
sabato 4 maggio 2019
COME FUNZIONA LA CASTRAZIONE CHIMICA?

E’ UNA TERAPIA FARMACOLOGICA CON CUI SI INIETTANO AGLI UOMINI ORMONI PER INIBIRE IL DESIDERIO SESSUALE: CHI SI SOTTOPONE È CONSENZIENTE
IL TRATTAMENTO È REVERSIBILE, MA GLI EFFETTI SECONDARI NON SONO ESCLUSI
Cristiana Nadotti per “la Repubblica”
Partirà nel fine settimana la raccolta di firme, annunciata dal vicepremier leghista Matteo Salvini, a sostegno della proposta di legge per introdurre la castrazione chimica (oltre al carcere) per curare pedofili e stupratori. La terapia farmacologica, con cui si iniettano agli uomini ormoni per inibire il desiderio sessuale, è praticata in molti Paesi europei se chi vi sottopone è consenziente.
Il trattamento è reversibile, ma gli effetti secondari non sono esclusi. In più, chi lavora da anni con condannati e imputati per violenze e stupri nutre dubbi che un farmaco, da solo, eviti recidive. Paolo Giulini, criminologo clinico del Centro italiano per la promozione della mediazione, che dal 2003 ottiene risultati eccellenti in carcere e fuori contro la reiterazione dei crimini, osserva: «Si invoca la castrazione chimica come un sovrappiù punitivo, dando soltanto una risposta emotiva allo sdegno delle persone. Per evitare che pedofili e violenti reiterino il crimine serve invece un trattamento multidisciplinare, supportato da una adeguata attività di valutazione psicodiagnostica».
Giulini non esclude, nell' ambito dei progetti seguiti di poter integrare in modo sperimentale le terapie con trattamenti farmacologici. Spiega come funzionano i farmaci Vincenzo Mirone, ordinario di Urologia presso l' Università Federico II di Napoli: «Gli antiandrogeni sono farmaci che inibiscono gli ormoni sessuali maschili, usati come cura di alcuni tumori. Nei giovani possono creare danni importanti e ci possono essere effetti sulla fertilità, ma in genere la loro azione termina se viene sospesa la somministrazione».
Laura Emiletti, psicologa del Cipm, sottolinea: « Quando si parla di violenza, anche quella sessuale, si parla sempre di una complessità. La cosiddetta castrazione chimica non è efficace e risolutiva poiché agisce sulla sola componente fisiologica. La maggior parte degli autori di reati sessuali non ha un problema nel controllare gli impulsi e, sempre nella maggior parte dei casi, la dimensione della sessualità non è prevalente, è solo un mezzo per mettere in atto dinamiche di controllo, potere, e prevaricazione. L' unico intervento davvero efficace nella prevenzione della recidiva è un trattamento clinico- criminologico integrato, come dimostrano da anni studi e ricerche ».
COME FUNZIONA
1 Per ridurre il desiderio sessuale nell' uomo si iniettano periodicamente ormoni (antiandrogeni) che abbassano il livello di testosterone. Sospeso il trattamento, l' effetto termina
2 In Europa la usano tredici Paesi, con il consenso dell' interessato. Tra le nazioni che la adottano Svezia, Germania, Finlandia, Francia, e in via sperimentale, in Gran Bretagna.
Fonte: qui
IL “WALL STREET JOURNAL” RIVELA IL PIANO SEGRETO DEGLI USA PER ROVESCIARE MADURO

ALCUNI UOMINI VICINI AL PRESIDENTE VENEZUELANO ERANO PRONTI A UN “GOLPE INCRUENTO” (OVVERO ELIMINARE MADURO) PER ROVESCIARE IL GOVERNO COL SOSTEGNO DEGLI USA
ECCO CHI ERANO I CONGIURATI E PERCHÉ IL COMPLOTTO È FALLITO
Nuccia Bianchini per www.agi.it
Tre figure di spicco dell'inner circle di Nicolas Maduro erano riuscite a mettere a punto un piano segreto in 15 punti con l'opposizione venezuelana per arrivare a un cambio di regime nel Paese senza spargimento di sangue. È quanto sta emergendo nelle ultime ore e che spiegherebbe la fallita rivolta di martedì scorso.
