venerdì 8 novembre 2019
mercoledì 6 novembre 2019
IL GIORNO DOPO LA VITTORIA DEI GRILLINI LA LINK ASPETTAVA 9 MILIONI DA MALTA. SI TRATTAVA DI UN FUMOSO AUMENTO DI CAPITALE, POI NON ANDATO IN PORTO

UNA GOLA PROFONDA A ''LA VERITÀ'': ''ERANO IN ATTESA DI SOLDI RUSSI CHE DOVEVANO ARRIVARE DA MALTA. SI VOCIFERAVA CHE LO STESSO MIFSUD FOSSE COINVOLTO.
NON ERANO DELL'UNIVERSITÀ LOMONOSOV, CON CUI C' ERA UNA COLLABORAZIONE ACCADEMICA, MA DENARI DI QUALCHE GRUPPO IMPRENDITORIALE RUSSO''
Giacomo Amadori per “la Verità”
C' era molta fibrillazione, agli inizi del marzo 2018, nei corridoi della Link campus university. In quei giorni Luigi Di Maio aveva appena presentato la sua «proposta di governo» M5s con ministri in pectore provenienti dal corpo docente del piccolo ateneo romano (Elisabetta Trenta andrà effettivamente alla Difesa nel Conte 1, mentre nel Conte 2 diventerà sottosegretario Angelo Tofalo, studente del master di Intelligence).
Le elezioni del 4 marzo segnano la vittoria travolgente dei grillini e il tracollo del Pd. Si fa festa. E il giorno dopo, lunedì 5 marzo, Vanna Fadini, a capo della Global education management srl (Gem), la cassaforte della Link, corre in banca per comunicare l' imminente arrivo di un maxi-bonifico di 9 milioni di euro da Malta. Un accreditamento fantasma visto che non sarà mai registrato.
Questi soldi aleggiano sul Casale San Pio V, sede dell' ateneo nei giorni in cui sulla stampa italiana divampa il Russiagate e iniziano a girare sui media i nomi del misterioso avvocato Stephan Claus Roh e dell' introvabile «professore» maltese Joseph Mifsud, assurto agli onori delle cronache già nell' autunno 2017 per il presunto ruolo di complottardo contro Hillary Clinton e, successivamente, come cospiratore anti Donald Trump. Sia Roh che Mifsud erano legati alla Link campus university e adesso li ritroviamo nella nostra storia.
Torniamo a quel lunedì post elezioni. Superati i metal detector all' ingresso, la Fadini, amministratore e titolare del 77% della Gem (la signora detiene anche il 60% della Link consulting srl), si dirige con passo sicuro verso l' ufficio del direttore della banca.
Con sé ha due delibere assembleari per giustificare la transazione dall' estero. «È l' aumento di capitale della società», spiega la donna al direttore dell' istituto. E annuncia che una sigla maltese, la Suite Finance Scc Plc, è stata cooptata come socio nella compagine che si occupa di gestire i servizi dell' università. Come detto, però, quel denaro non passerà mai sui conti della società. Perché?
L' ACCORDO DAL FUTURO
Per saperne di più abbiamo provato a contattare la Fadini.
Ma la signora ha la stessa reperibilità di uno spettro. Nel tempo ha cambiato più volte il numero del telefono e non accetta di ricevere domande dalla viva voce dei cronisti. Solo quesiti scritti, filtrati dal cordone di sicurezza che protegge la sua privacy. Ma la Fadini non è un comune soggetto privato, bensì l' ad di una società che gestisce i servizi e fa da cassaforte di un' università che riceve diversi milioni di contributi pubblici per i suoi master.
Purtroppo la trasparenza non è di casa alla Link e così ci dobbiamo accontentare dei verbali di assemblea della Gem, per fortuna pubblici. Il 19 aprile 2018, un mese e due settimane più tardi dal suo passaggio in banca, l' imprenditrice annuncia ai soci di «aver individuato nella società di diritto maltese Suite Finance Scc Plc, con sede in Malta, il profilo idoneo cui proporre la sottoscrizione». In che modo e tramite chi abbia scelto proprio questa ditta, la donna non lo rivela. Almeno ufficialmente.
Nel corso della medesima riunione, specifica solo «che detta società (la Suite, ndr) ha già espresso, come oggi conferma, il proprio impegno a procedere in tal senso entro breve termine». E infatti, nell' ufficio romano di via Cesare Beccaria dove si sta svolgendo l' assemblea, entra un uomo.
La manager lo presenta: si chiama Gabriele Carratelli ed è lì «nella dichiarata qualità di amministratore e legale rappresentante» della società maltese. Dunque, in quel momento, tra la Gem e la Suite finance, esiste solo una dichiarazione d' intenti. Che però non verrà mai formalizzata, come spiega lo stesso Carratelli al nostro giornale: «L' operazione finanziaria non è andata in porto perché non era fattibile, non c' erano i presupposti».
E la sua presenza all' assemblea dei soci a Roma, allora? «Per me, era un incontro preliminare. Poi l' iniziativa non si è conclusa ed è decaduta». E sul bonifico annunciato dalla Fadini, l' uomo d' affari specifica: «Può aver detto quello che ha detto, la realtà è che non abbiamo concluso alcun accordo. Non c' era un contratto firmato, mi sembra». Insomma l' aumento di capitale che il 5 marzo la Fadini dava per fatto, per Carratelli, pur presente in assemblea, non era «finanziabile». È possibile una tale fraintendimento su un' operazione di questo calibro?
«Alla Link erano in attesa di soldi russi che dovevano arrivare da Malta», rammenta un ex docente della Link per anni molto addentro alle segrete cose. «Si vociferava che lo stesso Mifsud fosse coinvolto in questa storia. Non erano finanziamenti dell' Università Lomonosov, con cui c' era una collaborazione accademica, ma denari di qualche gruppo imprenditoriale russo» continua la nostra gola profonda.
PARADISI FISCALI
Lo snodo per l' operazione avrebbe dovuto essere Malta.
È utile, a questo punto, ritornare sulla figura di Carratelli.
