domenica 3 febbraio 2019
È POSSIBILE PRESENTARE LA DOMANDA PER QUOTA 100
ENTRO IL 28 FEBBRAIO SI COMINCIA CON IL PERSONALE SCOLASTICO, AD APRILE I PRIVATI E AD AGOSTO AI DIPENDENTI PUBBLICI: ECCO COME SI RICHIEDE LA PENSIONE ANTICIPATA
IL SONDAGGIO DI “YOUTREND”: GLI ITALIANI APPROVANO IL NUOVO SISTEMA PREVIDENZIALE MA BOCCIANO IL REDDITO DI CITTADINANZA
QUOTA 100, AL VIA LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE
Da www.ansa.it
L'Inps ha pubblicato il 29 Gennaio 2019 un messaggio sul decreto che prevede l'anticipo della pensione con la cosiddetta Quota 100 e la presentazione delle domande. E' possibile presentare la domanda o telematicamente, se si ha il pin dell'Istituto, o attraverso il call center o ai patronati e agli altri "soggetti abilitati alla intermediazione delle istanze di servizio. In attesa della pubblicazione della circolare illustrativa delle nuove disposizioni - si legge - con il presente messaggio si comunicano le modalità di presentazione delle relative domande di pensione".
PENSIONI QUOTA 100, È POSSIBILE PRESENTARE LE DOMANDE ALL’INPS. ECCO COME FARE
Andrea Marini per www.ilsole24ore.com
Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 28 Gennaio 2019, entra in vigore oggi il decreto legge con le nuove norme sul reddito di cittadinanza e le pensioni con quota 100. L’Inps ha, quindi, pubblicato un messaggio sul decreto che prevede l'anticipo della pensione con la cosiddetta Quota 100 e la presentazione delle domande. E' pertanto possibile presentare la domanda o telematicamente, se si ha il pin dell’Istituto, o attraverso il call center o ai patronati e agli altri soggetti abilitati «alla intermediazione delle istanze di servizio. In attesa della pubblicazione della circolare illustrativa delle nuove disposizioni - si legge - con il presente messaggio si comunicano le modalità di presentazione delle relative domande di pensione».
La procedura telematica Inps
Il cittadino in possesso delle credenziali di accesso (PIN rilasciato dall'Istituto, SPID o Carta nazionale dei servizi) - spiega l'Istituto - può compilare e inviare la domanda telematica di accesso alla pensione disponibile fra i servizi on line, sul sito www.inps.it, nella sezione “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, ECOCERT, APE Sociale e Beneficio precoci”. Una volta effettuato l'accesso e scelta l'opzione “Nuova domanda” nel menù di sinistra, occorre selezionare in sequenza: per la pensione c.d. quota 100: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Requisito quota 100”; per la pensione anticipata: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Ordinaria”; per la pensione anticipata c.d. opzione donna: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Contributivo sperimentale lavoratrici”.
Chi può utilizzare la procedura
La modalità di presentazione delle domande, sopra illustrata, scrive l'Istituto - è utilizzabile da parte dei lavoratori iscritti alle Gestioni private, alla Gestione pubblica e alla Gestione spettacolo e sport, anche al fine di chiedere, per la pensione quota 100, il cumulo dei periodi assicurativi. La domanda può essere presentata anche per il tramite dei Patronati e degli altri soggetti abilitati alla intermediazione delle istanze di servizio all’Inps ovvero, in alternativa, può essere presentata utilizzando i servizi del Contact center.
28 febbraio 2019: si parte con il comparto scuola
Entro il 28 febbraio 2019, il personale a tempo indeterminato della scuola può presentare domanda di cessazione dal servizio, con effetti dall’inizio dell’anno scolastico o accademico.
1° aprile 2019: diritto alla pensione per i privati
Nel comparto privato, chi ha maturato quota 100 entro il 31 dicembre 2018 ottiene il diritto alla decorrenza del trattamento dal 1° aprile 2019. Per chi matura il requisito dopo il 1° gennaio 2019 ed entro il 31 dicembre 2021 (quota 100 è al momento una misura sperimentale per il triennio 2019-2021), avrà il diritto alla pensione dopo tre mesi dalla data di raggiungimento dei requisiti. Per esempio, chi ha raggiunto quota 100 oggi, 29 gennaio, matura la pensione dal 29 aprile.
