9 dicembre forconi: Brescia
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lunedì 14 gennaio 2019

SALGONO A QUATTRO I DECESSI ALLA TERAPIA INTENSIVA NEONATALE DEGLI SPEDALI CIVILI DI BRESCIA


I NAS HANNO ACQUISITO LE CARTELLE CLINICHE E ORA SULLA FACCENDA PURE LA PROCURA HA APERTO UN FASCICOLO 

C'È GIÀ UN'INCHIESTA CON 16 INDAGATI PER UN CONTAGIO DA BATTERIO L'ESTATE SCORSA

NEONATO MORTO: SALGONO A QUATTRO I DECESSI
NEONATI1NEONATI1
 (ANSA) - Sono diventati quattro i casi di neonati deceduti agli Spedali Civili di Brescia nel reparto di terapia intensiva neonatale. Ai tre casi già noti, si è aggiunto anche quello di un neonato morto sabato mattina. Sarebbe stato portato in reparto poco dopo la nascita e non è sopravvissuto. Anche su questo caso l'ospedale bresciano ha disposto accertamenti.

NEONATO MORTO: SLITTA AUTOPSIA, ATTI IN PROCURA
(ANSA) - È stata rinviata di un giorno l'autopsia sul corpo del piccolo Marco, il neonato morto per un'infezione contratta durante il ricovero nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali civili di Brescia. L'esame era stato disposto dall'ospedale, ma ora sulla vicenda, dopo il Ministero della Salute e Regione Lombardia, vuole vederci chiaro anche la Procura che ha aperto un'inchiesta senza indagati. Il pubblico ministero Corinna Carrara, titolare del fascicolo, dovrebbe disporre l'autopsia per domani. In mattinata ha ricevuto l' intera cartella clinica del piccolo paziente.
SPEDALI RIUNITI BRESCIASPEDALI RIUNITI BRESCIA

NEONATI MORTI, NAS HANNO ACQUISITO CARTELLE CLINICHE
 (ANSA) - I carabinieri del Nas hanno acquisto tutte le cartelle cliniche dei quattro piccoli pazienti deceduti nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali civili di Brescia. Il materiale è stato messo a disposizione della Procura di Brescia che sta valutando come procedere. L'autopsia sulla prima bambina morta il 29 dicembre è già stata effettuata l'ultimo giorno dell'anno, mentre domani potrebbero essere eseguite quelle sui due ultimi piccoli pazienti morti sabato.

7 Gennaio 2019

Fonte: qui

lunedì 10 settembre 2018

120 PERSONE AL PRONTO SOCCORSO A BRESCIA, UNA PICCOLA EPIDEMIA CAUSATA PROBABILMENTE DA UN BATTERIO


MA LA FONTE DEL CONTAGIO NON È ANCORA CHIARA. 

E TUTTI I PRIMI MARKER DI SCREENING EFFETTUATI IN PRONTO SOCCORSO, PER CAPIRE APPUNTO SE SI TRATTI DI POLMONITE DA LEGIONELLA, SONO RISULTATI NEGATIVI. 

Wilma Petenzi per il ''Corriere della Sera''

POLMONITEPOLMONITE
Centoventuno persone al pronto soccorso con gli stessi sintomi e la stessa diagnosi: polmonite. Centoventuno pazienti tutti concentrati nella Bassa Bresciana e in alcuni paesi al confine con l' alto Mantovano, sparsi tra i comuni di Calvisano, Carpenedolo, Montichiari, Acquafredda, Desenzano e Gavardo.

A essere preso d' assalto soprattutto l' ospedale di Montichiari: negli ultimi giorni al pronto soccorso la percentuale di consulti per polmonite è passata dall' 1 all' 80 per cento.
Una epidemia. Un picco di contagio inspiegabile, per ora. Una situazione seria che ha fatto finire in corsia già 107 persone. Medici e tecnici stanno cercando di capire se ci sia una correlazione fra tutti questi casi.

Se ci sia una fonte di contagio unica. E se, vista la sintomatologia non tradizionale, si sia in presenza di polmonite comunitaria, presa cioè tra le mura domestiche e causata dal batterio della legionella. Se si tratti di polmonite da legionella non si può ancora dire, quel che è certo è che questo batterio ha contagiato due dei pazienti, da ieri ricoverati in Rianimazione all' ospedale Civile di Brescia, le loro condizioni si sono aggravate e i medici hanno disposto il trasferimento dal reparto infettivi alla terapia intensiva.