È un immobiliarista toscano che si è fatto le ossa tra Siena e Roma. A Malta è socio nella Suite finance insieme con tal Simone Rossi, un mediatore creditizio umbro. La loro società maltese compare nei Paradise papers, l' elenco di investimenti offshore effettuati in paradisi fiscali e attenzionati da un consorzio internazionale di giornalisti investigativi.
L' azienda fa parte del Suite capital group, holding che «fornisce servizi finanziari alle imprese e una gestione degli investimenti su misura» con uffici nella Repubblica Ceca, in Svizzera e in Inghilterra, in pratica tutti Paesi a fiscalità agevolata.
Da che cosa potesse nascere il loro interesse per la formazione universitaria in Italia non è dato sapere. Carratelli, con La Verità, si è limitato a ribadire che si è trattato di «operazione finanziaria non possibile».
Il socio Rossi - da quanto risulta al nostro giornale - ha pregiudizi di conservatoria e fallimenti a proprio carico.
Strascichi giudiziari che lo accomunano proprio a colei che, dalla società maltese, attendeva con ansia i 9 milioni di euro di aumento di capitale per la Gem subito dopo l' exploit dei grillini alle Politiche. Una storia interessante, quella di Vanna Fadini.
La lady di ferro Originaria di Ferrara, 64 anni, inizia la scalata con una pellicceria di lusso a Roma.
Poi passa al settore della comunicazione e diventa esperta di promozione territoriale. Il passaggio agli ambienti della politica è naturale. Un contestato incarico a Ragusa da 70 milioni di lire, ratificato nel 1996 dal ministero della Funzione pubblica, all' epoca guidato da Franco Frattini, le costa un' aspra citazione in una interrogazione parlamentare; nel 2008 i giornali la segnalano nei viaggi ufficiali della Farnesina insieme al sottosegretario Scotti.
Anni dopo, Frattini diventerà membro del Cda e professore straordinario della Link, e lei la manager che ha in pugno i destini finanziari dell' Ateneo di cui Scotti è rettore.
Nel 2015, la Fadini finisce indagata in una inchiesta della Procura di Roma, con relativo sequestro preventivo, per omesso versamento delle ritenute alla fonte dal 2007 al 2009 per circa 839.000 euro sulla base dell' art. 10bis del d.lgs 74/2000.
Ma ritorniamo ai verbali delle assemblee, gli unici documenti «certi» - nel senso che non spariscono come ha fatto Mifsud - di questa vicenda. L' aumento di capitale della Gem è un pensiero fisso della donna che già nella seduta del 4 agosto 2017 ne aveva parlato illustrando ai soci presenti il suo piano: passare da 18 milioni a 27 milioni e 652.000 euro, un allargamento da proporre «a terzi».
LO SCONTO ALL' AVVOCATO
Ad ascoltarla, quel giorno, c' è uno dei protagonisti del Russiagate, di cui la stampa italiana inizierà a occuparsi proprio nel marzo 2018: l' avvocato Roh. Attualmente è il legale di Mifsud (ha recentemente consegnato memoria e telefoni cellulari alle autorità Usa del suo assistito), ma in precedenza è stato ben altro. Natali tedeschi e residenza a Montecarlo con studi a Zurigo, Londra, Hong Kong e Berlino, fino al 2017 è stato consigliere della Link di cui è anche socio attraverso la londinese Drake global Ltd.
Nel 2016 l' avvocato tedesco, che si occupa prevalentemente di relazioni petrolifere con Mosca e che viene citato anche nei Panama papers, acquista il 5% della Gem da un dirigente della Link, Achille Patrizi, che ne deteneva il 23% (il restante 77 è saldamente nelle mani della Fadini) per 250.000 euro appena; un prezzo di almeno un terzo inferiore al valore nominale (900.000 euro). In cambio dello sconto - hanno spiegato dalla Link al Fatto quotidiano - il professionista avrebbe dovuto impegnarsi a trovare nuovi investitori interessati a rilevare il 44% della società per 20 milioni di euro.
Alla Link, Roh porta in dote le sue relazioni internazionali: promuove l' accordo tra l' ateneo romano con la prestigiosa università Lomonosov di Mosca, dove ha studiato Vladimir Putin, e predispone un ambizioso master di moda in collaborazione con la moglie, ex modella russa proprietaria di una catena di boutique.
CONCORDATO PREVENTIVO
Esattamente dodici mesi dopo la riunione a cui partecipa Roh (agosto 2017), i tentativi infruttuosi di trovare all' esterno nuovi soci e il naufragio del patto con la Suite finance costringono la Gem a trovare un' altra soluzione per l' aumento del capitale da 18 milioni a 27. Incremento che, da visura camerale attuale, sembrerebbe andato a buon fine.
Ma nella realtà è così. Come conferma l' ultimo bilancio societario, dove il capitale sociale è ancora fermo a 18 milioni, visto che l' aumento è sì stato deliberato, ma non è stato sottoscritto, né versato.
«Devono ancora trovare i soldi», conferma con La Verità Scotti. E, riferendosi alla trattativa tra la Gem e la società maltese, anche lui ribadisce che «non si sono messi d' accordo sulle condizioni». Quindi aggiunge: «Ma non chieda a me, la società è privata e non deve spiegare nulla». Grazie a tanta trasparenza, il mistero del bonifico post elettorale resta, per ora, irrisolto.
