9 dicembre forconi

giovedì 21 marzo 2019

E’ MORTO DOPO 2 GIORNI DI AGONIA UMBERTO RANIERI, L'ARTISTA COLPITO CON UN PUGNO IN STRADA A ROMA, A LARGO PRENESTE

ANCORA DA STABILIRE SE DIETRO L’AGGRESSIONE CI SIANO MOTIVI PRIVATI O UNA LITE ESTEMPORANEA 
IL "GAY CENTER" PAVENTA IL MOVENTE DELL'OMOFOBIA 
IL PADRE DEL 53ENNE UCCISO: CHI SA, PARLI…
umberto ranieriUMBERTO RANIERI
Non ce l'ha fatta Umberto Ranieri, l'artista 53enne di origini abruzzesi colpito domenica sera con un pugno al volto a Largo Preneste, alla periferia di Roma. È morto stamattina, dopo due giorni di agonia, all'ospedale San Giovanni dov'era stato portato in condizioni disperate e ricoverato in coma irreversibile. La salma é stata messa a disposizione dell'autorità giudiziaria per l'esame autoptico.

Intanto proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia Casilina per fare luce sulla vicenda e risalire al ragazzo che quella sera lo ha centrato con un pugno in pieno volto facendolo cadere sull'asfalto dove ha sbattuto violentemente la testa. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze anche per ricostruire il motivo dell'aggressione che, al momento, non sembra essere preordinata. Ancora da stabilire se dietro quel pugno ci siano motivi privati o una lite estemporanea.

umberto ranieriUMBERTO RANIERI
I carabinieri sono al lavoro per dare un volto e rintracciare i ragazzi con cui la vittima parlava l'altra sera. Erano 4 o 5 di cui due donne. Tra loro c'era anche l'aggressore che, improvvisamente, lo ha colpito. Nato a Paglieta, in provincia di Chieti, Umberto Ranieri era diplomato all'Accademia delle Belle Arti di via di Ripetta e apprezzato per le sue opere esposte in diverse occasioni nella Capitale.

Ad esprimere vicinanza alla famiglia dell'artista c'è anche Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center, paventando il movente dell'omofobia, ha sottolineato: «Ci stringiamo al dolore dei suoi cari e della famiglia, saremo presenti ai funerali in segno di solidarietà». «Ad oggi - ha aggiunto - sappiamo ancora poco sui fatti, ma chiediamo che venga fatta piena luce sul caso dagli inquirenti. Non si può morire stando seduti su una panchina nei giardini sotto casa, oggi la nostra comunità perde un amico a molti caro. Questa storia ci ricorda una delle tante storie irrisolte degli omicidi che la nostra comunità ha subito tra gli anni 90 e 2000» ha concluso.

largo preneste aggressioneLARGO PRENESTE AGGRESSIONE
La vicenda di Umberto Ranieri ricorda il terribile pestaggio del musicista 29enne Alberto Bonanni, ridotto in fin di vita da un gruppo di ragazzi la notte del 26 giugno 2011 nel rione Monti, nel cuore di Roma e morto dopo oltre tre anni di coma. Un violenta aggressione scattata in una delle zone della movida romana per alcuni schiamazzi dei quali furono accusati Alberto e i suoi amici.

Fonte: qui

IL RAPTUS? PER LA MEDICINA NON ESISTE

"GLI IMPULSI INCONTROLLATI E IRRAZIONALI SONO UN’INVENZIONE 

GLI PSICOLOGI CONFERMANO: NELLE PERIZIE PSICHIATRICHE CHE VENGONO RICHIESTE NEI CASI DI OMICIDI, SOLO IL 5% DEI SOGGETTI RISULTA AFFETTO DA INCAPACITÀ DI INTENDERE E DI VOLERE, MENTRE NEL RESTANTE 95% SI TRATTA DI PERSONE NORMALI”

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

raptusRAPTUS
Diciamolo una volta per tutte: il raptus non esiste. Nel linguaggio comune con questo termine si intende un impulso improvviso ed incontrollato (dal latino raptus: rapimento) di forte entità, che porta il soggetto ad episodi violenti ed aggressivi verso gli altri o verso se stesso.