POLMONITEPOLMONITE
Ma sono i casi di polmonite a preoccupare, perché la fonte del contagio non è ancora stata individuata. E tutti i primi marker di screening effettuati in pronto soccorso, per capire appunto se si tratti di polmonite da legionella, sono risultati negativi.
Anche l' Istituto superiore di Sanità è coinvolto nel percorso di valutazione del caso attraverso la Regione.

Sorvegliata speciale è la rete idrica, gli acquedotti, ma anche i pozzi, perché in alcuni dei paesi coinvolti i cittadini ricevono l' acqua da pozzi diversi e non da un unico distributore. All' Ats di Brescia stanno affluendo i dati dai vari pronto soccorso degli ospedali, in modo che si disegni tutta la mappa dell' epidemia e si possa capire quali sono le zone più colpite e quelle che possono essere considerate a rischio.

«Il personale di vigilanza del dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria e del laboratorio di sanità pubblica di Ats Brescia - ha voluto precisare l' assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera - è impegnato nella verifica della rete idrica dei comuni interessati: i tecnici stanno effettuando campionamenti dalle acque potabili mentre sono in corso in laboratorio analisi specifiche». Gli esiti saranno disponibili solamente nei prossimi giorni, non è possibile avere una riposta immediata.

acqua del rubinettoACQUA DEL RUBINETTO
Ieri pomeriggio è stato convocato un tavolo tecnico fra i sindaci e i gestori delle reti idriche per individuare tutte le fonti di approvvigionamento e conoscere lo stato degli acquedotti. L' Ats ha allertato anche i medici di medicina generale per avere informazioni sui pazienti con sintomatologia respiratoria. E allo stesso tempo è stato inviato ai comuni, che stanno diffondendo anche via social per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini, un decalogo di comportamento.

Ats ha rassicurato sull' uso dell' acqua dell' acquedotto: si può bere e può essere usata per cucinare. Ma qualche attenzione è necessaria per l' uso di docce e rubinetti: meglio sostituire i filtri e pulire il calcare dai soffioni. Così come è opportuno lasciar scorrere l' acqua calda prima di utilizzarla, alternandola con quella fredda e aprendo le finestre, evitare l' uso di vasche idromassaggio, portare l' acqua della caldaia a 70-80 gradi. Non c' è allarme, rassicurano da Ats, ma ai primi sintomi di difficoltà respiratorie è bene recarsi dal medico o in ospedale, soprattutto se si è affetti da patologie croniche che deprimono il sistema immunitario.

Fonte: qui

domenica 8 aprile 2018

MORIRE A 4 ANNI, A BRESCIA, PER UNA OTITE ...

DOPO CHE I MEDICI PER DUE VOLTE SI ERANO RIFIUTATI DI RICOVERARLA 

IL TRAGICO PRECEDENTE DELL’ANNO SCORSO A BRESCIA 

MELANIA RIZZOLI per Libero Quotidiano
otite bambina mortaOTITE BAMBINA MORTA

Insieme ai comuni raffreddori le otiti, ovvero le infezioni dell' orecchio, sono le malattie pediatriche più comuni e diagnosticate con maggior frequenza nei Paesi occidentali.
L' otite media è un' infiammazione che si verifica tra la membrana del timpano e l' orecchio interno, ed è in genere causata da batteri che provocano un accumulo di liquido sieroso dietro il timpano.

I bambini sono più suscettibili degli adulti a contrarla, e cinque su sei la sviluppano almeno una volta entro il terzo anno di vita, tanto che questa patologia è uno dei principali motivi di ricorso al pediatra. La maggior parte di queste infezioni otorine si verificano prima che il bambino sappia parlare o riferire i sintomi caratteristici, e solitamente il medico specialista non ha difficoltà a riconoscerle basandosi su alcuni segni, come il dolore attorno alla zona auricolare, la presenza di febbre, la fuoriuscita di liquido dall' orecchio, la mancanza di reazione ai suoni, o la presenza di problemi di equilibrio.

melania rizzoliMELANIA RIZZOLI
L' otite in genere inizia in seguito ad un mal di gola, un raffreddore o una allergia che colpisca le vie aeree superiori, e se l' infezione è di origine batterica si diffonde spesso all' orecchio medio, e se non curata a dovere quella stessa infezione prolifera indisturbata, e le complicanze possono essere particolarmente gravi, perché dall' orecchio l' infiammazione può divenire purulenta ed infiltrarsi nell' osso circostante (mastoidite), nell' orecchio interno (labirintite) ed arrivare fino alle membrane protettive che circondano il cervello e il midollo spinale (meningite).

