9 dicembre forconi

martedì 8 novembre 2016

Elezioni USA pericolosamente sporche

Mancano pochissime ore alle presidenziali USA e l’impensabile sembra concretizzarsi. Se i sondaggi che danno Donald Trump vincente in alcuni Stati chiave si rivelassero corretti, per il candidato anti-establishment si aprirebbero le porte della Casa Bianca: la vittoria di Trump assesterebbe il colpo di grazia al traballante “ordine liberale” post-1945. Dall’Unione Europea alla NATO, dall’euro alla Medio Oriente, niente sarebbe più come prima. Dalle ultime consultazioni è emersa la tendenza ad interventi sempre più sfacciati sul voto: la torbida narrazione costruita in campagna elettorale prepara il terreno ad un annullamento del voto, accampando come pretesto l’ingerenza russa?



Disperati e perciò pericolosi

I barbari sono alle porte. L’ultimo imperatore rischia di essere deposto dagli invasori accampati in Occidente: se le estreme difese cedono, se i barbari conquistano anche la capitale dell’impero, è la fine di un’epoca. È questo il clima crepuscolare che si respira a pochi giorni dalle presidenziali statunitensi che potrebbero eleggere Donald Trump alla Casa Bianca: le forze “populiste”, i partiti anti-establishment, hanno l’opportunità di installarsi nel cuore dell’impero già traballante, accelerandone così la dissoluzione. L’oligarchia, arroccata nei palazzi, trema: tutto può e deve essere tentato, pur di scongiurare la capitolazione.
Le province asiatiche (come testimonia la clamorosa “separazione” delle Filippine dagli USA) defezionano, il controllo su quelle europee si allenta man mano che l’Unione Europea si spegne, in quelle mediorientali dilagano russi ed iraniani, l’alleato più fedele, il Regno Unito, smaltisce a fatica i postumi della Brexit: se anche Washington dovesse cadere, l’impero angloamericano volgerebbe al termine. È questa la posta in gioco l’8 novembre: ciò spiega perché tutto il sistema euro-atlantico, dal Financial Times a Repubblica, dal massone Jorge Mario Bergoglio al pittoresco Dalai Lama, dai residuati come Silvio Berlusconi1 ai parvenu come Matteo Renzi, da François Hollande a Nicolas Sarkozy, da Lloyd Blankfein a George Soros, sono schierati per Hillary Clinton. Per la prima volta è in discussione l’intera impalcatura economica e geopolitica su cui si regge l’Occidente dal 1945.
Una vittoria di Donald Trump stravolgerebbe la politica estera americana, eccellerebbe il disimpegno militare in Medio Oriente, condannerebbe a morte certa la moneta unica, velocizzerebbe la dissoluzione dell’Unione Europea, archivierebbe definitivamente il mondo unipolare, sconquasserebbe persino la gerarchia della Chiesa Cattolica, ai cui vertici siede oggi un papa, Jorge Mario Bergoglio, espressione di quell’oligarchia massonica-finanziaria che si è stretta attorno ad Hillary Clinton. I barbari, perciò, devono essere fermati ad ogni costo.

Certo, nessuno avrebbe mai immaginato che, a distanza di pochi giorni dal voto, la vittoria di Donald Trump fosse uno scenario concreto: i sondaggi più recenti assegnano al populista (termine più appropriato di “repubblicano”) la Florida, il Nord Carolina e l’Ohio2, tre Stati decisivi per la conquista della Casa Bianca. Soltanto un mese fa era stato sferrato l’ultimo, disperato, attacco, con la pubblicazione da parte del Washington Post di un video “sessista” datato 2005. Per un certo momento, sembrava addirittura che il ritiro dalla corsa per la Casa Bianca fosse imminente, tanto da obbligare Trump ad una smentita ufficiale:

L’assalto è respinto e Trump conquista il terzo dibattito televisivo, obbligando i media ad ammettere che il vantaggio della sfidante democratica, stimato precedentemente attorno ai dieci punti, si è quasi dissolto: gli imprevisti sviluppi dello scandalo email, così clamorosi da obbligare l’FBI ad intervenire al culmine della campagna elettorale, indeboliscono ulteriormente l’ex-first lady. James Comey, grida il New York Times, è come J. Edgar Hoover3, se non peggio: ha trasformato l’FBI in un reazionario strumento di lotta politica contro Hillary Rodham Clinton!
Già, Hillary Clinton: tutto sembrava fosse stato accuratamente predisposto perché potesse conquistare a tavolino la Casa Bianca: concorrenti scialbi nel partito democratico e nessuna figura di peso tra i repubblicani, cosicché il “meccanismo democratico” la installasse quasi automaticamente nello Studio Ovale. Con quale obiettivo? Portare alle estreme conseguenze la strategia già inaugurata da Barack Obama e benedetta dai neocon che, non a caso, convergono verso di lei durante la campagna elettorale: destabilizzazione del Medio Oriente (con un occhio particolare all’Egitto di Al-Sisi e probabilmente anche alla “retrograda” monarchia saudita), intervento militare contro la Siria di Bashar Assad e, se necessario, escalation con la Russia e la Cina. Anche perché il sistema finanziario anglosassone è in un vicolo cieco, e l’unico modo di salvare lo status del dollaro come valuta di riserva, è quello di eliminare gli sfidanti all’egemonia globale.
Hillary Clinton, però, non sfonda: candidata dell’establishment per antonomasia, appesantita da vent’anni di politica cinica e talvolta spietata, fatica persino ad imporsi sul 75enne, ex-socialista, Bernie Sanders. È cosi malconcia che persino uno sfidante “surreale” come Donald Trump, considerato addirittura da alcuni analisti come il “candidato della Manciuria” manovrato segretamente dai Clinton4, conquista terreno contro ogni pronostico, giorno dopo giorno.

A nulla servono le accuse di sessismo, l’anatema di papa Bergoglio contro la politica anti-immigrazione, il battage della stampa sui redditi non dichiarati, la mobilitazione delle corazzate mediatiche e delle stelle di Hollywood, il disimpegno persino dello stesso partito repubblicano: nonostante tutto, il “populista” Trump macina consensi, intercettando il malessere della classe media, prostrata da vent’anni di globalizzazione e nove anni di “Grande Recessione”.
L’impossibile, settimana dopo settimana, diventa così possibile, seminando il panico tra le file dell’oligarchia euro-atlantica che assiste impotente all’avanzata dei “barbari”, al crescere di quelle forze populiste che minacciano gli interessi dell’élite dominante.

La democrazia sta sfuggendo di mano, e non solo negli USA, rendendo necessari interventi sempre più pesanti. Si comincia con la frode elettorale alle elezioni austriache della scorsa primavera; si prosegue con l’omicidio Jo Cox pochi giorni prima del referendum inglese sulla permanenza nella UE; si termina, è cronaca di questi giorni, con il piano di procrastinare sine die o, addirittura, di cancellare tout court il referendum italiano sulla riforma costituzionale. Un’Austria in mano agli anti-europeisti, una Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea ed un’Italia in aperta ribellione, sono però poca cosa rispetto a vedere i barbari accampati nella Casa Bianca: i danni potenziali sono enormemente più alti. Come frenare, ad esempio, la dissoluzione dell’Unione Europea, il contenitore geopolitico dentro cui l’oligarchia massonico-finanziaria ha racchiuso l’Europa post-45, se il presidente statunitense è apertamente ostile a Bruxelles e si avvale della consulenza di Nigel Farage per la gestione degli affari europei?

Ecco quindi spiegata la ragione di una campagna elettorale così sporca.

Mai era successo che un candidato, Donald Trump, fosse accusato di essere un “fantoccio” di una potenza straniera5, la Russia, con cui gli Stati Uniti combattono una spietata guerra per procura. Mai era successo che un candidato, Hillary Clinton, accusasse i servizi segreti di uno Stato estero, ancora la Russia, di essere intervenuti a gamba tesa nella campagna elettorale, violando i server del Partito Democratico. Mai era successo che il vice-Presidente degli USA, Joe Biden, minacciasse un attacco cibernetico contro quello stesso Paese. Mai era successo che il governo in carica diffondesse la notizia che la Russia ha intenzione di alterare l’esito del voto, sferrando un assalto informatico il giorno delle elezioni.
Scrive la NBC6 il 3 novembre:
“The U.S. government believes hackers from Russia or elsewhere may try to undermine next week’s presidential election and is mounting an unprecedented effort to counter their cyber meddling, American officials told NBC News. (…) Russia has been warned that any effort to manipulate the actual voting or vote counting would be viewed as a serious breach, intelligence officials say. ”
Stiamo assistendo alla costruzione di una pericolosa narrazione: Trump è il fantoccio di Mosca, Mosca ha già interferito con la campagna elettorale, il governo crede che voglia farlo ancora. Come? Manipolando il voto del prossimo 8 novembre, in favore, è sottinteso, del suo burattino Donald Trump.