Il giornalismo italiano usa e si ostina ad usare questo termine avvicinandolo al concetto di momentanea incapacità di intendere e e di volere che, per il nostro ordinamento (art.85 codice penale), esclude la sussistenza del reato e rende il soggetto autore della violenza non punibile.

La psichiatria internazionale però ha sempre escluso con fermezza l' esistenza del raptus, poiché non se ne trova traccia nella patologia mentale, e lo considera un concetto obsoleto ed inesistente dal punto di vista medico e scientifico, che non va confuso con nessuna condizione psicopatologica in grado di ridurre la capacità di giudizio. Il raptus quindi per la medicina non esiste, non è un deficit episodico del cervello, ma troppo spesso sotto il cappello del "raptus omicida" si prova a giustificare l' azione di grande violenza e ad attenuare la colpa di chi la commette, mascherando di fatto la malvagità d' animo di individui che covano cattiveria ed inaudita crudeltà, solo apparentemente imprevista ed impulsiva, che trova il momento culminante nell' assassinio, operato in genere su soggetti più fragili, deboli, su persone indifese e quindi più esposte.

Ultime sentenze 

Le recenti sentenze di Bologna e Genova, che hanno alimentato polemiche e clamore, hanno dimezzato la pena a due imputati rei-confessi di femminicidio, adducendo attenuanti quali le "tempeste emotive" o "raptus di follia", ed hanno usato tali termini ad uso giustificazionista ed assolvente, offrendo l' impressione di legittimazione della brutalità, della violenza emotiva e del possesso, e concretamente depotenziando la gravità del fatto e la responsabilità del crimine.

Il termine raptus infatti, viene in genere usato dall' informazione mediatica per attribuire la causa di un reato ad un fatto inspiegabile, irrazionale e misterioso, imputandolo ad una momentanea infermità mentale, e viene descritto come una soluzione "narrativa" efficace nelle cronache di sangue, come a giustificare l' efferatezza del delitto, dandogli la parvenza dell' impeto incosciente e mortificando il lungo iter criminoso che invece è sempre presente.

Nelle aule di giustizia da decenni non vi è più nessun riferimento forense o scientifico al termine raptus, né con riguardo all' imputabilità, né con riguardo agli stati emotivi e passionali, e nelle perizie psichiatriche che vengono richieste nei casi di omicidi, solo il 5% dei soggetti risulta affetto da incapacità di intendere e di volere, mentre nel restante 95% si tratta di persone normali da un punto di vista clinico, mentalmente sane, niente affatto immerse nella follia od accecate dai fantomatici raptus, fatti passare sovente come fulmini a ciel sereno o lampi di pazzia.

L' improvviso atto distruttivo costituisce uno dei capitoli più controversi della psichiatria clinica e forense, e spesso si fa un ricorso del tutto inappropriato ad una condizione mentale che da un punto di vista psico-patologico non esiste, e non esiste nemmeno alcuna connessione scientifica tra il raptus e il femminicidio, perché semplicemente ci sono uomini che odiano le donne, che sono sopraffattori, prevaricatori e violenti, e quando una persona diventa per loro un peso insopportabile, come si fa con i pesi, loro la eliminano. È semplicemente quella che viene definita la banalità del male.

Alcol e droga 

L''alcol e la droga sono elementi che possono aumentare il rischio delittuoso, perché possono di sicuro aumentare l' impulsività e diminuire la razionalità, ma deve necessariamente coesistere anche una base di odio, di livore stratificato che si accumula e cresce in modo latente nell' individuo, e che è in grado di far esplodere la violenza, senza la presenza di alcuna patologia mentale o psichiatrica. La depressione è l' altra condizione che spesso viene chiamata in causa nei fatti di cronaca nera, ma le persone depresse, la cui caratteristica principale è la paura del rapporto con gli altri, non sono assolutamente più esposte a compiere alcun tipo di crimine, anzi spesso sono loro a compiere del male verso se stessi, senza alcun raptus. Sicuramente ogni condizione di grave sofferenza fisica o psichica può comportare momenti di grande sconforto, ma le manifestazioni aggressive in corso di depressione sono quasi inesistenti.
E poi ci sono le statistiche.