Fortunatamente la maggior parte dei casi di otite media guariscono nel giro di pochi giorni, ma se i sintomi non scompaiono o si aggravano, il bambino va sottoposto ad esami strumentali specifici per evitare le complicanze più probabili e temibili, va coperto da terapia antibiotica combinata, e se necessario va ricoverato per monitorare quotidianamente il decorso della patologia. Molti pediatri nel dubbio prescrivono quasi sempre un antibiotico, proprio per evitare peggioramenti della situazione clinica e calcolando i fattori di rischio, poiché anche se il bambino sembra migliorare dopo pochi giorni, l' infezione non sempre risulta debellata e può recidivare con più aggressività, soprattutto in coloro che hanno altri problemi del sistema immunitario, o che sono soggetti ad otiti recidivanti.
otite-351x185OTITE

MALATTIA ACUTA Questo è quello che deve essere accaduto alla bambina morta a Brescia, Nicole di Gottolengo, la quale era stata accompagnata in un mese per ben due volte in ospedale, e per due volte non è stato ritenuto opportuno un suo ricovero, perché sicuramente non è stata sospettata la diffusione della sua malattia, che invece era rimasta acuta, proseguiva il suo decorso ed era particolarmente aggressiva. La piccola vittima in pratica non era mai migliorata completamente, e quando le sue condizioni si sono aggravate, al terzo accesso in ospedale lei non è sopravvissuta alla grave infezione che non le ha lasciato scampo.

Al Civile di Brescia i sanitari hanno tentato l' impossibile per rianimarla, certamente memori di un tragico precedente accaduto lo scorso anno, quando un bimbo di 6 anni è deceduto tra le loro mani sempre a causa di un' otite purulenta che era stata trattata con rimedi omeopatici. Quel caso però non è paragonabile a quello di Nicole, anche se lei, esattamente come l' altro sfortunato bambino, aveva sviluppato un ascesso nella fossa cranica posteriore, ovvero un accumulo di pus e batteri attivi che hanno invaso il piccolo cervello, che è stato operato, senza la possibilità di eradicarlo completamente perché ormai diffuso a tutte le meningi e al cervello stesso.

Le linee guida della American Academy of Pediatrics raccomandano ai medici un attento monitoraggio e controllo dei bambini con infezioni dell' orecchio, e nei casi di diagnosi incerta consigliano di iniziare da subito la terapia antibiotica, assicurandosi che il piccolo paziente assuma la dose farmacologica per la durata prescritta. Negli Usa le otiti purulente sono drasticamente crollate dopo una campagna di vaccinazione contro l' influenza consigliata ed attuata in età pediatrica, proprio per evitare tragiche conseguenze mortali come quella della piccola Nicole.

Fonte: qui

Bimba morta per otite, indagati tutti i medici



Ansa
Con la fissazione dell'autopsia, che sarà eseguita all'ospedale di Brescia con consulenti non locali, la Procura di Brescia iscrive nel registro degli indagati tutti i medici che hanno preso in cura in un mese la bambina di quattro anni, Nicole, morta a Brescia a causa di un'infezione partita da un'otite.
Tra i medici iscritti nel registro degli indagati ci sono il primo pediatra che l'aveva visitata un mese fa, i medici dell'ospedale di Manerbio, quelli della Clinica Poliambulanza e infine quelli degli Spedali Civili, dove la bambina è morta. L'iscrizione è un atto dovuto come garanzia nei confronti degli stessi medici, essendo l'autopsia un atto irripetibile.

giovedì 29 marzo 2018

CONDANNATO A NOVE ANNI E SEI MESI CARMELO CIPRIANO, IL MAESTRO DI KARATE DI BRESCIA ARRESTATO PER AVER AVUTO RAPPORTI SESSUALI CON LE ALLIEVE MINORENNI DELLA SUA PALESTRA

L’UOMO HA AMMESSO IL SESSO CON LE RAGAZZINE MA HA SOSTENUTO CHE AVVENISSE ALL’INTERNO DI RELAZIONI SENTIMENTALI

SESSO IN PALESTRA CON LE ALLIEVE MINORENNI, MAESTRO DI KARATE CONDANNATO A 9 ANNI E MEZZO

Al termine del processo celebrato a Brescia con il rito abbreviato, è stato condannato a nove anni e sei mesi Carmelo Cipriano, il maestro di karate bresciano arrestato nei mesi scorsi per aver vuto rapporti sessuali con le allieve della sua palestra che all'epoca dei fatti erano minorenni. Cipriano, presente in aula, ha ammesso i rapporti sessuali ma ha spiegato che avvenivano all'interno di relazioni. Il pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto una condanna a 10 anni.