Non è peregrina l’ipotesi che l’establishment abbia voluto creare le premesse per annullare il voto, accampanando come preteso un’interferenza russa: simulato un attacco cibernetico (e c’è da chiedersi se quello dello scorso 21 ottobre, perpetrato dai fantomatici New World Hackers, non sia stata una prova generale7), cosa impedirebbe alla Casa Bianca di annullare le votazioni? 

E se si accusasse la Russia dell’attacco, quali sarebbero che le conseguenze internazionali?

Donald Trump ha più volte parlato di brogli elettorali ed è pressoché certo (anche alla luce dell’esperienza in Florida del 2000, quando George W. Bush conquistò la Casa Bianca dopo un contestassimo riconteggio) che si tenterà di manipolare il voto: sono espedienti, però, con cui non è possibile “aggiustare” l’esito, non ribaltarlo, specialmente se, a differenza di Al Gore, la vittima dei soprusi elettorali è determinata a difendersi fino in fondo. Più elementi, quindi, lasciano supporre che sia stato preparato un piano “B” nel caso in cui si profilasse la vittoria di Trump: invalidare le elezioni a causa di attacco cibernetico da attribuire alla Russia.

Lo scenario, fino a pochi anni fa, non sarebbe stato altro che fantascienza: il contesto, però, si è rapidamente deteriorato da allora. 

Chi avrebbe mai dato che nella civilissima Austria si sarebbero truccate le presidenziali pur di frenare i populisti? 

O che una deputata britannica sarebbe assassinata per sospendere la campagna referendaria sul Brexit? 

O che la Francia si sarebbe avvicinata alla presidenziali del 2017 in pieno di stato d’emergenza? 

O che in Italia si sarebbe tramato per cancellare un referendum costituzionale divenuto improvvisamente scomodo?

La Casa Bianca riveste ancora un ruolo decisivo negli equilibri occidentali, maggiore di qualsiasi cancelleria europea: per impedire che i “barbari” l’espugnino, l’oligarchia euro-atlantica è pronta a tutto. Aspettiamoci quindi una votazione ad altissima tensione: la disperazione può spingere l’establishment a gesti inconsulti.

Fonte: qui

P.S. LE PREMESSE CI SONO TUTTE PER UN SCOPPIO DI UNA GUERRA CIVILE GENERALIZZATA IN GRAN PARTE DEI PAESI OCCIDENTALI

1https://web.archive.org/web/20151123144141/www.repubblica.it/politica/2015/10/31/news/l_ex_premier_il_leader_parla_dei_candidati_e_annuncia_che_sara_a_bologna_con_la_lega_salvini_fa_fughe_in_avanti_meglio_st-126286081/
2https://www.washingtonpost.com/news/the-fix/wp/2016/11/01/donald-trump-now-leads-in-two-of-his-three-must-win-states-but-the-path-forward-is-grim/
3http://www.nytimes.com/2016/11/01/us/politics/james-comey-fbi-emails.html?mtrref=www.google.it&gwh=9CF56DD9C7F861080D82EA59EB024055&gwt=pay
4https://sputniknews.com/analysis/201608141044262121-trump-hillary-rigged-presidential-election/
5http://edition.cnn.com/2016/10/19/politics/clinton-puppet-vladimir-putin-trump/
6http://www.nbcnews.com/news/us-news/white-house-readies-fight-election-day-cyber-mayhem-n677636
7http://www.cbsnews.com/news/new-world-hackers-claims-responsibility-internet-disruption-cyberattack/

lunedì 7 novembre 2016

Fbi chiude indagine Clinton,Trump teme ko

Nessun capo d'accusa per la candidata

Scatto Hillary Clinton a 48 ore dal voto per la Casa Bianca. Tutti i sondaggi di questo weekend che precede l'Election Day vedono la candidata democratica accelerare verso il traguardo e in vantaggio nello sprint finale. Con l'impetuosa rimonta di Donald Trump che sembra aver esaurito la sua spinta. 


