9 dicembre forconi: Mariano Rajoy
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venerdì 1 giugno 2018

EUROPA A PEZZI: ANCHE IL GOVERNO SPAGNOLO È AL CAPOLINEA

AL VIA IL DIBATTITO SULLA SFIDUCIA A RAJOY, CHE ACCUSA IL SOCIALISTA SANCHEZ: “VUOLE DIVENTARE PREMIER A QUALSIASI COSTO, CON L’APPOGGIO DI CHIUNQUE”

Roberto Pellegrino per il Giornale
mariano rajoy 1MARIANO RAJOY 

Non ha alcuna intenzione di cedere, ma sa che entro le prossime 48 ore, si deciderà il suo futuro di premier, iniziato il 21 dicembre del 2011, quando la crisi economica aveva costretto la Spagna alla sudditanza verso i parametri della Troika.

Lui, il grigio politico formatosi con caparbietà nelle file dei Popolari galiziani, aspettava dal 2004 il suo momento, rimandato per ben due volte, in sette anni dai progressisti di Zapatero.

Non era molto amato da José María Aznar, la grande eminenza della destra iberica, e non era conosciuto dagli spagnoli, ma in quel momento storico, Mariano Rajoy era il meno peggio tra tutti i politici cui affidare il Paese a rischio default.
mariano rajoy 2MARIANO RAJOY 2

A distanza di sette anni, quando tutti davano le colpe ai Socialisti per quei 6 milioni di disoccupati (su un popolazione di 44 milioni) e per non avere protetto la Spagna dalla bufera finanziaria, ora è lui il presidente del Governo arrivato al capolinea, benché tutte le sue ragioni del mondo.

Come il collega socialista che lo ha preceduto, forse non riuscirà a portare a termine due mandati consecutivi. Il 2020 sembra troppo lontano, anche se Rajoy ripete che non vuole lasciare.
pedro sanchez mariano rajoyPEDRO SANCHEZ MARIANO RAJOY

«La mozione di sfiducia dei Socialisti (contro di lui, segretario del PP decimato dagli arresti del caso di corruzione Gürtel, ndr) è cattiva per la Spagna, perché va contro la stabilità del Paese e serve solo a Pedro Sánchez.

PEDRO SANCHEZPEDRO SANCHEZ
Lui vuole diventare premier a qualunque costo, con l' appoggio di chiunque, compresi i partiti separatisti». Lo ripete da giorni, mentre intravede i lunghi coltelli dei Socialisti e il volta spalle degli ex alleati di Ciudadanos che, invece che salvarlo, chiedono a gran voce lo scioglimento delle Camera per andare al voto: per gli spagnoli sarebbe la terza volta in meno di due anni.
ALBERT RIVERAALBERT RIVERA

«Per quanto dipende da me, tutte le legislature durano quattro anni, sciogliere le Camere è una mia esclusiva prerogativa». Così Rajoy risponde, a muso duro, agli arancioni di Albert Rivera, resuscitati dai sondaggi favorevoli e prossimo exploit politico, dopo le regionali in Catalogna, a livello nazionale, ma sicuramente contrari alla mozione di sfiducia che Sánchez sta febbrilmente legittimando tra le forze politiche al Congreso.

irene montero pablo iglesiasIRENE MONTERO PABLO IGLESIAS
Ieri, il Partito Nazionalista basco (PNV) gli ha detto di no. Mariano ripete all' emiciclo che lo vuole decaduto: «State creando l' instabilità che la Spagna», ora che ha ripreso a crescere il Pil «non può permettersi». E ora che lo scoglio dell' approvazione della manovra fiscale per il 2019 è passata, con l' appoggio determinante di Ciudadanos. Venerdì pomeriggio si sapranno le sorti di Rajoy.

Intanto, i nazionalisti catalani sono pronti a stappare lo champagne, se Mariano salta.
E non sanno che, anche con l' eventuale apertura della loro causa a un governo socialista, creerà attorno a loro ulteriori gravi tensioni e dissensi, risvegliando le voglie indipendentiste dei baschi, dei navarri e dei galiziani.

