9 dicembre forconi

venerdì 8 settembre 2017

Le elezioni spaventano i mercati: Cds in crescita

CHE COSA SONO I CREDIT DEFAULT SWAP E PERCHÉ LA CRESCITA DEL LORO VALORE (10 EURO IN UN MESE) DEVE PREOCCUPARE
L’avvicinarsi delle elezioni rende l’Italia un Paese più a rischio? Il dubbio è legittimo, soprattutto se si mettono a confronto l’andamento dei Cds sull’Italia con quelli sulla Germania e sulla Francia: il primo deciderà il proprio Cancelliere in ottobre, il secondo lo ha eletto prima dell’estate, da noi le elezioni si terranno nei primi mesi del 2018.

CHE COSA SONO I CDS

I Cds, acronimo di Credit default swap, costituiscono una sorta di polizza assicurativa per coprirsi dal rischio di crack di un Paese, pertanto si prestano anche ad essere usati come strumenti finanziari con i quali speculare sull’aumento di percezione di rischio per il fallimento di un Paese. Quando il rischio di crack di un Paese aumenta, aumenta anche il prezzo dei sui Cds, viceversa quando il mercato ritiene un Paese è affidabile, i Cds vengono venduti (o comunque non comprati) e il loro valore tenderà a scendere. Grazie a questi movimenti è possibile fare profitto speculando sulle mutate prospettive di una nazione.
Il grafico sopra mostra l’andamento dei Cds su Italia, Francia e Germania. Come si vede l’Italia è ritenuta ancora molto a rischio, a un livello molto maggiore rispetto agli altri due Paesi. Ma se ci si concentra sull’andamento della linea blu dell’Italia si vede che, dopo un lungo periodo durante il quale il valore del Cds è sceso, si nota che da luglio il valore ha iniziato a risalire. Il 31 luglio di quest’anno, ad esempio, valeva 112,84 euro mentre il 4 settembre era arrivato a quotare 121,49, quasi 10 euro in più in in poco più di un mese. In termini pratici significa che con 121,49 euro una società di investimento assicura un capitale di circa 10mila euro dalla possibilità che il Paese emittente del titolo che ha in portafoglio possa fallire.

ITALIA “PERICOLOSA”

Il motivo di questo nervosismo? Perché i Cds sull’Italia hanno iniziato a crescere di valore? Da una parte c’è la manovra di bilancio, che dovrà essere sostenibile ma che viene scritta in un periodo pre-elettorale, e quindi a rischio di un aumento della spesa pubblica e, dall’altra, proprio le elezioni che si terranno nei primi mesi del 2018. Quelle elezioni rischiano di non produrre nessun governo stabile a causa di una legge elettorale che non consente, stanti le forze in campo, la creazione di una maggioranza solida, stabile e autosufficiente, soprattutto al Senato. E’ chiaro che, invece, una “grande coalizione” non preoccupa i mercati, anche se questa formula di governo renderebbe molto più ardue proseguire sulla strada delle riforme economiche.

MA L’ECONOMIA CRESCE

Questo, dal punto di vista dei mercati finanziari, rappresenta un rischio e il rischio consiste in un nuovo periodo di instabilità permanente durante il quale il governo non riesce a governare l’economia e a varare quelle riforme che i mercati continuano a ritenere indispensabili. Le elezioni italiane continuano a preoccupare, questo è da sottolineare,  nonostante gli oggettivi miglioramenti dell’economia italiana che, nel 2017, dovrebbe riuscire a crescere dell’1,4%. Meno degli altri Paesi europei, ma comunque un’enormità dati i risultati degli anni precedenti.
I dati si riferiscono al: 1/1/2017-4/9/2017
Fonte: Bloomberg
Fonte: qui

Dietro il board Bce qualcuno scommette sulla paralisi italiana

Oggi Draghi svelerà le carte. E si vedrà se davvero la Bce riuscirà ancora a sostenere l'impalcatura di un sistema che si regge su denaro creato dal nulla. 

