9 dicembre forconi: raptus
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giovedì 21 marzo 2019

IL RAPTUS? PER LA MEDICINA NON ESISTE

"GLI IMPULSI INCONTROLLATI E IRRAZIONALI SONO UN’INVENZIONE 

GLI PSICOLOGI CONFERMANO: NELLE PERIZIE PSICHIATRICHE CHE VENGONO RICHIESTE NEI CASI DI OMICIDI, SOLO IL 5% DEI SOGGETTI RISULTA AFFETTO DA INCAPACITÀ DI INTENDERE E DI VOLERE, MENTRE NEL RESTANTE 95% SI TRATTA DI PERSONE NORMALI”

Melania Rizzoli per “Libero quotidiano”

raptusRAPTUS
Diciamolo una volta per tutte: il raptus non esiste. Nel linguaggio comune con questo termine si intende un impulso improvviso ed incontrollato (dal latino raptus: rapimento) di forte entità, che porta il soggetto ad episodi violenti ed aggressivi verso gli altri o verso se stesso.

Il giornalismo italiano usa e si ostina ad usare questo termine avvicinandolo al concetto di momentanea incapacità di intendere e e di volere che, per il nostro ordinamento (art.85 codice penale), esclude la sussistenza del reato e rende il soggetto autore della violenza non punibile.

La psichiatria internazionale però ha sempre escluso con fermezza l' esistenza del raptus, poiché non se ne trova traccia nella patologia mentale, e lo considera un concetto obsoleto ed inesistente dal punto di vista medico e scientifico, che non va confuso con nessuna condizione psicopatologica in grado di ridurre la capacità di giudizio. Il raptus quindi per la medicina non esiste, non è un deficit episodico del cervello, ma troppo spesso sotto il cappello del "raptus omicida" si prova a giustificare l' azione di grande violenza e ad attenuare la colpa di chi la commette, mascherando di fatto la malvagità d' animo di individui che covano cattiveria ed inaudita crudeltà, solo apparentemente imprevista ed impulsiva, che trova il momento culminante nell' assassinio, operato in genere su soggetti più fragili, deboli, su persone indifese e quindi più esposte.

Ultime sentenze 

Le recenti sentenze di Bologna e Genova, che hanno alimentato polemiche e clamore, hanno dimezzato la pena a due imputati rei-confessi di femminicidio, adducendo attenuanti quali le "tempeste emotive" o "raptus di follia", ed hanno usato tali termini ad uso giustificazionista ed assolvente, offrendo l' impressione di legittimazione della brutalità, della violenza emotiva e del possesso, e concretamente depotenziando la gravità del fatto e la responsabilità del crimine.

Il termine raptus infatti, viene in genere usato dall' informazione mediatica per attribuire la causa di un reato ad un fatto inspiegabile, irrazionale e misterioso, imputandolo ad una momentanea infermità mentale, e viene descritto come una soluzione "narrativa" efficace nelle cronache di sangue, come a giustificare l' efferatezza del delitto, dandogli la parvenza dell' impeto incosciente e mortificando il lungo iter criminoso che invece è sempre presente.

Nelle aule di giustizia da decenni non vi è più nessun riferimento forense o scientifico al termine raptus, né con riguardo all' imputabilità, né con riguardo agli stati emotivi e passionali, e nelle perizie psichiatriche che vengono richieste nei casi di omicidi, solo il 5% dei soggetti risulta affetto da incapacità di intendere e di volere, mentre nel restante 95% si tratta di persone normali da un punto di vista clinico, mentalmente sane, niente affatto immerse nella follia od accecate dai fantomatici raptus, fatti passare sovente come fulmini a ciel sereno o lampi di pazzia.

L' improvviso atto distruttivo costituisce uno dei capitoli più controversi della psichiatria clinica e forense, e spesso si fa un ricorso del tutto inappropriato ad una condizione mentale che da un punto di vista psico-patologico non esiste, e non esiste nemmeno alcuna connessione scientifica tra il raptus e il femminicidio, perché semplicemente ci sono uomini che odiano le donne, che sono sopraffattori, prevaricatori e violenti, e quando una persona diventa per loro un peso insopportabile, come si fa con i pesi, loro la eliminano. È semplicemente quella che viene definita la banalità del male.

