9 dicembre forconi: commissari
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sabato 16 novembre 2019

LA NOTIZIA CHE ARCELOR TERRÀ APERTA L'ILVA FINO A MAGGIO VENIVA DA MICHELE EMILIANO, E QUINDI NON POTEVA CHE ESSERE SMENTITA: LA MORSELLI CHIUDERÀ GLI IMPIANTI TRA DICEMBRE E GENNAIO

IL SINDACALISTA PALOMBELLA: ''SE RESTI A TARANTO SINO A MAGGIO MA CON GLI IMPIANTI FERMI, NESSUNA PRODUZIONE E COL PERSONALE RICONSEGNATO ALLE AZIENDE, CHE CE NE FACCIAMO? ANZI, SE DEVE FAR “MORIRE” LA FABBRICA, A QUESTO PUNTO È MEGLIO CHE VADA VIA PRIMA''
Domenico Palmiotti per www.ilsole24ore.com

Il siderurgico di Taranto ArcelorMittal verso la fermata. L’ad Lucia Morselli ha incontrato i sindacati e comunicato un piano di chiusure degli impianti. Si parte con l'altoforno 2 il 13 dicembre, l'altoforno 4 il 30 dicembre e l'altoforno 1 il 15 gennaio. Il Treno nastri 1 chiuso tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini di lavoro. Nella mattinata di giovedì 14 novembre l’azienda ha comunicato ai sindacati che dal 26 novembre sarà fermato anche il Treno nastri 2.

MICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIOMICHELE EMILIANO LUIGI DI MAIO
Programmata anche la chiusura di cokerie e centrali elettriche. Già fermi altri impianti come il Treno lamiere, il Treno nastri 1 è una delle due linee di agglomerazione. “Se ancora non fosse chiaro, la situazione sta precipitando in un quadro drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica” ha affermato Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl. “Questo piano - dice Bentivogli - modifica sostanzialmente le previsioni Aia”. Per Rocco Palombella, segretario generale Uilm, “che ArcelorMittal resti a Taranto sino a maggio ma con gli impianti fermi, nessuna produzione e col personale riconsegnato alle aziende da cui è arrivato, che me ne faccio, anzi che ce ne facciamo? Anzi, se deve far “morire” la fabbrica, a questo punto è meglio che vada via prima, altroché.

Perché Mittal potrà anche non andarsene prima di maggio, come ritiene Emiliano, ma può fermare e spegnere impianti, stoppare linee produttive. Ed chiaro che poi, per i commissari dell'amministrazione straordinaria - afferma Palombella -, rimettere mano agli impianti dopo una lunga fermata e far ripartire la fabbrica sarà un compito davvero improbo. Ecco, il tema che oggi abbiamo è che si fa per non andare al progressivo spegnimento del siderurgico. Perché questo nella sostanza sta accadendo: è ferma da venerdì una delle linee di agglomerazione, altri impianti sono fermi, tutta la fabbrica viaggia ad un passo di marcia ridottissimo e ora arriva l'ordine del blocco totale” conclude Palombella.
MICHELE EMILIANOMICHELE EMILIANO

C’è confusione sotto il cielo di ArcelorMittal. Fonti vicine all’azienda affermano che l’ad Lucia Morselli non ha dichiarato al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, nell’incontro, in Regione Puglia, a Bari, che la società rimane sino a maggio nella gestione degli impianti.

Perché sarà a maggio 2020 che il Tribunale di Milano si pronuncerà sulla fondatezza dell’atto di citazione depositato da ArcelorMittal e col quale la società chiede di accertare e dichiarare le ragioni a base del recesso dal contratto.

Brexit, è bufera sui soldi russi ai Tory. Imbarazzo Johnson
lucia morselli 2LUCIA MORSELLI 2
E anche il sindacato, col segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, conferma che l’azienda gli ha detto di non aver comunicato al governatore pugliese che rimane sino a maggio. «Anzi, ho appreso che dal 26 novembre fermano pure il Treno nastri 2» aggiunge Palombella.