LaPresseLaPresse
Ci siamo, oggi Mario Draghi svelerà le carte che ha in mano. E vedremo se sarà stato un bluff oppure se davvero la Bce riuscirà ancora a sostenere l'impalcatura di un sistema che si regge su denaro creato dal nulla, grazie a tassi di interessi ai minimi storici. Le emissioni di Bund tenutesi ieri hanno registrato un rendimento a -0,36%, livelli lunari ma che, stante la nuova realtà in cui viviamo, hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai ministero delle Finanze di Berlino, non poco preoccupato dall'aumento dello yield sulla propria carta seguito alla "vocina" che settimana scorsa anticipava la preoccupazione di sempre più membri del Consiglio direttivo dell'Eurotower per l'apprezzamento eccessivo dell'euro, ritenuto un potenziale freno alla crescita dell'eurozona. 
Già, l'euro forte. Ieri, quando i mercati sembravano ibernati tanta era l'attesa per le parole di Draghi, la moneta unica era ferma sul livello non proprio tranquillizzante di 1,19 sul dollaro, sintomo che in effetti un trend di overshoot è presente ed è tutto da ricondurre all'incertezza riguardo alla politica della Bce, più che alle rinnovate tensioni geopolitiche in atto, pantomima nordcoreana in testa. 
E come vi dicevo due giorni fa, la Germania non si è fatta attendere e ha risposto alla fuga di notizie che vorrebbe l'Eurotower pronta a spingere sul sentiero dell'indeterminatezza totale l'inizio del ritiro del programma di stimolo, il cosiddetto tapering. Ma lo ha fatto con scaltrezza, evitando di mettere in campo soggetti politici ufficiali come il ministero delle Finanze o la Bundesbank: ha lasciato che fosse Deutsche Bank a parlare al riguardo. Forte e chiaro. L'amministratore delegato del colosso del credito, John Cryan, infatti, non si è premurato di dissimulare il suo attacco ed è andato dritto al punto, parlando di fronte a una platea di banchieri riunita proprio a Francoforte: la Bce dia un taglio alle sue politiche espansive. Subito. Ecco le sue parole, musica per le orecchie di Wolfgang Schäuble e Jens Weidmann: "Stiamo vedendo sorgere segnali di bolle in sempre più parti del mercato di capitali, anche dove non ce le saremmo mai aspettate. Tutto questo è responsabilità della politica sui tassi di interessi, la quale è parzialmente responsabile per il calo degli utili delle banche europee. Ho recentemente dato il benvenuto all'annuncio della Federal Reserve e ora da parte della Bce riguardo l'intenzione di dar vita a un graduale ritiro delle politiche di stimolo, le quale stanno per arrivare alla fine". 
Diciamo che quanto reso noto, ancorché in forma anonima ma non smentita dall'Eurotower, la scorsa settimana non parla proprio questa lingua, anzi: il super-euro è la nuova scusa perfetta per andare avanti a monetizzare debito europeo, soprattutto quello corporate che ormai campa di aspettative per un Qe senza fine o quasi. Ma Cryan non ha dubbi: "L'era del denaro a costo zero in Europa dovrebbe arrivare alla fine, questo nonostante un euro forte". Parole di una pesantezza inusitata: non tanto perché contengano chissà quale concetto o minaccia ma perché chiaramente dettata dalla Bundesbank. 
Sorprese in sede di Consiglio quest'oggi? Lo escludo, i mercati andrebbero completamente fuori controllo, non fosse altro per il fatto che sono guidati da algoritmi. Ma Cryan va oltre nella critica a Draghi, di fatto contestandone l'intera impostazione e dipingendo invece la ricetta della Fed come la strada per il paradiso: "Le banche Usa stanno godendo di un vantaggio competitivo grazie al contesto dei tassi di interesse locale. Nella prima metà del 2017, solo l'interesse netto sul reddito delle banche americane è salito dell'8%, mentre in Europa è calato del 2%. Noi come Deutsche Bank abbiamo avuto accesso a 285 miliardi di euro di liquidità alla fine del secondo trimestre, questo perché stiamo ricevendo grandi inflows di cash. Questo denaro, che costituisce attualmente la nostra forza, ci sta però costando penalità sugli interessi". Insomma, i tassi negativi non danno più noia solo alle casse di risparmio tedesche, le Landesbanken, ora cominciano a fare male anche al campione di casa, il quale detta legge dall'alto del suo curriculum di infrazioni e reati di mercato da Guinness dei primati. 
Ma che il giochino affidato a Cryan da Schäuble e Weidmann sia più ampio e basi la sua forza, paradossalmente, sulla più grande debolezza di Deutsche Bank, ovvero il ricatto sul portafoglio derivati, ce lo dimostra plasticamente la risposta che il CeO della banca tedesca ha dato a chi gli chiedeva conto sugli sviluppi a livello di assetto finanziario europeo dopo il Brexit: "C'è una sola città europea che può rispondere a tutte le esigenze degli operatori che lasceranno Londra ed è Francoforte con le sue autorità di supervisione, i suoi studi legali e di consulenza, oltre che il suo aeroporto internazionale. La scelta non è quindi tra Francoforte, Dublino e Parigi ma tra Francoforte, New York e Singapore. Il Brexit potrebbe tramutarsi in un enorme pacchetto di stimolo per l'economia di Francoforte". 
Insomma, una bella agenda germanocentrica alla vigilia della più importante riunione del board Bce di sempre. Oltretutto, presentata pubblicamente e con una protervia senza precedenti dalla prima banca tedesca: la stessa, giova ricordarlo, che con la sua operatività sul nostro debito, nel 2011 diede il via all'operazione di regime change che portò a Palazzo Chigi il governo guidato da Mario Monti. Ovvero, la Troika in loden. Perché dico questo? Perché a capo della Bce c'è un italiano che molti vorrebbero candidato proprio alla guida di un governo di salute pubblica dal 2019, dopo che il voto del prossimo anno si tramuterà in un pantano di ingovernabilità. E, guarda caso, l'altro giorno la banca d'affari Usa più attiva sull'Italia, Citigroup, ha pubblicato un report dedicato proprio alle elezioni del prossimo anno: sapete qual è l'esito più auspicato e auspicabile? "Per il futuro dell'Italia meglio un Parlamento senza maggioranza, che non un governo di grandi ma non così grandi coalizioni o un esecutivo del Movimento 5 Stelle". 
Su questo punto, Citigroup non ha dubbi: è convinta che, con un hung Parliament in stile britannico e un governo ad interim, le riforme possano passare più facilmente e il mercato azionario possa ripartire. Lo riferisce nero su bianco un report sul Paese datato 4 settembre: "Dopo venti anni nella Seconda Repubblica — si legge nelle 72 pagine di analisi realizzate dal team di Mauro Baragiola — l'Italia è in bilico sul ritorno al sistema proporzionale della Prima Repubblica. Mentre gli italiani speravano in una "Liberazione 3.0", pensiamo che — rebus sic stantibus — il Paese potrebbe trarre maggior vantaggio da un parlamento paralizzato che non da governi a maggioranza debole come nel recente passato o dal ritorno ad una legge elettorale che favorisca la nascita di coalizioni di governo". Troppe coincidenze, troppi déjà vu. Vediamo un po' se oggi Mario Draghi dirà qualcosa in più. O nasconderà ancora le carte.
07 SETTEMBRE 2017 MAURO BOTTARELLI
Fonte: qui

