9 dicembre forconi

sabato 16 novembre 2019

A RIMINI UN 70ENNE PERCEPIVA IL REDDITO DI CITTADINANZA PUR ESSENDO PROPRIETARIO DI ALBERGO CHE HA UN VALORE STIMATO DI OLTRE 800MILA EURO

L'ANZIANO VOLPONE È STATO SMASCHERATO DALLA GUARDIA DI FINANZA CHE HA SCOPERTO CHE L’UOMO USUFRUIVA DAL 2017, INDEBITAMENTE, GIÀ DI ALTRE PRESTAZIONI SOCIALI, EROGATE DALL’INPS…

Percepiva il reddito di cittadinanza ma era proprietario di un albergo. Il settantenne tra qualche giorno avrebbe ricevuto la 'ricarica'. E invece d’ora in poi la sua card resterà a secco. Percepiva il reddito di cittadinanza da ormai diversi mesi, il beneficio, però, era frutto di dichiarazioni false.
reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA

Unico componente del nucleo familiare aveva, infatti, attestato di non avere altri redditi, ma solo una pensione sociale. In pratica si è ben guardato di dichiarare le proprietà immobiliari e così ha ottenuto una certificazione Isee alterata, ma idonea ad ottenere il reddito di cittadinanza.

Il beneficiario in questione infatti è stato “smascherato” dai militari della Guardia di Finanza del Gruppo Rimini che dal mese di settembre scorso hanno avviato una mirata analisi dei dati sui percettori del beneficio residenti nella provincia. L’uomo in sostanza ha “dimenticato” di essere proprietario di un albergo (attualmente non attivo) del valore commerciale stimato pari a oltre 800mila euro e, per evitare eventuali controlli, ha dichiarato di essere residente presso un’abitazione non di proprietà. Requisiti patrimoniali che, di fatto, non avrebbero consentito all’uomo di percepire il sussidio.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Ulteriori verifiche hanno accertato che l’uomo usufruiva dal 2017, indebitamente, già di altre prestazioni sociali, erogate sempre dall’INPS. Il responsabile è stato segnalato alla competente Autorità Giudiziaria e agli uffici INPS per la revoca immediata del beneficio e per il recupero delle somme indebitamente percepite.

Per l’indebita percezione del reddito di cittadinanza, le pene sono severe: la legge prevede anche la reclusione da due a sei anni per chiunque presenti dichiarazioni false oppure ometta informazioni dovute. È prevista la reclusione da uno a tre anni nei casi in cui si ometta la comunicazione, all’Ente erogatore, delle variazioni di reddito, del patrimonio o del nucleo familiare, nonché informazioni dovute e rilevanti ai fini della riduzione o revoca del beneficio.

Fonte: qui

LA NOTIZIA CHE ARCELOR TERRÀ APERTA L'ILVA FINO A MAGGIO VENIVA DA MICHELE EMILIANO, E QUINDI NON POTEVA CHE ESSERE SMENTITA: LA MORSELLI CHIUDERÀ GLI IMPIANTI TRA DICEMBRE E GENNAIO

IL SINDACALISTA PALOMBELLA: ''SE RESTI A TARANTO SINO A MAGGIO MA CON GLI IMPIANTI FERMI, NESSUNA PRODUZIONE E COL PERSONALE RICONSEGNATO ALLE AZIENDE, CHE CE NE FACCIAMO? ANZI, SE DEVE FAR “MORIRE” LA FABBRICA, A QUESTO PUNTO È MEGLIO CHE VADA VIA PRIMA''
Domenico Palmiotti per www.ilsole24ore.com

Il siderurgico di Taranto ArcelorMittal verso la fermata. L’ad Lucia Morselli ha incontrato i sindacati e comunicato un piano di chiusure degli impianti. Si parte con l'altoforno 2 il 13 dicembre, l'altoforno 4 il 30 dicembre e l'altoforno 1 il 15 gennaio. Il Treno nastri 1 chiuso tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini di lavoro. Nella mattinata di giovedì 14 novembre l’azienda ha comunicato ai sindacati che dal 26 novembre sarà fermato anche il Treno nastri 2.

MICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIOMICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIO
Programmata anche la chiusura di cokerie e centrali elettriche. Già fermi altri impianti come il Treno lamiere, il Treno nastri 1 è una delle due linee di agglomerazione. “Se ancora non fosse chiaro, la situazione sta precipitando in un quadro drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica” ha affermato Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl. “Questo piano - dice Bentivogli - modifica sostanzialmente le previsioni Aia”. Per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, “che ArcelorMittal resti a Taranto sino a maggio ma con gli impianti fermi, nessuna produzione e col personale riconsegnato alle aziende da cui è arrivato, che me ne faccio, anzi che ce ne facciamo? Anzi, se deve far “morire” la fabbrica, a questo punto è meglio che vada via prima, altroché.

