9 dicembre forconi

sabato 6 ottobre 2018

NEGLI USA LA DISOCCUPAZIONE! CALA AL 3,7%


IL LIVELLO PIÙ BASSO DAL 1969, DI FATTO È LA PIENA OCCUPAZIONE. E ORA I GRANDI MAGAZZINI, AMAZON, FINO AI NEGOZI PIÙ PICCOLI, LOTTANO PER ACCAPARRARSI LAVORATORI, ALZANDO GLI STIPENDI E MIGLIORANDO LE CONDIZIONI DI LAVORO. 

GLI UNICI POSTI VUOTI? 

QUELLI NEGLI MBA DELLE UNIVERSITÀ PIÙ PRESTIGIOSE! 

SE IL LAVORO C'È, A CHE SERVE INDEBITARSI AD HARVARD PER TROVARNE UNO?

USA: CREATI 134.000 POSTI, DISOCCUPAZIONE CALA AL 3,7%

PIENA OCCUPAZIONEPIENA OCCUPAZIONE
 (ANSA) - L'economia americana ha creato in settembre 134.000 posti di lavoro, meno dei 185.000 attesi dagli analisti. Il tasso di disoccupazione e' calato al 3,7%. Nell'annunciare i dati di settembre, il Dipartimento del Lavoro ha rivisto al rialzo quelli di agosto e luglio, quando sono stati creati rispettivamente 270.000 e 165.000 posti di lavoro, con la creazione - complessivamente - di 87.000 posti in più rispetto alle stime iniziali.

I dati di settembre se deludono sul numero di posti creati mostrano allo stesso tempo un calo del tasso di disoccupazione al minimi dalla guerra in Vietnam. I salari sono aumentati del 2,8%, evidenziando un'accelerazione rispetto alle fasi iniziali della ripresa economica.
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USA: TRUMP CELEBRA CALO DISOCCUPAZIONE, 'A MINIMI DA 1969'

 (ANSA) - Donald Trump festeggia il calo della disoccupazione americane. In un tweet il presidente afferma: ''Disoccupazione al 3,7% è il tasso più basso dal 1969''. Il tasso è infatti il più basso dalla guerra in Vietnam e conferma la forza del mercato del lavoro americano.


DISOCCUPAZIONE ZERO

Daniele Raineri per ''Il Foglio'' di ieri

In America la percentuale dei disoccupati è stabile sotto al quattro per cento, che è una soglia fisiologica e incomprimibile - vuol dire che più sotto ancora non si può scendere, su cento persone è naturale che ce ne siano almeno tre o quattro che al momento non sono occupate perché hanno i loro buoni motivi. In effetti è un mondo senza disoccupazione ed è una realtà difficile da capire per chi è abituato ai dati dell' Europa del sud. Due giorni fa Amazon ha alzato la soglia minima della paga oraria dei suoi 350 mila dipendenti (inclusi quelli stagionali) a quindici dollari perché non si può permettere di perdere lavoratori - che senza incentivi a restare potrebbero facilmente abbandonare il loro posto e cercarsi una collocazione migliore altrove.
PIENA OCCUPAZIONEPIENA OCCUPAZIONE

 Amazon veniva da un periodo di pessima pubblicità sulle condizioni di lavoro nei propri magazzini e in questo momento è in corso una gara tra le grandi catene di vendita e di distribuzione per accaparrarsi manodopera. Il 17 settembre il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo intitolato "Articoli non più disponibili: i lavoratori dei grandi magazzini" in cui si spiega che il settore quest' anno occupa 757 mila lavoratori, centomila in più rispetto all' anno precedente.

PIENA OCCUPAZIONEPIENA OCCUPAZIONE


Secondo un' analisi pubblicata ieri dalla newsletter politica Axios ci si aspetta che l' anno prossimo si aggiungeranno altri 452 mila posti di lavoro. E c' è da considerare che si avvicina la sequenza delle grandi feste con il Giorno del ringraziamento e il Black Friday - giovedì 22 e venerdì 23 novembre - che per tradizione danno il via alla stagione degli acquisti natalizi e quindi al picco annuale del lavoro. Le grandi catene sono sotto pressione per trovare gente disposta a farsi assumere. Kohl' s Corp. e J.C. Penney Co. hanno cominciato a prendere stagionali a giugno con tre mesi di anticipo rispetto al solito per essere sicure di essere coperte quando servirà.
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Target, una grande catena di articoli a basso costo, dice che ha in programma di assumere 120 mila stagionali. C' è scarsità anche di guidatori di furgoni e in alcuni casi le catene hanno chiesto ai dipendenti di collaborare e di trasportare una parte dei prodotti sulle loro macchine private mentre vengono al lavoro.