 

FIRENZE – DUE STUDENTESSE AMERICANE DENUNCIANO DUE CARABINIERI: “CI HANNO VIOLENTATE”

LE DUE RAGAZZE RACCONTANO DI ESSERE STATE AVVICINATE DAI MILITARI FUORI DA UN LOCALE, POI ACCOMPAGNATE A CASA E STUPRATE 

AL MOMENTO NON CI SONO RISCONTRI SULLA VICENDA

carabinieriCARABINIERI

Due giovani studentesse statunitensi hanno denunciato due carabinieri per averle violentate mentre erano in servizio. Le ragazze si sono presentate giovedì mattina in questura a Firenze, raccontando agli agenti di polizia quanto accaduto la notte di mercoledì nella zona di via Tornabuoni.

Secondo il loro racconto, le due americane, poco più che ventenni, sono state avvicinate dai due carabinieri fuori da un locale e i militari le hanno poi accompagnate a casa con l’auto di servizio.

carabinieriCARABINIERI
Le studentesse, secondo la denuncia depositata in questura, sono state violentate nel loro appartamento nel centro storico, affittato per un soggiorno di studio in una nota università Usa con sede a Firenze. La polizia sta valutando la loro versione e cerca riscontri sulla vicenda, sotto il coordinamento della Procura di Firenze.

Fonte: qui

ZAIA FA MARCIA INDIETRO SUI VACCINI


NESSUNA MORATORIA PER DUE ANNI. 

UN DECRETO DELLA REGIONE AGGIRAVA GLI OBBLIGHI PREVISTI DAL MINISTERO DELLA SALUTE PER I BAMBINI DA 2 A 6 ANNI: NIENTE SCUOLA PER I NO VAX 

ESULTANO LE CASE FARMACEUTICHE!


vacciniVACCINI
Il Veneto ci ripensa e si allinea alla normativa nazionale. La regione guidata da Luca Zaia ha deciso di sospendere il decreto di moratoria di due anni che avrebbe permesso alle famiglie di presentare la documentazione vaccinale per i bimbi da zero a sei anni, entro il 2019, ed evitare così la decadenza dell'iscrizione dagli asili nido e dalle scuole dell'infanzia già a partire da questo anno scolastico. Allo stesso tempo verrà portato in Consiglio di Stato il quesito relativo ai tempi di applicazione per le iscrizioni dei non vaccinati.
vacciniVACCINI

Il decreto predisponeva infatti le "indicazioni regionali in regime transitorio di applicazione della legge Lorenzin" ed era stato firmato dal direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan.

LE REAZIONI
"Apprendiamo con soddisfazione la decisione del Veneto di allinearsi alla normativa nazionale", ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin appena appresa la notizia del cambio di rotta. Il governo era già al lavoro sul ricorso da presentare contro il provvedimento preso lo scorso 4 settembre. "Il buon senso, e la tutela della salute dei bambini, vince", ha scritto su Twitter il capogruppo alla Camera di Alternativa popolare, Maurizio Lupi.
lorenzinLORENZIN

"Come Comune rispetteremo la legge - ha detto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro - e faremo tutto quel che richiede. Quello che chiediamo noi alla Regione è, a una settimana dall'inizio della scuola, di dare comunicazioni chiare alle famiglie".

Luigi BrugnaroLUIGI BRUGNARO
Ieri Matteo Salvini si era schierato al fianco di Zaia. Il segretario della Lega Nord aveva detto che quella sui vaccini è "una battaglia di libertà e di cura fondata sulla cultura e la modernità. C'è una sola Regione che ha l'anagrafe vaccinale certificata, il Veneto, dove è vaccinato il 93 per cento dei bambini. Vaccinarsi - e da questa frase sono nate molte polemiche - deve essere una libera scelta, non un obbligo sovietico".

ZAIAZAIA
A invitare il Veneto al ripensamento, invece, era stato il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta: "Ci siamo impegnati molto sul provvedimento sui vaccini, sulla loro obbligatorietà e sulle coperture. Non sono possibili il 'fai da te', i dubbi e una copertura parziale. Per questo abbiamo fatto un appello al governatore Zaia per un'immediata applicazione della normativa nazionale per non generare confusione e incertezza in una delle Regioni all'avanguardia nella sanità in Italia e in Europa".