È stato il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, ad aver ricevuto la telefonata di Emiliano dopo l’incontro con Morselli. Il governatore, secondo la versione di Marinaro, gli ha comunicato due cose: primo, che ArcelorMittal pagherà le fatture scadute dell’indotto e che il ritardo è dovuto solo a verifiche contabili e amministrative a seguito del cambio dei dirigenti e delle figure tecniche preposte al controllo (la notizia dei pagamenti non è stata smentita); secondo, che ArcelorMittal non va via scaduti i 30 giorni, cioè ai primi di dicembre, dall’avvio della procedura di recesso, ma resta sino a maggio e gestisce il gruppo.
ilvaILVA

Emiliano: la mia è deduzione logica
Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha ribadito giovedì che la sua era una deduzione logica, visto che il Tribunale di Milano si pronuncerà appunto a maggio sull’atto di ArcelorMittal. Un cambio di rotta, questo, spiegato così nelle scorse ore: ad ArcelorMittal è stato fatto capire che andando allo scontro, ci sarebbero potuti essere rischi serii perchè il fronte avverso era molto determinato.

Battaglia civilistica e penale
Secondo fonti vicine al dossier, consultate dal “Sole 24 Ore”, il ricorso cautelare urgente, in base all’articolo 700 del Codice di procedura civile, che a Milano stanno preparando commissari di Ilva e legali, conterrebbe anche risvolti penali che chiamano in causa ArcelorMittal.

ilva taranto 5ILVA TARANTO 
Dunque, si potrebbe profilare non solo una battaglia civilistica ma anche penale. E in relazione alle notizie diffusesi lungo l’asse Bari-Taranto e rimbalzate altrove, sino a qualche ora fa c’era l’ipotesi che i legali di Ilva temporeggiassero circa il deposito al Tribunale di Milano del ricorso cautelare. Un’attesa che parrebbe tattica in attesa di capire come evolve la partita e che mosse fa la multinazionale. Il ricorso cautelare è in fase di stesura e in un primo momento si è parlato di deposito il 15 novembre.

L’incontro con i sindacati
Domani pomeriggio i sindacati andranno al ministero dello Sviluppo economico per l’incontro sulla procedura di riconsegna del personale alle aziende concedenti che ArcelorMittal ha notificato qualche giorno fa, annunciano i vertici di Fim Cisl e Uilm. «In quella sede verificheremo quali sono i comportamenti dell’azienda e cosa ci dirà», aggiungono.

La procedura di riconsegna del personale, i 10.700 assunti da ArcelorMittal, di cui 8.200 a Taranto, era stata annunciata dall’ad Morselli ai sindacati a Taranto martedì sera della scorsa settimana, in un incontro in stabilimento, quindi notificata il giorno dopo, mercoledì, agli stessi sindacati mentre i Mittal, a capo dell’omonima multinazionale, si accingevano a varcare il portone di Palazzo Chigi per incontrare il premier Conte e diversi ministri, incontro conclusosi con un nulla di fatto, anzi con la dichiarazione di 5mila esuberi da parte dell’azienda.
calenda bentivogliCALENDA BENTIVOGLI

A seguito della notifica della lettera in base all'articolo 47, la Fim Cisl aveva fatto un primo sciopero da sola di 24 ore a Taranto, a partire dalle 15 di mercoledì scorso. In seguito Fiom Cgil e Uilm ne avevano annunciato un altro, sempre di 24 ore, per venerdì scorso a Taranto, quindi si era arrivati alla decisione unitaria di farlo tutte e tre insieme le sigle sindacali sempre per venerdì scorso, di 24 ore, indotto compreso, sciopero poi fatto, anche se l'adesione nel siderurgico non è stata significativa.

Da Patuanelli le imprese dell’indotto
Il 14 novembre, le aziende dell’indotto ArcelorMittal Italia, aderenti a Confindustria Taranto, terranno, assieme ad una delegazione formata da rappresentanti della Provincia, del Comune di Taranto e dai sindaci della provincia di Taranto, un presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico. Lo annuncia Confindustria Taranto. «Una delegazione ristretta, guidata dal presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, incontrerà alle 14 il ministro Stefano Patuanelli, al quale sarà consegnato un documento sulla vicenda ArcelorMittal - annuncia Confindustria Taranto - e lo stesso documento sarà portato all'attenzione, nella stessa giornata, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte».
patuanelli contePATUANELLI CONTE

A Patuanelli la delegazione illustrerà «la situazione di emergenza in cui le aziende si ritrovano dopo che ArcelorMittal Italia ha lasciato lo stabilimento, senza aver corrisposto alle stesse aziende fornitrici l'ammontare dei crediti maturati, pari a circa 50 milioni di euro. Una situazione gravissima - si afferma - che sta già dando luogo al ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle stesse imprese. In alcuni casi si parla di licenziamenti. La platea dei dipendenti dell'indotto ex Ilva di Taranto ammonta a circa 6 mila unità. Queste aziende - dice Confindustria Taranto - hanno già sacrificato 150 milioni di euro nel passaggio fra Ilva e Ilva in As, fra il 2014 e il 2015 (crediti confluiti nello stato passivo)».