A fronte di questa domanda e di questa pressione, il prezzo del lavoro sale: Target a settembre ha alzato la paga minima di un dollaro e ha annunciato di voler arrivare a quindici dollari a partire dal 2020, Walmart l' aveva alzata per prima a undici e Costco era arrivata a quattordici a partire da giugno.

(…)

Nel mondo senza disoccupazione a soffrire sono le business school prestigiose come Harvard e Stanford che registrano un calo delle iscrizioni del sette per cento come non si vedeva dal 2005, perché a questo punto è difficile convincere gli studenti a investire migliaia di dollari per un Mba quando là fuori c' è già del lavoro vero da fare, l' economia gira a pieno ritmo e c' è la possibilità di guadagnare subito. E' una tendenza che in generale vale per tutte le università: studiare è un debito che ti può restare sulle spalle per molti anni spiegano gli esperti e perdere anni di questo ciclo economico così favorevole invece sarebbe un delitto.
amazon in car deliveryAMAZON IN CAR DELIVERY

Posti ben retribuiti, posti stagionali, tutti i settori girano e cercano personale. "Volevo assumere almeno un' altra persona perché siamo soltanto in due e lavoro dalla mattina alla sera - dice con finta modestia la proprietaria di un salone di bellezza del New Jersey al Foglio durante una cena tra amici - ma al momento è impossibile trovare qualcuno. Sai, qui in America tutti hanno già un lavoro".

Fonte: qui

A UN ANNO DALLA SICCITÀ CHE LA COLPÌ, ROMA CONTINUA A SPRECARE ACQUA: DALLE SORGENTI AI RUBINETTI, LUNGO GLI 8.100 CHILOMETRI DI RETI DI DISTRIBUZIONE SE NE PERDE IL 41,5%


UNA MEDIA PERFINO SUPERIORE ALLO SPERPERO MEDIO ITALIANO: 38%. IL PIÙ ALTO D'EUROPA ACCOMPAGNATO DALLA BOLLETTA PIÙ BASSA, POCO PIÙ DI 1 EURO A METRO CUBO

Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera

«Al lago di Bracciano le caprette pascolano sui fondali in secca». È passato un anno dall'estate 2017 in cui una Roma assetata fu costretta a prendersi l' acqua dal bacino del Parco naturale. Polemiche: «Mai più!». La stessa Acea, poche settimane dopo, rilanciava l' allarme: l' acquedotto più importante, che disseta 7 romani su 10, è vecchio, malmesso, esposto ai terremoti.
LAGO DI BRACCIANOLAGO DI BRACCIANO

In caso di guai seri, la capitale potrebbe restare senza acqua per mesi e mesi. Con danni incalcolabili. Nei Paesi seri si sarebbero precipitati: non corriamo rischi. Macché...
Intendiamoci, l' Acquedotto del Peschiera è stato ed è davvero una benedizione per Roma e i romani. E la scelta della «multiutility» capitolina di celebrare gli ottant'anni della condotta con una mostra aperta proprio in questi giorni al Palazzo delle Esposizioni è un omaggio al servizio offerto a generazioni di cittadini con quell' acqua che sgorga dalla grotta nel Monte Nuria a Cittaducale, Rieti.

virginia raggi acqua siccitaVIRGINIA RAGGI ACQUA SICCITA
Il problema, però, resta: e la prevenzione? Domani? Dopodomani? L'ultima emergenza dell'anno scorso mise Roma quasi in ginocchio. Titoli indimenticabili: «Il sindaco braccianese: Roma ci ruba l'acqua». «Siccità, l'allarme di Zingaretti: "Sta finendo l' acqua a Roma"». «Raggi: "È inimmaginabile che un milione di romani non abbiano l'acqua"». Baruffe infuocate fino a un compromesso. Affidato alla buona sorte...

«E così sono tutti felici e contenti», commentò amaro l'ambientalista ed ex magistrato Gianfranco Amendola nel suo blog sul Fatto, «il problema dell'acqua di Roma si è risolto con accordo e tripudio generale del ministero dell'Ambiente, della Regione Lazio, della sindaca di Roma e dell' Acea: niente razionamenti, abbiamo scherzato; possono continuare i prelievi dal lago di Bracciano, ma, sia chiaro, in forma ridotta e poi, sia sempre chiaro, cesseranno alla fine dell'estate, quando, si spera, torneranno le piogge».

LAGO DI BRACCIANOLAGO DI BRACCIANO
Ma ci si può affidare solo a Giove pluvio? Certo, la natura è sempre stata storicamente generosa con la Città Eterna. Al punto che Strabone, ai tempi di Gesù, scriveva: «La quantità d' acqua che viene condotta nella città è talmente grande che attraverso la città e nei canali sotterranei scorrono veri e propri fiumi e quasi ogni casa ha condutture e serbatoi propri e possiede fontane che zampillano in abbondanza».