Fonte: qui

giovedì 7 settembre 2017

IL CANCRO NASCE A TAVOLA - PIÙ DI UN TERZO DEI TUMORI È LEGATO ALLA CATTIVA ALIMENTAZIONE

TROPPA CARNE, ZUCCHERI E CONSERVANTI. E LA SERA MEGLIO SALTARE LA CENA 
UN ALTRO ERRORE È L’ORARIO CON CUI ASSUMIAMO GLI ZUCCHERI: PRIMA SI ASSUMEVANO A COLAZIONE E A PRANZO, OGGI SI CONSUMANO SOPRATTUTTO NELLA SECONDA PARTE DELLA GIORNATA

Antonio Moschetta, direttore scientifico dell’Istituto oncologico di Bari: “Tocca recuperare gli alimenti tipici della dieta mediterranea. Un altro errore è l’orario con cui assumiamo gli zuccheri: prima si assumevano a colazione e a pranzo, oggi si consumano soprattutto nella seconda parte della giornata”

Valentina Arcovio per "Tutto Scienze-La Stampa" - articolo del 28 settembre 2016 

cinquemila passi al giorno bastanoCINQUEMILA PASSI AL GIORNO BASTANO
«Più di un terzo dei tumori nasce a tavola, ma con la giusta alimentazione possiamo prevenirli e aiutare il nostro corpo a combatterli». Parola di Antonio Moschetta, direttore scientifico dell'Istituto oncologico di Bari, che interverrà domani all'Università di Chieti in uno degli incontri organizzati dall'Airc - l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro - in occasione dell'annuale appuntamento con i «Giorni della Ricerca».

Professore, cosa c'entra l'alimentazione con la nascita di un tumore?
cinque porzioni di frutta o verdura al giornoCINQUE PORZIONI DI FRUTTA O VERDURA AL GIORNO
«Studi di nutrigenomica e nutrigenetica hanno evidenziato che la predisposizione dell'individuo a sviluppare una specifica patologia, come un tumore, non risiede solo nel corredo genetico, ma nell'abilità dei nutrienti assunti di "accendere" o "spegnere" geni specifici. In particolare le mutazioni del Dna responsabili dell'insorgenza di un tumore sono il più delle volte causate da un cancerogeno di origine alimentare che, a contatto con una cellula, ha la possibilità di mutarla.
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Questa cellula mutata può essere riconosciuta dall'organismo, che provvede ad eliminarla attraverso un meccanismo chiamato "morte cellulare programmata" o apoptosi. Abitudini alimentari errate possono compromettere questo meccanismo di difesa e impedire quindi il suicido della cellula malata che, invece, inizia a proliferare».
A questo punto il ruolo dell'alimentazione finisce?
«No. Sappiamo che le cellule tumorali sopravvivono senza ossigeno e sono in grado di produrre energia attraverso il glucosio, che è la loro benzina. Quindi, se riuscissimo a diminuire l'avidità per il glucosio della cellula tumorale, riducendo l'assunzione di zuccheri, e a riaccendere i cosiddetti "polmoni delle cellule", i mitocondri, la cellula potrebbe tornare a utilizzare l'ossigeno e a cambiare così il suo assetto metabolico. In questo modo si riattiverebbe il meccanismo di difesa dell'apoptosi e la cellula malata morirebbe».
le ricette anti cancroLE RICETTE ANTI CANCRO
Quali sono gli errori più comuni a tavola che possono influenzare la crescita di un tumore?
«In 30 anni il nostro stile di vita ci ha portato ad abbandonare gli alimenti tipici della dieta mediterranea, preferendo un tipo di dieta troppo raffinata, come cibi ricchi di zucchero e di conservanti. Un altro errore comune è l'orario con cui assumiamo gli zuccheri: prima si assumevano a colazione e a pranzo, mentre alla sera si cenava poco e ci si coricava presto, rispettando quindi i ritmi circadiani del metabolismo. Oggi gli orari dei pasti sono slittati, favorendo una maggiore assunzione di zuccheri nella seconda parte della giornata».

Che fine fanno questi pericolosi zuccheri?
«L'assunzione di zuccheri alla sera, quando la richiesta di glucosio da parte degli organi è fortemente ridotta, fa sì che i grassi si depositino nel fegato, generando il cosiddetto "fegato grasso", mentre alcuni di essi possono depositarsi nella zona addominale.
L'accumulo di grassi nella regione addominale genera la condizione alterata e patologica dell'adiposopatia, che sembra giocare un ruolo importante nell'istaurarsi dell'iperinsulinemia. Tutto questo fa sì che l'assetto metabolico venga compromesso, creando un ambiente fertile per il tumore».
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Ma si può distruggere la «casa» del tumore con il cibo?
«Per combattere l'infiammazione che caratterizza l'ambiente in cui si trovano le cellule tumorali si può ridurre drasticamente il consumo di proteine animali, cioè di carne, e privilegiare le proteine di origine vegetale, che aiutano a creare un ambiente antinfiammatorio».
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Quali sono gli alimenti anti-cancro per eccellenza?
«Quelli tipici della dieta mediterranea. Frutta e verdura, ad esempio, abbassano l'indice glicemico dall'organismo, riducendo il carburante di cui si nutrono le cellule tumorali: sono consigliati le crucifere (broccoli e rucola), i pomodori, le fragole, le arance. Inoltre, gli alimenti ricchi di antiossidanti - come il tè verde, lo zenzero, la curcuma - sono in grado di "detossificare", aiutandolo a disinnescare potenziali formazioni tumorali.
frutta anti cancroFRUTTA ANTI CANCRO
Oggi si sta lavorando per conoscere i meccanismi attraverso i quali gli alimenti e i composti in essi contenuti sono in grado di cambiarci dal profondo, modificando i nostri geni e rendendoci più forti o più vulnerabili. L'obiettivo è conoscere l'alimentazione giusta ad personam, che come per le terapie farmacologiche individualizzate si dimostrerà una strategia vincente. E' per questo che dobbiamo sostenere la ricerca attraverso la distribuzione dei fondi con merito e controllo della produttività, proprio come fa l'Airc, e i risultati degli ultimi 40 anni lo dimostrano, con l'aumento della cura dei tumori fino al 56% dei casi».