Gli uomini che fanno male ai propri figli hanno tendenzialmente un' età tra i 30 e i 45anni, ed utilizzano quasi sempre un coltello o una pistola, a differenza delle donne che commettono invece infanticidi usando oggetti casuali trovati in casa, a volte per soffocamento od annegamento, e questi assassini non colpiscono mai in preda a un raptus di follia, e, cosa più grave, chi gli vive accanto non riesce quasi mai a cogliere i segnali di un eventuale pericolo.

Molte persone sane di mente usano il termine raptus per autoassolversi da un gesto rabbioso, violento o crudele, camuffando la propria malvagità come una responsabilità del cervello che li ha resi per un momento incoscienti, senza riconoscere che la coscienza è un bene prezioso e sempre vigile, una voce silenziosa che ci parla e ci guida, ma che, una volta obnubilata dalla rabbia, o ignorata appositamente, è incapace di fermare la mano ingiuriosa venendo prevaricata dalla volontà omicida. Nelle crisi acute di angoscia in cui concomitano turbamento emotivo intenso, emergenze impulsive, dismnesie e soppressione dell' affettività, non si è mai in presenza dell' incapacità di intendere e di volere, e non si può parlare di raptus inteso come turba episodica nemmeno in senso lato, perché l' atto criminale è solo il gesto violento messo in pratica da una persona in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, rendendo quindi il soggetto pienamente imputabile.

raptusRAPTUS
L' uso improprio ed imprudente del termine raptus, genera nel grande pubblico, poco esperto di questioni psicopatologiche, una certa confusione, dovuta principalmente al fatto che viene veicolato un messaggio errato dal punto di vista clinico, per cercare di dare un senso all' indefinibile, e di fronte a tutto quello che appare difficile da comprendere, descrivere e spiegare, spesso il giornalista compie l' errore di produrre un' informazione sbagliata, e di indurre il lettore o lo spettatore ad una conoscenza irreale che appresa dal giornale o dal telegiornale, nella sua mente diventa realtà, come nel caso del raptus, che è divenuto nella percezione comune una verità scientifica.

TERAPISTI italiani 

La Società Italiana di Psichiatria (Sip), a nome dei suoi iscritti, ha offerto alla pubblica opinione una nota stampa per evitare di fornire, in nessun modo, una pur minima sponda agli atti criminali attribuiti ignorantemente ad episodi di "raptus", dimostrando che in oltre 400 casi di omicidio esaminati, solo tre degli assassini risultavano portatori di una malattia mentale, accertata e certificata,e che nessuno dei crimini aveva nulla a che fare con il raptus. E se è scesa in campo la Sip per demolire eventuali dubbi ed inquietanti compromessi nella individuazione di cause alla base di comportamenti violenti, noi aggiungiamo che nessuno può più permettersi superficialità nel descrivere condotte che non hanno alcuna giustificazione psicopatologica, che non hanno fondamento scientifico, perché, lo ripetiamo, il raptus non esiste, si tratta sempre di un vero e proprio gesto aggressivo, di un atto odioso e criminale che può condurre a morte, e che la nostra società deve imparare a conoscere come tale.

