9 dicembre forconi

lunedì 10 settembre 2018

BELPIETRO: ‘PER UN AMMANCO DI POCHE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO SEQUESTRANO 49 MILIONI, IL VERDETTO CONTRO BOSSI NON È DEFINITIVO MA IL DANNO IRREVERSIBILE’


LE ASSURDITÀ DELLA SENTENZA ANTI LEGA
Maurizio Belpietro per ‘la Verità

Per comprendere perché la decisione di sequestrare i fondi della Lega sia abnorme e grave bisogna partire dalla legge.
Non quella che i giudici hanno invocato per ordinare alla Guardia di finanza di bloccare i conti del partito di Salvini, ma quella che fino a qualche anno fa consentiva a ogni gruppo politico che si fosse presentato alle elezioni, e fosse riuscito a superare la soglia dell' 1 per cento, di ottenere un rimborso spese parametrato ai voti ottenuti.

SALVINI E MARONISALVINI E MARONI
In base a quella legge, tutti i partiti hanno ricevuto una montagna di quattrini e li hanno utilizzati per finanziare le loro attività e qualche volta anche per farsi i fatti propri. La legge non chiedeva di rendicontare le spese con scontrini o fatture: stabiliva un tot a voto e poi allo Stato toccava aprire il portafogli. Il sistema era sbagliato e consentiva abusi? È vero, ma questa è la regola che il Parlamento si era dato e che fino a un certo punto è rimasta in vigore.

Tale sistema, che ripetiamo essere sbagliato, ha consentito spesso a chi voleva di riempirsi le tasche. Il caso del tesoriere della Margherita è noto: per anni dirottò il denaro del partito sui propri conti correnti.

Quando Luigi Lusi fu beccato, i giudici lo fecero passare direttamente da Montecitorio alla cella, ma a nessun tribunale venne in mente di ordinare il sequestro dei fondi della Margherita. Anzi, al partito di Francesco Rutelli fu restituito il denaro di cui il cassiere si era indebitamente appropriato e se poi questi fondi sono stati restituiti allo Stato fu per libera scelta degli organi della Margherita, non per ordine di un magistrato. Altri casi?

luigi lusiLUIGI LUSI
Quanti ne volete. A Genova, proprio dalla stessa Procura che ora ha disposto il sequestro dei conti correnti della Lega, a un certo punto furono scoperte le spese pazze di alcuni esponenti dell' Italia dei Valori. Con i soldi della Regione, il vicepresidente della giunta ligure, il capogruppo, un ex parlamentare e l' ex tesoriere avevano pagato vini, parrucchieri, cibo per animali e perfino mutandine di pizzo. Il tribunale condannò tutti, ma non mandò la Guardia di finanza a requisire le disponibilità liquide, presenti o future, del partito di Antonio Di Pietro. E lo stesso accadde con l' altro esponente dell' Idv che a Roma si giocava i soldi alle slot machine.

Insomma, le ruberie sui fondi stanziati per finanziare i partiti ci sono sempre state, ma a nessuno è mai venuto in mente di farsi restituire il denaro non da chi ha commesso l' eventuale illecito, bensì da chi in linea di principio ne è stato vittima.
Nel caso della Lega, invece, si è prodotto questo rovesciamento dei ruoli. La distrazione dei soldi, il cui utilizzo ripetiamo non doveva essere rendicontato, se c' è stata risale a parecchi anni fa e a commetterla, nel caso, sarebbero stati il segretario e il tesoriere dell' epoca, ossia Umberto Bossi e Francesco Belsito, i quali sono stati processati e hanno subito una condanna in primo grado.

salviniSALVINI
Davanti ai giudici ci sono Bossi e Belsito, non Matteo Salvini. E sul banco degli imputati non c' è mai stata la Lega, ma solo chi a quel tempo aveva in mano cordoni della borsa. Bossi e Belsito sono accusati (fino a sentenza definitiva nessuno può essere ritenuto colpevole) di aver distratto alcune centinaia di migliaia di euro, non 49 milioni, che sarebbero l' intera cifra ottenuta dalla Lega nell' arco del periodo in cui sarebbero stati commessi gli illeciti.
E però la Procura ritiene che, essendo stata usata a scopi privati una parte minima della cifra ricevuta a titolo di finanziamento, i bilanci della Lega siano falsi e dunque tutti e 49 milioni debbano essere restituiti allo Stato

Che cosa c' entrano però i rimborsi delle spese elettorali di svariati anni con la distrazione di alcune centinaia di migliaia di euro? Niente, ma per i magistrati tutto deve essere sequestrato. Non a Bossi e Belsito, che quei soldi non li hanno anche se gli si svuotano le tasche, ma al partito. In pratica, con questa logica, per aver acquistato le mutande di pizzo con i soldi della Regione, la consigliera dell' Idv non sarebbe stata tenuta al rimborso, ma ad aprire il portafogli per ridare tutti i soldi ricevuti dal partito avrebbe dovuto essere Antonio Di Pietro o per lo meno il soggetto politico da lui fondato.

salviniSALVINI
Vi pare possibile? Eppure è il fatto abnorme e grave che sta avvenendo, un fatto che rischia di far chiudere il partito che oggi rappresenta, secondo i sondaggi, la maggioranza degli elettori.