Ma la vera bomba alla vigilia del voto e' la nuova lettera del numero uno dell'Fbi, James Comey, al Congresso. Una lettera in cui certifica, senza giri di parole, che l'indagine sulle email di Hillary Clinton e' chiusa. Tutte sono state esaminate, senza che sia stata trovata traccia di illeciti. Per questo - scrive Comey - non ci sara' nessuna richiesta di incriminazione dell'ex segretario di stato.
"Valgono le stesse conclusioni del luglio scorso", afferma, quando l'Fbi bacchetto' Clinton per la disinvolta e imprudente gestione del suo account privato di posta elettronica ma non riscontro' reati. Un colpo durissimo per Trump, forse quello del ko. Mentre la candidata democratica, dopo la 'sorpresa d'ottobre' che l'aveva fatta precipitare nei sondaggi, tira un enorme sospiro di sollievo. Si dice soddisfatta e ora guarda con grande ottimismo a martedi' 8 novembre. Anche perche' nelle ultime ore a spingere la candidata democratica ci sono soprattutto gli elettori ispanici, che hanno approfittato del fine settimana per recarsi in massa alle urne per il voto anticipato. Con i dati sull'affluenza in stati chiave come la Florida o il Nevada che fanno sorridere la campagna della Clinton. Anche se finora non si e' registrato il boom del 2008 quando in gara c'era Barack Obama.

Redazione ANSA 

Trump: sistema truccato,Hillary protetta

Reazione candidato repubblicano a chiusura indagini Fbi

(ANSA) - NEW YORK, 6 NOV - "E' un sistema truccato. E Hillary Clinton e' protetta": questa la prima reazione di Donald Trump durante un comizio a Minneapolis alla notizia che l'Fbi ha chiuso le indagini sulle email della candidata democratica.

SECONDO LA NBC, GLI HACKER AMERICANI HANNO VIOLATO LE RETI STRATEGICHE RUSSE

E SONO PRONTI A COLPIRE NEL CASO I PIRATI INFORMATICI DI PUTIN INTERVENGANO NELLE PRESIDENZIALI USA 

MOSCA: “SE NON VI SARÀ UNA SMENTITA UFFICIALE CONSIDEREREMO TUTTO QUESTO COME UN ATTO DI TERRORISMO DI STATO”

Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

HACKERSHACKERS
I cyber terroristi americani hanno violato le reti strategiche russe e sono pronti a colpire nel caso gli hacker di Mosca interferissero nelle presidenziali Usa. Un avviso di rappresaglia, un segnale di deterrenza. Ma il fatto stesso che la notizia sia stata passata alla rete Nbc la rende meno pesante, ma nulla toglie al pessimo clima nei rapporti tra i due rivali.

La rete televisiva, che aveva già rivelato giorni fa la possibilità di una ritorsione, ha sostenuto che i commandos digitali si sono intrufolati nel network del Cremlino e in altri apparati sensibili della Russia, quindi hanno organizzato quella che potrebbe diventare un'imboscata nel caso accada qualcosa l' 8 novembre. Una mossa dopo che i pirati del gruppo Guccifer 2.0 - considerati dall' intelligence vicino ai russi - hanno detto di «monitorare dall' interno» la consultazione.

HACKER 1HACKER 
Minaccia velata legata a quella di possibili incursioni contro il sistema elettorale, un'ipotesi peraltro evocata a più riprese da Washington durante la campagna. Le indiscrezioni dell'emittente hanno innescato il commento duro del Cremlino: «Attendiamo spiegazioni, se non vi sarà una smentita ufficiale considereremo tutto questo come un atto di terrorismo di Stato». Poi la rassicurazione a consumo interno: «Siamo pronti a fronteggiare qualsiasi minaccia».

