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mercoledì 6 novembre 2019

IL GIORNO DOPO LA VITTORIA DEI GRILLINI LA LINK ASPETTAVA 9 MILIONI DA MALTA. SI TRATTAVA DI UN FUMOSO AUMENTO DI CAPITALE, POI NON ANDATO IN PORTO

UNA GOLA PROFONDA A ''LA VERITÀ'': ''ERANO IN ATTESA DI SOLDI RUSSI CHE DOVEVANO ARRIVARE DA MALTA. SI VOCIFERAVA CHE LO STESSO MIFSUD FOSSE COINVOLTO. 
NON ERANO DELL'UNIVERSITÀ LOMONOSOV, CON CUI C' ERA UNA COLLABORAZIONE ACCADEMICA, MA DENARI DI QUALCHE GRUPPO IMPRENDITORIALE RUSSO''
Giacomo Amadori per “la Verità

C' era molta fibrillazione, agli inizi del marzo 2018, nei corridoi della Link campus university. In quei giorni Luigi Di Maio aveva appena presentato la sua «proposta di governo» M5s con ministri in pectore provenienti dal corpo docente del piccolo ateneo romano (Elisabetta Trenta andrà effettivamente alla Difesa nel Conte 1, mentre nel Conte 2 diventerà sottosegretario Angelo Tofalo, studente del master di Intelligence).

Le elezioni del 4 marzo segnano la vittoria travolgente dei grillini e il tracollo del Pd. Si fa festa. E il giorno dopo, lunedì 5 marzo, Vanna Fadini, a capo della Global education management srl (Gem), la cassaforte della Link, corre in banca per comunicare l' imminente arrivo di un maxi-bonifico di 9 milioni di euro da Malta. Un accreditamento fantasma visto che non sarà mai registrato.

MifsudMIFSUD
Questi soldi aleggiano sul Casale San Pio V, sede dell' ateneo nei giorni in cui sulla stampa italiana divampa il Russiagate e iniziano a girare sui media i nomi del misterioso avvocato Stephan Claus Roh e dell' introvabile «professore» maltese Joseph Mifsud, assurto agli onori delle cronache già nell' autunno 2017 per il presunto ruolo di complottardo contro Hillary Clinton e, successivamente, come cospiratore anti Donald Trump. Sia Roh che Mifsud erano legati alla Link campus university e adesso li ritroviamo nella nostra storia.

Torniamo a quel lunedì post elezioni. Superati i metal detector all' ingresso, la Fadini, amministratore e titolare del 77% della Gem (la signora detiene anche il 60% della Link consulting srl), si dirige con passo sicuro verso l' ufficio del direttore della banca.
vincenzo scotti luigi di maioVINCENZO SCOTTI LUIGI DI MAIO
Con sé ha due delibere assembleari per giustificare la transazione dall' estero. «È l' aumento di capitale della società», spiega la donna al direttore dell' istituto. E annuncia che una sigla maltese, la Suite Finance Scc Plc, è stata cooptata come socio nella compagine che si occupa di gestire i servizi dell' università. Come detto, però, quel denaro non passerà mai sui conti della società. Perché?

L' ACCORDO DAL FUTURO
Per saperne di più abbiamo provato a contattare la Fadini.
Ma la signora ha la stessa reperibilità di uno spettro. Nel tempo ha cambiato più volte il numero del telefono e non accetta di ricevere domande dalla viva voce dei cronisti. Solo quesiti scritti, filtrati dal cordone di sicurezza che protegge la sua privacy. Ma la Fadini non è un comune soggetto privato, bensì l' ad di una società che gestisce i servizi e fa da cassaforte di un' università che riceve diversi milioni di contributi pubblici per i suoi master.

vincenzo scotti 1VINCENZO SCOTTI 
Purtroppo la trasparenza non è di casa alla Link e così ci dobbiamo accontentare dei verbali di assemblea della Gem, per fortuna pubblici. Il 19 aprile 2018, un mese e due settimane più tardi dal suo passaggio in banca, l' imprenditrice annuncia ai soci di «aver individuato nella società di diritto maltese Suite Finance Scc Plc, con sede in Malta, il profilo idoneo cui proporre la sottoscrizione». In che modo e tramite chi abbia scelto proprio questa ditta, la donna non lo rivela. Almeno ufficialmente.