Riassumendo: la Lega non è sotto processo, ma vittima. La sentenza che condanna Bossi e Belsito è di primo grado e potrebbe essere ribaltata. I soldi fatti sparire sono alcune centinaia di migliaia di euro su quasi 50 milioni che la Lega aveva ricevuto lecitamente

L' esame dei bilanci dimostra che il partito di Salvini ha usato i fondi per l' attività politica. In altri casi di distrazione di denaro nessun tribunale ha ravvisato la necessità di far sequestrare preventivamente i conti presenti e futuri di un partito.

Nonostante tutto questo, però, la Lega deve chiudere e morire. E Sergio Mattarella, colui che presiede il Consiglio superiore della magistratura ed è garante della Costituzione, non ha nulla da dire? Lui che parla di accoglienza un giorno sì e l' altro anche, può accogliere anche le legittime proteste di chi pensa che i partiti non possano essere chiusi per via giudiziaria?

Ps. Matteo Renzi e Maria Elena Boschi cercano di approfittare della faccenda. Ma prima di parlare dovrebbero far restituire dal partito in cui militano i soldi pagati dagli italiani per coprire i debiti dell' Unità. Quelli, infatti, non sono mai stati sequestrati da nessun pm.

PRIMA GLI ITALIANI
Estratto dall’articolo di Marco Travaglio per ‘il Fatto Quotidiano

Siccome Salvini è un tipo fin troppo sveglio, si esclude che non capisca.
marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
Perciò l' unica spiegazione è che finga di non capire, sperando che i suoi numerosi elettori e fan non capiscano un fatto molto semplice: la Lega Nord, col suo ex tesoriere Francesco Belsito, il suo ex segretario Umberto Bossi e i suoi tre ex "revisori dei conti" (ahahah), ha rubato 51 milioni di euro al Parlamento, cioè ai cittadini. Ha presentato carte false per farsi rimborsare tutti quei quattrini per spese e investimenti privati e personali (diamanti in Tanzania, lauree taroccate in Albania ecc.) spacciati per esborsi politico-elettorali.

La stessa cosa, per importi inferiori, han fatto consiglieri regionali e comunali di FI , Pd, Lega &C. con le truffe sui rimborsi dei gruppi consiliari che, dopo le inchieste e le sentenze, han visto gli indagati e i condannati candidati ed eletti in questo Parlamento (il che rende ridicoli i moralismi di Renzi &C. in casa d' altri). Dei 51 milioni rubati dalla Lega, il Tribunale di Genova che ha condannato in primo grado Belsito, Bossi e i tre sedicenti revisori (tutti e cinque per truffa e il primo pure per appropriazione indebita) è riuscito a sequestrarne solo 2: gli altri 49 sono spariti. Che siano stati spesi, come sostiene la Lega, o dirottati su conti segreti, come sospettano i pm, poco importa.
UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO

Il derubato, cioè il Parlamento, cioè noi, si è costituito parte civile e il Tribunale gli ha riconosciuto il sacrosanto diritto di riavere indietro la refurtiva.
La legge non solo consente, ma impone il sequestro preventivo dei beni equivalenti al bottino sottratto anche prima che la sentenza diventi definitiva: altrimenti il condannato in primo grado che sa di perdere i quattrini dopo il terzo, li fa sparire subito e, quando arriva la Cassazione con la confisca definitiva, la vittima resta con un pugno di mosche.

(…)

E cambiare nome servirà a poco.
FRANCESCO BELSITO E RENZO BOSSI jpegFRANCESCO BELSITO E RENZO BOSSI JPEG
Salvini ha già levato "Nord" dal logo senza riuscire giuridicamente a distaccarsi dalla pesante eredità del passato. Anche perché la Lega maroniana si costituì parte civile contro Belsito, ma poi Salvini fece marcia indietro e ritirò la richiesta di danni all' ex tesoriere: temeva che sapesse qualcosa di compromettente? O solo di riaprire la piaga della penosa vicenda umana e politica di Bossi, della sua malattia e del suo cerchio magico? Dovrebbe spiegarlo, anziché attaccare i giudici che obbediscono alla legge.

(…) Salvini e i suoi preferiscono prendersela con chi non ha colpe: i pm e i giudici che non hanno "attaccato la Costituzione", ma - repetita iuvant - obbedito a un obbligo. E l' hanno scritto nella sentenza: "Esiste una precisa disposizione di legge che impone la confisca addirittura come obbligatoria nel caso in esame, senza quindi consentire al giudice alcuno spazio di disapplicazione della norma stessa per i dirigenti pro tempore di un partito politico che commettano reati rispetto alle posizioni di qualunque altro imputato", anche perché "non esiste alcuna norma che stabilisca ipotesi di immunità per i reati commessi dai dirigenti dei partiti politici".
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

(…) [S]enza il bottino di Belsito &C., la Lega bossiana, maroniana e salviniana avrebbe avuto 51 milioni in meno per le campagne elettorali successive alla grande rapina. Che l' ha avvantaggiata per anni, fino al 4 marzo: ora i voti ottenuti anche grazie a quei soldi se li può tenere, ma il bottino deve restituirlo. Prima gli italiani. O no?

Fonte: qui

LA PROCURA DI GENOVA HA SCELTO LA LINEA SOFT PER I 48,9 MILIONI: NESSUN BLITZ MA RATEIZZARE. MA SALVINI È DRASTICO: ''IMPOSSIBILE, DI SOLDI NON NE HO'' 

IL PEGGIO DEVE VENIRE: GENOVA LAVORA ANCHE SU UN ALTRO FRONTE. SI TRATTA DELL'INDAGINE PER RICICLAGGIO E PRESTO GLI INQUIRENTI ANDRANNO IN LUSSEMBURGO...

