9 dicembre forconi: cyber terrorismo
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sabato 13 gennaio 2018

Il Terabyte della morte potrebbe paralizzare l’intero sistema di comando militare USA

Gli attacchi del terabyte della morte contro una infrastruttura militare potrebbero rappresentare un pericolo nel caso dovessero toccare le reti e le funzioni di comando e gestione, e quindi minare il controllo delle forze armate, ha detto il principale analista del "Centro pubblico regionale per le tecnologie di Internet" Urvan Parfentiev.
Il Pentagono ha annunciato la crescita del numero e della scala degli attacchi informatici contro il dipartimento militare statunitense. Il capo dell'Ufficio dei sistemi d'informazione della difesa del Pentagono, il tenente-generale Alan Lynn, ha detto che nel 2015 un attacco da un gigabyte era considerato "cosa seria", ma ora hanno raggiunto i 600 gigabyte, e in un prossimo futuro l'agenzia si appresterà ad affrontare mortali attacchi di diversi "terabyte". Lynn si è detto preoccupato per la potenza degli attacchi informatici, ma allo stesso tempo ha sostenuto che il Pentagono è pronto per affrontarli.
"In realtà, qualsiasi infrastruttura vitale è sempre obiettivo di attacchi. In alcuni casi, il criminale informatico in tal modo si autorealizza o lavora come rappresentante in comunità specializzate, ma spesso abbiamo a che fare con l'uso di armi informatiche che si tenta di utilizzare in condizioni di scontro reale o contro un vero nemico. Un attacco al Pentagono in questo caso potrebbe rappresentare un tentativo di mettere fuori controllo il centro di controllo principale responsabile del coordinamento delle forze armate degli Stati Uniti" spiega FBA "Ekonomika Segodnya".
Il generale Lynn aggiunge che parlando di attacchi informatici, egli non intendeva solo attacchi al punto di accesso a internet, ma anche altri "metodi unici e diversi che in precedenza non erano mai stati visti o presi in considerazione al Pentagono". Un attacco del "terabyte della morte" contro il Ministero della difesa degli Stati Uniti avverrà, è solo una questione di tempo.
Nel caso di un attacco del "terabyte della morte", bisogna prima capire di che tipo di attacco si parla. Parfentev dichiara che consiste principalmente di attacchi DDOS che semplicemente sovraccaricano il server attaccato, ma la possibilità di sovraccarico è determinata unicamente dalle sue specifiche tecniche.
"È chiaro che con il progresso della tecnologia informatica le macchine possono sostenere attacchi sempre più potenti, ma gli hacker di certo non stanno con le mani in mano, al contrario aumentano costantemente il proprio potenziale e migliorano i malware utilizzati. Nella maggior parte dei casi l'attacco viene eseguito dalle reti pubbliche, poiché in una rete chiusa, gli utenti esterni non possono entrare. Il terabyte della morte ha una natura esterna simile.
Finché l'attacco informatico non incide sulle reti e sulle funzioni di comando e controllo le sue conseguenze non sono così gravi. Se invece l'attacco mira proprio al processo di comando e di gestione, esso può facilmente generare una paralisi del sistema. In questo caso, il centro di gestione perde la capacità di trasmettere segnali per tempo, ricevere informazioni tempestivamente e di esercitare il controllo sulle forze armate" conclude il generale.
Ricordiamo che in precedenza il Washington Post ha reso nota l'approvazione da parte del presidente Obama dell'utilizzo di armi cibernetiche contro le infrastrutture russe. Gli esperti hanno definito questo segnale un "equivalente digitale di una bomba", che potrebbe essere utilizzata in caso di un peggioramento delle relazioni.
Fonte: qui

lunedì 7 novembre 2016

SECONDO LA NBC, GLI HACKER AMERICANI HANNO VIOLATO LE RETI STRATEGICHE RUSSE

E SONO PRONTI A COLPIRE NEL CASO I PIRATI INFORMATICI DI PUTIN INTERVENGANO NELLE PRESIDENZIALI USA 

MOSCA: “SE NON VI SARÀ UNA SMENTITA UFFICIALE CONSIDEREREMO TUTTO QUESTO COME UN ATTO DI TERRORISMO DI STATO”

Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”

HACKERSHACKERS
I cyber terroristi americani hanno violato le reti strategiche russe e sono pronti a colpire nel caso gli hacker di Mosca interferissero nelle presidenziali Usa. Un avviso di rappresaglia, un segnale di deterrenza. Ma il fatto stesso che la notizia sia stata passata alla rete Nbc la rende meno pesante, ma nulla toglie al pessimo clima nei rapporti tra i due rivali.

La rete televisiva, che aveva già rivelato giorni fa la possibilità di una ritorsione, ha sostenuto che i commandos digitali si sono intrufolati nel network del Cremlino e in altri apparati sensibili della Russia, quindi hanno organizzato quella che potrebbe diventare un'imboscata nel caso accada qualcosa l' 8 novembre. Una mossa dopo che i pirati del gruppo Guccifer 2.0 - considerati dall' intelligence vicino ai russi - hanno detto di «monitorare dall' interno» la consultazione.

HACKER 1HACKER 
Minaccia velata legata a quella di possibili incursioni contro il sistema elettorale, un'ipotesi peraltro evocata a più riprese da Washington durante la campagna. Le indiscrezioni dell'emittente hanno innescato il commento duro del Cremlino: «Attendiamo spiegazioni, se non vi sarà una smentita ufficiale considereremo tutto questo come un atto di terrorismo di Stato». Poi la rassicurazione a consumo interno: «Siamo pronti a fronteggiare qualsiasi minaccia».

Le schermaglie, che vanno sempre scremate della propaganda, non si allontanano da quanto le due potenze stanno organizzando da tempo. Il Cyber Command statunitense, nato nel 2009, ha ricevuto indicazioni precise e strategiche da molto tempo. I suoi uomini devono fortificare lo scudo, ampliare le protezioni per neutralizzare i colpi degli hacker avversari. Siano quelli legati ai servizi di Mosca o appartengano a grandi gruppi criminali. Oppure «armati» dalla Cina e dai nordcoreani.
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Ma dalla difesa i soldati senza fucile devono passare rapidamente all' offesa, duplicando via web quello che avviene sul campo di battaglia. Ed ecco le operazioni speciali affidate a unità d' élite, alcune delle quali già impiegate nel contrasto dello Stato Islamico. Attività condotte insieme alla Nsa e alla Cia.

Ma invece che agire dietro le linee, si infilano negli apparati elettronici, nei siti, nei database, negli uffici, nelle strutture industriali per carpire informazioni, sabotare, danneggiare. E se non bastano le tattiche veloci, il piano prevede offensive più ampie, che devono saturare gli obiettivi dell' avversario.

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Gli ordini partono dalla base di Fort Meade, Maryland, costruita non a caso a fianco della Nsa, e sono poi distribuiti in una serie di «sotto-centri» dove operano marines, avieri, marinai, soldati. Questo per coprire un ampio spettro di interventi e su più livelli.
I mezzi usati da amici o nemici consentono un' operatività nell' arco delle 24 ore. In teoria non c' è mai una tregua.

Tutti spiano, tutti conducono ricognizioni nel cyber spazio. A Washington tracciano le visite degli «indiscreti», non sempre identificabili con sicurezza. Una volta acchiappavano la spia e, alla fine, sapevano da dove veniva. Poteva anche essere oggetto di uno scambio. Ma nella guerra via computer la prova spesso non c' è oppure può essere truccata.
Hai il sospetto sul Paese X e invece è lo Stato Y. La «falsa bandiera», la manovra con la quale gli 007 fanno ricadere la responsabilità su un altro può diventare la costante, uno schermo per aumentare la confusione. La carta ideale nella sfida selvaggia tra Trump e la Clinton.

Fonte: qui