RAJOYRAJOY
E se si andasse alle urne prima del 2020, giungerebbero guai peggiori: i sondaggi danno un trittico finale di pareggio: Il PP, il PSOE e Ciudadanos tutti al venticinque per cento, quindi uno stallo politico in cui la chiave dell' alleanza sarà in mano a Rivera, che, al contrario, questa volta, punterà da solista alla Moncloa. E Podemos? Iglesias non riuscirà a ripetere i successi passati, avrà meno del 15%, un numero inutile per allearsi.

Fonte: qui

RAJOY SFIDUCIATO, IL SOCIALISTA SANCHEZ PER 10 VOTI SU 350 GLI SOFFIA IL POSTO. E PER PRIMA COSA GARANTISCE ‘IL RISPETTO DEGLI IMPEGNI CON L’EUROPA’, CASOMAI AI MERCATI VENISSE IN MENTE UNA BELLA SHITSTORM PURE SU MADRID 

LO SCONFITTO: IL VOSTRO È UN GOVERNO PERICOLOSO, FRANKENSTEIN. 

IN EFFETTI SANCHEZ HA SOLO 85 DEPUTATI, GLI ALTRI LO HANNO VOTATO SOLO PER LO SCANDALO CORRUZIONE DEL PARTIDO POPULAR

SPAGNA: RAJOY SFIDUCIATO, SANCHEZ NUOVO PREMIER

 (ANSA) - Il Congresso dei deputati spagnolo ha sfiduciato il premier conservatore Mariano Rajoy, raggiungendo i 176 voti necessari su 350, secondo il conteggio in diretta della tv pubblica Tve. Il leader socialista Pedro Sanchez diventa automaticamente il nuovo capo del governo di Madrid.

La presidente del Congresso Ana Pastor ha annunciato che la mozione di sfiducia ha ottenuto 180 voti a favore, 169 contrari e 1 astensione. Pastor ha detto che comunicherà a re Felipe VI il risultato del voto e che "il candidato Pedro Sanchez ha ottenuto l'investitura della fiducia della camera".

SPAGNA: SUBITO DOPO VOTO RAJOY STRINGE MANO A SANCHEZ

pedro sanchezPEDRO SANCHEZ
 (ANSA) - Subito dopo l'annuncio del risultato del voto sulla mozione si sfiducia, il premier spagnolo uscente Mariano Rajoy si è avvicinato nell'aula del Congresso al suo successore Pedro Sanchez stringendogli la mano e congratulandosi. Rajoy subito dopo ha lasciato l'aula senza fare dichiarazioni.

SPAGNA: RAJOY SI CONGRATULA CON SANCHEZ

 (ANSA) - Il premier uscente spagnolo Mariano Rajoy in un breve intervento dalla tribuna del Congresso poco prima del voto della sfiducia si è congratulato con il leader socialista Pedro Sanchez, che diventerà il nuovo capo del governo: "da democratico accetterò il risultato del voto". Rajoy ha detto che "è stato un onore essere presidente del governo, e avere lasciato una Spagna migliore".

pedro sanchez pablo iglesiasPEDRO SANCHEZ PABLO IGLESIAS
SPAGNA: SANCHEZ,GARANTISCO RISPETTO IMPEGNI CON EUROPA

(ANSA) - Il leader socialista Pedro Sanchez, che dopo l'imminente voto di sfiducia a Mariano Rajoy diventerà il nuovo capo del governo spagnolo, ha detto davanti al Congresso che il suo esecutivo garantirà il rispetto degli impegni presi con l'Europa e la stabilità.

SPAGNA: LEADER PSOE,GOVERNO SANCHEZ SEGUIRÀ MODELLO ZAPATERO

(ANSA) - Il nuovo governo spagnolo che formerà il leader socialista Pedro Sanchez seguirà "il modello di quello di José Luis Zapatero": lo ha affermato aprendo l'ultima parte del dibattito sulla mozione di sfiducia al premier conservatore Mariano Rajoy la capogruppo socialista Margarita Robles. Robles ha denunciato l'assenza in aula di Rajoy, che ha accusato di "mancare di rispetto" al parlamento.