Andrea Pasqualetto per il Corriere della Sera

MATTEO SALVINIMATTEO SALVINI
Sequestri sì ma senza mettere a repentaglio la sopravvivenza del partito. La Procura di Genova ha scelto la linea soft per rendere esecutiva l' ordinanza del tribunale del Riesame che ha disposto «il sequestro preventivo delle somme riferibili alla Lega Nord fino alla concorrenza di 48,9 milioni di euro».

Nessuna ricerca coattiva di denaro, dunque, nessun blitz di finanzieri nelle sedi del Carroccio. Si va verso una soluzione transattiva, della quale hanno discusso ieri i legali del partito, Giovanni Ponti e Roberto Zingari, con il procuratore aggiunto Francesco Pinto.

STEVE BANNON SALVINISTEVE BANNON SALVINI
L' idea è quella di preservare dignità politica e posti di lavoro della Lega e nel contempo recuperare il contante, considerato dal tribunale di Genova il frutto di una truffa allo Stato: rimborsi elettorali ottenuti da Camera e Senato nel triennio 2008-2010 grazie a rendicontazioni fasulle, cioè basate anche su spese che esulavano dall' attività politica.

Era la Lega di Umberto Bossi e del tesoriere Francesco Belsito, entrambi condannati in primo grado il 24 luglio del 2017 (con tre ex revisori dei conti) a risarcire in solido il Parlamento. Ma sull' ipotesi di «diluire» la restituzione dei fondi, la reazione di Salvini è drastica: «Macché rateizzazione, non posso rateizzare quello che non ho».

marcello foa salviniMARCELLO FOA SALVINI
Dopo vari ricorsi, la caccia ai soldi è ora diventata esecutiva. Per evitare il blocco del partito, si è pensato dunque a una sorta di rateizzazione del «dovuto», che fissi tempi e importi da versare, fino al raggiungimento dei 48,9 milioni di euro. «Ogni tre mesi, ogni sei mesi, non si sa ancora, è tutto da concordare», fanno sapere gli inquirenti. Il denaro finirà nel Fondo unico della giustizia, dove confluiscono le somme sotto sequestro.

MARCELLO FOAMARCELLO FOA
Un recupero che potrebbe durare anni, sul quale pende il processo d' appello che è in corso a Genova. Se ci sarà un' assoluzione le somme verranno restituite e tutto cadrà.
Se ci sarà una conferma della condanna si proseguirà con le acquisizioni. Non si tratta di una procedura speciale, nessuno sconto alla Lega, sottolineano in Procura. Questo tipo di transazione viene concordata spesso con le società private, per garantire gli stipendi dei dipendenti e altro, nel rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione.
bossi salvini maroniBOSSI SALVINI MARONI

Ora la palla passa alla segreteria politica della Lega.
Dopo l' approccio con i magistrati, gli avvocati sono tornati in via Bellerio per studiare una proposta concreta. E per preparare il ricorso contro l' ordinanza del Riesame. «Lo presenteremo in settimana», ha preannunciato l' avvocato Ponti. L' atto che intendono impugnare è quello dello scorso 5 settembre, quando i giudici hanno deciso di accogliere in pieno il principio dettato in precedenza dalla Cassazione: «Sequestrare (i 49 milioni, ndr) ovunque e presso chiunque siano custoditi».

UMBERTO BOSSI E BELSITOUMBERTO BOSSI E BELSITO
Fin qui, la vicenda sequestri legati ai procedimenti in corso. Ma Genova sta lavorando anche su un altro fronte, legato alle somme incassate «indebitamente». Si tratta dell' indagine per riciclaggio nata da una denuncia di Stefano Aldovisi, uno dei revisori dei conti condannati con Bossi e Belsito, che suggeriva di indagare su certi flussi di denaro che avrebbero svuotato le casse del partito. Presto gli inquirenti andranno in Lussemburgo. Ad attenderli c' è il fondo Pharus Management, nel quale pare siano finite delle somme provenienti dalla Sparkasse di Bolzano, banca che aveva rapporti con la Lega dell' epoca Maroni.

Fonte: qui

L'ISTITUTO BRUEGEL, FONDATO DA MONTI, SANCISCE CHE LA CRISI ITALIANA È PEGGIORATA PROPRIO DURANTE IL GOVERNO DEI PROFESSORI(MARIO MONTI)

L'AUSTERITÀ DI MONTI HA AVVITATO IL PAESE IN UNA SPIRALE RECESSIVA, IN CUI PIÙ SI TIRAVA LA CINGHIA E MENO CRESCEVA L'ECONOMIA. UN'ACCUSA RIVOLTA DA ANNI DA DESTRA E SINISTRA AI FAN DEL RIGORE A TUTTI I COSTI, MA ORA ARRIVA DIRETTAMENTE DAL THINK TANK NEL CUORE DI QUELL'EUROPA MATRIGNA...

Fausto Carioti per ''Libero Quotidiano''

pier ferdinando casini mario monti (2)PIER FERDINANDO CASINI MARIO MONTI
È il mondo alla rovescia, e non perché Matteo Salvini va a Cernobbio, dove i cosiddetti poteri forti erano soliti predicare ai politici il vangelo del rigore, a dire che «la politica di austerity ha fatto aumentare il debito pubblico». Ma perché, poche ore prima, il pensatoio economico Bruegel ha sfornato uno studio sull' Italia che sostiene le stesse cose del leader leghista, tali e quali. E il Bruegel non è un posto qualsiasi, ma il tempio dove è custodita l' ortodossia europeista, nonché uno dei due o tre think tank più influenti al mondo.