1° agosto 2019: pensione per i dipendenti pubblici
Per evitare malfunzionamenti nella macchina statale, per i dipendenti pubblici è stato previsto un diverso regime: per quelli che entro il 30 gennaio 2019 hanno maturato quota cento, conseguono il diritto al trattamento pensionistico dal 1° agosto. E la domanda di collocamento a riposo deve essere presentata alla amministrazione appartenente con un preavviso di 6 mesi. Per i dipendenti pubblici che maturano quota cento da oggi in poi e fino al 31 dicembre 2021, hanno diritto al trattamento dopo sei mesi: per esempio, chi raggiunge quota 100 il 10 marzo, matura la pensione dal 10 settembre.
IL SONDAGGIO: GLI ITALIANI APPROVANO QUOTA 100 E BOCCIANO IL REDDITO DI CITTADINANZA
Franco Grilli per www.ilgiornale.it
Quota 100 e reddito di cittadinanza sono partiti. Dopo la firma di Mattarella sul "decretone", il testo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Ma di fatto gli italiani quanto sono d'accordo con queste due misure che rappresentano i due pilastri della manovra varata dal governo? Secondo una rilevazione Quorum/YouTrend per "Il Confine", il programma di approfondimento di Sky Tg24, il 60,8 per cento degli italiani approva la misura sul nuovo sistema previdenziale. Contrario invece il 39,2 per cento. Le percentuali aumentano se si guarda nel dettaglio tra gli elettori della Lega: il 97,2 per cento è a favore della nuova misura.
Per quanto riguarda il reddito cittadinanza gli equilibri cambiano. Il 54,7 per cento degli italiani è contrario, mentre il 45,3 è a favore del sussidio voluto dai pentastellati. E tra gli elettori grillini il reddito minimo raggiunge il 90% di "gradimento". Infine il sondaggio ha rilevato infine le intenzioni di voto degli elettori per le prossime Elezioni Europee: in testa c’è il partito degli indecisi, con il 41,6% degli intervistati che oggi non saprebbe per chi votare o non intende farlo. Tra il 58,4% del campione che esprime una preferenza, la Lega è il primo partito in Italia, con il 30,9%, seguito da M5S al 26,6%. Segue il Pd, che si attesta nelle intenzioni di voto al 19,1%, poi Forza Italia, che secondo il sondaggio arriverebbe al 9,6% e Fdi con il 5%.
Fonte: qui
PENSIONI QUOTA 100, È POSSIBILE PRESENTARE LE DOMANDE ALL’INPS. ECCO COME FARE
PURE GLI STATI UNITI APRONO UN FASCICOLO SUL BOSS RENAULT, CHE PUR DI LASCIARE LA MICRO-CELLA E' DISPOSTO A TUTTO
IL SUO EX DELFINO SAIKAWA, ARTEFICE DEL 'GOLPE' CHE LO HA FATTO TRACOLLARE, HA DICHIARATO A SORPRESA CHE LASCERÀ L'INCARICO UNA VOLTA CHE GLI EQUILIBRI TRA FRANCIA E GIAPPONE SI SARANNO RISTABILITI. OVVERO QUANDO TOKYO PRENDERÀ IL CONTROLLO SU PARIGI
Pierluigi Bonora per “il Giornale”
Ai giudici di Tokio, che hanno trascinato in carcere Carlos Ghosn, l' ex numero uno dell' Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, ora si unisce la Sec, che punta a fare chiarezza sulle retribuzioni che Nissan ha versato all' ex super manager negli Usa.
L' inchiesta, che ha portato all' azzeramento di tutte le cariche di Ghosn in seno all' Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi (ultimo atto le dimissioni dagli incarichi di vertice a Parigi), si allarga dunque anche Oltreoceano. Ghosn è detenuto in Giappone da oltre due mesi con l' accusa di aver mistificato le dichiarazioni finanziarie sulla propria remunerazione, di aver sottostimato di milioni di dollari il proprio compenso e trasferito a società del gruppo le perdite personali.
