9 dicembre forconi: Carles Puigdemont
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lunedì 18 dicembre 2017

IL LUNGO INVERNO DELLA CATALOGNA

CAZZULLO: CON L’ILLUSIONE INDIPENDENTISTA ORMAI TRAMONTATA BARCELLONA HA PERSO TREMILA IMPRESE, TUTTE LE BANCHE, IL 30% DEL TURISMO 

E NEPPURE LE ELEZIONI DI GIOVEDI’ PROSSIMO RISOLVERANNO LA TRAGEDIA. NON VINCERA’ NESSUNO…

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera
CATALOGNACATALOGNA

C' era una volta una terra in cui tutti gli studenti d' Europa volevano venire, con il ristorante migliore al mondo, la squadra di calcio più forte, la vita notturna più allegra. L' illusione indipendentista - ormai tramontata - e la repressione sono riuscite a farla fallire. La Catalogna ha perso tremila imprese, tutte le banche, il 30% del turismo; cresce meno della metà del resto di Spagna; ha avuto famiglie divise, amicizie infrante, amori finiti; e neppure con le elezioni di giovedì prossimo risolverà la tragedia che si è costruita con le sue stesse mani.

Secondo l' ultimo sondaggio, non vincerà nessuno. I separatisti dovrebbero perdere la maggioranza; ma non c' è un' alleanza unionista in grado di governare. Dall' esilio il presidente Carles Puigdemont dice che tornerà «quando meno se l' aspettano». Dal carcere - con accuse da girone dantesco: ribellione, sedizione, malversazione - il vicepresidente Oriol Junqueras ha scritto in un mese più lettere di Silvio Pellico in dieci anni, per incoronare la sua pupilla ancora a piede libero, Marta Rovira, prontamente indagata dal Tribunale supremo di Madrid. Un rebus senza soluzioni.

CATALOGNA GUARDIA CIVILCATALOGNA GUARDIA CIVIL
Dice Javier Cercas, il più importante scrittore civile di Spagna, che per capire la secessione bisogna leggere Curzio Malaparte: Tecnica del colpo di Stato. «Diceva Malaparte che i golpe migliori sono quelli senza violenza: Napoleone, De Gaulle, Primo de Ribera. La casta catalana ha tentato il primo golpe del XXI secolo. Ha approfittato del momento di massima debolezza dell' Europa - la Brexit, la finis regni della Merkel - e del governo di Madrid. Ha puntato sul riconoscimento internazionale, come il Kosovo di vent' anni fa. Per fortuna il golpe è fallito. Sono stati decisivi i socialisti, che hanno appoggiato Rajoy; per questo voterò Psc, partito socialista catalano. La sindaca Colau invece ha avvalorato l' impostura della catalanidad.

SPAGNA CATALOGNASPAGNA CATALOGNA
L' identità collettiva non esiste. Aveva ragione Montaigne: «C' è tanta differenza tra noi e noi stessi che tra noi e gli altri». Il catalanismo si basa sulla rottura con la realtà. Sul sonno della ragione. Su un cumulo di menzogne, destinate a coprire la cleptocrazia che ci governa da quarant' anni. Parlano di patria per continuare a rubare. Hanno annunciato mille feriti. Sa quanti sono finiti davvero in ospedale? Quattro. Secondo Guardiola, la polizia aveva rotto tutte le dita a una bambina: un falso vergognoso. Ma la menzogna più grande è che la Spagna di oggi sia franchista: un oltraggio alle vittime del franchismo, quello vero.

La seconda bugia è che la Catalogna fosse antifranchista. Aveva ragione Vázquez Montalbán: nell' ora più nera della dittatura gli antifranchisti di Barcellona avrebbero potuto prendere tutti lo stesso autobus». Non è finita qui però, ammonisce Cercas: «Viviamo la crisi più grave del dopoguerra. Rischiamo di diventare un' Irlanda del Nord senza le bombe. Gli arresti alimentano il vittimismo, che è il carburante del nazionalismo. Per fare un governo ci vorrebbe un miracolo. Se poi i secessionisti dovessero mai riuscire, un minuto dopo seguirebbero i baschi, e poi i corsi, i fiamminghi, i veneti, i bavaresi Sarebbe la fine dell' Europa».

MANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNAMANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA
Vázquez Montalbán diceva anche che il Barça è «l' esercito disarmato della Catalogna». Qui si racconta che il franchismo finì quando nel 1974 i Blaugrana vinsero 5 a 0 a Madrid; Cruijff euforico chiamò il figlio Jordi come il santo patrono; Franco, grande tifoso del Real, sopravvisse pochi mesi. Real Madrid-Barcellona si gioca sabato prossimo. La Ciutat Esportiva dove i calciatori si allenano pare una clinica svizzera. Personale cortesissimo. I soci sono quasi tutti per l' indipendenza, ma gli atleti sono divisi.


Questo gigante biondo, bello come Achille, che si esercita a calciare in porta da quaranta metri è Gerard Piqué, marito della popstar Shakira, che si è assicurato un avvenire politico schierandosi per il referendum. Invece il piccoletto che sta entrando in campo abbracciato al magazziniere, Andrés Iniesta, eroe nazionale da quando ha segnato il gol del primo e unico Mondiale vinto dalla Spagna, ha invitato tutti al dialogo e alla riconciliazione.
MANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNAMANIFESTAZIONE CONTRO L'INDIPENDENZA DELLA CATALOGNA

Piqué è figlio dell' alta borghesia catalana; Iniesta è manchego, è cresciuto qui ma non dimentica di venire da una delle regioni più povere. Piqué lo fischiano dappertutto; Iniesta lo applaudono. Gli ultras si aspettavano che il club facesse di più per la causa; ma i milioni di andalusi ed estremegni che tifano Barcellona hanno sofferto. Ecco Leo Messi con un berretto grigio. I giornalisti gli fanno domande in catalano, lui risponde in spagnolo: è qui da quasi vent' anni ma nella lingua del posto non dice una parola. Ha appena firmato un contratto da cento milioni l' anno: segno che il Barça fuori dalla Liga spagnola non può e in fondo non vuole stare.

Un altro fuoriclasse, in questo cruciale week end, è di scena al teatro Goya. Il Nobel Mario Vargas Llosa è qui per sostenere Ines Arrimadas, candidata di Ciudadanos, il partito - in testa ai sondaggi - più ostile alla secessione.
L'ALTRA CATALOGNA CONTRO LA SECESSIONEL'ALTRA CATALOGNA CONTRO LA SECESSIONE

«Torna in Perù!» gli grida un passante. Lui risponde: «Io sono peruviano, catalano, spagnolo, europeo. E sono anche liberale e democratico. Sono un cittadino del mondo». Poi parte subito forte citando Popper: «Il catalanismo è come il richiamo della tribù. Un mondo chimerico, inventato. Io ho vissuto qui cinque anni, alla fine della dittatura. Sono stati i migliori della mia vita. Barcellona era la città più aperta del mondo: cosmopolita, meticcia, curiosa. Gli spagnoli venivano qui per sentirsi in Europa.

Giovedì dimostrerete che la Catalogna non è l' incubo anacronistico sognato dai separatisti!». Il pubblico applaude in piedi. Vargas Llosa ora cita Malraux, «che non era solo un grande scrittore ma pure un grande oratore» sorride pensando chiaramente a se stesso, «e una volta disse: viviamo uno strano tempo, in cui la sinistra non è a sinistra, la destra non è a destra, e il centro non è in mezzo.

Non c' è nulla di più reazionario della sinistra nazionalista. La vera Catalogna è progressista e libertaria. La vera Catalogna siete voi!» chiude in un tripudio di bandiere spagnole ed europee. «A Barcellona in questi giorni non si gioca solo il futuro della Spagna, ma dell' intero continente!».

Sciopero Generale in CatalognaSCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA
Dal teatro infiammato dal Nobel si sale al Montjuic, la collina dei Giochi del 1992, a picco sul mare. Qui è sepolto Lluís Companys, l' ultimo presidente ad aver dichiarato l' indipendenza.

