9 dicembre forconi

sabato 11 novembre 2017

Tassa rifiuti, per anni l'abbiamo pagata quasi doppia per colpa di un errore di calcolo

Anche fino al doppio del dovuto, milioni di famiglie colpite: è di queste ore la notizia che i residenti di comuni tra cui Milano, Genova, Ancona, Napoli, Catanzaro e Cagliari, negli ultimi cinque anni hanno pagato una tassa rifiuti molto più alta di quanto avrebbero dovuto a causa di un errore di calcolo della quota variabile del tributo, che ha fatto lievitare a dismisura la cifra dovuta. Lo scrive oggi Repubblica.
E' stato il sottosegretario all'Economia Per Carlo Baretta a svelarlo nel corso di un question time alla Camera. Tutto è stato originato da un'interrogazione parlamentare del deputato pugliese Giuseppe L'Abbate, (M5S), che a Baretta ha chiesto chiarimenti su una serie di segnalazioni arrivate da varie città. Nella sua richiesta, L'Abbate ha citato come fonte un articolo del Sole24ore che già nel 2014, anno di introduzione della Tari, denunciava inesattezze nel calcolo dell'importo dovuto. La Tari comprende una quota fissa e una variabile. La parte fissa dipende da quanto è grande la casa, quella variabile cresce a seconda del numero dei componenti familiari. 
Dove sta l'errore?
La parte variabile va calcolata una sola volta sull'insieme di casa e pertinenze (ovvero cantine, box locali annessi) tenuto conto del numero dei familiari. La loro esistenza non aumenta la produzione dei rifiuti
I Comuni coinvolti, invece, l'avrebbero applicata tante volte quante sono le pertinenze dell'abitazione, come se l'immondizia aumentasse in presenza di più pertinenze.
Repubblica riporta l'esempio discusso alla Camera: per un appartamento in cui vive una famiglia di 4 persone, con superficie complessiva di 150 mq, di cui 100 di casa, 30 di garage e 20 di cantina, la parte variabile della tariffa relativa ad autorimessa e cantina "va computata solo una volta, considerando l'intera superficie dell'utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze site nello stesso comune". Pertanto l'importo da versare si otterrà sommando: tutte le quote fisse rispettivamente di casa, garage e cantina, a cui si aggiungerà una, e solo una volta, l'importo della quota variabile.
La norma, ha chiarito Baretta, stabilisce che "le cantine, le autorimesse o altri simili luoghi di deposito, si considerano utenze domestiche condotte da un occupante, se persona fisica priva nel comune di utenze abitative. In difetto di tale condizione i medesimi luoghi si considerano utenze non domestiche". In parole povere, sulle pertinenze si applica la Tari come se fossero case, se chi le usa non risiede nel Comune. 
Se è residente, si considerano locali accessori all'appartamento stesso.
Il Movimento Difesa del Cittadino è subito sceso in campo per rivendicare gli esborsi non dovuti e ha lanciato la campagna "SOS Tari" per chiedere il rimborso ai comuni. Per aderire basta inviare una mail alle sedi locali del Movimento, che si occuperà di verificare i pagamenti e inviare la richiesta di rimborso al municipio. Se , invece, si vuole agire per proprio conto, si può impugnare l'avviso di accertamento del tributo, notificato loro dal Comune, presentando ricorso alla Commissione tributaria provinciale, in cui denunciano la cattiva applicazione della normativa. 
Il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso. 
Poiché non sempre è facile capire se la tassa è stata applicata in modo corretto, si può richiedere al Comune l'accesso agli atti amministrativi per consultare il proprio fascicolo e verificare i criteri adottati per il calcolo del tributo. Un'altra strada, sarebbe inoltre impugnare dinanzi al Tar l'intero regolamento comunale relativo alla Tari.
Fonte: qui

Pesaro, stupri di Rimini: condannato a 16 anni il capo branco Butungu

RIMINI – 16 anni a Guerlin Butungu, l’uomo riconosciuto come il capo branco della banda che nella notte tra il 25 ed il 26 agosto avevano stuprato una giovane polacca ed una trans peruviana a Rimini. L’uomo è stato riconosciuto colpevole di diversi capi d’accusa, dallo stupro alla rapina, relativi a quella notte folle in compagnia di due fratelli minorenni di origine marocchina. Tutti e tre erano stati poi arrestati nell’immediato entroterra pesarese. Il giudice è andato oltre la richiesta del pm, che aveva chiesto 14 anni e due mesi o 13 anni e due mesi qualora i delitti fossero considerati in continuità tra loro.