Perché Mittal potrà anche non andarsene prima di maggio, come ritiene Emiliano, ma può fermare e spegnere impianti, stoppare linee produttive. Ed chiaro che poi, per i commissari dell'amministrazione straordinaria - afferma Palombella -, rimettere mano agli impianti dopo una lunga fermata e far ripartire la fabbrica sarà un compito davvero improbo. Ecco, il tema che oggi abbiamo è che si fa per non andare al progressivo spegnimento del siderurgico. Perché questo nella sostanza sta accadendo: è ferma da venerdì una delle linee di agglomerazione, altri impianti sono fermi, tutta la fabbrica viaggia ad un passo di marcia ridottissimo e ora arriva l'ordine del blocco totale” conclude Palombella.
MICHELE EMILIANOMICHELE EMILIANO

C’è confusione sotto il cielo di ArcelorMittal. Fonti vicine all’azienda affermano che l’ad Lucia Morselli non ha dichiarato al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, nell’incontro, in Regione Puglia, a Bari, che la società rimane sino a maggio nella gestione degli impianti.

Perché sarà a maggio 2020 che il Tribunale di Milano si pronuncerà sulla fondatezza dell’atto di citazione depositato da ArcelorMittal e col quale la società chiede di accertare e dichiarare le ragioni a base del recesso dal contratto.

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lucia morselli 2LUCIA MORSELLI 2
E anche il sindacato, col segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, conferma che l’azienda gli ha detto di non aver comunicato al governatore pugliese che rimane sino a maggio. «Anzi, ho appreso che dal 26 novembre fermano pure il Treno nastri 2» aggiunge Palombella.

È stato il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, ad aver ricevuto la telefonata di Emiliano dopo l’incontro con Morselli. Il governatore, secondo la versione di Marinaro, gli ha comunicato due cose: primo, che ArcelorMittal pagherà le fatture scadute dell’indotto e che il ritardo è dovuto solo a verifiche contabili e amministrative a seguito del cambio dei dirigenti e delle figure tecniche preposte al controllo (la notizia dei pagamenti non è stata smentita); secondo, che ArcelorMittal non va via scaduti i 30 giorni, cioè ai primi di dicembre, dall’avvio della procedura di recesso, ma resta sino a maggio e gestisce il gruppo.
ilvaILVA

Emiliano: la mia è deduzione logica
Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha ribadito giovedì che la sua era una deduzione logica, visto che il Tribunale di Milano si pronuncerà appunto a maggio sull’atto di ArcelorMittal. Un cambio di rotta, questo, spiegato così nelle scorse ore: ad ArcelorMittal è stato fatto capire che andando allo scontro, ci sarebbero potuti essere rischi serii perchè il fronte avverso era molto determinato.

Battaglia civilistica e penale
Secondo fonti vicine al dossier, consultate dal “Sole 24 Ore”, il ricorso cautelare urgente, in base all’articolo 700 del Codice di procedura civile, che a Milano stanno preparando commissari di Ilva e legali, conterrebbe anche risvolti penali che chiamano in causa ArcelorMittal.

ilva taranto 5ILVA TARANTO 
Dunque, si potrebbe profilare non solo una battaglia civilistica ma anche penale. E in relazione alle notizie diffusesi lungo l’asse Bari-Taranto e rimbalzate altrove, sino a qualche ora fa c’era l’ipotesi che i legali di Ilva temporeggiassero circa il deposito al Tribunale di Milano del ricorso cautelare. Un’attesa che parrebbe tattica in attesa di capire come evolve la partita e che mosse fa la multinazionale. Il ricorso cautelare è in fase di stesura e in un primo momento si è parlato di deposito il 15 novembre.

L’incontro con i sindacati
Domani pomeriggio i sindacati andranno al ministero dello Sviluppo economico per l’incontro sulla procedura di riconsegna del personale alle aziende concedenti che ArcelorMittal ha notificato qualche giorno fa, annunciano i vertici di Fim Cisl e Uilm. «In quella sede verificheremo quali sono i comportamenti dell’azienda e cosa ci dirà», aggiungono.