Lo stadio olimpico doveva portare il suo nome; poi si rinunciò per non riaprire antiche ferite.
Fuggito in Francia dopo la sconfitta nella guerra civile, catturato dalla Gestapo, consegnato a Franco, fucilato, Companys riposa sotto un laghetto di ninfee, come re Artù. Il luogo non è triste, anche se evoca un esercito di ombre. Qui sono i resti di anarchici fucilati dai comunisti e garrotati da Franco. L' ultimo fu Salvador Puig Antich: in quella stessa mattina del 2 marzo 1974, Joan Miró tracciava dopo anni di prove la riga definitiva sulla tela bianca intitolata «La esperanza del condenado a muerte», custodita nel museo qui a fianco. Papa Paolo VI implorò la grazia; il caudillo non gli venne neanche al telefono.
puigdemontPUIGDEMONT

Non tutti gli eroi catalani sono caduti gloriosamente. Jordi Pujol, padre dell' autonomia, è accusato di aver nascosto 137 milioni di euro ad Andorra e in Svizzera. Sandro Rosell, presidente del Barcellona dei trofei, è in galera per evasione fiscale. Ad Artur Mas, che resta il leader-ombra della destra separatista, Madrid ha sequestrato la casa per farsi risarcire le spese del referendum del 2014.

Ogni angolo svela una contraddizione: quasi tutti i giornali compresa La Vanguardia sono per l' unione alla Spagna, la rete è quasi tutta contro; molti poliziotti portano il nastrino giallo per chiedere la liberazione dei «prigionieri politici» ma obbediscono a Madrid; si espongono i ritratti di Puigdemont, ma alla frontiera si rafforza la vigilanza per impedirgli di rientrare. Barcellona è stata un crocevia del Novecento, qui scrissero le loro pagine migliori Orwell e Koestler, Malraux e Hemingway, Gibson e Bernanos; ora ai turisti si da il menù in catalano, negli ospedali si fa l' esame ai medici, non dite adios ma adeu . Solo il 21% vuole andare avanti con la secessione; gli altri chiedono un dialogo che però Madrid si ostina a negare. È un' indipendenza sentimentale, non politica.
Ma i sentimenti possono anche ingannare.

Fonte: qui

venerdì 10 novembre 2017

IL PRESIDENTE CATALANO DEPOSTO, PUIGDEMONT, CREA UN SUO GOVERNO IN ESILIO

POI L’ATTACCO CONTRO L'UNIONE EUROPEA: "HA APPOGGIATO IN MANIERA VERGOGNOSA LE AZIONI REPRESSIVE SPAGNOLE"

(ANSA) - Il Presidente catalano deposto Carles Puigdemont ha annunciato oggi la creazione di una "struttura stabile" per "coordinare le azioni del Governo" dall'esilio di Bruxelles volta a conseguire la "vittoria alle elezioni" del 21 dicembre e la "liberazione dei detenuti politici". La struttura del "Governo legittimo" in Belgio contribuirà anche, ha indicato, a "denunciare la politicizzazione della giustizia spagnola, la sua mancanza di imparzialità e la sua volontà di perseguire le idee".

2 - PUIGDEMONT, VERGOGNOSO APPOGGIO UE A REPRESSIONE
(ANSA) - Il presidente catalano deposto Carles Puigdemont ha denunciato in una lettera aperta pubblicata da Ara la "decadenza democratica dello Stato spagnolo e gli abusi di una Ue che ha appoggiato in maniera vergognosa le azioni repressive spagnole".

CARLES PUIGDEMONT A BRUXELLESCARLES PUIGDEMONT A BRUXELLES
Per Puigdemont, la situazione creata in Catalogna dall'intervento di Madrid, con una parte del Governo in carcere e l'altra in esilio, il parlamento chiuso, "è chiaramente contraria allo stato di diritto e all'ordinamento europeo".

Fonte: qui

venerdì 3 novembre 2017

IL GOVERNO CATALANO FINISCE IN MANETTE. L’ACCUSA È DI SEDIZIONE, RIBELLIONE E MALVERSAZIONE

CARLES PUIGDEMONT RESTA IN BELGIO E CONTRO DI LUI ARRIVA UN MANDATO D’ARRESTO INTERNAZIONALE: POTREBBE COSTITUIRSI ALLA GIUSTIZIA BELGA, PRIMA CHE COMINCI L’ITER DELLA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE 

MIGLIAIA DI CATALANI PROTESTANO MA L’INDIPENDENZA RIMANE UNA CHIMERA
Francesco Olivo per la stampa.it