Il guaio è che Roma, di acqua, ne ha anche sprecata e continua a sprecarne tanta.
Basti dire che dalle sorgenti ai rubinetti, lungo gli «8.100 chilometri di reti di distribuzione e di diramazione agli utenti» perde il 41,5% dell'acqua potabile a disposizione. Una media perfino superiore (nonostante 23 secoli di esperienza a partire dal primo acquedotto voluto da Appio Claudio) allo sperpero medio italiano: 38%. Il più alto d' Europa. Spreco accompagnato dalla bolletta più bassa, poco più di 1 euro a metro cubo. Un terzo della bolletta fiorentina, un quinto di quella di grandi città europee dove la dispersione è intorno al 6%.

il decalogo del comune di roma per risparmiare acqua siccitaIL DECALOGO DEL COMUNE DI ROMA PER RISPARMIARE ACQUA SICCITA
Certo è che già nel luglio 2017, recuperando studi e proposte più antichi, sotto pressione per la crisi «delle caprette al pascolo a Bracciano», l' Acea denuncia tutti i pericoli e delinea un progetto per risolvere il problema. L' acquedotto più importante per Roma, spiega, «attraversa zone ad elevatissimo rischio sismico e idrogeologico, come si evince dalle cartografie allegate, e una sua improvvisa interruzione, causata da un eventuale evento sismico o franoso, provocherebbe un disservizio alla popolazione dell' intera area metropolitana di Roma per un tempo non inferiore a 6 mesi». Serve dunque un raddoppio.

Costruito nel 1938, «realizzato con tecnologie ad oggi ampiamente superate», lesionato già dal terremoto in Umbria e nelle Marche del settembre '97, logorato da ottant' anni d'«esercizio ininterrotto» che hanno imposto «continui interventi di manutenzione straordinaria intensificati dai ripetuti eventi sismici nell' Appennino Centrale», insiste il documento di Acea, l' acquedotto attuale non è manco «ispezionabile senza causare la totale interruzione dei 9 mc/sec trasportati».

LAGO DI BRACCIANO SICCITA'LAGO DI BRACCIANO SICCITA'
Conclusione: «Risulta improcrastinabile procedere alla realizzazione del nuovo Tronco Superiore Peschiera». Cioè una nuova condotta «totalmente in galleria con un tracciato di circa 27 km, sostanzialmente parallelo a quello esistente che consentirà il trasporto dell' intera portata». Urgente. Anzi: urgentissimo.

Tanto più che, mette in guardia la società, «le autorizzazioni, gli atti di assenso e i nulla osta, comunque denominati necessari, per l' esecuzione delle opere» rischiano di portar via un sacco di tempo. I timbri indispensabili al via libera, per capirci, sono 14 e vanno richiesti a un' infinità di enti e autorità diversi, dai comuni di Castel S. Angelo, Cittaducale, Rieti, Belmonte in Sabina, Torricella in Sabina, Montenero Sabino, Mompeo, Salisano alle «Opere idroelettriche Salto e Turano».

Itinerari burocratici che potrebbero allungare, anche di molto, i due anni e mezzo necessari previsti per il cantiere. Bene: passata l' emergenza, non si è più mossa foglia. Certo, ogni tanto il tema torna a galla. Ma senza più quella drammaticità e quell' urgenza che emergevano dal dossier-denuncia. E così, un mese fa, l' Autorità di Bacino del Tevere e dell' Appennino centrale ha deciso di mandare a tutti, dal premier ai ministri competenti, dal governatore al sindaco, una lettera. Firmata dal segretario generale Erasmo D' Angelis. «Oggetto: Elevato rischio approvvigionamento idrico per il Lazio Centrale ATO2 e la Capitale. Urgenza di definizione del progetto esecutivo e di avvio dei lavori».

giulio cesare sulla siccita a romaGIULIO CESARE SULLA SICCITA A ROMA
Lettera dove si ricorda la necessità di questo nuovo acquedotto del Peschiera poiché la condotta attuale «attraversa un territorio in un contesto idrogeologico e geofisico tra i più rischiosi del Paese, sottoposto a forti sollecitazioni tettoniche e telluriche».

Il tutto, dicevamo, nella totale assenza di protezioni e sistemi antisismici: «Tale condizione, in caso di evento, avrebbe conseguenze drammatiche per l' approvvigionamento idropotabile e la sicurezza sanitaria della popolazione dell' ATO2 Lazio Centrale e dell' area metropolitana di Roma, non essendo possibile ricorrere a fonti alternative d' approvvigionamento di adeguata entità».
CASTEL SANT'ANGELO SICCITA'CASTEL SANT'ANGELO SICCITA'





Rileggiamo: «conseguenze drammatiche». Ricordato d' avere «più volte espresso preoccupazioni chiedendo l' immediato avvio alle procedure per la sostituzione» della vecchia condotta, l' Autorità di bacino insiste: «Nel novembre dello scorso anno l' Osservatorio Permanente degli Utilizzi Idrici del Distretto dell' Appennino Centrale, riunito da questa Autorità, ha ratificato la proposta tecnica presentata da Acea SpA, evidenziando l'urgenza della realizzazione».