Fonte: qui
anticancroANTICANCRO

antitumoraliAntitumorali

ABBIAMO SCHERZATO: I VITALIZI SONO VIVI PIU’ CHE MAI

AL SENATO IL PD VUOLE SALVARSI L’ANIMA MODIFICANDO IL PROVVEDIMENTO E FARLO TORNARE ALLA CAMERA, COSI’ DA FARLO DECADERE PER LA FINE DELLA LEGISLTURA 

IL RICATTO DEL M5S: NIENTE TAGLIO DELLE PENSIONI AI PARLAMENTARI? NIENTE LEGGE ELETTORALE (PROPRIO QUELLO CHE VUOLE IL "PALLONARO")
Andrea Carugati per la Stampa

PROTESTE CONTRO IL VITALIZIOPROTESTE CONTRO IL VITALIZIO
Nessuno, ai piani alti del Pd in Senato, dirà mai che la legge sui vitalizi non deve essere approvata. L' idea che circola, al netto del fermo no di Ugo Sposetti, è modificarla a palazzo Madama, magari sulla scorta delle obiezioni di autorevoli costituzionalisti. E poi lasciare che si inabissi alla Camera per il game over della legislatura. L' ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali del Senato inizierà a lavorarci il 12 settembre.

ugo sposettiUGO SPOSETTI
Con grande probabilità sarà nominato relatore il presidente della commissione Salvo Torrisi, di Ap, che fu eletto presidente nell' aprile scorso con una santa alleanza di tutte le opposizioni contro il Pd. Una scelta che scatenò una durissima reazione dei dem, e che fu criticata anche da Angelino Alfano, che invitò invano il suo senatore alle dimissioni. Torrisi assicura che dirigerà i lavori «con imparzialità» e non entra nel merito della legge, ma è noto che Ap a luglio alla Camera ha votato contro denunciando «l'incostituzionalità» della norma.

di battistaDI BATTISTA
Dal 12 settembre partiranno le audizioni degli esperti in commissione: costituzionalisti e giuslavoristi cui sarà chiesto se vi siano profili di incostituzionalità nella norma che applica il taglio dei vitalizi retroattivamente agli ex parlamentari. Dubbi che il capogruppo Pd Luigi Zanda vuole spazzare via prima di ogni altra valutazione nel merito. Lo stesso giorno si riunirà la conferenza dei capigruppo del Senato che potrebbe decidere quando calendarizzare il provvedimento per l' Aula.
luigi zanda anna finocchiarioLUIGI ZANDA ANNA FINOCCHIARIO

Il 1 agosto il Pd votò contro la richiesta del M5S di una procedura d' urgenza. Ieri alla Camera i grillini hanno affermato che prima di poter collaborare sulla nuova legge elettorale il Pd deve dare un segnale approvando i vitalizi in Senato. «Se il Pd lo farà - è la sfida pentastellata - per noi sarà il segnale che può riuscire a gestire i franchi tiratori». Ma c' è di più. Durante il tour in Sicilia Alessandro Di Battista ha detto che «se bloccheranno i vitalizi siamo pronti a occupare le commissioni in Senato».
giuseppe tesauroGIUSEPPE TESAURO

Una minaccia che non spaventa i dem. Anche tra i meno ostili alla legge l' idea prevalente è che «occorre comunque fare le modifiche necessarie». «Non approveremo una legge pasticciata e scritta male», spiega un autorevole senatore Pd. «Vogliamo una legge non punitiva per la politica».

valerio onidaVALERIO ONIDA
Tra gli esperti ci sono state finora opinioni diverse: l' ex presidente della Consulta Giuseppe Tesauro è stato molto critico, sostenendo che «una legge non può intervenire in materie di competenza dei regolamenti parlamentari, perché altrimenti verrebbe violata l' indipendenza costituzionale garantita a ciascuna Camera».

Un altro ex presidente come Valerio Onida ha invece spiegato che «nessun diritto acquisito è intoccabile, purché si resti nei limiti della ragionevolezza». «Esamineremo il testo con attenzione», ribadisce Zanda. Consapevole che, se saltasse il principio di retroattività, la legge sarebbe svuotata di significato.

Fonte: qui

GINO STRADA - MICHELE SERRA: “CHIAMANDO SBIRRO MINNITI HA CERTIFICATO LA MORTE DELLA SINISTRA”

OPPURE HA SOLO MOSTRATO IL SUO VOLTO PIU’ SINCERO: QUELLO DI UN IRRIDICIBILE ANTAGONISTA RADICALE

1. L’AMACA
Michele Serra per la Repubblica

GINO STRADAGINO STRADA
Gino Strada che dà dello "sbirro" a Marco Minniti è la certificazione - ce ne fosse ancora bisogno - della morte della sinistra italiana. Scissa in due parti mai più unificabili: una virtuosa ma spocchiosa, l' altra realista ma compromessa. A segnare l' irreparabilità della situazione l' uso della parola "sbirro", che è del gergo malavitoso e curvaiolo, carica di un disprezzo (umano, politico) senza appello.