Nel corso della medesima riunione, specifica solo «che detta società (la Suite, ndr) ha già espresso, come oggi conferma, il proprio impegno a procedere in tal senso entro breve termine». E infatti, nell' ufficio romano di via Cesare Beccaria dove si sta svolgendo l' assemblea, entra un uomo.

La manager lo presenta: si chiama Gabriele Carratelli ed è lì «nella dichiarata qualità di amministratore e legale rappresentante» della società maltese. Dunque, in quel momento, tra la Gem e la Suite finance, esiste solo una dichiarazione d' intenti. Che però non verrà mai formalizzata, come spiega lo stesso Carratelli al nostro giornale: «L' operazione finanziaria non è andata in porto perché non era fattibile, non c' erano i presupposti».
Luigi Di Maio - LinkCampus-LUIGI DI MAIO - LINKCAMPUS-

E la sua presenza all' assemblea dei soci a Roma, allora? «Per me, era un incontro preliminare. Poi l' iniziativa non si è conclusa ed è decaduta». E sul bonifico annunciato dalla Fadini, l' uomo d' affari specifica: «Può aver detto quello che ha detto, la realtà è che non abbiamo concluso alcun accordo. Non c' era un contratto firmato, mi sembra». Insomma l' aumento di capitale che il 5 marzo la Fadini dava per fatto, per Carratelli, pur presente in assemblea, non era «finanziabile». È possibile una tale fraintendimento su un' operazione di questo calibro?

CASALE SAN PIO - LINK CAMPUSCASALE SAN PIO - LINK CAMPUS
«Alla Link erano in attesa di soldi russi che dovevano arrivare da Malta», rammenta un ex docente della Link per anni molto addentro alle segrete cose. «Si vociferava che lo stesso Mifsud fosse coinvolto in questa storia. Non erano finanziamenti dell' Università Lomonosov, con cui c' era una collaborazione accademica, ma denari di qualche gruppo imprenditoriale russo» continua la nostra gola profonda.

PARADISI FISCALI
Lo snodo per l' operazione avrebbe dovuto essere Malta.
È utile, a questo punto, ritornare sulla figura di Carratelli.
È un immobiliarista toscano che si è fatto le ossa tra Siena e Roma. A Malta è socio nella Suite finance insieme con tal Simone Rossi, un mediatore creditizio umbro. La loro società maltese compare nei Paradise papers, l' elenco di investimenti offshore effettuati in paradisi fiscali e attenzionati da un consorzio internazionale di giornalisti investigativi.

L' azienda fa parte del Suite capital group, holding che «fornisce servizi finanziari alle imprese e una gestione degli investimenti su misura» con uffici nella Repubblica Ceca, in Svizzera e in Inghilterra, in pratica tutti Paesi a fiscalità agevolata.
Da che cosa potesse nascere il loro interesse per la formazione universitaria in Italia non è dato sapere. Carratelli, con La Verità, si è limitato a ribadire che si è trattato di «operazione finanziaria non possibile».
Il socio Rossi - da quanto risulta al nostro giornale - ha pregiudizi di conservatoria e fallimenti a proprio carico.

joseph mifsud vincenzo scottiJOSEPH MIFSUD VINCENZO SCOTTI
Strascichi giudiziari che lo accomunano proprio a colei che, dalla società maltese, attendeva con ansia i 9 milioni di euro di aumento di capitale per la Gem subito dopo l' exploit dei grillini alle Politiche. Una storia interessante, quella di Vanna Fadini.
La lady di ferro Originaria di Ferrara, 64 anni, inizia la scalata con una pellicceria di lusso a Roma.