Il club dove siedono quelli che dettano l' agenda alle istituzioni europee e ai governi. Qui è di casa Jean Pisani-Ferry, l' autore del programma di Emmanuel Macron, e il presidente è il francese Jean-Claude Trichet, che presiede anche la Trilaterale ed è stato il predecessore di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea.

giorgio napolitano mario montiGIORGIO NAPOLITANO MARIO MONTI
A noi italiani interessa soprattutto perché tra i suoi fondatori - era l' anno 2005 - c' è Mario Monti, il quale è stato il primo presidente del Bruegel ed oggi ne è il presidente onorario.
La versione breve della storia è che il pensatoio di Monti dà torto a lui e ragione a Salvini e a tutti coloro che accusano il bocconiano di avere strangolato l' economia italiana e compromesso il risanamento del debito pubblico.

IL LIBRO DI MARIO MONTI E SYLVIE GOULARDIL LIBRO DI MARIO MONTI E SYLVIE GOULARD




La stroncatura delle scelte fatte dal governo dei sobri è contenuta in un documento di 14 pagine che confronta la situazione italiana e quella belga, simili nel 1999, al momento dell' arrivo dell' euro (debito pubblico attorno al 110% del Pil, analogo prodotto interno lordo pro capite) e assai diverse adesso, perché in questi anni il Belgio è migliorato mentre il nostro Paese ha perso posizioni su tutti i fronti.

E ciò, spiega il Bruegel, perché «l' Italia ha risposto all' attacco dei mercati con misure di austerità, cosa che ha peggiorato le cose, mandando la crescita del Pil in territorio negativo e aggravando il rapporto debito/Pil».

L' errore cominciò con il governo Berlusconi, che nell' estate del 2011 adottò misure «certamente non in linea» con le raccomandazioni contenute nella famosa lettera del 5 agosto firmata da Trichet e Draghi. E non perché i provvedimenti voluti dal Cavaliere fossero troppo lassisti, ma per il motivo opposto: «La lettera illustrava un pacchetto equilibrato di interventi, chiedendo sia "misure significative per accrescere il potenziale di crescita", sia "misure immediate e decise per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche"»; Berlusconi e il ministro dell' Economia Giulio Tremonti, però, ignorarono i provvedimenti di stimolo alla crescita per concentrarsi solo sul rigore.
MARIO MONTI AL MEETING DI RIMINIMARIO MONTI AL MEETING DI RIMINI

Poca roba in confronto a quello che sarebbe successo dopo il cambio di governo, avvenuto a novembre: «Il risultato dell' inasprimento delle misure di austerità è stato un crollo del Pil, che è sceso del 2,8% nel 2012». Situazione che si è ripetuta nel 2013, «quando l' Italia ha registrato di nuovo un avanzo primario relativamente consistente e il suo Pil si è contratto ancora dell' 1,7%».

STRETTA DI MANO TRA MONTI E BERLUSCONISTRETTA DI MANO TRA MONTI E BERLUSCONI

La spremuta fiscale, in parole povere, ha consentito alle entrate dello Stato di superare le uscite, ma il sacrificio dei contribuenti è stato vanificato dalla recessione economica causata dall' eccessivo rigore. «Le misure di austerità hanno aumentato il rapporto debito/Pil dal 117% del 2011 al 129% del 2013».

L' austerità di Monti, ricorda il Bruegel, «non ha nemmeno aiutato il rating del debito italiano. Al contrario, ha condotto a ulteriori downgrade nel 2012, 2013 e 2014». A firmare queste e altre considerazioni non è l' ultimo arrivato, ma l' economista belga André Sapir, già consulente di Romano Prodi e José Barroso, all' epoca in cui furono presidenti dell' Unione europea.

Monti vede così le proprie scelte demolite dall' istituzione che lui stesso ha creato.
Uno con un ego meno ipertrofico del suo avrebbe qualche motivo per riflettere sugli errori commessi e smettere di andare in giro a vantarsi di avere salvato la patria(in realtà l'affossatore della patria!). Il documento del Bruegel dovrebbe interessare anche Carlo Cottarelli, il quale di recente ha difeso Monti, sostenendo che, se non ci fossero stati lui e la Fornero, oggi avremmo un rapporto debito/Pil più alto di 11 punti. Ci sono fior di economisti, anche nel più insospettabile dei posti, che non la pensano così. Fonte: qui
cottarelliCOTTARELLI