A farla corta: costruire il nuovo acquedotto, su un «tracciato di circa 27 km sostanzialmente parallelo a quello esistente» ma stavolta con sistemi anti-sismici è, per l' autorità di bacino, improcrastinabile. Sarebbe davvero un peccato se, Dio non voglia, dovessimo intervenire ancora una volta «dopo» e non prima.

Fonte: qui

UNO STUDIO OLANDESE HA DIMOSTRATO CHE SE IL MALATO È ''INDISPONENTE'', MINACCIA DI SENTIRE ALTRI PARERI E SNOCCIOLA A CASACCIO INFORMAZIONI RACCOLTE ONLINE, IL DOTTORE DARÀ LA DIAGNOSI SBAGLIATA NELLA METÀ DEI CASI…


Massimo Finzi per Dagospia

un buon rapporto tra medico e pazienteUN BUON RAPPORTO TRA MEDICO E PAZIENTE
Può apparire strano che proprio nel secolo che ha registrato i maggiori successi della medicina e della chirurgia sia entrato in crisi quel rapporto medico-paziente che invece è fondamentale per il successo di ogni cura.

La ricerca scientifica ha aumentato notevolmente le capacità diagnostiche e terapeutiche, ma a costo di una sempre maggiore specializzazione che ha portato ad una parcellizzazione delle competenze: il paziente spesso è costretto a ricorrere a più specialisti e questa condizione di cura collettiva porta ad una deresponsabilizzazione e alla perdita di una visione di insieme del paziente. 

Infatti la specializzazione spinta all’eccesso impedisce di osservare il paziente nell’interezza della sua dimensione fisica e psichica e il malato percepisce con disagio questa condizione che lo relega ad un ruolo di oggetto più che di soggetto.

Il superspecialista rischia così di diventare un tecnico che osserva solo un tassello del mosaico con il pericolo di focalizzare la propria attenzione più sulla malattia che sul malato.
Se a questo si aggiunge la burocrazia che rende difficile il facile attraverso l’inutile con controlli assillanti di appropriatezza e di contenimento della spesa, la quasi impossibilità di rivolgersi in ospedale alla stessa figura professionale, il quadro è quasi completo.

La distanza tra “prendere in cura” e “prendersi cura” del paziente è ancora elevata.
relazione tra medico e pazienteRELAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE
Empatia, capacità di ascolto, comunicazione calibrata sul livello di comprensione di ciascun paziente, disponibilità a guidarlo e seguirlo nel percorso di cura, dovrebbero caratterizzare la figura del medico insieme ovviamente alle capacità professionali specifiche.

Ma il rapporto medico paziente viaggia nei due sensi, non solo dal medico al paziente, ma anche dal paziente al medico, che sempre più spesso si deve confrontare con la figura del “paziente con comportamento disturbante o indisponente”.

Si tratta di quei pazienti che invece di cercare un’alleanza con il medico si mettono su un piano di competizione, suggerendo ad esempio accertamenti o citando terapie attinte da internet, manifestando scetticismo sull’opera del sanitario la cui diagnosi sarà comunque sottoposta al vaglio di un secondo, terzo e quarto consulente perché “ è meglio sentire più campane”.

Questa condizione, frustrante per il sanitario, crea un’atmosfera sfavorevole non solo sul piano del rapporto personale, ma anche su quello dell’accuratezza della diagnosi.
MEDICO PAZIENTEMEDICO PAZIENTE

Uno studio, condotto nel 2015 nei Paesi Bassi, ha coinvolto 63 medici di medicina generale a ciascuno dei quali erano stati proposti 6 pazienti “indisponenti”.
L’accuratezza diagnostica ad una prima visita raggiungeva appena il 54% e dopo una seconda visita più approfondita la percentuale saliva solo al 60%.

Lo studio è stato ripetuto coinvolgendo 74 specializzandi in medicina interna a ciascuno dei quali erano stati affidati 8 pazienti “disturbanti”. Anche in questo caso la precisione della diagnosi si rivelava marcatamente più bassa rispetto ai risultati ottenuti con pazienti “non disturbanti”.

Nel rapporto medico-paziente la parte sofferente e quindi più debole è certamente quella dell’ammalato, ma il rispetto dei reciproci ruoli, diritti e doveri dovrebbe rappresentare la via maestra per una relazione ottimale dalla quale far scaturire la giusta diagnosi e, conseguentemente, la terapia più efficace.