Poi passa al settore della comunicazione e diventa esperta di promozione territoriale. Il passaggio agli ambienti della politica è naturale. Un contestato incarico a Ragusa da 70 milioni di lire, ratificato nel 1996 dal ministero della Funzione pubblica, all' epoca guidato da Franco Frattini, le costa un' aspra citazione in una interrogazione parlamentare; nel 2008 i giornali la segnalano nei viaggi ufficiali della Farnesina insieme al sottosegretario Scotti.

Stephan Claus Roh von la moglie OlgaSTEPHAN CLAUS ROH VON LA MOGLIE OLGA
Anni dopo, Frattini diventerà membro del Cda e professore straordinario della Link, e lei la manager che ha in pugno i destini finanziari dell' Ateneo di cui Scotti è rettore.
Nel 2015, la Fadini finisce indagata in una inchiesta della Procura di Roma, con relativo sequestro preventivo, per omesso versamento delle ritenute alla fonte dal 2007 al 2009 per circa 839.000 euro sulla base dell' art. 10bis del d.lgs 74/2000.

Ma ritorniamo ai verbali delle assemblee, gli unici documenti «certi» - nel senso che non spariscono come ha fatto Mifsud - di questa vicenda. L' aumento di capitale della Gem è un pensiero fisso della donna che già nella seduta del 4 agosto 2017 ne aveva parlato illustrando ai soci presenti il suo piano: passare da 18 milioni a 27 milioni e 652.000 euro, un allargamento da proporre «a terzi».

LO SCONTO ALL' AVVOCATO
Ad ascoltarla, quel giorno, c' è uno dei protagonisti del Russiagate, di cui la stampa italiana inizierà a occuparsi proprio nel marzo 2018: l' avvocato Roh. Attualmente è il legale di Mifsud (ha recentemente consegnato memoria e telefoni cellulari alle autorità Usa del suo assistito), ma in precedenza è stato ben altro. Natali tedeschi e residenza a Montecarlo con studi a Zurigo, Londra, Hong Kong e Berlino, fino al 2017 è stato consigliere della Link di cui è anche socio attraverso la londinese Drake global Ltd.

Nel 2016 l' avvocato tedesco, che si occupa prevalentemente di relazioni petrolifere con Mosca e che viene citato anche nei Panama papers, acquista il 5% della Gem da un dirigente della Link, Achille Patrizi, che ne deteneva il 23% (il restante 77 è saldamente nelle mani della Fadini) per 250.000 euro appena; un prezzo di almeno un terzo inferiore al valore nominale (900.000 euro). In cambio dello sconto - hanno spiegato dalla Link al Fatto quotidiano - il professionista avrebbe dovuto impegnarsi a trovare nuovi investitori interessati a rilevare il 44% della società per 20 milioni di euro.
Stephan Claus Roh e MifsudSTEPHAN CLAUS ROH E MIFSUD

Alla Link, Roh porta in dote le sue relazioni internazionali: promuove l' accordo tra l' ateneo romano con la prestigiosa università Lomonosov di Mosca, dove ha studiato Vladimir Putin, e predispone un ambizioso master di moda in collaborazione con la moglie, ex modella russa proprietaria di una catena di boutique.

CONCORDATO PREVENTIVO
Esattamente dodici mesi dopo la riunione a cui partecipa Roh (agosto 2017), i tentativi infruttuosi di trovare all' esterno nuovi soci e il naufragio del patto con la Suite finance costringono la Gem a trovare un' altra soluzione per l' aumento del capitale da 18 milioni a 27. Incremento che, da visura camerale attuale, sembrerebbe andato a buon fine.
Ma nella realtà è così. Come conferma l' ultimo bilancio societario, dove il capitale sociale è ancora fermo a 18 milioni, visto che l' aumento è sì stato deliberato, ma non è stato sottoscritto, né versato.

«Devono ancora trovare i soldi», conferma con La Verità Scotti. E, riferendosi alla trattativa tra la Gem e la società maltese, anche lui ribadisce che «non si sono messi d' accordo sulle condizioni». Quindi aggiunge: «Ma non chieda a me, la società è privata e non deve spiegare nulla». Grazie a tanta trasparenza, il mistero del bonifico post elettorale resta, per ora, irrisolto.