Fonte: qui

Venezuela Officially Declared In Default

Today at 11am, the ISDA Determinations Committee sits down to decide whether an event of default has occurred due to the delayed principal payment on the Petroleos de Venezuela SA, or PDVSA, bond that matured Nov. 2, in the process triggering PDVSA (and perhaps Venezuela) CDS, and officially declaring Venezuela in default.
We won't have to wait that long: moments ago, Wilmington Trust, the Trustee of the 8.5% bonds due 2018, issued by Corpoelec, Venezuela's electricity company, declared that the missed interest payment originally due October 10, and whose 30 day grace period expired on November 9, and for which no pament was sent or received, officially constitutes an event of default.

From Bloomberg:




From the statement:
Wilmington Trust, National Association is communicating the following to you in its capacity as successor trustee (the “Trustee”) to The Bank of New York, as trustee, under the Indenture dated as of April 10, 2008 (the “Indenture”) for the $650,000,000 8.50% Senior Notes due 2018 (the “Notes”) of C.A. La Electricidad de Caracas (the “Issuer”). In a letter to the Trustee and various other parties dated November 30, 2012, National Electricity Corporation, S.A. (CORPOELEC) advised that it is the successor by merger to the Issuer. Capitalized terms used herein but not defined herein shall have the respective meanings set forth in the Indenture.

Please be advised that the Paying Agent with respect to the Notes has advised the Trustee that the payment of interest on the Notes that was due on October 10, 2017 was not received by the Paying Agent. The Issuer’s failure to pay interest on the Notes when due on October 10, 2017 constitutes a Default under the Indenture. The Paying Agent has further notified the Trustee that the interest payment was not received by November 9, 2017.

The Issuer’s failure to pay the overdue interest on the Notes on or before November 9, 2017 constitutes an Event of Default under Section 5.1(ii) of the Indenture. Pursuant to Section 5.1(b) of the Indenture, if an Event of Default shall occur and be continuing and has not been waived, the Holders of at least 25% in principal amount of Outstanding Notes may declare the principal of, and premium, if any, accrued interest and Additional Amounts, if any, on all the Notes to be due and payable by notice in writing to the Issuer and the Trustee specifying the Event of Default and that such notice is a “notice of acceleration”, and the same shall become immediately due and payable.
It is unclear if this formal default declaration makes today's ISDA determinations committee decision moot, however it now looks quite certain that Monday's meeting between creditors and the country's vice president and chief debt negotiatior, who also happens to be a US-sanctioned drug kingpin, will no longer be necessary.
Today's news will not come as a surprise to CDS holders, who had already priced in a 99.99% probability of default in 5 years.


The full statement is below:
Fonte: qui

venerdì 10 novembre 2017

LE VENDETTE TRASVERSALI DEI SAUDITI – DICHIARANO GUERRA OCCULTA ALL’IRAN E DESTABILIZZANO IL LIBANO

FANNO DIMETTERE HARIRI (GOVERNAVA CON GLI HEZBOLLAH CHE GLI AVEVANO AMMAZZATO IL PADRE) E POI LO TENGONO AI DOMICILIARI A RYAD 

FUGA DI CAPITALI DALL’ARABIA SAUDITA

1. LIBANO INGHIOTTITO NELLA LOTTA SECOLARE TRA IRAN E ARABIA
Roberto Bongiorni per ‘Il Sole 24 Ore’

mohammed bin salman al saud con donald trumpMOHAMMED BIN SALMAN AL SAUD CON DONALD TRUMP
Cosa si nasconde dietro le clamorose dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri? 

Perché il presidente del Libano, Michel Aoun, le ha respinte? 

Per quale ragione Riad ha chiesto ai suoi cittadini residenti in Libano di lasciare subito il Paese? 

A 5 mesi dall' embargo contro il Qatar, deciso dall' Arabia Saudita e dalle monarchie del Golfo in chiave anti-iraniana, anche il piccolo Libano, Paese multi-etnico e multi-confessionale che finora era riuscito a non essere risucchiato nella guerra civile siriana, è stato inghiottito nel sempre più teso confronto tra la potenza sunnita, e l' Iran, roccaforte dell' Islam sciita, potenza per la leadership regionale.