RIBALTONE A MADRID, FINISCE L’ERA RAJOY OGGI AL VOTO LA MOZIONE SOCIALISTA, IL LEADER SANCHEZ SARÀ PREMIER. LO SCONFITTO: IL VOSTRO È UN GOVERNO PERICOLOSO

Francesco Olivo per la Stampa

stretta di mano rajoy sanchezSTRETTA DI MANO RAJOY SANCHEZ
Mariano Rajoy ha scoperto ieri cosa significa governare in minoranza: le opposizioni si mettono insieme per un solo giorno e cambiano in un attimo il premier. Al congresso dei deputati di Madrid si vota stamattina e l’esito appare scontato: il capo socialista Pedro Sanchez diventerà capo del governo, con il via libera, abbastanza clamoroso, degli indipendentisti catalani, che tornano a fare politica a Madrid. La Spagna si ritrova così all’improvviso con una situazione di instabilità (Sanchez ha solo 85 deputati su 350) che preoccupa, va da sé, i mercati. La mozione di censura contro uno dei leader più longevi d’Europa ha raccolto tutti gli appoggi necessari e Rajoy a mezzogiorno e mezza potrebbe ritrovarsi capo dell’opposizione.

La proverbiale arte di Don Mariano, la resistenza infinita, stavolta sembra non aver pagato. A farlo cadere è stata una sentenza (di primo grado): il Partito popolare è stato finanziato per anni da un’organizzazione corrotta che si aggiudicava appalti a Madrid e Valencia e in cambio versava milioni nelle casse del Pp. Il tesoriere Barcenas si è preso 33 anni di carcere, ma è lo stesso partito a esser stato condannato dai giudici.
pedro sanchez mariano rajoyPEDRO SANCHEZ MARIANO RAJOY

Grazie ai soldi della «trama Gurtel» i dirigenti popolari si sarebbero assegnati uno stipendio parallelo. Insomma, l’affare va al di là delle ruberie nelle gare d’appalto in Comuni di provincia e l’opposizione ne ha approfittato per assediare la Moncloa: «Siamo governati da delinquenti», ha dichiarato il leader di Podemos Pablo Iglesias. L’analisi di Rajoy è stata in pieno stile «Mariano»: zero autocritica e spalle larghe. Ma la parola d’ordine di sempre, «casi isolati», stavolta non è bastata.

La bomba atomica

pedro sanchez al marePEDRO SANCHEZ AL MARE
Pedro Sanchez, il segretario socialista, ha taciuto per un giorno, «aspettavo di sentire le sue scuse al Paese», ha dichiarato ieri, e poi ha sganciato la bomba atomica: mozione di censura. Per riuscirci serviva mettere d’accordo partiti diversissimi tra loro, dagli indipendentisti catalani, gli autonomisti baschi e i post indignados di Podemos, «una coalizione Frankenstein», ha ironizzato Rajoy, che però ieri è diventata una coalizione che ha consentito un inedito ribaltone (pienamente costituzionale).

pedro sanchez al marePEDRO SANCHEZ AL MARE
Il primo tempo del dibattito parlamentare è andato in scena ieri. Rajoy si è presentato con lo stile del deputato navigato di sempre, puntuto, a tratti ironico, finto rilassato («Per me è una seduta molto piacevole»). I colpi di Sanchez non lo hanno demolito nella dialettica, ma hanno convinto i pochi indecisi a dargli la spallata definitiva. Il ruolo più complicato è toccato al Partito nazionalista basco, una formazione moderata, che solo una settimana fa aveva consentito a Rajoy l’approvazione della Finanziaria.
irene montero pablo iglesiasIRENE MONTERO PABLO IGLESIAS