Fonte: qui

mercoledì 20 marzo 2019

Arrestato Marcello De Vito (5s) per tangenti sul nuovo stadio della Roma

In manette il presidente dell'assemblea capitolina insieme ad altre tre persone. Avrebbe favorito il progetto del costruttore Luca Parnasi. Indagato anche Claudio Toti, presidente della Virtus di basket


De Vito arrestato: le accuse


Indagato anche Claudio Toti, patron della Virtus Roma


L'inchiesta sullo stadio della Roma

L'ITALIA VUOLE CEDERE UNA TONNELLATA DI PLUTONIO AL REGNO UNITO, E CI TOCCA PURE PAGARE 200 MILIONI DI EURO

L'ACCORDO, IMBASTITO DAL MISE, STA METTENDO IN IMBARAZZO LUIGI DI MAIO 
IL MATERIALE RADIOATTIVO VIENE DALLE CENTRALI NUCLEARI ITALIANE ED È CUSTODITO VICINO A LIVERPOOL 
LA SOGIN HA MOLTA FRETTA DI CHIUDERE LA PRATICA PRIMA DELLA BREXIT PERCHE'…
Stefano Agnoli per il “Corriere della Sera”

plutonio 1PLUTONIO
L' Italia potrebbe presto cedere una tonnellata di plutonio al Regno Unito, pagando però a Londra circa 200 milioni di euro nell' ambito di un accordo che sta mettendo in imbarazzo il ministero dello Sviluppo di Luigi Di Maio. Si tratta di materiale altamente radioattivo, ricavato dalla lavorazione del combustibile usato dalle centrali nucleari nazionali nella stagione chiusa nel 1987 e custodito nel sito di Sellafield, a nord di Liverpool.
SOGINSOGIN



Non solo: nell' accordo che il Mise sta esaminando dopo aver ricevuto le carte da Sogin - la società pubblica responsabile dello smantellamento dei vecchi impianti - sono incluse anche 690 tonnellate di uranio, 550 delle quali di uranio impoverito e 140 di uranio leggermente arricchito.
La Sogin (che opera «in base agli indirizzi strategici del governo») ha fretta: la settimana scorsa ha richiesto un nulla osta entro pochi giorni per arrivare a una conclusione prima del 29 marzo, anticipando cioè una possibile «hard Brexit».

Da quella data infatti, con un' uscita disordinata dall' Ue, il Regno Unito potrebbe anche essere sciolto dal Trattato Euratom e dalle salvaguardie che quest' ultimo comporta. Un fatto che secondo la società di Stato creerebbe complicazioni nella gestione del materiale radioattivo, compresi possibili costi supplementari.

Sempre secondo Sogin, l' intesa dovrebbe essere positiva per le casse dello Stato, visto che nei suoi precedenti piani era prevista una spesa di circa 300 milioni. Ma anche su quanto sia verosimile lo «sconto», e non solo sul poco tempo a disposizione per valutare i documenti, il ministero ha espresso dei dubbi, visto che ogni decisione di spesa ricadrebbe prima o poi sui consumatori italiani, che finanziano la Sogin con le bollette elettriche.
 
La notizia nel frattempo si è diffusa, e in Parlamento sono arrivate le prime interrogazioni, come quella di Tommaso Foti di Fratelli d' Italia. Le perplessità di fondo, non solo quelle del Mise, sono almeno tre. Da una parte la congruità della cifra stabilita nella trattativa con la Nuclear Decommissioning Authority inglese e l' impostazione del negoziato.

Possibile, si sostiene, che una tonnellata di plutonio non abbia valore commerciale e che nella trattativa non si sia potuto ottenere di più? La seconda riguarda l' uso del materiale radioattivo, che diventerebbe a tutti gli effetti di proprietà britannica.
plutonio 2PLUTONIO

Secondo qualche esperto, quel genere di plutonio non è adatto per usi militari e parzialmente a fini industriali, cioè come nuovo combustibile per le centrali nucleari esistenti, mentre potrebbe servire in futuro se si sviluppasse la cosiddetta «quarta generazione» di impianti nucleari. Diverso sarebbe il caso dell' uranio impoverito, utilizzabile per armi convenzionali come i proiettili anticarro.