Fonte: qui

mercoledì 23 gennaio 2019

IL TITOLO MPS SCENDE AL MINIMO STORICO (1,21 EURO) E ORA IL QUARTO GRUPPO CREDITIZIO ITALIANO VALE 1,38 MILIARDI



LA BANCA HA FATTO QUATTRO AUMENTI DI CAPITALE DAL 2008 AL 2017 PER UN TOTALE DI 18,4 MILIARDI 

HA MANDATO A CASA 10 MILA PERSONE E ALTRI 5.500 USCIRANNO ENTRO IL 2021 E LO STATO HA INVESTITO 5,4 MILIARDI NEL 2017 MA LA SUA QUOTA DEL 68% VALE MENO DI 900 MILIONI…

Nino Sunseri per “Libero quotidiano”

L'incubo di una nuova crisi di Mps incombe sul governo guidato da Giuseppe Conte.
Ieri il titolo è sceso dello 0,7% al minimo storico di 1,21 euro. Tutta la banca vale appena 1,38 miliardi. La Juventus grazie ai gol di Ronaldo capitalizza 1,5 miliardi. 

L'iceberg della Monte dei Paschi di SienaL'ICEBERG DELLA MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Secondo il mercato la nuova crisi potrebbe esplodere fra i piedi del governo com' era accaduto a Matteo Renzi (che in tv aveva consigliato l' acquisto di azioni Mps) e a Paolo Gentiloni. Prima ancora a Berlusconi e Monti. Perchè stupirsi? Sono dieci anni che il più antico istituto di credito del mondo scivola verso il baratro. Nel frattempo ha fatto quattro aumenti di capitale: 2008 (5 miliardi), 2014 (5 miliardi), 2015 (3 miliardi), 2017 (5,4 miliardi a carico dallo Stato).

MPS UNA STORIA ITALIANA MONTEPASCHI BY BELLOCCHIOMPS UNA STORIA ITALIANA MONTEPASCHI

Ha mandato a casa diecimila persone e altri 5.500 usciranno entro il 2021. Taglierà ancora 600 sportelli dopo aver pagato dieci anni fa quelli di Ambroveneta (un migliaio) nove milioni l' unoHa polverizzato i risparmi di migliaia di piccoli azionisti e ha azzerato i grandi soci: la Fondazione Mps si è liquefatta. Non ci sono più investitori dalle spalle larghe come Francesco Gaetano Caltagirone (era anche vice presidente), la Finamonte della famiglia Aleotti, Unicoop Firenze, Jp Morgan. Resiste Axa perproteggere il contratto di bancassurance.

il ministro giovanni tria (2)IL MINISTRO GIOVANNI TRIA

Insomma una strage di ricchezza cui non si sottrarrà nemmeno lo Stato: ha investito 5,4 miliardi nel 2017 prendendo il 68% del capitale. La partecipazione vale meno di 900 milioni ed è chiaro che solo un miracolo potrebbe permettere al Tesoro di ripetere il successo ottenuto dai governi di Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno rivenduto, con buoni guadagni, le banche salvate nel 2008. Nulla di tutto questo è prevedibile in Italia.

Ancora ieri a Davos l' amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri ha escluso qualunque interesse per Mps pur dovendo sistemare la partita di Unipol Banca. Neanche Bper, di cui Unipol è grande azionista, sembra intenzionata a seguire il dossier. Ci sarebbero i colossi stranieri. Ma è ben difficile che con i gialloverdi al potere ci sia qualcuno intenzionato a mettere un centesimo in Italia.
CARLO CIMBRICARLO CIMBRI

Nel frattempo si è aggiunta la crisi di Carige che essendo molto più piccola è più facile da sistemare. La Bce ha deciso di riaccendere fari molto potenti sul sistema bancario italiano. Il ministro Tria ha incontrato la commissaria Vestager. La vendita di Mps che dovrebbe essere annunciata entro giugno sembra finita nel limbo delle buone intenzioni. Più probabile a questo punto che Mps torni totalmente pubblica. Non sarà facile vista l'opposizione della Ue. Ma è l'unica strada a meno di non procedere a uno spezzatino selvaggio.