Le schermaglie, che vanno sempre scremate della propaganda, non si allontanano da quanto le due potenze stanno organizzando da tempo. Il Cyber Command statunitense, nato nel 2009, ha ricevuto indicazioni precise e strategiche da molto tempo. I suoi uomini devono fortificare lo scudo, ampliare le protezioni per neutralizzare i colpi degli hacker avversari. Siano quelli legati ai servizi di Mosca o appartengano a grandi gruppi criminali. Oppure «armati» dalla Cina e dai nordcoreani.
HACKERHACKER

Ma dalla difesa i soldati senza fucile devono passare rapidamente all' offesa, duplicando via web quello che avviene sul campo di battaglia. Ed ecco le operazioni speciali affidate a unità d' élite, alcune delle quali già impiegate nel contrasto dello Stato Islamico. Attività condotte insieme alla Nsa e alla Cia.

Ma invece che agire dietro le linee, si infilano negli apparati elettronici, nei siti, nei database, negli uffici, nelle strutture industriali per carpire informazioni, sabotare, danneggiare. E se non bastano le tattiche veloci, il piano prevede offensive più ampie, che devono saturare gli obiettivi dell' avversario.

HACKERHACKER
Gli ordini partono dalla base di Fort Meade, Maryland, costruita non a caso a fianco della Nsa, e sono poi distribuiti in una serie di «sotto-centri» dove operano marines, avieri, marinai, soldati. Questo per coprire un ampio spettro di interventi e su più livelli.
I mezzi usati da amici o nemici consentono un' operatività nell' arco delle 24 ore. In teoria non c' è mai una tregua.

Tutti spiano, tutti conducono ricognizioni nel cyber spazio. A Washington tracciano le visite degli «indiscreti», non sempre identificabili con sicurezza. Una volta acchiappavano la spia e, alla fine, sapevano da dove veniva. Poteva anche essere oggetto di uno scambio. Ma nella guerra via computer la prova spesso non c' è oppure può essere truccata.
Hai il sospetto sul Paese X e invece è lo Stato Y. La «falsa bandiera», la manovra con la quale gli 007 fanno ricadere la responsabilità su un altro può diventare la costante, uno schermo per aumentare la confusione. La carta ideale nella sfida selvaggia tra Trump e la Clinton.

Fonte: qui

domenica 6 novembre 2016

LE NAVI DI PUTIN SONO IN SIRIA CARICHE DI MISSILI PER L'ULTIMO ASSALTO AD ALEPPO, ROCCAFORTE DEI RIBELLI ANTI-ASSAD

L'ATTACCO POTREBBE SCATTARE DURANTE L’ELECTION DAY NEGLI STATI UNITI 

OBAMA E PUTIN AVEVANO HANNO CONCORDATO DUE TREGUE MA NON HANNO RETTO: ORA SCATTA L’INFERNO

Giordano Stabile per “la Stampa”

ASSAD PUTINASSAD PUTIN
La lunga navigazione della portaerei Admiral Kuznetnov verso la Siria ha suscitato molte polemiche e preoccupazioni. E anche qualche presa in giro per la colonna di fumo eccessiva che usciva dalla sua ciminiera. Ma la vera mazzata finale sui ribelli assediati ad Aleppo potrebbe arrivare da un' altra nave russa, che ha attraversato il Bosforo senza dare troppo nell'occhio e dal Mar Nero si appresta a unirsi alla squadra ammiraglia in arrivo davanti al porto di Tartus. È la fregata lanciamissili Admiral Grigorovich, dotata dei micidiali Kalibr, missili cruise simili ai Tomahawk americani che dal mare potrebbero colpire le postazioni dentro la città con potenza devastante.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOLA BATTAGLIA DI ALEPPO
La Russia ha già usato i Kalibr in un paio di occasioni nella guerra in Siria. Ma ora nel mirino ci sono i quartieri orientali della città, dove assieme a 10 mila combattenti sono intrappolati oltre 200 mila civili. E lo schieramento di una flotta con le migliori unità della marina russa lascia presagire che la resa dei conti sia questione di giorni. Oltre alla fregata ci sono anche tre sottomarini in grado di lanciare i Kalibr. Segno che l' aumento della potenza di fuoco arriverà soprattutto dai missili, più che dai cacciabombardieri imbarcati sulla portaerei.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOBATTAGLIA DI ALEPPO
Il lungo giro della Kuznetnov dal Mar Artico al Mediterraneo, assieme all' incrociatore a propulsione nucleare Pietro il Grande, è ora visto dagli analisti militari più che altro come un' esibizione di potenza. La portaerei imbarca soltanto 10 Su-33 e quattro Mig-29K, «gli unici con capacità specifiche di attacco al suolo». E ci sono dubbi, sottolineati dall' analista Michael Kofman del Centre for Naval Analyses, sull' addestramento dei piloti a missioni di questo tipo. Non saranno quindi i cacciabombardieri dal mare a decidere le sorti della battaglia di Aleppo, ma l' impressionante dispiegamento missilistico.