ABUSI SU MINORI: PM BRESCIA, 10 ANNI PER MAESTRO KARATE
IL MAESTRO DI KARATE CARMELO CIPRIANOIL MAESTRO DI KARATE CARMELO CIPRIANO
(ANSA) - Il pm di Brescia Ambrogio Cassiani ha chiesto la condanna a 10 anni per Carmelo Cipriano, quarantaduenne maestro di karate arrestato nel Bresciano nei mesi scorsi per aver avuto rapporti sessuali con le sue allieve della palestra di cui era proprietario e che all'epoca dei fatti erano minorenni. La sentenza al termine del processo con rito abbreviato è attesa per oggi. Cipriano, presente in aula, ha ammesso i rapporti sessuali ma ha spiegato che avvenivano all'interno di relazioni. Fonte: qui

giovedì 8 febbraio 2018

ASSALTA COL MITRA UN SUPERMARKET: ARRESTATO PER RAPINA IL FIGLIO DEL PROCURATORE CAPO DI BRESCIA

È ACCUSATO DI FAR PARTE DI UNA BANDA ENTRATA IN AZIONE ALLA FINE DI GENNAIO IN UN SUPERMERCATO VICINO BERGAMO 

IL FRATELLO ERA STATO COINVOLTO UN ANNO FA IN UN'INCHIESTA SULLO SPACCIO DI DROGA NEL MONDO DEGLI ULTRAS DELL'ATALANTA


Gianmarco Buonanno, figlio del Procuratore capo di Brescia Tommaso Buonanno, è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare per rapina a mano armata. È accusato di far parte di una banda entrata in azione a Zogno, nella Bergamasca, in un supermercato alla fine di gennaio. Buonanno, che avrebbe impugnato una mitraglietta durante la rapina, è stato riconosciuto da alcuni video. I carabinieri, che hanno reso noto oggi la notizia, lo hanno arrestato sabato notte in casa.

Gianmarco Buonanno - che il 12 marzo compirà 33 anni - si trova ora in carcere a Bergamo dopo l'arresto compiuto l'altra notte per rapina. Il fratello Francesco, quattro anni più giovane, era invece stato coinvolto nel febbraio di un anno fa in un'inchiesta della Procura di Bergamo sullo spaccio di droga nel mondo degli ultras dell'Atalanta.

5 Febbraio 2018

Fonte: qui

martedì 2 gennaio 2018

INFERNO DI FUOCO IN AUTOSTRADA, SI INCENDIA CISTERNA VICINO BRESCIA, 6 MORTI TRA CUI 2 BIMBI

UN CAMION HA VIOLENTEMENTE TAMPONATO UN’AUTO CHE HA URTATO UN ALTRO MEZZO CHE TRASPORTAVA LIQUIDI INFIAMMABILI E CHE SI E’ INCENDIATO – VIDEO



autostrada A-21 cisterna a fuocoAUTOSTRADA A-21 CISTERNA A FUOCO
Sei persone, tra cui due bambini, sono morte in un incidente stradale sull’autostrada A21, alle porte di Brescia. Secondo la ricostruzione, un camion ha violentemente tamponato un’auto con targa francese ferma in coda per un precedente incidente, che a sua volta ha urtato un altro mezzo che trasportava liquidi infiammabili e che si è incendiato. Hanno perso la vita in sei: le due persone che viaggiavano sulla vettura con i loro bambini, e i conducenti dei tir.
autostrada A-21 cisterna a fuocoAUTOSTRADA A-21 CISTERNA A FUOCO





In cinque sono rimasti carbonizzati. Il mezzo pesante ha preso fuoco e la colonna di fumo si è vista da chilometri di distanza. Quando i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere le fiamme il dramma è apparso in tutta la sua gravità. Sul posto anche gli agenti della polizia stradale di Brescia e di Cremona. L’autostrada è stata chiusa con conseguente caos per la viabilità.

Fonte: qui

sabato 23 dicembre 2017

IN MANETTE PUSHER 14ENNE ALBANESE TROVATO CON 15 CHILI DI COCAINA NELLO ZAINO DI SCUOLA

A CASA C’ERANO ALTRI 9 CHILI DI DROGA 

ARRESTATO ANCHE UN 24ENNE

Tiziana Paolocci per il Giornale
cocainaCOCAINA

Custodiva più chili di droga degli anni che aveva. Quattordici anni lui, con quindici chili di cocaina, di cui una grossa parte nascosta portata dentro lo zaino di scuola tenuto sulle spalle. Una quantità che ha lasciato di stucco anche i militari della guardia di finanza di Brescia, che hanno fermato due giovani albanesi. Uno, appunto, quattordicenne e l' altro ventiquattrenne.