Indotto non in grado di assicurare gli stipendi
Confindustria Taranto sostiene che in assenza di soluzioni, le imprese non saranno in grado di assicurare gli stipendi ai dipendenti, motivo per cui «oggi pretendono delle risposte non più procrastinabili». «C’è il pericolo stipendi per i nostri dipendenti e se ArcelorMittal non farà presto i bonifici, gli stipendi non ci sono. Gli imprenditori restano comunque preoccupati e oggi andiamo dal ministro Patuanelli», commenta il presidente Marinaro.

Fonte: qui

SETTE EXIT STRATEGY PER LASCIARE TARANTO: ECCO LE RICHIESTE DELL'AZIENDA AL TRIBUNALE

Rosario Dimito per “il Messaggero”
giuseppe conte contratto ilvaGIUSEPPE CONTE CONTRATTO ILVA

«In base all'art. 27.5 del Contratto, l'affittuario ha il diritto di recedere qualora un provvedimento comporti l'annullamento in parte qua del dcpm che ha approvato il piano ambientale in maniera tale da rendere impossibile l'esercizio dello stabilimento di Taranto; oppure modifiche del piano ambientale che rendano non realizzabile sotto il profilo e/o economico il piano industriale».

E' uno dei passaggi-chiave dell'atto di citazione (37 pagine più 37 allegati), depositato due giorni fa da ArcelorMittal al tribunale di Milano, assegnato alla sezione A specializzata in materie delle imprese presieduta da Claudio Marangoni. ArcelorMittel chiede ai giudici di svincolare Am InvestCo, che ha in affitto i rami d'azienda di Taranto, dall'operazione sulla ex Ilva che ha nello stabilimento di Taranto il suo fulcro. Ma vediamo l'impianto complessivo che fa da sfondo all'attivazione delle sette possibili vie di uscita, partendo dal piano ambientale del 14 marzo 2014 che prevedeva una serie di interventi di bonifica.

LE GARANZIE
ilvaILVA
«L'eliminazione della protezione legale integra certamente una modifica al piano ambientale che rende non più realizzabile il piano industriale oltre che impossibile l'esercizio dello stabilimento di Taranto», scrivono nell'atto, il professor Romano Vaccarella e sei legali dello studio Cleary Gottlieb guidati da Giuseppe Scassellati e Ferdinando Emanuele. Am InvestCo ha sottoscritto il contratto d'acquisto il 28 giugno 2017 iniziando l'affitto dall'1 novembre 2018 previo pagamento di 180 milioni annui in 4 rate con successivo acquisto per 1,8 miliardi con l'obbligo di investire 1,25 miliardi per ammodernare Taranto più 1,5 miliardi per il piano ambientale.

ilva taranto 9ILVA TARANTO 
In presenza di investimenti da fare, «la protezione legale garantiva proprio di non incorrere in responsabilità anche penali svolte in ottemperanza al piano ambientale». E Arcelor ha accettato «di stipulare il contratto sul presupposto della protezione legale». Ma il dl 210/2019 ha tolto lo scudo.

Ed è la prima causa della retromarcia di Arcelor. L'altra è legata alle vicende dell'Altoforno 2, iniziate l'8 giugno 2015 con la morte di un operaio: dieci giorni dopo la procura di Taranto ha proceduto al sequestro preventivo di Afo2 senza facoltà d'uso, salvo il decreto del 4 luglio di autorizzazione alla gestione «a condizione che Ilva adottasse un piano recante misure e attività aggiuntive per la sicurezza del lavoro».

Quindi si sono susseguite istanze di restituzione dell'impianto, prescrizioni, intervento del custode giudiziario, revoca del sequestro: «Ilva non ha tempestivamente informato Am InvestCo né della relazione del custode né della revoca del sequestro». Il giudice ha quindi ordinato lo spegnimento dell'impianto secondo un cronoprogramma, dopo che il gup di Taranto aveva rigettato il dissequestro.
arcelor mittalARCELOR MITTAL

Nel frattempo Ilva ha presentato al tribunale istanza per chiedere la facoltà d'uso di Afo2 con differimento dello spegnimento. E siccome «tale istanza era subordinata all'esecuzione di prescrizioni inattuate, Ilva ha richiesto un termine di 150 giorni per eseguire le analisi del rischio e di 180 giorni per l'automazione del processo produttivo nel campo di colata.