I cinque deputati autonomisti non se la sono sentita di tornare nella patria basca con la medaglia scomoda di salvatori di una destra poco amata (eufemismo) da quelle parti e oggi diranno sì a Sanchez. C’è ancora un modo per fermare il ribaltone iberico: le dimissioni di Rajoy. Ieri l’hanno chiesto tutti, a partire da Sanchez: «Si dimetta e fermiamo la mozione». Il leader di Ciudadanos, la formazione liberale, diventata nazionalista, ha proposto un patto al premier: «Lei convochi subito elezioni e si dimetta, così si eviterebbe di far decidere Puigdemont».
pablo iglesias e irene monteroPABLO IGLESIAS E IRENE MONTERO

Lui non ha ceduto e va alla conta: «Quello del Psoe sarà un governo pericoloso». I suoi dicono che non vede l’ora di fare il capo dell’opposizione a Frankenstein. In pochi, nei corridoi del Congresso, ci credono.

Fonte: qui

sabato 28 ottobre 2017

LA SPAGNA E' NEL CAOS!

IL PREMIER RAJOY ASSUME LA PRESIDENZA DELLA CATALOGNA 

PUBBLICATA SULLA "GAZZETTA UFFICIALE" LA SOSPENSIONE DELL’AUTONOMIA DELLA REGIONE. 

RIMOSSO ANCHE IL CAPO DEI MOSSOS, LA POLIZIA LOCALE DI BARCELLONA



CATALOGNACATALOGNA
Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha assunto direttamente la presidenza della Catalogna e i suoi ministri le altre competenze. La Gazzetta Ufficiale (il Boletin Oficial del Estado) ha infatti pubblicato stamane che il presidente del governo centrale assume le funzioni e le competenze che corrispondono al presidente della Generalitat previste nello statuto di autonomia. Di fatto è l’avvio del «commissariamento» della regione nell’ambito dell’articolo 155 della Costituzione, la cui applicazione è stata approvata venerdì dal Consiglio dei Ministri e ratificata dal Senato, a Madrid.  

Il testo, che segnala la necessità di «garantire il funzionamento dell’amministrazione della Generalitat di Catalogna e dei suoi organismi», aggiunge che la vicepremier spagnola, Soraya Saenz de Santamaria, assume le funzioni e le competenze della vicepresidenza catalana, dopo la destituzione di Oriol Junqueras. Sono stati destituiti anche tutti i consiglieri del Governo, proprio come previsto nel Consiglio dei Ministri straordinario che si era riunito venerdì a Madrid, subito dopo il via libera del Senato.  

Puigdemont RajoyPUIGDEMONT RAJOY
Il comandante dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, Josep Lluis Trapero, è stato rimosso con un ordine del ministero degli Interni spagnolo. La rimozione di Trapero - che ieri non era stata annunciata dal governo spagnolo - è prevista dall’attivazione dell’art. 155 della Costituzione per il commissariamento della Catalogna, pubblicata stamani nella Gazzetta ufficiale, ripresa dai media spagnoli. 

Trapero è accusato di «sedizione» dalla magistratura spagnola per le manifestazioni a Barcellona del 20 e 21 settembre. Insieme a lui sono indagati per lo stesso reato i presidenti delle due principali organizzazioni della società civile indipendentista, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, che sono stati arrestati il 16 ottobre. Trapero, invece, è in libertà vigilata con l’obbligo di non uscire dal territorio spagnolo. 

Fonte: qui

mercoledì 18 ottobre 2017

Catalogna, duecentomila in piazza contro l'arresto dei due leader indipendentisti

Manifestazioni e fiaccolate a Barcellona, Girona, Lerida e Tarragona. Fermati Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, accusati di sedizione dall'Audiencia Nacional di Madrid. Il governo catalano: "Vergogna democratica, torniano ai tempi dei prigionieri politici". La Corte costituzionale annulla la legge sul referendum.

BARCELLONA - Giornata di proteste in Catalogna per l'arresto dei due più importanti leader indipendentisti, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, accusati di sedizione dall'Audiencia Nacional di Madrid. Dalla capitale Barcellona ai paesi dell'entroterra, sono decine di migliaia le persone che da questa mattina manifestano in strada: prima con concentrazioni davanti ai municipi e ai luoghi di lavoro, poi con fiaccolate. Il grido è sempre lo stesso: "Llibertat". Nel solo centro della capitale catalana sarabbero 200mila i manifestanti, secondo la polizia municipale. Altre fiaccolate si stanno svolgendo anche a Girona, Tarragona, Madrid, Valencia e Palma di Maiorca.