Fonte: qui
martedì 5 novembre 2019
DEUTSCHE BANK SEMPRE PIÙ A PICCO SPAVENTA GLI AMERICANI, E ORA ANCHE I GIORNALI TEDESCHI COMINCIANO AD ATTACCARLA
FRA LUGLIO E SETTEMBRE, LA BANCA HA SEGNATO UNA PERDITA NETTA DI 942 MILIONI DI EURO, CHE SI CONFRONTA CON L’UTILE NETTO DI 130 MILIONI DELLO STESSO PERIODO DEL 2018. NEL TERZO TRIMESTRE, IL GRUPPO HA REGISTRATO RICAVI IN CALO DEL 15% A 5,3 MILIARDI
Mauro Bottarelli per https://it.businessinsider.com/deutsche-bank-sempre-piu-giu-spaventa-lamerica-e-ora-anche-i-giornali-tedeschi-la-attaccano/
Quando sono i tuoi nemici a mettere in circolazione voci maliziose sul tuo conto (e i tuoi conti), potrebbe trattarsi di un segnale paradossalmente positivo: forse, ti temono. E giocare sporco, per quanto sgradevole, è contemplato nelle regole del vivere quotidiano. Soprattutto in finanza. Ma quando a chiedersi, di fatto, per quale ragione i tuoi grandi sostenitori e detentori azionari non ti abbandonino al tuo destino, stante le cifre e le prospettive, sono i presunti “alleati”, allora c’è da preoccuparsi. E il fatto che dopo la pubblicazione della trimestrale, lo scorso 30 ottobre, l’attacco più duro a Deutsche Bank e il suo management sia arrivato da Die Welt, pone qualche interrogativo. Certo, i soci forti stanno cercando di defenestrare anzitempo il presidente, avendo dato vita a un quantomeno irrituale – almeno per le teutoniche tradizioni – Cda parallelo fuori da Francoforte ma resta il fatto che il quotidiano tedesco abbia chiaramente detto – a fronte di conti simili e di un piano di ristrutturazione a dir poco monstre (non fosse altro per il controvalore della bad bank creata per ripulire il bilancio, 5 volte il market cap) – come appaia quantomeno inspiegabile la fiducia incrollabile dei grandi sponsor nell’ennesimo tentativo di raddrizzare la baracca. Questi due grafici:

- Fonte: Bloomberg

- Fonte: Bloomberg
mettono in prospettiva la situazione. I numeri della trimestrale sono chiari: fra luglio e settembre, Deutsche Bank ha segnato una perdita netta di 942 milioni di euro, che si confronta con l’utile netto di 130 milioni dello stesso periodo del 2018 e il consensus degli analisti sondati da Bloomberg per un rosso “limitato” a -714 milioni di euro. Nel terzo trimestre, il gruppo ha registrato ricavi in calo del 15% a 5,3 miliardi: una flessione che si spiega anche con la recente decisione strategica di ritirarsi dal trading di equities ma che poco si intona con il -13% anche su quello relativo al reddito fisso, solitamente un punto di forza della banca tedesca. Dal canto suo, il ceo Christian Sewing ha posto l’accento sull’utile pre-tasse di 353 milioni, con le quattro attività principali della banca redditizie nel trimestre, nonché su “una crescita degli impieghi e del risparmio gestito”, sottolineando infine come l’indice patrimoniale Cet1 resti stabile al 13,4%. Il problema è uno solo, rappresentato dal secondo grafico: la reazione del mercato ai conti nel giorno della presentazione.
Ma qui subentra il giallo nel giallo, il quale pone più di una questione. Primo, subito dopo i conti JP Morgan ha tagliato il target price del titolo a 6 euro, citando il quasi certo protrarsi di revenues negative derivanti dalla cosiddetta CRU (Capital Restructuring Unit, la bad bank) anche nel quarto trimestre. Inoltre, questa schermata di Bloomberg:

- Fonte: Bloomberg
mostra come 16 analisti raccomandino di vendere il titolo DB agli investitori, contro 12 posizioni ancora su hold e solo 2 che puntano su buy. Di più, stando a Die Welt, Bankhaus Lampe – la “Rolls Royce delle banche d’affari” – avrebbe terminato la propria copertura di analisi del titolo Deutsche Bank, motivando la decisione con una non meglio precisata “riallocazione di risorse”. Come dire, abbiamo cose (e titoli) più seri da far seguire agli analisti. Uno smacco di quelli che lasciano il segno, basti vedere la lista dei clienti della banca fondata nel 1852 a Minden. E il potere evocativo che Deutsche Bank ancora esercita nella madrepatria. Eppure, venerdì 1 novembre il titolo è rimbalzato del 2% a Francoforte, dopo il tracollo di 24 ore prima. Senza che nulla cambiasse, a meno di voler attribuire poteri da affabulazione taumaturgica alle parole di rito di Christian Sewing. Di più, attraverso un’intervista concessa alla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, il vice-Ceo, Karl von Rohr, ha annunciato che l’istituto passerà a tassi negativi sui conti correnti corporate più grandi e su quelli di singoli correntisti più facoltosi, cercando di preservare la clientela retail. Pur affermando che “stiamo parlando con i nostri clienti che patiranno le conseguenze di questa decisione e si stanno dimostrando comprensivi rispetto alle ragioni della scelta”, questa mossa non pare certo uno stimolo ulteriore all’acquisto del titolo e, più in generale, a una scommessa di medio-lungo termine sul futuro dell’istituto. Almeno, in tempi di analisti che paiono mollare la presa.
Insomma, da più parti la domanda finale, ovviamente proferita sottovoce e in contesti non ufficiali, è una sola: chi sta sostenendo Deutsche Bank, forse anche fisicamente sui livelli di resistenza dell’azione? Volgarmente detto, comprando. Qualcuno sta quindi acquistando per motivi che sono “altri” rispetto alla fiducia nel piano di ristrutturazione, al mero investimento? Deutsche Bank, pur avendo dovuto abbandonare giocoforza Wall Street, era diventata too big to fail nel trading azionario come in quello degli swap valutari, a tal punto da creare un rischio di controparte permanente con cui nessuno può permettersi di scherzare? E qui rientra in campo il dubbio che aleggia a mezz’aria sui mercati dallo scorso 17 settembre, quando la Fed tornò a operare direttamente attraverso aste repo e term per cercare di calmare le turbolenze sul mercato interbancario, di fatto prodromo del Qe vero e proprio appena partito. Sostanziato da questi due grafici:

- Fed/Zerohedge

- Fonte: Financial Times
dai quali si evince come in quell’occasione la Banca centrale Usa potrebbe dover essere rientrata in campo giocoforza per “sostenere” qualche istituto straniero particolarmente esposto e in grave difficoltà di finanziamento a breve. Ipotesi mai smentita, né confermata da alcuno alla Federal Reserve ma, stante le motivazioni addotte da Jerome Powell per far ripartire un Qe che lui stesso non vuole nemmeno venga definito tale, comunque in grado di lasciare qualche interrogativo aperto sul terreno. Tanto più che, negli ambienti finanziari, si fa notare come Donald Trump, mai tenero con la Germania e pronto anche al braccio di ferro (ad esempio i dazi sulle auto Ue), si sia ben guardato dal colpire – persino attraverso i suoi proverbiali e alluvionali tweets – il fianco scoperto e dolorante, quasi il tallone d’Achille sistemico di Berlino. Forse, il valore sistemico di DB vale quasi tanto per Angela Merkel che per lui, non fosse altro per la questione delle sue dichiarazioni dei redditi e dei suoi conti correnti presso l’istituto tedesco che la Giustizia statunitense vorrebbe resi disponibili.