Questo ping pong è durato mesi. «L'effettuazione delle analisi di rischio dovrà essere effettuata in 54 giorni» hanno disposto i giudici il 21 ottobre 2019, mentre per le altre prescrizioni sono stati concessi 84 giorni. «Amco InvestCo ha scritto ai concedenti per chiedere chiarimenti su come intendessero rispettare i suddetti termini considerato che secondo i loro consulenti, occorrerebbero 15 mesi per eseguire progetti sull'automazione».

Il 30 ottobre con una missiva le concedenti «hanno comunicato che secondo il custode giudiziario la prescrizione dei progetti e dei cronoprogrammi sull'automazione entro il 13 novembre sarebbe sufficiente per ottemperare all'ordinanza del riesame». Per Arcelor, Afo2 in assenza di certezze potrebbe essere nuovamente spento «e in tal caso verrebbero spenti anche gli altiforni 1 a 4».

LE MODALITÀ
Tutto questo sorregge le sette exit strategy ipotizzate per sciogliere il contratto. In via principale c'è il «recesso dal contratto di affitto con obbligo di acquisto dei rami d'azienda». In subordine «dichiarare che il contratto si è risolto per l'impossibilità sopravvenuta», con ulteriore subordinata «perchè ne è venuto meno un presupposto essenziale», ancora più subordinato «annullare il contratto di affitto con obbligo di acquisto per dolo delle convenute e/o risolverlo a causa di gravi inadempimenti».

In via estrema nel caso in cui il Tribunale ritenesse il contratto ancora parzialmente eseguibile, «dichiararlo risolto per effetto del recesso che le attrici esercitano con il presente atto». E «in ogni caso accertare che ciascuno dei contratti di affitto si è risolto per le clausole risolutive espresse». Infine dichiarare che «le convenute sono tenute a eseguire gli adempimenti previsti dall'art. 27 del contratto a seguito della cessazione del rapporto di affitto diversa dall'esercizio dell'obbligo di acquisto».

Fonte: qui


UN ALTRO STOP PER URSULA VON DER LEYEN: RIMANDATO IL CANDIDATO UNGHERESE, OLIVER VARHELYI

AL MOMENTO DI DARE IL VIA LIBERA ALLA NOMINA, LA MAGGIORANZA SI È SPACCATA 
LA VON DER LEYEN GLI HA AFFIDATO IL PORTAFOGLIO ALL'ALLARGAMENTO E MOLTI CONSIDERANO RISCHIOSO ASSEGNARE UNA DELEGA COSÌ STRATEGICA ALL'UOMO DI ORBAN…
Marco Bresolin per "La Stampa"

ursula von der leyenURSULA VON DER LEYEN
La maggioranza europarlamentare di Ursula von der Leyen dà qualche segno di vita. Ma sono segnali a intermittenza e proprio per questo il cammino della prossima presidente della Commissione rimane costellato di incognite. Che non sono soltanto politiche, ma anche giuridiche: ieri il Regno Unito ha fatto sapere a Bruxelles di non voler nominare un commissario britannico. Il che - secondo una portavoce del prossimo esecutivo Ue - porta a una situazione «eccezionale, complessa e senza precedenti».