Non esiste più luogo di dibattito, tanto meno di riconciliazione, tra questi due stati d' animo. Nel Partito comunista convivevano gli stalinisti e i movimentisti alla Ingrao, gli statalisti e gli autonomisti (nella Democrazia cristiana Dossetti e Scelba, nella Chiesa i giovannei e i lefebvriani). Oggi è guerra per bande, odio libero di sprigionarsi, nessun contenitore è in grado di assorbire questi gas tossici.
marco minnitiMARCO MINNITI

Come quelli che conservano in casa certi semi perduti, e certe memorie consumate, mi rendo conto di vivere, e forse di sopravvivere, da ossimoro. Verso da secoli il mio otto per mille a Emergency ma non vorrei Gino Strada come ministro degli Interni (né Minniti a ricucire gli sbudellati di guerra). Sono sicuramente incoerente, ma nel mio cortile, forse solo nel mio cortile, la sinistra esiste ancora.


2. “MINNITI SBIRRO” L' ESTREMISMO (E L' AUTOGOL) DI GINO STRADA
Marco Imarisio per il Corriere della Sera

MARCO MINNITIMARCO MINNITI
Sbirro è un termine dispregiativo che indica i poliziotti. Gino Strada è una persona che fa un lavoro encomiabile. Al netto delle dispute ideologiche, questi due enunciati sono, o sarebbero, difficili da contestare. Due verità. Anche per questo è un vero peccato che il fondatore di Emergency abbia usato quel termine riferendosi alla formazione culturale del ministro dell' Interno Marco Minniti, per altro al termine della presentazione dell' ennesima buona iniziativa della sua associazione.

Non è la sua prima scivolata nell' estremismo verbale, caratteristica che in passato gli ha alienato la simpatia dovuta alla sua attività encomiabile. Questa volta è peggio, non solo perché dietro il ricorso a quell' aggettivo si intravedono tracce di una cultura dell' antagonismo radicale che ha fatto non pochi danni in epoche lontane e si spera irripetibili.

GINO STRADAGINO STRADA
Ognuno nel suo privato può coltivare ed esercitare il pregiudizio su chi la pensa diversamente da lui, sono problemi personali. Gino Strada dovrebbe però sapere, meglio di ogni altro perché anche Emergency è stata spesso al centro di attacchi violenti e ingiustificati, che le parole pesano ancora di più in un' epoca come questa, dove il disprezzo esibito, l' insulto becero da social sembra diventato ormai linguaggio corrente, approdo linguistico di certa politica e certi media.

Tanto più quando si parla di migranti, del loro dramma epocale diventato ormai materiale da curva Sud, da ultras di opposte fazioni. Non sono più solo parole. La forma è diventata sostanza, purtroppo. E bisogna farci attenzione, o almeno dovrebbe chi ricopre un ruolo pubblico, chi ha voce per manifestare il proprio dissenso.

STRADASTRADA
Non è un caso che quello «sbirri» abbia inghiottito e oscurato il resto del discorso di Strada, che comprendeva dure critiche all' operato del ministro dell' Interno. È ormai un effetto collaterale che va messo in conto, quando si scivola nell' estremismo dialettico. Non è certo questione di tutela della reputazione del ministro Minniti, che per altro di questi tempi può contare su legioni di elogiatori e sostenitori. Ma anche quello «sbirri» contribuisce a impedire una discussione decente e civile sulla questione più importante del nostro tempo. E invece ce ne sarebbe un gran bisogno.

Fonte: qui

ABBIAMO VISTO, SAPPIAMO E ADESSO RACCONTIAMO”: IN UN LIBRO TUTTI I SEGRETI DEL M5S

GRILLO ALL'INIZIO: “CASALEGGIO E’ PAZZO” - GIANROBERTO SUI PARLAMENTARI: “LORO SONO LI’ PER NOI, NON DEVONO FARE POLITICA, SONO SOLO UNO STRUMENTO. CHI NON CI STA, FUORI!”

LO SBIANCAMENTO DENTALE PER ANDARE IN TV, LO SBOTTO DI FICO (“SIAMO SOLO VENDITORI DI SLOGAN”) 

LA FIDANZATA DI DI MAIO: "LE ELEZIONI LE ABBIAMO PERSE PER IL LOOK LUGUBRE DI CASALEGGIO CON IL SUO CAPPELLINO" (CASALEGGIO ERA MALATO DI TUMORE, NDR) 

LA RAGGI COSTRUITA IN LABORATORIO - QUANDO BEPPE DICEVA: "A ME ROMA NON INTERESSA"