È dalla chiusura dell' esercizio finanziario 2007 che Nissan non presenta più all' Autorità di Borsa di Wall Street il suo rapporto annuale negli Usa. E ora, sull' onda delle indagini a Tokio, la decisione di accendere anche un suo faro sulla regolarità dei controlli della Casa allo scopo di evitare pagamenti impropri. «Alla Sec abbiamo assicurato la piena collaborazione», ha fatto sapere un portavoce di Nissan.
La notizia che anche negli Stati Uniti si vuole indagare su possibili irregolarità riguardanti l' ex top manager, è arrivata poche ore dopo che Hiroto Saikawa, l' ad della Casa giapponese, ha dichiarato a sorpresa che lascerà l' incarico.
Quest' ultimo, ex delfino di Ghosn e, secondo molti, artefice del «golpe» che ha fatto scattare le manette ai polsi dell' ex capo, si farà comunque da parte una volta ristabiliti gli equilibri con Renault e all' interno dell' Alleanza. Ed è chiaro che, in proposito, i giapponesi rivendichino un ruolo di leadership.
Saikawa ha comunque accolto bene la nomina del nuovo vertice di Renault, in particolare quella di Jean-Dominique Senard alla presidenza, il suo interlocutore diretto con un' importante esperienza globale alla guida di Michelin. Resta da vedere se il faro acceso negli Usa dalla Sec porterà a nuovi sviluppi e inaspettati colpi di scena.
Il piano d' azione dell' Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi prevede che nel 2022 le vendite globali di veicoli raggiungano quota 14 milioni (da 10,6 milioni del 2017). Quattro piattaforme comuni daranno vita a 9 milioni di queste vetture. Le sinergie sono, infatti, il punto di forza dell' Alleanza che nel 2017 è riuscita a conquistare la vetta mondiale tra i produttori.
Dalla piccola cella nella quale è rinchiuso da più di due mesi, a Tokio, Ghosn afferma di «non vedere l' ora di difendere pubblicamente la sua reputazione». Pur di lasciare la prigione, Ghosn si era detto disposto, attraverso i suoi legali, a pagare qualsiasi cauzione i giudici avessero richiesto. Ma non è bastato, come anche le proposte di farsi applicare una cavigliera elettronica, affinché fosse continuamente sotto controllo, e di risiedere in un appartamento a Tokio, sempre sorvegliato da un servizio di sicurezza.
L' ex top manager, a questo punto, visto l' inserimento della Sec nelle indagini, sembra essere destinato a restare in cella ancora per lungo tempo prima che si arrivi a una sentenza.
Fonte: qui
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CI SONO CENTINAIA DI PROFESSORI UNIVERSITARI SOTTO INCHIESTA PER DANNO ERARIALE, PERCHÉ HANNO LAVORATO FUORI DALL'UNIVERSITÀ?
NESSUN PROBLEMA, ARRIVA LA PROPOSTA DELLA LEGA CHE PERMETTE LIBERE CONSULENZE ESTERNE AI DOCENTI, BASTA VERSARE IL 10% ALL'ATENEO
Lorena Loiacono per ''Il Messaggero''
Docenti all' università a tempo pieno, con consulenze esterne all' ateneo: i professori potranno lavorare anche con enti privati, riconoscendo però all' università una percentuale dei guadagni per finanziare la ricerca e le borse di studio destinate agli studenti. È questa la soluzione proposta dalla Lega ai problemi sorti per centinaia di docenti universitari che, accettando di svolgere consulenze esterne pur lavorando a tempo pieno per l' università pubblica, si sono ritrovati nelle indagini della Guardia di finanza e sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti.