laszlo trocsanyi 3LASZLO TROCSANYI 
La giornata di ieri si è aperta con l' audizione del candidato commissario ungherese, il diplomatico Oliver Varhelyi. Viktor Orban aveva puntato su di lui dopo che il Parlamento Ue aveva bocciato Laszlo Trocsanyi. «Non sarò un uomo di Orban» ha specificato ieri Varhelyi in commissione Affari Esteri, ma non è bastato.
Al momento di dare il via libera, la maggioranza si è spaccata: socialisti e liberali hanno votato contro, insieme con i verdi e la sinistra. A favore dell'ungherese si è creata una coalizione di destra (popolari, conservatori e sovranisti) che però non è stata sufficiente (servivano i due terzi).
viktor orban laszlo trocsanyiVIKTOR ORBAN LASZLO TROCSANYI
Ora dovrà rispondere ad alcune questioni scritte entro lunedì: in caso di bocciatura, dovrà sottoporsi a una nuova audizione, rallentando così la tabella di marcia. Von der Leyen gli ha affidato il portafoglio all' Allargamento e molti parlamentari considerano rischioso assegnare una delega così strategica all' uomo di Orban. È andato tutto liscio, invece, per la romena Adina Valean (Trasporti) e soprattutto per il francese Thierry Breton (Mercato Interno, Difesa e Industria), il vero osservato speciale. A differenza di Sylvie Goulard ha passato l' esame.
ursula von der leyen 4URSULA VON DER LEYEN 
Oltre ai liberali, ha incassato il sostegno dei popolari, dei conservatori e soprattutto dei socialisti, che soltanto tre giorni fa non avevano dato il loro via libera durante il pre-esame a causa dei possibili conflitti di interessi. Procedura per Londra Ieri però il gruppo S&D ha sotterrato l' ascia di guerra, evidentemente soddisfatto delle concessioni fatte da Von der Leyen: 24 ore prima la tedesca aveva infatti apportato alcune modifiche «cosmetiche» alla denominazione di alcuni portafogli («Proteggere» il nostro stile di vita europeo, per esempio, è stato cambiato in «promuovere»).
laszlo trocsanyiLASZLO TROCSANYI
Teoricamente, resta aperta la finestra del 1 dicembre per l' entrata in carica della nuova Commissione. Ma c' è l' incognita britannica: Londra non ha nominato un commissario e l' esecutivo Ue ha immediatamente aperto una procedura, chiedendo risposte entro il 22 novembre. Essendo il Regno Unito ancora un membro Ue a tutti gli effetti, c' è il timore che una Commissione a 27 possa essere in contrasto con i Trattati (che prevedono un commissario per ogni Stato membro). Gli uffici legali delle istituzioni Ue se ne stanno occupando per cercare di sbrogliare la matassa. 
15 Novembre 2019
Fonte: qui

domenica 10 novembre 2019

ASTALDI: INDAGATI PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI I DUE COMMISSARI AMBROSINI E ROCCHI E L’ASSEVERATORE GATTI CHE GESTISCONO IL CONCORDATO PREVENTIVO DEL COLOSSO DELLE COSTRUZIONI

NEL MIRINO I COMPENSI DA DECINE DI MILIONI DI EURO 
IL SALVATAGGIO DELLA SOCIETA’ PRESIEDUTA DA PAOLO ASTALDI È AL CENTRO DI INTERESSI ECONOMICI E POLITICI GIGANTESCHI. 
IN PRIMIS, QUELLO DELLA SALINI-IMPREGILO, MULTINAZIONALE CHE, INSIEME AL GOVERNO E CASSA DEPOSITI E PRESTITI, HA LANCIATO QUALCHE MESE FA L'AMBIZIOSO "PROGETTO ITALIA” PER…
EMILIANO FITTIPALDI per espresso.repubblica.it

ASTALDIASTALDI
Uno tsunami giudiziario si è abbattuto d'improvviso su Astaldi, la grande azienda romana di costruzioni che – a causa del debito miliardario e della crisi del settore – è da mesi in concordato preventivo con riserva.

La procura della Capitale la scorsa settimana ha infatti effettuato perquisizioni e sequestri negli uffici di due commissari della procedura. Il decreto di perquisizione ipotizza per il professore e avvocato Stefano Ambrosini e il collega Francesco Rocchi (il terzo commissario, Vincenzo Ioffredi, ad ora risulta estraneo all'indagine) reati gravi, come la corruzione in atti giudiziari. Non solo: con loro risulta indagato un altro professionista di alto profilo come Corrado Gatti, che – nel concordato Astaldi – ricopre la funzione di soggetto indipendente che deve attestare la bontà del piano di concordato.
Stefano AmbrosiniSTEFANO AMBROSINI

L'inchiesta (condotta dai pm Gennaro Varone, Rosalia Affinito, Fabrizio Tucci e coordinata dal sostituto Paolo Ielo) è estremamente delicata. Non soltanto perché la bufera arriva a pochi giorni dalla decisione dei giudici della sezione fallimentare guidata da Antonino La Malfa sull'ammissibilità o meno del piano di concordato.

Ma soprattutto perché Astaldi non è un'azienda qualunque. Con oltre diecimila dipendenti diretti, altre decine di migliaia legate all'indotto, con affari e commesse superiore ai venti miliardi di euro, il salvataggio della spa presieduta da Paolo Astaldi è al centro di interessi economici e politici giganteschi.