Fonte: qui

martedì 13 novembre 2018

SI AGGRAVA LA CRISI DI CARIGE: AL RAFFORZAMENTO PATRIMONIALE SOLLECITATO DA LUGLIO DALLA BCE, NEGLI ULTIMI GIORNI SI E’ AGGIUNTA CARENZA DI LIQUIDITÀ


SERVONO IN TEMPI BREVI CIRCA 400 MILIONI, E NON RIUSCENDO I SOCI FORTI FARVI FRONTE PER INTERO, BANKITALIA HA LANCIATO NUOVAMENTE UNA CHIAMATA ALLE ARMI ALL' INTERO CETO BANCARIO PER UN SALVATAGGIO DI SISTEMA…

Rosario Dimito per “il Messaggero”
CARIGECARIGE

Stato di allerta massima a Genova ma non per il pericolo nubifragi. La crisi di Carige si sta aggravando. Oltre al rafforzamento patrimoniale sollecitato da luglio dalla Bce, negli ultimi giorni si sarebbe aggiunta una carenza di liquidità. Conseguenza anche dello spread a quota 300.

Servono in tempi brevi circa 400 milioni, e non riuscendo i soci forti farvi fronte per intero, Bankitalia ha lanciato nuovamente una chiamata alle armi all' intero ceto bancario per un salvataggio di sistema fai-da-te attraverso lo Schema Volontario, il braccio del Fondo Interbancario partecipato da tutti gli istituti.

gabriele volpi1GABRIELE VOLPI1
Un modo anche di evitare l'intervento del governo con piani anti-spread non meglio definiti. Oggi alle 12 si riunisce a Roma il Consiglio del Volontario presieduto da Salvatore Maccarone. Ma il via libera alla ciambella da 400 milioni, come cintura di sicurezza rispetto all' apporto degli azionisti, è tutt' altro che scontato. Il Volontario potrebbe partecipare a condizione che i soci forti di Carige Malacalza, Volpi, Mincione, Spinelli facciano la loro parte sottoscrivendo un bond subordinato: ma Malacalza che pure era disponibile, nelle ultime ore, si sarebbe irrigidito per l'attendismo di Gabriele Volpi e a cascata di Raffaele Mincione.

Il board dello Schema Volontario si terrà in parallelo al cda della banca ligure che, oltre ad approvare i conti a settembre, dovrebbe lanciare il prestito subordinato ordinato dalla Bce a luglio scorso all' interno del «capital plan» entro il 30 novembre con possibilità di collocare il prestito entro fine dicembre in modo da osservare i requisiti patrimoniali. Ma la situazione di Carige è delicatissima e ieri ci sarebbe stata una riunione straordinaria del cda che ha smaltito i dossier ordinari per consentire al consiglio di oggi di discutere dei conti e del rafforzamento.
raffaele mincioneRAFFAELE MINCIONE

L'AUMENTO DI CAPITALE
Tra le opzioni oltre al bond, ci sarebbe il lancio di un aumento di capitale. Lo Schema Volontario, come recita lo statuto, può intervenire, secondo le regole del Testo unico bancario, in caso di dissesto e dopo che sono state esplorate soluzioni come la riduzione/conversione di strumenti di capitale di classe 1.

Inoltre le delibere richiedono una maggioranza qualificata del 90% dei depositi protetti dal Fondo e del 50% del numero di banche aderenti. Un percorso ad ostacoli che rende proibitivo il traguardo. Il presidente Pietro Modiano è in stretto contatto con la Bce, e anche ieri c' è stato un confronto.

vittorio malacalzaVITTORIO MALACALZA
L' intera manovra è quindi fortemente in dubbio: Francoforte ha chiesto entro fine novembre gli impegni dei sottoscrittori del bond. Moltissime banche, a partire da Intesa Sanpaolo e Unicredit che, per le dimensioni sono quelle chiamate a un contributo maggiore, nicchiano. Carlo Messina da maggio 2017, ha espresso contrarietà ad altre contribuzioni straordinarie che, aggiunte a quelle ordinarie, sono costate finora 11,9 miliardi.