SAAD HARIRISAAD HARIRI
Le dimissioni di Hariri, nominato premier di un Governo di unità nazionale (in cui vi erano anche diversi membri del movimento sciita Hezbollah) meno di un anno fa, restano un giallo. I media a libanesi hanno avanzato dubbi fin da sabato. 

Perché è andato in Arabia Saudita ad annunciarle? 

E perché non è stato accompagnato dal suo entourage? Non si capisce poi perchè il discorso in Tv sia stato tenuto in un luogo non identificato a Riad.

Hariri aveva accusato l' Iran di gravi interferenze nella vita politica libanese, che gli avrebbero impedito di portare avanti il suo programma politico, poi ha reso noto di temere per la sua vita, infine ha lanciato una dura minaccia: «Gli artigli iraniani nella regione saranno presto tagliati».

La convivenza tra Hariri ed Hezbollah non è mai stata facile. 

Il suo partito sunnita (Movimento Futuro) ha sempre accusato il movimento sciita e Damasco (alleato dell' Iran) di essere dietro l' attentato che uccise nel 2005 a Beirut suo padre, Rafiq, ex premier libanese. 

Gli Hezbollah accusano ora Riad di aver costretto Hariri alle dimissioni e di tenerlo prigioniero. 

Fonti ufficiali saudite hanno subito smentito, enfatizzando che già lunedì Hariri era in viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Da là, però, è rientrato a Riad. 

Anche membri del suo partito hanno avanzato sospetti che il loro leader sia costretto a restare a Riad contro la sua volontà.

HARIRI PADREHARIRI PADRE
L' annuncio del presidente libanese Aoun di non accettare le dimissioni, almeno fino a che non avrà conferito di persona con Hariri, in Libano, sposa invece la linea degli sciiti di Hezbollah. Non è un dettaglio che il blocco cristiano di Aoun è un alleato politico del Partito di Dio. 

Intanto Kuwait e Bahrein si stanno allineando alla linea adottata dai sauditi, come avvenuto nella crisi con il Qatar. 

Domenica il Bahrein ha chiesto ai suoi cittadini residenti in Libano di partire immediatamente ed «esercitare cautela». Dopo Riad, anche il Kuwait ha fatto lo stesso.

Il casus belli della gravissima escalation tra Riad e Teheran è stato il lancio di un missile balistico dallo Yemen neutralizzato sabato sopra i cieli di Riad. La monarchia saudita ha accusato iraniani ed Hezbollah, alleati dei ribelli yemeniti sciiti Houti (contro cui Riad è in guerra) di aver assemblato e lanciato il missile. 

Il principe ereditario al trono, Mohammed Bin Salman, ha parlato di «aggressione militare diretta da parte del regime iraniano». 

Il ministro saudita per gli affari nel Golfo Persico ha minacciato: «Tratteremo il governo del Libano come un governo che sta dichiarando guerra a causa delle milizie Hezbollah».

il ministro degli esteri zarif il presidente rohani e il capo di gabinetto nahavandianIL MINISTRO DEGLI ESTERI ZARIF IL PRESIDENTE ROHANI E IL CAPO DI GABINETTO NAHAVANDIAN
Non è escluso quindi che, se Hariri non dovesse rientrare in Libano per portare avanti una delicata fase di negoziati, i sauditi valutino sanzioni contro il Libano, che ora identificano con Hezbollah, la longa manus del loro arci-nemico, l' Iran La tensione è così alta che il presidente francese Emmanuel Macron è partito ieri alla volta di Riad per incontrare Bin Salman e parlare «di questioni regionali». 

Parlerà di Hariri, che ha anche la cittadinanza francese. La Francia, peraltro, resta ancora il Paese europeo più legato al Libano.

Già in passato il Paese dei cedri, era stato il teatro di una disastrosa guerra per procura tra gli attori regionali (1975-1990). Dalla guerra contro Israele (estate 2006) Hezbollah è il vero potere forte in Libano. Anche militarmente. Un potere che è andato crescendo negli ultimi anni, e di cui Israele è allarmata. 