La procedura di riconsegna del personale, i 10.700 assunti da ArcelorMittal, di cui 8.200 a Taranto, era stata annunciata dall’ad Morselli ai sindacati a Taranto martedì sera della scorsa settimana, in un incontro in stabilimento, quindi notificata il giorno dopo, mercoledì, agli stessi sindacati mentre i Mittal, a capo dell’omonima multinazionale, si accingevano a varcare il portone di Palazzo Chigi per incontrare il premier Conte e diversi ministri, incontro conclusosi con un nulla di fatto, anzi con la dichiarazione di 5mila esuberi da parte dell’azienda.
calenda bentivogliCALENDA BENTIVOGLI

A seguito della notifica della lettera in base all'articolo 47, la Fim Cisl aveva fatto un primo sciopero da sola di 24 ore a Taranto, a partire dalle 15 di mercoledì scorso. In seguito Fiom Cgil e Uilm ne avevano annunciato un altro, sempre di 24 ore, per venerdì scorso a Taranto, quindi si era arrivati alla decisione unitaria di farlo tutte e tre insieme le sigle sindacali sempre per venerdì scorso, di 24 ore, indotto compreso, sciopero poi fatto, anche se l'adesione nel siderurgico non è stata significativa.

Da Patuanelli le imprese dell’indotto
Il 14 novembre, le aziende dell’indotto ArcelorMittal Italia, aderenti a Confindustria Taranto, terranno, assieme ad una delegazione formata da rappresentanti della Provincia, del Comune di Taranto e dai sindaci della provincia di Taranto, un presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico. Lo annuncia Confindustria Taranto. «Una delegazione ristretta, guidata dal presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, incontrerà alle 14 il ministro Stefano Patuanelli, al quale sarà consegnato un documento sulla vicenda ArcelorMittal - annuncia Confindustria Taranto - e lo stesso documento sarà portato all'attenzione, nella stessa giornata, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte».
patuanelli contePATUANELLI CONTE

A Patuanelli la delegazione illustrerà «la situazione di emergenza in cui le aziende si ritrovano dopo che ArcelorMittal Italia ha lasciato lo stabilimento, senza aver corrisposto alle stesse aziende fornitrici l'ammontare dei crediti maturati, pari a circa 50 milioni di euro. Una situazione gravissima - si afferma - che sta già dando luogo al ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle stesse imprese. In alcuni casi si parla di licenziamenti. La platea dei dipendenti dell'indotto ex Ilva di Taranto ammonta a circa 6 mila unità. Queste aziende - dice Confindustria Taranto - hanno già sacrificato 150 milioni di euro nel passaggio fra Ilva e Ilva in As, fra il 2014 e il 2015 (crediti confluiti nello stato passivo)».

Indotto non in grado di assicurare gli stipendi
Confindustria Taranto sostiene che in assenza di soluzioni, le imprese non saranno in grado di assicurare gli stipendi ai dipendenti, motivo per cui «oggi pretendono delle risposte non più procrastinabili». «C’è il pericolo stipendi per i nostri dipendenti e se ArcelorMittal non farà presto i bonifici, gli stipendi non ci sono. Gli imprenditori restano comunque preoccupati e oggi andiamo dal ministro Patuanelli», commenta il presidente Marinaro.

Fonte: qui

SETTE EXIT STRATEGY PER LASCIARE TARANTO: ECCO LE RICHIESTE DELL'AZIENDA AL TRIBUNALE

Rosario Dimito per “il Messaggero
giuseppe conte contratto ilvaGIUSEPPE CONTE CONTRATTO ILVA

«In base all'art. 27.5 del Contratto, l'affittuario ha il diritto di recedere qualora un provvedimento comporti l'annullamento in parte qua del dcpm che ha approvato il piano ambientale in maniera tale da rendere impossibile l'esercizio dello stabilimento di Taranto; oppure modifiche del piano ambientale che rendano non realizzabile sotto il profilo e/o economico il piano industriale».

E' uno dei passaggi-chiave dell'atto di citazione (37 pagine più 37 allegati), depositato due giorni fa da ArcelorMittal al tribunale di Milano, assegnato alla sezione A specializzata in materie delle imprese presieduta da Claudio Marangoni. ArcelorMittel chiede ai giudici di svincolare Am InvestCo, che ha in affitto i rami d'azienda di Taranto, dall'operazione sulla ex Ilva che ha nello stabilimento di Taranto il suo fulcro. Ma vediamo l'impianto complessivo che fa da sfondo all'attivazione delle sette possibili vie di uscita, partendo dal piano ambientale del 14 marzo 2014 che prevedeva una serie di interventi di bonifica.