In questi giorni sul tavolo degli istituti c' è un' operazione di finanziamento di 2,75 miliardi da erogare a favore del Fondo Interbancario, da cui a Natale del 2015 nacque lo Schema Volontario. Servirà di riserva per intervenire a tutela dei depositi fino a 100 mila euro, in caso di liquidazione di un istituto. Non è il caso di Carige che nonostante tutto, è ancora in bonis, sia pure a rischio dissesto.
vittorio malacalzaVITTORIO MALACALZA

Via Nazionale è in pressing sulle banche aderenti allo Schema Volontario. In campo, per scongiurare il default di Carige, c' è il governatore Ignazio Visco assieme alla sua squadra. Il timore è l' effetto contagio. I vertici di Bankitalia contano di sensibilizzare le banche su questo terreno. Ma non sarà semplice perché gli eventuali nuovi oneri andrebbero a pesare sui bilanci 2018 che devono già sopportare le conseguenze dello spread.

12 Novembre 2018

Fonte: qui

domenica 31 dicembre 2017

RENZI BLINDA IL “SUO” CDA IN FERROVIE DELLO STATO

MAZZONCINI E GLI ALTRI CONSIGLIERE SI FANNO RINOMINARE PER EVITARE DI SCADERE NEL 2018 CON UN NUOVO ESECUTIVO 

L’ASSEMBLEA VARA UN AUMENTO DI CAPITALE DI 2,8 MILIARDI PER SOSTENERE L’INGLOBAMENTO DI ANAS NEL GRUPPO FS

Claudio Antonelli per “la Verità”

MARIA ELENA BOSCHI E MATTEO RENZIMARIA ELENA BOSCHI E MATTEO RENZI
Anas entra nel gruppo Fs e nasce il moloch dei trasporti. L'operazione, renziana fino al midollo, dopo aver avuto la benedizione della manovrina di aprile è stata avviata alla vigilia di Natale, quando la maggior parte degli italiani era intenta a preparare il cenone. E ha visto il suo formale completamento con l' assemblea di ieri.

Ancora una volta le feste servono al governo - soprattutto alla compagine renziana - per portare a termine un mega progetto di unione tra rotaie e gomma. Che però non è altro che la creazione dell' Iri dei trasporti. L' assemblea di Fs ieri non si è limitata soltanto a varare un aumento di capitale da 2,86 miliardi necessario a sostenere l' inglobamento di Anas con il relativo debito, ma ha fatto un blitz nel più totale silenzio e, alla faccia della trasparenza politica, molto efficace. Ha infatti rinnovato il cda confermando praticamente tutti i nomi. Il dettaglio è diabolico.

mazzoncini delrioMAZZONCINI DELRIO
Il presidente Gioia Ghezzi e l' amministratore Renato Mazzoncini sono stati confermati, con il risultato che non scadranno - come previsto - ad aprile, ma rimarranno in carica per altri tre anni e non rischieranno di dover finire sotto la lente del prossimo governo e la relativa tagliola dello spoils system. A breve dovrebbe succedere la stessa cosa anche per il consiglio d' amministrazione di Anas. Un rinnovo-conferma entro gennaio consentirebbe agli attuali vertici di permanere sulla poltrona fino al 2020 e chiudere il cerchio del progetto renziano, che vede in Mazzoncini il suo fiore all' occhiello.

mazzoncini delrioMAZZONCINI DELRIO
Il manager e l' ex sindaco di Firenze si sono conosciuti in occasione della privatizzazione dell' Ataf, l' azienda tranviaria fiorentina. «Una privatizzazione molto pubblica, in realtà», come ha avuto modo di scrivere il Corriere, «perché l' Ataf passa da un Comune a un' azienda controllata dallo Stato».