I nemici di Israele sono proprio Iran e Hezbollah. 

Nemici anche dell' Arabia Saudita. 

E dell' amministrazione di Donald Trump.
MACRON SALMANMACRON SALMAN

2. PAESI DEL GOLFO, DOPO IL BLITZ FUGA DI CAPITALI VERSO L' ESTERO - IN TRE GIORNI VENDITE PER 18 MILIARDI
Andrea Franceschi per ‘Il Sole 24 Ore’

Il timore di finire nelle maglie della purga anticorruzione che ha portato nei giorni scorsi all' arresto di 11 principi, quattro ministri e decine di importanti uomini d' affari in Arabia Saudita sta spingendo diversi grandi investitori sauditi a liquidare investimenti e spostare capitali all' estero nel timore che possano essere sequestrati dalle autorità. La notizia è stata riportata ieri dalle principali agenzie finanziarie internazionali.

Le fonti anonime citate da Bloomberg hanno spiegato che diversi importanti investitori sauditi stanno liquidando quote importanti del loro portafoglio nei vicini mercati del Golfo allo scopo di farli transitare in Europa o Stati Uniti sotto forma di cash o titoli facilmente liquidabili. 

Altri in Arabia Saudita hanno contattato banche e asset manager per capire come spostare all' estero quote del loro patrimonio. Alcuni gestori e private banker che operano nei vicini Emirati Arabi Uniti hanno raccontato alla Reuters che diversi facoltosi investitori sauditi in questi giorni hanno venduto consistenti pacchetti di azioni alla piazza di Riyah.

principe saudita alwaleedPRINCIPE SAUDITA ALWALEED
L' impatto di queste vendite è stato tuttavia mitigato dall' intervento di alcuni fondi statali che, con i loro acquisti, hanno sostenuto gli indici. Tuttavia fino a ieri nelle Borse del Golfo si sono registrate vendite di azioni per 18 miliardi di dollari, secondo Bloomberg.

Le indiscrezioni sulle fughe di capitali sono indicative dell' elevato grado di incertezza che si respira in questi giorni in Arabia Saudita dopo l' ondata di arresti che ha terremotato l' elite politico finanziaria del Paese. Una mossa che si è accompagnata al congelamento di almeno 1.200 conti bancari riferiti a persone finite nelle indagini. In questo contesto e considerato l' alto grado di imprevedibilità che sta assumendo la maxi-purga non c' è da stupirsi della fuga di capitali per salvare il salvabile.

In uno sforzo per rassicurare gli investitori internazionali le autorità hanno fatto sapere che, ad essere interessati dal provvedimento, sono individui e non società. Ieri Sheikh Saud al-Mojeb, l' alto funzionario governativo che segue le indagini, ha fatto sapere che in base alle indagini condotte nell' ultimo triennio, ci sarebbero state malversazioni legate ad attività di corruzione per «almeno 100 miliardi di dollari» nel corso degli ultimi decenni. Delle circa 208 persone finora arrestate sette sono state rilasciate.
fuga di capitaliFUGA DI CAPITALI

Le indagini intanto procedono spedite e iniziano a interessare anche i vicini Paesi del Golfo. Alcuni banchieri dei vicini Emirati Arabi Uniti hanno raccontato alla Reuters di aver ricevuto richieste dettagliate sulle posizioni di 19 clienti sauditi da parte della locale banca centrale. Una richiesta che, stando a quanto hanno riferito le fonti dell' agenzia, potrebbe preludere al congelamento dei fondi.

impianto petrolifero AramcoIMPIANTO PETROLIFERO ARAMCO
Resta in ogni caso alta l' incertezza nella comunità finanziaria per le conseguenze che potrebbe avere la maxi-purga anti corruzione che ha minato alle radici gli equilibri interni del primo produttore di petrolio al mondo. Equilibri rimasti sostanzialmente immutati da decenni. A interrogarsi su ciò che potrà succedere sono in molti sui mercati. Soprattutto perché il terremoto ai vertici del potere politico del Paese arriva alla vigilia di un appuntamento cruciale: la quotazione di Saudi Aramco. Secondo il principe Mohammed bin Salman il colosso petrolifero di Stato potrebbe valere duemila miliardi di dollari. Una cifra che farebbe del collocamento del 5% del capitale la più grande Ipo di tutti i tempi. C' è tuttavia chi dubita che, alla luce del terremoto politico di questi giorni, i sauditi potranno incassare i 100 miliardi di dollari sperati.
Wall StreetWALL STREET