LE GARANZIE
ilvaILVA
«L'eliminazione della protezione legale integra certamente una modifica al piano ambientale che rende non più realizzabile il piano industriale oltre che impossibile l'esercizio dello stabilimento di Taranto», scrivono nell'atto, il professor Romano Vaccarella e sei legali dello studio Cleary Gottlieb guidati da Giuseppe Scassellati e Ferdinando Emanuele. Am InvestCo ha sottoscritto il contratto d'acquisto il 28 giugno 2017 iniziando l'affitto dall'1 novembre 2018 previo pagamento di 180 milioni annui in 4 rate con successivo acquisto per 1,8 miliardi con l'obbligo di investire 1,25 miliardi per ammodernare Taranto più 1,5 miliardi per il piano ambientale.

ilva taranto 9ILVA TARANTO 
In presenza di investimenti da fare, «la protezione legale garantiva proprio di non incorrere in responsabilità anche penali svolte in ottemperanza al piano ambientale». E Arcelor ha accettato «di stipulare il contratto sul presupposto della protezione legale». Ma il dl 210/2019 ha tolto lo scudo.

Ed è la prima causa della retromarcia di Arcelor. L'altra è legata alle vicende dell'Altoforno 2, iniziate l'8 giugno 2015 con la morte di un operaio: dieci giorni dopo la procura di Taranto ha proceduto al sequestro preventivo di Afo2 senza facoltà d'uso, salvo il decreto del 4 luglio di autorizzazione alla gestione «a condizione che Ilva adottasse un piano recante misure e attività aggiuntive per la sicurezza del lavoro».

Quindi si sono susseguite istanze di restituzione dell'impianto, prescrizioni, intervento del custode giudiziario, revoca del sequestro: «Ilva non ha tempestivamente informato Am InvestCo né della relazione del custode né della revoca del sequestro». Il giudice ha quindi ordinato lo spegnimento dell'impianto secondo un cronoprogramma, dopo che il gup di Taranto aveva rigettato il dissequestro.
arcelor mittalARCELOR MITTAL

Nel frattempo Ilva ha presentato al tribunale istanza per chiedere la facoltà d'uso di Afo2 con differimento dello spegnimento. E siccome «tale istanza era subordinata all'esecuzione di prescrizioni inattuate, Ilva ha richiesto un termine di 150 giorni per eseguire le analisi del rischio e di 180 giorni per l'automazione del processo produttivo nel campo di colata.

Questo ping pong è durato mesi. «L'effettuazione delle analisi di rischio dovrà essere effettuata in 54 giorni» hanno disposto i giudici il 21 ottobre 2019, mentre per le altre prescrizioni sono stati concessi 84 giorni. «Amco InvestCo ha scritto ai concedenti per chiedere chiarimenti su come intendessero rispettare i suddetti termini considerato che secondo i loro consulenti, occorrerebbero 15 mesi per eseguire progetti sull'automazione».

Il 30 ottobre con una missiva le concedenti «hanno comunicato che secondo il custode giudiziario la prescrizione dei progetti e dei cronoprogrammi sull'automazione entro il 13 novembre sarebbe sufficiente per ottemperare all'ordinanza del riesame». Per Arcelor, Afo2 in assenza di certezze potrebbe essere nuovamente spento «e in tal caso verrebbero spenti anche gli altiforni 1 a 4».

LE MODALITÀ
Tutto questo sorregge le sette exit strategy ipotizzate per sciogliere il contratto. In via principale c'è il «recesso dal contratto di affitto con obbligo di acquisto dei rami d'azienda». In subordine «dichiarare che il contratto si è risolto per l'impossibilità sopravvenuta», con ulteriore subordinata «perchè ne è venuto meno un presupposto essenziale», ancora più subordinato «annullare il contratto di affitto con obbligo di acquisto per dolo delle convenute e/o risolverlo a causa di gravi inadempimenti».

In via estrema nel caso in cui il Tribunale ritenesse il contratto ancora parzialmente eseguibile, «dichiararlo risolto per effetto del recesso che le attrici esercitano con il presente atto». E «in ogni caso accertare che ciascuno dei contratti di affitto si è risolto per le clausole risolutive espresse». Infine dichiarare che «le convenute sono tenute a eseguire gli adempimenti previsti dall'art. 27 del contratto a seguito della cessazione del rapporto di affitto diversa dall'esercizio dell'obbligo di acquisto».