In base all'accordo, il presidente Maduro avrebbe avuto garantita un'uscita dignitosa dal Paese, verso Cuba, e avrebbe lasciato il posto al leader dell'opposizione, Juan Guaidò, come capo di un governo ad interim di unità nazionale. Ma il piano è drammaticamente sfumato, quando Maduro lo ha scoperto, il che ha spinto Guaidò ad accelerare i tempi, fare un appello alla rivolta popolare (sostenendo di avere dalla sua parte i militari mentre non era così) e il piano è collassato.
Secondo il Wall Street Journal, negli ultimi mesi l'opposizione venezuelana e il governo americano avevano avuto contatti ripetuti con persone vicine a Nicolas Maduro, che si erano detti pronti a dare la spallata al suo governo. Fonti americane hanno anche fatto i nomi delle persone coinvolte: in primis, Vladimir Padrino, il ministro della Difesa, che gestisce i militari che sostengono il regime, il quale però si sarebbe pentito all'ultimo minuto.
Nome in codice: avvoltoio
I militari venezuelani avevano progettato il piano insieme ai funzionari del Consiglio di sicurezza degli Stati Uniti (Nsc, nell'acronimo in inglese), un organismo che fa capo direttamente a Donald Trump e che oggi è guidato da John Bolton. Secondo Washington, ai contatti hanno partecipato anche il giudice presidente della Corte Suprema, Maikel Moreno, e il comandante della guardia d'onore presidenziale e capo dell'intelligence militare, Ivan Rafael Hernandez Dala.
Trump era a conoscenza di tutto. Per convincere Padrino - a cui era stato assegnato il nome in codice di 'Zamuro', avvoltoio - affinché ordinasse ai militari di 'cambiare cavallo' sarebbe stato utilizzato anche un messaggio della famiglia che gli chiedeva di smettere di sostenere Maduro. Ma il piano non ha funzionato. L'idea era di prendere la base aerea de La Carlota all'alba di mercoledì 1 maggio. Tuttavia, all'alba di martedi' 30 aprile, qualcuno ha ordinato la liberazione di Leopoldo Lopez, uno dei leader storici dell'opposizione venezuelana. Il che ha creato confusione, anche in Padrino.
Se la ricostruzione è vera, adesso cominceranno le purghe. Finora l'unico che ha pagato è Manuel Ricardo Cristopher Figuera, direttore del potentissimo Servicio Bolivariano de Inteligencia, meglio noto come Sebin. È stato fermato e di lui si sono perse le tracce. Maduro intanto ha dichiarato guerra aperta ai "traditori" e "golpisti".
Fonte: qui
RIVOLTA DI COMUNITÀ E OPERATORI CONTRO LA LEGGE-MANIFESTO DI SALVINI CHE DOVREBBE COLPIRE GLI SPACCIATORI MA RISCHIA DI FAR FUORI TUTTI: NIENTE PIÙ 'LIEVE ENTITÀ', PENE PIÙ ALTE, AUTO SEQUESTRATA, PATENTE SOSPESA, IMPOSSIBILE PURE ACCEDERE ALLA CONDIZIONALE COME AI LAVORI SOCIALMENTE UTILI.

IL PICCOLO PUSHER, TOSSICO O NO, NON USCIREBBE PIÙ DAL CARCERE CON FACILITÀ
Francesco Grignetti per ''la Stampa''
Avrebbe effetti dirompenti il ddl della Lega che rimette mano alle norme sugli stupefacenti, ribattezzato Droga Zero. Il capo ci crede molto, perché avverte quanto sia sentito il problema degli adolescenti sballati, come degli spacciatori che stazionano arroganti in troppe piazze italiane. Non ultimo, c' è il particolare che questi ultimi sono per lo più stranieri, africani o maghrebini, che sogna tutti in carcere e poi espulsi.
Il risultato della riforma, se approvata, sarebbe una stretta straordinaria: pene più alte, auto sequestrata, patente sospesa, impossibile pure accedere alla condizionale come ai lavori socialmente utili. Il piccolo spacciatore, tossicodipendente o no, non uscirebbe più dal carcere con facilità.