RITRATTO DI VINCENZO SCOTTI: “FU RIBATTEZZATO ‘TARZAN’ PER IL SUO CONTINUO AGGANCIARSI A TUTTE LE LIANE CORRENTIZIE DELLA VARIEGATA DC. FU VICE DI DE MITA POI PASSÒ CON GAVA, FORMANDO LA PITTORESCA CORRENTE DEL GOLFO, POI CON COSSIGA - COL NUOVO MILLENNIO, HA PARTECIPATO ALL'ULTIMO GOVERNO BERLUSCONI. E POI I RAPPORTI CON DI MAIO PRESENTATO DALL’EX PRESIDENTE DELLA CORTE DEI CONTI, LUIGI GIAMPAOLINO…”


Giancarlo Perna per “la Verità”

vincenzo scotti gianni lettaVINCENZO SCOTTI GIANNI LETTA
«Io voglio essere la fucina della classe dirigente italiana», ha detto il creatore di Link Campus University, ateneo a ridosso del Vaticano, prediletto dai grillini. Chi è questo emulo del dio Vulcano? Questo fuciniere che, operando sul corpo vivo della Nazione, forgia in duro metallo gli uomini che la guideranno?

Una vecchia conoscenza: Enzo Scotti, 85 anni, in pista dagli anni Sessanta del XX secolo. Fu 7 volte ministro, 7 volte deputato. Intrecciato con più episodi di storia italiana, ha saltellato inquieto tra una corrente e l' altra della Dc, spesso sparito, sempre riapparso. Dimostra la metà dei suoi anni e non sta più nella pelle perché è di nuovo sulla bocca di tutti.

vincenzo scottiVINCENZO SCOTTI
Fingendo di esserne rabbuiato, è lui stesso che alimenta il mito della sua università grillina, sfornatrice degli homines novi giunti al comando dopo la vittoria elettorale del 4 marzo. Ma poiché la stampa maggioritaria è contraria a questi parvenu, sull' Ateneo sono fiorite maldicenze: intrecci di affari, agenti segreti, intelligenze con la Russia di Vladimir Putin. «Ora basta», ha bofonchiato Scotti. «Raccoglierò ogni falsità scritta in questi mesi e la porterò in tribunale». In realtà, è lusingato che gli si attribuisca uno stretto rapporto con il potere grillino. Prima di dire cosa lo lega davvero a Luigi Di Maio, facciamo un passo a ritroso.

DOCENTI EX PARLAMENTARI
Quando negli anni Novanta del secolo scorso la Dc evaporò, Enzo, dopo vani tentativi di riciclarsi, fu tra i primi disoccupati della politica a buttarsi nel volontariato: Ong, enti di istruzione etc. Collegandosi con l'Università di Malta, creò la Link Campus distribuendo cattedre a ex colleghi appiedati come lui.

Costoro, pur di restare a galla, lavoravano gratis e l'Ateneo crebbe con poche spese. Dal 2011, il rapporto con i maltesi si interruppe e la Link Campus divenne un istituto superiore di diritto italiano. Tuttora è infarcita di montecitoriani a spasso, Mario Segni, Franco Frattini, Ortensio Zecchino, altri.
vincenzo scotti luigi di maioVINCENZO SCOTTI LUIGI DI MAIO

Bisogna sapere che Scotti fu molto legato a Francesco Cossiga. Costui, che da radioamatore - con il nome di Canguro stanco - si intrufolava nelle onde riservate alla polizia, era un patito di intelligence, Gladio e intrighi in genere. Ispirato da questa vicinanza, il nostro Enzo ebbe l' intuizione di orientare l' Università su un analogo terreno, scivoloso e avveniristico. Moltiplicò le cattedre di geopolitica, strategia, sicurezza nazionale.

Questo attirò i giovani più diffidenti che, considerando la società dominata dalle forze del male, sono avidi di sapere come smascherarle. Così, quasi per caso, l'università di Scotti intercettò una gioventù antropologicamente grillina. Dalle sue fila sono infatti usciti l'attuale ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e altri di spicco del M5s che cito alla rinfusa: Flavia Marzano, Paola Giannetakis, Nicola Ferrigni, Angelo Tofalo, Emanuela Del Re.
franco frattini vincenzo scottiFRANCO FRATTINI VINCENZO SCOTTI

LA CONSACRAZIONE DI DI MAIO
La vera consacrazione pentastellata di Link Campus fu però la visita in pompa magna di Luigi Di Maio, nel febbraio scorso, qualche settimana prima delle elezioni. È nell'Aula Magna che il leaderino di Pomigliano d'Arco ha presentato ufficialmente il suo programma. Affabile accoglienza del vecchio Scotti alla giovane speranza, fiori e battimani. Il vecchio e il giovane parvero simpatizzare come due che si sono appena conosciuti. Ma non era vero niente, poiché la cosa era stata accuratamente preparata.