Fonte: qui


ARRESTATI 11 NIGERIANI CHE AVREBBERO "RECLUTATO" GIOVANI DONNE, ANCHE MINORENNI, NEL LORO PAESE, PER AVVIARLE ALLA PROSTITUZIONE A ROMA

LE RAGAZZE VENIVANO TRASPORTATE IN LIBIA CON CAMION O BUS E DA LÌ, ATTRAVERSO DEI BARCONI, RAGGIUNGEVANO LE COSTE ITALIANE. 
UNA VOLTA SBARCATE LE RAGAZZE SI ALLONTANAVANO DAI CENTRI D'ACCOGLIENZA PER RAGGIUNGERE LE VARIE "GHOST MOMMY" CHE LE AVVIAVANO AL MARCIAPIEDE…
PROSTITUTE NIGERIANEPROSTITUTE NIGERIANE
(ANSA) - Avrebbero "reclutato" giovani donne, anche minorenni, in Nigeria, che venivano trasportate in Libia con camion o bus e da lì, attraverso "barconi", raggiungevano le coste italiane. Una volta sbarcate le ragazze si allontanavano dai centri d'accoglienza per raggiungere le varie "ghost mommy" che le avviavano poi alla prostituzione nella Capitale. Sono 11 le misure cautelari che stanno eseguendo i poliziotti della Squadra Mobile a carico di altrettanti nigeriani. Tra le accuse sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù.
prostituta nigerianaPROSTITUTA NIGERIANA

L'attività investigativa ha permesso di accertare la "rotta" seguita dagli organizzatori. Dalle prime ore di questa mattina, i poliziotti della Squadra Mobile di Roma stanno eseguendo 11 misure cautelari emesse dal gip di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di altrettanti soggetti di nazionalità nigeriana, responsabili a vario titolo ed in concorso dei reati di tratta di esseri umani, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù.

14 Novembre 2019

Fonte: qui

UN ALTRO STOP PER URSULA VON DER LEYEN: RIMANDATO IL CANDIDATO UNGHERESE, OLIVER VARHELYI

AL MOMENTO DI DARE IL VIA LIBERA ALLA NOMINA, LA MAGGIORANZA SI È SPACCATA 
LA VON DER LEYEN GLI HA AFFIDATO IL PORTAFOGLIO ALL'ALLARGAMENTO E MOLTI CONSIDERANO RISCHIOSO ASSEGNARE UNA DELEGA COSÌ STRATEGICA ALL'UOMO DI ORBAN…
Marco Bresolin per "La Stampa"

ursula von der leyenURSULA VON DER LEYEN
La maggioranza europarlamentare di Ursula von der Leyen dà qualche segno di vita. Ma sono segnali a intermittenza e proprio per questo il cammino della prossima presidente della Commissione rimane costellato di incognite. Che non sono soltanto politiche, ma anche giuridiche: ieri il Regno Unito ha fatto sapere a Bruxelles di non voler nominare un commissario britannico. Il che - secondo una portavoce del prossimo esecutivo Ue - porta a una situazione «eccezionale, complessa e senza precedenti».

laszlo trocsanyi 3LASZLO TROCSANYI 
La giornata di ieri si è aperta con l' audizione del candidato commissario ungherese, il diplomatico Oliver Varhelyi. Viktor Orban aveva puntato su di lui dopo che il Parlamento Ue aveva bocciato Laszlo Trocsanyi. «Non sarò un uomo di Orban» ha specificato ieri Varhelyi in commissione Affari Esteri, ma non è bastato.
Al momento di dare il via libera, la maggioranza si è spaccata: socialisti e liberali hanno votato contro, insieme con i verdi e la sinistra. A favore dell'ungherese si è creata una coalizione di destra (popolari, conservatori e sovranisti) che però non è stata sufficiente (servivano i due terzi).
viktor orban laszlo trocsanyiVIKTOR ORBAN LASZLO TROCSANYI
Ora dovrà rispondere ad alcune questioni scritte entro lunedì: in caso di bocciatura, dovrà sottoporsi a una nuova audizione, rallentando così la tabella di marcia. Von der Leyen gli ha affidato il portafoglio all' Allargamento e molti parlamentari considerano rischioso assegnare una delega così strategica all' uomo di Orban. È andato tutto liscio, invece, per la romena Adina Valean (Trasporti) e soprattutto per il francese Thierry Breton (Mercato Interno, Difesa e Industria), il vero osservato speciale. A differenza di Sylvie Goulard ha passato l' esame.
ursula von der leyen 4URSULA VON DER LEYEN 
Oltre ai liberali, ha incassato il sostegno dei popolari, dei conservatori e soprattutto dei socialisti, che soltanto tre giorni fa non avevano dato il loro via libera durante il pre-esame a causa dei possibili conflitti di interessi. Procedura per Londra Ieri però il gruppo S&D ha sotterrato l' ascia di guerra, evidentemente soddisfatto delle concessioni fatte da Von der Leyen: 24 ore prima la tedesca aveva infatti apportato alcune modifiche «cosmetiche» alla denominazione di alcuni portafogli («Proteggere» il nostro stile di vita europeo, per esempio, è stato cambiato in «promuovere»).
laszlo trocsanyiLASZLO TROCSANYI
Teoricamente, resta aperta la finestra del 1 dicembre per l' entrata in carica della nuova Commissione. Ma c' è l' incognita britannica: Londra non ha nominato un commissario e l' esecutivo Ue ha immediatamente aperto una procedura, chiedendo risposte entro il 22 novembre. Essendo il Regno Unito ancora un membro Ue a tutti gli effetti, c' è il timore che una Commissione a 27 possa essere in contrasto con i Trattati (che prevedono un commissario per ogni Stato membro). Gli uffici legali delle istituzioni Ue se ne stanno occupando per cercare di sbrogliare la matassa. 
15 Novembre 2019
Fonte: qui