LA BATTAGLIA DI ALEPPOBATTAGLIA DI ALEPPO
I movimenti delle navi fanno pensare che l'attacco potrebbe scattare proprio durante la giornata elettorale di martedì prossimo negli Stati Uniti, o subito prima. I ribelli hanno cercato di anticipare le mosse russe con un'offensiva scattata il 28 ottobre per rompere l'assedio. Migliaia di combattenti hanno assaltato le posizioni dell' esercito siriano a Sud-Ovest della città per aprire una breccia e raggiungere i quartieri assediati. Dopo una prima giornata di successi, con i governativi costretti a cedere i distretti di Minyan e Dahiyat al-Assad, l' attacco è finito in stallo.

ALEPPOALEPPO
Ieri violenti raid aerei hanno dato il via alla controffensiva di Damasco. Decine di insorti sono stati uccisi nei due distretti e gli altri hanno cominciato a ripiegare. Fonti filo-governative segnalano anche la concentrazione delle forze speciali siriane a Est e Nord di Aleppo. Sono le formazioni «Tigri», «Falchi del deserto» e la Brigata Al-Quds. Se i ribelli non riusciranno a dare slancio ai loro attacchi nei prossimi giorni scatterà probabilmente l' assalto di terra alla città.

Dal 30 settembre 2015, quando sono cominciati i raid russi, il regime di Bashar al-Assad è riuscito a ribaltare quasi completamente la situazione ad Aleppo. I ribelli controllavano allora quasi i due terzi della metropoli, ora poco più di un terzo e solo un decimo della popolazione.

l assedio di aleppo in siria 3L'ASSEDIO DI ALEPPO IN SIRIA 
I bombardamenti hanno fatto migliaia di vittime ma anche le formazioni jihadiste che occupano alcuni quartieri a Est, come Ahrar al-Sham e l' ex Al-Nusra, hanno colpito scuole e abitazioni con razzi e potenti mortai. Centinaia di civili sono stati uccisi anche a Ovest. Russia e Stati Uniti hanno concordato due tregue a febbraio e settembre. Non hanno retto. E ora per gli abitanti di Aleppo si annuncia un novembre di fuoco e distruzione.

Fonte: qui
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UNA PERSONA È STATA BLOCCATA E ARRESTATA DA AGENTI DI POLIZIA E UOMINI DEI SERVIZI SEGRETI AL COMIZIO DI DONALD TRUMP A RENO, IN NEVADA


VIDEO - POCHI ISTANTI PRIMA IL CANDIDATO ALLA CASA BIANCA ERA STATO TRASCINATO VIA DAL PALCO DAGLI AGENTI CHE VIGILANO SULLA SUA SICUREZZA



Una persona è stata bloccata a terra ed arrestata da agenti di polizia e uomini del Secret Service al comizio di Donald Trump a Reno, in Nevada. Pochi istanti prima il candidato alla Casa Bianca era stato letteralmente trascinato via dal palco dagli agenti che vigilano sulla sua sicurezza. Le immagini mostrano un giovane portato via al centro di un capannello di poliziotti, alcuni dei quali in assetto anti sommossa.
TRUMP PORTATO VIA DA UN COMIZIOTRUMP PORTATO VIA DA UN COMIZIO

Mentre Trump stava parlando un improvviso trambusto in sala, proprio sotto il palco. Poi le immagini mostrano arrivare due agenti del Secret Service, afferrare concitatamente il candidato alla Casa Bianca e portarlo via di corsa dietro le quinte.  Non è ancora chiaro cosa sia successo. Dopo alcuni minuti Trump è tornato davanti ai suoi fan e ha ripreso l'intervento affermando:"Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile per noi. Ma non ci fermeranno mai".