Il governo catalano finisce in manette. Lo ha deciso il giudice dell’Audiencia Nacional Carmen Lamela, che, al termine degli interrogatori, ha confermato la richiesta della procura. Carles Puigdemont resta in Belgio e contro di lui arriva un mandato d’arresto internazionale. Il presidente decaduto della Catalogna non si è presentato per gli interrogatori e quindi i magistrati hanno fatto scattare il provvedimento, stessa misura per altri 4 membri del suo governo con lui a Bruxelles. Secondo indiscrezioni, Puigdemont potrebbe costituirsi alla giustizia belga, prima che cominci l’iter della richiesta di estradizione. 

puigdemontPUIGDEMONT
Gli arrestati sono l’ex vicepresidente Oriol Junqueras e gli ex ministri Jordi Turull (Presidenza), Josep Rull (Territorio), Meritxell Borrás (Goberno), Raül Romeva (Esteri), Carles Mundó (Giustizia), Dolors Bassa (Lavoro) e Joaquim Forn (Interno). L’accusa è di sedizione, ribellione e malversazione.  

Per ora si salva soltanto Santi Vila, dimessosi il giorno prima della dichiarazione d’indipendenza in parlamento, per lui è stata decretata la libertà con cauzione.  

La Procura chiede sorveglianza per la presidente Forcadell  
Diverso l’orientamente del Tribunal Supremo. Il pubblico ministero ha chiesto una sorveglianza della polizia per la presidente del Parlament catalano, Carme Forcadell, e per altri cinque membri indagati dalla Corte Suprema per ribellione, fino a quando non saranno interrogati il 9 novembre. La richiesta dopo che il giudice ha accettato di posticipare gli interrogatori al 9 novembre come richiesto dai legali della difesa. 

Migliaia protestano contro gli interrogatori  
Sciopero Generale in CatalognaSCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA
Migliaia di catalani si sono concentrati in tutto il paese davanti ai luoghi di lavoro a mezzogiorno per un minuto di silenzio all’appello delle organizzazioni della società civile indipendentista per protestare contro il «processo politico» avviato contro il Govern. Centinaia di persone si sono riunite davanti al Palazzo della Generalità a Barcellona gridando «Puigdemont è il nostro Presidente», «Llibertat!» e cantando l’inno di Els Segadors. 

Fonte: qui

mercoledì 18 ottobre 2017

Catalogna, duecentomila in piazza contro l'arresto dei due leader indipendentisti

Manifestazioni e fiaccolate a Barcellona, Girona, Lerida e Tarragona. Fermati Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, accusati di sedizione dall'Audiencia Nacional di Madrid. Il governo catalano: "Vergogna democratica, torniano ai tempi dei prigionieri politici". La Corte costituzionale annulla la legge sul referendum.

BARCELLONA - Giornata di proteste in Catalogna per l'arresto dei due più importanti leader indipendentisti, Jordi Sánchez Jordi Cuixart, accusati di sedizione dall'Audiencia Nacional di Madrid. Dalla capitale Barcellona ai paesi dell'entroterra, sono decine di migliaia le persone che da questa mattina manifestano in strada: prima con concentrazioni davanti ai municipi e ai luoghi di lavoro, poi con fiaccolate. Il grido è sempre lo stesso: "Llibertat". Nel solo centro della capitale catalana sarabbero 200mila i manifestanti, secondo la polizia municipale. Altre fiaccolate si stanno svolgendo anche a Girona, Tarragona, Madrid, Valencia e Palma di Maiorca.

Barcellona, candele e slogan per i leader indipendentisti



• LE REAZIONI 
Alle 19 sono state convocate altre manifestazioni nei quattro capoluoghi di provincia della regione: Barcellona, Gerona, Lerida e Tarragona. Tutte davanti alle delegazioni locali del governo spagnolo.
L'arresto dei due "Jordis" - li chiamano così - ha già infiammato gli animi e da ieri notte gli hasthag virali sui social sono diventati #libertatJordis e #HelpCatalonia. Sànchez e Cuixart sono i presidenti dell'Anc e di Òmnium cultural, le due organizzazioni di base del secessionismo con migliaia di militanti in tutta la regione.
Sulla base di una inchiesta della Guardia civile sono accusati di "aver organizzato", e di aver poi anche "fomentato la folla", la manifestazione di fronte alla sede del ministero dell'Economia regionale mentre gli agenti la stavano perquisendo lo scorso 20 settembre. Il risultato fu che migliaia di persone assediarono l'edificio per tutta la notte impendendo agli agenti della Guardia civile e della polizia nazionale di uscire. L'assedio si sbloccò soltanto il giorno dopo con l'intervento dei Mossos.
Ma Sànchez e Cuixart sono accusati anche di aver organizzato e diretto un "mega-piano" per consentire il voto illegale al referendum del primo ottobre scorso. Carmen Lamela, giudice del caso, ha accettato la richiesta della procura ordinando il loro arresto preventivo, senza cauzione, perché a suo giudizio ci sono sia "rischi di fuga" che la possibilità di "reiterazione del delitto" e di "manipolazione o distruzione delle prove".