Finora, Francoforte ha resistito. Qualcuno poi vorrebbe che un tacito soccorso, anche solo a livello di moral suasion verso gli analisti, sia giunto da Bnp Paribas, istituto francese che ha concluso l’acquisizione proprio del ramo trading sugli hedge funds del colosso tedesco, operazione vista da molti come rischiosa per una banca fino ad ora cauta come quella francese, soprattutto dopo il quarto trimestre di fila di calo del ramo equity e di servizio ai fondi speculativi (-15% il dato al settembre scorso). Certo, il deal è ormai concluso ma il passaggio dei circa 1.000 dipendenti da Deutsche Bank a Bnp Paribas richiederà fino al 2021 e un tracollo (o peggio) della casamadre non gioverebbe certo nemmeno al secondo contraente. Di sicuro, c’è soltanto che anche in patria qualcuno comincia a chiedersi, fra le righe e con perifrasi sempre più claudicanti, chi stia sostenendo Deutsche Bank e cosa le garantisca un grado di fedeltà residuale dei suoi grandi detentori. La caduta degli Dei. E non appare un segnale confortante. A meno che l’istituto non rappresenti l’elefante nella stanza di uno scontro politico tutto interno.
lunedì 4 novembre 2019
Donald Trump, la conversazione con Farage: “Anche l’Italia starebbe meglio senza l’Ue”

L'intervento improvviso del presidente Usa negli affari della politica italiana arriva durante il programma radiofonico condotto dal leader del Brexit Party britannico: "In Europa governano persone con le quali è molto difficile negoziare, mentre con me sarebbe tutto più facile".
“Anche altri Paesi, l’Italia e altri, starebbero molto meglio senza l’Ue, francamente. Ma se vogliono l’unione, bene”. L’intervento improvviso di Donald Trump negli affari della politica italiana arriva in una conversazione avuta giovedì sera con Nigel Farage durante il programma radiofonico condotto dal leader del Brexit Party britannico su Lbc. Il presidente Usa, che ha deplorato che Londra sia ancora “trattenuta nell’Unione Europea”, ha poi rispolverato l’ipotesi di una Italexit, citando en passant anche la nostra Penisola tra i Paesi che “starebbe molto meglio” fuori dell’Ue.
È la prima volta in assoluto che Trump ipotizza l’uscita dell’Italia non solo dall’euro ma dall’Unione europea, di cui è uno degli stati fondatori. E arriva proprio nel momento in cui il premier Giuseppe Conte e il nuovo governo giallorosso stanno cercando di mantenere un dialogo più serrato e collaborativo con Bruxelles, per puntare a ottenere di più sia sul dossier della manovra economica sia sul fronte della politica sui migranti.
Per Trump, il fatto che Londra sia ancora nell’Ue impedisce di iniziare a trattare quello che per il tycoon sarebbe una grande accordo commerciale tra Stati Uniti e Gran Bretagna. “Siete bloccati dalla Ue – afferma il presidente Usa – come lo sono altri Paesi. Anche l’Italia e altri Paesi – aggiunge il presidente americano – starebbero molto meglio senza l’Unione europea. Ma se questi Paesi vogliono rimanere nella Ue, va bene”. “Ma sappiate – conclude il suo ragionamento Trump – che in Europa governano persone con le quali è molto difficile negoziare, mentre con me sarebbe tutto più facile: faremmo subito un grande accordo commerciale”.
Il tema di una possibile Italexit non è mai stato nell’agenda dei colloqui tra Washington e Roma, men che meno negli ultimi faccia a faccia che il presidente americano ha avuto in più di un’occasione con il presidente del consiglio Conte e all’inizio del mese con il presidente della repubblica Sergio Mattarella, ricevuto alla Casa Bianca. Lo stesso dicasi dei colloqui avuti tra il ministro degli esteri Luigi Di Maio e Mike Pompeo in occasione della recente visita del segretario di stato americano in Italia.
Il cambio di residenza
Per ora chi si trasferisce quindi non è l’Italia, ma lo stesso Trump. Il tycoon tradisce la sua New York e cambia residenza: non più la Trump Tower sulla Fifth Avenue di Manhattan ma Palm Beach, in Florida, dove possiede la dimora di Mar-a-Lago. Sarà questa la sua residenza primaria e fiscale. È lo stesso presidente Usa a confermare tutto su Twitter: “Pago ogni anno milioni di dollari di tasse alla città e allo stato di New York per essere trattato molto male“. Trump scrive anche che spera di restare altri 5 anni a 1600 Pennsylvania Avenue, l’indirizzo della Casa Bianca.
La verità scomoda delle energie rinnovabili
I fabbisogni energetici dell'economia mondiale sembrano essere facili da modellare. Il consumo di energia viene misurato in vari modi, tra cui chilowattora, barili di petrolio equivalente, unità termiche britanniche, chilocalorie e joule. Due tipi di energia sono equivalenti se producono lo stesso numero di unità di energia, giusto?
Ad esempio, il modellatore di xkcd Randall Munroe spiega i vantaggi delle energie rinnovabili nel video qui sotto. Ci dice che sulla base del suo modello, il solare, se ridimensionato a livelli ridicoli, può fornire abbastanza energia rinnovabile per noi stessi e una mezza dozzina di vicini. Il vento, se ridimensionato a livelli assurdi, può fornire abbastanza energia rinnovabile per noi stessi e una dozzina di vicini.