La conoscenza del territorio da parte degli uomini delle Fiamme Gialle in questo caso è stata fondamentale, perché ha permesso loro di notare che il più grande dei due stranieri aveva affittato un garage nel quartiere Fiumicello di Brescia, lontano da dove abitava. Un particolare che non è passato inosservato e ha convinto gli investigatori a tenere sotto controllo gli spostamenti dell' albanese.

COCAINACOCAINA
Per giorni e giorni i finanzieri hanno seguito il sospettato, studiandone le mosse, e passando sotto la lente d' ingrandimento le sue conoscenze e in particolare la tipologia di persone che incontrava. Questo li ha convinti che erano sulla pista giusta, quella sbagliata per il ragazzo.

Così ieri hanno deciso di fermarlo per un controllo, dopo averlo pedinato mentre entrava nel box e riusciva in compagnia del ragazzino. Poco dopo i due sono stati fermati a bordo di un' auto nella quale ai piedi del giovanissimo studente c' era una busta della spesa, apparentemente di quelle normalissime che si usano al supermercato. Quando si sono chinati per prenderla i militari hanno scoperto che dentro c' erano diversi panetti di droga, per quasi 6 chilogrammi di cocaina.

COCAINACOCAINA
Successive perquisizioni hanno consentito di scoprire che nell' abitazione del quattordicenne c' erano altri nove chili di cocaina. Parte di questa, circa tre kg, era nello zainetto di scuola in cui, invece di libri e quaderni, il minorenne aveva nascosto un bilancino di precisione. Il valore della «neve» detenuta dal ragazzino, che aveva il ruolo di magazziniere e custode, per conto del più grande, se venduta sul mercato, avrebbe fruttato più di quattro milioni e mezzo di euro e sarebbe stata destinata ad approvvigionare la provincia e lo spaccio nella zona della stazione ferroviaria di Brescia.

Il ventiquattrenne ieri è stato portato nel carcere bresciano di Canton Mombello, a disposizione del magistrato, mentre il quattordicenne è stato accompagnato nell' istituto penale minorile Beccaria di Milano.

Fonte: qui

martedì 10 ottobre 2017

BRESCIA: PALESTRA A LUCI ROSSE - ALLE ORGE PARTECIPAVANO ANCHE ALCUNI GENITORI

A BRESCIA EMERGONO NUOVI PARTICOLARI SULL’INCHIESTA DEL MAESTRO DI KARATE CHE ABUSAVA DELLE SUE ALLIEVE MINORENNI 

I RACCONTI DELLE RAGAZZE VIOLENTATE
Mara Rodello per il Corriere della Sera

MAESTRO KARATE BRESCIAMAESTRO KARATE BRESCIA
Due degli uomini che nella palestra del Bresciano hanno abusato di ragazzine minorenni insieme all' istruttore 43enne ora in carcere «erano genitori di altrettanti ragazzi che venivano a fare karate».

A raccontarlo è una delle ragazze che, non ancora adolescenti, hanno subito violenze durate anche anni. E che ora cercano di rimettere insieme i pezzi aiutate dagli avvocati di parte civile (al lavoro per mesi su questo caso), dal pm Ambrogio Cassiani e dai suoi uomini, dalle persone care, dagli psicologi.

Ma agli atti, per ora, restano atrocità a cui nessuno era preparato. I padri e le madri di quelle ragazzine si sentono «catapultati in qualcosa di molto più grande di noi. Che con fatica enorme abbiamo scelto di affrontare». E lottano con se stessi, tormentandosi nel dilemma di quali siano le mosse migliori per le loro figlie.

MAESTRO KARATE BRESCIAMAESTRO KARATE BRESCIA
Poi ci sono le altre, di famiglie. Mogli e madri che guardano negli occhi i rispettivi mariti, padri, domandandosi terrorizzate se non siano loro, «gli altri adulti coinvolti». Che ci fossero l' ha messo nero su bianco una delle vittime, che al primo «approccio» del suo allenatore, nel 2008, aveva solo 12 anni.

Le violenze su di lei continuarono fino ai 17. Fino a che il fidanzato non la spronò a denunciare. Lui, C.C., istruttore e titolare della palestra, 43 anni, teneva le redini del gioco sporco, manipolando le ragazze al punto da rendere loro impossibile ribellarsi («capivo che era sbagliato, mi stavo allontanando da tutto e da tutti, mentivo alla mia famiglia e mi sentivo sempre più in colpa»).