IN 20 ANNI 200 MILIARDI DI TASSE IN PIÙ: LA PRESSIONE FISCALE È CRESCIUTA DEL 65%, MOLTO PIÙ DELL'INFLAZIONE

Cinzia Meoni per ''il Giornale''
L'imposizione fiscale in Italia è diventata insostenibile, con una pressione al 42,5% (dal 38,3% che era nel 1990) e in costante crescita a prescindere dal colore dei governi.
Inoltre, in questo scenario, l'evasione fiscale galoppa, sottraendo alle casse dello stato 114 miliardi di euro l'anno di entrate su un gettito tributario di 502,6 miliardi, di cui oltre la meta derivanti da Irpef (sul reddito delle persone fisiche) e dall'Iva (una tassa su beni e servizi).
Lo rileva l'Ufficio Studi della Cgia secondo cui, negli ultimi vent'anni, sono stati scaricati sulle spalle dei 41 milioni di contribuenti quasi 200 miliardi di euro in più (198 per la precisione). Un dato ancora più impressionante se lo si raffronta al costo della vita: in vent'anni l'inflazione è aumentata di circa 43 punti percentuali rispetto ai 65 punti in più registrati dalle entrate tributarie. In pratica le tasse sono cresciute del 22% in più del costo della vita.
Ma «l'oppressione» fiscale non solo è pesante, ma è anche piuttosto complessa da gestire. Sono oltre cento le voci che compongono il carico tributario degli italiani: un labirinto in cui è difficile districarsi tra addizionali, bolli, canoni, contributi, diritti, imposte, ritenute. E non mancano nemmeno le «tasse sulle tasse». L'esempio più clamoroso lo subiamo quando ci rechiamo a fare il pieno alla nostra autovettura: la base imponibile su cui si applica l'Iva è composta anche dalle accise sui carburanti.
Prima conseguenza di questa complessità è il costo della burocrazia fiscale in capo agli imprenditori (obblighi, dichiarativi, certificazione dei corrispettivi, tenuta dei registri, etc.) ammonta a circa altri tre miliardi all'anno, senza considerare le tariffe applicate dai commercialisti per la tenuta della contabilità, ma solo tenendo conto di obblighi dichiarativi, certificazione dei corrispettivi e tenuta dei registri.
Non solo: i contribuenti hanno lavorato 154 giorni, fino al 2 giugno, per pagare le tasse, 9 giorni in più rispetto alla media dell'Europa a 28. Gli irlandesi, tanto per dire, festeggiano il «tax freedom day» a soli 86 giorni dall'inizio di ogni nuovo anno. Solo la Francia presenta un numero di giorni di lavoro necessari per pagare le tasse superiore a quello italiano (21 giorni in più prima di poter tirare un respiro di sollievo). Tutti gli altri, invece, hanno potuto festeggiare la liberazione fiscale con un netto anticipo.
«In nessun altro Paese d'Europa viene richiesto uno sforzo fiscale come in Italia» sostiene Renato Mason, segretario della Cgia. In effetti il rapporto tra tasse e Pil vede l'Italia al sesto posto in Europa dopo la Francia (48,7%), la Danimarca (47,3%), il Belgio (46,5%), la Svezia (44,3%) e la Finlandia (43,3%). Un salasso che costa in media ad ogni italiano 12mila euro, tenuto conto anche dei contributi previdenziali.
A giudizio di Mason tuttavia si tratterebbe di una pressione «ingiustificata» tenuto conto delle inefficienze del Paese dai temi della giustizia «lentissimi» a un sistema logistico-infrastrutturale dai «ritardi spaventosi», spese per servizi che, almeno in teoria le tasse dovrebbero supportare.
Di fronte a questa impennata delle tasse non sorprende come l'evasione abbia raggiunto il 16,3% con punte del 24,7 in Calabria, del 23,4 in Campania e del 22,3% in Sicilia. «Dimensioni economiche preoccupati» commenta Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia che riconduce il tasso di evasione al «carico impositivo smisurato». Fonte: qui
TASSETASSE

LA SANTA SEDE IGNORA IL DOSSIER VIGANÒ, MA I DONATORI NO: DALL’AMERICA SI PROSCIUGA IL FIUME DI DENARO CHE ARRIVA IN VATICANO

I TREMILA IMPRENDITORI ISCRITTI ALL’ASSOCIAZIONE CATTOLICA ‘LEGATUS’ CONGELANO I FONDI IN ATTESA DEGLI SVILUPPI. NON DIMENTICATE CHE IL CARDINALE MCCARRICK, APPENA SPRETATO PER ABUSI SUI MINORI, ERA A CAPO DI UNA DELLE PIÙ RICCHE ORGANIZZAZIONI CHE RACCOLGONO SOLDI PER LA CHIESA

MCCARRICK PER DECENNI HA RACCOLTO DECINE DI MILIONI IN DONAZIONI DI CATTOLICI AMERICANI PER IL VATICANO


Franca Giansoldati per ‘Il Messaggero

viganòVIGANÒ
La bufera degli abusi e le polemiche suscitate dal dossier Viganò stanno avendo ripercussioni molto concrete sulle finanze della Santa Sede. Gli imprenditori cattolici chiudono il portafoglio e la crisi della pedofilia nel clero che già nel 2001 mandò in bancarotta molte diocesi negli Usa, torna a pesare sulle casse vaticane. Legatus, un'associazione di uomini d'affari creata nel 1987 da Thomas Monaghan, il fondatore della catena Domino’s Pizza, ha congelato in un fondo «escrow» le donazioni annuali dei suoi affiliati anziché inviarle a Roma come in passato.

papa francesco bergoglio con il cardinal theodore mccarrickPAPA FRANCESCO BERGOGLIO CON IL CARDINAL THEODORE MCCARRICK