Alcol e droga 

L''alcol e la droga sono elementi che possono aumentare il rischio delittuoso, perché possono di sicuro aumentare l' impulsività e diminuire la razionalità, ma deve necessariamente coesistere anche una base di odio, di livore stratificato che si accumula e cresce in modo latente nell' individuo, e che è in grado di far esplodere la violenza, senza la presenza di alcuna patologia mentale o psichiatrica. La depressione è l' altra condizione che spesso viene chiamata in causa nei fatti di cronaca nera, ma le persone depresse, la cui caratteristica principale è la paura del rapporto con gli altri, non sono assolutamente più esposte a compiere alcun tipo di crimine, anzi spesso sono loro a compiere del male verso se stessi, senza alcun raptus. Sicuramente ogni condizione di grave sofferenza fisica o psichica può comportare momenti di grande sconforto, ma le manifestazioni aggressive in corso di depressione sono quasi inesistenti.
E poi ci sono le statistiche.

Gli uomini che fanno male ai propri figli hanno tendenzialmente un' età tra i 30 e i 45anni, ed utilizzano quasi sempre un coltello o una pistola, a differenza delle donne che commettono invece infanticidi usando oggetti casuali trovati in casa, a volte per soffocamento od annegamento, e questi assassini non colpiscono mai in preda a un raptus di follia, e, cosa più grave, chi gli vive accanto non riesce quasi mai a cogliere i segnali di un eventuale pericolo.

Molte persone sane di mente usano il termine raptus per autoassolversi da un gesto rabbioso, violento o crudele, camuffando la propria malvagità come una responsabilità del cervello che li ha resi per un momento incoscienti, senza riconoscere che la coscienza è un bene prezioso e sempre vigile, una voce silenziosa che ci parla e ci guida, ma che, una volta obnubilata dalla rabbia, o ignorata appositamente, è incapace di fermare la mano ingiuriosa venendo prevaricata dalla volontà omicida. Nelle crisi acute di angoscia in cui concomitano turbamento emotivo intenso, emergenze impulsive, dismnesie e soppressione dell' affettività, non si è mai in presenza dell' incapacità di intendere e di volere, e non si può parlare di raptus inteso come turba episodica nemmeno in senso lato, perché l' atto criminale è solo il gesto violento messo in pratica da una persona in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, rendendo quindi il soggetto pienamente imputabile.

raptusRAPTUS
L' uso improprio ed imprudente del termine raptus, genera nel grande pubblico, poco esperto di questioni psicopatologiche, una certa confusione, dovuta principalmente al fatto che viene veicolato un messaggio errato dal punto di vista clinico, per cercare di dare un senso all' indefinibile, e di fronte a tutto quello che appare difficile da comprendere, descrivere e spiegare, spesso il giornalista compie l' errore di produrre un' informazione sbagliata, e di indurre il lettore o lo spettatore ad una conoscenza irreale che appresa dal giornale o dal telegiornale, nella sua mente diventa realtà, come nel caso del raptus, che è divenuto nella percezione comune una verità scientifica.

TERAPISTI italiani 

La Società Italiana di Psichiatria (Sip), a nome dei suoi iscritti, ha offerto alla pubblica opinione una nota stampa per evitare di fornire, in nessun modo, una pur minima sponda agli atti criminali attribuiti ignorantemente ad episodi di "raptus", dimostrando che in oltre 400 casi di omicidio esaminati, solo tre degli assassini risultavano portatori di una malattia mentale, accertata e certificata,e che nessuno dei crimini aveva nulla a che fare con il raptus. E se è scesa in campo la Sip per demolire eventuali dubbi ed inquietanti compromessi nella individuazione di cause alla base di comportamenti violenti, noi aggiungiamo che nessuno può più permettersi superficialità nel descrivere condotte che non hanno alcuna giustificazione psicopatologica, che non hanno fondamento scientifico, perché, lo ripetiamo, il raptus non esiste, si tratta sempre di un vero e proprio gesto aggressivo, di un atto odioso e criminale che può condurre a morte, e che la nostra società deve imparare a conoscere come tale.

Fonte: qui

martedì 7 agosto 2018

ROMA - “SI È RIFIUTATA DI DARMI I SOLDI PER LA COCA”. LUI LA UCCIDE A PICCONATE

AMMAZZATA DA UN AMICO A COLPI DI PICCOZZA. L’UOMO, UN AUTOTRASPORTATORE DI 42 ANNI, HA VAGATO TUTTA LA NOTTE VERSO LA SUA CASA DI TERRACINA, POI HA CONFESSATO 

I VICINI: “ERA UNA DONNA SELVAGGIA. NEL SUO APPARTAMENTO C’ERA SEMPRE…”


Giovanni Del Giaccio e Raffaella Troili per ''Il Messaggero''

emanuele riggione elena panettaEMANUELE RIGGIONE ELENA PANETTA
Voleva ancora soldi per comprare altra cocaina ma lei si è opposta. Così al culmine di una lite Emanuele Riggione, 42 anni ha afferrato una piccola piccozza e un coltello e colpito più volte Elena Panetta, la donna di 57 anni che lo ospitava da 8 mesi. Era mezzanotte. La vicina ha sentito dei rumori forti, il cane, un pinscher, abbaiare ma più di tanto non ci ha fatto caso, a casa di Elena c' era sempre una festa fino a notte fonda raccontano allo Statuario. Poi il silenzio.