Tutto ruota attorno al concetto della «lieve entità» che i leghisti vorrebbero cancellare: un discrimine che permette a tanti di sospendere la pena oppure d' imboccare la via delle comunità in alternativa al carcere. E gli operatori del settore hanno drizzato le antenne.
«Per noi è un' illusione che torna. Non hanno capito che anche a punire di più, certi fenomeni non s' interrompono», dice Riccardo De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza a nome di 250 comunità e circa 10mila operatori. «L' approccio puramente repressivo, ma anche quello libertario, sul campo non vale. Occorre altro. Serve un Piano nazionale di prevenzione. E se davvero si eliminasse il concetto di "lieve entità" si rischia che il ragazzino stupido, quello che fa il piccolo spaccio per pagarsi la dose, finisca in cella. Noi continuiamo a pensare che questi ragazzi stupidi, e ahimè ce ne sono tanti, debbano incontrare un educatore, non un carcere».
Il concetto di salvaguardare i tossicodipendenti riecheggia anche nella posizione di San Patrignano, pur soddisfatti che qualcosa si sta muovendo: «Siamo coscienti - spiegano - che è necessario intervenire con norme più efficaci in materia di spaccio. Auspichiamo che le norme proposte siano in grado di colpire lo spaccio senza ricadere negativamente sui tossicodipendenti che, a nostro giudizio, hanno bisogno di essere aiutati a superare la loro condizione di emarginazione. Da sempre ci battiamo perché le misure alternative alla detenzione vengano applicate con maggiore intensità dalle strutture a ciò preposte».
Se tutti sembrano consapevoli che il disagio dilaga tra gli adolescenti, la politica si divide immediatamente dopo. Dice Walter Verini, deputato Pd che si occupa di giustizia: «Questo manifesto repressivo di Salvini, incentrato solo sul carcere, è una risposta arretrata e retrograda. È del tutto assente una campagna contro la cultura dello sballo che riguarda alcool, droghe e tabagismo. Per me è solo una prova di gran cinismo».
Il grillino Matteo Mantero è su posizioni opposte a quelle leghiste. Ha presentato un ddl per la liberalizzazione delle droghe leggere. «Io - dice - mi rifaccio a diverse esperienze straniere e a quanto sostiene la Direzione nazionale antimafia: dobbiamo fare i conti con un mercato nero che tocca 5 o 6 milioni di consumatori di droghe leggere, e almeno 150mila spacciatori. Prendersela solo con gli ultimi della filiera non sposterà il problema di un metro. Occorre rivoluzionare tutto, ad esempio permettendo l' autocoltivazione di qualche pianta di cannabis.
In questo modo togliamo i soldi alla criminalità e evitiamo anche che i giovani entrino in contatto con i pusher, i quali hanno ovviamente tutto l' interesse a legarli a sé, spingendoli verso le droghe pesanti, quelle sì pericolose perché danno dipendenza».
Commento finale di Carlo Giovanardi, l' ex ministro e «padre» dell' attuale legge: «La sinistra ci aveva criminalizzati, ma la nostra legge teneva in equilibrio la repressione con la cura. Ora si ritrovano con Salvini e la sua legge-manifesto. Detto questo, è necessario un intervento sulle pene che il governo Renzi ha abbassato, con il risultato che in carcere non ci finisce più nessuno».
Fonte: qui
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VITERBO - UCCISO A COLPI DI SPRANGA NEL SUO NEGOZIO DI JEANS NEL CENTRO DELLA CITTÀ
IL 74ENNE È STATO AGGREDITO VICINO ALLA CASSA, NON È MORTO SUL COLPO MA SAREBBE STATO FINITO SCHIACCIANDOGLI LA TESTA SOTTO UNO SCARPONE. LO HANNO RITROVATO QUANDO…
Federica Angeli per https://roma.repubblica.it/
Gli hanno fracassato il cranio con un oggetto pesante, probabilmente una spranga di ferro o uno sgabello e una volta a terra lo hanno finito schiacciandogli la testa sotto uno scarpone. A dimostrarlo tracce di fango sul capo insieme a sangue. E' stato ucciso così, con una violenza inaudita, intorno all'ora di pranzo, un uomo di 74 anni in via Emilio Bianchi, all'angolo con via San Luca, nel centro di Viterbo.