L'organizzazione, che si identifica con il fronte conservatore del cattolicesimo americano e il cui nome completo è «Legatus, Ambassadors for Christ in the Market Place», aveva raccolto nei primi otto mesi del 2018 circa 820 mila dollari. «Alla luce delle recenti rivelazioni, pensiamo che sia rispettosamente doveroso chiedere chiarimenti sull'uso specifico di questi fondi», ha scritto Monaghan, che presiede Legatus ma è noto anche come fondatore, dopo aver venduto Dominòs Pizza una decina di anni fa, di Ave Maria, una città nuova di zecca della Florida che avrebbe dovuto essere governata dai principi della fede: l'esperimento non è andato in porto.
pizzeria dominosPIZZERIA DOMINOS


Stavolta a fare da cassa di risonanza dell'ultima iniziativa dell'ex miliardario della pizza è stata pubblicata dal Wall Street Journal. Secondo un portavoce dell'organizzazione, fanno parte di Legatus circa tremila imprenditori cattolici praticanti. Nella lettera Monaghan afferma di aver raccolto le opinioni di molti membri di Legatus «a proposito dell'attuale crisi della Chiesa». Ma ha aggiunto di aver personalmente sollevato questioni «sul tipo di rendiconti finanziari adottati in Vaticano per i contribuiti in beneficenza».

theodore mccarrick con il giovane james che lo accusa di abusi quando era minorenneTHEODORE MCCARRICK CON IL GIOVANE JAMES CHE LO ACCUSA DI ABUSI QUANDO ERA MINORENNE
Sono intanto saliti a sei gli Stati americani che hanno aperto inchieste sullo scandalo: ieri New York e New Jersey, si sono uniti a Illinois, Missouri, New Mexico e Nebraska, mentre la Florida sta valutando se seguirne l'esempio. Sullo sfondo delle nuove manovre legali sono i risultati choc di un gran giurì della Pennsylvania che a metà agosto ha denunciato circa 300 sacerdoti colpevoli di molestie nei confronti di un migliaio di minori nell'arco di 70 anni: il dossier ha provocato un terremoto nella chiesa americana le cui scosse di assestamento si sono fatte sentire fino in Vaticano.

Fonte: qui


LA LETTERA CHE METTE TRE PAPI CON LE SPALLE AL MURO SUGLI ABUSI DEL CARDINALE MCCARRICK 

GIÀ NEL 2000 IL VATICANO DI WOJTYLA FU AVVERTITO DI QUELLO CHE FACEVA L'ALTO PRELATO COI SEMINARISTI. NEL 2006 (SOTTO RATZINGER) FU ADDIRITTURA L'ARCIVESCOVO SANDRI DELLA SEGRETERIA DI STATO A CHIEDERE CONFERME SU QUEI FATTACCI. UN SEGRETO DI PULCINELLA NASCOSTO PER OLTRE 18 ANNI, EPPURE SOLO ORA L'AZIONE...

Salvatore Cernuzio per www.lastampa.it


Già dal 2000 il Vaticano era a conoscenza delle accuse di molestie del cardinale Theodore McCarrick nei confronti di seminaristi. Nuovi dettagli si aggiungono alla intricata vicenda divenuta un caso internazionale dopo la pubblicazione del memoriale dell’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò.
carlo maria viganoCARLO MARIA VIGANO

L’agenzia dei vescovi statunitensi, il Catholic News Service, ha reso nota in serata una lettera a firma dell’arcivescovo Leonardo Sandri datata 11 ottobre 2006, in cui l’allora sostituto della Segreteria di Stato vaticana scriveva a padre Boniface Ramsey, parroco della chiesa di San Giuseppe Yorkville a New York, per chiedere informazioni riguardo ad un sacerdote al quale doveva essere affidato un incarico in Vaticano

Il prete proveniva dalla diocesi di Newark dove McCarrick era stato vescovo, più precisamente dal Seminario dell’Immacolata Concezione della Seton Hall University dove Ramsey aveva insegnato per dieci anni, dal 1986 al 1996.

RATZINGER E WOJTYLARATZINGER E WOJTYLA
Nella missiva - pubblicata in versione originale dal Cns, ma con il nome del sacerdote in questione oscurato - Sandri fa riferimento ad un’altra lettera del 2000: era quella che padre Ramsey aveva inviato al nunzio negli Usa di allora, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, in cui riferiva degli abusi e dei comportamenti sconvenienti di McCarrick che aveva scoperto confidenzialmente tramite i giovani seminaristi suoi studenti. 

theodore mccarrick tra george w bush e il giudice della corte suprema john robertsTHEODORE MCCARRICK TRA GEORGE W BUSH E IL GIUDICE DELLA CORTE SUPREMA JOHN ROBERTS



La lettera era stata recapitata nella nunziatura di Washington il 22 novembre del 2000, esattamente il giorno dopo la nomina di McCarrick alla guida della diocesi della capitale federale.

theodore mccarrick con il giovane james che lo accusa di abusi quando era minorenneTHEODORE MCCARRICK CON IL GIOVANE JAMES CHE LO ACCUSA DI ABUSI QUANDO ERA MINORENNE







«Mi lamentavo dei rapporti di McCarrick con i seminaristi, del fatto che dormisse con loro e di tutta la vicenda; l’intera faccenda di cui tutti sono a conoscenza», spiega oggi Ramsey all’agenzia dei vescovi, aggiungendo: «La mia lettera parlava di McCarrick e non accusava i seminaristi di nulla, stava accusando McCarrick».