Scotti e Di Maio si frequentano infatti da tempo. A presentarli -raccontano -, l'amico comune, Luigi Giampaolino, ex presidente della Corte dei conti (2010-2013). Giampaolino, quasi coetaneo di Scotti di cui è intimo da decenni, è pure lui di Pomigliano e legatissimo ai compaesani Di Maio. Ha visto crescere Luigino e ne ha progressivamente apprezzato la vivace favella. Tanto che un giorno andò da Enzo per parlargli del pupillo, dicendo: «T'aggia a presenta' Luigino. Stu' guaglione parla che n' a bellezza. Prendilo sotto la tua ala».

vincenzo scotti 1VINCENZO SCOTTI 
Fu fissato l'appuntamento ed Enzo, soppesato il giovanotto, gli disse: «Vi do i miei insegnanti. Non voglio nulla in cambio». Il vantaggio fu reciproco. Il movimento, tendenza Di Maio, può dire di avere una propria università. Scotti, di essere il consigliere del principe.

DA DONAT CATTIN A BERLUSCONI
Enzo è un napoletano sui generis. A Napoli è nato, a Napoli è stato sempre eletto. Ma la sua ascendenza è settentrionale e l' accento incollocabile a causa di un birignao cavo buccale. Dopo la laurea a Roma entrò nella Cisl, il sindacato Dc. Si inserì tra i due grandi del settore Lavoro del partito, Giulio Pastore e Carlo Donat Cattin. Ma non li eguagliò, per la smania che lo portava a spostarsi anzitempo. Caratteristica che lo inchiodò alla figura di eterno secondo, spesso terzo.

marianna madia vincenzo scottiMARIANNA MADIA VINCENZO SCOTTI
Lasciata la Cisl, si avvicinò al romano Giulio Andreotti, puntando a sbaragliare i due concorrenti, Franco Evangelisti e Vittorio Sbardella. Provò a forzare la mano dicendo ad Andreotti: «Sarò il tuo portavoce». Ma l' altro replicò: «Mi serve un portasilenzi». Non c' è trippa per gatti, pensò allora Scotti e rientrò a Napoli. Ma appena uscì di scena, emerse al fianco del divo Giulio, il napoletano Paolo Cirino Pomicino, più paziente. Per dire gli incroci.

«IL POTERE RESTA»
Sotto il Vesuvio, era il contraltare del doroteo, Antonio Gava. Si raccoglievano attorno a Scotti i palati fini che detestavano il pancione e i cravattoni gavianei. Il potere, tuttavia, restava nelle mani dell' altro, nonostante Scotti raccogliesse molti voti. Gava diceva: «È molto bravo a fare le zeppole senza farina», metafora simile alle nozze coi fichi secchi. Enzo infatti riscuoteva la stima degli elettori ma era ignorato dagli iscritti. Infatti, erano le tessere e non le urne a decidere le gerarchie interne.

vincenzo scottiVINCENZO SCOTTI
Un giorno, Scotti decise di dare la scalata al partito. In un congresso, in cui Ciriaco De Mita era strafavorito, si candidò contro di lui per la segreteria. L'Irpino lo fece a fette ma l'outsider fu osannato per il coraggio. Con l'immagine acquisita, poteva creare una propria corrente e tampinare De Mita. Ma la sera stessa, annunciò: «L'immagine passa, il potere resta. Ciriaco mi ha offerto di essere suo vice. Ho accettato».

Così, si appiccicò pure a De Mita. Da allora, fu ribattezzato Tarzan per il suo continuo agganciarsi a tutte le liane correntizie della variegata DC. Successivamente, passò con Gava, formando la pittoresca Corrente del Golfo, poi con Cossiga.

DI MAIO SCOTTIDI MAIO SCOTTI
Col nuovo millennio, lasciò la politica. Salvo partecipare all' ultimo governo Berlusconi (2008-2011), come oscuro sottosegretario, lui più volte ministro, al solito motto: «L' immagine passa il potere resta».

PUGNO DI FERRO AL VIMINALE
Dei molti dicasteri che ha occupato, Scotti è ricordato per il biennio da ministro dell' Interno (1990-1992). Allora era sodale di Gava che ebbe un ictus mentre occupava la poltrona del Viminale. Scotti lo sostituì e fece due cose durissime.

DI MAIO SCOTTI1DI MAIO SCOTTI
Con un decreto al limite della costituzionalità, rimise ai ceppi delle coppole che la Cassazione aveva liberato per decorso dei termini. Poi, sfidò l' italico buonismo riportando in Albania armi in pugno i 20.000 profughi sbarcati a Bari con la nave Vlora, partita da Durazzo tra le minacce di facinorosi (1991). Adesso, Scotti è tutt' uno con la Link, che in inglese significa «l' aggancio». Fu la sua specialità quando era Tarzan, gli è rimasta intatta con Di Maio.