Vi è tuttavia un grosso problema in questa analisi. I tipi di energia prodotta dal vento e dal solare non sono i tipi di energia di cui l'economia ha bisogno . L'energia eolica e solare producono elettricità intermittente disponibile solo in orari e luoghi specifici. Ciò di cui l'economia mondiale ha bisogno è una varietà di diversi tipi di energia che soddisfino i requisiti energetici dei numerosi dispositivi attualmente in uso nel mondo. Questa energia deve essere trasportata nel posto giusto e salvata per il momento giusto del giorno e il momento giusto dell'anno. Potrebbe anche essere necessario immagazzinare questa energia di anno in anno, a causa di possibili siccità.
Penso che la situazione sia analoga ai ricercatori che decidono che sarebbe utile o più efficace se gli umani potessero cambiare la loro dieta in erba al 100% nei prossimi 20 anni. L'erba è una forma di prodotto energetico, ma non è il prodotto energetico che normalmente consumano gli esseri umani. Non sembra essere tossico per l'uomo in piccole quantità. Sembra crescere abbastanza bene. Il passaggio all'uso dell'erba come alimento sembrerebbe vantaggioso dal punto di vista della CO2. Il fatto che gli esseri umani non si siano evoluti per mangiare erba è simile al fatto che i settori manifatturiero e dei trasporti dell'economia di oggi non si sono sviluppati attorno all'uso di elettricità intermittente da eolico e solare.
Sostituire l'erba con il cibo potrebbe "funzionare", ma richiederebbe interi nuovi sistemi
Se consideriamo altre specie, scopriamo che gli animali con quattro stomaci possono, in effetti, vivere abbastanza bene con una dieta a base di erba. Questi animali hanno spesso denti che crescono continuamente perché la silice nell'erba tende a logorarsi . Se solo potessimo aggirare questi piccoli dettagli, potremmo essere in grado di apportare la modifica. Probabilmente avremmo bisogno di crescere stomaci extra e aggiungere denti in continua crescita. Potrebbero anche essere necessari altri aggiustamenti, come un cervello più piccolo. Ciò sarebbe particolarmente vero se una dieta basata sull'erba non fosse adeguata per supportare la crescita e l'attività del cervello di oggi.
Il problema con quasi tutte le analisi energetiche oggi è che usano confini ristretti. Esaminano solo una piccola parte del problema - generalmente il costo (o il "costo energetico") dei dispositivi stessi - e ipotizzano che questo sia l'unico costo coinvolto in una modifica. In effetti, i ricercatori devono riconoscere che potrebbero essere necessari sistemi completamente nuovi, analoghi agli stomaci extra e ai denti in costante crescita. Il problema è talvolta descritto come la necessità di avere "ampi confini" nelle analisi.
Se l'analisi xkcd compensasse i costi energetici indiretti del sistema, compresa l'energia relativa a tutti i nuovi sistemi richiesti, i risultati dell'analisi probabilmente cambieranno considerevolmente. La capacità combinata di energia eolica e solare di alimentare sia la propria abitazione sia quella di una dozzina di vicini probabilmente scomparirebbe. Troppa parte dell'output del sistema rinnovabile sarebbe utilizzata per rendere l'equivalente di stomaci extra e denti in continua crescita affinché il sistema funzioni. L'economia mondiale potrebbe non funzionare come in passato, anche se l'equivalente del cervello deve essere più piccolo.
"L'energia utilizzata da una dozzina di vicini" è una metrica corretta?
Prima di continuare con la mia analisi di ciò che non va nel modellare l'energia rinnovabile intermittente, vorrei dire alcune parole sul modo in cui Munroe quantifica il risultato della sua analisi energetica. Parla di "energia consumata da una famiglia e da una dozzina di vicini". Spesso sentiamo notizie su quante famiglie possono essere servite da un nuovo fornitore di energia elettrica o quante famiglie sono state portate fuori linea da una tempesta. La metrica utilizzata da Munroe è simile. Ma ci dice cosa dobbiamo sapere in questo caso?
La nostra economia richiede il consumo di energia di molti tipi di utenti, compresi i governi per costruire strade e scuole, gli agricoltori per piantare colture e i produttori per fabbricare dispositivi di ogni tipo. Lasciare fuori dal calcolo il consumo di energia non residenziale non ha molto senso. (In realtà, non siamo del tutto sicuri di ciò che Munroe ha incluso nel suo calcolo. La sua formulazione suggerisce che includesse solo il consumo di energia residenziale.) Negli Stati Uniti, la mia analisi indica che gli utenti residenziali consumano solo circa un terzo dell'energia totale.1 Il resto è consumato da aziende e governi.
Se vogliamo adattare le indicazioni di Munroe per includere l'energia consumata da imprese e governi, dobbiamo dividere il numero indicato di famiglie che dispongono di energia per circa tre. Pertanto, invece di essere "Energia consumata dalla dozzina dei nostri vicini", le unità sarebbero "Energia consumata da quattro dei nostri vicini, compreso l'uso associato di energia da parte dei governi e delle imprese". Il vantaggio apparentemente enorme fornito dal vento e dal solare diventa molto più piccolo quando dividiamo per tre, anche prima che vengano apportate altre modifiche.
Quali potrebbero essere i costi indiretti del vento e del solare?
Esistono numerosi costi indiretti:
(1) I costi di trasmissione sono molto più elevati rispetto a quelli di altri tipi di elettricità, ma nella maggior parte degli studi non sono riaddebitati al vento e al solare.
Uno studio del 2014 dell'Agenzia internazionale dell'energia indica che i costi di trasmissione per il vento sono circa tre volte i costi di trasmissione per il carbone o il nucleare. L'importo dei costi in eccesso tende ad aumentare man mano che le energie rinnovabili intermittenti diventano una quota maggiore del totale. Alcuni dei motivi di maggiori costi di trasmissione sia per il vento che per il solare sono i seguenti:
(a) È necessario costruire in modo sproporzionato più linee per il vento e il solare poiché le linee di trasmissione devono essere ridimensionate alla potenza massima, piuttosto che alla potenza media. La produzione di vento è generalmente disponibile dal 25% al 35% delle volte; il solare è in genere disponibile dal 10% al 25% delle volte.