L'omicidio, secondo le prime testimonianze e i primi rilievi della polizia Scientifica, sarebbe avvenuto a seguito di un tentativo di rapina all'interno di un noto negozio di abbigliamento casual di cui l'uomo, Norveo Fedeli, era proprietario. Il 74enne è stato aggredito vicino alla cassa del negozio, non sarebbe morto sul colpo ma si sarebbe trascinato in terra lasciando una scia di sangue all'interno del locale: a trovare l'uomo in terra è stata una vicina che, vedendo il negozio ancora aperto alle 13.40, si è avvicinata ed è entrata insieme ad alcuni operai trovando Fedeli riverso in una pozza di sangue. Le urla della donna hanno richiamato l'attenzione della moglie della vittima, Maria Chiara, che era in casa a poche decine di metri di distanza. Corsa sul posto, la donna ha accusato un malore ed è stata soccorsa.
Una vicenda drammatica avvenuta a pochi giorni dallo stupro di una 36enne a opera di due ragazzi di 19 e 21 anni, a cui in queste stesse ore il gip ha rigettato la richiesta di domiciliari perché rimane il rischio di inquinamento delle prove. Ad appena 20 metri dal luogo dell'assassinio si trovano le scuole dell'infanzia e primaria De Amicis e la media Tecchi, per pochi attimi l'assassinio non è avvenuto in coincidenza con l'uscita dei bambini dall'edificio. La squadra mobile della questura di Viterbo, intervenuta sul luogo, sta procedendo ai rilievi e alle indagini. E si vagliano le telecamere di videosorveglianza della zona per cercare elementi utili all'inchiesta.
Il commerciante era molto conosciuto in zona per esser stato tra i primissimi a vendere i jeans a Viterbo. Fonte: qui

SI PUO’ MORIRE PER UN PAIO DI JEANS FIRMATI?
PRESO L'ASSASSINO DEL COMMERCIANTE DI VITERBO: E’ IL 22ENNE CITTADINO AMERICANO MICHAEL AARON PANG, ARRIVATO IN ITALIA CON UN VISTO TURISTICO
HA MASSACRATO IL 74ENNE CON UNO SGABELLO PERCHÉ NON VOLEVA PAGARE I VESTITI FIRMATI CHE AVEVA SCELTO (TOTALE DI 600 EURO)
ABITAVA DA DUE MESI E MEZZO SUL LAGO DI BOLSENA, DICEVA DI FARE IL GRAFICO MA NON PARLA UNA PAROLA DI ITALIANO. NEL SUO PASSATO, C'E' IL CARCERE IN KANSAS. COSA CI FACEVA NELLA TUSCIA?
«HA UCCISO PER UN PAIO DI JEANS FIRMATI»
Massimo Luziatelli Maria Letizia Riganelli per “il Messaggero”
Ucciso per un paio di jeans firmati. Norveo Fedeli, titolare di un negozio di abbigliamento nel centro di Viterbo, è stato massacrato con uno sgabello perché Michael Aaron Pang non riusciva a pagare i vestiti di marca che aveva scelto. Gli inquirenti sono arrivati al ragazzo, un cittadino americano, di Overland Park (Kansas) di 22 anni nato in Corea del Sud, dopo pochissime ore dal brutale omicidio. Davanti alla pm, titolare dell' inchiesta, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E' accusato di rapina aggravata e omicidio volontario. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Viterbo, hanno «solidi elementi di prova».
Il giovane americano abitava da due mesi e mezzo a Capodimonte, sul Lago di Bolsena, a 25 chilometri da Viterbo. Non parla una parola di italiano e per tutti è quasi un mistero cosa ci facesse nella Tuscia. Su internet, ma questo dato andrà verificato, c' è la traccia di un suo arresto nel Kansas, fu rinchiuso nella Johnson County Jail.
SECONDA VITA
Altri particolari della sua nuova vita a Capodimonte: viveva da un' affittacamere, si spostava con un' auto con targa tedesca, era legato a una donna con un figlio (non si sa se fosse amicizia o altro), andava a fare spesa per lei e comunicava solo usando Google translate (l'app dello smartphone). Davvero un rompicapo capire cosa l' abbia portato in questo angolo dell' alto Lazio.