Barcellona, candele e slogan per i leader indipendentisti



• LE REAZIONI 
Alle 19 sono state convocate altre manifestazioni nei quattro capoluoghi di provincia della regione: Barcellona, Gerona, Lerida e Tarragona. Tutte davanti alle delegazioni locali del governo spagnolo.
L'arresto dei due "Jordis" - li chiamano così - ha già infiammato gli animi e da ieri notte gli hasthag virali sui social sono diventati #libertatJordis e #HelpCatalonia. Sànchez e Cuixart sono i presidenti dell'Anc e di Òmnium cultural, le due organizzazioni di base del secessionismo con migliaia di militanti in tutta la regione.
Sulla base di una inchiesta della Guardia civile sono accusati di "aver organizzato", e di aver poi anche "fomentato la folla", la manifestazione di fronte alla sede del ministero dell'Economia regionale mentre gli agenti la stavano perquisendo lo scorso 20 settembre. Il risultato fu che migliaia di persone assediarono l'edificio per tutta la notte impendendo agli agenti della Guardia civile e della polizia nazionale di uscire. L'assedio si sbloccò soltanto il giorno dopo con l'intervento dei Mossos.
Ma Sànchez e Cuixart sono accusati anche di aver organizzato e diretto un "mega-piano" per consentire il voto illegale al referendum del primo ottobre scorso. Carmen Lamela, giudice del caso, ha accettato la richiesta della procura ordinando il loro arresto preventivo, senza cauzione, perché a suo giudizio ci sono sia "rischi di fuga" che la possibilità di "reiterazione del delitto" e di "manipolazione o distruzione delle prove".

Catalogna, arrestati due leader indipendentisti: proteste a Barcellona

Per Ada Colau, sindaca di Barcellona, l'arresto dei due leader "è totalmente ingiusto ed è un grave errore che allontana le possibilità di dialogo con Madrid". Mentre per il presidente del governo catalano Puigdemont "la Spagna torna a avere prigionieri politici" come ai tempi della dittatura franchista.



Il portavoce del governo, Jordi Turullu, ha parlato di una 'vergogna democratica':  "Ciò che non aveva osato fare il franchismo - ha detto - lo ha fatto un tribunale del ventunesimo secolo. Due persone innocenti sono state private di libertà da un tribunale incompetente per reati inesistenti". Secondo il portavoce catalano, Madrid avrebbe fatto pressioni alle imprese locali per lasciare la regione. È un danno che si ripercute su tutta l'economia spagnola". Dal primo ottobre, infatti, circa 700 aziende hanno trasferito le sedi sociali fuori dalla Catalogna.



Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha detto di provare vergogna perchè in Spagna non possono succedere certe cose. "Non voglio un Paese che abbia detenuti politici - ha aggiunto Iglesias -, Sànchez e Cuixart hanno organizzato manifestazionI pacifiche, il loro arresto è un atto di enorme irresponsabilità".

Catalogna, il capo dei Mossos rientra in ufficio: i 400 colleghi lo accolgono con un'ovazione

• GLI ULTIMATUM DI MADRID
Ieri era arrivata la risposta del presidente catalano Carles Puigdemont all'ultimatum di Madrid e non aveva soddisfatto il governo centrale. Oggi, di fronte al secondo ultimatum, la Catalogna mantiene la stessa posizione. Il presidente catalano aveva chiesto un margine di "due mesi" per dialogare e negoziare un'uscita politica dal braccio di ferro, dopo che il premier Mariano Rajoy gli aveva chiesto di chiarire la sua posizionesull’indipendenza.