(b) Tendono ad esserci distanze più lunghe tra dove l'energia rinnovabile viene catturata e dove viene consumata, rispetto alla generazione tradizionale.
(c) L'elettricità rinnovabile non viene creata in una centrale elettrica a combustibili fossili, con gli stessi controlli sui numerosi aspetti dell'elettricità di rete. Il sistema di trasmissione deve quindi apportare correzioni che non sarebbero necessarie per altri tipi di elettricità.
(2) Con l'aumento della trasmissione di elettricità a lunga distanza, è necessario un aumento della manutenzione delle linee di trasmissione. Se ciò non viene eseguito in modo adeguato, è probabile che si verifichino incendi, specialmente nelle aree asciutte e ventose.
Esistono prove recenti che una manutenzione inadeguata delle linee di trasmissione è un grave pericolo di incendio.
In California, l'inadeguata manutenzione della linea elettrica ha portato al fallimento dell'utility PG&E della California del Nord. Nelle ultime settimane, PG&E ha avviato due interruzioni preventive del potere, una delle quali colpisce fino a due milioni di individui.
Il Texas Wildfire Mitigation Project riporta : "Le linee elettriche hanno causato oltre 4.000 incendi in Texas negli ultimi tre anni e mezzo".
Il Venezuela ha una linea di trasmissione a lunga distanza dalla sua grande centrale idroelettrica a Caracas. Una delle interruzioni subite in quel paese sembra essere correlata agli incendi vicini a questa linea di trasmissione.
Ci sono cose che possono essere fatte per prevenire questi incendi, come seppellire le linee sottoterra. Anche l' uso di un filo isolato , invece del normale filo di trasmissione, sembra aiutare. Ma ogni soluzione ha un costo. Questi costi devono essere riconosciuti nel modellare il costo indiretto dell'aggiunta di un'enorme quantità di energie rinnovabili.
(3) Sarà necessario un enorme investimento nelle stazioni di ricarica, se qualcuno che non sia molto ricco deve usare veicoli elettrici.
Chiaramente, i ricchi possono permettersi veicoli elettrici. Generalmente hanno garage con connessioni all'alimentazione elettrica. Con questa disposizione, possono facilmente caricare un veicolo che è alimentato da elettricità quando è conveniente.
Il problema è che i meno abbienti spesso non hanno opportunità simili per caricare veicoli elettrici. Inoltre, non possono permettersi di passare ore ad aspettare che i loro veicoli si ricarichino. Avranno bisogno di stazioni di ricarica rapida economiche, situate in molti, molti posti, se i veicoli elettrici devono essere una scelta adatta. Il costo della ricarica rapida dovrà probabilmente includere una tassa per la manutenzione della strada, poiché questo è uno dei costi che oggi è incluso nei prezzi del carburante.
(4) L'intermittenza aggiunge un livello molto consistente di costi.
Una convinzione comune è che l'intermittenza può essere gestita da cambiamenti piuttosto piccoli, come i prezzi dell'ora del giorno, le reti intelligenti e l'interruzione dell'alimentazione per alcuni clienti industriali selezionati se non c'è abbastanza elettricità per andare in giro. Questa convinzione è più o meno vera se il sistema è sostanzialmente un combustibile fossile e un sistema nucleare, con una piccola percentuale di energie rinnovabili. La situazione cambia man mano che vengono aggiunte più energie rinnovabili intermittenti.
Una volta che più di una piccola percentuale di solare viene aggiunta alla rete elettrica, sono necessarie batterie per appianare la rapida transizione che si verifica alla fine della giornata quando i lavoratori stanno tornando a casa e vorrebbero mangiare le loro cene, anche se il sole ha impostato. Ci sono anche problemi con l'elettricità provocata dal taglio del vento durante i temporali; le batterie possono aiutare ad appianare queste transizioni.
Ci sono anche problemi a più lungo termine. Le forti tempeste possono interrompere l'elettricità per diversi giorni, in qualsiasi momento dell'anno. Per questo motivo, se un sistema deve essere eseguito solo su fonti rinnovabili, sarebbe auspicabile avere un backup della batteria per almeno tre giorni. Nel breve video qui sotto, Bill Gates esprime sgomento per l'idea di provare a fornire un backup della batteria di tre giorni per la quantità di elettricità utilizzata dalla città di Tokyo.
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A questo punto non abbiamo batterie quasi sufficienti per fornire un backup della batteria di tre giorni per la fornitura di energia elettrica nel mondo. Se l'economia mondiale dovesse funzionare con energie rinnovabili, il consumo di elettricità dovrebbe aumentare rispetto ai livelli odierni, rendendo ancora più difficile conservare una fornitura di tre giorni.
Un problema molto più difficile rispetto allo stoccaggio di energia elettrica per tre giorni è la necessità di uno stoccaggio stagionale, se l'energia rinnovabile deve essere utilizzata in misura significativa. La Figura 1 mostra il modello stagionale del consumo di energia negli Stati Uniti.
Figura 1. Consumo di energia negli Stati Uniti per mese dell'anno, in base ai dati della US Energy Information Administration. "Tutti gli altri" è energia totale, meno elettricità e energia di trasporto. Include il gas naturale utilizzato per il riscaldamento domestico. Comprende anche i prodotti petroliferi utilizzati per l'agricoltura, nonché i combustibili fossili di tutti i tipi utilizzati a fini industriali.
In contrasto con questo modello, la produzione di energia solare tende a raggiungere il picco a giugno; scende a un livello basso da dicembre a febbraio. L'energia idroelettrica tende a raggiungere il picco in primavera, ma la sua quantità è spesso abbastanza variabile da un anno all'altro. L'energia eolica è piuttosto variabile, sia di anno in anno che di mese in mese.