In primis, quello di Pietro Salini della Salini-Impregilo, multinazionale che – insieme al governo e Cassa depositi e prestiti – per comprare Astaldi risanata e creare un grande campione nazionale del settore ha lanciato qualche mese fa l'ambizioso "Progetto Italia". Un programma che coinvolgerebbe tra operai e dipendenti mezzo milione di persone e qualcuno ora teme possa subire un brusco stop.

PAOLO ASTALDIPAOLO ASTALDI
In realtà la procura capitolina sembra non voler mettere affatto a rischio la continuazione della procedura. Distinguendo (come accaduto nell'inchiesta dello Stadio della Roma) le presunte responsabilità individuali dalle operazioni economiche sovrastanti: la speranza dei giudici inquirenti è che, muovendosi come chirurghi, l'esito del concordato - al netto del destino dei commissari e di singole posizioni – non sia al fine influenzato nel merito. E possa andare avanti senza contraccolpi sul mercato.

Andiamo con ordine, partendo dalle accuse ai tre professionisti. Grazie ad intercettazioni telefoniche, i magistrati hanno scoperto rapporti strettissimi tra i commissari e Gatti, cioè l'uomo che avrebbe dovuto attestare in maniera indipendente il loro piano finale per il salvataggio della spa.

Gatti, inoltre, è per funzione colui che propone il compenso dei commissari stessi. Compenso che dovrà essere poi approvato e liquidato definitivamente dai giudici della fallimentare.

SALINI IMPREGILO - ASTALDISALINI IMPREGILO - ASTALDI
Ebbene proprio di denaro, in alcune conversazioni, discutevano Rocchi e Gatti al cellulare. Il commissario, in particolare, chiedeva all'attestatore di usare (per calcolare il compenso degli amministratori) i valori “medi” tabellari previsti, e non quelli “minimi”. Una bella differenza: per un concordato così importante, si tratta di milioni e milioni di euro.

In un primo piano, Gatti usa proprio i valori medi come richiesto dal commissario, per un importo – a favore di Rocchi, Ambrosini e Ioffredi – di circa 36 milioni di euro. Dodici milioni a testa.

ASTALDIASTALDI
Solo in un secondo momento la cifra finale proposta scende a circa 20 milioni di euro. Comunque astronomica (per la cronaca non è ancora stata saldata) ma più vicino ai minimi tabellari. L'ipotesi dell'accusa è che, chiedendo di usare i valori medi in partenza, i commissari avrebbero potuto ottenere una cifra finale – anche se ritoccata al ribasso – comunque altissima.

Le telefonate tra commissari e attestatore – al netto dei reati, tutti ancora da dimostrare – sono di grande interesse, perché evidenzierebbero l'assenza della terzietà sempre necessaria, a maggior ragione in procedure così delicate.
SALINI IMPREGILO - ASTALDISALINI IMPREGILO - ASTALDI

«Chi svolge ruolo di commissario nelle procedure di ammissione al concordato preventivo dovrebbe essere sempre imparziale» spiega una fonte vicina all'inchiesta. «Il problema è che su concordati con valori economici molto alti, il compenso degli amministratori è proporzionale al valore del concordato: il rischio è che i commissari hanno sempre interesse a chiuderlo, con il rischio di essere meno imparziale di fronte all'operazione».
PIETRO SALINI IMPREGILOPIETRO SALINI IMPREGILO


Se il ragionamento vale per tutte le amministrazioni straordinarie e i concordati, nel caso Astaldi alcuni conflitti d'interesse erano stati già denunciati da alcuni debitori della spa e dai consumatori dell'Adoc: Gatti, infatti, siede nel cda di Banca Intesa. Cioè una delle principali banche creditrici di Astaldi.

Ambrosini, Rocchi e Gatti sono indagati per corruzione in atti giudiziari non perché sia coinvolto anche un giudice (in quel caso gli atti dell'inchiesta, per competenza, sarebbero dovuti essere trasferiti a Perugia), ma perché il reato viene contestato a tutti i funzionari indagati che si occupano di procedure giudiziarie, come è un concordato preventivo.