ARRESTATO UN UOMO AL COMIZIO DI TRUMPARRESTATO UN UOMO AL COMIZIO DI TRUMP
Donald Trump junior ha ritwittato sul suo account Twitter alcuni messaggi in cui si parla di "tentativo di assassinio". 

Il Secret Service ha però diffuso una dichiarazione in cui afferma come nessuna arma da fuoco sia stata trovata sul posto. "Improvvisamente in individuo non identificato di fronte al palco ha gridato 'gun' - si spiega - e alcuni agenti immediatamente lo hanno catturato. Dopo in controllo sull'uomo e nell'area circostante non è stata trovata alcuna arma".

Fonte: qui
TRUMP PORTATO VIA DA UN COMIZIOTRUMP PORTATO VIA DA UN COMIZIO

WIKILEAKS SVELA CHE UN ANNO FA JOHN PODESTA, MANAGER DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA CLINTON, FU INVITATO DA MARINA ABRAMOVIC A UNA SERATA “SPIRIT COOKING”

LO SPIRIT COOKING, UNA PERFORMANCE OCCULTISTA DOVE SI UTILIZZA ANCHE SANGUE D’ANIMALE PER SCRIVERE SUI MURI ED ENTRARE IN CONTATTO CON GLI SPIRITI (VIDEO)

Glauco Maggi per “Libero quotidiano”

HILLARY CLINTON E L OCCULTOHILLARY CLINTON E L'OCCULTO
La «Cena degli Spiriti» di un anno fa, che aleggia oggi sulla campagna di Hillary grazie a Julian Assange, introduce una scabrosa nota di mistero nella storia della sfida presidenziale del 2016. La succulenta rivelazione del party, offerta sempre da WikiLeaks, riguarda un invito che John Podesta, manager della Clinton oggi ed ex capo staff di Bill Clinton presidente negli Anni Novanta, aveva ricevuto per email il 28 giugno 2015, tramite suo fratello Tony, dall' artista Marina Abramovic.

MARINA ABRAMOVICMARINA ABRAMOVIC
Famosa per le sue performance masochiste, estrema frontiera dell' astratto concettuale, Marina aveva scritto: «Non vedo l'ora di averti allo Spirit Cooking a casa mia. Pensi di potermi dire se tuo fratello John si unisce alla compagnia?». Tony non perse tempo a girare l'invito a John: «Se sei a New York giovedì 8 luglio Marina vuole che tu venga alla sua cena».

Il piatto forte non era riportato nelle email, ma gli eruditi dell' occulto sanno che lo Spirit Cooking, un «sacramento» della religione di Thelema fondata da Aleister Crowley, usa tutti ingredienti naturali per il suo «menu»: sangue da mestruazioni, latte dal seno, urina e sperma, impastati da Marina in una performance horror che, alla fine, produce un «quadro».



john podestaJOHN PODESTA
L'accostamento privato, provato da WikiLeaks, del clan Clinton alla Abramovic ha dato a quest' ultima un ritorno di popolarità: su Internet si rivedono le sue esibizioni, da quella in cui si pugnala le mani con un coltello a quando posa con la testa di un caprone insanguinato, la rappresentazione del simbolo occulto Baphomet. Quanto ai Podesta, solo mercoledì prossimo si saprà se il bizzarro Spirit Cooking (il nome formale della cena) con l'amica «strega» ha portato buono o se era stata invece una Cena delle Beffe per il clan Clinton.

SPIRIT COOKINGSPIRIT COOKING
Intanto, i due contendenti passano le ultime tre giornate tra comizi negli Stati chiave e gli aggiornamenti dei sondaggi minuto per minuto. Trump ha anche finalmente ottenuto un riconoscimento ufficiale dal partito Repubblicano, che gli ha concesso lo spazio radiofonico del sabato, con il quale il partito di opposizione replica al discorso settimanale del presidente. Il magnate ha dichiarato di voler «eleggere una maggioranza repubblicana al Congresso» , suggellando così la pace con i vertici del Gop, per «cambiare questo sistema degradato e rendere di nuovo grande l' America, per tutti».