La nostra economia non può gestire molti inizi e fermate della fornitura di elettricità. Ad esempio, le temperature devono rimanere elevate per la fusione dei metalli. Gli ascensori non devono fermarsi tra i piani quando si ferma l'elettricità. La refrigerazione deve continuare quando la carne fresca viene mantenuta fredda.
Esistono due approcci che possono essere utilizzati per aggirare i problemi energetici stagionali:
- Sovrastimare notevolmente il sistema energetico basato sulle energie rinnovabili, per fornire abbastanza elettricità quando l'energia totale è più necessaria, che tende ad essere in inverno.
- Aggiungi un'enorme quantità di spazio di archiviazione, come lo stoccaggio della batteria, per conservare l'elettricità per mesi o addirittura anni, per mitigare l'intermittenza.
Ognuno di questi approcci ha un costo estremamente elevato. Questi costi sono come l'aggiunta di stomaci extra al sistema umano. Fino ad ora non sono stati inclusi in nessun modello. Il costo di uno di questi approcci deve essere incluso in qualsiasi modello che analizzi i costi e i benefici delle energie rinnovabili, se esiste l'intenzione di utilizzare le energie rinnovabili come più di una piccola parte del consumo totale di energia.
La Figura 2 illustra l'alto costo energetico che può verificarsi aggiungendo un sostanziale backup della batteria a un sistema elettrico. In questo esempio, l '"energia netta" fornita dal sistema viene sostanzialmente eliminata dal backup della batteria. In questa analisi, il ritorno di energia sull'energia investita (EROEI) confronta la produzione di energia con la produzione di energia. È una delle molte metriche utilizzate per stimare se un dispositivo fornisce un'energia adeguata per giustificare gli input di energia front-end.
Figura 2. Grafico di Graham Palmer sull'energia dinamica restituita in energia investita da "Energia in Australia".
L'esempio in Figura 2 si basa sul modello di utilizzo dell'elettricità a Melbourne, in Australia, che ha un clima relativamente mite. L'esempio utilizza una combinazione di pannelli solari, batterie e generazione di backup diesel. I pannelli solari e le batterie di riserva forniscono elettricità per il 95% dell'utilizzo annuale di elettricità che è più facile da coprire con questi dispositivi; la generazione diesel viene utilizzata per il restante 5%.
L'esempio della Figura 2 potrebbe essere regolato per essere “solo rinnovabile” aggiungendo significativamente più batterie, un gran numero di pannelli solari o una combinazione di questi. Queste batterie e pannelli solari aggiuntivi verrebbero usati in modo molto leggero, portando l'EROEI del sistema a un livello ancora più basso.
Fino ad oggi, uno dei motivi principali per cui il sistema elettrico è stato in grado di evitare i costi di costruzione eccessiva o di aggiunta di grandi backup della batteria è la piccola quota che rappresentano della produzione di elettricità. Nel 2018, il vento è stato pari al 5% dell'elettricità mondiale; il solare era pari al 2%. In percentuale dell'approvvigionamento energetico mondiale , rappresentavano rispettivamente il 2% e l'1%.
Un secondo motivo per cui il sistema elettrico è stato in grado di evitare di affrontare il problema dell'intermittenza è perché i fornitori di elettricità di riserva (carbone, gas naturale e nucleare) sono stati costretti a fornire servizi di riserva senza un'adeguata compensazione per il valore dei servizi che stanno fornendo. Il modo in cui ciò accade è dando al vento e al solare il sussidio di "iniziare per primi". Questa pratica crea un problema perché i fornitori di backup hanno costi fissi sostanziali e spesso non vengono adeguatamente compensati per questi costi fissi.
Se c'è un piano per smettere di usare combustibili fossili, tutti questi fornitori di energia elettrica di riserva, incluso il nucleare, scompariranno. (Il nucleare dipende anche dai combustibili fossili.) Le energie rinnovabili dovranno essere autosufficienti. Questo è quando il problema dell'intermittenza diventerà travolgente. I combustibili fossili possono essere immagazzinati in modo relativamente economico; i costi di stoccaggio dell'elettricità sono enormi. Includono sia il costo del sistema di stoccaggio che la perdita di energia che si verifica quando viene utilizzato lo stoccaggio.
In effetti, il problema della sottofinanziamento associato alla concessione di energie rinnovabili intermittenti sta già diventando un problema travolgente in alcuni punti. L'Ohio ha recentemente scelto di fornire sussidi ai fornitori di carbone e nucleare come modo per aggirare questo problema. L'Ohio sta anche riducendo i finanziamenti per le energie rinnovabili.
(5) Il costo del riciclaggio di turbine eoliche, pannelli solari e batterie deve riflettersi nelle stime dei costi.
Un presupposto comune nelle analisi energetiche sembra essere che in qualche modo, alla fine della vita di progettazione di turbine eoliche, pannelli solari e batterie, tutti questi dispositivi scompariranno in qualche modo senza alcun costo. Se il riciclaggio viene eseguito, si presume che il costo del riciclaggio sarà inferiore al valore dei materiali resi disponibili dal riciclaggio.
Stiamo scoprendo ora che il riciclaggio non è gratuito. Molto spesso, il costo energetico del riciclaggio dei materiali è maggiore dell'energia utilizzata per estrarli freschi. Questo problema deve essere considerato nell'analisi del costo reale delle energie rinnovabili.
(6) Le energie rinnovabili non sostituiscono direttamente molti dei dispositivi / processi che abbiamo oggi. Ciò potrebbe comportare un notevole calo delle modalità di funzionamento dell'economia e una transizione molto più lunga.
C'è un lungo elenco di cose che le energie rinnovabili non sostituiscono. Oggi non possiamo realizzare turbine eoliche, pannelli solari o dighe idroelettriche di oggi senza combustibili fossili. Questo, da solo, chiarisce che il sistema di combustibili fossili dovrà essere mantenuto per almeno i prossimi vent'anni.
Ci sono molte altre cose che non possiamo fare solo con le energie rinnovabili. Acciaio, fertilizzanti, cemento e plastica sono alcuni esempi che Bill Gates menziona nel suo video sopra. L'asfalto e molti dei farmaci odierni sono altri esempi di beni che non possono essere fabbricati con le sole energie rinnovabili. Dovremmo cambiare il modo in cui viviamo senza questi beni. Non abbiamo potuto pavimentare le strade (tranne con la pietra) o costruire molti degli edifici di oggi con le sole energie rinnovabili.