MAESTRO KARATE BRESCIA 2MAESTRO KARATE BRESCIA 
Era lui, ancora, a «invitare» gli amici: a guardare. A partecipare. Non sempre agiva da solo. E a raccontarlo sono le testimonianze delle sue allieve, soprattutto una, ritenute non solo attendibili ma anche riscontrate dal gip che quell' istruttore lo ha fatto arrestare con ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Tra il 2011 e il 2012 «mi costringeva a partecipare a video chat su Badoo », nel corso delle quali la ragazza doveva farsi riprendere in pose hard. Dalle chat, poi, si è passati ai messaggi sul cellulare: scambiati - dice - con altri uomini maggiorenni che frequentavano la palestra.

MAESTRO KARATE BRESCIA 3MAESTRO KARATE BRESCIA 
Due, in particolare, «erano genitori di altrettanti ragazzi che venivano a fare karate», ricorda lei. Negli sms veniva usato una sorta di linguaggio in codice: «Dovevo scrivere di aver fatto un sogno»: di aver sognato, insomma, un rapporto a tre, con loro e con l' istruttore.

Bastava cliccare «invio» e aspettare che iniziasse «una conversazione» che aveva uno scopo preciso: «Incontrarci in palestra». Il sabato sera, quando era chiusa, o in orario di apertura ma quando ovviamente non c' era nessuno.

violenza minori 14VIOLENZA MINORI 
«Ci incontravamo contro la mia volontà», ha fatto mettere a verbale una delle ragazze, oggi maggiorenne. Che a volte esitava. Per sgretolare i suoi timori loro, gli adulti, avrebbero sfoderato la leggerezza contro chi, al contrario, quella pressione atroce non l' avrebbe retta: «Siamo tutti qui dai, ormai, bisogna concludere qualcosa».

Sempre secondo i ricordi e i racconti della presunta vittima, con quegli adulti i cui figli si allenavano sul tatami gli incontri hard si sarebbero consumati proprio «nel salone in cui facevamo karate».

Un incontro con uno, tre con l' altro: «completo» con uno, «limitati» (se un limite può esistere) a «farla spo-gliare e toccarla» con l' altro («quando arrivavamo al momento... mi bloccavo e li allontanavo»).
violenza minori 2VIOLENZA MINORI 

Un' altra allieva ha dichiarato di aver «ricevuto pressioni» affinché si concedesse agli incontri di gruppo, con un altro ragazzo. I partner potevano anche essere scelti online, su WeChat , a una condizione: «Dichiaratevi maggiorenni» diceva loro l' allenatore. Altri tre adulti sono dunque indagati per violenza sessuale di gruppo.

violenza minori 13VIOLENZA MINORI 
Al giudice non importa il «ruolo» esatto di uno o dell' altro: è sufficiente qualunque condotta partecipativa, morale o materiale. Condotte che gli altri, di genitori, quelli delle ragazzine, mai avrebbero lontanamente immaginato. Cosa che li ha distrutti, se possibile, ancora di più

sabato 7 ottobre 2017

A BRESCIA UN 43ENNE ISTRUTTORE DI KARATE E’ ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI NEI CONFRONTI DI MINORENNI

ALMENO SEI LE VITTIME CHE, PER GLI INQUIRENTI, “VENIVANO PLAGIATE E MANIPOLATE DA UN INDIVIDUO MANIACALE E INSAZIABILE” 
IL DRAMMATICO RACCONTO DI UNA MADRE E DELLA FIGLIA 16ENNE INNAMORATA DEL CARNEFICE 
Mara Rodella per il Corriere della Sera

gluteo palestratoGLUTEO PALESTRATO
Le faceva sentire donne. Le esortava a lavorare duramente con gli attrezzi e i pesi, perché «nella vita bisogna sempre puntare in alto per raggiungere i propri obiettivi», a partire dalla forma fisica. Le convinceva che potevano bastare a se stesse: sole e sfrontate. Ma una aveva appena 12 anni. Tanto c' era lui, al loro fianco («e ci sarò sempre» scriveva loro su Facebook). E il mondo poi era tutto lì: in una palestra sul Garda, in provincia di Brescia. Con la musica a palla e le luci strobo. Dove l' infermeria diventava un' alcova per consumare il peggiore dei mali: «Va tutto bene, sarà bellissimo». Avrebbe dovuto tutelarle, le sue allieve.