Risulta essersi diplomato nel 2015 alla Blue Valley High School, ma nella sua pagina Facebook spiega di avere lasciato l'università un anno dopo. In paese diceva di essere uno studente, qualcuno pensava che fosse il badante della signora. «Le indagini ha spiegato il procuratore capo Paolo Auriemma sono state molto rapide. E' stato emesso un provvedimento di fermo. Un risultato raggiunto grazie alla sinergia delle forze di campo: squadra mobile, carabinieri e guardia di finanza».
I TESTIMONI
Fondamentali le dichiarazioni dei familiari e dei testimoni oculari. I parenti di Fedeli avrebbero raccontato dettagli su un ragazzo strano che per due volte aveva tentato di fare acquisti. «Capita che in famiglia - ha spiegato ancora il procuratore - si parli degli affari di un negozio. Averlo fatto è stato sicuramente d'aiuto nelle indagini». Il 22enne si presentava come grafico pubblicitario (ma a Capodimonte diceva di essere uno studente) ed è arrivato in Italia da un paese dell' area Schengen con un visto turistico americano.
«E' un soggetto molto pericoloso ha continuato il procuratore abbiamo deciso di non diffondere subito le immagini raccolte dai video di sorveglianza perché non volevamo mettere in pericolo la vita di nessuno. Anche solo guardarlo troppo sarebbe stato un problema. E poi c' era il rischio, reale, di fuga». Michael Aaron Pang era stato già altre volte nel negozio Fedeli, attratto dai jeans firmati e dalle felpe costose. I vestiti che aveva scelto erano molti e tutti cari. Gli scontrini rintracciati dagli inquirenti indicano acquisti (non portati a termine) per quasi 600 euro.
ABITI INSANGUINATI
«Il 30 aprile e il 2 maggio ha tentato di fare compere ha spiegato il capo della mobile Fabrizio Moschini - Ma le carte in suo possesso si sono bloccate. Quindi è tornato il 3 probabilmente per tentare ancora l'acquisto». E quando non è riuscito a portare a termine il pagamento si è scagliato come una furia contro il commerciante. Dopo averlo colpito ripetutamente sul cranio lo ha trascinato dietro il bancone per nasconderlo alla vista dei passanti. Poi avrebbe rubato portafogli e telefono. Di quest' ultimo si è disfatto subito dopo A rintracciarlo nel centro di Capodimonte sono stati i carabinieri.
«Appena sono state diffuse le immagini del ragazzo ha spiegato il colonnello Guglielmo Trombetta le abbiamo diramate a cascata a tutte le compagnie e stazioni. E' stato subito riconosciuto perché fermato per un controllo a Marta. Poche ore dopo l'omicidio è stato inquadrato dalle telecamere del comune di Capodimonte».
Pang è stato preso alle 10 di ieri. Gli investigatori hanno perquisito il suo domicilio, la stanza di un'affittacamere sul lago. Sono stati trovati gli abiti e le scarpe sporchi di sangue, i vestiti presi nel negozio e il portafoglio della vittima. Nelle prossime ore il ragazzo, assistito dagli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi, sarà sottoposto all' interrogatorio di garanzia.
NATO IN COREA, GIÀ IN CARCERE NEGLI USA A BOLSENA LEGATO A UNA DONNA CON UN FIGLIO
M. L. R. per “il Messaggero”
Michael Aaron Pang il ragazzo fermato con l'accusa di omicidio volontario e rapina aggravata a Viterbo. Ventidue anni, nato in Corea del Sud, ma di nazionalità americana con residenza anagrafica in Kansas (Overland Park la sua città). Dal casellario giudiziario non risulterebbe essere sottoposto a procedimenti penali, ma dagli Usa spunta una sua presenza in carcere due anni fa.
I riscontri con i database dell'Interpol sono ancora in corso. Il giovane era arrivato in Italia a febbraio scorso e non parla italiano. Avrebbe dovuto fare il grafico pubblicitario, ma viveva presso una affittacamere di Capodimonte, sul lago di Bolsena, dove avrebbe una relazione con una donna con un figlio. Nel paese dove lo hanno fermato i militari dopo la segnalazione partita da Viterbo.