Riggione, ha lasciato la chiave nella toppa di casa è uscito nel cortile, ed è salito sulla Panda della donna. Ha vagato tutta la notte, diretto verso Terracina, la sua terra d' origine. Aveva ancora le macchie di sangue su un piede quando si è presentato al comando provinciale dei carabinieri di Latina. Ha suonato, è entrato come se dovesse fare una qualsiasi denuncia, si è avvicinato al piantone della caserma e ha detto: «Ho fatto una cosa gravissima».
elena panetta uccisa per una dose di cocaina 8ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA

Erano circa le 9,30: Emanuele Riggione, 42 anni compiuti una settimana fa, confessava poco dopo, in lacrime, di aver ucciso Elena, nel suo appartamento, in via Corigliano Calabro.

«Un' amica», così l' ha descritta al sostituto procuratore Valerio De Luca che lo ha arrestato con l' accusa di omicidio aggravato. «Eravamo entrambi sotto l' effetto della cocaina, le ho chiesto i soldi per andarne a comprare altra ma lei si è rifiutata, abbiamo iniziato a litigare e a quel punto mi è scattato un raptus».

elena panetta uccisa per una dose di cocaina 6ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA



Originario di Terracina, dove ha vissuto fino a qualche anno fa e dove sono i familiari, l' autotrasportatore ha due figli, è in fase di separazione dalla moglie e disoccupato da qualche mese.

Ai carabinieri ha raccontato che dopo il delitto e dopo aver girovagato per Roma aveva deciso di tornare «nella sua terra» per farla finita. Alle 6,30 si è fermato al confine tra Terracina e Latina ma poi non ha avuto il coraggio e ha deciso di presentarsi in caserma.
elena panetta uccisa per una dose di cocaina 7ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA




I militari hanno avvisato i colleghi romani e nel giro di poco hanno avuto la conferma: i carabinieri della compagnia Casilina sono entrati nella casa al pian terreno con l' aiuto dei vigili del fuoco e scoperto il corpo della donna a terra nel soggiorno, aveva ferite alla testa e sul corpo.

elena panetta uccisa per una dose di cocaina 4ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA






C' era anche l' arma del delitto. Riggione è stato arrestato con l' accusa di omicidio aggravato. Elena, separata da anni, viveva nella casa del padre da sempre, allo Statuario. Lascia due figli, la ragazza si era laureata da poco, a Firenze. La donna lavorava come assistente scolastica in un istituto professionale di Tor Carbone. Aveva un cagnolino, Eva, molto conosciuto nel quartiere perché «abbaiava sempre quando era solo nel cortile di casa». «In casa sua c' era sempre una gran confusione fino a notte», raccontavano nella zona.
elena panetta uccisa per una dose di cocaina 5ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA

I VICINI
Elena era una donna «libera, esuberante, selvaggia, eccessiva», certo «c' era un viavai poco raccomandabile» dice qualcuno; «una brava donna, poi ognuno fa quel che vuole», replicano altri.

elena panetta uccisa per una dose di cocaina 3ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA








Qui allo Statuario tutti si conoscono, «nella palazzina davanti abita il fidanzato della povera Pamela Mastropietro». Elena arrotondava affittando una stanza, il suo appartamento era molto grande.
elena panetta uccisa per una dose di cocaina 2ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA




Quanto a Riggione, aveva fatto anche tratte estere, si era sottoposto a un programma di disintossicazione in una comunità ma senza esito. Aveva piccoli precedenti per ricettazione, furto e droga.

elena panetta uccisa per una dose di cocaina 1ELENA PANETTA UCCISA PER UNA DOSE DI COCAINA







Proprio per quest' ultima è scoppiata la lite con Elena, che su Facebook, più volte aveva pubblicato foto che la ritraevano con il volto circondato dalla scritta No alla violenza sulle donne. Nel suo profilo si descriveva solare estroversa ma non pestarmi! viene fuori il killer che è in me! Non accetto Sogni da sconosciuti.

Fonte: qui