ASTALDIASTALDI
Non è tutto: nelle carte è citato un altro episodio attenzionato dai pm. Protagonisti stavolta sono Ambrosini e un altro commercialista, Marco Costantini, che risulta anche lui iscritto nel registro degli indagati. I pm stanno cercando di capire se alcune telefonate in merito a un incarico professionale costituiscano un altro reato. Costantini è finito sui giornali come “attestatore” del concordato in continuità di Atac, avuto nel 2017.

astaldi costruzioniASTALDI COSTRUZIONI
Vedremo quali saranno gli sviluppi dell'inchiesta. Di certo sia Astaldi sia Salini-Impregilo la seguiranno con grande attenzione: l'ok finale al concordato e il salvataggio di Astaldi è prodromo all'acquisto della spa da parte del colosso guidato da Pietro Salini. E soprattutto del successo dell'operazione “Progetto Italia”, partita a inizio agosto del 2019: l'idea è quella di creare un megagruppo delle costruzioni nazionale, capace di competere con i big mondiali del settore. Con dentro non solo il dominus Salini, ma anche Cdp Equity (che ha deciso ieri di impegnarsi a sottoscrivere anche lei l'aumento di capitale, fino a un massimo di 250 milioni) e le banche creditrici di Astaldi, in primis Intesa, Unicredit e Banco Bpm.

astaldi costruzioniASTALDI COSTRUZIONIfabrizio palermoFABRIZIO PALERMO
Ma molta attenzione a quello che accadrà sono molti professionisti specializzati in materia di concordati preventivi e ricche amministrazioni straordinarie. Al netto dell'inchiesta sui commissari di Astaldi, il lavoro dei magistrati romani potrebbe infatti aprire un'enorme breccia investigativa in merito al sistema degli incarichi professionali in Italia. In particolare, sulle procedure nelle quali per legge vengono nominati soggetti privati che svolgono poi funzioni pubbliche (amministratori straordinari delle imprese in crisi, appunto, commissari dei concordati, che a loro volta nominano stuoli di consulenti spesso strapagati). Un mondo in cui i conflitti d'interesse sono spesso all'ordine del giorno.

La procura di Roma, che ha operato decine di intercettazioni, potrebbe ora puntare a un nuovo assioma: se qualcuno ha nominato proprio consulente un professionista in una procedura di qualsiasi tipo, e il prescelto ha poi restituito il favore nominandoti consulente in un'altra, potrebbe essere contestato il reato di corruzione. Con l'uso dei trojan – che prima non si poteva usare in inchieste di questo tipo, con la nuova normativa invece sì – sarà più facile trovare le prove del do ut des. E dimostrare che la consulenza è usata come semplice merce di scambio. Di sicuro, in queste ore, sono in tanti a preoccuparsi di quanto avviene nelle stanze di piazzale Clodio e negli uffici del nucleo anti corruzione della Guardia di Finanza.

Fonte: qui

martedì 18 settembre 2018

L'ALITALIA SPENDE 28 MILIONI DI DOLLARI AL MESE PER NOLEGGIARE LA SUA FLOTTA


ENTRO CINQUE ANNI LA BOLLETTA SARÀ DI 1,8 MILIARDI, PER AEREI COSTRUITI QUASI UN QUARTO DI SECOLO FA MA PAGATI COME SE FOSSERO NUOVISSIMI 

I COMMISSARI VOGLIONO RINEGOZIARE I CONTRATTI MA…

Leonard Berberi per www.corriere.it

GUBITOSI LAGHI PALEARIGUBITOSI LAGHI PALEARI
Ventotto milioni di dollari al mese per noleggiare aerei costruiti anche quasi un quarto di secolo fa, ma pagati da Alitalia come se fossero nuovi. È quanto emerge da un’analisi del Corriere con l’aiuto di alcuni esperti del settore sulla base dei dati contenuti in una relazione firmata dai commissari della compagnia aerea in amministrazione straordinaria dal 2 maggio 2017.

EMBRAER E-175 ALITALIAEMBRAER E-175 ALITALIA




Una «bolletta» che nel tempo è scesa, precisano i dirigenti nel documento pieno di omissis. Ma ancora oggi l’aviolinea continua a pagare a peso d’oro gran parte della sua flotta. Ed entro cinque anni — salvo sorprese — dovrebbe spendere altri 1,8 miliardi di dollari di solo leasing, 1,55 miliardi di euro secondo il cambio attuale. È bene precisarlo: l’esborso che deve affrontare oggi Alitalia nasce dagli accordi firmati prima della gestione commissariale.