LA PASSIONE
Una passione sfrenata per i vestiti firmati che lo avrebbe portato a uccidere Norveo Fedeli, titolare di una jeanseria nel cuore di Viterbo. Sarebbe arrivato qui in aereo da un paese dell' area Schengen, probabilmente con un visto turistico americano. Ieri pomeriggio davanti al pm titolare dell' inchiesta, Eliana Dolce, e a un interprete ha scelto di non rispondere a nessuna domanda. Fonte: qui
TONINELLI APRE AI BENETTON IN ALITALIA: ''NON VA MISCHIATA CON IL PONTE MORANDI''
DI MAIO: ''ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO LE CARTE, CIOÈ FINCHÉ NON MANDANO UNA RICHIESTA FORMALE DI ENTRARE NELLA PARTITA''.
IERI CASTELLUCCI HA FATTO IL PREZIOSO, MA LA TRATTATIVA VA AVANTI: OVVIAMENTE IN BALLO C'È LA CONCESSIONE DI AUTOSTRADE.
SE IL GOVERNO SMETTE DI FARE LA GUERRA (MEDIATICA) AI BENETTON, LORO APRONO IL PORTAFOGLIO PER IL CARROZZONE
ALITALIA: TONINELLI,NON VA MISCHIATA CON PONTE MORANDI
(ANSA) - "Dire che abbiamo cambiato atteggiamento su Atlantia non sta né in cielo nè in terra". Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, parlando a Radio 24 del possibile coinvolgimento della società della famiglia Benetton in Alitalia. "Abbiamo un vantaggio quello di non mischiare le cose: quando lo fai - sottolinea - sei ricattabile o devi fare compromessi al ribasso. La questione Alitalia è gestita dai Commissari e da Fs. Altro ambito è il Ponte Morandi, con la Commissione ad hoc al Mit. Sono due cose diverse, due dossier che vengono valutati singolarmente".
"Gli investitori e i finanziatori ci sono, ne manca uno", ha proseguito il ministro, confermando le parole di Luigi Di Maio, secondo cui all'appello per il controllo della newco Alitalia mancherebbe un ultimo 15%, ancora da assegnare. "I Commissari e le Ferrovie ci stanno lavorando. Dateci tempo fiducia per chiudere un dossier che non è affatto semplice. Ci sono interlocuzioni e trattative importanti", ha insistito, ribadendo che al centro dell'attenzione del governo ci sono i dipendenti e l'immagine di Alitalia.
Alitalia, sì del Carroccio all' ingresso di Atlantia
I soci coperti di Di Maio
Giorgetti: «C' è una coerenza industriale» Ma Castellucci frena: «Troppi fronti aperti» Il ministro in tv annuncia che all' appello mancherebbe soltanto il 15% del capitale.
ALITALIA:DI MAIO, ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO CARTE
(ANSA) - "Ho letto anche io le dichiarazioni di Castellucci (l'a.d. di Atlantia, ndr) che diceva che non se lo potevano permettere, finché non leggo le carte, cioè finché non inviano i soggetti interessati una richiesta formale per me non sono a bordo. Poi leggeremo le carte. La situazione è complessa". Così il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo a Zapping, ha commentato la posizione dell'holding dei Benetton sulla partita per Alitalia.
Di Maio ha poi smentito che vengano ancora utilizzati soldi dei contribuenti per il salvataggio della compagnia aerea perché, ha spiegato "il Mef ce li aveva messi negli ultimi due anni, quindi converte i prestiti in azioni". Per il ministro, in ogni caso, "il personale va tutelato, per questo ho voluto che lo Stato ci fosse dentro senza soldi degli italiani".
Rosario Dimito per “il Messaggero”
La Lega rompe gli indugi su Alitalia ed apre ad Atlantia.
Si profila così un nuovo scenario politico più favorevole all' intervento del gruppo autostradale. Che però, dal canto suo, ieri ha ribadito la posizione già espressa durante l' ultima assemblea di «non voler aprire un altro fronte dopo i tanti già aperti». Molti però pensano che si tratti di una mossa tattica.