venerdì 15 novembre 2019

NON AVETE SAPUTO DEL “JAN PALACH” FRANCESE

Poiché   ho  vito che  il TG5  (ormai Tg-Carfagna)  ha dedicato un lungo servizio ai disordini di Hong Kong  dei “giovani” che chiedono “la democrazia”,   non ha avuto modo né tempo di mostrare come la  democrazia  sta funzionando a Parigi.


Lo studente Jan Palach si diede fuoco a Praga il 19 gennaio 1969, per denunciare il comunismo e la invasione sovietica.  E’  successo anche a Lione.


Soprattutto,  le tv italiane non hanno dato la seguente notizia:
a Lione, uno studente di 22 anni s’è dato fuoco davanti alla residenza universitaria dove abitava, sulla pubblica strada, in  pieno giorno. Ha lasciato  sui social la sua motivazione: una denuncia in piena  regola, lucida e atroce, del massacro sociale,  la povertà, la mancanza di prospettive di cui è responsabile la svalutazione salariale imposta dalla UE e dall’euro.
Lyon : un étudiant «brûlé à 90%» après s’être immolé par le feu en pleine rue


“Mi hanno ucciso Macron, Sarkozy, Hollande e la UE”

Traduco il suo disperato messaggio:
Oggi commetto l’irreparabile. Scelgo l’edificio universitario non a caso:  ho preso di mira un luogo politico, il ministero della ricerca e dell’università e per l’estensione il governo.
Racconta che, non avendo superato un esame, ha perso  la borsa di studio. “Ma anche quando l’avevo, 450 euro  al mese, bastano per vivere?
[…]
E dopo questi studi, quanto tempo dovremo  lavorare e pagare i contributi per una pensione decente? E avremo la possibilità di pagare i contributi, con la disoccupazione di massa?
E fa sua la richiesta del sindacato studentesco socialista: salario a vita e riduzione a 32 ore dell’ lavoro (una storica rivendicazione  socialista francese: “lavorare meno per lavorare tutti”).
Prosegue:  “Lottiamo contro l’ascesa del fascismo che non fa che dividerci, e del liberalismo che crea le ineguaglianze.
Io accuso Macron, Hollande, Sarkozy e la UE di avermi ucciso   creando  questa incertezza sul futuro  di tutti noi,  accuso anche Le Pen e gli editorialisti di aver creato paure secondarie.
Il mio ultimo desiderio  è che i compagni  continuino la lotta. Viva il socialismo, viva l’autogestione, viva la sicurezza sociale”.
Ora,  provate solo a immaginare se uno studente si fosse dato fuoco in una piazza di Mosca o davanti all’università di Pechino o Hong Kong: riuscite  solo a farvi un’idea dell’immenso clamore mediatico, del piagnisteo universale contro “le dittature”,  della risonanza politica internazionale che questo tremendo evento  avrebbe? Avete solo un’idea della glorificazione  che i media  farebbero dello studente auto-immolatosi “per la libertà”?  Le tv ci racconterebbero tutto della sua vita, mostrerebbero tutte  le  sue foto,  intervisterebbero la madre affranta, darebbero voce ai compagni e alle  loro rivendicazioni ed atti d’accusa contro i governi; in breve, ne farebbero un eroe e un santo.
Ah, se solo fosse  accaduto a Mosca! Quante lezioni morali ci avrebbero impartito gli editorialisti di grido sui mali dei regimi  illiberali!. Quanti  inviati sarebbero  stati mandati sul  posto!  Invece è accaduto a Lione, e l’auto-immolato ha accusato Macron e la UE.  Sicché, di questo Jan Palach  europeo non sappiamo nemmeno il nome –  né i media francesi, né ovviamente il regime di Parigi  l’hanno comunicato. Sappiamo solo che l’anonimo, con ustioni sul 90% del corpo, fino all’altro ieri lottava tra la vita e la morte in un ospedale .