L' operazione - seguita per il Comune di Firenze dall' allora avvocato Maria Elena Boschi - è del 1° dicembre 2012: da allora Busitalia-Sita Nord gestisce, con Cap e Autoguidovie, il trasporto pubblico nella città di Firenze.

ANAS AUTOSTRADAANAS AUTOSTRADA
Mazzoncini era stato chiamato pochi mesi prima da Fs alla guida della controllata Busitalia. Nei due anni successivi la società triplica le sue dimensioni acquisendo, tra l' altro, l' azienda regionale umbra e quella urbana di Padova. Dalla fine del 2014 la joint venture Busitalia-Autoguidovie (da cui proviene Mazzoncini) è riconosciuta come primo player italiano, gestisce oltre 120 milioni di chilometri percorsi all' anno. In tutto 5.000 dipendenti e oltre 2.000 mezzi di trasporto.

L' obiettivo è quello di servire l' intera penisola, da Nord a Sud. Ma questo è nulla. Il piano renziano è chiaramente molto di più: creare una sorta di monopolista in grado di infilare una serie di acquisizioni che sembrano mirare a rivoluzionare lo schema delle ex municipalizzate e a travolgere decine di Comuni italiani. Basti pensare al blitz milanese nella metropolitana 5, destinato a scardinare decenni di logiche politiche locali.
ferrovie dello statoFERROVIE DELLO STATO

Adesso la strategia del moloch è pronta ad avviarsi alla conclusione. Se poi immaginiamo che il nuovo ente formato da Anas e Fs fatturerà 11 miliardi e avrà a disposizione almeno 10 miliardi all' anno di denaro pubblico da spendere lungo 44.000 chilometri di rete stradale e ferroviaria, è facile capire il potere di fuoco che avrà a disposizione.

Scelte, fornitori, nomine e progetti relativi al 90% dei trasporti italiani passeranno tutti dallo stesso imbuto, quello formato dai manager più renziani che ci siano in circolazione. Spoils system? Cambiare dopo il voto? Sembra troppo tardi. Tra un brindisi e l' altro, il blitz è fatto.

Fonte: qui

domenica 16 ottobre 2016

GUERRA SUL CADAVERE DEL MONTEPASCHI SU CHI GUADAGNA DI PIU’ TRA ATLANTE E JPMORGAN. UNICREDIT IN DIFFICOLTA'

BALLO LA GESTIONE DELLE SOFFERENZE CARTOLARIZZATE E LE GARANZIE IN CASO DI DEFAULT DELL'MPS

CREDITO FONDIARIO (ATLANTE) E ITALFONDIARIO (JPMORGAN) IN CONFLITTO D’INTERESSI 

INTANTO UNICREDIT IN AFFANNO SVENDE IL 20% DI FINECO, MA CONSERVA IL 35%


Andrea Greco per la Repubblica

SEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENASEDE CENTRALE MONTE DEI PASCHI DI SIENA
Atlante termina l’esame dei crediti inesigibili di Mps confermandone il valore stimato a luglio e dunque l’investimento di 1,6 miliardi per la sua quota. Ma il nodo delle sofferenze senesi non è sciolto, per le aspre discussioni su chi comanderà nel veicolo che cartolarizzerà quei crediti tra il fondo capitalizzato da banche e assicurazioni italiane e Jp Morgan, finanziatore del prestito ponte da 5 miliardi che lo sosterrà finché non saranno pronte le garanzie del Tesoro utili a vendere agli investitori istituzionali la tranche più sicura di quei crediti.