Intanto sta andando in scena la competizione per la piazza finanziaria che sarà scelta per quotare il gigante petrolifero. Sabato scorso è entrato in campo il presidente americano Donald Trump che in un tweet ha espressamente invitato i sauditi a scegliere Wall Street come piazza finanziaria dove quotarsi, ieri è stata la volta di Londra.

borsa londraBORSA LONDRA

Il governo britannico ha siglato un' intesa con Saudi Aramco per fornire garanzie di credito sull' acquisto di beni e servizi di aziende britanniche per un controvalore di due miliardi di dollari. Anche se il ministro delle finanze britannico ha espressamente negato che tale intesa sia parte degli sforzi del governo di Sua Maestà per convincere la società a eleggere la City per la sua quotazione diversi osservatori hanno dato una lettura opposta all' accordo. Tra le altre piazze finanziarie potenzialmente interessate alla più grande Ipo di tutti i tempi ci sono anche Tokyo ed Hong Kong.

Fonte: qui

LA COMMISSIONE UE SCARICA SUL PROSSIMO GOVERNO LA CORREZIONE DEI CONTI: FARLA IN CAMPAGNA ELETTORALE SAREBBE UN ASSIST A GRILLO

GENTILONI (SE SUCCEDERA’ A SE STESSO) RISCHIA UNA PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MANCATA RIDUZIONE DEL DEBITO 
Marco Bresolin per ‘La Stampa’

Ci sono due mine in arrivo da Bruxelles, pronte per essere posizionate sul tavolo del governo. Ma non di questo, bensì del prossimo. L' esecutivo che uscirà dalle elezioni di primavera rischia infatti di dover affrontare come primo - e urgente - dossier quello dei conti pubblici. Una manovra-bis, in prima battuta. E teoricamente addirittura una procedura di infrazione.

GENTILONI PADOANGENTILONI PADOAN
Un' ipotesi certamente estrema, che legherebbe le mani per i prossimi anni al futuro capo del Tesoro. Scenari ipotetici, ma non impossibili. Al momento - si bisbiglia in Commissione - non è stata presa ancora alcuna decisione. Ufficialmente ogni giudizio è rinviato al 22 novembre, quando l' esecutivo Ue pubblicherà le opinioni sulle leggi di bilancio. Lì sarà molto chiaro ciò che è già filtrato ieri: nella manovra per il 2018 mancano 3,5 miliardi. Da qualche parte, prima o poi, qualcuno dovrà tirarli fuori. Ma non solo, perché c' è pure il rischio concreto di una «deviazione significativa» nel 2017. Il «non rispetto» dei vincoli fissati dal Patto di Stabilità potrebbe, nel caso limite, portare alla procedura.

JUNCKER GENTILONIJUNCKER GENTILONI
Nessuna delle due mine, però, esploderà entro la fine dell' anno. Con una serie di acrobazie, la Commissione è pronta a concedere ulteriore tempo all' Italia. La richiesta di una manovra-bis (come quella fatta all' inizio di quest' anno) in piena campagna elettorale sarebbe controproducente, secondo il governo e secondo Bruxelles. Jean-Claude Juncker teme l' avanzata dei partiti populisti ed è disposto a tendere entrambe le mani verso il governo. Però le cifre parlano chiaro.

I 3,5 miliardi di euro di «buco» corrispondono allo 0,2% del Pil, ossia la quota che mancherebbe all' Italia per rispettare l' accordo informale preso con Bruxelles prima dell' estate. Le parti si erano accordate su una riduzione del deficit strutturale pari allo 0,3% del Pil (anziché lo 0,6% come previsto dai vincoli del Patto), circa 5,25 miliardi. Il problema è che i tecnici della Commissione si sono accorti che la manovra italiana non arriva a quella cifra: lo sforzo strutturale non va oltre lo 0,1%, ossia 1,75 miliardi. Ne mancano 3,5.
juncker gentiloni draghiJUNCKER GENTILONI DRAGHI

Magari Bruxelles non li chiederà tutti fino all' ultimo centesimo e si troverà il modo di abbassare la cifra, anche perché con Roma resta una divergenza nel modo in cui vengono calcolati i parametri. Ma, si dice, «qualcosa andrà fatto». Resta da capire a chi spetterà farlo: la campagna elettorale è certamente il momento peggiore per chiedere a un governo una manovra aggiuntiva. L' ipotesi di un rinvio, dunque, resta la più accreditata.