SESSO CON MINORENNISESSO CON MINORENNI
E invece per violenza sessuale aggravata o di gruppo, atti sessuali con minorenni e detenzione di materiale pedopornografico (le filmava, le «sue ragazze») è finito in manette C. C., un istruttore di karate di 43 anni, sposato e titolare della palestra che tutte frequentavano assiduamente. Altri tre complici, che agli abusi avrebbero partecipato su suo invito, sono stati iscritti nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, titolare del fascicolo. Le indagini hanno riavvolto il nastro addirittura fino al 2003.

Almeno sei le vittime (anche se un caso risulta prescritto e in un altro la querela è stata depositata oltre i termini): ragazze molto spesso plagiate, manipolate da una figura che gli inquirenti definiscono maniacale e che secondo il gip che ne ha firmato l' ordinanza di custodia cautelare in carcere «mostrava un' assoluta noncuranza per le conseguenze della sua condotta, passando da una ragazza all' altra in modo insaziabile». In alcuni casi si è presentato anche a casa, dai genitori (disperati): «Sono innamorato di vostra figlia. Farei di tutto per lei. Non posso farci nulla se più grandi non mi piacciono». Dicono pure che la moglie sapesse.
ABUSI SESSUALIABUSI SESSUALI

Una delle allieve, tra le prime «prede» ad aver subito violenze nel 2008 e ormai maggiorenne, nei mesi scorsi ha trovato il coraggio di parlare e denunciare: prima confidandosi con il fidanzato, poi confermando tutto alla magistratura. «L' ho visto appartarsi con una ragazzina, è minorenne», ha detto. «Non deve fare ad altre ciò che ha fatto a me: quell' uomo mi ha rovinata. E va fermato», lo sfogo disperato. Non era l' unica, però. Le ragazze sono state convocate in Procura e interrogate. Le più grandi hanno (a fatica e grazie a un difficile percorso psicologico) maturato la consapevolezza di essere state «vittime»: «Di chi ha rubato loro l' adolescenza e la dignità convincendole che fosse tutto normale», commenta l' avvocato di parte civile Michela Marchesi, che ne assiste tre.

VIOLENZA DONNEVIOLENZA DONNE
Non tutte, però. L' ultima in ordine di tempo, abbordata l' anno scorso quando ancora non aveva compiuto 16 anni, non parla quasi più con sua madre: «Mi avete tolto l' uomo della mia vita, lui era il meglio per me, voi non lo capite». Sotto sequestro sono finiti anche i suoi pc, tablet e telefonini (c' erano 75 mila messaggi). La mamma si logora, ma non ha alcuna intenzione di arrendersi. «Ho visto mia figlia cambiare, allontanarsi da tutto. Un giorno mi chiamò un' altra ragazza, un po' più grande, che frequentava la palestra: "La porti via da lì, non voglio che le succeda quello che è capitato a me. Quell' uomo mi ha rovinata". E così ho fatto. Ma è una battaglia durissima, spero solo si renda conto prima o poi di cosa è successo». Perché lei è ancora una ragazzina. E non la donna che lui, il suo allenatore, le diceva di essere per adescarla.

Fonte: qui

MI DICEVA TI AMO E MI SENTIVO BELLA MA LUI HA ABUSATO DI ME” 
IL DRAMMATICO RACCONTO DI UNA DELLE VITTIME DELL’ISTRUTTORE DI KARATE, 43ENNE, ACCUSATO DI VIOLENZA SU MINORI 
“L'HO VISTO APPARTARSI CON UNA RAGAZZINA, ANCHE LEI MINORENNE. QUELL' UOMO MI HA ROVINATA”
Ferruccio Pinotti per il Corriere della Sera

ABUSIABUSI
Francesca - ti chiameremo con un nome di fantasia per ovvie ragioni processuali e di protezione della tua identità - come hai trovato la forza per denunciare l' istruttore di karate che ha abusato di te e di altre ragazze?
«È stato un percorso difficile e doloroso, iniziato a gennaio. Soltanto a dicembre dell' anno scorso ho smesso di frequentare quella palestra dell' orrore e ho trovato il coraggio di parlare e di denunciare: prima confidandomi con il mio fidanzato, poi con la mia famiglia, quindi con una psicologa e con la onlus Prometeo per la lotta alla pedofilia, infine raccontando tutto alla magistratura».

Qual è stata la molla ?
MAESTRO KARATE BRESCIAMAESTRO KARATE BRESCIA
«L' ho visto appartarsi con una ragazzina, anche lei minorenne. E allora mi sono detta: non deve fare ad altre ciò che ha fatto a me: quell' uomo mi ha rovinata. Va fermato. L' ultima sua vittima aveva 15 anni, ci assomigliavamo sia fisicamente che psicologicamente. Ho iniziato a dirmi: cosa sta succedendo? Ho cominciato a rendermi conto, a ricordare. Il cammino è stato difficile, ero titubante. Poi tutte queste persone mi hanno convita ad andare dai magistrati».