Fonte: qui


IL GOVERNO HA GIA' RIFORMATO I CENTRI PER L'IMPIEGO. PARTENDO DA QUELLO DI POMIGLIANO

IL CERCHIO MAGICO DI LUIGINO RACCHIUSO IN 7 CHILOMETRI: 
LA DISTANZA CHE C’È TRA LA CITTÀ DEL VICEPREMIER E VOLLA, IL COMUNE IN CUI È NATO SALVATORE BARCA, AL MISE COME ASSIA MONTANINO. POI CI SONO ESPOSITO E DE FALCO 

AMICI, COLLEGHI DI CORSO, FIDANZATE E TESTIMONI DI NOZZE: ECCO CHI SONO I FEDELISSIMI DEL VICEPREMIER

Pasquale Napolitano per “il Giornale”

luigi di maio 3LUIGI DI MAIO 3
Trentenni e inesperti. Arrivano tutti dall' entroterra napoletano. O meglio da un pezzetto della provincia, nascosto tra i comuni di Pomigliano D' Arco, Acerra, Volla e Casalnuovo. Sono gli uomini più vicini al vicepremier e ministro del Lavoro e Sviluppo Economico Luigi Di Maio.

Dal primo giugno, giorno della nascita ufficiale del governo Conte, stanno occupando le poltrone più importanti dello Stato. Il M5s è nato con l' ambizione di cancellare la casta. Ma giunto nel Palazzo, il capo politico dei Cinque stelle ha semplicemente sostituito la vecchia guardia con la nuova casta grillina. Al posto del giglio magico renziano, c' è ora la pizza magica di Giggino. O il cerchio magico, come gli stessi attivisti definiscono la corte di fedelissimi legata al leader.

LA PIZZA MAGICA DI LUIGI DI MAIOLA PIZZA MAGICA DI LUIGI DI MAIO
Negli slogan, il vicepremier, con orgoglio, rivendica di essere il capo di una comunità aperta. Nei fatti, però, Di Maio è la sintesi perfetta di una gestione chiusa e accentratrice del Potere. Chiusa al punto da sforare di poco i sette chilometri. Sette chilometri è la distanza che c' è tra Pomigliano D' Arco, cittadina dell' hinterland napoletano da cui arriva il ministro del Lavoro, e Volla, il Comune in cui è nato Salvatore Barca, uno degli uomini più influenti nel cerchio magico di Di Maio: il vollese Barca è stato piazzato in un ruolo chiave al ministero dello Sviluppo Economico.

SALVATORE BARCASALVATORE BARCA



Il governo del cambiamento inizia a Pomigliano e termina a Volla: quindici minuti di auto per svelare il bluff della rivoluzione pentastellata. Che altro non è che una versione 4.0 del clientelismo della Prima Repubblica. Lottizzazione spicciola e spoil system artigianale. Amici di infanzia, colleghi di corso dell' Università, fidanzate e testimoni di nozze: una famiglia allargata che Di Maio ha voluto premiare con incarichi di peso (e ben pagati) nelle strutture di vertice dello Stato.

ASSIA MONTANINOASSIA MONTANINO

Tutti condividono la comune radice territoriale. Arrivano tutti dalla stessa area. Da buon meridionale, Di Maio si fida solo dei suoi compaesani. Nessuno potrebbe scavalcarlo. Nessuno lo tradirebbe. E il merito? Il sogno grillino? Possono attendere. C' è una causa più nobile per cui combattere: la propria terra. Tra ministeri, partecipate e segreterie: Di Maio non dimentica quasi nessuno.

Anche perché c' è posto per tutti. I primi a fare i bagagli e seguire il Capo nei palazzi del Potere sono stati Salvatore Barca e Assia Montanino. Una coppia sia al ministero che nella vita privata. Barca, originario di Volla, è stato scelto dal vicepremier al vertice della segreteria al ministero dello Sviluppo economico. Stipendio niente male: 65 mila euro l' anno. Ha origini pomiglianese, anche se poi si è trasferita con la famiglia a Casalnuovo, Assia Montanino: dell' incarico come segretaria particolare al Mise Il Giornale se n' è occupato nel mese di luglio.
luigi di maio dario de falco 1LUIGI DI MAIO DARIO DE FALCO


Stipendio che sfiora i 70 mila euro l' anno e zero esperienze nella pubblica amministrazione. La conoscenza diretta con Di Maio e le comuni radici pomiglianesi sono stati i due biglietti da visita per passare all' incasso. Da Pomigliano, arriva anche il 34enne Dario De Falco: una persona che Di Maio considera un fratello. Amico d' infanzia e già tesoriere della campagna elettorale del M5s, De Falco è stato premiato con un incarico di 100 mila euro a Palazzo Chigi. Sarà il capo della segreteria del vicepremier.
ENRICO ESPOSITOENRICO ESPOSITO





Acerra dista 6 chilometri da Pomigliano: è il centro dove Di Maio ha pescato il vicecapo dell' ufficio legislativo del Mise, Enrico Esposito. C' è da evidenziare, però, un altro legame: Enrico Esposito è stato anche collega di corso del Di Maio studente alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli. Guadagnerà 65 mila euro per un incarico annuale.