In fine, il pagamento dei 200 milioni non risolverebbe tutte le pendenze italiane in termini di rifiuti nucleari all' estero, visto che un' analoga situazione è in corso anche con la Francia, e costerà alla Sogin (e sempre alle bollette elettriche) altri 130 milioni di euro.

LA CENTRALE NUCLEARE DI GARIGLIANOLA CENTRALE NUCLEARE DI GARIGLIANO
Neppure le risolverà nei confronti del Regno Unito, dove restano quattro contenitori di scorie (chiamati «cask») che secondo gli accordi sarebbero dovuti rientrare in Italia già quest' anno e che invece, al prezzo di 18 milioni l' anno per la custodia (106 milioni totali), arriveranno nel 2025.

L'ACCUSA DI FRANCESCO CASILLO, IMPORTANTE IMPORTATORE DI GRANO, CHE FINì IN CARCERE SU ORDINE DI SAVASTA E NARDI, LE DUE TOGHE ARRESTATE PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI

''QUEI DUE MAGISTRATI ARRESTARONO LA MIA FAMIGLIA, E PER USCIRE DI GALERA FUMMO COSTRETTI A PAGARE 550MILA EURO A UN INTERMEDIARIO''

Giuliano Foschini per ''la Repubblica''

MICHELE NARDI CON SIMONE DI STEFANO A VIA DE COLOSSEOMICHELE NARDI CON SIMONE DI STEFANO A VIA DE COLOSSEO
Nel gennaio del 2006 questo signore, Francesco Casillo, uno dei più importanti importatori di grano del mondo, finì in galera con un' accusa orrenda: «Ha comprato grano cancerogeno. E ora tutta la pasta italiana è a rischio» titolarono tutti i giornali e le tv italiane. Quelle accuse si sono poi rilevate infondate, visto che Casillo è stato assolto in un normale processo. Dietro questa storia ce n' è però un' altra, che non è mai stata raccontata fino a oggi.

E che Casillo ha messo a verbale nelle scorse settimane davanti alla procura di Lecce. I magistrati che condussero quell' indagine erano il pm Antonio Savasta e il gip Michele Nardi, oggi in galera con l' accusa di corruzione in atti giudiziari. «E io e la mia famiglia - racconta oggi Casillo - abbiamo pagato, attraverso un loro intermediario, 550mila euro per uscire dal carcere». La procura di Lecce ha subito effettuato i primi riscontri al racconto di Casillo. I reati sono prescritti. Ma la testimonianza dell' imprenditore serve a rafforzare l' accusa di associazione a delinquere che viene contesta ai due magistrati.

Casillo, cominciamo dall' inizio. «Mi arriva il provvedimento di un sequestro di alcuni terreni per reati ambientali. Vengo avvicinato da una persona vicina ai due magistrati e mi dice: ti conviene nominare questo avvocato. Io lo mando a quel paese».


Poi che accade?
michele nardiMICHELE NARDI
«Scoppia una polemica per un carico di grano canadese che io e altri sei imprenditori avevamo acquistato dal Canada. Per la procura di Trani è tossico. Noi l' avevamo comprato dal governo canadese, ero certo fosse tutto in regola. Comunque sequestrano la nave, addirittura arrestano i tecnici dei due centri analisi. Noi imprenditori ci riuniamo nello studio di un importante avvocato e un mio collega mi dice: "Ce l' hanno con te. Ti conviene andare da questo avvocato". Capisco che sto finendo in un brutto gioco, ma lascio cadere. Dopo qualche giorno mi arrestano, unico tra gli imprenditori».

Sulla bontà di quel carico di grano ci sono pareri contrastanti. Ci sono state anomalie nel campionamento.

«Non scherziamo. Il grano era buonissimo. Comunque, io sono in galera e fuori accadono delle cose. Quel pomeriggio un amico di famiglia viene avvicinato da emissari dei magistrati. Gli dicono: domani arresteranno i due fratelli e la sorella di Francesco Casillo per un' altra inchiesta, quella sui terreni. La storia è la stessa: "Andate da questi due avvocati". E fanno loro il nome di due legali poco noti ma amici dei due».