LE RIVELAZIONI DEI DUE EX CANESTRARI E BIONDO CHE FANNO TREMARE IL MOVIMENTO


Paolo Bracalini per il Giornale

GRILLOGRILLO
«Noi ci siamo stati. Abbiamo visto. Sappiamo. E, adesso, raccontiamo». A dieci anni esatti dal primo Vaffa Day arriva Supernova. Com' è stato ucciso il M5s, scritto dai due ex Nicola Biondo (già capo del' ufficio comunicazione M5S alla Camera) e Marco Canestrari (informatico, fino al 2010 dipendente della Casaleggio Associati). Un racconto, con testimonianze inedite, su come il M5s abbia «tradito uno per uno i suoi principi, trasformandosi in un partito taxi, uno strumento per la carriera personale, nel massimo dell' autoritarismo possibile» per fondare «una nuova leadership che mandi in soffitta i fondatori Grillo e Casaleggio». Un viaggio «nella casta degli anticasta che potrebbe governare l' Italia tra pochi mesi». Ecco alcune chicche dal libro.
LIBRO DI NICOLA BIONDO E MARCO CANESTRARILIBRO DI NICOLA BIONDO E MARCO CANESTRARI

GIANROBERTO È PAZZO All' inizio, Grillo inviava i testi via fax alla Casaleggio e lì venivano corretti e pubblicati. Presto però il guru prende in mano il blog e «diventa l' ideatore di quasi tutte le campagne proposte da Grillo». Di lui il comico dice a Canestrari: «È pazzo! È completamente pazzo!».

«IO SONO COME LICIO GELLI E CUCCIA» La frase di Gianroberto Casaleggio quando, nel 2007, cura la comunicazione dell' Idv di Antonio Di Pietro. «Io sono come un Licio Gelli buono, ma riservato come Cuccia. Se riesco a portare Di Pietro al 10% il Paese cambia».

NICOLA BIONDONICOLA BIONDO
IL BOOM DEL 2013: «E ORA COSA FACCIAMO?» La telefonata di Grillo a Casaleggio la mattina dopo che il M5s prende il 25% alle politiche del 2013. «Pronto, Beppe?». «Gianroberto, sono io. Abbiamo vinto. E adesso cosa facciamo?». Istrionico, ma anche svuotato dopo un tour massacrante, Grillo non aveva la minima intenzione di scendere a Roma, e voleva restare nella sua casa di Sant' Ilario, «a curare l' orto: ho la lattuga che mi scappa da tutte le parti».

I PARLAMENTARI M5S? «NON SONO ALL' ALTEZZA» A preoccupare i due fondatori era il gruppo parlamentare. «Abbiamo un dieci per cento di Scilipoti...» dice Grillo. «Il gruppo parlamentare non è all' altezza. Non potevamo candidare persone molto brave ma già elette negl enti locali. Le elezioni ci hanno colto di sorpresa e le nostre liste sono state riempite alla rinfusa» confida invece Casaleggio a Nicola Biondo.
MARCO CANESTRARIMARCO CANESTRARI

«Loro sono lì per il MoVimento, non devono fare politica, non tocca a loro, sono solo lo strumento di un programma e devono rispettare le regole che hanno sottoscritto. Grazie al MoVimento hanno avuto uno stipendio e un minimo di visibilità, chi non ci sta si accomodi fuori».

FRANCESCANI DA 13MILA EURO AL MESE Inizi di maggio 2014. «Poche sere fa Beppe era a Roma. Eravamo a cena. Incalzato da una serie di racconti di alcuni miei colleghi, ha detto una cosa che mi ha lasciato stupefatta. Con la vita di merda che fate a Roma, tremila euro sono pochi. Se oggi qualcuno mettesse a paragone l' entità delle restituzioni di quel periodo con quelle odierne, capirebbe tutto.

grillo e casaleggioGRILLO E CASALEGGIO
Le rendicontazioni prive di qualsiasi controllo e autoreferenziali sono insieme arma e luogo del delitto del francescanesimo, della lotta ai privilegi, del MoVimento.  Oggi quasi tutti i parlamentari hanno uno stipendio in busta di circa tremila euro ma ne percepiscono tra i settemila e i diecimila al mese per le spese. E si definiscono francescani».

DI MAIO: «QUANDO SARÒ A PALAZZO CHIGI...» «Nel 2015, io e Di Maio decidemmo di andare alla mensa di Piazza San Silvestro e passammo quindi sotto Palazzo Chigi. Luigi puntò l' indice verso il balcone. Quando saremo lì disse sorridendo tu verrai con me, non mi fido di lasciarti a Montecitorio Il ragazzo aveva le idee chiare. Fin da subito».
di maioDI MAIO

LO SBIANCAMENTO DENTALE Racconta Dario Tamburrano, europarlamentare M5s, di professione dentista: «Rocco Casalino (capo comunicazione al Senato, ndr) mi ha portato in studio un sacco di parlamentari. Per tutti sbiancamento dei denti e cura delle carie. Per me va bene, ma quel fare untuoso, questa cura davvero eccessiva della forma. Mi sbaglierò, ma sento una strana aria in giro». Dalla rivoluzione morale allo sbiancamento dentale.

FICO: «SIAMO VENDITORI DI SLOGAN» Il deputato Roberto Fico, sbotta in privato con Nicola Biondo: «Ma dove stiamo andando? Che cosa stiamo diventando? Stiamo diventando venditori di slogan, buffoni da mettere davanti alle telecamere. Non è questo quello che dobbiamo fare...».