Anche sull' eventuale procedura d' infrazione, alla fine, si prenderà tempo. Bruxelles dovrà per forza di cose redigere un rapporto sul debito pubblico italiano. Non è detto che lo faccia entro la fine dell' anno, potrebbe attendere: soltanto in primavera i dati Eurostat certificheranno le cifre definitive per il 2017. A oggi, però, le stime dicono che nell' anno in corso l' Italia ha sforato. Il saldo strutturale - tra il 2016 e il 2017 - è peggiorato di 0,4%.

Considerato che l' Italia avrebbe dovuto migliorarlo di 0,6%, lo scostamento è di un punto di Pil: 17,5 miliardi. Da questi, però, va scontata la quota di flessibilità ottenuta per sisma e migranti, circa lo 0,34% del Pil (6 miliardi). Nonostante ciò resta uno scostamento dello 0,66%: 11,5 miliardi. Se confermata in primavera, la cifra potrebbe portare teoricamente all' apertura di una procedura di infrazione. 

Ma sarà, eventualmente, un problema del prossimo governo.

Certo è che la Commissione non potrà rinviare troppo a lungo le proprie decisioni e quindi la questione rischia pesare anche sulla data delle prossime elezioni. L' ipotesi, ormai lontana, di un voto a maggio, renderebbe più difficile anche questa partita.

Fonte: qui

ESPULSI I GENITORI MAROCCHINI DEGLI STUPRATORI DI RIMINI

RESPINTE LE RICHIESTE DI PERMESSO DI SOGGIORNO, PER I GIUDICI NE VA DELL''INTERESSE DELLA SICUREZZA NAZIONALE” 

LA LORO FEDINA PENALE? FURTO, VENDITA DI STUPEFACENTI, PORTO ABUSIVO DI ARMI, EVASIONE, ECC...

CI VUOLE IL CRIMINE PIU' BRUTALE DELL'ESTATE PER ACCORGERSI DI QUESTA FAMIGLIOLA? - VIDEO



Simona Pletto per “Libero quotidiano”

MOHAMMED LOUENNOUNMOHAMMED LOUENNOUN
Devono lasciare l’Italia e ritornare in Marocco. È questa la decisione del Tribunale di Ancona notificata al padre e alla madre dei due ragazzi marocchini di 15 e 17 anni, entrambi nati in Italia, che si sono macchiati di uno dei più crudeli e sadici stupri commessi a Miramare di Rimini la notte del 26 agosto.

I giudici hanno infatti disposto che non venga rinnovato il permesso di soggiorno a Mohammed Louennoun, 50 anni, e alla moglie Sana, 44 anni, genitori di altri due figli di quattro e tredici anni. L' uomo, agli arresti domiciliari fino al prossimo aprile, ha condanne per oltraggio a pubblico ufficiale, furto, falsa attestazione sull' identità propria, guida in stato di ebbrezza, detenzione e vendita di stupefacenti, porto abusivo di armi, evasione e violazione del divieto di rientrare nel territorio italiano.

guerlin butunguGUERLIN BUTUNGU
La moglie invece è stata definita aggressiva, arrogante, pronta a minacciare di abbandonare i figli ai servizi sociali al fine di ottenere benefici. «L' assoluta inidoneità genitoriale della figura paterna - scrivono i giudici - è dimostrata dal fatto che anziché ergersi ad esempio per i figli, con la sua condotta istiga i minori a non integrarsi nella realtà italiana e a non rispettare le regole di convivenza comuni.

Per questo si respinge il ricorso a salvaguardia dell' interesse pubblico alla sicurezza nazionale». Una cosa è certa: la vicenda degli abusi sessuali di cui si sono macchiati i due fratelli ha scosso l' opinione pubblica di tutta Italia, in un tam tam mediatico di fine agosto che si è protratto per diverse settimane, proprio per la ferocia e la brutalità che ha avvolto i loro crimini.