SPIRIT COOKINGSPIRIT COOKING
Da diversi giorni Donald è passato a condurre in dversi Stati e pure in Arizona: ha 4 punti di margine e la Corte Suprema è intervenuta per vietare il voto anticipato, dando uno schiaffo ai Dem che puntano molto sui volontari che fanno il porta a porta prima dell' 8 novembre. Secondo la media Rcp nazionale, Hillary è avanti di 1,7 punti nel testa a testa, e di 2 punti nella corsa a quattro (con il libertario e la verde), ma il maggior distacco è del Los Angeles Times, 5 punti pro Trump. In 37 milioni, fino a venerdì, avevano già riconsegnato le schede, che saranno aperte però solo martedì.
SPIRIT COOKINGSPIRIT COOKING

Anche Wall Street sta dicendo la sua, ed è pro Trump con le nove sedute negative consecutive che non si vedevano dal 1980: quando la Borsa va male, di solito perde il partito al potere e vince il nuovo. Così, gli indicatori di mercato danno l' 86% di chance al Gop.

Fonte: qui




P.S. Grazie a Wikileaks si è potuto apprendere che il capo della sua campagna elettorale, John Podesta, riceve inviti a cena da Marina Abramovic, “artista” nota per la sua, diciamo così, eccentricità.

Podesta è stato invitato ad una “Spirit Cooking” a casa della Abramovic, ovvero ad una cena che si svolge sulla base di un rituale disgustoso elaborato da Alesteir Crowley, il padre del satanismo

Sarà un caso?


Thetrumpreport, Tradotto qui


Amico di Assange rivela la “gola profonda” di WikiLeaks su email staff di Hillary Clinton


Una fonte nella stanza dei bottoni a Washington è responsabile di aver fornito la corrispondenza elettronica di John Podesta, il direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton del Partito Democratico, la Russia non c'entra nulla.

Lo ha detto in un'intervista con Sputnik Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan e rappresentante del Partito Nazionale di Scozia e amico molto vicino del fondatore di WikiLeaks Julian Assange. 

"La fonte che ha rivelato queste mail non ha alcun legame con la Russia. Sono venuto a conoscenza dell'identità di questa persona quando ero a Washington un paio di mesi fa ed avevo presieduto la giuria per il premio intitolato Sam Adams assegnato agli informatori", — ha dichiarato Murray. 

"La gola profonda che ha rivelato queste mail frequenta i circoli di potere a Washington. Se volete sapere di chi si tratta, andate a cercarla lì, ma non in Russia", — ha aggiunto. 

Ai primi di ottobre durante una videoconferenza con Berlino Assange aveva promesso entro la fine dell'anno di pubblicare "informazioni sensibili" sui governi di 3 Paesi e sulle elezioni americane. 

Martedì ha pubblicato la 25esima parte della corrispondenza riservata di Podesta. 

Questa estate si è saputo della violazione degli hacker del sistema informatico del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente della direzione dei Democratici Debbie Wasserman Schultz si è dimessa dopo le rivelazioni di WikiLeaks sui dettagli scandalosi della corrispondenza dell'apparato del partito; era stato sostenuto che i dati erano stati trasferiti dall'hacker con il nickname Guccifer 2.0. I pirati informatici erano riusciti a penetrare nei sistemi delle organizzazioni del Partito Democratico responsabili per le elezioni e le primarie. 

E' stato inoltre riferito che gli hacker sarebbero entrati in possesso dei dati del passaporto della first lady Michelle Obama. I rappresentanti del Partito Democratico e della Clinton hanno denunciato il coinvolgimento in questi attacchi della Russia, che aveva l'obiettivo di influenzare i risultati delle elezioni presidenziali. 

Tuttavia le accuse non sono state supportate da nessuna prova oggettiva.

Il presidente russo Vladimir Putin, parlando delle accuse contro Mosca sugli attacchi hacker, ha affermato che i dati pubblicati non giovano gli interessi della Russia e l'isteria attorno a questa vicenda serve a distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dal loro contenuto.

Fonte: sputniknews.com