Tutto accade mentre filtra l' ipotesi che i commissari siano stati autorizzati dal Mise ad allungare al 15 (o al 31 maggio) il termine concesso alle Ferrovie per fare l' offerta. A complicare tutto ci ha pensato poi Luigi Di Maio che, intervistato su La7, ha delineato un nuovo scenario: «Ci sono Fs, Delta e ci sarà il Mef, ci sono tre soggetti, ne manca uno, ma non manca il 40%, bensì il 15%». Parole che hanno lasciato di stucco tutti i soggetti coinvolti. Siccome Mef e Delta hanno già deciso di rilevare un 15% a testa, l' unica chiave di lettura possibile è che Di Maio pensi a un portage di Fs o Tesoro: aumentare le loro quote salvo trovare un altro partner in seguito.
Una fonte ministeriale autorevole, interpellata dopo le parole di Di Maio, spiega: «Siamo ancora in una fase interlocutoria».
IL BUIO SULLE MOSSE
I commissari sono all' oscuro di tutto, compresa la nuova proroga, e questo contribuisce da un lato ad alimentare la tensione specie da parte sindacale per il timore possa rifarsi avanti Lufthansa, e dall' altra suona come ulteriore insipienza politica perché al di là delle enunciazioni, mancano i fatti concreti, benché Giuseppe Conte due settimane fa, avesse promesso l' apertura di un tavolo a Palazzo Chigi. Non se ne è saputo più nulla. Chi invece è venuto allo scoperto, come detto, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. «Atlantia», ha detto il primo maggio, «in quanto concessionario autostradale secondo me non dovrebbe entrare in Alitalia, ma Atlantia come proprietaria di Aeroporti di Roma ha un interesse concreto di tipo industriale».
Giorgetti ha rimarcato come, sulle vicende di Atlantia, anche dopo la tragedia di Genova, la Lega abbia sempre avuto un atteggiamento «presente e razionale», differenziandosi da M5S che invece ha preso di punta la società autostradale con una polemica che alla fine si sta rivelando deleteria anche per il rilancio della compagnia. L' esponente di governo ha ricordato che chi entra in Alitalia lo deve fare «con un obiettivo preciso non per barcamenarsi o permettere ad Alitalia di proseguire due anni soltanto.
Deve dare prospettive a lungo termine e una linea di galleggiamento per quanto riguarda reddito e utili e non perdite». E poi: «Dobbiamo essere ottimisti. Il lavoro va avanti, anche se parliamo di un business complicato - ha proseguito Giorgetti - Non credo che quello delle compagnie aeree sia un mondo dove si facciano utili. Ci sono tante difficoltà che influiscono sulla tipologia di business. L' Italia è un Paese che per il turismo, una sua compagnia aerea dovrebbe essere in grado di mantenerla».
Fin qui una parte della politica che con maggiore senso di realtà prova ad accelerare i tempi per il rilancio. Finora lo schema di lavoro prevede che Fs, Delta e Mef sottoscrivano fino al 60-65% della Newco, manca la quota residua ma non è facile trovare un soggetto idoneo. E Atlantia, che sarebbe pronta, deve tenere il punto anche rispetto alla legittimazione incassata dalla Lega. «Abbiamo tanti fronti aperti al momento che non possiamo pensare di impegnarci su un altro fronte così complesso come Alitalia», ha sottolineato sempre ieri l' ad Giovanni Castellucci. Il manager ha anche sottolineato che «Adr ha un appeal a livello globale e quindi il suo futuro non è cosi determinato dalle vicende di Alitalia».
Eppure continuano i contatti tra Atlantia, Fs e Mediobanca per rientrare nella gara regolata da una procedura tecnicamente interrotta martedì 30 aprile. Dal Mise ieri sera sarebbe trapelata l' indicazione si spostare i termini a metà o anche a fine maggio. Sembra che lo studio Laghi abbia predisposto la bozza di lettera da inviare a Fs con la quarta proroga. Prima però va sottoposta a Di Maio: due pagine in cui si dice è stato raggiunto l' accordo con Delta e sono in corso colloqui con investitori. Fs comunque continua a lavorare al progetto: ieri pomeriggio a Roma vertice con gli emissari legali di Delta arrivati da Atlanta, Mediobanca, Credit Suisse, EY, Kpmg, studi Cleary Gottlieb, BonelliErede.