Lo sappiamo dal comunicato di solidarietà del sindacato studentesco di cui la vittima faceva parte, che ha come titolo: La precarietà distrugge le nostre vite.
E  questa precarietà sta crescendo, e stroncando le speranze di interi settori della società. Per   il complesso delle riforme austeritarie imposte in queste stesse settimane da Macron, “l’aumento del 12% per cento degli emolumenti nei primi in cordata viene compensato – fortunatamente – dal  taglio del 15% delle indennità  di disoccupazione;  che per i “quadri” licenziati per delocalizzazione delle loro aziende, sale a -30%”,  notifica sarcastico l’economista Philippe Béchade (fondatore del think tank alternativo Econoclastes).
L’idea di Macron  è infatti che i sussidi di disoccupazione erano troppo grassi, e quindi  non invogliavano disoccupati a cercare un lavoro qualunque, anche a 450 euro  – come i minijob tedeschi.
Insomma non aggredisce la disoccupazione, aggredisce i disoccupati”,  sunteggia Thomas Portes, responsabile del collettivo ferrovieri “ex PCF”, ossia  che votavano comunista. “E  questo, mentre i padroni del CAC 40 (le prime multinazionali quotate a Parigi) intascano  277 il salario minimo.
Ogni settore sociale è ferito. Nel 2017, il  20% degli agricoltori francesi “non hanno avuto alcun reddito”,  per la pressione dei prezzi al ribasso operato dalla grande distribuzione , la concorrenza mondiale,  l’euro sopravvalutato per i prodotti agricoli europei.
Per di più, gli agricoltori senza reddito sono stra-indebitati con le banche. Ogni due giorni si uccide un agricoltore francese,  un sinistro  crescendo che si avvicina alla marea di suicidi dei poliziotti; e a cui hanno cominciato ad adeguarsi anche gli insegnanti, che si tolgono la vita perché i giganteschi figli degli immigrati,  loro studenti,  non riconoscono la loro autorità e spesso li malmenano fisicamente (girano video di questi  fatti).
In questa  il “filosofo e saggista”   Pascal Bruckner invita Macron ad alzare  l’età  della pensione a 70 anni, onde anche i decrepiti possano godere dello “stato indiano della vita” di cui lui ci comunica di godere, grazie alla sua ricetta: “Amare, filosofare, e lavorare”.  
Quando si sa che Bruckner è espressione dei poteri forti ora dominanti ci porta alla certezza che questa Europa che schiaccia i poveri, soddisfa completamente i signori del discorso servile all'Elite fallita ed usuraia  – come in  Italia.


“Il debito è un costrutto artificiale creato dalle banche col consenso degli stati per spogliare i popoli e farne i loro schiavi” (un socialista di una volta)

Che di  questa immane tragedia sociale a  cui i francesi si rivoltano e che denunciano,  la UE, l’euro e la sua logica sia la causa prima, lo ha spiegato Mario Draghi in questo video messo in onda da Byoblu
Nell’euro, “i paesi che hanno perso la possibilità di svalutare  la moneta” non devono far altro che “la  svalutazione interna”: ossia svalutare i salari, avvicinandosi a quello “giusto” per lor signori, sui 450 al mese.