In conferenza stampa la vice premier Soraya Sáenz de Santamaría è stata categorica. Sempre ieri la magistratura spagnola ha continuato le indagini sulle manifestazioni che hanno segnato i giorni del referendum catalano e sulle responsabilità dei Mossos d'esquadra. In attesa che l'accertamento sia completato, il capo della polizia catalana, Josè Lluis Trapero, è stato sottoposto a libertà vigilata.



• ANNULLATA LEGGE SUL REFERENDUM
La Corte costituzionale spagnola ha bocciato in forma definitiva la legge sul referendum del primo ottobre adottata il mese scorso dal parlamento catalano, provvedimento che era stato messo immediatamente in sospeso in forma cautelare. Secondo la sentenza della Corte, il percorso parlamentare della legge è stato caratterizzato da una serie di "rotture del procedimento legislativo molto gravi", che hanno compromesso "la formazione della volontà della Camera, i diritti delle minoranze e i diritti fondamentali dei cittadini a partecipare alle questioni politiche tramite i loro rappresentanti".




La legge catalana, secondo il Tribunale costituzionale "è con tutta evidenza incostituzionale", perchè "contraria a principi essenziali dell'ordinamento: la sovranità nazionale che risiede nel popolo spagnolo e l'unità della Nazione". La permanenza o meno della Catalogna nello Stato, secondo la Corte, non può essere decisa solo dai cittadini catalani, ma da tutti i cittadini spagnoli. "Il contrario comporterebbe la rottura dell'unità della cittadinanza e in termini giuridico-costituzionali, della Nazione di tutti".

Fonte: qui

mercoledì 4 ottobre 2017

CATALOGNA: IL PROSSIMO PASSO DOVREBBE ESSERE LA PROCLAMAZIONE DELL'INDIPENDENZA.

LA PROCLAMAZIONE DELL'INDIPENDENZA È UNA MOSSA CHE SAREBBE UNA DICHIARAZIONE DI GUERRA A MADRID. 

LA LINEA DECISA DALL'ESECUTIVO CATALANO È QUELLA DEL DIALOGO 

CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PERSONE SONO SCESE IN PIAZZA A BARCELLONA E DINTORNI PER PROTESTARE CONTRO LE VIOLENZE DELLA POLIZIA 
Ansa.it

Pompieri in protesta durante lo sciopero generale in CatalognaPOMPIERI IN PROTESTA DURANTE LO SCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA
Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Catalogna per protestare contro le violenze della polizia spagnola domenica contro i seggi del referendum, riferisce la tv pubblica Tv3. Le manifestazioni più importanti si sono svolte a Barcellona. Ma ci sono state concentrazioni in decine di città e comuni catalani. Manifestazioni hanno bloccato il traffico su 24 arterie del paese, fra cui le autostrade Ap7 e C32. Lo sciopero generale ha l'appoggio fra gli altri del governo catalano e dei comunI di Barcellona e Girona.

Intanto il presidente Carles Puigdemont ha convocato una riunione straordinaria del governo per decidere la strategia del 'dopo'. 

In teoria in base alla legge del referendum approvata in agosto dal Parlamento il prossimo passo dovrebbe essere la proclamazione dell'indipendenza. 

Una mossa che sarebbe una dichiarazione di guerra a Madrid. 

Con una risposta ancora più dura, fino alla sospensione dell'autonomia e del governo catalani, o anche l'arresto di Puigdemont.
Sciopero Generale in CatalognaSCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA

Con poche speranze inoltre di ottenere riconoscimenti internazionali. La linea decisa dall'esecutivo catalano è stata quella del dialogo. 

Puigdemont ha detto che è "il momento di una mediazione internazionale" con Madrid e ha chiesto all'Ue di "smettere di guardare dall'altra parte" e di favorirla. L'obiettivo dell'indipendenza rimane, ha confermato in sostanza, ma si può trattare. 
"Oggi non dichiaro l'indipendenza, chiedo una mediazione": "si deve creare un clima di distensione che la favorisca".