I PROBLEMI
Si tratta infatti di una situazione critica per tanti professori che va avanti da anni tra leggi, tra cui la 382/1980 poi estesa anche dalla 240/2010 dell' allora ministro all' istruzione Gelmini il cui intento era proprio quello di regolamentare le consulenze, e interpretazioni varie. Ora con una proposta, di cui è primo firmatario il senatore Mario Pittoni della Lega, presidente della Commissione istruzione, si prova a fare chiarezza sulla liberalizzazione delle consulenze mantenendo sempre il rispetto dell' impegno preso con l' Ateneo dove si insegna a tempo pieno
L' ITER
Vale a dire che, prima di svolgere attività esterne, bisogna assicurarsi di poter garantire le ore previste dal contratto, vale a dire oltre alle lezioni, anche i colloqui e gli incontri con gli studenti, e soprattutto l' attività di studio e di ricerca. «Ai professori ed ai ricercatori a tempo pieno, nel rispetto degli obblighi istituzionali si legge nel testo che prima dello stralcio di tutto il pacchetto Scuola era contenuto in un emendamento al ddl Semplificazioni - è liberamente consentito lo svolgimento di attività di consulenza extraistituzionali realizzate in favore di privati, enti pubblici oppure anche per fini di giustizia.
Tali attività possono essere svolte anche in regime di partita Iva, senza necessità di iscrizione ad albi professionali, fatta eccezione per le professioni sanitarie».
AUTORIZZAZIONE
Il lavoro di consulenza deve essere preventivamente comunicato al Direttore del Dipartimento in cui insegna il docente e al Rettore.
Una volta ottenuto il via libera, il docente destinerà una quota pari al 10% del compenso all' attivazione di posti di ricercatore, di borse di dottorato, di assegni di ricerca e di borse di studio per studenti universitari. Spetta comunque al singolo Senato Accademico deliberare la ripartizione del contributo alle diverse destinazioni.
INTERPRETAZIONE
«Abbiamo dato voce a una richiesta che arriva direttamente dal mondo universitario spiega il senatore Mario Pittoni vogliamo dare un' interpretazione autentica per far sì che i docenti non si trovino a dover rispondere alla giustizia per aver dato un' interpretazione sbagliata alla norma. Oltre al fatto che, regolamentando le consulenze, arriveranno anche nuovi introiti alle università che da anni ormai fanno fatica a trovare nuove risorse da investire sulla ricerca e sulle borse di studio. Si tratta di un percorso già ben avviato all' estero su cui l' Italia è rimasta sempre indietro».
INDAGINI
Si tratta infatti di una realtà che va chiarita: di fatto la legge 240 sanciva la legittimità del diritto dei docenti a svolgere attività esterne all' Ateneo. Un lungo lavoro della Guardia di Finanza portò nel maggio del 2018 ad un totale di ben 411 docenti universitari indagati. Nel mirino dei militari c' era il dubbio del doppio lavoro, ritenuto tale perché i docenti erano impiegati a tempo pieno all' università ma avevano accettato anche impegni esterni.
La Corte dei Conti individuò su 172 casi un danno erariale per 42 milioni di euro, ritenendo in alcuni casi che il limite massimo di guadagno non dovesse superare i 5mila euro lordi annui.
Tanti di quei casi, che investirono gli Atenei dal Nord al Sud di Italia coinvolgendo docenti di facoltà come ingegneria e architettura, chimica, giurisprudenza ed economia, vennero poi archiviate dopo diversi mesi di indagini serrate. A dimostrazione del fatto che, su quella norma, serve chiarezza. Per questo il testo di riforma proposto dalla Lega dovrebbe fare una volta per tutte chiarezza delle situazioni assai frequenti nelle Università di tutta la penisola.
Fonte: qui
LA GUERRA COMMERCIALE ALLA CINA È IL FRUTTO DI UN CAPRICCIO DI DONALD TRUMP?
NEMMENO PER NIENTE. SIAMO A UNA SVOLTA CRUCIALE DELLA STORIA E DEI RAPPORTI CON PECHINO, CHE AVEVA ANNUNCIATO: ''20 ANNI DI SVILUPPO PACIFICO E SENZA BISOGNO DI GUERRA'', CHE SCADONO L'ANNO PROSSIMO.
AUSTRALIA, NUOVA ZELANDA, CANADA, MA ANCHE GIAPPONE, COREA DEL SUD E INDIA SI STANNO ALLINEANDO CON GLI USA PER NON ESSERE TRAVOLTI.