Chi sono gli avvocati?
«I nomi sono nei verbali della procura di Lecce».
antonio savastaANTONIO SAVASTA

Poi che accade?
«La mattina dopo, come annunciato, vengono arrestati mia sorella e i miei due fratelli. In carcere. L' amico di famiglia corre da uno dei legali che erano stati indicati per chiedere il da farsi. Quello dice: "Costo un milione di euro, 250mila a fratello"».

Che significa?
«Chiese un milione di euro per risolvere la questione.
Promettendo di poterlo fare immediatamente. Aggiunse una cosa: "Questa cosa non deve saperla Francesco", cioè io.
Temevano che avrei potuto rovesciare il tavolo».

Disse che quei soldi sarebbero arrivati ai magistrati?
«Da quel che so, mai chiaramente. Ma il sottotesto era chiaro. Anche perché poi accadde qualcosa».

Cosa?
«L' amico di famiglia chiese una prova che, effettivamente, se avessimo pagato saremmo usciti di galera».
Come in un sequestro.
antonio savastaANTONIO SAVASTA
«Come in un sequestro. E mia sorella, incredibilmente, dopo poche ore dal suo arresto fu scarcerata».

Gli altri?
«Contrattarono il pagamento di 400mila euro a nero. Più 150mila euro fatturati. A ogni versamento, dopo poche ore, tiravano fuori un fratello. Uscì anche io».

Le dissero quello che stava succedendo?
«No, l' ho saputo dopo l' assoluzione».

L' hanno comunque portata a processo.

francesco casilloFRANCESCO CASILLO
«Il mio avvocato, che nulla sapeva di questa storia, mi disse: "Savasta dice che dobbiamo patteggiare. Altrimenti ti fa chiudere i rubinetti dalle banche e ti manda la Finanza in azienda". Ero certo di essere innocente. Ma i miei fratelli, che sapevano cosa era accaduto, insistettero per chiudere la cosa. Firmai un patteggiamento: rischiavo 12 anni di carcere, chiusi a 3mila euro di multa. Savasta tenne l' accordo due anni nel cassetto. Poi la mandò al giudice per la ratifica. Ma gli tornò indietro: se davvero avevo avvelenato mezzo paese, scrisse giustamente il magistrato, come potevo cavarmela così?».

Quindi?
«Abbiamo fatto regolarmente il processo e sono stato assolto».

Perché ha deciso di denunciare? Ormai per lei era un capitolo chiuso.
«È una ferita che non si chiuderà mai. Ma era giusto che tutti sapessero. Non deve accadere più».

Fonte: qui

NELLE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CHE HA PORTATO ALLA CONDANNA DI RAFFAELE MARRA A TRE ANNI E MEZZO PER CORRUZIONE, I GIUDICI RIDISEGNANO IL PROFILO DELL'EX BRACCIO DESTRO DI VIRGINIA RAGGI

“RAMPANTE, CAPARBIO E INFLUENTE” 
“SI METTEVA A DISPOSIZIONE DI SCARPELLINI. AVEVA PROGRAMMATO LA SUA CONDOTTA PER MOTIVI AFFARISTICI E SPECULATORI. RIVELA UNA PERSONALITÀ ORIENTATA AD UN'OSTINATA E PERVICACE ATTIVITÀ MANIPOLATORIA DELLE FONTI DI PROVA”
Valentina Errante per “il Messaggero”

RAFFAELE MARRARAFFAELE MARRA
«Rampante, caparbio e influente». Lo strapotere in Campidoglio e l'asservimento della funzione a favore dell' imprenditore Sergio Scarpellini. Nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di Raffaele Marra a tre anni e mezzo per corruzione, i giudici ridisegnano il profilo dell' uomo che fino al 16 dicembre 2016, giorno del suo arresto, era il sindaco ombra della Capitale. Il potere, secondo il Tribunale, era stato mantenuto da Marra anche nei periodi in cui si era allontanato dall' amministrazione.
VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA

Per poi tornare in Campidoglio con la nuova giunta, nel «periodo più critico della carriera politica, chiamato dal sindaco Raggi ad assumere l'incarico di vicecapo di Gabinetto con delega di firma». Il prezzo per i favori del funzionario è l' appartamento in via dei Prati Fiscali, acquistato con due assegni circolari intestati alla moglie, staccati nel 2013 dall' imprenditore Sergio Scarpellini (deceduto lo scorso novembre). In tutto 367mila euro.

IL POTERE
RAFFAELE MARRARAFFAELE MARRA
«Raffaele Marra - si legge nella sentenza - ha sempre ricoperto ruoli di potere ed apicali utili al perseguimento degli interessi dell' imprenditore a prescindere dall' evoluzione degli equilibri politici locali o da posizioni di stallo a carattere assolutamente transitorio (come durante la giunta Marino o nel periodo di aspettativa per il dottorato di ricerca a Salerno). E ne era ben consapevole l'immobiliarista Scarpellini, tanto che in dibattimento ha confermato Marra sappiamo chi era: a Roma si sapeva che era una personalità».

E i giudici poi aggiungono: «Ovvero un funzionario rampante, caparbio ed influente, capace di ricollocarsi in seno all' amministrazione capitolina al cambio di governance e di instradare utilmente le pratiche del Gruppo».

raffaele marra arrestatoRAFFAELE MARRA ARRESTATO
Per i giudici Marra ha studiato e «programmato» la sua condotta per «motivi affaristici e speculatori». Ma anche dopo il reato avrebbe tentato di occultare i fatti e, secondo il Tribunale, tutto questo rivela «una personalità orientata ad un' ostinata e pervicace attività manipolatoria delle fonti di prova, intrapresa ancor prima dell' instaurazione del processo e mantenuta durante l' intera istruzione dibattimentale».

LA COLLUSIONE
SERGIO SCARPELLINISERGIO SCARPELLINI
I giudici sono andati a ritroso nel tempo, hanno ricostruito quanto emerso nel giudizio. Citano le intercettazioni e concludono: «La prova della collusione tra il pubblico funzionario e l' immobiliarista come rubricata e ritenuta, viene desunta non da meri sospetti o illazioni, ma origina da un contesto univoco, comprovante l' intesa raggiunta e la concreta messa in atto del mercimonio».

È proprio quando Marra è arrivato di fatto a gestire il Comune, come hanno poi riferito alcuni testimoni, che «emergevano le prime comunicazioni finalizzate a ribadire l' asservimento del pubblico ufficiale agli interessi del costruttore proprio nel periodo più critico della carriera politica dello stesso Marra, chiamato dal sindaco Virginia Raggi ad assumere l' incarico di Vice Capo dì Gabinetto con delega di firma, ma bersagliato da una campagna mediatica avversa, che metteva a rischio il ruolo prestigioso appena conseguito».
SERGIO SCARPELLINISERGIO SCARPELLINI

Per questo alla segretaria di Scarpellini l' ex braccio destro della Raggi si metteva «a disposizione». La Corte ricostruisce l' antico rapporto. Nel 2009, l' immobiliarista avrebbe anche venduto all' ex dirigente comunale un appartamento con uno sconto di mezzo milione di euro, un fatto, comunque prescritto. La posizione difensiva di Marra non è mai cambiata dall' inizio alla fine del procedimento: ha sempre sostenuto che quei 367mila euro fossero un prestito e che il denaro - una volta iniziato il processo - era stato interamente restituito. Adesso ribadirà in appello la sua linea, mentre dovrà ancora difendersi in aula dall' accusa di abuso di ufficio per la nomina del fratello Renato a capo del Dipartimento dello Sport, avvenuta proprio mentre il funzionario era all' apice della sua carriera.

Fonte: qui