Il 'President' ha detto che ci sono già candidati, ha parlato di 'governi regionali'. "Se mi chiamano, anche oggi, sono pronto a una riunione dove vogliono", ha detto il premier basco Inigo Urkullu che ha già tentato negli ultimi giorni di spingere il premier spagnolo Mariano Rajoy e Puigdemont all'avvio di un dialogo.
Sciopero Generale in CatalognaSCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA

Puigdemont ha fatto capire che il passaggio in Parlamento nel quale potrebbe essere dichiarata l'indipendenza non è una questione di ore. Non dovrebbe essere prima di una settimana. Una possibile pausa nella spirale della tensione delle ultime settimane, dopo mesi di muro contro muro.

Puigdemont ha ribadito di non volere una frattura traumatica con la Spagna ma piuttosto una separazione concordata. Se si andrà comunque alla dichiarazione di indipendenza, non è escluso che possa essere condizionata, per esempio alla vittoria del fronte del 'si' a elezioni anticipate, o con una entrata in vigore ritardata, a sei o nove mesi.

Sciopero Generale in CatalognaSCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA
Il tempo, se si può, di negoziare. Anche per Rajoy è stata una giornata di preparazione delle prossime mosse. "Useremo la forza della legge" ha avvertito il ministro della giustizia Rafael Català. 

Il premier ha visto i leader dei due grandi partiti 'unionisti' che lo hanno appoggiato sulla linea dura, il socialista Pedro Sanchez e Albert Rivera di Ciudadanos.

Ottenendo due indicazioni contrastanti: Sanchez ha chiesto un "dialogo immediato", Rivera un pugno di ferro con Puigdemont per impedire la dichiarazione di indipendenza, con anche l'applicazione dell'art.155 che consente di sospendere l'autonomia catalana e di destituire Puigdemont.

Sciopero Generale in CatalognaSCIOPERO GENERALE IN CATALOGNA
Anche la stampa di Madrid preme. El Mundo esorta a "non perdere un minuto contro l'indipendentismo", El Pais parla di "ribellione" e accusa Puigdemont di "arroganza xenofoba". Parole che confermano la frattura fra società catalana e spagnola. In tutta la Catalogna oggi migliaia di persone sono scese in piazza a mezzogiorno davanti ai municipi per denunciare le violenze della polizia spagnola, che hanno fatto 884 feriti.

La sindaca di Barcellona Ada Colau ha denunciato anche aggressioni sessuali da parte degli agenti spagnoli. Puigdemont ha annunciato la formazione di una commissione d'inchiesta, chiesta anche dall'Onu, e denunce penali contro polizia e governo spagnoli. "Andremo, ha promesso, fino in fondo".

3 Ottobre 2017

REFERENDUM CATALOGNA DONNA ANZIANA PORTATA VIAREFERENDUM CATALOGNA DONNA ANZIANA PORTATA VIAREFERENDUM CATALOGNA SCONTRIREFERENDUM CATALOGNA SCONTRI






Fonte: qui

RE FELIPE ROMPE IL SILENZIO E ATTACCA LE AUTORITA’ CATALANE: "DA LORO UNA SLEALTÀ INACCETTABILE. RICHIESTA DI INDIPENDENZA ILLEGITTIMA" 
DURISSIMA LA REAZIONE DELLA SINDACA DI BARCELLONA ADA COLAU:” DISCORSO IRRESPONSABILE E INDEGNO PER UN CAPO DI STATO” 
MIGLIAIA IN STRADA PER LO SCIOPERO GENERALE
Francesco Olivo per la Stampa

re felipeRE FELIPE
C' è ancora tanta gente nelle piazze della Catalogna quando, alle nove di sera, compare in tv il re di Spagna. Dopo un silenzio durato a lungo e che ha fatto discutere, Filippo VI manda il suo messaggio al regno, a quella parte che lo riconosce, ma soprattutto a quel territorio che crede di diventare presto una repubblica.

I toni del monarca sono durissimi e incendiano un fuoco già assai vivo: «Il governo catalano ha violato la costituzione e lo statuto d' autonomia, chiedendo illegalmente l' indipendenza». Il messaggio è chiaro sin dal timbro della voce: non c' è spazio per una trattativa con il processo secessionista in moto.