Marco Valerio Lo Prete per www.publicpolicy.it
Dal 13 al 24 novembre 2006, ogni giorno in prima serata, la televisione di Stato cinese mandò in onda un documentario in dodici puntate intitolato “Da Guo Jue Qi”, cioè “L’ascesa delle grandi potenze”. Così, a centinaia di milioni di telespettatori, furono raccontate la nascita degli imperi coloniali portoghese e olandese, la rivoluzione industriale della Gran Bretagna, le intemperanze della potenza teutonica, le mutevoli vicende della Russia zarista e poi sovietica, la fondazione e quindi la Grande crisi degli Stati Uniti. Secondo l’ex segretario di Stato Usa Henry Kissinger, questo documentario senza precedenti fu il tentativo di popolarizzare una riflessione avviata ufficialmente qualche tempo prima sul “periodo di opportunità strategica” del Paese, com’era stato ribattezzato in alcune analisi avallate dal Partito comunista cinese.
Un periodo che sarebbe coinciso, stando alle autorità di Pechino, con i primi vent’anni del XXI secolo. Tra il 2000 e il 2020, sulla base di questa previsione, la Cina contemporanea avrebbe potuto svilupparsi economicamente e militarmente senza rimanere nel frattempo coinvolta in nessun conflitto armato di rilievo. A patto di evitare gli errori delle grandi potenze che l’avevano preceduta, appunto. Nel 2019, secondo questa analisi del Partito comunista cinese, la ventennale ascesa “tranquilla” dell’ex Impero celeste dovrebbe essere ormai quasi terminata. Una lettura non superficiale delle attuali relazioni sino-americane, e quindi sino-occidentali, potrebbe forse partire da qui: cosa succede quando il “periodo di opportunità strategica” della Cina sta per finire?
Succede, per fare un esempio tratto dalla cronaca di queste ore, che George Soros, finanziere e filantropo statunitense di origini ungheresi, intervenga al World Economic Forum di Davos per parlare dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla democrazia e apostrofi così il presidente cinese: “Xi Jinping è il più pericoloso avversario delle società aperte”. L’aggressiva dichiarazione di Soros, noto antipatizzante di Donald Trump in servizio permanente effettivo, dovrebbe finalmente convincere alcuni commentatori e analisti europei a leggere cum grano salis gli attuali rapporti tra Washington e Pechino, senza derubricare due anni di attriti tra l’attuale Amministrazione Usa e la controparte cinese come fossero frutto del capriccio di un presidente sopra le righe.
Una prospettiva non esclusivamente Washington-centrica sulle relazioni sino americane, d’altronde, avrebbe già potuto sfatare un pregiudizio così superficiale. Si prenda quanto accaduto in questo inizio d’anno in Australia, democrazia collocata alla più estrema periferia geografica dell’anglosfera e dirimpettaia della Cina.
Da una parte il premier australiano, il liberal- conservatore Scott Morrison, ha appena compiuto un’inedita missione diplomatica in alcune isole del Pacifico dispiegando, per quanto possibile, il soft power di Canberra: a Vanuatu, dove un premier australiano in visita ufficiale non si vedeva dal 1990, promettendo infrastrutture e aperture commerciali; alle Fiji, Paese che l’anno scorso dopo molteplici rimostranze australiane abbandonò l’idea di ospitare una base militare cinese, puntando su infrastrutture e immigrazione regolare. Allo stesso tempo un’altra missione governativa in Cina, quella del ministro australiano della Difesa Christopher Pyne, è stata funestata da una crisi diplomatica scoppiata all’improvviso.
Yang Hengjun, ex burocrate del Partito comunista cinese con una seconda vita da scrittore di thriller naturalizzato australiano, è stato infatti arrestato dalle autorità di Pechino – con l’accusa di mettere a rischio la sicurezza nazionale – a ridosso della visita dell’esponente dell’Esecutivo di Canberra.