Quello che il rettiliano constata come un fatto oggettivo,  e che la sua anima sopporta benissimo (lui i salari li ha avuti sempre più alti, adesso  è miliardario) e senza sofferenza, che riferisce freddamente, mostra come  non riesca nemmeno a  cogliere l’effetto che ha su interi popoli popoli la prospettiva di impoverimento e precarietà: un effetto di arretramento della civiltà, della cultura anche scientifica , delle conoscenze, e  insomma quell’arretramento epocale dell’Europa  – un tempo faro dell’intelligenza  creativa –   nel mondo  rispetto a Usa e Cina .
L’anonimo studente che si è dato fuoco a Lione ha capito meglio di  questo genio tecnocratico e freddo mostro  la gabbia in cui ci hanno rinchiuso,e  che ci uccide. Non ne sappiamo nemmeno il nome.
12 Novembre 2019
Fonte: qui

Studente si immola contro la precarietà, cresce la rabbia degli universitari francesi

Sistema scolastico. La protesta si è sparsa a macchia d’olio dopo che un ragazzo di 22 anni si è dato fuoco davanti all’università di Lione II. Sabato si torna in piazza con i gilet gialli e il 5 dicembre accanto ai ferrovieri

Manifestazione degli studenti davanti al palazzo del Crous a Lione 
Manifestazione degli studenti davanti al palazzo del Crous a Lione © Afp

Un terribile dramma ha portato sotto gli occhi di tutti le difficoltà della precarizzazione della vita degli studenti: un giovane di 22 anni, Anas Kournif, iscritto a scienze politiche all’università di Lione 2, venerdì scorso si è dato fuoco di fronte al Crous, l’opera universitaria che si occupa della vita degli studenti. Ieri era ancora tra la vita e la morte, con il corpo bruciato al 90%. Ha lasciato una dichiarazione per spiegare il suo gesto. Aveva perso la borsa di studio e l’alloggio perché aveva fallito, per due volte di seguito, il secondo anno di licenza (laurea breve): «Accuso Macron, Hollande, Sarkozy e l’Ue di avermi ucciso, creando incertezza sul futuro di tutti/e», ha scritto denunciando più in generale le condizioni di vita promesse dalla società capitalista. Il messaggio si conclude con «viva il socialismo, viva l’autogestione e la Sécu (protezione sociale)». Anas è un militante del sindacato studentesco Solidaires, che ha paragonato il suo gesto ad altri suicidi che si sono immolati con il fuoco nella storia, da Mohamed Bouazizi, il ragazzo tunisino che nel 2011 ha fatto esplodere la primavera araba fino ad esempi più lontani, Jan Palach nel ’68 a Praga o un monaco buddista in Vietnam nel ’63.

Secondo l’Osservatorio della vita studentesca, solo il 45% degli studenti universitari francesi ha abbastanza soldi per vivere, mentre il 22% deve far fronte a importanti difficoltà finanziarie (dati 2016). I diritti di iscrizione sono bassi in Francia (174 euro l’anno), ma il livello delle borse non è alto (tra i mille e i 5.600 euro l’anno), ne sono beneficiari 712mila studenti, pari all’incirca a un terzo degli iscritti.
Ieri, i sindacati degli studenti sono stati ricevuti dal sottosegretario Gabriel Attal: chiedono delle risposte precise, un aumento delle borse di studio almeno del 20% e, per l’Unef (Union Nationale des Étudiants de France), l’istituzione di uno “statuto” dello studente, che permetta di garantire l’autonomia rispetto alla famiglia, per quanto riguarda casa, salute, trasporti (l’Rsa, il reddito di solidarietà, è versato solo a chi ha più di 25 anni). Solidaires denuncia: «La precarietà distrugge le nostre vite». Tra i principali problemi c’è l’alloggio, mancano posti nei collegi universitari e gli studenti sono obbligati a rivolgersi al mercato privato, carissimo nelle grandi città (l’Apl, assegno personalizzato per la casa, non copre le spese).
Ieri, l’università di Lione 2 è stata riaperta, dopo essere stata occupata brevemente nei giorni precedenti. Gli studenti saranno presenti alla giornata di protesta del 5 dicembre, organizzata dai ferrovieri e dai lavoratori dei trasporti pubblici (contro la riforma delle pensioni), ma dovrebbero già partecipare questo fine settimana alle manifestazioni in occasione dell’anniversario dell’inizio della protesta dei gilet gialli, il 17 novembre 2018. Ci sono già stati momenti di tensione, martedì, a Parigi (dove è stato divelto un cancello del ministero della Ricerca e dell’Insegnamento superiore) e a Lille (dove è stato impedito all’ex presidente François Hollande di tenere una conferenza e sono stati strappati esemplari del suo ultimo libro).
Il governo è in difficoltà, teme la somma delle collere, tra protesta negli ospedali, ritorno dei gilet gialli e indignazione degli studenti. Così, nel governo hanno cercato di negare il significato politico del gesto disperato di Anas. Bisogna essere «molto prudenti» ha affermato la portavoce, Sibet N’Diaye, che nel 2005 aveva partecipato come studentessa al movimento contro il Cpe.

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