Padre Boniface Ramsey non ha mai avuto conferma che il suo scritto consegnato in nunziatura fosse giunto effettivamente in Vaticano, e mai il sacerdote ha ricevuto una risposta formale dal nunzio o dalla Segreteria di Stato. 
papa francesco bergoglio con il cardinal theodore mccarrickPAPA FRANCESCO BERGOGLIO CON IL CARDINAL THEODORE MCCARRICK




Nell’ottobre 2006, poi, quando sul soglio di Pietro sedeva Benedetto XVI che cinque mesi prima (16 maggio 2006) aveva accettato le dimissioni di McCarrick presentate l’anno precedente per raggiunti limiti d’età, la Santa Sede ha contattato padre Ramsey. È l’allora sostituto, attuale prefetto delle Congregazioni Orientali, che gli domandava informazioni su un sacerdote proveniente da Newark e dal Seminario dell’Immacolata Concezione sotto esame in quanto candidato ad ottenere un posto in un ufficio del Vaticano. 

theodore mccarrickTHEODORE MCCARRICK
Nelle ultime righe del documento Sandri scrive: «Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che riguardano alcuni studenti del seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 sei stato alquanto bravo a portare confidenzialmente all’attenzione dell’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti, il defunto arcivescovo Gabriel Montalvo».

IL CARDINALE ARGENTINO LEONARDO SANDRI jpegIL CARDINALE ARGENTINO LEONARDO SANDRI


Il nome di McCarrick non viene citato esplicitamente ma il riferimento è chiaro, sottolinea padre Ramsey, parlando Sandri di «gravi questioni». Probabilmente, dice, il nome dell’arcivescovo di Washington non è stato menzionato perché sarebbe stato un dato «troppo sensibile» su un documento vaticano. In ogni caso la risposta di Sandri conferma, dunque, che la lettera di Ramsey citata da Viganò era stata trasmessa effettivamente a Roma dal nunzio Montalvo già sei anni prima.  

Fonte: qui

BRUNO SANTORO, SCELTO DA TONINELLI COME COMMISSARIO PER CAPIRE COSA È SUCCESSO, NON SOLO È SOTTO INDAGINE, MA RICEVEVA CONSULENZE (DA 50 E 20MILA EURO) DAL GRUPPO AUTOSTRADE

BRUNO SANTORO, SCELTO DA TONINELLI COME COMMISSARIO PER CAPIRE COSA È SUCCESSO, NON SOLO È SOTTO INDAGINE, MA RICEVEVA CONSULENZE (DA 50 E 20MILA EURO) DAL GRUPPO AUTOSTRADE

Fiorenza Sarzanini per il ‘Corriere della Sera’
IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA 1IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI A GENOVA 1

Venti giorni fa, quando si è saputo che negli anni scorsi aveva svolto due consulenze da 70 mila euro per Autostrade, il ministro Danilo Toninelli ha deciso di confermarlo come componente della commissione tecnica che indaga sul crollo del ponte Morandi. Ma adesso che Bruno Santoro è finito nella lista degli indagati per disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omicidio stradale appare difficile che possa mantenere l' incarico.

L' evidente conflitto di interessi rischia infatti di minare la credibilità dell' organismo che nelle intenzioni dichiarate proprio da Toninelli deve «accertare le cause del disastro».
Anche tenendo conto che in casi del genere gli esperti possono dialogare con i consulenti dei magistrati o con gli stessi pubblici ministeri, arrivando ad esaminare insieme documenti riservati. E invece ora non sarebbe possibile proprio per il rischio che Santoro ottenga notizie segrete sugli accertamenti in corso.

toninelliTONINELLI
Possibile che il ministro non lo abbia valutato? 

Oppure che non lo abbiano fatto gli uomini del suo staff?
Eppure la scelta dei commissari ha generato polemiche e scontri politici, sin dal momento della nomina avvenuta il 16 agosto, due giorni dopo il disastro che ha provocato la morte di 43 persone.

Tanto che adesso anche la Procura di Genova vuole accertare che tipo di rapporti - personali ed economici - ci siano stati negli ultimi anni tra Autostrade e funzionari delle Infrastrutture. E per questo ha delegato polizia e Guardia di Finanza all' esame di circa 8.000 mail scambiate tra manager e dipendenti del dicastero.
DELRIODELRIO
Si torna dunque alle ore drammatiche dopo il disastro con la nomina del ministro dei componenti della commissione.

Santoro, 50 anni, è un esperto di alto livello: dal 2015 al 1 marzo scorso è stato direttore della «Divisione 3 - Qualità del servizio autostradale» nella Direzione generale per la vigilanza sulle concessionarie autostradali e adesso è direttore della «Divisione 1 - Vigilanza tecnica e operativa della rete autostradale in concessione».

Quando l' Espresso pubblica i dettagli dei due incarichi che gli sono stati affidati da Autostrade, il ministero fa sapere che «tutto è in regola». In realtà a leggere i contratti il dubbio di conflitto di interesse appare fondato. La prima consulenza comincia il 30 ottobre 2009 e ha durata triennale.

ROBERTO FERRAZZA 1ROBERTO FERRAZZA 1
Riguarda la «Direzione e coordinamento lavori, collaudo e manutenzione opere pubbliche» e viene retribuito con 50 mila euro. La seconda, per analoghe mansioni e sempre triennale, viene affidata il 13 gennaio 2010 ma con un compenso di 20 mila euro. Rapporti diretti che evidentemente il ministro Toninelli non ritiene inopportuni come è invece avvenuto per il presidente Roberto Ferrazza, che è stato rimosso mentre l' altro commissario Antonio Brencich presentava le dimissioni. E infatti Santoro è rimasto al suo posto.