Un imprevisto che si è verificato subito dopo le proteste ufficiali dell’Australia per la detenzione in Cina di due cittadini canadesi(le gati a George Soros), l’imprenditore Michael Spavor e l’ex diplomatico Michael Kovrig, anch’essi accusati di cospirare contro la sicurezza statale e il cui fermo è stato interpretato da più parti come una ritorsione per l’arresto in Canada della dirigente di Huawei, Meng Wanzhou. Tre episodi, in meno di una decina di giorni, che confermano come la capacità statunitense di interagire con la Cina, e magari di influenzare le sue scelte, non possa essere pienamente compresa senza tener conto dell’effetto “moltiplicatore” svolto in questo ambito dagli alleati di Washington.
Vero, l’Amministrazione Trump non sembra tenere in gran conto le classiche organizzazioni multilaterali: sul fronte asiatico, per esempio, Washington ha abbandonato l’accordo di libero scambio TPP che “circondava” la Cina e ha contribuito finora a depotenziare l’Organizzazione mondiale del Commercio (WTO) che secondo alcuni costituirebbe lo strumento principe per arginare le scorrettezze commerciali made in China.
Eppure perfino analisti molto critici dell’attuale Amministrazione – come quelli della Brookings Institution – riconoscono che, nel caso del confronto a distanza con Pechino, una qualche forma di collaborazione multilaterale Trump l’abbia di tanto in tanto ottenuta. Il caso più evidente si è verificato alla fine del 2018, quando i Paesi del gruppo Five Eyes – Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito che collaborano con l’“occhio” a stelle e strisce – si sono formalmente associati alla condanna pubblica degli Stati Uniti contro il cyber-spionaggio attuato dalla Cina. Il nuovo attivismo australiano nell’area del Pacifico, di cui si è detto sopra, è un altro esempio di questo gioco di squadra.
L’Amministrazione Trump, per fronteggiare Pechino, non disdegna dunque quello che potremmo definire un multilateralismo empirico e selettivo. Al di là della definizione di tale approccio, è importante sottolineare perché la costituzione di un simile fronte che ha come obiettivo il contenimento cinese possa realizzarsi proprio in questo momento storico e grazie alla collaborazione dei Paesi democratici più geograficamente ed economicamente prossimi alla Cina – cioè Australia, Nuova Zelanda, Canada, ma anche Giappone, Corea del Sud e India. Sono infatti questi Paesi, all’avvicinarsi del 2020 che convenzionalmente coincide con la fine dell’ascesa pacifica cinese, a testare o a temere per primi quel che verrà dopo il cosiddetto “periodo di opportunità strategica”.
Un Paese come l’Australia, “canarino” democratico nella “miniera” del capitalismo autoritario cinese, già oggi subisce in maniera massiccia le interferenze di Pechino nella propria vita democratica, per esempio. Sempre l’Australia è il primo Paese a vedere dispiegarsi fuori dai propri confini una forza militare che, come si legge in un recente rapporto della Defence Intelligence Agency sull’esercito di Pechino, è ormai in grado di gestire un conflitto regionale e allo stesso tempo di raggiungere obiettivi militari nemici in tutto il mondo (pur senza potere ancora schierare forze convenzionali ovunque). Assumendo questa prospettiva meno Washington-centrica, i tweet di Trump sulla Cina assumono un significato e un peso diversi.
Non a caso un atteggiamento retorico e diplomatico più incisivo nei confronti della leadership cinese da parte dell’Amministrazione americana riscuote diffuso apprezzamento negli apparati diplomatici e di sicurezza di Paesi – come l’Australia e il Giappone – legittimamente più ansiosi di capire l’evolversi della parabola cinese. “La grande domanda è se, di fronte a una forma di resistenza concertata a livello internazionale, non solo da parte degli Stati Uniti ma anche dei suoi numerosi alleati, Xi modificherà le sue convinzioni o le sue posizioni su qualche tema”, ha scritto Richard McGregor, del think tank australiano Lowy Institute, individuando così la ratio del nuovo “multilateralismo empirico” a trazione statunitense.
La scommessa che certi attori nell’area asiatica sembrano voler giocare adesso rispetto alla Cina assomiglia a quella di un genitore nei confronti di un figlio adolescente molto irrequieto. Il padre e la madre alzano e induriscono i toni nella speranza di modificare gli atteggiamenti più pericolosi dell’adolescente, prima che il giovane cresca e poi sia troppo tardi per indurlo a cambiare.