La flotta noleggiata
HOSTESS ALITALIA IN GIORGIO ARMANIHOSTESS ALITALIA IN GIORGIO ARMANI
Al 30 giugno 2018, mettono nero su bianco Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari (i tre commissari scelti dal precedente governo per gestire l’amministrazione straordinaria) Alitalia e la succursale regional CityLiner contavano 118 aerei (diventati 117 a luglio perché un Airbus A319 è da tempo negli hangar).

Di questi 26 sono utilizzati per i collegamenti intercontinentali (11 Boeing 777-200ER, 1 Boeing 777-300ER, 14 Airbus A330-200), 72 per il breve e medio raggio (12 Airbus A321, 38 A320, 22 A319), 20 da CityLiner (5 Embraer 190, 15 Embraer 175).

FEDEZ ALITALIA FERRAGNEZ 3FEDEZ ALITALIA FERRAGNEZ 3
Due terzi della flotta di Alitalia, però, sono presi in leasing: ogni mese la società deve versare dei soldi a 17 diverse società specializzate come AerCap, Aergo Capital, Air Lease Corporation, Avolon, CDB Leasing.

I prezzi di mercato
Quanti soldi? Tanti. Non solo perché i velivoli in leasing sono 77 (su 118), ma anche perché — come accennato — vengono pagati come se fossero nuovissimi, cioè 28 milioni di dollari al mese: 4 milioni per i 16 Embraer in leasing della succursale regional (sono anche i più piccoli), 12 milioni per i 42 jet del breve-medio raggio, altri 12 milioni per i 19 del lungo raggio.

handling alitaliaHANDLING ALITALIA






Non è dato sapere la spesa specifica di ogni velivolo, ma gli esperti consultati dal Corriere evidenziano un costo rilevante, in alcuni casi fuori mercato. Per esempio. Sostengono gli esperti che un Embraer 175 «anziano» costa di noleggio in media 136 mila dollari al mese, mentre uno nuovo 216 mila. Un Embraer 190 va da 150 a 255 mila. Per i sedici Embraer — costruiti oltre sei anni fa — Alitalia spende una media di 250 mila dollari.

Il costo degli Airbus
SALVINI ALITALIASALVINI ALITALIA
Lo stesso ragionamento riguarda anche l’altra parte della flotta. Per ciascun Airbus (A319, A320 e A321) Alitalia spende in media 286 mila dollari al mese. Un’enormità. Perché se si va a vedere il listino internazionale del leasing, un A319 datato costa 80 mila dollari mensili, uno nuovo 260 mila.

Per il modello A320 si va da 65 a 300 mila. Per l’A321 da 83 a 128 mila. Nella flotta della compagnia tricolore, gli A319 hanno in media 11 anni, gli A320 quasi 12, gli A321 più di 21 anni. Insomma, non proprio nuovi.

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I jet del lungo raggio
La situazione non cambia nemmeno guardando i costi sostenuti per i velivoli del lungo raggio. Quelli che, per intenderci, collegano Roma con gli Usa, il Giappone, l’India il Sud America, l’Africa. Sono anche quelli più grandi e costosi: in media oltre 630 mila dollari al mese sborsati per ogni Airbus A330 o Boeing 777.

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Ma cosa dice il mercato internazionale del leasing? Che un Boeing 777-200ER va da 220 mila a 470 mila dollari al mese, un Boeing 777-300ER (Alitalia ne ha uno) da 570 mila a 1,3 milioni, un A330 da 165 mila a 620 mila. Anche in questo caso non avrebbe senso applicare la tariffa più alta perché i Boeing 777-200ER di Alitalia hanno in media 15 anni, il B777-300ER poco meno di dieci anni, così come gli A330.

«Avviata la rinegoziazione»
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Un esborso che ai commissari di certo non è sfuggito. E infatti scrivono nella relazione: «È stato avviato un processo di contenimento di tutte le voci di costo tra cui, in particolare, quelle relative ai canoni dovuti per il leasing».

E ancora: «È iniziata una fase di rinegoziazione con le 17 società di leasing per la ristrutturazione di tutti i contratti degli aeromobili in locazione che ha come obiettivo l’adeguamento dei termini e delle condizioni contrattuali agli indici dei valori di mercato rilevati».
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Una fase di rinegoziazione — scrivono i commissari in un altro documento — «stante i poteri negoziali». Poteri che Alitalia, secondo quanto fanno filtrare diverse società di leasing, questi mesi non ha più di tanto.

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