Fonte: qui
Uno studente su tre esce dalle medie senza sapere leggere, scrivere e far di conto
Terza media, solo due studenti su tre sono sufficienti
Come è possibile che, con una percentuale praticamente del 100 per cento di promossi in terza media, al test Invalsi di italiano ottengano la sufficienza piena soltanto il 65,6 per cento degli studenti? Va addirittura peggio in matematica dove i «promossi», cioè coloro a cui è riconosciuto un livello di competenze matematiche sufficiente o più alto, sono il 59,9 per cento. Il dato, pubblicato dall’Invalsi a luglio 2018, è stato rilanciato nei giorni scorsi dal Rapporto Istat «SDGs 2019. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia», nel capitolo dedicato al quarto «goal» dell’agenda, quello per una educazione di qualità per tutti: un obiettivo che - a leggere i risultati degli alunni italiani nelle prove Invalsi - è ancora molto lontano, viste le enormi disparità regionali e di genere registrate nei test e le drammatiche sacche di povertà educativa persistenti nel nostro Paese.
VIDEO: Sette in condotta (Rai Play)
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)
Il tonfo del Sud
In Campania, Calabria e Sicilia più della metà degli studenti sono ad un livello inferiore a quello richiesto dalle indicazioni nazionali. In queste regioni ci sono differenze fortissime tra scuola e scuola. Un risultato che interroga sull’equità del sistema scolastico italiano: davvero le scuole danno le stesse opportunità a tutti i bambini? «Bisognerebbe intervenire scuola per scuola dove ci sono problemi - spiega Anna Maria Ajello, presidente dell’Invalsi - magari con professori specializzati in situazioni difficili. Ci vorrebbe un piano che incentivasse anche economicamente i professori migliori ad accettare le sfide in posti difficili». Il ministro Bussetti ammette che «ci vorranno interventi».
Guai a chi copia
Quest’anno le prove Invalsi nella scuola media e superiore sono stati fatte al computer: ai ragazzi venivano mostrate domande differenti prese in una gigantesca banca dati dell’Invalsi che si trova online. Questa novità ha di fatto azzerato il cheating, cioè ha impedito ai ragazzi di copiare e ai professori di dare l’aiutino.
L’Italia connessa
Il fatto che la prova al computer non abbia creato alcun problema, o comunque abbia sollevato problemi che sono stati rapidamente risolti, significa che almeno dal punto di vista della connessione il sistema scolastico italiano è abbastanza organizzato. Soltanto in alcune scuole sull’Appennino ci sono stati disagi. Per il resto tutte le scuole sono riuscite a far sostenere gli esami agli studenti
Il successo dell’inglese alle elementari
Per la prima volta sono stati fatti i test di inglese per capire il livello dei bambini delle elementari e delle medie. Buona la performance dei più piccoli. In quinta devono poter essere al livello A1 del quadro di riferimento europeo: il 92,4 per cento dei bambini di quinta lo ha superato in lettura e il 78,6 nella prova di ascolto. Al Nord i ragazzi sono risultati più preparati che al Sud.
Ma alle medie...indietro tutta
Ma al contrario il risultato delle scuole medie è stato molto deludente: in media il test di lettura lo hanno superato in tre su quattro (livello A2) e quello di ascolto il 56,1 per cento. In Calabria, Campania e Sicilia solo un ragazzo su tre ha superato il test.
La rivincita (in inglese) degli immigrati
Un segnale da valutare nel comprendere i risultati di questi test. Mentre nei test di italiano e matematica i bambini con back ground di immigrato hanno un rendimento medio inferiore ai ragazzini di madrelingua italiana, in inglese i bambini di seconda generazione (nati in Italia da almeno un genitore straniero) hanno risultati nettamente superiori ai loro compagni italiani. Come si può spiegare? «L’esposizione a più lingue fin da piccoli può averli aiutati», spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci.
Fonte: qui
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