Ora la situazione si è ulteriormente aggravata con la notifica degli avvisi di garanzia in vista dell' incidente probatorio che la procura ha chiesto di svolgere al più presto per «preservare le fonti di prova» prima della demolizione del ponte, dunque per la catalogazione dei reperti. E in vista delle verifiche che dovranno stabilire le cause del crollo. I documenti acquisiti dai magistrati dimostrano che alle Infrastrutture, così come ad Autostrade, erano consapevoli dei rischi rappresentati dal viadotto ma non sono intervenuti.
antonio BRENCICHANTONIO BRENCICH

Secondo fonti del ministero, la commissione potrebbe terminare il proprio lavoro entro questo mese. Dunque in una fase caldissima per gli accertamenti della magistratura che vanno dall' esame dei documenti sequestrati all' interrogatorio dei testimoni, passando per le verifiche che riguardano proprio il ruolo degli indagati. Santoro compreso.

Fonte: qui

120 PERSONE AL PRONTO SOCCORSO A BRESCIA, UNA PICCOLA EPIDEMIA CAUSATA PROBABILMENTE DA UN BATTERIO


MA LA FONTE DEL CONTAGIO NON È ANCORA CHIARA. 

E TUTTI I PRIMI MARKER DI SCREENING EFFETTUATI IN PRONTO SOCCORSO, PER CAPIRE APPUNTO SE SI TRATTI DI POLMONITE DA LEGIONELLA, SONO RISULTATI NEGATIVI. 

Wilma Petenzi per il ''Corriere della Sera''

POLMONITEPOLMONITE
Centoventuno persone al pronto soccorso con gli stessi sintomi e la stessa diagnosi: polmonite. Centoventuno pazienti tutti concentrati nella Bassa Bresciana e in alcuni paesi al confine con l' alto Mantovano, sparsi tra i comuni di Calvisano, Carpenedolo, Montichiari, Acquafredda, Desenzano e Gavardo.

A essere preso d' assalto soprattutto l' ospedale di Montichiari: negli ultimi giorni al pronto soccorso la percentuale di consulti per polmonite è passata dall' 1 all' 80 per cento.
Una epidemia. Un picco di contagio inspiegabile, per ora. Una situazione seria che ha fatto finire in corsia già 107 persone. Medici e tecnici stanno cercando di capire se ci sia una correlazione fra tutti questi casi.

Se ci sia una fonte di contagio unica. E se, vista la sintomatologia non tradizionale, si sia in presenza di polmonite comunitaria, presa cioè tra le mura domestiche e causata dal batterio della legionella. Se si tratti di polmonite da legionella non si può ancora dire, quel che è certo è che questo batterio ha contagiato due dei pazienti, da ieri ricoverati in Rianimazione all' ospedale Civile di Brescia, le loro condizioni si sono aggravate e i medici hanno disposto il trasferimento dal reparto infettivi alla terapia intensiva.

POLMONITEPOLMONITE
Ma sono i casi di polmonite a preoccupare, perché la fonte del contagio non è ancora stata individuata. E tutti i primi marker di screening effettuati in pronto soccorso, per capire appunto se si tratti di polmonite da legionella, sono risultati negativi.
Anche l' Istituto superiore di Sanità è coinvolto nel percorso di valutazione del caso attraverso la Regione.

Sorvegliata speciale è la rete idrica, gli acquedotti, ma anche i pozzi, perché in alcuni dei paesi coinvolti i cittadini ricevono l' acqua da pozzi diversi e non da un unico distributore. All' Ats di Brescia stanno affluendo i dati dai vari pronto soccorso degli ospedali, in modo che si disegni tutta la mappa dell' epidemia e si possa capire quali sono le zone più colpite e quelle che possono essere considerate a rischio.

«Il personale di vigilanza del dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria e del laboratorio di sanità pubblica di Ats Brescia - ha voluto precisare l' assessore regionale alla Sanità Giulio Gallera - è impegnato nella verifica della rete idrica dei comuni interessati: i tecnici stanno effettuando campionamenti dalle acque potabili mentre sono in corso in laboratorio analisi specifiche». Gli esiti saranno disponibili solamente nei prossimi giorni, non è possibile avere una riposta immediata.

acqua del rubinettoACQUA DEL RUBINETTO
Ieri pomeriggio è stato convocato un tavolo tecnico fra i sindaci e i gestori delle reti idriche per individuare tutte le fonti di approvvigionamento e conoscere lo stato degli acquedotti. L' Ats ha allertato anche i medici di medicina generale per avere informazioni sui pazienti con sintomatologia respiratoria. E allo stesso tempo è stato inviato ai comuni, che stanno diffondendo anche via social per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini, un decalogo di comportamento.

Ats ha rassicurato sull' uso dell' acqua dell' acquedotto: si può bere e può essere usata per cucinare. Ma qualche attenzione è necessaria per l' uso di docce e rubinetti: meglio sostituire i filtri e pulire il calcare dai soffioni. Così come è opportuno lasciar scorrere l' acqua calda prima di utilizzarla, alternandola con quella fredda e aprendo le finestre, evitare l' uso di vasche idromassaggio, portare l' acqua della caldaia a 70-80 gradi. Non c' è allarme, rassicurano da Ats, ma ai primi sintomi di difficoltà respiratorie è bene recarsi dal medico o in ospedale, soprattutto se si è affetti da patologie croniche che deprimono il sistema immunitario.

Fonte: qui