Poi si vedrà. L' effetto Pomigliano contagia anche il ministro per i Beni Culturali Alberto Bonisoli, che per il nuovo Cda dell' ente Ville Vesuviane ha scelto Rosa Vitanza: un architetto di Pomigliano D' Arco, testimone di nozze di Valeria Ciarambino, ex capogruppo dei Cinque stelle in Regione Campania, e fidanzata dell' ex assistente di Di Maio. C' è chi vede del marcio. Chi si lamenta sui social. Ma per Di Maio è semplicemente amor patrio.

Fonte: qui

COCAINA E HASHISH A CASA DI FLAVIA CASSARO, LA MAESTRA ELEMENTARE LICENZIATA PER AVER URLATO AI POLIZIOTTI ''VIGLIACCHI, MI FATE SCHIFO, DOVETE MORIRE'' DURANTE UNA MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA.


LA DONNA VIVE IN UN PALAZZO OCCUPATO, CON (TRA GLI ALTRI) UN MAROCCHINO SOSPETTATO DI SPACCIO. 

LA POLIZIA, ENTRATA A PERQUISIRE L'ABITAZIONE, L'HANNO TROVATA IN POSSESSO DI…

Massimiliano Peggio per www.lastampa.it

LAVINIA FLAVIA CASSAROLAVINIA FLAVIA CASSARO
Cocaina e hashish. È la droga sequestrata nell’alloggio di corso Novara dove vive Flavia Lavinia Cassaro, la maestra elementare licenziata per aver partecipato lo scorso 22 febbraio ad una manifestazione antifascista nel centro di Torino, urlando ai poliziotti schierati in ordine pubblico «vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire». Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha commentato la vicenda rivelata dalla Stampa. «Ve la ricordate? Si era messa a insultare i poliziotti urlando `vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire!´. Ora trovati cocaina e hashish a casa sua. Non c’è che dire, un’ottima educatrice? Viva la scuola libera da questi personaggi!». 

Sono stati gli agenti del commissariato Barriera Milano a controllare la sua abitazione, nel corso di un controllo straordinario del territorio che ha interessato lo stabile di corso Novara, occupato da anni da famiglie ed esponenti dell’area antagonista. La polizia, in realtà, era sulle stracce di un marocchino, H.E.M. 38 anni, conoscente della maestra, residente in un altro alloggio dello stabile, sospettato di essere un pusher. Nel suo appartamento gli agenti hanno trovato più di 14 grammi di hashish: per questo è stato denunciato all’autorità giudiziaria.
LAVINIA FLAVIA CASSAROLAVINIA FLAVIA CASSARO

Altri guai, dunque, per la maestra vicina ai centri sociali. Per il possesso della droga è stata segnalata amministrativamente. È stata lei a indicare ai poliziotti del commissariato lo stupefacente, lasciato in bella mostra sul tavolo della cucina. Inoltre è stata trovata in possesso di un «Grinder» ovvero un attrezzo da cucina che serve a sminuzzare vegetali, ma anche la marijuana.

Lavinia Flavia CassaroLAVINIA FLAVIA CASSARO

Flavia Lavinia Cassaro, sospesa dall’insegnamento dopo il clamore suscitato dalle sue frasi contro la polizia ripetute di fronte alle telecamere di Mediaset, lo scorso giugno era stata licenziata. Con la motivazione di aver agito «in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione di educatrice nonché per attività dolosa che ha arrecato grave pregiudizio alla Scuola e alla pubblica amministrazione».

Inoltre si è ritrovata indagata per oltraggio nell’ambito dell’inchiesta sugli scontri tra polizia e antagonisti avvenuti la sera del 22 febbraio, quando le forze dell’ordine cercarono di impedire al corteo antifascista di raggiungere l’hotel Nh di corso Vittorio dove era in corso un comizio di CasaPound. Incontrando i giornalisti, pochi giorni dopo la notifica del provvedimento di «destituzione», l’insegnate, assistita dal sindacato Cub Scuola, aveva detto: «Ho fatto una sciocchezza, ma il licenziamento è eccessivo. È una punizione ingiusta rispetto all’errore che ho commesso».
Lavinia Flavia CassaroLAVINIA FLAVIA CASSARO

Pochi giorni fa il sindacato di polizia Siulp si è costituito parte civile nel procedimento penale per la guerriglia scoppiata tra corso Vittorio e piazza Statuto il 22 febbraio. L’azione legale contro gli imputati è una presa di posizione da parte del sindacato a tutela dei poliziotti rimasti feriti negli scontri.

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