stato ci sarebbe stato - sempre a leggere le parole di Laboccetta - un rapporto più che di semplice conoscenza.

IMMOBILIARE ROMA
La «prova del nove» sarebbe – sempre secondo quanto raccontato da Laboccetta nell'interrogatorio di garanzia – un altro episodio che avrebbe visto come protagonisti Fini e Corallo. Quando il secondo si rivolge al primo per chiedergli chi potrebbe aiutarlo a realizzare un grosso affare immobiliare a Roma, l'ex leader di An non avrebbe avuto dubbi e gli avrebbe suggerito il cognato. L'affare alla fine non si sarebbe realizzato, ma Fini sarebbe riuscito - dice sempre Laboccetta - comunque nell'intento di «sponsorizzare» il fratello e il padre della sua compagna al «re delle slot».
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Tanto che tra i tre si instaura un legame che ora costa a Giancarlo e Sergio Tulliani l'accusa di riciclaggio. Dalle carte dell'inchiesta "Rouge et noir" è emerso che i Tulliani non hanno mai sborsato un euro per acquistare l'immobile di boulevard Princesse Charlotte 14, a Montecarlo, donato ad Alleanza Nazionale dalla contessa Colleoni.

Gli accertamenti dello Scico della Guardia di Finanza hanno dimostrato che dietro le società offshore che hanno acquistato e poi rivenduto l'appartamento c'erano i Tulliani e che i 327 mila euro con cui era stato liquidato il partito, provenivano dai conti caraibici di Corallo, sui quali erano stati fatti transitare i soldi sottratti al fisco italiano, provenienti dalla raccolta sulle macchinette da gioco. In compenso i parenti acquisiti di Fini avevano incassato dalla vendita dell'immobile monegasco un milione e 400 mila euro.
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SPUNTA MONTECARLO
Alla luce di quanto svelato da Laboccetta ai magistrati, in merito al rapporto che legava l'ex presidente della Camera all'imprenditore catanese, viene il sospetto che sia stato lo stesso Fini a proporre a Corallo di finanziare l'affare della casa di Montecarlo, che – secondo l'accusa – avrebbe fatto intascare ai Tulliani 1,4 milioni di euro.

Intervistato da "Il Fatto Quotidiano", all'indomani dell'arresto di Corallo e della notizia che suo cognato e suo suocero risultano indagati per riciclaggio, l'ex leader di An è cascato dalle nuvole quando ha saputo che anche Elisabetta avrebbe avuto un ruolo nella vendita dell'immobile di boulevard Princesse Charlotte, visto che risulterebbe riconducibile a lei la società Timara Ltd. "Addirittura? È di mia moglie? Non ne ero minimamente a conoscenza".

IO, VITTIMA DI FINI
Laboccetta, per il momento, ha detto ai magistrati che l'hanno interrogato di non ricordare nulla della questione della casa monegasca e dei bonifici da 1,6 milioni di euro che tra luglio e novembre 2009 sono arrivati sui conti correnti di Giancarlo e Sergio Tulliani, contemporaneamente all'approvazione del decreto legge n.78/2009, che ha offerto a Corallo la possibilità di offrire in pegno i diritti sulle videolottery.
Fini Tulliani FamigliaFINI TULLIANI FAMIGLIA

Anche se poi ha aggiunto: «Sono parte lesa in questa vicenda; una vittima di Corallo e di Fini. Non ho intascato nulla di illecito: ero regolarmente retribuito per il lavoro che svolgevo nella società di Corallo». Fini (che non risulta indagato) ha escluso a "Il Fatto" un suo intervento di presidente della Camera su quel decreto. Fino a prova contraria, dunque non non si può credere che abbia mentito.

L'ex leader di An, però, nel 2010 negò più volte l’evidenza, anche di aver accompagnato la sua compagna a scegliere i mobili con cui arredare l'appartamento di Montecarlo. Poi, grazie all'inchiesta del direttore de "Il Tempo" (all'epoca inviato de "Il Giornale"), venne dimostrato che l'allora presidente della Camera si era recato nel negozio sull'Aurelia, a Roma, dove Elisabetta Tulliani comprò una cucina Scavolini «per un appartamento non italiano».
giancarlo tulliani by vincinoGIANCARLO TULLIANI BY VINCINO

«Quella localizzazione fu confermata dall'esigenza di cercare uno spedizioniere di fiducia – spiegò un dipendente del mobilificio – Nessuno dubitava che la meta fosse Montecarlo». Ma anche in quell’episodio a casa Fini-Tulliani si negò l’evidenza, e solo con la pubblicazione della fattura della cucina, poi della mappa catastale dell’immobile monegasco e infine delle fotografie di quella cucina incastonata ben bene nella casa di Montecarlo, vi fu la prova provata che qualcuno non aveva detto il vero. Perché?

Fonte: qui