Se il “periodo di opportunità strategica” di Pechino che volge oramai al termine assomiglia all’adolescenza della potenza cinese contemporanea, allora per Canberra, Tokyo o Ottawa appare tutt’altro che avventato fare sponda con gli Stati Uniti di Trump su questo dossier. Nessun diplomatico o militare – australiano, canadese o giapponese – userà mai una simile metafora pedagogica in pubblico, ovviamente, ma delimitare oggi il perimetro dei comportamenti cinesi ritenuti accettabili sullo scacchiere internazionale potrebbe essere l’unica via per evitare problemi maggiori domani.
@marcovaleriolp
Fonte: qui
Tav, Di Maio e Di Battista contro. Ma Salvini risponde: "Si troverà un accordo come sempre"
Dopo la visita di Matteo Salvini al cantiere della Tav a Chiomonte e la sua chiara presa di posizione sull'opera "("Si vada avanti) è alta tensione tra Lega e M5s. Di Maio interviene per chiarire che "finché ci siamo noi al governo sulla Tav non c'è storia", ma il ministro dell'Interno non molla e assicura che si ridimensioneranno i costi ma l'opera si farà.
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Di Maio: "Opere utile, per la Tav non c'è storia" - "Le peggiori lobby di questo Paese vogliono che si inizi a fare la Tav, che è a zero. Noi stiamo dalle parte delle opere utili da fare, quando i grandi potentati cominciano a tifare per la Torino-Lione noi stiamo dall'altra parte", dice durante una diretta Facebook il vicepremier Luigi Di Maio, e chiarisce che "finché ci sarà il Movimento 5 Stelle al governo per quanto mi riguarda la Tav non ha storia".
Propone quindi "un tavolo con i costruttori italiani per scrivere un decreto legge per accelerare i cantieri. I cantieri non sono chiusi ma sono lenti. Non possiamo smantellare il codice degli appalti con una legge ordinaria. Dobbiamo farlo con urgenza".
Salvini: "Taglieremo i costi ma finiremo l'opera" - L'altro vicepremier però ribadisce che si va avanti e spiega: "Ci sono ingegneri, operai, imprenditori, pendolari, italiani che non vedono l'ora che i lavori ripartano. Faremo tutto il possibile perché sia così, ridimensionando il progetto, tagliando megastrutture, tagliando sprechi per investirli in altro, però dal mio punto di vista lasciare a metà un'opera non ha mai senso".
Di Battista: "Salvini torni da Berlusconi" - Duro Alessandro Di Battista, che commenta così le parole del ministro: "Siamo favorevolissimi alle infrastrutture giuste per i cittadini e per i pendolari. Se la Lega intende andare avanti su un buco inutile che costa 20 miliardi di euro e non serve ai cittadini, tornasse da Berlusconi e non rompesse i c... E' chiaro?".
Chiamparino a Tgcom24: "Avanti con la Tav" - Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino auspica che i lavori vadano avanti perché "Piemonte e Italia hanno bisogno che il cantiere non si fermi". E commenta il dissenso in proposito tra Di Maio e Salvini definendolo "una colossale pantomima. Prima bloccano l'opera e poi vanno in scena con il poliziotto buono e il poliziotto cattivo. Uno visita il cantiere e dice che l'opera si deve fare e l'altro dice che non c'è nulla. Fanno parte dello stesso governo, si confrontino e decidano di proseguire con gli scavi".
Meloni: "La Tav crea ricchezza, il reddito di cittadinanza no" - Contraria alla linea di Di Maio la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che ha dichiarato che "i soldi che servono a completare la Tav sono gli stessi che servono a pagare tre mesi di reddito di cittadinanza, solo che il reddito di cittadinanza non lascia nulla e la Tav crea ricchezza per dieci anni".
Meloni ha quindi aggiunto che "il blocco della Tav, un'infrastruttura strategica e importante, per Fratelli d'Italia è assolutamente incomprensibile e sbagliato. L'Italia ha bisogno di essere collegata con corridoi europei, ha bisogno di più infrastrutture".
Fonte: qui
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