BARCELLONA SCONTRIBARCELLONA SCONTRI
Chi si aspettava un messaggio se non di apertura, per lo meno con una proposta di dialogo resta deluso. Il monarca, garante dell' unità del Paese, si scaglia ferocemente contro quelli che la mettono in discussione: «Si tratta di una slealtà inammissibile - prosegue con un piglio inedito - la Generalitat rompe la convivenza della società e sta vulnerando i principi democratici. Ma la Catalogna continuerà a far parte della Spagna». 

Parole che sconcertano l' ala più dialogante di Madrid (il Partito socialista) e che a Barcellona si leggono come un via libera per le misure più dure: sospensione dell' autonomia e pure qualcosa di peggio (tintinnare di manette risuona nel palazzo della Generalitat). La sindaca di Barcellona Ada Colau attacca il re: «Discorso irresponsabile e indegno per un Capo di Stato».
BARCELLONA SCONTRIBARCELLONA SCONTRI

Un messaggio ai catalani da parte del re c' è stato, ma soltanto a quelli che «si sentono inquieti per la condotta irresponsabile» del governo di Barcellona, e quindi ai non indipendentisti: «A loro voglio dire: non siete soli». Un appello al dialogo arriva soltanto alla fine del discorso, ma non è diretto a quei milioni di catalani che la Spagna potrebbe aver già perso «almeno da un punto di vista sentimentale», come dice l' ex presidente catalano Artur Mas.

La massa indipendentista non può certo farsi convincere da parole tanto dure. La piazza quasi si accende appena finisce il discorso: «È la prova che siamo già un altro Stato».

Per Rajoy è un assist importante in una giornata che aveva segnato, al contrario, la fine della santa alleanza dei partiti contro il secessionismo. I socialisti sono arrivati, dopo molte timidezze, a condannare la gestione dell' ordine pubblico del giorno del referendum. Lo hanno fatto proponendo una mozione di sfiducia contro la vice di Rajoy, quella Soraya Saenz de Santamaria considerata la mente delle operazioni contro la consultazione illegale.

Vista la situazione, il Partito popolare, che governa senza maggioranza assoluta, aveva messo le mani avanti: se non ci sono tutti i partiti non possiamo sospendere l' autonomia catalana. Ora però c' è un alleato importante per reagire alla proclamazione dell' indipendenza prevista, per i prossimi giorni (forse domenica).

ada colauADA COLAU
Ieri è stata un' altra giornata senza respiro per Barcellona.
Gli indipendentisti hanno un proposito esplicito: mobilitazione permanente per sfruttare l' onda e farsi notare dal mondo.

A questo scopo rispondeva l' appuntamento di ieri, il primo dopo la domenica brutale. Più che uno sciopero, è stata la serrata di quello che vuole essere chiamato come un «Paese». Una protesta generalizzata, con la collaborazione attiva del governo catalano, contro la repressione agli elettori del referendum (anche se sul bilancio ci sono dei dubbi: «La cifra è stata gonfiata» dice «El País» con un' inchiesta). «Fermiamo tutto» si era detto e l' ordine è stato rispettato. Trattori per le vie, blocchi alle autostrade, chiuse le scuole, fermi i mezzi pubblici.

Era difficile ieri anche trovare un bar aperto. Chi non aveva abbassato le serrande veniva a volte criticato, altre costretto a farlo. Le grandi catene che non hanno rispettato lo sciopero sono state sfidate: nel Corte Inglés, i grandi magazzini che più spagnoli non si può, entravano e uscivano senza sosta finti clienti con le «esteladas», le bandiere indipendentiste.

BARCELLONA PROTESTEBARCELLONA PROTESTE
Per strada tantissima gente, manifestazioni spontanee spuntavano da ogni lato. Poi a mezzogiorno tutti davanti alla sede storica dell' università sulla Gran Via, almeno centomila persone. Scene che si ripetono in tutti i centri della Catalogna. Si va avanti così fino a notte fonda. Un' altra giornata trascorsa senza sapere cosa succederà domani.

Fonte: qui