E’ uno scontro non solo di potere e culture, ma anche di commissioni, e di garanzie in caso i flussi di recupero di quei crediti malandati non bastassero a pagare le cedole dei futuri bond spacchettati. Senza un compromesso in pochi giorni rischia di saltare l’agenda del nuovo ad Mps Marco Morelli, che punta a convocare l’assemblea sull’aumento il 18 novembre e avviarlo sul mercato, con contestuale vendita delle sofferenze, il 5 dicembre (l’indomani del referendum costituzionale).
jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN

La buona notizia è che i valori stimati a luglio erano realistici. Così ieri Atlante ha reso noto di «avere concluso, tramite Credito Fondiario, la due diligence» sulle sofferenze Mps, e «confermare il proprio investimento di 1,6 miliardi nella tranche mezzanine (a rischio medio, ndr) alle condizioni concordate con Mps». Sempre ieri Italfondiario, che per Jp Morgan ha svolto simili perizie sugli stessi crediti, ha esposto i suoi dati a Londra alle tre banche che dovranno spartirsi i 5 miliardi di prestito ponte: Jp Morgan, Citi e Mediobanca (l’italiana per quote residuali).

MARCO MORELLIMARCO MORELLI
Anche nella City si dice che i numeri originari, che valutavano le sofferenze Mps al 33% del nominale, erano giusti. I dissidi ora sono sul chi-fa-cosa. Negli accordi il ruolo di master servicer, che coordina e gestisce i flussi di cartolarizzazione, va a Credito Fondiario. C’è maretta sulla scelta degli altri servicer, che cureranno l’incasso dei recuperi creditizi. Italfondiario è nella rosa stretta dei candidati a gestire la piattaforma Juliet, quella che Mps sta vendendo e in futuro gestirà un terzo dei 9,2 miliardi più le nuove sofferenze di Siena.

Credito Fondiario e Italfondiario sono entrambe in conflitto d’interesse, perché con una mano valutano crediti che con l’altra, presto, dovranno recuperare. Altre divergenze riguardano l’escussione delle garanzie a fronte dei 9,2 miliardi di sofferenze Mps qualora il veicolo fallisse. Atlante e i suoi soci temono che Jp Morgan prenda troppo peso (è anche garante primo dell’aumento Mps), mentre gli americani chiedono garanzie per il rischioso maxi finanziamento: solo al suo rimborso, previsto prima di marzo, Atlante potrà comandare da sola nel veicolo.
MUSTIERMUSTIER

Intanto l’ad di Unicredit Jean Pierre Mustier ha piazzato uno dei suoi contropiede cedendo sul mercato il 20% di Fineco. Pochi l’aspettavano - tra cui chi martedì ha venduto la banca online facendole perdere il 4% - perché Fineco era tra le pedine da vendere interamente per rafforzare Unicredit, che ne aveva già ceduto un 10% a luglio. Ora invece la capogruppo s’è impegnata «a non disporre di ulteriori azioni di Fineco per 360 giorni dal regolamento dell’operazione».

finecoFINECO
Tra l’altro la vendita di tutta Fineco era complicata dai 12 miliardi di euro che nelle sue gestioni sono investiti in bond Unicredit a tassi attorno al 2,5%, e ne sostengono i ricchi margini: i candidati compratori chiedevano uno sconto a riguardo. Mustier ha preferito vendere alla Borsa, con sconto del 6,4% sui 4,78 euro di ieri, tagliando il nodo. Unicredit incassa circa 542 milioni e resta al 35% di Fineco che «continuerà a controllare e consolidare».
Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/guerra-cadavere-montepaschi-chi-guadagna-piu-atlante-133819.htm

Unicredit: allo studio un maxi aumento di capitale? 

Secondo un’analisi apparsa su La Repubblica, l’amministratore delegato di Unicredit, Mustier, sarebbe rimasto positivamente sorpreso dai buoni riscontri ottenuti dai sondaggi realizzati tra investitori in merito all’aumento di capitale della banca. 
Mustier, alla luce di queste buone indicazioni, potrebbe ora pensare ad incrementare l’importo totale della ricapitalizzazione di Unicredit a 13 miliardi di euro. Una decisione di questo tipo sarebbe ispirata da quella che, secondo alcuni ambienti ben informati, sarebbe la strategia di azione dell’Ad di Unicredit. E’ la stessa La Repubblica a citare una frase che ben rappresenterebbe il modo di agire di Mustier: “quando c’è denaro in giro è meglio fare di più che fare di meno“.

Fonte: qui