Catalogna, arrestati due leader indipendentisti: proteste a Barcellona

Per Ada Colau, sindaca di Barcellona, l'arresto dei due leader "è totalmente ingiusto ed è un grave errore che allontana le possibilità di dialogo con Madrid". Mentre per il presidente del governo catalano Puigdemont "la Spagna torna a avere prigionieri politici" come ai tempi della dittatura franchista.



Il portavoce del governo, Jordi Turullu, ha parlato di una 'vergogna democratica':  "Ciò che non aveva osato fare il franchismo - ha detto - lo ha fatto un tribunale del ventunesimo secolo. Due persone innocenti sono state private di libertà da un tribunale incompetente per reati inesistenti". Secondo il portavoce catalano, Madrid avrebbe fatto pressioni alle imprese locali per lasciare la regione. È un danno che si ripercute su tutta l'economia spagnola". Dal primo ottobre, infatti, circa 700 aziende hanno trasferito le sedi sociali fuori dalla Catalogna.



Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha detto di provare vergogna perchè in Spagna non possono succedere certe cose. "Non voglio un Paese che abbia detenuti politici - ha aggiunto Iglesias -, Sànchez e Cuixart hanno organizzato manifestazionI pacifiche, il loro arresto è un atto di enorme irresponsabilità".

Catalogna, il capo dei Mossos rientra in ufficio: i 400 colleghi lo accolgono con un'ovazione

• GLI ULTIMATUM DI MADRID
Ieri era arrivata la risposta del presidente catalano Carles Puigdemont all'ultimatum di Madrid e non aveva soddisfatto il governo centrale. Oggi, di fronte al secondo ultimatum, la Catalogna mantiene la stessa posizione. Il presidente catalano aveva chiesto un margine di "due mesi" per dialogare e negoziare un'uscita politica dal braccio di ferro, dopo che il premier Mariano Rajoy gli aveva chiesto di chiarire la sua posizionesull’indipendenza.




In conferenza stampa la vice premier Soraya Sáenz de Santamaría è stata categorica. Sempre ieri la magistratura spagnola ha continuato le indagini sulle manifestazioni che hanno segnato i giorni del referendum catalano e sulle responsabilità dei Mossos d'esquadra. In attesa che l'accertamento sia completato, il capo della polizia catalana, Josè Lluis Trapero, è stato sottoposto a libertà vigilata.



 ANNULLATA LEGGE SUL REFERENDUM
La Corte costituzionale spagnola ha bocciato in forma definitiva la legge sul referendum del primo ottobre adottata il mese scorso dal parlamento catalano, provvedimento che era stato messo immediatamente in sospeso in forma cautelare. Secondo la sentenza della Corte, il percorso parlamentare della legge è stato caratterizzato da una serie di "rotture del procedimento legislativo molto gravi", che hanno compromesso "la formazione della volontà della Camera, i diritti delle minoranze e i diritti fondamentali dei cittadini a partecipare alle questioni politiche tramite i loro rappresentanti".




La legge catalana, secondo il Tribunale costituzionale "è con tutta evidenza incostituzionale", perchè "contraria a principi essenziali dell'ordinamento: la sovranità nazionale che risiede nel popolo spagnolo e l'unità della Nazione". La permanenza o meno della Catalogna nello Stato, secondo la Corte, non può essere decisa solo dai cittadini catalani, ma da tutti i cittadini spagnoli. "Il contrario comporterebbe la rottura dell'unità della cittadinanza e in termini giuridico-costituzionali, della Nazione di tutti".

Fonte: qui