RIMINI STUPRORIMINI STUPRO
I due fratelli di 15 e 17 anni sono l'esatta metà del branco che sulla spiaggia di Rimini ha violentato una ragazza polacca e ha riempito di botte il suo amico. Insieme ai fratelli ci sono un nigeriano di 17 anni e un congolese di 20 richiedente asilo, il capo della gang. Sono sempre loro ad aver poi violentato una transessuale peruviana nel corso di una notte brava che sembrava non finire. Confessano, ammettono.

FRATELLI MAROCCHINI STUPRO RIMINIFRATELLI MAROCCHINI STUPRO RIMINI
Riconoscono le loro gravissime responsabilità. Tre di loro sono regolari, nati in Italia, figli di immigrati arrivati nel nostro Paese. Come del resto anche il padre dei due fratelli che oggi si trovano rinchiusi nel carcere minorile di Bologna: Mohammed Louennoun è entrato in Italia negli anni Novanta e si è stabilito in Veneto. Il primo figlio, oggi in cella, nasce a Montebelluna.

L' uomo è irregolare, ma una sanatoria del 1995 gli offre la chance che cercava. Inciampa però nella legge: denunce e precedenti saltano fuori e gli viene revocato il permesso.
Dovrebbe essere espulso. Ma gioca la carta giusta: lui deve accudire i figli che nel frattempo si moltiplicano a due, tre, quattro. La mamma viene ammonita per stalking, ma non espulsa.

I figli hanno un sacco di guai, problemi a scuola, vengono segnalati alle forze dell' ordine. Giustizia e le istituzioni inseguono pezzi sparsi di questa famiglia come fossero dentro a un labirinto. Perché i provvedimenti di espulsione non sono arrivati a diventare effettivi? La risposta è semplice: per via dei figli minori.

CARABINIERI 2CARABINIERI 2
È spesso questo il limbo in cui si rifugiano gli immigrati irregolari, la zona d' ombra per eccellenza. Ma davanti a tante atroci violenze, i giudici di Ancona non hanno potuto far sconti. Mohammed Louennoun, dopo la bestiale violenza di Rimini, aveva tranquillamente dichiarato ai microfoni della trasmissione Matrix: «Mi dispiace per la ragazza polacca e per la trans, ma i ragazzi sono ancora giovani, cambieranno vita».

Ora è stato deciso che lui e la moglie devono lasciare l' Italia. Allo stato attuale non è dato sapere se i loro ragazzi cambieranno vita. Prima dovranno trascorrere un lungo periodo in carcere. E in ogni caso, se davvero riusciranno a cambiar vita, lo faranno senza il loro pessimo esempio.

Fonte: qui

IL PRESIDENTE CATALANO DEPOSTO, PUIGDEMONT, CREA UN SUO GOVERNO IN ESILIO

POI L’ATTACCO CONTRO L'UNIONE EUROPEA: "HA APPOGGIATO IN MANIERA VERGOGNOSA LE AZIONI REPRESSIVE SPAGNOLE"

(ANSA) - Il Presidente catalano deposto Carles Puigdemont ha annunciato oggi la creazione di una "struttura stabile" per "coordinare le azioni del Governo" dall'esilio di Bruxelles volta a conseguire la "vittoria alle elezioni" del 21 dicembre e la "liberazione dei detenuti politici". La struttura del "Governo legittimo" in Belgio contribuirà anche, ha indicato, a "denunciare la politicizzazione della giustizia spagnola, la sua mancanza di imparzialità e la sua volontà di perseguire le idee".

2 - PUIGDEMONT, VERGOGNOSO APPOGGIO UE A REPRESSIONE
(ANSA) - Il presidente catalano deposto Carles Puigdemont ha denunciato in una lettera aperta pubblicata da Ara la "decadenza democratica dello Stato spagnolo e gli abusi di una Ue che ha appoggiato in maniera vergognosa le azioni repressive spagnole".

CARLES PUIGDEMONT A BRUXELLESCARLES PUIGDEMONT A BRUXELLES
Per Puigdemont, la situazione creata in Catalogna dall'intervento di Madrid, con una parte del Governo in carcere e l'altra in esilio, il parlamento chiuso, "è chiaramente contraria allo stato di diritto e all'ordinamento europeo".

Fonte: qui