L' argomento decisivo?
«Una frase molto semplice, la stessa che ripeterò a ogni ragazza che incontrerò: pensa se succedesse a tua figlia».

Con quale tecnica l' istruttore ha coinvolto te e le altre ragazze?
«Aveva molta confidenza con me e con molte ragazzine che frequentavano la palestra. Inizialmente ti faceva sentire più forte e più bella, poi diventava morboso».
violenza sessualeVIOLENZA SESSUALE

A che età sono iniziati gli abusi su di te?
«Ci siamo conosciuti quando avevo dodici anni, abbiamo avuto i primi rapporti quando ne avevo tredici e sono andati avanti fino a diciassette. Con me e le altre ragazzine usava tecniche di manipolazione raffinata, a ognuna faceva credere che era innamorato, diceva che si era separato dalla moglie. Era abile e pericoloso: anche quando ha smesso di abusare di me ha mantenuto un rapporto di amicizia, davo una mano in palestra. Solo nel dicembre scorso mi sono staccata da quell' ambiente».

Ti è capitato, come avviene a tante vittime di abusi, di rimuovere i fatti, di nasconderli in un angolo della tua coscienza?
VIOLENZA SESSUALEVIOLENZA SESSUALE
«Sì, mi è successo spesso. Quando provavo a ricordare avevo dei buchi. Alcune cose mi tornavano in mente ma mi venivano crisi pesanti, piangevo a lungo. Poi riaffioravano altri ricordi o ritrovavo una foto. Altri episodi sono emersi perché li sognavo e così ne prendevo coscienza. Era come un puzzle, ricostruito con lentezza».

Come hai capito che altre ragazzine erano cadute nella sua trappola?
«Mi ha raccontato lui di un' altra ragazzina della palestra. Poi ha detto: mi sono innamorato di lei, ha quindici anni».

La sua era una specie di tecnica per irretirvi?
«Persone così ti fanno sentire speciale, sostituiscono i genitori, ti allontanano da loro e dagli amici, giocano sui sensi di colpa. Se uscivo con gli amici, me lo faceva pesare».
STUPROSTUPRO
Una delle ragazze abusate dopo di te ancora lo difende. L' ultima in ordine di tempo, abbordata l' anno scorso quando ancora non aveva compiuto sedici anni, non parla quasi più con sua madre: «Mi avete tolto l' uomo della mia vita».

«Anche a me diceva che ero la prima e l' unica, mi faceva sentire importante ma intanto mi isolava da famiglia e amici. Una manipolazione terribile, sottile ma efficace».

Che rapporti avevi con i tuoi genitori, in quegli anni di abusi?
«Mi vedevano strana, ma non avevano modo di capire. Più mi chiedevano che cosa avessi e più diventavo cattiva con loro. Tornavo a casa dopo gli abusi e piangevo. Ma non mi aprivo. A peggiorare le cose c' era il fatto che lui aveva creato un rapporto di fiducia con la mia famiglia. Uno schema che penso abbia ripetuto anche con altre. Purtroppo non avevo la forza per parlare, ero come impietrita, prigioniera di un incubo che non finiva mai».

Come convivi con il dolore?
«Ho le mie crisi, dei momenti di debolezza.
PALESTRAPALESTRA
Anche i miei genitori vivono un forte senso di colpa. Ma ci sono. E spero che insieme sapremo recuperare».

Il tuo istruttore è stato definito dagli inquirenti un uomo «dalla totale assenza di freni inibitori e incapace di contenere l' impulso sessuale». È emerso che ha coinvolto anche altri uomini. È stato così anche per te?
«Purtroppo sì».

Odi gli uomini, ora?
«No. Certo, non è stato facile ma ho superato. Se ce l' ho fatta io se ce la possono fare altre. Mi ha sostenuto anche la onlus Prometeo. Ho contattato il suo presidente Massimiliano Frassi su Facebook e mi ha subito aiutata. Mi ha dato un fantastico supporto. Quando le indagini e la vicenda processuale saranno in una fase più avanzata collaborerò con Prometeo, farò conferenze per aiutare altre persone a denunciare».

Nonostante questa brutta esperienza sei ottimista?
poliziaPOLIZIA
«Dopo aver denunciato ho ricominciato a vivere. Sono sempre stata positiva. Non voglio essere quella che si piange addosso, non voglio far pesare la mia storia. Voglio invece aiutare altre ragazze come me, dopo il processo. Sarà il mio impegno».

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