Sembra probabile che i produttori cerchino di sostituire la legna con i combustibili fossili, ma la quantità di legna disponibile sarebbe troppo bassa per questo scopo. Il mondo incontrerebbe problemi di deforestazione entro pochi anni.
(7) È probabile che il passaggio alle energie rinnovabili richiederà 50 o più anni. Durante questo periodo, l'eolico e il solare agiranno più come componenti aggiuntivi del sistema di combustibili fossili che come sostituti. Ciò aumenta anche i costi.
Affinché le industrie dei combustibili fossili continuino, una grande parte dei loro costi dovrà continuare. Le persone che lavorano nelle industrie dei combustibili fossili devono essere pagate tutto l'anno, non solo quando le utility elettriche hanno bisogno di energia elettrica di riserva. I combustibili fossili avranno bisogno di condutture, raffinerie e personale qualificato. Le aziende che utilizzano combustibili fossili dovranno pagare i loro debiti relativi alle strutture esistenti. Se il gas naturale viene utilizzato come riserva per le energie rinnovabili, avrà bisogno di serbatoi per contenere il gas naturale per l'inverno, oltre alle condotte. Anche se il consumo di gas naturale è ridotto del 90%, è probabile che i suoi costi diminuiscano di una percentuale molto più ridotta, diciamo del 30%, poiché una quota elevata dei costi è fissa.
Uno dei motivi per cui sarà necessaria una transizione molto lunga è perché in molti casi non esiste nemmeno un percorso di transizione dai combustibili fossili. Se è necessario apportare una modifica, le invenzioni per facilitare tali modifiche sono un prerequisito. Quindi queste invenzioni devono essere testate in situazioni reali. Successivamente, sono necessarie nuove fabbriche per realizzare i nuovi dispositivi. È probabile che sarà necessario un modo per pagare i proprietari esistenti per la perdita di valore dei loro dispositivi esistenti alimentati a combustibile fossile; in caso contrario, è probabile che vi siano enormi inadempienze del debito. È solo dopo che tutti questi passaggi hanno avuto luogo che la transizione può effettivamente avvenire.
Questi costi indiretti portano a un enorme punto interrogativo sul fatto che abbia persino senso incoraggiare l'uso diffuso di eolico e solare. Le energie rinnovabili possono ridurre le emissioni di CO2 se sostituiscono realmente i combustibili fossili nella produzione di elettricità. Se si tratta per lo più di componenti aggiuntivi a costo elevato per il sistema, esiste una vera domanda: ha senso imporre una transizione al vento e al solare?
Il vento e il solare offrono davvero un futuro a più lungo termine rispetto ai combustibili fossili?
Alla fine del video xkcd mostrato sopra, Munroe osserva che il vento e il solare sono disponibili indefinitamente, ma le forniture di combustibili fossili sono piuttosto limitate.
Concordo con Munroe sul fatto che le forniture di combustibili fossili sono piuttosto limitate. Ciò si verifica perché i prezzi dell'energia non aumentano abbastanza da consentirne l'estrazione. I prezzi dei prodotti finiti realizzati con combustibili fossili devono essere abbastanza bassi da consentire ai clienti di permetterseli. In caso contrario, gli acquisti di beni discrezionali (ad esempio automobili e smartphone) cadranno. Poiché le automobili e gli smartphone sono fabbricati con materie prime, compresi i combustibili fossili, la "domanda" più bassa per questi prodotti finiti porterà alla caduta dei prezzi delle materie prime, compreso il petrolio. In effetti, sembra che abbiamo sperimentato il calo dei prezzi del petrolio per la maggior parte del tempo dal 2008.
Figura 3. Prezzo medio settimanale del petrolio Brent adeguato all'inflazione, basato sui prezzi spot del petrolio EIA e sull'inflazione urbana-CPI negli Stati Uniti.
È difficile capire perché le energie rinnovabili durino più a lungo dei combustibili fossili. Se il loro costo non sovvenzionato è superiore a quello dei combustibili fossili, questo sarebbe uno sciopero contro di loro. Inoltre, dipendono molto dai combustibili fossili per la fabbricazione di pezzi di ricambio e per la riparazione di linee di trasmissione.
È interessante notare che i modellisti dei cambiamenti climatici sembrano essere convinti che in futuro possano essere estratte quantità molto elevate di combustibili fossili. La questione di quanti combustibili fossili possano davvero essere estratti è un'altra questione di modellizzazione che deve essere esaminata attentamente. La quantità di estrazione futura sembra dipendere in larga misura dalla capacità dell'attuale sistema economico, compresa l'estensione della globalizzazione. Senza la globalizzazione, l'estrazione di combustibili fossili sembra diminuire rapidamente.
Abbiamo troppa fede nei modelli?
L'idea di utilizzare le energie rinnovabili suona sicuramente interessante, ma il nome è ingannevole. La maggior parte delle energie rinnovabili, ad eccezione del legno e dello sterco, non sono molto rinnovabili. In realtà, dipendono dai combustibili fossili.
L'intero problema della validità del vento e del solare deve essere attentamente analizzato. Il solito segno distintivo di un prodotto energetico che è di sostanziale beneficio per l'economia è che la sua produzione tende ad essere molto redditizia. Con questi alti profitti, i governi possono tassare pesantemente i proprietari. Pertanto, i profitti possono essere utilizzati per aiutare il resto dell'economia. Questa è una delle manifestazioni fisiche dell '"energia netta" che il prodotto energetico fornisce.
Se l'eolico e il solare fornissero davvero una notevole energia netta, non avrebbero bisogno di sussidi, nemmeno il sussidio di iniziare. Avrebbero buttato via i profitti a beneficio del resto dell'economia. Forse le energie rinnovabili non sono così benefiche come molte persone pensano di essere. Forse i ricercatori hanno riposto troppa fiducia nei modelli distorti.
Autore di Gail Tverberg tramite il blog Our Finite World
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