ALESSANDRO DI BATTISTAALESSANDRO DI BATTISTA
LA SCALATA DI LUIGINO Il suo mondo si divide «tra chi è sfigato e chi non lo è», parole sue. Sinonimi di sfigato: chi critica, chi non veste in giacca e cravatta, chi nutre dubbi. Racconta un insider grillino: «L' arma vincente della scalata di Di Maio è stata quella di escludere ogni discussione dal gruppo parlamentare. O sei con lui o sei contro, in un brutto alone di omertà, che poco ha a che fare con l' Onestà». Di Maio governa col do ut des. È molto riconoscente con chi gli riferisce pettegolezzi interni al Movimento. «Racconta una storia interna al Rampollo e raggiungerai il paradiso per sempre entrando nelle sue grazie».

roberto-ficoROBERTO-FICO
LADY DI MAIO E IL CAPPELLINO Dopo il flop del M5s alle Europee, in una riunione dei parlamentari Silvia Virgulti, fidanzata di Di Maio, dice: «Le elezioni le abbiamo perse per il look lugubre di Casaleggio con il suo cappellino (Casaleggio era malato di tumore, ndr)». Gelo tra i presenti. Poco dopo un deputato va a complimentarsi con la Virgulti. È Alessandro Di Battista.

LA RAGGI COSTRUITA IN LABORATORIO A Grillo non interessava Roma: «Se la tenessero...» dice di fronte a molti testimoni. Il candidato nel 2016 viene deciso da Casaleggio, con una telefonata alla Raggi: «Abbiamo pensato a te per la candidatura a sindaco di Roma. Te la senti?». Viene deciso che Daniele Frongia sarà il vicesindaco. E così avviene. «È la democrazia diretta. Nel senso che è diretta da Milano».
servizi su casaleggio al tg3SERVIZI SU CASALEGGIO AL TG3

UN CONTROLLO SUI VOTI ON LINE? «COL C...O» Quando viene chiesto a Casaleggio di far verificare le votazioni online del M5s da un ente terzo, la sua risposta è: «Col cazzo che faccio entrare una società estranea nel mio database».





“RENZI? UN CIALTRONE. LETTA? UN COMPRIMARIO VOLUTO DA NAPOLITANO, MA PIU’ INTELLIGENTE DI MATTEO” 
LE MEMORIE SEGRETE DI GIANROBERTO CASALEGGIO NEL LIBRO DEI SUOI EX COLLABORATORI: 'SUPERNOVA, COME E' STATO UCCISO IL MOVIMENTO 5 STELLE' 
L’ODIO PER RODOTA’ E LA STIMA PER RE GIORGIO 
Jacopo Iacoboni per La Stampa
LIBRO DI NICOLA BIONDO E MARCO CANESTRARILIBRO DI NICOLA BIONDO E MARCO CANESTRARI

Chi era Gianroberto Casaleggio, il vero fondatore della più incredibile forza politica italiana degli ultimi anni, il Movimento cinque stelle? Quali erano i suoi giudizi, il suo modo di fare, di sedurre o di colpire? 

Il libro di due suoi ex collaboratori - Nicola Biondo e Marco Canestrari (Supernova, Com’è stato ucciso il Movimento cinque stelle, in uscita domani su www.supernova5stelle.it ) - contiene tanti passaggi di insider, mail dirette, circostanze imbarazzanti per i leaderini sulla nascita del direttorio e l’ascesa del sistema-Di Maio, ma contiene, anche, pezzi del pensiero di Casaleggio che Biondo ha osservato direttamente, e al quale ha voluto bene, come si capisce da queste pagine. In questo è un vero, dolente memoir.
grillo e casaleggioGRILLO E CASALEGGIO

Casaleggio vi appare una personalità sferzante e altalenante, ma anche fragile, vogliosa di piacere; anche al sistema che attaccava. Di Napolitano diceva «è uno con cui si può parlare, è uno dei custodi del sistema ma capisce la situazione disperata». Di Renzi prima disse «un buon comunicatore», poi che era «un cialtrone», e infine - quasi surreale - nel momento di massimo scontro dopo le europee fece scrivere al blog che «ora è titolato a governare».
NAPOLITANONAPOLITANO

Definì Letta «una foglia di fico, un comprimario voluto da Napolitano», ma poi disse «rispetto a Renzi almeno è intelligente». Biondo gli chiese il perché dell’inqualificabile attacco a Rodotà, Casaleggio rispose: «Abbiamo dato un’opportunità a questo signore. Lui l’ha utilizzata come ha creduto. Io non mi faccio scalare, il Movimento non è scalabile. Lo abbiamo miracolato e lui ci ha ripagato in questo modo. Per me la storia è chiusa».
RENZI FONZIE _bigRENZI FONZIE _BIG

Quando Biondo gli disse che il blog sulla Boldrini era stato vergognoso, rispose, gelido: «Nicola, noi dobbiamo imparare a canalizzare il sentiment della Rete e usarlo. Oggi abbiamo sbagliato ma il risultato che ne è venuto fuori ci dice che la Rete è dalla nostra parte. È la Rete che decide la reputazione delle persone. Per il futuro dobbiamo essere in grado di canalizzare questo sentiment senza apparire direttamente, governandolo». È il manifesto, lucidissimo, della cyber propaganda che verrà. 

Fonte: qui

rocco casalino 4ROCCO CASALINO luigi di maio e la fidanzata silvia virgultiLUIGI DI MAIO E LA FIDANZATA SILVIA VIRGULTI